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Language: Greek (Modern)

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01) Πρόλογος: https://www.youtube.com/watch?v=0Ul-o8...;list=PL4013E3B9EAC743CB
02) Το παράπονο του εργάτη: https://www.youtube.com/watch?v=gVrR1LMxHeg
03) Σκαραμαγκάς και Πειραιάς (Λάκης Χαλκιάς): https://www.youtube.com/watch?v=NNPnJer_e2Q
03) Σκαραμαγκάς και Πειραιάς (Σωτηρία Μπέλλου): https://www.youtube.com/watch?v=c-iP5s-v1EU
04) Ανεργία: https://www.youtube.com/watch?v=Wl2uluU19y8
05) Ο κόσμος είναι όμορφος: https://www.youtube.com/watch?v=gwc9T5k75sg
06) Χωρίς υπερωρίες https://www.youtube.com/watch?v=XtnZTUmti50
07) Οικοδόμος χωρίς σπίτι: https://www.youtube.com/watch?v=MI8Smqku7no
08) Σου μιλώ, πατέρα: https://www.youtube.com/watch?v=PaD0BIZmwcM
09) Η συντροφιά (piano & clarino) : https://www.youtube.com/watch?v=7N4jCvyO5Uk
10) Εσείς του κόσμου τα παιδιά: https://www.youtube.com/watch?v=tGvG_kK8Il4
11) Τα κόκκινα λουλούδια: https://www.youtube.com/watch?v=wEUeyltt2Qw
12) Καταγωγή Solo clarino (Τάκης Χαλκιάς): https://www.youtube.com/watch?v=N2NRl2vDccc
13) Εμείς https://www.youtube.com/watch?v=DABpRGzuoM8
14) Επίλογος https://www.youtube.com/watch?v=_Noqj07FDIQ

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Ergátes
Στίχοι: Κώστας Ταχτσής, Γιάννης Μαρκόπουλος, Γιώργος Χρονάς, Μιχάλης Φακίνος
Μουσική: Γιάννης Μαρκόπουλος
Πρώτη εκτέλεση: Λάκης Χαλκιάς
Δίσκο: «Εργάτες», 1976

Testi di Kostas Tachtsis, Yannis Markopoulos, Yorgos Hronas, Mihalis Fakinos
Musica di Yannis Markopoulos
Prima esecuzione di Lakis Halkias
Disco: «Εργάτες/Operai», 1976

 Εργάτες


Ma non riescono una buona volta a decidersi, questi operai?

Oggi il pianto greco è per la disoccupazione: oggi il lavoro fugge chissà dove, e quel poco che rimane se lo fregano - al ribasso - orde di concorrenti arrivati chissà da dove. Senza lavoro, l'uomo è senza dignità; si vergogna davanti ai figli cui non può dare da mangiare né da studiare; mentre la banca - i soliti ebrei - la rata del mutuo la pretende: non ci sono madonne che tengano e, se non paghi, sono capaci di portarti via anche la casa: e con la casa la famiglia, base della società; e se invece stringi i denti e paghi la rata, con i soldi prestati da parenti benestanti ancor più carogne dello Stato, allora lo Stato avvoltoio - agli ordini della plutocrazia tedesca - la tua casa la carica di tasse per risanare il suo bilancio, ma soprattutto per mantenere i privilegi dei politici: di tutti i politici - di centro di destra e di sinistra, che sono tutti uguali, tutti responsabili del disastro e tutti in combutta per farlo pagare a te e salvarsi loro. E ora che fa un pover'uomo, ora che ci sono la crisi e la disoccupazione e il suo governo, invece di pensare a lui, fa gli interessi di altri? Non crederanno certo di cavarsela con la propaganda delle palizzate sui confini: va bene non farli entrare in casa, ma bisogna anche ripulirla, la casa. Buono che c'è l'Alba d'Oro che saprebbe ripulire il paese dagli stranieri: dagli stranieri poveri che, se non riescono a rubarti il lavoro, vengono a rubarti in casa, e dagli stranieri ricchi, che hanno le banche e comandano al tuo governo come a un cameriere. Ma l'Alba d'Oro l'hanno messa in un angolo e i suoi capi in prigione, fregandosene del diritto d'asilo. Erano entrati in parlamento con il voto di tanta gente: ex operai, bottegai, taxisti, ceti medi sull'orlo della povertà, e avevano il diritto all'immunità. Ma dov'è più il diritto. Ah, che bello quando c'era tanto lavoro e poche tasse...
Questa è la lagna che si sente oggi.

Ma quando il lavoro c'era, il pianto greco era contro il lavoro. Il lavoro che ti ammazzava di fatica, il lavoro che dovevi andare a cercare fino in Australia, il lavoro per cui ti ammalavi, ti avvelenavi, ti sciancavi. Il lavoro che disperdeva le famiglie. La paga di fame. Il muso del padrone. Lo sfruttamento bestiale. L'incubo del licenziamento. E quella voglia di rovesciare tutto, e fare come la Russia.
Ecco, è proprio la Russia che vi meritate, incontentabili sfaticati. L'avete visto come è andata: ma vi pare il caso di buttarvi sull'altra sponda?

L'ho messa sul piano dello scherzo amaro: ma il fatto è che, per parlare con la necessaria gravità di queste atroci contraddizioni che pesano sulle classi sfruttate di (e in ogni) regione del mondo, occorrerebbe saper scrivere un trattato delle dimensioni del Capitale... Oggi, 10 febbraio 2014, ci tocca registrare il voto popolar-populista svizzero - e ticinese - che, a un tempo, getta nella stessa costernazione i Bignasca e gli Schwarzenbach rinascenti al di qua della nostra frontiera e gli altissimi manovratori dell'economia e della politica di chi ne sta al di là, i quali avrebbero preferito marchionneggiare indisturbati con il costo del lavoro straniero al ribasso e una contenuta disoccupazione indigena temperata dai sussidi pubblici.

Le contraddizioni, evidentemente, stanno anche a destra, verso la quale sta andando il pendolo popolare: perché il vantaggio elettorale che procurano le sue risposte, giocate nei piccoli spazi e nel breve periodo, sono puro illusionismo e non portano ad alcuna soluzione. I sciuri Salvini, le madame Le Pen e gli svizzerotti potranno scambiarsi tutti i complimenti che vogliono: ma, imitandosi l'un l'altro, non potranno che venire alle mani, prima o poi.

Di contro, come le gestisce la sinistra le sue proprie, di contraddizioni ? Non sta anch'essa trastullandosi in un gioco angusto, che tiene al centro le convenienze elettorali delle sue forme politiche, ma per ciò stesso non ha prospettiva, e soprattutto non ne dà a chi è drammaticamente travolto dalle contraddizioni del sistema?

Μιχάλης (Λάκης) Χαλκιάς. Mihalis (Lakis) Halkias.
Μιχάλης (Λάκης) Χαλκιάς. Mihalis (Lakis) Halkias.
Se diamo un'occhiata alla data di questo disco, 1976, ci rendiamo conto che appartiene a una fase completamente superata, non solo sul piano materiale ma anche su quello psicologico: di poco usciti di scena i colonnelli, si rilanciava non solo la lotta politica nelle dimensioni più aperte che sembravano allora consentite, ma anche i diritti dei lavoratori e le attese congelate da un settennio. Se ne mostravano le condizioni di umiliazione e di offesa, ma era attuale cavalcare l'onda della speranza. La canzone, tornando a indossare i panni del realismo, puntava il dito sui mali sociali e indicava come uscirne. Oggi no. Eppure, forse perché porto occhiali giapponesi, io non riesco a sentire che questo disco di Markopoulos, pur anacronistico, ci sia diventato completamente estraneo, al punto da non avere più niente da dirci.

I testi della prima e dell'ultima canzone, è interessante notarlo, portano la firma di Kostas Tachtsis (Salonicco 1927 - Atene 1988), una delle penne più interessanti della narrativa greca del secondo dopoguerra. Era una persona aperta, anticonformista e, nella morta gora del suo paese tradizionalista, sentita da molti come provocatrice, anche per il sostegno che dava ai diritti degli omosessuali. Al punto che qualcuno, rimasto sconosciuto, pensò bene di strangolarlo nella sua casa di Colono. La sua opera principale, "Il terzo anello" (Το τρίτο στεφάνι), del 1970, circolò in traduzione anche da noi, una ventina di anni fa.

Non sapevo che avesse avuto a che fare con la canzone: è stata questa una piacevole sorpresa, accanto alla scoperta di un disco dimenticato. (gpt)
EΡΓΑΤΕΣ
Κώστας Ταχτσής
Γιάννης Μαρκόπουλος (*)
Γιώργος Χρονάς
Μιχάλης Φακίνος
Μουσική: Γιάννης Μαρκόπουλος
Τραγουδάει: Λάκης Χαλκιάς


Κώστας Ταχτσής (1927-1988)
Κώστας Ταχτσής (1927-1988)


1. Πρόλογος
(Κώστα Ταχτσή)


Ρωτήστε όποιον θέλετε
είναι καλό παιδί
αγαπάει τους ανθρώπους
πήγε σε πολλά σχολειά
και σε ξένους τόπους
ποτέ του δεν λογάριαζε λεφτά
τα ξόδευε με το τσουβάλι

ε ρε κακομοίρα εργατιά
για να είναι αυτός καλό παιδί
φαντάσου τι είναι οι άλλοι

2. Το παράπονο του εργάτη (*)

Ακούστε το παράπονο,
τον πόνο του εργάτη
χιλιάδες χρόνια περπατώ
στο ίδιο μονοπάτι.

Για πυραμίδες δούλεψα
για πύργους και για κάστρα,
τον Παρθενώνα έφτιαξα
που τον ζηλεύουν τ’ άστρα.

Αιώνες τυραννήθηκα
σ’ απέραντα πελάγη
και τη ζωή μου όριζαν
οι άρχοντες κι οι μάγοι.

Μου έταζαν παράδεισο
μετά το θάνατό μου
και σε πηγάδια σκοτεινά
βρήκαν το σκελετό μου.

Αυτά που βλέπετε εδώ,
τις πολυκατοικίες,
συγκοινωνίες γερανούς
και πυργιά και πλατείες.

Εργάτες τα στεριώσανε
με πονεμένα χέρια,
χέρια που δε χαϊδέψανε
ποτέ τους περιστέρια.

Τελείωσαν τα λόγια μου
μα ξέρω τι να κάνω,
όλα θα πάνε μια χαρά
το θάρρος μου δε χάνω.

Δε λησμονώ τους φίλους μου
που πέθαναν για μένα
κι όσους μαζί μου μάχονται
να γίνει ο κόσμος ένα.

3. Σαραμαγκάς και Πειραιάς (*)

Σκαραμαγκάς και Πειραιάς Μοσχάτο Ελευσίνα
γεμάτο εργοστάσια και μια ζωή ρουτίνα.
Στη Σαλαμίνα κάποτε που έκανα εργάτης
εκεί με βρήκε το κακό και τριγυρνώ σακάτης.

Αχ και τι άλλο έχω να σου πω
κι αν με καταλάβεις φίλε
εγώ θα σ’ αγαπώ.

Τα νιάτα χαραμίζονται μες στα μηχανουργεία,
με τα γυμνά καλώδια και με την υγρασία.
Περνούν τα χρόνια χάνονται, δεν βγαίνει σε καλό μας
κι από την καταπίεση σκουριάζει το μυαλό μας.

Αχ και τι άλλο έχω να σου πω
κι αν με καταλάβεις φίλε
εγώ θα σ’ αγαπώ

Και θα `ρθει κάποιο πρωινό που δεν το περιμένεις
που θα σου πούνε σχόλασες
και σπίτι σου πηγαίνεις

Φωνάζω και πικραίνομαι
τη πιο πικρή αλήθεια
πως πάντα μας σερβίρουνε
τα ίδια παραμύθια

Αχ και τι άλλο έχω να σου πω
κι αν με καταλάβεις φίλε
εγώ θα σ’ αγαπώ.

4. Ανεργία (*)

Είναι ένα θεριό
δυνατό και σκληρό
που χτυπά κατευθείαν το στομάχι
το πρωί που ξυπνώ
ψάχνω τρόπο να βρω
ν’ αποφύγω μαζί του τη μάχη.

Όταν οι εργολάβοι
κι όλα τα γραφεία
δε δίνουνε δουλειά
σημαίνει ανεργία.

Σε χτυπά στην κοιλιά
όσο θέλει συχνά
τρομερό για το σπίτι η ανεργία
τα μικρά νηστικά
η κυρά νευρικιά
και γραμμένος στο μπλοκ για απεργία.

Όταν οι εργολάβοι
κι όλα τα γραφεία
δε δίνουνε δουλειά
σημαίνει ανεργία.

Περιμένω ουρά
στην πλατεία Κοτζιά
δέκα μέρες περνώ με αγωνία
μα η ώρα περνά
κι ο θυμός μου ξεσπά
φτάνει πια η μεγάλη αδικία.

Όταν οι εργολάβοι
κι όλα τα γραφεία
δε δίνουνε δουλειά
σημαίνει ανεργία.

5. Ο κόσμος είναι όμορφος (*)

Ο κόσμος είναι όμορφος
μόνο στα όνειρά μου
σαν ταξιδιάρικο πουλί
απλώνω τα φτερά μου

Γυρίζω και μαγεύομαι
τα μάτια μου δακρύζουν
τα κουρασμένα νιάτα μου
απάνω σου αγγίζουν

Ακόμα δε σε χάρηκα
σειρήνες με σηκώνουν
σειρήνες τα χαράματα
σαν πρόκες με καρφώνουν

6. Χωρίς υπερωρίες (*)

Δουλεύω πρεσαδόρος
μιλώ στη μηχανή
χωρίς υπερωρίες
δε βγαίνω στη ζωή

Τη μέρα που κοιμάμαι
τη λένε Κυριακή
χωρίς υπερωρίες
δε βγαίνει το ψωμί

Απόκαμε ο γέρος
σπουδάζει κι η μικρή
με τις υπερωρίες
μου βγαίνει η ψυχή

7. Οικοδόμος δίχως σπίτι (*)

Οικοδόμος δίχως σπίτι
κι άμα λάχει μπετατζής
δώσε βάση σ’ ό,τι λέω
γιατί είμαι μπεσαλής

Γυναίκα λεβεντόκορμη
γυναίκα μου ωραία
εμείς οι δυο, βρε μάτια μου
θα ζήσουμε παρέα

Οικοδόμος δίχως σπίτι
μα σ’ το λέω καθαρά
θέλω ντόμπρες εξηγήσεις
να περάσουμε καλά

Γυναίκα λεβεντόκορμη
γυναίκα μου ωραία
εμείς οι δυο, βρε μάτια μου
θα ζήσουμε παρέα

Οικοδόμος δίχως σπίτι
μα τα μπράτσα δυνατά
ό,τι θέλεις θα το έχεις
δε φοβάμαι τη δουλειά

Γυναίκα λεβεντόκορμη
γυναίκα μου ωραία
εμείς οι δυο, βρε μάτια μου
θα ζήσουμε παρέα

8. Σου μιλώ πατέρα (*)

Αν σου λέω ψέμα, χτύπησέ με
σου μιλώ, πατέρα, άκουσέ με

Σ’ αγαπώ και νιώθω πόσο υποφέρεις
που ’χω το μυαλό μου στα πολιτικά
βρε πατέρα, πρέπει να το ξέρεις
από σένα ζουν τ’ αφεντικά

Αν σου λέω ψέμα, χτύπησέ με
σου μιλώ, πατέρα, άκουσέ με

Βρίζουν τη γενιά μου, βρίζουν κάθε μέρα
η δικιά σου, όμως, έχασε πολλά
ξύπνα επιτέλους, βρε πατέρα
άκουσε το γιο σου μια φορά

Αν σου λέω ψέμα, χτύπησέ με
σου μιλώ, πατέρα, άκουσέ με

9. Η συντροφιά (*)
(Ορχηστρικό)


10. Εσείς του κόσμου τα παιδιά
(Γιώργου Χρονά και Γιάννη Μαρκόπουλου)


Γιώργος Χρονάς (γ. 1948)
Γιώργος Χρονάς (γ. 1948)


Μικρό παιδί απέθανε
κατέβηκε στον Άδη
η μάνα του η εργάτισσα
επνίγηκε στο δάκρυ

Την ώρα που κατέβαινε
βλέπει άλλα δυο παιδάκια
που για το κρύο φόραγαν
κάτι φαρδιά σακάκια

Το ένα ήτανε ξανθό
και τ’ άλλο μαύρο χρώμα
κι όλα μαζί καθίσανε
στ’ αραχνιασμένο χώμα

Εσείς εδώ τι κάνετε
η μέρα πώς περνάει
αν θέλουμε να παίξουμε
πώς θα φανεί του Άδη;

Απάνω η μάνα του βογκά
χτυπιέται με μανία
η μάνα του η εργάτισσα
βρίζει την κοινωνία

Εσείς του κόσμου τα παιδιά
του κόσμου τα φτωχάκια
περνάτε μόνο πλούσια
στου Άδη τα σοκάκια;

11. Τα κόκκινα λουλούδια
(Μιχάλη Φακίνου)


Μιχάλης Φακίνος (γ. 1940)
Μιχάλης Φακίνος (γ. 1940)


Κατέβηκε η Κοκκινιά
η Νέα Ιωνία
το Περιστέρι η Ζοφριά
ο Ταύρος τα Σφαγεία

Και η πλατεία γέμισε
φωνές πανό τραγούδια
ταράμ ταμ ταμ ταράμ ταμ ταμ
και κόκκινα λουλούδια

Κατέβηκαν απ’ τα γιαπιά
κι απ’ τα υφαντουργεία
απ’ τα νταμάρια τα παλιά
κι από τα συνεργεία

Και η πλατεία γέμισε
φωνές πανό τραγούδια
ταράμ ταμ ταμ ταράμ ταμ ταμ
και κόκκινα λουλούδια

12. Καταγωγή
(Σόλο κλαρίνο)


13. Εμείς
(Γιώργου Χρονά και Γιάννη Μαρκόπουλου)


Εμείς είμαστε το αίμα
εμείς είμαστε φωτιά
εμείς είμαστε οι εργάτες
χτίζουμε εμείς τη Λευτεριά

14. Επίλογος
(Κώστα Ταχτσή)


Πλάι στο ακριβό ξενοδοχείο
είναι μια οικοδομή
οι τουρίστες με το πούλμαν
πάνε στο μουσείο για να δούνε τον Ερμή
και δεν βλέπουν το κορμί
του λεβέντη οικοδόμου
που σμιλευμένο από την δουλειά είναι το πιο ωραίο άγαλμα
ολόκληρου του κόσμου

Contributed by Gian Piero Testa - 2014/2/10 - 18:32



Language: Italian

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

La versione italiana integrale di Gian Piero Testa



 Εργάτες
OPERAI
Kostas Tachtsis
Yannis Markopoulos (*)
Yorgos Hronas
Mihalis Fakinos
Musica: Yannis Markopoulos


Kostas Tachtsis (1927-1988)
Kostas Tachtsis (1927-1988)


1. Prologo
(Kostas Tachtsis)


Chiedete a chi volete
è un bravo ragazzo
ama gli esseri umani
è stato in molte scuole
e in paesi stranieri
non contava mai i soldi
li spendeva a sacchi

eh povera classe operaia
per dire che questo è un buon ragazzo
immaginatevi che cosa sono gli altri

2. Il cruccio dell'operaio (*)

Ascoltate il cruccio
la pena dell'operaio
da migliaia di anni percorro
lo stesso sentiero.

Lavorai per le piramidi
per torri e castelli
feci il Partenone
che lo invidiano le stelle.

Per secoli tiranneggiato
su oceani interminabili
e la mia vita la stabilivano
gli arconti e i maghi.

Mi promettevano un paradiso
dopo la mia morte
e in tenebrosi pozzi
trovarono il mio scheletro

Queste cose che qui vedete
i condomini
collegamenti gru
e torrette e piazze

Noi operai le impiantammo
con mani sofferenti,
mani che non accarezzarono
mai e poi mai colombe.

Non ho altro da dire
me so che cosa fare
tutto andrà per il meglio
non perdo il mio coraggio.

Non scordo i miei amici
che morirono per me
e quanti con me combattono
per fare unito il mondo.

3. Skaramangas e Pireo (*)

Skaramangàs e Pireo, Moscato Elefsina 1
tutta una fabbrica e una vita di routine.
Una volta a Salamina che facevo l'operaio
mi colse la disgrazia e ora ciondolo da invalido.

Ahi che altro ho da dirti
e se mi capisci amico
io ti vorrò bene.

Nelle officine meccaniche si spreca la gioventù
con i fili scoperti e con l'umidità.
Passano gli anni a perdere mai che ci vada bene
e per il logorio ci va in ruggine il cervello

Ahi che altro ho da dirti
e se mi capisci amico
io ti vorrò bene.

E poi verrà un mattino quando non te l'aspetti
che ti diranno qui non lavori più
e vai a casa tua

Grido e mi amareggio
la verità più triste,
che sempre ci han rifilato
le stesse favole

Ahi che altro ho da dirti
e se mi capisci amico
io ti vorrò bene.

4. Disoccupazione (*)

E' una belva
dura e forte
che picchia dritto allo stomaco
la mattina quando mi sveglio
cerco un modo per evitare
di battermi con lei.

Quando gli imprenditori
e tutti gli uffici
non danno lavoro
vuol dire disoccupazione.

Ti colpisce alla pancia
spesso e quando vuole
terribile la disoccupazione per la casa
i bambini a digiuno
la moglie con i nervi
e tu segnato in lista come scioperato.

Quando gli imprenditori
e tutti gli uffici
non danno lavoro
vuol dire disoccupazione.

Aspetto in fila
in piazza Kotziàs
passo dieci giorni d'ansia
ma il tempo passa
e la rabbia mi esplode
basta con questa grande ingiustizia.

Quando gli imprenditori
e tutti gli uffici
non danno lavoro
vuol dire disoccupazione.

5. Il mondo è bello (*)

Il mondo è bello
solo nei miei sogni
come un uccello di passo
apro le mie ali

Ritorno ed è un incanto
piangono i miei occhi
la mia giovinezza stanca
si abbandona su di te

Ancora non abbiamo goduto
che sirene mi fanno alzare
sirene ad ogni alba
mi bucano come chiodi

6. Senza straordinari (*)

Lavoro alla pressa
parlo con la macchina
senza straordinari
non la tiro avanti

Il giorno in cui dormo
lo chiamano Domenica
senza straordinari
non salta fuori il pane

Il vecchio non ha più forze
la piccola studia ancora
con gli straordinari
l'anima mi esce fuori

7. Muratore senza tetto (*)

Muratore senza tetto
e se capita alla betoniera
fa' attenzione a quanto dico
ché sono un tipo che riflette

Donna mia gagliarda
donna mia bella
noi due, sì, tesoro
vivremo in compagnia

Muratore senza tetto
ma te lo dico chiaro
voglio spiegazioni chiare
per stare bene insieme

Donna mia gagliarda
donna mia bella
noi due, sì, tesoro
vivremo in compagnia

Muratore senza tetto
ma con le braccia forti
quel che vuoi certo l'avrai
il lavoro non mi spaventa

Donna mia gagliarda
donna mia bella
noi due, sì, tesoro
vivremo in compagnia

8. Ti sto parlando padre (*)

Se ti dico bugie picchiami
ti sto parlando, padre, ascoltami

Ti voglio bene e lo sento quanto soffri
perché ho rivolto il mio cervello alla politica
eh sì, padre, bisogna che tu lo sappia
di te vivono i padroni

Se ti dico bugie picchiami
ti sto parlando, padre, ascoltami

Ogni giorno insultano la mia generazione
ma la tua ha perso tante cose
svegliati insomma, padre
ascolta tuo figlio per una volta

Se ti dico bugie picchiami
ti sto parlando, padre, ascoltami

9. Essere compagni (*)
(Strumentale)


10. Voi bambini del mondo
(Yorgos Hronas e Yannis Markopoulos)


Yorgos Hronas (n. 1948)
Yorgos Hronas (n. 1948)


Morì un bambinello
e scese giù nell'Ade
la mamma sua operaia
affogò nel pianto

E mentre discendeva
vide altri due bambini
che indossavano per il gelo
certe giacchette grosse

Uno era biondo
e l'altro di color nero
e stavano stretti stretti
sul terreno ragnato

Voi che fate qui
come si passa il tempo
se vogliamo giocare
Ade come la prenderà?

Lassù la sua mamma geme
si percuote come pazza
la sua mamma l'operaia
impreca alla società

Voi bambini del mondo
i poveretti del mondo
ve la passate riccamente
solo nei vicoli dell'Ade?

11. I fiori rossi
(Mihalis Fakinos)


Mihalis Fakinos (n. 1940)
Mihalis Fakinos (n. 1940)


E' scesa Kokkinià
Nuova Ionia
Peristeri Zofrià
Tavros e i Macelli 2

La piazza si è riempita
voci striscioni canti
taràm tam tam taràm tam tam
e fiori rossi

Sono scesi dai cantieri
e dalle tessiture
dalle vecchie cave
e dalle fabbriche

La piazza si è riempita
voci striscioni canti
taràm tam tam taràm tam tam
e fiori rossi

12. Provenienza (*)
(Strumentale - Clarino e piano)


13. Noi
(Yorgos Hronas e Yannis Markopoulos)


Noi siamo il sangue
noi siamo il fuoco
noi siamo gli operai
costruiamo noi la Libertà

14. Epilogo
(Kostas Tachtsis)


Vicino all'albergo caro
c'è un cantiere edile
i turisti con il pullman
vanno al museo
per vedere l'Ermes

e non si accorgono del corpo
del gagliado muratore
scolpita dal lavoro
è la più bella statua
di tutto il mondo
NOTE alla traduzione

[1] Municipalità della conurbazione Atene - Pireo dove è particolarmente densa la presenza di attività produttive: cantieristiche, portuali, chimiche e petrolifere, ecc.

[2] Quartieri di Atene - Pireo di insediamento prevalentemente popolare.

Contributed by Gian Piero Testa - 2014/2/10 - 18:37


Notizie sugli altri autori e sul cantante

A mo' di integrazione, alcune scarne notizie biografiche sugli altri autori dei testi e sul cantante.

Yorgos Hronas è nato al Pireo nell'ottobre del 1948. È scrittore, poeta e drammaturgo. Dal 1973, quando ha esordito nel mondo letterario, ha pubblicato 18 libri. A partire dal 1979, sul III Canale della Radio Pubblica greca, ha condotto il programma “Odos Panos 17”; sue poesie sono state tradotte in diverse lingue. Da sottolineare che un centinaio di sue composizioni sono state messe in musica da diversi autori. Dal febbraio del 1981 pubblica la rivista “Odos Panos” ed è fondatore delle “Edizioni Sigareta”. Svolge anche attività pubblicistica per il quotidiano “Eleftherotypia”.

Mihalis Fakinos è nato nel 1940 a Atene. In Grecia è uno scrittore di fama, ma ha lavorato a lungo anche come giornalista per il quotidiano “Ta Nea”, dal 1961 al 2000. Nel 1999 e 2000 è stato docente di giornalismo presso l'Università Panteion. E' autore anche di poesie.

Mihalis (Lakis) Halkias è nato a Ioannina nel 1943; è musicista e cantautore, ma soprattutto interprete di testi del patrimonio tradizionale e folkloristico greco. È figlio del celebre clarinista Tasos Halkias, e proviene da una famiglia (i “Halkiades”) notissima nel campo dello spettacolo. Suona cinque strumenti (chitarra, bouzouki, liuto, tzourà e outi) e compone canzoni fin dall'età di sette anni. Lakis Halkias ha lavorato assieme ai maggiori nomi della scena musicale greca: Sotiria Bellou, Grigoris Bithikotsis, Stelios Katzantzidis, Loukianos Kilaidonis, Yannis Papaioannou, Vasilis Tsitsanis, Markos Vamvakaris, Yorgos Zampetas, Yannis Markopoulos, Hristos Leondis e Hristos Nikolopoulos.

Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμἠμα των ΑΠΤ - 2014/2/12 - 02:36


Dopo un po' di tempo, eccomi di nuovo alle prese con un classico “paginone” di [gpt]. Se il grande Manitù e Michele Bakunin mi concederanno la salute e un tozzo di pane, ce ne sono tanti ancora da rimettere in sesto; intanto, stanotte (perché, come è oramai risaputo, per i paginoni testiani necessito del buio e del silenzio della notte fonda), mi sono -diciamo- “rimpratichito” con questi Operai di Markopoulos. Avendoli letti (non ancora ascoltati, confesso), mi sembra che i testi di Tachtsis, Hronas, Fakinos e Markopoulos stesso abbiano ancora parecchie cose da dire, e inviterei tutti a dar loro un'occhiata. In questo mi spingo un po' oltre lo stesso Gian Piero, ma senza specificarne troppo il perché e il per come; forse sarà perché ho un concetto tutto mio particolare dell' “anacronismo”. Lo esprimerò in breve: per i meccanismi assunti dal capitale e dal lavoro, mi sembra che il vero “anacronismo” sia il presente che viviamo, e che l'attualità sia retrocessa a quando non solo si nutrivano speranze per riscattare la condizione di umiliati e offesi, ma pure si lottava per esse. Dovremmo quindi guardare con maggiore attenzione agli “anacronismi”, perché stiamo vivendo un'epoca che, sotto il pretesto dell' “avanzamento”, è tornata ad un passato terrificante. Un anacronismo nel quale viviamo (o moriamo, a scelta). Mi fermo qui.

tritosNelle chilometriche telefonate che io e [gpt] abbiamo talvolta, si è parlato spesso di Kostas Tachtsis; e anch'io partecipo alla piacevole sorpresa. Il suo romanzo Το τρίτο στεφάνι (tradotto “Il terzo anello”, ma si potrebbe dire anche il “terzo matrimonio”), è considerato tra i più importanti scritti in Grecia nel XX secolo; descrive le vicende, apparentemente banali e di “vita quotidiana”, di una donna ateniese (la signora Ekavi) nel periodo tra le due guerre. Le vicende comuni assumono però presto il carattere di una tragedia, a volte sordida, a volte emozionante; le figure e gli eventi familiari (il marito, i figli, il matrimonio, il divorzio...) sono stati e sono veramente come Ekavi racconta, o si tratta di una finzione? La piccola borghesia ateniese viene messa allo scoperto in tutte le sue miserie, sullo sfondo della storia greca del periodo (la dittatura fascista di Metaxas, la guerra, l'invasione italotedesca); tutto questo visto esclusivamente con gli occhi di una donna.

La narratrice ha una figlia da un matrimonio fallito, con la quale ha un rapporto esasperato e pieno di rancore anche se le fornisce la migliore educazione possibile. Tale odio proviene da un fatto ben preciso: tre giorni dopo il suo matrimonio con Fotis, una notte torrida d'estate, Ekavi sorprende il marito, sul terrazzo, mentre fa sesso col proprio fratello, Dinos, omosessuale e drogato. Kostas Tachtsis stesso era un omosessuale dichiarato; e l'omosessualità maschile è un tema non secondario nel romanzo, anche alla luce dell'omofobia diffusa nella società greca. Nella figura di Dinos, Tachtsis esprime tutta la mancanza di possibilità che un omosessuale ha di sfuggire alle derive della droga e della disperazione.

L'importanza del romanzo di Tachtsis non risiede soltanto in questi temi, ma anche nel linguaggio in cui esso è scritto. Si tratta di un lunghissimo monologo interiore della protagonista, dove le vicende vengono narrate in quella che è veramente la lingua parlata dalla piccola e media borghesia ateniese, un miscuglio inestricabile di lingua popolare e lingua “colta” (katharevousa) derivata dagli studi scolastici. Col tempo, il linguaggio di Ekavi nel Terzo Anello è stato addirittura preso come punto di riferimento per il “Greco moderno standard”, vale a dire quello delle classi medioborghesi ateniesi con un livello medio di istruzione; così, ad esempio, lo considera Peter Mackridge nella sua opera The Modern Greek Language (Oxford, 1982), che dedica a Tachtsis e al suo romanzo pagine intere, e che prende il linguaggio utilizzato dalla protagonista come assolutamente rappresentativo di ciò che chiama “Standard Modern Greek” (SMG). Una lingua che non è né l'artificiale “katharevousa” delle classi dominanti, né la lingua “demotica” volgare delle classi subalterne, ma un intreccio delle due che dà un nuovo standard linguistico.

Non capita certamente tutti i giorni, per un autore, di sentirsi definire rappresentativo di un intera norma linguistica per tramite di un suo personaggio; Kostas Tachtsis, che in questa pagina abbiamo come co-autore dei testi, lo ha avuto in sorte. Quando Peter Mackridge pubblicò il suo libro (che acquistai a Atene nel 1990, e che considero come la “bibbia descrittiva” del greco moderno, una descrizione linguistica in dei punti appassionante come un romanzo), Kostas Tachtsis era ancora vivo e le prime notizie sul suo romanzo le lessi in quelle pagine. Poi l'ho comprato e me lo sono letto, faticosamente. E poi l'ho perso in un qualche trasloco, maledizione. Ma forse proprio per questo me lo ricordo a memoria, e mi fa un piacere immenso parlarne un po' qui. Buona notte; o buongiorno, se preferite.

Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ - 2014/2/12 - 03:37


Bello il paginone, Riccardo. Mi pare che ne sia rimasto qualcuno da sistemare: te li cerco, a avrai ancora da passare una delle tue Noctes Atticae. Sul preteso anacronismo, hai tutte le ragioni. Il conclamato progresso è tutto un andare a culo indietro.
Il libro di Tachtsìs era uscito in traduzione da Ponte alle Grazie, se ben ricordo: e in traduzione l'avevo letto, prima di prestarlo a una signorina, sicché poi chi s'è visto s'è visto. Ma ora ce l'ho in greco, donatomi dalla nostra Giuseppina Dilillo. Sarà bene che lo legga, perché oggi forse riuscirei a cogliere qualcosa della sua portata linguistica. Ho finito di leggere le Ricordanze di Makriyannis, della cui lingua demoticissima Seferis scrisse abbastanza da renderla fondamentale; mentre molti la ripugnavano. Una lettura durata due mesi...

Gian Piero Testa - 2014/2/12 - 06:04


Ce lo avevo anch'io in greco, ohimè; e dico "ohimè" perché è una lettura difficile (o meglio, lo fu per me: ad esempio per la caterva di modi di dire che mi spinsero a comprare persino un repertorio degli "ellenismi" scritto da tale Delicostopoulos, con traduzione in inglese). Chissà in quale desolata landa dorme il suo eterno sonno, quel libro. In italiano comunque fu pubblicato dalla casa editrice Aletheia (nientepopodimeno che la Verità in persona), sempre a Firenze. La traduzione è di Paola Maria Minucci. In compenso, stamani su YouTube ho trovato l'intero (!!!) sceneggiato televisivo, in 16 puntate (!!!!), molto ben fatto e interpretato da Lida Protopsalti (con la sigla cantata da Alkistis Protopsalti); se ti capita, dacci un'occhiata anche se ho dovuto farci l'orecchio: parlano talmente veloce da capirci "il giusto", come si suol dire...

Riccardo Venturi - 2014/2/12 - 12:36



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