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L'isola

Duilio Del Prete
Language: Italian

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Interpretata da Duilio del Prete. Sullo sfondo l'isola di Montecristo.


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(Duilio Del Prete)


Sito scomunicato
[1968]
Testo e musica di Duilio Del Prete
Lyrics and music by Duilio Del Prete
Album: Dove correte
(Primo album della collana OFF)
Duilio Del Prete
Si stava bene nell’isola, si viveva beati,
si cacciava e si pescava, tutto quel che vi cresceva
si prendeva e si mangiava, gnam, gnam.
Si stava bene nell’isola, si girava tutti nudi,
se una coppia si piaceva non appena si incontrava
dentro ai boschi si faceva zuk zuk.
E i bambini nascevano in grande quantità,
ma non figli di nessuno, no no, erano figli di comunità.

Poi un giorno nell’isola è arrivato uno strano,
dal colore un po’ malsano, una pelle sulla pelle
e lo sputafuoco in mano. Volle
parlare al capo dell’isola, parlò di forme civili,
ci guardò nei genitali e la vita da animali
(la ragion di tutti i mali) condannò.
Ci regalò le maglie, gli slip… ci fece lavorar,
ci parlò del guadagno e così imparammo a rubar.

Lo zuk zuk di nascosto e imparare il catechismo, Gesù,
e poi le parole nuove: ammazzare, fornicare,
guerra, razza, re, colore, Zulù.
«A ciascuno il suo posto» a ciascuno che cosa? - «Al nemico il perdono» - il nemico? -
Il cattivo il medio il buono, il padrone ed il villano,
il pagano ed il cristiano, la virtù.
Gli altri negri ci chiamavano “la tribù dei culi molli”
e qualcuno più inumano “i tabù del Vaticano”, no no no no no.

È una vita d’inferno, se ti muovi fai peccato;
col cervello rovinato, finalmente abbiam capito
che ci aveva abbindolato. Gesù disse:
“Sarà salvo solo chi il mio corpo avrà (amm) mangiato”
e noi gli abbiamo ubbidito: una sera, per divario,
ci mangiammo il missionario.
Se quel bianco elegante era buono così,
chissà quello ruspante che piattino da ricchì-cchì!

Contributed by CCG/AWS Staff - 2011/12/10 - 19:07



Language: French

Version française – L'ÎLE – Marco Valdo M.I. – 2011
Chanson italienne – L'isola – Duilio Del Prete – 1968
L'ÎLE

On était bien sur l'île, on vivait heureux,
On chassait, on pêchait, tout ce qui y croissait
On prenait et on mangeait, miam, miam
On était bien sur l'île, on s'y promenait tous nus
Si un couple se plaisait, à peine il se rencontrait
Dans le bosquet, on faisait crac crac
Et les enfants naissaient en grande quantité
Pas enfants de personne, mais enfants de la communauté.

Puis, un jour, sur l'île, est arrivé un être bizarre
De couleur un peu malsaine, on aurait dit un lézard
Le crache-feu à la main. Il voulait
Parler au chef de l'île, il parla de manières civiles
Il regarda nos génitoires et notre vie d'animaux
Qu'il condamna (La raison de tous les maux)
Il nous offrit des tricots, des slips... Il nous fit travailler...
Il nous parla du profit et ainsi nous apprit à voler.

Le crac crac devint clandestin et il nous apprit le catéchisme, Christ
Puis des mots nouveaux : tuer, forniquer
Guerre, race, roi, couleur de peau, zoulou, triste
« Chacun à sa place », à chacun quoi ? . « À l'ennemi le pardon ». Quel ennemi ?
Le mauvais le moyen le bon, le maître et le vilain
Le païen et le chrétien, la vertu
Les autres nègres nous appelaient « La tribu des culs bénits»
Et quelqu'un de plus informé « les tabous du Vatican », nonnonnonnonnon

C'est une vie infernale et quand on bouge, on commet un péché
On a le cerveau ravagé, finalement nous avons compris
Qu'il nous avait enculés. Jésus dit :
« Sera sauvé celui qui aura mangé (miam) mon corps »
Et nous lui avons obéi ; un soir, pour nous distraire,
Nous avons mangé le missionnaire.
Si ce blanc élégant était si bon,
Qui sait quelle poule au pot nous ferons avec les riches....

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2011/12/13 - 09:20


Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha.

La rinunzia sarà graduale, iniziando coi meccanismi, che saranno aboliti tutti, dai più complicati ai più semplici, dal calcolatore elettronico allo schiaccianoci.

Tutto ciò che ruota, articola, scivola, incastra, ingrana e sollecita sarà abbandonato.

Poi eviteremo tutte le materie sintetiche, iniziando dalla cosiddetta plastica.

Quindi sarà la volta dei metalli, dalle leghe pesanti e leggere giù giù fino al semplice ferro.

Né scamperà la carta. Eliminati carta e metallo non sarà più possibile la moneta, e con essa l’economia di mercato, per fare posto a un’economia di tipo nuovo, non del baratto, ma del donativo.

Ciascuno sarà ben lieto di donare al suo prossimo tutto quello che ha e cioè – considerando le cose dal punto di vista degli economisti d’oggi – quasi niente. Ma ricchissimo sarà il dono quotidiano di tutti a tutti nella valutazione nostra, nuova.

Saranno scomparse le attività quartarie, e anzitutto i grafici, i P.R.M., e i demodossologi.

Spariranno quindi le attività terziarie, e poi anche le secondarie.

Le attività del tipo primario – coltivazione della terra – andranno man mano restringendosi, perché camperemo principalmente di frutti spontanei.

E’ ovvio che a questo si arriverà per gradi, e non senza arresti o inciampi.

luciano bianciardi


Agli inizi formeremo appena delle piccole comunità, isolette sparute in mezzo allo sciaguattare dell’attivismo, e gli attivisti ci guarderanno con sufficienza e dispregio.

Per parte nostra, metteremo alla porta con ferma dolcezza i rappresentanti di commercio, gli assicuratori e i preti.

Avremo eletto per nostra dimora le zone meno abitate, cioè quelle che hanno clima migliore.

A poco a poco vedremo la nostra isola crescere, collegarsi con altre isole fino a formare una fascia di territorio ininterrotto.

E un giorno saranno gli altri, gli attivisti, a ridursi in isola; poche decine di longobardi febbrili aggrappati a rotelle e volani, con gli occhi iniettati di sangue. Forse non riusciremo mai a vincerli alla nostra causa, e resteranno lì a correre in circolo, a firmarsi l’un con l’altro cambiali, a esigerne il pagamento. Ridotti così in pochi, man mano che i meno saldi muoiono d’infarto, formeranno un cerchio sempre più angusto e rapido, fino a scomparire da sé.

E noi li staremo a guardare dall’esterno, sorridendo.

Il lavoro si sarà per noi ridotto quasi a zero, vivendo dei frutti spontanei della terra e di pochissima coltivazione.

Saremo vegetariani, e ciascuno avrà gli arredi essenziali al vivere comodo, e cioè un letto.

Il problema del tempo libero non si porrà più, essendo la vita intera una continua distesa di tempo libero.

Scomparsi i metalli, gli uomini avranno barbe fluenti.

 Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli nel film "La vita agra" di  Carlo Lizzani, tratto dal romanzo di Bianciardi
Ugo Tognazzi e Giovanna Ralli nel film "La vita agra" di Carlo Lizzani, tratto dal romanzo di Bianciardi

Scomparse le diete dimagranti e i pregiudizi pseudoestetici, le donne saranno finalmente grasse.

Scomparsa la carta, non avremo né moneta né giornali né libri.

Perciò, trasmettendosi le notizie di bocca in bocca, noi non sentiremo né le false né le superflue.

Senza libri, la letteratura dovrà tramandarsi per tradizione orale, e la tradizione orale non potrà non scegliere i soli capolavori.

Vedremo automobili ferme per via, senza più carburante, e le abbandoneremo ai giochi dei bambini, ai quali però nessuno dovrà dire che cosa erano, a che cosa servivano quelle cose un tempo.

Ovunque cresceranno vigorose erbe e piante, in breve l’asfalto si tingerà tutto di verde, con immediato miglioramento del clima.

Anche le zone umide e nebbiose diventeranno abitabili.

Gli animali domestici passeggeranno liberi e robusti in mezzo a noi, galline, dromedari, pipistrelli, pecore eccetera.

Cessato ogni rumore metalmeccanico, suonerà dovunque la voce dell’uomo e della bestia.
Liberi da ogni altra cura, noi ci dedicheremo al bel canto, ai lunghi e pacati conversari, alle rappresentazioni mimiche e comiche improvvisate. Ciascuno diventerà maestro in queste arti.

Non essendovi mezzi meccanici di locomozione, ci sposteremo a dorso d’asino o a piedi, e questo favorirà l’irrobustimento dei corpi, con immediati vantaggi fisici ed estetici.

Grandi, barbuti, eloquenti, gli uomini coltiveranno nobili passioni, quali l’amicizia e l’amore.

Non esistendo la famiglia, i rapporti sessuali saranno liberi, indiscriminati, ininterrotti e frequenti, anzi continui.

Le donne spesso fecondate ingrasseranno ancora, e i bambini da loro nati saranno figli di tutti e profumeranno la terra.

Noi li vedremo venire su forti e chiari, e li educheremo alle arti canore e vocali, alla conversazione, all’amicizia, all’amore e all’intercorso sessuale, non appena siano in età a ciò idonea. Andateci piano, ragazzi, che tanto ce n’è per tutti.

Luciano Bianciardi, da La vita agra, 1962.

2013/6/24 - 23:52



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