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Li manifesti

Enzo Del Re
Language: Italian (Pugliese Molese)


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[1973]
Scritta e cantata da Enzo Del Re
Da Maule


Durante il famigerato ventennio la questione demografica e quella femminile furono in realtà tra i problemi principali per quella politica. Per salvare la potenza statale messa in difficoltà dalla crisi demografica, il regime cercò in tutti i modi di assicurarsi il controllo sulla popolazione interna. Di fronte a un'agricoltura inefficiente e ad un settore industriale concentrato che offriva bassi salari agli operai, le donne dovevano comportarsi come avvedute consumatrici e amministratici domestiche efficienti, lavorando anche in settori produttivi appartenenti alla cosiddetta "economia sommersa" con il preciso intento di arrotondare le entrate familiari. Allo scopo di limitare l'impiego di manodopera femminile sottopagata in presenza di un'elevata disoccupazione maschile, il regime escogitò un elaboratissimo sistema di tutele e divieti teso a regolare il lavoro delle donne. La politica dell'incremento demografico, aumento delle nascite -trattando l'aborto come un crimine contro lo Stato - censurava anche l'educazione sessuale, lasciando le donne in una condizione di profonda ignoranza. Con l'accentuarsi però dell'aspetto pubblico dell'istituzione familiare, la dittatura mussoliniana consolidò involontariamente quei comportamenti familistici e privati che sono comunemente associati alla cultura civica italiana. Man mano che la dittatura assegnò maggior peso alla famiglia, le donne cominciarono ad acquisire una maggior consapevolezza della cosa pubblica, assumendo nuovi ruoli nella società: le donne di ceto elevato ottennero un ruolo importante nella preparazione della normativa sulla condotta familiare, e lo fecero apprendere anche alla donne di condizioni culturali inferiori. La donna, infatti, era considerata mal preparata alla maternità, debole e imperfetta nel ruolo di mamma.. L'educazione familiare veniva trasmessa attraverso corsi per casalinghe, lezioni sull'allevamento dei figli e riunioni guidate dai gruppi femminili fascisti. Le donne perciò si occuparono della riproduzione e del governo della casa, e solo il 25% di esse possedeva un'occupazione. (Legge Sacchi, del 1919, le donne vennero riconosciute idonee alla maggior parte degli impieghi statali). Al fine di non creare competizione con gli uomini sul mercato del lavoro, il regime sviluppò la legislazione allo scopo di evitare che il lavoro fosse considerato dalle donne un punto di lancio verso l'emancipazione: all'interno dei gruppi sindacali gli uomini costituivano una base da rappresentare e avevano un rapporto attivo, al contrario delle donne, il cui ruolo era estremamente passivo ed erano delle assistite, incapaci di potersi sostenere da sole (Leggi di esclusione). Durante il congedo per la gravidanza venivano retribuite solo nei primi due mesi e, una volta ripreso il lavoro, avevano due sole pause giornaliere per l'allattamento, finché il bimbo non avesse compiuto un anno di vita. La mobilitazione femminile di massa cominciò solo negli anni '30, quando il Partito Nazionale Fascista (PNF) promosse uno svariato numero di organizzazioni femminili, le quali rimasero comunque sempre incapaci di dar voce ai reali problemi delle donne, in quanto controllati strettamente dal segretario del PNF. Nonostante venisse loro riconosciuto il diritto di cittadinanza, il fascismo si guardava bene ovviamente dal portarle all'emancipazione e all'autonomia... ma soltanto a nuovi doveri nei confronti della famiglia e dello Stato e all'obbedienza, in una società ancora fortemente patriarcale, socio-culturalmente arretrata, dove il 70% della popolazione era rurale...
La bella politica dell'incremento delle nascite ("Date figli alla patria"), ci porterà direttamente ai grandi flussi emigratori del dopoguerra..
A lu tempo de li fascisti
attaccavano li manifesti
li femine hanno 'a figlià
lu popolu s'ha da aumentà

Pe 'na figlia tremila lire
si era mascolo cinquemila lire
e chi poi lo chiamava Benito
doppio premio e favorito!

Chè da femina ca n'ampe chiaive
ci hava 'a pregà a Sante Crejeuse
a che seve ca maure de degghie
facea fifeile cumannà che negghie

Sono passati 'nu poco d'anni
'u pajèse chino de guagnuèni
tutte scafati e jaffamàte
cu 'ste premie mangiene patate
Tutte scassate e jaffamate,
senza scola e disoccupate..

Mo' 'a sorte d'ogne 'uagnaune
gli spietta 'a strata de l'emigraziaune
che 'na valícia de cartaune
pe 'ntenziaune a la naziaune..

Uè ci ha sorte 'a frecateure
cu ste premie manciene patate
Uè a lu sangu de chi t'è murto
tecchè attaccato pur li manifesti..

Contributed by giorgio - 2011/6/12 - 16:30



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