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Antirăzboinică

Valeriu Sterian
Language: Romanian

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[1979]
Poesia di Adrian Păunescu (1976)
Musica di Valeriu Sterian
Album: Antirăzboinică

A poem by Adrian Păunescu (1976)
Music by Valeriu Sterian
Album: Antirăzboinică

Poezie a lui Adrian Păunescu (1976)
Muzică: Valeriu Sterian
Album: Antirăzboinică

Adrian Păunescu (1943-2010)
Adrian Păunescu (1943-2010)


Letta e ascoltata la canzone precedente di Valeriu Sterian? Bene, ora ci si calerà davvero nella "Romania profonda", per tramite di uno dei suoi maggiori e più amati (o detestati) poeti contemporanei: Adrian Păunescu. È, del resto, colui che con questa sua poesia messa in musica dà il titolo all'intero album di Sterian.

Si parlava di compromessi eccetera; Adrian Păunescu li riassume tutti quanti, in salsa rumena. A leggere certe sue biografie post-mortem (come questa, in italiano, di Valentino Pettinari), Păunescu sembra essere stato un poeta di grande valore mezzo censurato e perseguitato dal regime, e impegnato comunque a sinistra anche dopo la Rivoluzione; per contro, a leggere ad esempio l'articolo di en:wikipedia si vengono a sapere cose ben diverse (tipo quella di essere stato una sorta di "poeta di corte" di Ceaușescu e anche membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Rumeno). Tra le altre cose, fu proprio lui a fondare nel 1973 il "Cenaclul Flacăra" ("Cenacolo Fiamma"), l'unico spettacolo itinerante pop e folk rumeno dal quale uscì fuori anche Valeriu Sterian. Per molti rumeni, Adrian Păunescu è ed è rimasto il più grande poeta del paese, e un eroe; per molti altri è stato ed è rimasto un cortigiano che ha cercato di rifarsi una verginità -verginità che, peraltro, in Romania ben pochi avevano- e un poeta le cui opere sono state sopravvalutate.

Dove starà la verità? Da tutte e due le parti, probabilmente, e anche da nessuna delle due. Del resto, alla sua morte è stato salutato e pianto dal presidente della repubblica Rumena, Traian Băsescu, che fa parte di un partito di destra ma che durante il regime "comunista" aveva addentellati ben precisi con la Securitate. Difficile che esista una verità assoluta dove la tirannia ha regnato. Si torna sempre ai versi, stavolta sí veramente immortali, di Gyula Illyés. E così ci tocca leggere questi versi, e ascoltare questa canzone che ne è tratta. Come scrisse Milan Kundera: "Troppe volte tra ispirazione e delazione, tra poesia e polizia c'è qualcosa che ben di più che una rima." [RV]
Puţine lucruri au rămas civile
În acest veac ploios şi militar
Nu zile ci permisii de zile
Copiii drepţi din mumele lor sar

Pendulele ca nişte cizme sună
Scrâşnind pe-un sterp si refuzat nisip
Sunt treizeci de războaie într-o lună
Şi toate poartă moartea în aripi

Nici moartea nu mai are nici un farmec
În acest veac cu foarte mulţi soldaţi
Sub teii înfloriţi stam ca sub arme
De stele când suntem mitraliaţi

De altfel şi de observat e lesne
Şi de simtit pe propriul grumaz
Că de la conştiinţă până la glezne
Omul e o manta cu simţuri azi

Civile au rămas lucruri puţine
Nici inima nu are ritm civil
Şi înregimentarea prinde bine
Civilului prea bleg şi prea umil

Zâmbiţi, soldaţi, e ceasul învierii
Copiii drepţi din mumele lor sar
Ne temem dar să îşi salute ofiţerii
În acest veac ploios şi militar.

Contributed by Riccardo Venturi - 2012/4/18 - 16:18



Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi
18 aprile 2012
CONTRO LA GUERRA

Poche cose son rimaste civili
in quest'epoca piovosa e militare
non giorni, ma permessi di giorni
sugli attenti i bimbi escon dalle mamme

Le pendole suonano come stivali
cigolando su sabbia arida e scartata
ed in un mese ci sono trenta guerre,
e tutte portan la morte sulle ali

Fascino non lo ha più neanche la morte
in quest'epoca stracolma di soldati
sotto i tigli in fiore si sta come sotto le armi
quando da stelle siamo mitragliati

Ma è facile, del resto, da osservare
e da sentire sulla propria nuca
che dalla coscienza fino alle caviglie
l'uomo, oggi, è un involucro senziente

Civili son rimaste poche cose,
neanche il cuore batte civilmente
e gli sta bene essere irreggimentato
al civile troppo umile e fesso

E su, soldati, è l'ora della sveglia!
Sugli attenti i bimbi escon dalle mamme,
ci sa che faranno il saluto agli ufficiali
in quest'epoca piovosa e militare.

2012/4/19 - 00:06



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