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Lu furastiero

Matteo Salvatore
Language: Italian (Pugliese Foggiano)

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[1967]

La canzone è tratta da un album del 1967 intitolato “Il lamento dei mendicanti”, stampato anche in Francia dove Matteo Salvatore è stato più apprezzato che non nel paese suo..

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Lu furastiero, oggi. Villa Literno, Caserta, 1995, fotografia di Francesco Cito (dettaglio)
Lu furastiero, oggi. Villa Literno, Caserta, 1995, fotografia di Francesco Cito (dettaglio)


“[…] Se le prime canzoni che registrerà conterranno stucchevoli ritornelli di becera comicità, ben presto avviene in lui una sorta di purificazione: Matteo Salvatore diventa il medium del dolore secolare di un popolo, la sua opera assume carattere di grande affresco. Non vi è riflessione, le canzoni non “parlano di”, nemmeno, per intenderci, attraverso l’umanissimo filtro dell’immedesimazione deandreiana; sono proprio i personaggi che, senza presentarsi, si esprimono per voce di Matteo, di modo che l’esperienza della miseria faccia da sfondo a un discorso che ha le parole della vita di tutti i giorni.
Nella canzone ‘Lu furastiero’ non viene raccontata in modo esplicito la tragedia degli stagionali: uomini che vagavano a piedi per i paesi del Gargano e del Tavoliere, prestandosi alla massacrante raccolta dei pomodori, riposando poche ore a terra sull’aia, guardati in cagnesco dai lavoratori del posto, i cui salari da fame venivano ulteriormente ribassati per l’enorme offerta di braccia; nella canzone tutto ciò è un non detto. Nient’altro che l’impressionistica descrizione di un notturno in cui il forestiero, stremato, dorme…
La dolcezza struggente della melodia, la nettezza diamantina dei versi fa di questo, come di quasi tutti i canti di Matteo Salvatore, una specie di Lied dialettale, un concentrato inestimabile di concisione e follia. […]”
Alessio Lega
Lu furastiero dorme stanotte sull'aia,
dorme sull'aia
a la frescura.

Lu furastiero dorme stanotte sull'aia,
dorme sull'aia
a la frescura.

Pe' cuperte na racanella,
pe' cuscine na sacchettola;
pe' cuperte na racanella,
pe' cuscine na sacchettola.

Lu furastiero dorme sull'aia,
lu furastiero dorme sull'aia.

Contributed by Bartleby - 2011/7/13 - 14:34


N.B. la "sacchettola" è il sacco che viene messo al collo del cavallo per dargli da mangiare.
Flavio Poltronieri

Flavio Poltronieri - 2014/4/5 - 16:44


Si scusi la mia curiosità ma in base a quali considerazioni viene affermato all'inizio di questa pagina che Matteo Salvatore è stato più apprezzato in Francia che in Italia?

Flavio Poltronieri - 2015/9/25 - 20:17


Cioa Flavio,

mah, che dire... mi ero fatta 'sta idea da alcune cose lette qua e là, forse a proposito del documentario su Matteo Salvatore girato dalla francese Anne Alix nel 1992 e restato inedito in Italia fino al 2014. Proprio a proposito di quel film pare che la Giovanna Marini raccontasse “arrivò una giovane francese giornalista di Antenne Deux che restò colpita da Matteo Salvatore, dal suo cantare la propria vita, e ne fece un ritratto che io vidi una sera in Francia: un magnifico film che guardavo piangendo e chiedendomi perché mai un grande come Matteo Salvatore nel nostro Paese non potesse essere capito”.

Sempre nel 1992 Matteo Salvatore, che era scivolato nel dimenticatoio dopo la sua nota vicenda giudiziaria, veniva riscoperto proprio in Francia con una riedizione de "Il lamento dei mendicanti" ("Chants de Mendiants En Italie", Harmonia Mundi)...

Ci sono altre opinioni simili a quelle della Marini, come quella espressa da Gianni Pellegrini su Blogfoolk...

Ma leggendo meglio la biografia di Matteo Salvatore credo anch'io che quella mia considerazione lasci il tempo che trovi, anzi, sia davvero inesatta...

Saluti

Bernart Bartleby - 2015/9/27 - 20:39


Caro Bernart, era (e purtroppo è)certo condivisibile il pensiero di Giovanna M che uno come Matteo nel nostro paese non sia apprezzato da molti e la sua opera non sia considerata patrimonio nazionale, ma di certo in Francia la situazione non è diversa, l'arte bretone (solo per restare in ambiti di mia competenza)è folklore regionale nè più nè meno che quella pugliese. Conosco bene il documentario di Anne Alix "Nella Carne del Cantastorie", l'ho avuto direttamente ad Apricena alla metà degli anni novanta,è stato girato nel 1992: è molto emozionante vedere Matteo che passeggia e decantando la purezza del suo paesaggio dice: "io mi sento più ricco di Rocco Fallò (sottotitoli in francese), qualcuno mi dirà: Matteo ma tu chi sei? io? nessuno! vado cercando il silenzio e lo spazio..."
Sembra Atahualpa! E'l'Atahualpa della Puglia!)
Io sono stato critico nei confronti del titolo dell'edizione francese come puoi leggere nel mio commento a "Lu Polverone" comunque per fortuna negli anni non ci si dimentica di lui, lo hanno cantato molti tra cui a memoria ricordo: Lucilla Galeazzi, Antidotum Tarantulae, Luca de Nuzzo, Sinenomine, Jurnatèr, Mimmo Epifani, Giovanna Marini, Enzo Avitabile, Tetes de Bois, Favonio, Vinicio Capossela, Teresa de Sio, Daniele Sepe, Eugenio Bennato, Daunia Orchestra (vedi - Di fame di denaro di passioni Recensione www.estatica.it)
Un caro saluto a te e un abbraccio fraterno da Verona

Flavio Poltronieri - 2015/9/28 - 19:09


Il Cantastorie, un film di Anne Alix, 1992.

Bernart Bartleby - 2015/9/29 - 10:23


C'è anche questa bellissima versione degli Yu Kung:

Tataj - 2018/2/6 - 16:40



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