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La nuit de la Saint-Barthélemy

Goran Bregović / Горан Бреговић
Language: Italian

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[1994]
Original Soundtrack from the motion picture La reine Margot
Colonna sonora originale del film La regina Margot
Lead Vocal: Zdravko Čolić
Canto principale: Zdravko Čolić
OST



La reine Margot
La regina Margot




La Regina Margot (La Reine Margot) è un film del 1994, diretto da Patrice Chéreau e basato sull'omonimo romanzo di Alexandre Dumas padre. Il film, una coproduzione franco-italo-tedesca sostenuta dal "fondo Eurimages" del Consiglio d'Europa, vinse il Premio della giuria al 47º Festival di Cannes, durante il quale fu presentato, e fu candidato agli Oscar per i migliori costumi. Virna Lisi, per l'interpretazione di Caterina de' Medici, ottenne il premio per la miglior attrice a Cannes, il Nastro d'argento e una nomination come miglior attrice nella 40ª edizione del David di Donatello. Ben 5, infine, le nomination ai César: migliore attrice, migliore attrice non protagonista, migliore attore non protagonista, migliore fotografia e migliori costumi.

Congiure, tradimenti e massacri nei due anni che videro il declino dei Valois in Francia, nonostante gli intrighi di Caterina de' Medici, disposta a tutto per conservare il potere ai propri figli: re Carlo IX, Enrico duca di Anjou, Francesco duca d'Alençon, e Margherita detta Margot. Il matrimonio imposto a Margot il 18 agosto 1572 con il protestante Enrico di Borbone, re di Navarra, futuro re di Francia con il nome di Enrico IV, invece di favorire la pacificazione nazionale con i cattolici, scatenò il massacro della notte di San Bartolomeo (23-24 agosto 1572), mentre i tentativi della sua famiglia di avvelenare Enrico finirono con l'allontanare Margot dai suoi per difendere prima la causa del marito, e poi quella dell'amante, il protestante Bonifacio de La Môle, che però fu decapitato il 30 aprile 1574.


IL MASSACRO DI SAN BARTOLOMEO
24 agosto 1572


La notte di San Bartolomeo è il nome con il quale è passata alla storia la strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 dalla fazione cattolica ai danni degli Ugonotti a Parigi in un clima di rivincita indotto dalla battaglia di Lepanto e dal crescente prestigio della Spagna. La vicenda è nota anche come Strage di san Bartolomeo o Massacro di san Bartolomeo..

La notte di San Bartolomeo in un affresco di Giorgio Vasari
La notte di San Bartolomeo in un affresco di Giorgio Vasari
Il massacro ebbe luogo a partire dall'ordine di Carlo IX di uccidere sistematicamente i maggiori esponenti dei protestanti, fra i quali il capo militare e politico degli ugonotti, l'ammiraglio Gaspard de Coligny, che sei giorni prima si erano radunati a Parigi, una città fortemente cattolica, in occasione delle nozze fra la sorella del re, Margherita di Valois e il protestante Enrico III di Borbone, re di Navarra e futuro re di Francia. Due giorni dopo l'attentato a Coligny gli organizzatori persero il controllo della situazione e, in un eccidio indiscriminato durato diverse settimane e destinato ad estendersi in altri centri urbani e in campagna provocò l'uccisione di un numero di persone compreso, secondo le stime moderne, fra 5.000 e 30.000. A nulla valse l'ordine, giunto dal re il 24 agosto, di cessare immediatamente gli omicidi: la strage proseguì, diventando - secondo una definizione diffusa - «il peggiore dei massacri religiosi del secolo» e macchiando il matrimonio reale con il nome di «nozze vermiglie».

A lungo la tradizione storiografica ha ritenuto che la strage sia stata organizzata da Caterina de' Medici e Carlo IX per evitare che una controffensiva dei protestanti colpisse la famiglia reale dopo il tentato omicidio di Coligny. Ad ogni modo, la strage, colpendo gli ugonotti con l'uccisione di molti nobili influenti e numerosi soldati, segnò una svolta nelle guerre di religione francesi, contribuendo a diffondere fra i protestanti l'idea che «il cattolicesimo [fosse] una religione sanguinaria e traditrice».

Tra il 1560 e il 1569, furono chiamati ugonotti i protestanti francesi di tendenza calvinista. Il protestantesimo si diffuse tra la nobiltà e la borghesia francesi nella prima metà del XVI secolo. Il calvinismo, eccetto che in piccole zone, si diffuse meno nelle campagne ma ebbe una certa diffusione presso alcuni ceti popolari delle città, in particolar modo i lavoranti di professioni nuove e innovative per l'epoca (tipografi, vetrai, stampatori, barbieri). Tale diffusione suscitò l'allarme dei cattolici, aggiungendo l'elemento religioso ai motivi di scontro politico-dinastico che opponevano la casa regnante dei Valois a quella di Guisa. Caterina de' Medici, reggente dal 1559, aveva più volte utilizzato la presenza e l'appoggio degli ugonotti per evitare di essere soffocata dalle pretese della grande nobiltà cattolica, rappresentata soprattutto dai Guisa.

La pace di Saint-Germain mise fine a tre anni di terribili guerre civili tra cattolici e protestanti, ma fu precaria, perché i cattolici intransigenti non l'accettarono. Il ritorno dei protestanti a corte li scandalizzava ma la regina madre Caterina de' Medici e il figlio Carlo IX, coscienti delle difficoltà finanziarie del regno, erano decisi a impedire la ripresa delle ostilità. Per concretizzare il mantenimento della pace tra i due partiti religiosi, Caterina progettò il matrimonio tra la figlia Margherita di Valois e il principe protestante Enrico di Navarra, pretendente alla corona dopo i Fils de France ed erede di una grande proprietà nella Francia sud-occidentale.

Alla notizia del matrimonio, Margherita accettò l'ordine della madre (secondo una parte della tradizione storiografica pur dopo aver rifiutato, forse convinta successivamente dall'ambizione di salire al trono e dall'ottimismo che si stava diffondendo sulle nozze, ribadendo però la sua adesione convinta al Cattolicesimo. Il suo attaccamento alla fede fu contrapposto alle richieste della madre di Enrico, Giovanna d'Albret, regina di Navarra e convintamente ugonotta, che durante le trattative matrimoniali iniziate nel 1572 pose come condizione la conversione al Calvinismo della sposa: Margherita rifiutò e Giovanna, spinta dal partito protestante, accettò di ritirare la condizione dando il suo assenso poco prima di morire e cedere il trono proprio a Enrico.

Lo sposo arrivò a Parigi, accompagnato da 800 gentiluomini vestiti a lutto per la morte della regina, nel luglio 1572. Le nozze furono celebrate il 18 agosto 1572 dal cardinale Carlo di Borbone-Vendôme, zio di Enrico, davanti alla Cattedrale di Notre Dame. Per il matrimonio non fu attesa la dispensa papale, che si era resa necessaria perché il rito riguardava fedeli di due religioni differenti, fra l'altro cugini di secondo grado fra loro. Alle nozze, definite "unione esecrabile" dai gesuiti e seguite da tre giorni di festeggiamenti, non presero parte ambasciatori provenienti da nazioni cattoliche né componenti del Parlamento di Parigi.

Nel 1572 il clima di rivincita cattolica introdotto dalla battaglia di Lepanto (1571 - Golfo di Corinto - contro l'impero ottomano) e il crescente prestigio della Spagna, sostenitrice dei Guisa, provocarono un clima di rinnovata fiducia per le posizioni cattoliche più intransigenti, favorendo il diffondersi di congiure e parole d'ordine che avrebbero portato alla strage. Il 22 agosto 1572, l'ammiraglio comandante delle forze protestanti Gaspard II de Coligny subisce un attentato, operato da Charles de Louviers, seigneur de Maurevert, dal quale esce soltanto ferito a un braccio. La storiografia non è riuscita a individuare con certezza i mandanti del tentato omicidio e risultano tre tesi:

  • I Guisa: Carlo di Guisa, cardinale di Lorena, Enrico di Guisa e Claudio II d'Aumale sono i maggiori sospettati. Capi del partito cattolico, avrebbero voluto vendicare Francesco I di Guisa, assassinato, a loro parere, su ordine del Coligny dieci anni prima e il colpo di pistola contro l'ammiraglio protestante fu esploso da una casa appartenente ai Guisa

  • Il duca d'Alba governatore dei Paesi Bassi in nome di Filippo II: Coligny progettava di appoggiare i ribelli fiamminghi per liberarli dal dominio spagnolo d'accordo con i Nassau. Nel mese di giugno aveva inviato clandestinamente delle truppe in aiuto della cittadinanza di Mons, assediati dal duca d'Alba e sperava, dopo il matrimonio, di portare una guerra a fondo contro la Spagna.

  • Caterina de' Medici: secondo la tradizione, Coligny avrebbe acquisito troppa influenza sul re e Caterina avrebbe avuto il timore che il figlio trascinasse la Francia in una guerra nelle Fiandre contro i potenti spagnoli. Considerando i suoi sforzi per ristabilire la pace interna, sembra difficile credere che volesse provocare la nuova guerra interna che si sarebbe certamente scatenata dopo l'omicidio. Caterina de' Medici, in quanto donna, straniera e fiorentina (città che nel rinascimento veniva spesso associata a Machiavelli e alle congiure) fu immediata protagonista di una sorta di "leggenda nera", che la vorrebbe dietro ogni malefatta della strage di San Bartolomeo.


  • L'attentato a Coligny in una stampa dell'epoca.
    L'attentato a Coligny in una stampa dell'epoca.
    Il mancato assassinio del Coligny è l'evento che scatena la crisi: gli ugonotti chiedono vendetta e la capitale è al limite di un regolamento di conti fra i partigiani dei Guisa e quelli dei Montmorency; per rassicurare i protestanti, il re Carlo IX si presenta al capezzale del ferito, promettendogli giustizia, mentre i Guisa minacciano di lasciare la famiglia reale senza la loro protezione e Caterina, che non ha dimenticato il rischio corso in occasione del tentativo di sequestro - la sorpresa di Meaux - nel 1567, avrebbe deciso la strage. La sera del 22 agosto tiene una riunione alle Tuileries con il Maresciallo di Tavannes, il Barone de Retz, René de Birague e Ludovico Gonzaga-Nevers. La sera dopo Caterina avrebbe informato il figlio - un debole di mente come il fratello suo predecessore - che i protestanti stavano complottando contro di loro. A questo punto secondo una tradizione corrente Carlo IX, gridando di collera: «Ebbene, sia! Li si uccida! Ma tutti! Che non ne resti uno che me ne si possa rimproverare!», decise l'eliminazione dei capi protestanti, con l'esclusione dei principi di Navarra e di Condé. Poco tempo dopo, le autorità municipali di Parigi furono convocate ed ebbero ordine di chiudere le porte della città e di armare anche i borghesi.

    La fazione cattolica facente capo ai duchi di Guisa e appoggiata dal re, dal fratello Enrico (poi Enrico III) e dalla regina madre Caterina de' Medici, nella notte tra il 23 e 24 agosto scatenò la caccia agli ugonotti convenuti in città per il matrimonio tra l'ugonotto Enrico di Navarra e Margherita di Valois. Sembra che il segnale d'inizio della strage fosse fissato dallo scoccare di un'ora imprecisata della notte delle campane della chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, vicina al Louvre, dove molti dei nobili protestanti abitavano. L'ammiraglio de Coligny fu ucciso nel suo letto e scaraventato dalla finestra; i corpi degli uccisi, trascinati per le strade, furono ammassati nel cortile del Louvre. Parte della popolazione, scoperta la strage al mattino, partecipò ai massacri che durarono diversi giorni, incoraggiati dai preti che incitarono a sterminare anche gli studenti stranieri e i librai, considerati tutti protestanti. Molti cadaveri furono gettati nella Senna, come quello del de Coligny, poi ripescato, evirato e impiccato. Il re di Navarra e suo cugino Enrico di Condé, sorpresi al Louvre, furono obbligati ad abiurare la loro fede e graziati perché principi del sangue. Secondo Castelot, Elisabetta d'Austria fu svegliata dalle urla e chiese se suo marito fosse informato, ottenendo in risposta la notizia che l'ordine proveniva da lui. Dopo questa conversazione, la regina consorte chiese perdono a Dio per il marito.

    Il 26 agosto il re tenne un lit de justice dove si assunse la responsabilità del massacro, dichiarando di aver voluto «prevenire l'esecuzione di una disgraziata e detestabile congiura fatta dall'ammiraglio, capo e autore, e dai suoi aderenti e complici, contro la persona del re e il suo Stato, la regina madre, i fratelli, il re di Navarra e i principi e i signori che erano presso di loro». Ma il massacro di San Bartolomeo fu seguito da molti altri: dura tutta una stagione, secondo l'espressione di Michelet. Avvertiti da testimoni, da commercianti di passaggio, incoraggiati da agitatori come il conte di Montsoreau nella Valle della Loira , le città di provincia scatenarono i loro massacri: il 25 agosto è la volta di Orléans, dove fece un migliaio di vittime, e Meaux; il 26 La Charité-sur-Loire, il 28 e il 29 Angers e Saumur, il 31 agosto Lione, l'11 settembre Bourges, il 3 ottobre Bordeaux, il 4 ottobre Troyes, Rouen, Tolosa, il 5 ottobre Albi, Gaillac, Bourges, Romans, Valence, Orange e altre ancora.

    La reazione delle autorità fu varia: a volte incoraggiarono il massacro, come a Meaux dove il procuratore del re diede il segnale o anche a Bordeaux, dove fu organizzato dal Parlamento, a Tolosa il governatore duca di Joyeuse, si mostrò favorevole alla strage. A volte i protestanti vengono protetti chiudendoli in prigione, come Le Mans o a Tours, ma a volte le prigioni sono assaltate e i reclusi uccisi, come a Lione, Rouen, Albi. I governatori si oppongono a coloro che sostengono che la strage sia ordinata dal re stesso ma questo non sempre impedisce gli omicidi.

    I sovrani europei, papa Gregorio XIII compreso, appresero la notizia del massacro, «presentata come una vittoria del re contro la congiura ordinata dagli ugonotti contro di lui»: il pontefice fece cantare un Te Deum di ringraziamento, coniare una medaglia con la propria effigie per ricordare l'evento e commissionò al pittore Giorgio Vasari una serie di affreschi raffiguranti il massacro, tuttora presenti nella Sala Regia dei Palazzi vaticani. Filippo II di Spagna espresse la sua soddisfazione dichiarando che quello era il più bel giorno della sua vita; invece la regina Elisabetta I d'Inghilterra prese il lutto e fece stare l'ambasciatore francese in piedi per molte ore prima di fingere di credere, per ragioni diplomatiche, alla tesi del complotto ugonotto e del massacro preventivo. Quella strage provocò in Francia l'inizio della quarta guerra di religione.

    Gli aristocratici escono dal Louvre: immagine dal film Intolerance (1916)
    Gli aristocratici escono dal Louvre: immagine dal film Intolerance (1916)
    Canto Nero
    Sacramento el sacramento
    Canto Nero

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    Sacramento el sacramento
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    Sacramento...
    El sacramento...
    El sa..
    El sa...

    Contributed by Riccardo Venturi - 2013/8/24 - 14:51


    questa sì, che passerà alla storia : )

    krzyś - 2014/2/7 - 06:38



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