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Hiçbir şeyin şarkısı

Bandista
Language: Turkish

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[2009]
Testo e musica: Bandista
Lyrics and music: Bandista
Sözler ve müsik: Bandista
Album: De te fabula narratur

I Bandista in concerto.
I Bandista in concerto.


Dopo dodici anni, ancora forse non si è realizzato appieno l'impatto che i fatti di Genova e l'assassinio di Carlo Giuliani hanno provocato sui movimenti antagonisti di tutto il mondo. Prendiamo ad esempio la Turchia: un gruppo militante come i Bandista scelgono, in questa canzone che in gran parte si riferisce a figure ed episodi della recente storia (di repressione sanguinosa) del loro paese, di riservare la prima strofa proprio a Carlo Giuliani. Con un'affermazione che ritengo fondamentale: chi combatte per cambiare non è e non deve diventare né bandiera, né mito, ma soltanto rendere conto dei fatti e testimoniare un'idea. Soltanto così il sole sorge ancora. [RV]
Bir sokağın ortasında yatıyor
Yoldaşları kenti altüst ediyor
Carlo kalkıyor hesap soruyor
Güneş güneş yine doğuyor

Sabah oluyor sabah oluyor
Güneş güneş yine doğuyor
Sabah oluyor sabah oluyor

Şimdi bayrak üstünde salınıyor
Bize miti değil fikri yetiyor
Mahir kalkıyor hesap soruyor
Güneş güneş yine doğuyor

Sabah oluyor sabah oluyor
Güneş güneş yine doğuyor
Sabah oluyor sabah oluyor

Bir kimsesiz mezarında yatıyor
Katilleri şimdi resim yapıyor
Veysel kalkıyor hesap soruyor
Güneş güneş yine doğuyor

Sabah oluyor sabah oluyor
Güneş güneş yine doğuyor
Sabah oluyor sabah oluyor

Bir kaldırım ortasında yatıyor
Yarasından yalanınız sızıyor
Hrant kalkıyor hesap soruyor
Güneş güneş yine doğuyor

Sabah oluyor sabah oluyor
Güneş güneş yine doğuyor
Sabah oluyor sabah oluyor

Hürriyet ve adalet aranıyor
Onlar kanun biz tarihi yazıyor
Halklar kalkıyor hesap soruyor
Güneş güneş yine doğuyor

Sabah oluyor sabah oluyor
Güneş güneş yine doğuyor
Sabah oluyor sabah oluyor

Contributed by Riccardo Venturi - 2013/8/27 - 09:34



Language: Italian

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
27 agosto 2013

Manifesto di un concerto degli Hariçten Gazelçiler e dei Bandista. Si notino, tra gli altri: Frank Zappa, Veysel Güney, piazza Taksim e gli striscioni con scritto "Libertà per la Palestina".
Manifesto di un concerto degli Hariçten Gazelçiler e dei Bandista. Si notino, tra gli altri: Frank Zappa, Veysel Güney, piazza Taksim e gli striscioni con scritto "Libertà per la Palestina".


Si vedano le Note alla traduzione.
LA CANZONE DEL NULLA ASSOLUTO

Si trova in mezzo a una via
I suoi compagni hanno sconvolto la città
Carlo si alza e va a chiederne conto
Il sole, il sole sorge ancora

Si fa mattina, si fa mattina
Il sole, il sole sorge ancora
Si fa mattina, si fa mattina

Ora è diventato una bandiera,
Ma per noi niente mito, ci basta l'idea
Mahir 1 si alza e va a chiedere conto
Il sole, il sole sorge ancora

Si fa mattina, si fa mattina
Il sole, il sole sorge ancora
Si fa mattina, si fa mattina

Giace in una tomba solitaria
Ora, immaginate di essere gli assassini
Veysel 2 si alza e va a chiedere conto
Il sole, il sole sorge ancora

Si fa mattina, si fa mattina
Il sole, il sole sorge ancora
Si fa mattina, si fa mattina

Giace in mezzo a un marciapiede
Dalla sua ferita cola la nostra falsità
Hrant 3 si alza e va a chiedere conto
Il sole, il sole sorge ancora

Si fa mattina, si fa mattina
Il sole, il sole sorge ancora
Si fa mattina, si fa mattina

Cercano la libertà e la giustizia
Dicono che quelli sono la legge, e noi la storia.
I popoli si alzano e vanno a chiedere conto
Il sole, il sole sorge ancora

Si fa mattina, si fa mattina
Il sole, il sole sorge ancora
Si fa mattina, si fa mattina
NOTE alla traduzione

[1] Mahir Çayan, nato il 15 marzo 1946, è stato un leader marxista-leninista turco, militante del Fronte per la Liberazione della Turchia. Fu ucciso dall'esercito il 30 marzo 1972 nel villaggio di Kızıldere, nel distretto di Niksar, durante un'azione.

mahircayan


[2] Veysel Güney, nato il 14 febbraio 1957, era un dirigente dell'organizzazione rivoluzionaria Devrimci Yol (conosciuta meglio con l'acronimo Dev-Yol), attiva in Turchia dal 1977. Di ispirazione marxista-leninista, rifiutava però sia il “modello sovietico” che quello cinese. Dopo il colpo di stato militare del 12 settembre 1980, l'organizzazione fu sottoposta ad una repressione feroce: oltre trentamila membri furono incarcerati. Tra di essi tutti i suoi leader: Veysel Güney fu condannato a morte e giustiziato a Gaziantep l'11 giugno 1981.

Veysel Güney
Veysel Güney


[3] Hrant Dink, di etnia armena, è stato un giornalista turco. È stato assassinato il 19 gennaio 2007 nel quartiere di Osmanbey a Istanbul, davanti ai locali del suo giornale bilingue Agos, con tre colpi di pistola alla gola. È stato pure giornalista per i giornali nazionali Zaman e Birgün. Nacque a Malatya il 15 settembre 1954, Dink arrivò a Istanbul con la famiglia all'età di sette anni, in questa città trascorse il resto della sua vita. Dopo il divorzio dei genitori viene accolto in un orfanotrofio assieme ai fratelli. Tutto il suo iter scolastico avviene in scuole armene. Si diploma in zoologia all'università di Istanbul, dove frequentò in seguito anche corsi di filosofia. Nel 2005 fu condannato a sei mesi di reclusione per suoi articoli sui fatti avvenuti tra il 1890 e il 1917 (Genocidio armeno). I tribunali avevano ritenuto i suoi articoli come insulto all'identità turca secondo l'articolo 301 del codice penale turco. Questa condanna fu fortemente criticata dall'Unione europea. Venne a più riprese minacciato di morte per le sue prese di posizione su quanto subito dagli armeni negli ultimi anni dell'Impero Ottomano.

Hrant Dink ha sempre sostenuto il bisogno di democrazia per la sua nazione. La sua azione si focalizzava sui diritti delle minoranze e in particolare della minoranza armena e più in generale sui diritti civili. Negli ultimi anni sentiva forte l'odio che la sua azione suscitava in molti suoi concittadini e affermava che avrebbe voluto fuggire da questa realtà. Ma molto coraggiosamente sosteneva che se avesse compiuto questo passo, avrebbe tradito tutto quanto fatto fino ad ora.
Il suo assassinio provocò enorme sgomento in tutta la Turchia. Per la prima volta nella storia di questo paese un corteo di oltre centomila persone sfilò ai suoi funerali lanciando slogan per la riconciliazione e mostrando cartelli che riportavano la frase «Siamo tutti Dink, siamo tutti armeni».

Hrant Dink.
Hrant Dink.

2013/8/27 - 10:13



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