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Hino de Caxias

Vasco Costa Marques
Language: Portuguese

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Soldadim catrapim
(António Pedro Braga)
Com uma arma, com uma flor
(Paulo De Carvalho)
Ó pastor que choras
(José Gomes Ferreira)


Commento da
Leoncarlo Settimelli e Laura Falavolti (a cura di), Canti rivoluzionari portoghesi, Roma: Newton Compton, coll. Paperbacks Poeti/51, 1977:

«Caxias, insieme con Peniche (dove restò a lungo detenuto Cunhal) è una delle prigioni più tristemente note del Portogallo. Il suo tetro edificio si erge a pochi chilometri da Lisbona e da esso sono passati molti combattenti antifascisti (lo stesso [Zeca] Afonso vi fu detenuto). "La sera del 25 aprile il clacson di una automobile e i colpi sulle pareti diffondono parole che nessuno si aspettava: ‘colpo di stato’... ‘speranza’... ‘libertà’... Caxias era il nome della prigione" (Portugal, um ano de Revolução, Catalogo, Lisboa, Abril 1975). L’autore della canzone, Costa Marques, è stato detenuto per ben otto anni a Caxias, dove ha scritto numerosi canti insieme con i corticeiros, i tagliatori di corteccia dell’Alentejo, anch’essi detenuti in gran numero.»

E dal canto mio aggiungo (anch’io lì "residente" nel ’68; ci ho fatto i miei ultimi mesi di teenager) che il carcere di Caxias era destinato ai prigionieri politici isolati durante la sempre lunghissima istruzione del processo (e cioé con gli interrogatori presso la sede della Pide, la polizia fascista) nonché quelli in attesa di giudizio (qui già in celle collettive), e perciò praticamente tutti i detenuti erano passati per Caxias, prima di scontare la condanna a Peniche.
(José Colaço Barreiros)
Oiço ruírem os muros
quebrarem-se as grades de ferro
da nossa prisão.
Treme carrasco
que a morte te espera
na aurora de fogo
da libertação.

Longos corredores nas trevas percorremos
sob o olhar feroz dos carcereiros
mas nem a luz dos olhos que perdemos
nos faz perder a fé nos companheiros.

Vá camarada mais um passo
que já uma estrela se levanta
cada fio de vontade são dois braços
e cada braço uma alavanca.

Cortam o sol por sobre os nossos olhos
muros e grades encerram horizontes
mas nós sabemos onde a vida passa
e a nossa esperança é o mais alto dos montes.

Vá camarada mais um passo
que já uma estrela se levanta
cada fio de vontade são dois braços
e cada braço uma alavanca.

Podem rasgar meu corpo à chicotada
podem calar meu grito enrouquecido
que para viver de alma ajoelhada
vale bem mais morrer de rosto erguido.

Vá camarada mais um passo
que já uma estrela se levanta
cada fio de vontade são dois braços
e cada braço uma alavanca.

Contributed by José Colaço Barreiros - 2006/6/15 - 09:42



Language: Italian

Versione italiana di Leoncarlo Settimelli e Laura Falavolti, in Canti rivoluzionari portoghesi, op. cit.
INNO DI CAXIAS

Già crollano i muri
e si piegano le sbarre
della nostra prigione
Trema aguzzino
che la morte ti attende
nell’aurora di fuoco
della liberazione

Percorriamo nelle tenebre lunghi corridoi
Sotto l’occhio feroce dei carcerieri
ma neppuree la luce chei i nostri occhi perdono
ci fa perdere la fede nei compagni.

Vai compagno ancora un passo
già una stella sta sorgendo
ogni filo di volontà sono due braccia
e ogni braccio fa una leva.

Tagliano il sole sopra ai nostri occhi
muri e grate chiudono l’orizzonte
ma noi sappiamo da dove filtra la vita
e la nostra speranza è più alta dei monti

Vai compagno ancora un passo
già una stella sta sorgendo
ogni filo di volontà sono due braccia
e ogni braccio fa una leva.

Possono spezzare il mio corpo a frustate
possono spegnere il mio grido già rauco
Piuttosto che vivere con lo spirito prigioniero
meglio morire a fronte alta.

Vai compagno ancora un passo
già una stella sta sorgendo
ogni filo di volontà sono due braccia
e ogni braccio fa una leva.

2006/6/15 - 09:45



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