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Les Colonels

Jean Villard, dit Gilles
Language: French

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(Jean Villard, dit Gilles)


Testo di Jean Villard
dal sito del GSSA, gruppo per una Svizzera senza esercito, segnalato da Adriana
Paroles de Jean Villard
d'après le site du GSSA-Groupe pour une Suisse Sans Armée signalée par Adriana


as La Svizzera, dove vivo da quasi tre anni, e dalla quale sono in procinto di ripartire, è un paese strano e per molti versi del tutto sconosciuto e pieno di contraddizioni (ma quale paese non ne ha a bizzeffe ?) All’esterno cosa se ne sa, in definitiva ? I famosi luoghi comuni, come il cioccolato, il formaggio, gli orologi, le banche (e il segreto bancario) ; e la sua neutralità. Il fatto è questo : dall’anno di grazia 1515, quando gli svizzeri (che fino ad allora erano stati un’incontrastata potenza militare europea) furono sconfitti terribilmente nella battaglia di Marignano (che poi sarebbe Melegnano, presso Milano, proprio dove adesso sorge la famosa barriera dell’A1), passata poi alla storia come "Battaglia dei Giganti", la Confederazione Elvetica non fa più guerre. Nemmeno una. Al massimo ha avuto una piccola guerra civile verso la metà del XIX secolo, la cosiddetta « Guerra del Sonderbund » (i cantoni protestanti si volevano staccare da quelli cattolici, e si ebbe una sorta di Belfast in miniatura anche a Friburgo, dove fu arso in piazza un arcivescovo…), preceduta, è vero, dall’invasione napoleonica di una cinquantina d’anni avanti. Da quasi cinquecento anni, quindi, la Svizzera non porta più guerra ad un paese straniero, vicino o lontano che sia. Ha dichiarato la sua neutralità perpetua. E su che cosa si basa questa neutralità perpetua ? Sulle armi, verrebbe praticamente da dire. La neutralità assoluta della Svizzera, sancita precisamente dalla sua Costituzione come principio fondante, è la cosiddetta « neutralità armata ». Teoricamente, ogni cittadino svizzero è un soldato che deve, in caso di bisogno, assicurare la difesa del proprio paese ; ed anche se gli svizzeri usualmente si scherniscono e tendono a minimizzare un po’ la cosa, l’esercito svizzero è temibile.
Jean Villard.
Jean Villard.
E così, il Paese che non fa le guerre (e cui va un sincero applauso per questo), è anche, inutile negarlo, almeno in discreta parte un paese notevolmente militarista, e dove l’esercito gode di prestigio, di considerazioni e soprattutto di abbondantissime sovvenzioni statali. Ma gli svizzeri hanno da sempre un’animo combattivo : non a caso, e fino a tempi storicamente abbastanza recenti (parlo fino al XVIII secolo) si è assistito al celebre fenomeno del mercenariato. I montanari elvetici venivano ingaggiati in tutti gli eserciti europei per il loro valore. Svizzere erano le guardie che difendevano le Tuileries il 20 agosto 1792, e che furono, dopo una battaglia terrificante, massacrate dagli insorti rivoluzionari parigini (a loro è dedicato un monumento molto famoso, il « Leone di Lucerna », la cui erezione provocò a suo tempo qualche attrito con la Francia). E svizzere, inutile anche precisarlo, sono le guardie personali del Papa, l’ « esercito più piccolo del mondo » (l’ultimo vestigio storico del mercenariato). E dunque, ecco la Svizzera. Paese dove sorgono le più alte istituzioni internazionali che si occupano di pace (basterebbe nominare l’ONU e la Croce Rossa, che per mano di uno svizzero, Henri Dunant, è nata) e dove sorgono anche un bel po’ di fabbriche d’armi e di altro materiale bellico –certo, non è questa una prerogativa della sola Svizzera. Ma, insomma, forse su tutto questo è meglio lasciar parlare uno svizzero, Jean Villard (di Montreux, a pochi chilometri da qui, e sui cui monti, particolarmente sui Rochers de Naye, vive l'unico esercito che amo: quello delle marmotte) con una canzone autenticamente allo zolfo. [RV]

L'armée c'est de la merde Ginevra, agosto 2006
L'armée c'est de la merde Ginevra, agosto 2006
Chaque pays a ses élites
Dont il est fier évidemment
Penseurs et docteurs émérites
Grands créateurs et grands savants
Ces gens-là illustrent l'histoire
Ils sont parfois universels
Pour nous les Suisses notre gloire
Disons-le c'est nos colonels

Un magazine sur deux pages
S'offre chaque année leurs portaits
Voyez voyez tous ces visages
C'est bien la Suisse trait pour trait
Menton carré gueule énergique
Regard d'acier sous un front bas
Sans complexe métaphysique
Nous voilà prêts pour le combat

Comme nous côtoyons les guerres
Mais sans jamais tomber dedans
Nos colonels pour se distraire
Font la petite en attendant
Faut les voir aux grandes manoeuvres
Jongler avec les bataillons
Quand la machine est à pied d'oeuvre
Comme ils font valser les millions

Chars et camions longue colonne
Ca pète à travers les vallons
L'avion rugit le canon tonne
Les Bleus attaquent vers Ollon
Les Centurions crachent des flammes
L'essence coule à pleins tuyaux
C'est du tonnerre on nous acclame
Est-ce Austerlitz ou Waterloo

Pour faire tourner ce grand manège
Il n'y a que nos colonels
Solides à table un peu stratèges
Très à cheval et fonctionnels
On en a de vraiment supers
Tout bon Suisse naissant soldat
Est p't'être un colonel en herbe
Qui mourra très vieux dans ses draps

Si les Etats unis du monde
Se formant miraculeusement
Décidaient un jour à la ronde
D'abolir tous les armements
Sans chars sans canons sans armée
Pourrions-nous vivre nom de nom
Dans une Helvétie désarmée
D'une seule voix nous répondons non!

Refusant cette perspective
Abominable abdication
Nous resterons sur le qui vive
A cheval sur nos munitions
Et quand viendra la fin dernière
La Suisse devant l'Eternel
Se présentera en ordre et fière
Munie de tous ses colonels

Ceinturon casque jugulaire
Garde-à-vous pour offrir à Dieu
Notre réglement militaire
Qui peut être utile en haut lieu
Alors le Maître de la Vie
Ayant dit: "Repos, fils de Tell"
Je compte, ô mère patrie
A ce moment bien solennel
Lui répondre avec énergie
"A vos ordres, mon colonel!"

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/8/15 - 17:31



Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi
15 agosto 2006
Dedicata a Manuela
I COLONNELLI

Ogni paese ha le sue élites
di cui va ovviamente fiero,
pensatori e dottori emeriti,
grandi creatori e gran sapienti
Queste persone dan luce alla storia,
sono talvolta universali
Per noi Svizzeri, la nostra gloria
diciamolo pure, sono i Colonnelli.

Una rivista, su due pagine
si concede ogni anno i loro ritratti
vedete, vedete tutte queste facce
è proprio la Svizzera, volto dopo volto
mento quadrato, facciazza energica
sguardo d’acciaio sotto una fronte bassa
senza complessi metafisici
eccoci pronti al combattimento

Poiché noi passiamo accanto alle guerre
ma senza mai cascarci dentro,
i nostri colonnelli, nell’attesa
fan la guerricciola per distrarsi
Bisogna vederli alle grandi manovre
giocherellare coi battaglioni,
e quando la macchina bellica è pronta
come ne fan ballare a milioni

Carrarmati e camion in lunghe colonne
rombano attraverso i valloni,
l’aereo ruggisce, il cannone tuona,
gli Azzurri attaccano verso Ollon
i Centurioni sputano fiamme,
la benzina cola a tubate piene
è come il tuono, ci acclamano,
è Austerlitz o Waterloo ?

Per far girare ‘sta grande baracca
non ci sono che i nostri Colonnelli,
solidi a tavola, un poco strateghi
molto a cavallo e funzionali
ne abbiamo di veramente super,
e poiché ogni buon Svizzero nasce soldato
è forse un colonnello in erba
che morirà decrepito nel suo letto

Se si formassero, per miracolo,
gli Stati Uniti del Mondo,
e decidessero un giorno assieme
di abolire tutti gli armamenti,
senza carri, senza cannoni e senza esercito,
potremmo dunque vivere, santa Madonna,
in un’Elvezia disarmata ?
D’una sola voce rispondiamo : No !

Rifiutando questa prospettiva,
abominevole abdicazione
resteremo sul chi vive
a cavallo sulle nostre munizioni
e quando verrà il giorno del giudizio
la Svizzera, davanti al Padreterno
si presenterà ordinata e fiera
munita di tutti i suoi Colonnelli.

Cinturone, elmetto e sottogola,
sull’attenti per offrire a Dio
il nostro regolamento militare
che può essere utile in alto loco.
Allora al Padrone della Vita
dopo che avrà detto : « Riposo, figlio di Tell »,
conto, o mia madrepatria
di rispondergli energicamente :
« Ai suoi ordini, Colonnello ! »

2006/8/15 - 18:33


GSSA-GROUPE POUR UNE SUISSE SANS ARMEE
http://www.gssa.ch/

Le GSsA, c'est quoi? gssa

Depuis 1907 seulement, la Suisse a une armée, suite à une loi sur l'organisation militaire qui remplace la mosaïque de milices cantonales. Le 12 septembre 1982, 120 personnes fondaient le Groupe pour une Suisse sans Armée, dans le but de lancer une initiative populaire pour abolir l'armée suisse. Vingt ans après, voici venu le temps de faire le bilan sur les pages d'histoire de notre mouvement et de nous interroger sur les perspectives à venir.

L'initiative «Pour une Suisse sans armée et une politique globale de paix» a été lancée le 21 mars 1985, après près de 3 ans de discussions. La récolte, essentiellement en Suisse alémanique mais aussi dans les autres régions linguistiques, aboutit grâce à un effort volontariste. L'initiative est validée avec 111'300 signatures valables.

En 1988, le Conseil fédéral publie son message sur l'initiative: «La Suisse n'a pas d'armée, elle est une armée», dit-il dans son introduction. La classe politique est quasi-unanime pour rejeter l'initiative. La votation est agendée pour le 26 novembre 1989. Sociétés militaires et patriotiques se mobilisent. Les messages de propagande inondent les citoyens sous les drapeaux. Le Conseiller fédéral Villiger dit imprudemment qu'un résultat de 20% de oui serait une catastrophe. En face, la mobilisation de militant-e-s, jeunes et moins jeune, est aussi à la hauteur du défi.

Début novembre 1989, le Mur de Berlin tombe, suite aux réformes en Union soviétique et à l'exode des Allemands de l'Est, des Hongrois et des Tchécoslovaques vers l'Ouest. Le jour de la votation, le résultat tombe, incroyable: 1'052'218 citoyen-ne-s (35,6 %) ont dit oui, avec une participation record. Genève et le Jura acceptent l'initiative. C'est un formidable séisme politique.
Les soldats contre l'armée

Plus des deux tiers des conscrits avaient voté contre l'armée, d'après un sondage. Des officiers modernistes profitent alors de lancer une grande réforme de l'armée qui aboutira à Armée 95, le concept qui régit encore l'armée actuelle jusqu'à l'entrée en vigueur d'Armée XXI à partir de 2004.

En 1990, le GSsA lance un appel au refus collectif de servir, suite aux révélations sur l'armée secrète P26 et le service de renseignement clandestin P27. Les objecteurs de conscience devaient affronter les tribunaux en se réclamant d'un mouvement, afin d'obtenir l'introduction d'un service civil. Les tribunaux jugent néanmoins les objecteurs au cas par cas, ce qui est un semi-échec. L'auditeur en chef de l'armée Barras (l'accusateur ou procureur) propose une révision du code pénal militaire qui introduit une distinction entre «bons» objecteurs qui refusent pour des raisons de conscience et qui peuvent obtenir une condamnation à une astreinte au travail (une ébauche de service civil), et «mauvais» objecteurs, qui refusent pour raisons politiques ou de convenance personnelle et continuent à être condamnés à des peines de 8 mois de prison ferme environ. Le GSsA participe à la récolte de signatures contre cette révision, qui est néanmoins acceptée par le peuple en juin 1991. Le GSsA participe aussi activement aux mobilisations contre la guerre du Golfe.

En 1991 s'ouvrent aussi les premières discussions en vue du lancement d'une deuxième initiative pour abolir l'armée, comme nous l'avions promis au soir du 26 novembre 1989.
Suisse sans F/A-18

En 1992, le parlement décide de l'achat de 34 avions de combat F/A-18 pour la modique somme de 3,5 milliards de francs. Le GSsA décide alors de lancer une initiative pour une Suisse sans nouveaux avions de combat. En un mois, 503'519 signatures sont récoltées. Au mois de mai, suite à une initiative parlementaire, le principe d'un service civil est largement plébiscité par le peuple. La loi n'entrera en vigueur qu'en 1996, suite à d'âpres discussions parlementaires.

L'initiative contre les avions est traitée en un temps record et la votation est agendée pour le 6 juin 1993. Le Conseiller fédéral Villiger réussit à détourner le débat de l'opportunité d'acheter les F/A-18 en prétendant que le GSsA voulait l'abolition de l'armée par tranches successives. A l'étranger, c'est la guerre en ex-Yougoslavie, avec les scènes de la ville croate de Vukovar dévastée par les Serbes que les opposants à l'initiative affichent sur tous les murs. Le ban et l'arrière-ban des sociétés patriotiques sont mobilisés. L'initiative récolte pourtant un succès d'estime avec 42,9% des votants.
Campagne anti-guerre

En 1994 a lieu une votation sur la création d'un corps suisses de Casques bleus pour les opérations de maintien de la paix de l'ONU, alors que la Suisse n'en faisait pas partie à l'époque. Le débat est intense au GSsA entre partisans des soldats de la paix et opposants au système onusien aux mains des principales puissances du globe. Finalement, le mot d'ordre du vote blanc est acquis au niveau national et les groupes romands font une campagne pour le non. Au final, le peuple dira non. A cette époque aussi, le GSsA soutient activement dans toutes les régions de l'ex-Yougoslavie les mouvements locaux qui s'opposent à la guerre et qui cherchent à trouver des solutions pacifiques aux conflits qui minent ces pays. Avec le Service Civil International, le GSsA lance un projet de reconstruction de la ville divisée de Pakrac.1
Nouvelles perspectives

En 1995, les discussions pour une nouvelle initiative sont reprises. Il devient clair, au vu des expériences du projet de Pakrac, qu'une initiative positive est nécessaire, en alternative à la résolution militaire des conflits. En 1996, le GSsA prend l'option du lancement de deux nouvelles initiatives. Le groupe de Genève lance aussi une initiative «Genève, République de paix», pour concrétiser l'image antimilitariste et pacifiste du canton avec des mesures d'éducation à la paix, le soutien à des efforts internationaux pour la paix etc.

En juin 1997, l'initiative contre les exportations d'armes est mise aux votes. Cette initiative du Parti socialiste aurait pu ne pas aboutir sans l'aide déterminée du GSsA pour récolter les signatures. Pour cette campagne, le parti socialiste ne s'engagera pratiquement pas. L'initiative est hélas rejetée par les votants.

Après des intenses discussions, les textes des initiatives du GSsA sont prêts et lancés en mars 1998. La première initiative demande l'abolition de l'armée, la seconde la création d'un service civil volontaire pour la paix comme contribution solidaire de la Suisse à la politique de sécurité internationale. De mars 1998 à septembre 1999, c'est une nouvelle campagne de récolte de signatures. Finalement, elles aboutissent avec respectivement 110 855 et 113 532 signatures validées. En décembre 1999, le GSsA donne un coup de main pour faire aboutir l'initiative pour l'adhésion de la Suisse à l'ONU.

2000 est une année riche. A Genève, l'initiative «Genève, République de paix» est rejetée le 12 mars. Le 26 novembre, onze ans après la votation sur l'abolition de l'armée, le GSsA soutient l'initiative minimaliste pour la réduction du budget militaire, lancée par le parti socialiste. Après une campagne terne et, une fois de plus, un désengagement coupable des socialistes, l'initiative est rejetée.
Contre la nouvelle loi militaire

Début octobre 2000, le GSsA a lancé, avec d'autres organisations, un référendum contre la nouvelle loi militaire. Les signatures proviennent en majorité du GSsA, mais aussi de l'extrême droite blochérienne. La presse se déchaîne violemment contre les extrémistes de gauche comme de droite, malgré l'aspect solidaire de notre opposition à la loi et notre initiative pour le service civil volontaire pour la paix comme alternative concrète et civil à la résolution des conflits. Le 10 juin 2001, le peuple accepte la loi de justesse (51%).

Le répit est de courte durée car la campagne sur nos initiatives démarre presque immédiatement en septembre. Les attentats du 11 septembre puis la guerre d'Afghanistan sont une douche froide. Le GSsA peine à mener de front l'indispensable lutte antiguerre et la défense de ses initiatives.

Finalement, le 2 décembre 2001, nos initiatives n'obtiennent respectivement que 21,9% et 23,2% des voix. Nous caressions quand même l'espoir de voir passer l'initiative pour un service civil volontaire pour la paix. Mais les médias se sont cristallisés sur l'autre sujet et n'ont que peu relayé ce projet. Les nombreuses organisations pacifistes qui soutenaient le texte n'ont pas suffisamment fait entendre leurs voix. Finalement, comme le démontrent nos échecs nationaux et cantonaux, il est sans doute illusoire de vouloir faire passer un projet de paix à travers un vote populaire.

En 2002, le GSsA a fait une petite campagne en faveur de l'entrée de la Suisse dans l'ONU. Les campagnes antiguerre continuent à guider nos activités (Israël-Palestine et Irak) comme la lutte anti-mondialisation (diverses manifestations et mobilisations autour du Forum Social Européen de Florence).

Le GSsA participe donc aux réflexions vers la construction d'un autre monde, à travers la lutte contre le militarisme et les guerres qui sont le fruit des énormes inégalités dans le monde. Les succès des mobilisations de Florence et l'intérêt des citoyen-ne-s pour la lutte contre les guerres montre que notre action et notre présence restent indispensables. Il a notamment participé au contre-sommet du G8 à Evian en France voisine. Sur le plan suisse, il est à craindre que l'armée nous prépare quelques projets démesurés et dangereux à l'avenir, sans compter les activités de soutien aux victimes du service militaire que nous continuons à assurer.

Même si nous sommes moins nombreux-ses qu'autrefois, le GSsA garde une belle vitalité et une belle longévité pour un mouvement social et politique en Suisse. Nous sommes encore capables d'activités et restons un mouvement avec qui il faut compter.

Pour poursuivre dans ce chemin nous avons besoin de votre participation, de votre soutien, de vos critiques...


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2006/8/15 - 19:44



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