Language   

Le pendolari

Ahmed il Lavavetri
Language: Italian



Io dedico questa canzone
ad ogni donna pigiata in un vagone
che sarà messa in mobilità
A quella licenziata appena,
improduttiva, non valeva la pena
di tenerla una giornata in più.

A quella che si deve svegliare
alle quattro perché deve andare
a crepare di precarietà,
Dorme sul treno senza un sorriso,
con una smorfia che le riga il viso
mentre passa di città in città.

Alla compagna di viaggio
cassintegrata alla Piaggio
che ti mette in mano un volantino,
A una stazione lo passa là fuori
a una ragazza della Richard Ginori
che l'han chiusa in un modo un po' strano.

A quelle di Termini Imerese
che per vent'anni le hanno illuse
che il padrone fosse cambiato,
E han voglia a manifestare per la via,
andare a Roma, invocar democrazia,
questo è Marchionne, questo lo Stato.

Alla pendolare che il collega
le palpa il culo, e non fare una piega
sennò non campi più, parola mia,
A quella cui il padrone fa capire
che è meglio starci se non vuoi finire
a fare da badante al nonnino.

Il sindacato ha smesso d'aiutarti
però ti chiede di sacrificarti
per il bene della nazione,
E tu stai zitta e non devi fiatare,
manco un ovetto gli puoi lanciare,
sennò vai a finire in prigione.

E a sera tutte di nuovo su quel treno
più puzzolente ancora, e anche più pieno
di facce scure e speranze fallite,
E poi a casa, sempre che la si abbia,
le cene a base di tivvù e di rabbia
e lavar stoviglie ingiallite.

Allora nei momenti di solitudine
pensar rivolte diventa abitudine,
una maniera d'andare avanti
Ma la mattina, di nuovo sui binari
eccole là, precarie e pendolari,
con qualcuno che fischia "Le passanti".


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