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Soledad Barret

Daniel Viglietti
Language: Spanish

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(Movimento Femminista Romano)
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(Daniel Viglietti)
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(Anonymous)


‎[1984?]
Parole e musica di Daniel Viglietti
Nei dischi “Trabajo de hormiga”, dal vivo nel 1984, e “A dos voces” del 1985, con Mario ‎Benedetti
Testo trovato su ‎Cancioneros.com

Spesso, contribuendo canzoni sulle CCG/AWS, mi sono trovato a descrivere figure storiche di perseguitati, di ribelli, di rivoluzionari, così come quelle dei loro antagonisti, carnefici, repressori e reazionari… Ma in questa seconda categoria non mi era ancora capitato di incontrare un mostro così feroce e squallido come il brasiliano José Anselmo dos Santos, meglio noto come Cabo Anselmo.




Anselmo dos Santos, classe 1941, salì alla ribalta della cronaca nel 1964 come leader del “protesto de marinheiros”, una rivolta scoppiata in seno alla Marina militare e che fu una delle concause della fine del governo Goulart e del successivo avvento della dittatura. I colonnelli espulsero Cabo Anselmo dall’esercito e lui fuggì prima in Uruguay e poi a Cuba, dove si addestrò alla guerriglia in preparazione di un suo rientro in Brasile come dirigente rivoluzionario.
Fra i tanti giovani militanti di sinistra che conobbero José Anselmo dos Santos c’era la giovane e bella Soledad Barret.



Nata in Paraguay nel 1945, Soledad aveva però trascorso buona parte della sua giovinezza a Montevideo, in Uruguay. Lì era diventata una dirigente delle organizzazioni studentesche ed era così attiva e così in vista che un giorno d’estate del 1962 fu rapita da un gruppo di fascisti che la seviziò brutalmente, incidendole sulle gambe con un coltello due croci uncinate...



In seguito, alla fine degli anni 60, Soledad strinse una relazione con José María Ferreira, un militante rivoluzionario brasiliano il quale conosceva bene José Anselmo dos Santos, visto che da soldato aveva partecipato con lui alla rivolta dei marinheiros. E nel 1970 il compito di José María Ferreira era proprio quello di preparare il terreno per il ritorno in Brasile del vecchio amico, destinato a porsi a capo del movimento guerrigliero. Ma proprio alla vigilia di quel rientro, Ferreira fu ucciso in uno scontro a fuoco con l’esercito. Prontamente Cabo Anselmo si fece avanti per consolare la povera Soledad e ne divenne presto il nuovo compagno.
Nel 1971 José Anselmo dos Santos venne arrestato e imprigionato ma riuscì ad evadere.
Almeno, così fu fatto credere. E qui la storia prende una piega davvero orribile...




In realtà Cabo Anselmo era diventato un agente governativo infiltrato o, forse, lo era sempre stato, fin dai tempi in cui faceva il “provocatore” tra i marinai. Il suo esilio, l’addestramento a Cuba e poi la falsa cattura e l’altrettanto falsa eroica evasione non fecero che accreditarlo maggiormente agli occhi delle organizzazioni clandestine che lottavano contro la dittatura. La fiducia di cui godeva in forza del suo passato e delle sue presunte gesta gli diedero buon gioco per avvicinare, individuare, far arrestare, torturare ed uccidere decine di militanti rivoluzionari.



La “historia oficial” raccontò che l’8 gennaio 1973, nei dintorni di Recife, in uno scontro a fuoco con l’esercito erano stati abbattuti 6 sovversivi, tra di essi Soledad Barret e l’amica Pauline Reichstul... La verità è che Cabo Anselmo aveva portato a termine il proprio sporco lavoro, facendo annientare piano piano l’intera organizzazione di cui faceva parte (la VPR, “Vanguardia Popular Revolucionaria”) e occupandosi lui personalmente di eliminare i compagni del proprio gruppo, compresa la sua compagna che era di lui incinta al 4° mese.

Soledad e l’amica Pauline furono prelevate nel negozio dove lavoravano.
Mércia Alburquerque è l’avvocato che vide i loro corpi all’obitorio: "Pauline estaba desnuda, tenía una perforación en el hombro y parecía haber sido muy torturada... Soledad, también desnuda, tenía a su alrededor mucha sangre y a sus pies un feto".

I loro corpi in questo manifesto di denuncia di uno dei responsabili dell’eccidio, poi capo della polizia in un municipio nei pressi di San Paolo.
I loro corpi in questo manifesto di denuncia di uno dei responsabili dell’eccidio, poi capo della polizia in un municipio nei pressi di San Paolo.


Cabo Anselmo, finita la missione, sparì e fu dato più volte per morto. Riapparve invece con un’intervista nel 1984 e in seguito ha partecipato più volte ad interviste e programmi televisivi, da ultimo nel 2011 al popolare talk show Roda Viva su TV Cultura dove ha reclamato un’adeguata pensione per i preziosi servigi resi allo Stato nella lotta al comunismo....




Mi rendo conto di essere ospite delle CCG/AWS, e che non dovrei dirlo, però lo penso: ma perchè nessuno ha mai trucidato un simile mostro?!?

(fonti: pt.wikipedia; El muerto que habla)
La duda lleva mi mano hasta la guitarra,
mi vida entera no alcanza para creer
que puedan cerrar lo limpio de tu mirada;
no existe tormenta ni nube de sangre que puedan borrar
tu clara señal.

La soledad de mi mano se da con otras
buscando dejar lo suyo por los demás,
que a mano herida que suelta sus armamentos
hay que enamorarla con la mía o todas que los van a alzar,
que los van a alzar.

Una cosa aprendí junto a Soledad:
que el llanto hay que empuñarlo, darlo a cantar.

Caliente enero, Recife, silencio ciego,
las cuerdas hasta olvidaron el guaraní,
el que siempre pronunciabas en tus caminos
de muchacha andante, sembrando justicia donde no la hay,
donde no la hay.

Otra cosa aprendí con Soledad:
que la patria no es un solo lugar.

Cual el libertario abuelo del Paraguay
creciendo buscó su senda, y el Uruguay
no olvida la marca dulce de su pisada
cuando busca el norte, el norte Brasil, para combatir,
para combatir.

Una tercera cosa nos enseñó:
lo que no logre uno ya lo harán dos.

En algún sitio del viento o de la verdad
está con su sueño entero la Soledad.
No quiere palabras largas ni aniversarios;
su día es el día en que todos digan,
armas en la mano: “patria, rojaijú”. (*)
Nota

(*) rojaijú: te quiero (guaraní)

Contributed by Bernart - 2013/5/7 - 23:08


MUERTE DE SOLEDAD BARRETT, de Mario Benedetti

Viviste aquí por meses o por años
trazaste aquí una recta de melancolía
que atravesó las vidas y las calles

hace diez años tu adolescencia fue noticia
te tajearon los muslos porque no quisiste
gritar viva hitier ni abajo fidel

eran otros tiempos y otros escuadrones
pero aquellos tatuajes llenaron de asombro
a cierto uruguay que vivía en la luna

y claro entonces no podías saber
que de algún modo eras
la prehistoria de ibero

ahora acribillaron en recife
tus veintisiete años
de amor templado y pena clandestina

quizá nunca se sepa cómo ni por qué

los cables dicen que te resististe
y no habrá más remedio que creer
loporque lo cierto es que te resistías
con sólo colocárteles en frente
sólo mirarlos
sólo sonreír
sólo cantar cielitos cara al cielo

con tu imagen segura
con tu pinta muchacha
pudiste ser modelo
actriz
miss paraguay
carátula
almanaque
quién sabe cuántas cosas

pero el abuelo rafael el viejo anarco
te tironeaba fuertemente la sangre
y vos sentías callada esos tirones

soledad no viviste en soledad
por eso tu vida no se borra
simplemente se colma de señales

soledad no moriste en soledad
por eso tu muerte no se llora
simplemente la izamos en el aire

desde ahora la nostalgia será
un viento fiel que hará flamear tu muerte
para que así aparezcan ejemplares y nítidas
las franjas de tu vida

ignoro si estarías
de minifalda o quizá de vaqueros
cuando la ráfaga de pernambuco
acabó con tus sueños completos

por lo menos no habrá sido fácil
cerrar tus grandes ojos claros
tus ojos donde la mejor violencia
se permitía razonables treguas
para volverse increíble bondad

y aunque por fin los hayan clausurado
es probable que aún sigas mirando
soledad compatriota de tres o cuatro pueblos
el limpio futuro por el que vivías
y por el que nunca te negaste a morir.

Bernart - 2013/5/7 - 23:13



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