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Riccardo Venturi: Io che alle tre partirò, e/and Yann Tiersen: L'homme aux bras ballants

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Yann Tiersen - L' Homme aux Bras Ballants



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Scritta da RV tra le ore 1.16 e le 1.26 del 5 ottobre 2010
Écrite par RV entre 1h.16 et 1h.26 du 5 octobre 2010
Musica/Musique: L'homme aux bras ballants, Yann Tiersen, Le Phare, 1998

Non so, ma semplicemente perché non lo posso sapere, se a qualcuno di voi capita di lavorare la notte. Magari di dover aspettare, come sta capitando a me adesso, un'ora strana per partire a trasportare altre persone che pure partono per posti che non so. Uscire nella città chiudendo la porta di casa nel silenzio, mentre cade una pioggia di prim'autunno. Mettere in moto col sapore del caffè in gola, e andare. Ad un certo punto, magari, salgono delle parole ugualmente strane, che si vorrebbero dedicate a coloro che vanno di notte; perché io sono una persona per natura notturna, e amo la città vuota e l'immaginazione del suo pulsare nascosto. Conosco tutti i posti dove rifugiarsi, in questa città; e conosco i posti dove non rifugiarsi affatto, dove scendere a respirare lo scuro, dove esercitare le paure antiche e i sistemi per cercare di vincerle. Di tutto questo parlano queste parole: di chi lavora, di chi si ferma, di chi ignora la sua caduta entro poche ore, e potrei essere io stesso. Esco con le braccia a penzoloni, con la mia andatura sgraziata, la sigaretta, il pensiero d'un amore e il pensiero di come restare sveglio; mi scivola accanto un gatto, e lui sa. Il fischio d'un treno, e lui sa. L'odore dell'acqua, e lei sa. Soli sì, ma di una solitudine comunitaria. La notte si è tutti una comunità di desti in separato ordine ricomposto dalla colla del buio. Quand'ero ragazzo, per rimproverarmi del mio consueto tornare a casa all'alba, mi rivolgeva un vecchio detto: "E te lo do io i' girà di notte!"; ora, per guadagnarmi di che vivere, di notte, e per tutta la notte, ci devo girare per forza. [RV]

Dovrebbe essere letta cliccando prima sul brano di Yann Tiersen. Il suo inizio è come cammino quando esco. "Animulae blandulae vagulae" è una citazione da un poemetto dell'imperatore Adriano, quello delle "Memorie" di Marguerite Yourcenar.


Io che alle tre partirò nella città della notte
a vedere il buio che sorte, e luci che vagano storte
animulae blandulae vagulae mentre già si precipita
il lavoro nel nero pietra d'un portone disanimato

Carezze dissimulate in automobili sottospente
e sfratti già programmati per ultimi giri ed ultime
accensioni di lampadine, e caffè e poi coltellate
e grida insensate e perle del cupo dolor silenzio

E sogni e fatiche e brevi respiri sui ponti vuoti
e libero dai segnali lucesco un abbaglio rotto,
se slitta la frizione, slitta un vistoso universo
tre volte rinnegato prima che canti il gallo

Forni e laboratori, pane che cuoce di pioggia
e canto una canzone che canta sempre di fumo,
se slitta la frizione, slitta una danza al tramonto
e s'alza un uomo fra poco, ed è già pronto a cadere.

2010/10/5 - 01:29



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