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Ruina de México en Tlatelolco

Anonymous
Language: Spanish

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[origine: 1523/1528]

Anonimo corrido messicano che riadatta al massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968 una composizione vecchia di secoli. Testo ripreso da La musica dell'altra Italia, sezione Canzoniere internazionale. Per la sua antichissima origine si veda l'esteso commento di Maria Cristina Costantini.

Tutta l'iconografia della pagina è stata ricercata da Maria Cristina Costantini stessa.

La batalla de Tlatelolco. Affresco di Diego de Rivera dal ciclo sulla storia del Messico.
La batalla de Tlatelolco. Affresco di Diego de Rivera dal ciclo sulla storia del Messico.
En los caminos ya solo quedan dardos rotos;
los cabellos están esparcidos.
Destechadas están las casas,
enrojecidos tienen sus muros.

Gusanos pululan por calles y plazas
y están las paredes manchadas de sesos.
Rojas están las aguas, cual si las hubieran teñido,
y si las bebíamos, eran agua de salitre.

Golpeábamos los muros de adobe en nuestra ansiedad
y nos quedaba por herencia una red de agujeros.
En los escudos estuvo nuestro resguardo,
pero los escudos no detienen la desolación.

Hemos comido panes de colorín,
hemos masticado grama salitrosa,
pedazos de adobe, lagartijas, ratones
y tierra hecha polvo y aún los gusanos.

Llorad, amigos mios,
tened entendido que con éstos hechos
hemos perdido la nación mexicana.
iEl agua se ha acedado, se acedó la comida!
Esto es lo que ha hecho el Dador de la vida en Tlatelolco.

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/8/16 - 12:18



Language: Italian

Versione italiana di Maria Cristina Costantini (si veda il commento):

Diego de Rivera: El mercado de Tlatelolco.
Diego de Rivera: El mercado de Tlatelolco.
Per le strade solo giacciono dardi spezzati,
I capelli sono sparsi.
Senza tetto sono le case,
arrossati i loro muri.

Vermi pullulano per strade e piazze
E le pareti sono macchiate di cervelli.
Rosse sono le acque, come se le avessero tinte,
e se le beviamo,
è come se bevessimo acqua al salnitro.

Percuotevamo i muri di fango nell'ansia
e ci restava in eredità una rete piena di buchi.
Negli scudi era la nostra difesa,
ma gli scudi non fermano la desolazione.

Abbiamo mangiato eritrina,
abbiamo masticato gramigna salnitrosa,
pezzi di fango secco, lucertole,
topi, terra fatta polvere, persino i vermi.

Piangete, amici miei,
sappiate che con questi fatti
abbiamo perso la nazione messicana.
L’acqua si è inacidita, è diventato acido il cibo!
Questo ha compiuto il Creatore della vita a Tlatelolco.

2007/3/24 - 22:18


L'assedio di Cholula.
L'assedio di Cholula.
Questo bellissimo documento, che evidentemente ha attraversato indenne quattro secoli di storia per arrivare a noi in tutta la sua tensione epica e la sua tragica attualità, è un icnocuícatl, un "canto triste" della Conquista: un poeta azteco descrive, con uno straordinario senso drammatico, gli ultimi giorni dell'assedio di Tenochtitlán (Tlatelolco, Cholula).

Per la precisione è l'unione di parti di due diversi poemi:

- "Se ha perdido el pueblo Mexica" 1523 ("Cantares Mexicanos", Biblioteca Nacional de México)

[...]
Llorad, amigos mios,
tened entendido que con estos hechos
hemos perdido la nación mexicana.
iEl agua se ha acedado, se acedó la comida!
Esto es lo que ha hecho el Dador de la vida en Tlatelolco.

Piangete, amici miei,
sappiate che con questi fatti
abbiamo perso la nazione messicana.
L’acqua si è inacidita, è diventato acido il cibo!
Questo ha compiuto il Creatore della vita a Tlatelolco.


- "Los últimos días del sitio de Tenochtitlán" 1528 ("Manuscrito Anónimo de Tlatelolco", Biblioteca Nacional de México)

Il massacro di Cholula.
Il massacro di Cholula.
[...]
En los caminos ya solo quedan dardos rotos,
los cabellos están esparcidos.
Destechadas están las casas,
enrojecidos tienen sus muros.

Gusanos pululan por calles y plazas
y en las paredes están salpicados los sesos.
Rojas están las aguas, están como teñidas,
y si las bebimos,
es como si bibiéramos agua de salitre.

Golpeábamos, en tanto, los muros de adobe,
y era nuestra herencia una red de agujeros.
Con los escudos fue su resguardo, pero
ni con escudos puede ser sostenida su soledad.

Hemos comido palos de colorín,
hemos masticado grama salitrosa,
piedras de adobe, lagartijas,
ratones, tierra en polvo, gusanos. [...]


La resa di Cholula.
La resa di Cholula.
Per le strade solo giacciono dardi spezzati,
I capelli sono sparsi.
Senza tetto sono le case,
arrossati i loro muri.

Vermi pullulano per strade e piazze
E le pareti sono schizzate di cervelli.
Rosse sono le acque, come se le avessero tinte,
e se le beviamo,
è come se bevessimo acqua al salnitro.

Percuotevamo i muri di fango nell’ansia
e ci restava in eredità una rete piena di buchi.
Negli scudi era la nostra difesa,
ma gli scudi non fermano la desolazione.

Abbiamo mangiato eritrina,
abbiamo masticato gramigna salnitrosa,
pezzi di fango secco, lucertole,
topi, terra fatta polvere, vermi [...]


Visión de los vencidos Relaciones indígenas de la conquista, introd., selección y notas: Miguel León Portilla, Versión de textos nahuas: Ángel Ma. Garibay, 12ª. Edición, México, UNAM, 1989, 224 pp. Ilus. Edizione digitale Indice , cap. XV “Cantos tristes de la Conquista” Capitolo 15

L'iconografia è tratta dalle fonti citate (Lienzo de Tlaxcala, Codice Fiorentino, Codice Aubin, Codice Ramírez)

Maria Cristina Costantini - 2007/3/23 - 13:17



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