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La cagna

Angelo Branduardi
Language: Italian

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(Juan Carlos Baglietto)
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Amazzonia
(Angelo Branduardi)


[1981]
Dal disco “Branduardi '81”
Testo di Luisa Zappa
Musica di James Waters (1954)
(adattata alla ballata tradizionale delle Isole Orcadi The Great Silkie Of Sule Skerrie (Child #113)
Adattamento di Angelo Branduardi

Adattamento della poesia “La Cagna”, scritta nel 1915 dal poeta “maledetto” russo Sergej Aleksandrovič Esenin (1895-1925).
La propongo perché molto bella, per il percorso sulla crudeltà dell'uomo verso gli animali.



Dal sito di radio RTM, 4 febbraio 2011

Undici cuccioli di pochi giorni, uccisi dal freddo e distesi gli uni accanto agli come in un disperato tentativo di difendersi dai rigori dell’inverno. Li hanno trovati, in una radura piena di rifiuti e detriti, le Guardie Zoofile Enpa impegnate nei controlli di routine sul territorio ragusano. “Quello che si è presentato ai nostri occhi – commentano le Guardie Zoofile – è stato uno spettacolo orribile, roba da gelare il sangue. Pensiamo che i cuccioli siano stati abbandonati da qualcuno che se ne voleva disfare in fretta e senza troppi scrupoli. Gli animali, che supponiamo avessero circa dieci giorni di vita, non hanno retto al freddo e alla pioggia caduta incessantemente. Per loro è stata una vera e propria condanna a morte.” “Un pessimo modo di cominciare l’anno – aggiunge Antonio Tringali, presidente della Sezione Enpa di Ragusa -. E’ inconcepibile dover assistere ancora a fatti così strazianti, assolutamente incompatibili con quella che si definisce una società civile. Spero che chiunque si sia reso responsabile di questo gesto faccia i conti con la sua coscienza; noi, invece, faremo tutto il possibile per identificarlo e segnalarlo all’autorità giudiziaria.”
(Dal sito di radio RTM, 4 febbraio 2011)
Fu solo all’alba che si riposò
poi sulla neve tremando si stese.
E ad uno ad uno li ripulì
la cagna bianca i suoi
cuccioli d’oro.
Saliva il sole sul campo gelato
scaldando appena i suoi cuccioli ciechi,
e quando l’uomo poi glieli prese
come per gioco i suoi passi seguì.
Scese la notte ed il ghiaccio richiuse
nell’acqua nera sette cuccioli d’oro,
sopra lo stagno la luna guardava
la cagna bianca che non capiva...

Contributed by Bartleby - 2011/4/6 - 15:40


Non ho ancora trovato il testo originale di Esenin.
Accontentatevi per il momento della traduzione di Renato Poggioli nell’antologia “II fiore del verso russo - Da Puškin a Pasternak”, Mondadori, 1970.

LA CAGNA (CANZONE CANINA)

In una stalla di
campagna,
sopra le stuoie, all’aurora,
ha partorito una cagna
sette
piccoli cuccioli d’oro.
Fino a tardi li ha carezzati tutti,
pettinati con
la sua lingua,
e grondava di ghiaccioli strutti
a sera la sua pancia
pingue.
Ma quando sui pali di sera
vanno a dormire i galletti,
è
venuto il padrone nero
e li ha messi dentro un sacchetto.
La madre fuggì
sulla neve,
fuggì per corrergli dietro:
a lungo tremò l’acqua
lieve
sotto il rotto specchio di vetro.
Si leccava il sudore sul
pelo
ritornando piena di cruccio:
sulle case la luna là in cielo
le
pareva quasi un suo cucciolo.
Su nella cerula tenebra
essa la guarda ed
abbaia:
ma svanisce la luna tenera
dietro la siepe dell’aia.
E come nell’odio non
si lagna
se le gettano pietre per giuoco,
così ruota i suoi occhi di
cagna
come due stelle di fuoco.

Bartleby - 2011/4/6 - 15:40


Il testo originale russo della poesia di Sergej Esenin (Песнь о собаке, ovvero alla lettera "Canzone a proposito di una cagna"). Nel video allegato l'attore Andrej Hetman la declama:



ПЕСНЬ О СОБАКЕ

Утром в ржаном закуте,
Где златятся рогожи в ряд,
Семерых ощенила сука,
Рыжих семерых щенят.

До вечера она их ласкала,
Причесывая языком,
И струился снежок подталый
Под теплым ее животом.

А вечером, когда куры
Обсиживают шесток,
Вышел хозяин хмурый,
Семерых всех поклал в мешок.

По сугробам она бежала,
Поспевая за ним бежать...
И так долго, долго дрожала
Воды незамерзшей гладь.

А когда чуть плелась обратно,
Слизывая пот с боков,
Показался ей месяц над хатой
Одним из ее щенков.

В синюю высь звонко
Глядела она, скуля,
А месяц скользил тонкий
И скрылся за холм в полях.

И глухо, как от подачки,
Когда бросят ей камень в смех,
Покатились глаза собачьи
Золотыми звездами в снег.

Riccardo Venturi - 2011/4/7 - 03:05


Come avevo sospettato, dato che praticamente tutte le poesie di Sergej Esenin sono state messe in musica (alcune di esse, cosa assolutamente e tipicamente russa, addirittura da anonimi: in pratica sono diventate vere e proprie canzoni popolari!), non mi ci è voluto molto a trovare anche una versione cantata della Pesn' o sobake. Secondo me è pure assai bella; è opera del cantautore Ruslan Bacharičev. La accompagno con una trascrizione grafematica del testo russo:



PESN' O SOBAKE

Utrom v ržanom zakute,
gde zlatjatsja rogoži v rjad,
semeryx ošċenila suka,
ryžnix semeryx šċenjat.

Do večera ona ix laskala,
pričesyvaja jazykom,
i struilsja snežok podtalyj
pod teplym ee životom.

A večerom, kogda kury
obsiživajut šestok,
vyšel xozjain xmuryj,
semeryx vsex poklap v mešok.

Po sugrovam ona bežala,
pospevaja za nim bežat'...
I tak dolgo, dolgo drožala
vody nezamerzšej glad'.

A kogda čut' plelas' obratno,
slizyvaja pot s bokov,
pokazalsja ej mesjac nad xatoj
odnim iz ee šċenkov.

V sinjuju vys' zvonko
gljadela ona, skulja,
a mesjac skol' zil tonkij
i skrylsja za xolm v poljax.

I gluxo, kak ot podački,
kogda brosjat ej kamen' v smex,
pokatilis' glaza sobač'i
zolotymi zvezdami v sneg.

Riccardo Venturi - 2011/4/7 - 03:18


Grazie Riccardo per il testo originale di questa splendida poesia.
E grazie alle CCG/AWS, perchè è cercando canzoni contro la guerra che mi sono felicemente imbattuto in autori prima a me sconosciuti, come Tucholky e, ora, Esenin...

A proposito, Riccardo, mi sa che l'antologia di poesia russa curata da Renato Poggioli sia un po' datata (forse la prima edizione risale al 1949!)... Non è che mi puoi indicare una buona raccolta recente? Grazie.

Per tutti i lettori di libri che passano da qui: consiglio di buttare un occhio al sito http://www.comprovendolibri.it... Vi ho trovato in quattro e quattr'otto e a prezzi abbordabili libri che credevo introvabili.

Bartleby - 2011/4/7 - 08:28


Putrtoppo, Alessandro, non posso accontentarti qui su due piedi: di antologie di poesia russa recenti non ne conosco, ma non credo che ti riuscirà difficile informarti un po' in rete. Sono assolutamente certo anche che esista qualche volume con le traduzioni italiane dell'opera omnia di Sergej Esenin, e te le consiglio più che caldamente...

Riccardo Venturi - 2011/4/7 - 11:47


Traduzione inglese di Daniel Weissbort del testo originale di Esenin.

THE BITCH

In the morning the bitch whelped
Seven reddish-brown puppies,
In the rye barn where a row
Of bast mats gleamed like gold.
Licking their pelts smooth,
And underneath her, the snow
Melted out in the heat.

But at dusk, when the hens
Were roosting on the perch,
There came the grim-faced master
Who stuffed the pups in a sack.

The bitch bounded alongside him,
Over the snow-deep fields,
And the icy surface of the water
Shuddered a long, long while.

And when at last she struggled home,
Licking the sweat from her sides,
To her the moon above the house
Seemed like one of the pups.

Whimpering loudly she gazed up
Limpidly into the dark,
While over the hill, the slender moon
Slid into the fields beyond.

And softly, as when someone,
Jesting, throws her a stone,
Her tears, like golden stars,
Trickled down into the snow.

Bartleby - 2011/4/14 - 11:58


Traduzione italiana di Angelo Maria Ripellino del testo originale di Esenin.

CANZONE DELLA CAGNA

Al mattino nel granaio
dove biondeggiano le stuoie in fila,
una cagna figliò sette,
sette cuccioli rossicci

Sino a sera li carezzava
pettinandoli con la lingua
e la neve disciolta colava
sotto il suo caldo ventre.

Ma a sera, quando le galline
si rannicchiano sul focolare,
venne il padrone accigliato,
tutti e sette li mise in un sacco.

Essa correva sui mucchi di neve,
durando fatica a seguirlo.
E così a lungo, a lungo tremolava
lo specchio dell’acqua non ghiacciata.

E quando tornò trascinandosi appena,
leccando il sudore dai fianchi,
la luna sulla capanna le parve
uno dei suoi cuccioli.

Guardava l’azzurro del cielo
con striduli guaiti,
ma la luna sottile scivolava
e si celò nei campi dietro il colle.

E sordamente, come quando in dono
le si butta una pietra per giuoco,
la cagna rotolo i suoi occhi
come stelle d’oro nella neve

Bartleby - 2011/4/14 - 13:13



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