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Büyü

Grup Yorum
Lingua: Turco

Lista delle versioni e commenti


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(Bob Dylan)


‎[1987]‎
Parole di Gülten Akın
Musica del Grup Yorum
E’ la canzone che apre “Sıyrılıp Gelen”, l’album d’esordio dello storico gruppo turco.‎

Siyrilip-Gelen-E2808Ecover

Ogni paese sottoposto ad una dittatura crudele, ad un regime feroce, ad un occupante spietato, ad ‎una “democrazia” ostaggio di poteri forti e mafie ha i suoi ‎‎Sophie Scholl, i suoi ‎‎Carlo Giuliani, i suoi ‎‎Sotiris Petrulas, i suoi ‎‎Maria Claudia Falcone, i suoi ‎‎Salvador Puig, i suoi ‎‎Malik Oussekine, i suoi ‎‎Jeffrey Miller, i suoi ‎‎ragazzi di Plaza de las Tres Culturas ‎‎… i suoi Erdal Eren.‎


Turchia, ‎1980‎.‎




I vertici delle forze armate – da sempre protagoniste della Storia del paese - col pretesto di porre ‎fine allo scontro tra gruppi di destra e di sinistra, che essi stessi avevano fomentato ad arte ‎sostenendo le formazioni paramilitari dell’estrema destra, come i feroci “Lupi Grigi”, attuarono un ‎colpo di Stato per ristabilire l’ “ordine”. Ne seguì una violenta repressione che si abbattè però ‎soltanto sui militanti di sinistra, mentre gli ultra-nazionalisti – ai quali fino a quel momento era stato ‎affidato il “lavoro sporco” – se la cavarono con poco... Emblematica la vicenda di Haluk Kırcı, uno ‎dei capi dei “Lupi Grigi”, soprannominato “Idi Amin” per la sua ferocia: responsabile reo confesso ‎dell’assassinio del magistrato Doğan Öz e del massacro di Bahçelievler, quando nel 1978 trucidò ‎sette giovani studenti appartenenti al Partito dei Lavoratori, Haluk Kırcı fu condannato sette volte ‎alla pena capitale ma è vivo e vegeto ed entra ed esce di prigione più o meno quando gli pare…‎




Invece il giovanissimo studente di sinistra Erdal Eren, che nel 1980 aveva 17 anni, fu arrestato con ‎l’accusa di aver ucciso un soldato nel corso di un conflitto a fuoco e nel giro di un mese – durante il ‎quale subì pesanti torture in carcere - fu condannato a morte, benchè non ci fosse nessuna prova a ‎suo carico, anzi, il soldato era stato probabilmente ucciso dal “fuoco amico”…‎




Erdal Eren fu impiccato ad Ankara il 13 dicembre del 1980.


Erdal Eren, condannato a morte falsificando la sua vera età anagrafica, è uno dei ‎nomi simbolo del colpo di stato del 12 settembre 1980. 27 anni dopo il golpe la famiglia di Erdal ‎Eren ha rotto il silenzio. Il fratello maggiore, Erkan, ha detto che le vittime del 12 settembre si ‎aspettano le scuse da parte dello stato. Erkan Eren ha anche sottolineato che la famiglia, per essere ‎la famiglia di Erdal, per anni ha avuto problemi. ‎
‎"Erdal è uscito dalla nostra casa di Ankara la mattina del 2 febbraio 1980 e non è mai più tornato". ‎Erkan ha dichiarato che il fratello è stato giustiziato per un reato che non ha commesso."Hanno ‎detto che aveva ucciso un militare nel corso di un confltto a fuoco. I militari venivano verso di lui ‎ma hanno detto che Erdal aveva colpito il miliare alla schiena. L'autopsia ha rivelato che il soldato ‎era stato colpito alla schiena, da distanza ravicinata, quindi non poteva essere stato Erdal dato che i ‎militari non gli voltavano le spalle. Dopo che mio fratello è uscito di casa, lo abbiamo potuto vedere ‎solo poche volte durante il processo. Nei primi tempi in carcere il suo morale era buono, chiedeva ‎libri e fiori. Quando poi però il carcere di Mamak è passato alla gestione militare, dopo il golpe, ‎potevamo vedere i segni delle pesanti torture che gli infliggevano".‎
Erkan ricorda come il processo che si è concluso con la condanna a morte sia durato un mese. Il ‎tribunale non ha preso in considerazione nessuna delle prove presentate dagli avvocati della difesa. ‎Continua Erkan: "Lo hanno giudicato in un mese e mezzo, in non più di tre udienze. La Corte di ‎Appello ha annullato due volte la sentenza ma poi, alla fine, è stata convalidata. E' stato giustiziato. ‎Era minorenne. Non hanno nemmeno voluto accertare la sua vera età. A quell'epoca cercavano un ‎capro espiatorio. Abbiamo saputo dell'esecuzione dalla radio, volevano seppellirlo nel cimitero dei ‎senza nome".‎
‎"Il processo di Erdal non aveva nessuna validità dal punto di vista legale. Vorrei che lo stato ci ‎chiedesse scusa. Ma al contrario, per anni il fatto di essere la famiglia di Erdal ci ha creato ‎problemi. Venivamo pedinati di nascosto. Recentemente stavamo per avere una commessa dal ‎ministero degli Affari Esteri ma alla fine non hanno dato il permesso perchè si sono accorti che ‎sono il fratello di Erdal Eren. 27 anni dopo mi trovo ancora davanti ad alcuni ostacoli."‎
Erkan, dopo aver ricordato che il padre ebbe un infarto alla notizia dell'esecuzione, ha continuato: " ‎Mio padre soffrì molto per la morte di mio fratello ed è morto tre anni dopo aver avuto l'infarto. ‎Mia madre, in modo strano, è stata investita da un veicolo militare mentre attraversava la strada. Ne ‎porta ancora oggi le conseguenze. Soffre ed è triste da anni. Credo si debbano portare davanti ad un ‎tribunale quelli che, in quel periodo, ci hanno fatto vivere cose al di fuori del diritto. Ma non sono ‎molto fiducioso che una cosa simile possa accadere. Li hanno messi sotto protezione con una serie ‎di leggi. Sinceramente mi aspetto che lo stato chieda scusa alla vittime"‎
‎(da un articolo di Mesut Hasan Benli pubblicato su “Radikal” del 12 settembre 2007, tradotto da ‎Fabio Salomoni per Osservatorio Balcani e Caucaso)
Büyü de baban sana,
Büyü de büyü
Acılar alacak yokluklar alacak,
Büyü de baban sana

Büyü de baban sana,
Büyü de büyü
Bitmez işsizlikler, açlıklar alacak,
Büyü de baban sana

Büyü de baban sana,
Büyü de büyü
Baskılar, işkenceler,
Kelepçeler, gözaltılar,
Zindanlar alacak

Büyü de baban sana,
Büyü de büyü
Büyüyüp de on yedine geldiğinde,
Baban sana idamlar alacak

inviata da Bernart - 23/5/2013 - 10:34




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
23 maggio 2013

La traduzione è stata fatta direttamente sul testo turco; ma, come si può vedere, la traduzione inglese è del tutto corretta (seppure non completa). [RV]
CRESCI

Cresci, su, e tuo padre
cresci, su, cresci,
ti comprerà pene e miserie,
cresci, su, e tuo padre

Cresci, su, e tuo padre
cresci, su, cresci,
‎ti comprerà disoccupazioni infinite e carestie,
cresci, su, e tuo padre

Cresci, su, e tuo padre
cresci, su, cresci
ti comprerà celle sotterranee,
oppressioni, torture,
manette e galere

Cresci, su, e tuo padre
cresci, su, cresci
non appena avrai compiuto diciassette anni
tuo padre ti comprerà esecuzioni capitali.

23/5/2013 - 11:43




Lingua: Inglese

Traduzione inglese di Kibele da questo forum. Si tratta forse di una traduzione un po’ approssimativa… “Büyü”, ‎il termine più ricorrente, dovrebbe infatti significare “magia”… Se qualcuno (Riccardooooo!!!) ‎avesse tempo e voglia di rivederla…‎
GROW UP (?)‎

Grow up ‎
and your father will buy pains and poverties

Grow up ‎
and your father will buy you neverending unemployments and hungers

Grow up ‎
and your father will buy you oppressions, tortures, handcuffs, custodies and dungeons

Grow up ‎
and your father will buy executions when you reach seventeen.‎

inviata da Bernart - 23/5/2013 - 10:35




Lingua: Inglese

Traduzione inglese di zel.ayik (L.Trans.)
English Translation by zel.ayik (L.Trans.)
GROW UP

Grow up so your father can buy you...
Grow up, grow up
He will buy you sufferings and poverty
Grow up so your father can buy you...

Grow up so your father can buy you...
Grow up, grow up
He will buy you neverending unemployments and hunger
Grow up so your father can buy you...

Grow up so your father can buy you...
Grow up, grow up
He will buy you opression and pain
He will buy you handcuffs and surveillience
He will buy you prisons

Grow up so your father can buy you...
Grow up, grow up
And when you've grown to become 17
He will buy you death sentences

inviata da Riccardo Venturi - 29/1/2018 - 20:26


No, Bernart; "büyü" è l'imperativo del verbo "büyümek", che significa "crescere, aumentare"; la traduzione inglese "grow up" è corretta. Comunque sto facendo la traduzione in italiano senza tenere conto dell'inglese, a fra un po'...
NB. "Büyü" significa effettivamente anche "incantesimo, formula magica"; ma lascia stare il traduttore automatico di Google, ancora è uno dei pochi casi in cui l'essere umano va ampiamente in culo alla macchina :-P

Riccardo Venturi - 23/5/2013 - 11:22


Sul periodo della dittatura militare in Turchia nei primi anni 80, vorrei consigliarvi la lettura di un ‎piccolo, bellissimo libro edito da una piccola, coraggiosa casa editrice torinese, ‎‎Scritturapura. Si tratta di “Non sparate agli ‎aquiloni” scritto nel 1986 da Feride Çiçekoğlu (1951-), oggi docente universitaria ad Istanbul, che ‎nel 1980 fu arrestata e incarcerata per quattro anni, prigioniera politica.‎

non sparate agli aquiloni


Questo racconto – dal quale nel 1989 è stato tratto il film “Uçurtmayi vurmasinlar”, diretto da Tunç ‎Başaran e sceneggiato dalla stessa Çiçekoğlu – è un diario di prigionia costituito dalle lettere ‎immaginarie scambiate tra Barış, il piccolo figlio di una detenuta comune che ha seguito la madre in ‎carcere, e Inci, una detenuta politica che piano piano educa il bambino al culto della libertà.‎

Uçurtmayi vurmasinlar


Qui alcune sequenze del film accompagnate ‎dalla canzone “Bir Görüş Kabininde” del Grup Yorum.‎

Bernart - 23/5/2013 - 11:35


Grazie Riccardo, ci contavo... (Io non parlo il turco, scusami, pardon - per dirla alla Paolo Conte...)

Bernart - 23/5/2013 - 11:37


Poiché ho la memoria molto, ma molto lunga, mi piacerebbe anche ricordare che nel 1980, poco dopo il colpo di stato militare in Turchia, la cosa fu salutata con entusiasmo dal "gandhiano" Marco Pannella e da parecchi esponenti del partito radicale, che parlarono di "colpo di stato molto positivo".

Riccardo Venturi - 23/5/2013 - 11:48


Ma figurati, Bernart, per canzoni del genere è sia un piacere che un dovere. Tra l'altro proprio oggi comincia al CPA Firenze Sud la Tre Giorni di Musica Popolare, dove abbiamo anche un gruppo turco militante (non è il Grup Yorum, ma la motivazione è la stessa). Col turco non è comunque poi che me la cavi così liberamente come con altri lingue, ma ho semplicemente cavato fuori dagli scaffali un dizionario e una grammatica di lingua turca. Cari, vecchi libri!

Riccardo Venturi - 23/5/2013 - 11:54


Gianni Sartori - 17/3/2018 - 11:03


GRUP YORUM ANCORA SOTTO PROCESSO E IN SCIOPERO DELLA FAME
(Gianni Sartori)

grup yorum


La prima udienza del maxi processo contro una trentina di musicisti di Grup Yorum si è svolta il 14 febbraio. Al momento, alcuni sono in carcere, due latitanti e altri due in sciopero della fame ormai da oltre 240 giorni.
Su questa questione sgombriamo il campo dagli equivoci. Al solito, qualcuno farà confronti con lo sciopero della fame del 1981 costato al vita a dieci repubblicani irlandesi. I sette militanti dell’IRA e i tre dell’INLA morirono mediamente dopo un paio di mesi di astensione dal cibo. Bisogna però precisare che l’incredibile durata di questi scioperi nelle prigioni turche (così come di quelli in cui persero la vita oltre un centinaio di militanti della sinistra rivoluzionaria turca ormai venti anni fa) è dovuta ad alcuni accorgimenti, come l’utilizzo preventivo di vitamine. In realtà quella che si prolunga è soprattutto l’agonia, la sofferenza per i militanti che comunque, anche in caso di eventuale sospensione, rischiano danni irreparabili, sia fisici sia mentali.
Detto questo, diventa prioritario “agire prima che qualcuno di loro perda la vita”, come sostengono da tempo varie organizzazioni. In particolare, l’Associazione del foro di Istanbul, un’Associazione di medici di Istanbul, l’Iniziativa degli artisti e l’Assemblea artistica che hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, un appello rivolto alle autorità affinché si comportino in maniera responsabile nei confronti degli imputati. E in particolare di chi è in sciopero della fame (ora diventato digiuno fino alla morte) ormai da oltre 240 giorni per protestare contro le restrizioni (proibizione dei loro concerti per il carattere politico delle canzoni) e la continua repressione a cui i membri di Grup Yorum vengono sottoposti da anni. Prima del processo iniziato il 14 febbraio, per molti di loro la “detenzione provvisoria” era durata due anni.

grup yorum processo
La cantante Helin Bölek e il chitarrista Ibrahim Gökcek non si alimentano dal 16 maggio 2019 rivendicando il diritto alla libera espressione artistica. Trattati dal governo turco alla stregua di delinquenti, musicisti e cantanti sono stati arrestati per “appartenenza a un’organizzazione terrorista”. Per la precisione, sono accusati di far parte del DHKC-P (Devrimci Halk Kurtuluş Partisi-Cephesi) o comunque di fare propaganda per questa organizzazione armata.
Insieme ad altri cinque membri del gruppo, Ibrahim Gökcek era stato inserito nella lista dei “terroristi più ricercati” con una ricompensa di 300mila lire turche (46mila euro) per ciascuno di loro. Gökcek – per il quale viene richiesto l’ergastolo – venne imprigionato in base a una “testimonianza segreta” e senza un preciso atto d’accusa. Dopo 200 giorni di digiuno Gökcek decideva di entrare in sciopero della fame fino alla morte.
Con lui anche Helim Bölek (uscita dal carcere alla fine del 2019) ha voluto radicalizzare ulteriormente la sua azione di protesta. Gökcek – che ormai pesa solo 46 chili – porta avanti la sua battaglia nonviolenta nella casa di Grup Yorum ad Armutlu (Istanbul). Nell’ultima lettera lamenta bruciori ai piedi, problemi di respirazione, di vista e di pressione. Inoltre comincia ad avere le mani livide, la pelle si fa sempre più sottile e secca cambiando di colore (inevitabile ricordare come apparve Bobby Sands nell’ultima visita che fu concessa a un suo compagno di prigionia).
Altri esponenti di Grup Yorum sono ugualmente in sciopero della fame, e così dal 3 gennaio alcuni “avvocati del popolo” incarcerati a loro volta.
Le piattaforme Freemuse, Susma (piattaforma non tacere) e P24 (Bagimsiz Gazetecilik Platformu, piattaforma per un giornalismo indipendente) hanno richiesto la scarcerazione dei musicisti detenuti, di mettere fine alle illegittime restrizioni della libertà di espressione del gruppo e di accettare le richieste degli artisti in sciopero della fame.
In realtà le vere e proprie persecuzioni nei confronti di Grup Yorum sono di antica data. Solo negli ultimi due anni il centro culturale Idil, dove questi musicisti avevano il loro studio e tenevano le prove, ha subìto una dozzina di irruzioni da parte della polizia. Oltre ad arrestare chi si trovava nel centro, la polizia aveva raccolto presunte prove poi utilizzate contro gli attuali imputati.

Ma quali “prove”?
Elencando con ordine: giornali, documenti, scritte, poster di colore rosso e giallo (colori che rimandano a quelli utilizzati anche dal DHKC-P), magliette, testimonianze di persone anonime, un martello, qualche casco.
Un’aggravante poi il fatto che alcuni imputati (sottoposti a una “detenzione provvisoria” durata due anni prima del 14 febbraio 2020) si fossero rifiutati di mangiare. Agli occhi del procuratore, un’ulteriore prova di appartenenza all’organizzazione terrorista.
Quali le vere “colpe” del Grup Yorum?
Cantare le canzoni degli oppressi e sfruttati, di tutti gli oppressi e sfruttati del pianeta; dar voce ai lavoratori in sciopero e alle persone che hanno perso i loro cari per la violenza dello Stato; diffondere le canzoni della resistenza dei popoli.
Le pene richieste dal procuratore sono alquanto pesanti e per alcuni musicisti si profila addirittura la condanna all’ergastolo.
Grup Yorum invece chiede l’immediata scarcerazione per i musicisti in carcere e l’annullamento del mandato di cattura per tutti i membri del gruppo. Chiede inoltre la fine delle irruzioni nel centro culturale Idil e l’annullamento del divieto di tenere concerti.
Nato nel 1985, Grup Yorum – che esegue le sue canzoni, oltre che in turco, anche in curdo, arabo, kazako e armeno – ha tenuto centinaia di concerti, spesso gratuiti, in Turchia e in ogni angolo del pianeta (molto amato in America Latina e nei Paesi Baschi). Ma da due anni, con l’entrata in vigore delle leggi di emergenza, non può più esibirsi in Turchia, e anche in Germania viene sottoposto a pesanti restrizioni.
Ben differente la situazione in epoca precedente se pensiamo che un concerto – questo a pagamento – del 2010 nello Stadio BJK İnönü aveva riunito oltre 60mila persone. Addirittura un milione di spettatori in piazza a Istanbul nel 2012 e – sempre a Istanbul – 500mila nel 2013. A Izmir, nel 2015, circa 750mila. Dati significativi che forse aiutano a comprendere quali siano le vere ragioni del maxi processo. Un processo squisitamente politico con cui si vorrebbe cancellare, annichilire gran parte della memoria storica delle classi subalterne e delle lotte popolari e intellettuali di questo Paese.
In sciopero della fame da 240 giorni (e ugualmente con gravi problemi di salute) anche Mustafa Koçak, già condannato all’ergastolo nel luglio dell’anno scorso. Era stato accusato di aver fornito le armi utilizzate nel rapimento del procuratore Kiraz che si stava occupando del caso di Berkin Elvan (il quindicenne colpito da un lacrimogeno mentre andava a comprare il pane all’epoca degli scontri di Gezi Park e morto dopo nove mesi di coma). Il procuratore era rimasto ucciso, insieme ai suoi rapitori, durante il tentativo della polizia di liberarlo. A suo carico, soltanto la testimonianza di qualcuno che in un bar avrebbe sentito dire che Koçak era implicato. 1)
Senza dimenticare gli Avvocati del popolo: in un comunicato stampa del 3 febbraio gli avvocati di Halkin Hukuk Burosu (ufficio legale del popolo, HHB) e quelli dell’associazione degli avvocati progressisti (Cagdas Hukukcular Dernegi, CHD) annunciavano di aver iniziato uno sciopero della fame in solidarietà sia con Grup Yorum sia con Mustafa Koçak.



N O T E

1) Va ricordato che Mustafa Koçak è stato accusato da un testimone che alla fine non ha saputo fornire prove concrete. E infatti nessuna prova reale è stata portata in tribunale o scritta nell’accusa a carico. Gli hanno dato l’ergastolo in base a quella che si potrebbe definire una falsa testimonianza. Oltretutto proveniente dallo stesso personaggio usato anche in precedenza per mandare in galera decine e decine di dissidenti. Il processo era avvenuto senza la possibilità di un contraddittorio, e ora Koçak chiede solo un processo equo, chiede giustizia. Quanto al procuratore ucciso, le indagini avrebbero stabilito che era stato colpito dal “fuoco amico” della polizia.

Per chi volesse poi dare un segnale concreto di solidarietà, esistono alcune possibilità:

*Girare un breve video di solidarietà: per favore, fate un video molto breve e semplice con un messaggio di solidarietà per i resistenti e inviatelo a antiemperyalistresist@yandex.com. Sarà pubblicato in varie reti di solidarietà e potrà essere condiviso da molti altri gruppi di amici per essere ascoltato a livello internazionale.
*Organizzare proteste davanti all’ambasciata o ai consolati.
*Scrivere fax tutti i giorni a:
Presidency Of The Republic Of Turkey
indirizzo: Cumhurbaşkanlığı Külliyesi 06560 Beştepe-Ankara-Turkey
tel: (+90 312) 5255555 fax : (+90 312) 5255831
contact@tccb.gov.tr
Ministry of Justice Of The Republic Of Turkey
Indirizzo: 06659 Kizilay/ankara
tel: 90 (0312) 4177770 fax: 90 (0312) 4193370
info@adalet.gov.tr
Ministry of Internal Affairs of Turkey
indirizzo: Çamlıca Mahallesi 122. Sokak N° 2 Yenimahalle/Ankara
tel: (0312) 3876084 fax: (0312) 3876091

Gianni Sartori - 22/2/2020 - 23:49


TURCHIA: LIBERARE TUTTI!
Gianni Sartori
In sciopero della fame ormai da 252 giorni (e ridotto a pesare soltanto 46 chili), il 24 febbraio Ibrahim Gökçek (prigioniero politico, chitarrista, membro della band Grup Yorum) è stato rimesso in libertà. Secondo i medici dell'Istituto di Medicina Forense che lo avevano visitato, il suo stato di salute, le sue condizioni fisiche sono incompatibili con la carcerazione. Ovviamente questo costituisce soltanto un rinvio, un palliativo. Permane gravissima la situazione complessiva dei prigionieri e la repressione non accenna ad arrestarsi.
Emblematico il caso di un'altra musicista, la cantante curda Nuden Durak in prigione ormai da cinque anni. Soltanto per aver cantato e insegnato musica in curdo, la sua lingua madre.
Attualmente detenuta nella prigione chiusa di Mardin, in base alla condanna subita (19 anni) dovrebbe tornare in libertà nel 2034.

Nata a Cizre, Nuden Durak insegnava ai bambini della sua città i canti tradizionali. Ovviamente in lingua curda.
Arrestata nel 2015, era stata condannata in un primo tempo a dieci anni (per aver “promosso propaganda curda”).
L'anno successivo, senza nemmeno nuove accuse, la sua pena venne praticamente raddoppiata.

Ricordo che fino a non molti anni fa (almeno ai novanta del secolo scorso) perfino la parola “Curdo” era proibita. Cantare in curdo poi, assolutamente impensabile.

E proprio negli anni novanta avevo intervistato Hevi Dilara (il suo nome curdo, ma sui documenti risultava turchizzato – forzatamente - come “Bengin Aksun”) ugualmente arrestata perché cantava in curdo. Ma non solo, venne anche ripetutamente torturata. “Mi portavano davanti a mio padre svestito e con gli occhi bendati - raccontò - torturavano me e minacciavano di ucciderlo; poi torturavano lui davanti ai miei occhi e dicevano che dovevamo pentirci perché avevamo cantato in curdo. Poi, viceversa, svestivano me, bendavano i miei occhi quando c'era mio padre davanti a me, mi torturavano con il manganello facendo cose molto brutte, delle cose che non si possono nemmeno raccontare...Soprattutto quando mio padre era davanti a me, mi torturavano con getti d'acqua intensa o corrente elettrica alle dita e alle parti intime del corpo; tutto questo è durato quindici giorni...”.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 24/2/2020 - 21:44



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