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Aguirre, Der Zorn Gottes

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Language: German

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Klaus Kinski. Aguirre der Zorn Gottes (1972).
Klaus Kinski. Aguirre der Zorn Gottes (1972).


Aguirre, furore di dio di Werner Herzog, del 1972, è uno dei film che amo di più. La colonna sonora, Aguirre, der Zorn Gottes (Lacrime Di Re), scritta da Fricke, è totalmente strumentale, incredibile e a tratti agghiacciante (almeno quanto Klaus Kinski, che interpreta proprio l'avventuriero Don Lope de Aguirre! - Vai a questa pagina).


XVI secolo. Il conquistador Lope de Aguirre (Kinski), a caccia di fama e di oro nelle impenetrabili foreste amazzoniche, trascinerà l'intera spedizione all'annientamento. La tracotanza, l'ingordigia, la sopraffazione... tutte cose di cui le armi sono strumento e che con esse vengono lentamente, silenziosamente ma inesorabilmente inghiottite dalla Natura. Realizzato in Perù nella valle di Urubamba e su due affluenti del Rio delle Amazzoni, con la collaborazione degli indigeni della cooperativa di Lauramarca, il film è dedicato proprio a loro, come dice Herzog, "al mendicante, al povero che interpreta il ruolo del suonatore di flauto" apparentemente tranquillo come l'acqua dei fiumi ma sicuro della rivincita finale; a tutti gli indios vittime dei genocidi di ogni tempo.

"...Alla fine, non si tratta più di una conquista ma del delirio dell'imperialismo, del sogno insensato dell'oro e del potere. Lo possiamo constatare ancora oggi in America latina: ricorda il dramma di Allende?'' (W. Herzog, in Cinéma `75 n. 198, maggio 1975).
aguirre Aguirre, der Zorn Gottes ist ein Abenteuerfilm des deutschen Regisseurs Werner Herzog aus dem Jahr 1972.

Der Film schildert das Leben des spanischen Konquistadors Don Lope de Aguirre (Klaus Kinski), der sich auf der Suche nach dem sagenhaften Goldland Eldorado befindet.

Im 16. Jahrhundert zieht, zunächst unter der Führung von Don Pedro de Ursua (Ruy Guerra), ein Voraustrupp einen Fluss im südamerikanischen Regenwald entlang. Das ungezähmte Land, die aggressiven Eingeborenen und der Wahn, das sagenumwobene Goldland Eldorado zu finden, führen jedoch schnell in die Katastrophe.

Don Lope de Aguirre (Klaus Kinski) putscht gegen de Ursua, lässt ihn gefangennehmen und setzt Don Fernando de Guzman (Peter Berling) an seine Stelle. Aguirre lässt Guzman daraufhin unabhängig von der spanischen Krone und zum Herrscher der von ihm neuentdeckten Ländereien erklären.

Anfangs noch zurückhaltend und eher von Aguirres Intrigenspiel gelenkt, verfällt Guzman immer mehr dem Größenwahn. Im Vorbeifahren auf dem Fluss nimmt er Ländereien für sich in Besitz und erklärt stolz "Mein Reich ist jetzt schon dreimal so groß wie Spanien", obwohl er wegen der Eingeborenen niemals das Floß verlässt. Er lebt immer noch maßlos, als die Vorräte bereits zuende gehen. Als er schließlich ein Pferd, das ihnen Nahrung für Wochen hätte geben können, vom Floß jagt, weil er sich von dessen Unruhe gestört fühlt, wird er ermordet.

Aguirre übernimmt nun endgültig die Führung, doch der Wahn der Truppe ist bereits soweit fortgeschritten, dass der Untergang nicht mehr aufzuhalten ist. Der Film endet mit Aguirre als letzten aufrecht auf dem Floß stehend, der einer Horde von Affen seine großen Eroberungspläne von Süd- und Mittelamerika erklärt.

agu Der Film entstand unter den denkbar ungünstigsten Voraussetzungen. Das Budget war viel zu niedrig für solch einen Film und es half dabei auch wenig, dass ca. ein viertel davon für Kinskis Gage draufging. Die Kamera hatte Herzog gestohlen, das Drehbuch war größtenteils während der Busfahrten seines Fußball-Teams entstanden, einmal hatte sich ein Kollege auf Herzogs Schreibmaschine übergeben und so eine ganze Szene vernichtet.

Am Drehort selbst wurde dann neben den schwierigen Umweltbedingungen vor allem Klaus Kinski zum Problem, der immer wieder mit Meinungsverschiedenheiten mit Herzog, Wutausbrüchen und Tobsuchtsanfällen die Produktion in Gefahr brachte. Am Ende drohte Herzog gar Kinski zu erschießen, als dieser genervt abreisen und den ganzen Film abbrechen wollte. Die Schauspieler waren teilweise Laien.

Diese Probleme, die zu vielen Schwächen und Fehlern im Film führen, sind aber gleichzeitig auch seine Stärke. Herzog gelang es eine stilisierte Handlung mit symbolischen Anspielungen auf historische Ereignisse in einen quasi-dokumentarischen Stil umzuwandeln. Viele Szenen entstanden aus den tatsächlichen Begebenheiten vor Ort, so baute Herzog einen überraschenden Anstieg des Wasserpegels, der ganze Flöße der Crew vernichtete, geschickt in den Film ein, um die Handlung voranzubringen.

Trotz aller Stilisierung, wie die Begegnung mit zwei Eingeborenen, deren Verlauf ziemlich exakt die historische Begegnung mit den Spaniern um Francisco Pizarro und dem letzten Inkaherrscher Atahualpa zitiert (“Schlacht von Cajamarca”) , erweckt der Film eher die Atmosphäre einer Dokumentation, denn einer Inszenierung.

''Aguirre, der Zorn Gottes'' ist ebenso wie Francis Ford Coppolas ''Apocalypse Now'' zu großen Teilen von Joseph Conrads ''Herz der Finsternis'' inspiriert. Tatsächlich kann man Col. Kurtz aus Apocalypse Now als eine Art Aguirre sehen, bzw. als das, was aus Aguirre geworden wäre, wenn er die Reise überlebt hätte (in der Tat sehen wir Aguirre nicht direkt sterben). Es gibt immer wieder Spekulation darüber, ob Coppola auch Aguirre gekannt hatte und sich davon beeinflussen ließ.

Thomas Mauch erhielt den Bundesfilmpreis für seine Kameraführung. Die französischen Filmkritiker verliehen dem Film die Auszeichnung als bester ausländischer Film 1976. Im gleichen Jahr war er auch nominiert für den César in der gleichen Kategorie.

Contributed by Alessandro - 2006/8/24 - 23:27



Language: Italian

Traduzione italiana / Italienische Übersetzung / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Francesco Mazzocchi
AGUIRRE, IL FURORE DI DIO

Aguirre, il furore di Dio è un film d’avventura del 1972 del regista tedesco Werner Herzog.

Il film rappresenta la vita del conquistador spagnolo Don Lope de Aguirre (Klaus Kinski), che si trova alla ricerca del leggendario paese dell’oro Eldorado. Nel 16° secolo una truppa avanzata procede, dapprima al comando di Don Pedro de Ursua (Ruy Guerra), lungo un fiume nella foresta pluviale sudamericana. Il paese selvaggio, gli indigeni aggressivi e la mania di trovare il paese dell’oro Eldorado circondato di leggende portano però presto alla catastrofe.

Don Lope de Aguirre (Klaus Kinski) fa un colpo di mano contro de Ursua, lo fa imprigionare e mette al suo posto Don Fernando de Guzman (Peter Berling). Aguirre poi fa dichiarare Guzman indipendente dalla corona di Spagna e governatore dei territori da lui appena scoperti.

Dapprima ancora modesto e piuttosto trascinato dal gioco d’intrighi di Aguirre, Guzman diventa sempre più preda della mania di grandezza. Nel procedere sul fiume prende possesso per sé dei territori e dichiara orgoglioso "Il mio impero ora è già tre volte più grande della Spagna", anche se a causa degli indigeni non lascia mai la zattera. Continua a vivere smodatamente, quando le provviste già sono alla fine. Quando infine caccia dalla zattera un cavallo che avrebbe potuto dar loro nutrimento per settimane, perché si sentiva disturbato dalla sua inquietudine, viene ucciso.

Aguirre ora prende finalmente la guida, ma la follia della truppa è già avanzata al punto, che la rovina non è più evitabile. Il Film termina con Aguirre, in piedi per ultimo sulla zattera, che proclama ad un branco di scimmie i suoi grandi piani di conquista dell’America del Sud e Centrale.
Il film nacque apparentemente sotto i peggiori auspici. Il budget troppo ridotto per un film del genere, ed aiutò poco anche, che circa un quarto di esso andò per il compenso di Kinski. La macchina da presa Herzog l’aveva rubata, la sceneggiatura era nata per la maggior parte durante il viaggio in autobus della sua squadra di calcio, una volta un collega aveva vomitato sulla macchina da scrivere di Herzog annientando così un’intera scena.

Sul luogo delle riprese poi accanto alle difficili condizioni ambientali divenne un problema soprattutto Klaus Kinski, che continuamente con divergenze con Herzog, accessi d’ira e furore mise a rischio la produzione. Alla fine Herzog minacciò perfino di uccidere Kinski, quando questi nevrastenico voleva andarsene e mandare a monte il film. Gli attori erano in parte non professionisti.

Questi problemi, che portarono a molte debolezze ed errori nel film, sono però allo stesso tempo anche la sua forza. Ad Herzog riuscì di trasformare una trattazione stilizzata con allusioni simboliche a fatti storici in uno stile quasi documentaristico. Molte scene nacquero dalle situazioni di fatto del luogo, così Herzog incluse direttamente nel film la salita del livello dell’acqua, che sorprese e pose fine alla fluitazione dell’equipaggio, per portare avanti la lavorazione.

Nonostante ogni stilizzazione, come l’incontro con due indigeni, il cui svolgimento cita abbastanza esattamente lo storico incontro con gli spagnoli di Francisco Pizarro e l’ultimo capo Inca Atahualpa (“battaglia di Cajamarca”), il film suscita piuttosto l’atmosfera di una documentazione che di una sceneggiatura.

''Aguirre, il furore di Dio'' è come ''Apocalypse Now'' di Francis Ford Coppola in gran parte ispirato dal ''Cuore di tenebra'' di Joseph Conrad. Si può infatti vedere il col. Kurtz di Apocalypse Now come una specie di Aguirre, meglio come quel che sarebbe stato di Aguirre, se fosse sopravvissuto al viaggio (di fatto noi non vediamo direttamente Aguirre morire). C’è ancora discussione sul fatto che Coppola abbia anche conosciuto Aguirre e se ne sia lasciato influenzare.
Thomas Mauch ottenne il Bundesfilmpreis per la fotografia. I critici cinematografici francesi segnalarono il film come miglior film straniero del 1976. Nello stesso anno fu nominato anche per il César nella stessa categoria.

Contributed by Francesco Mazzocchi - 2019/3/25 - 15:10



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