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Al Dievel (La marcia del Diavolo)

Modena City Ramblers
Language: Italian (Emiliano Modenese)

List of versions


Related Songs

La città nera
(Mè, Pék e Barba)
A me ciam Bert
(Bobo Rondelli)
Cupamente
(Mara Redeghieri)


da "La Grande Famiglia" (1996)
Testo di Massimo Ghiacci
Musica di Massimo Ghiacci e Alberto Cottica
Seconda voce di Mara Redeghieri
La grande famiglia

La canzone è dedicata a Germano Nicolini, detto "il comandante Diavolo", prima comandante partigiano e poi, subito dopo la guerra, sindaco comunista di Correggio (RE). Nel 1947 Nicolini fu accusato, insieme ad Ello Ferretti ed Antonio Prodi, dell'omicidio di don Umberto Pessina, avvenuto nel giugno del 1946. Accusa totalmente infondata perché non solo i tre erano estranei alla faccenda, ma i veri assassini avevano già confessato. Nonostante questo, su pressione del vescovo Beniamino Socche, i tre furono condannati a 22 anni di prigione, anche grazie a una confessione estorta con la tortura a un testimone da parte dei carabinieri.
Germano Nicolini nel 2005
Germano Nicolini nel 2005
"Al Dievel" trascorse in prigione dieci anni, anche a causa dell'ostilità dello stesso PCI. Nel 1990 il processo fu riaperto e nel 1994 il caso si chiuse definitivamente con l'assoluzione dei tre innocenti.

I Modena City Ramblers hanno messo in musica questa vicenda, una testimonianza della complessa rete di vendette e contro-vendette che si consumarono nel difficile periodo post-Resistenza in una zona delicata come l'Emilia rossa.

Vedi anche La Grande Famiglia (MCR Fan Club)


appunti partigianiModena City Ramblers Appunti partigiani

Appunti partigiani è l'ottavo album dei Modena City Ramblers (il settimo in studio). L'album riprende idealmente Materiale Resistente (con ovvi riferimenti a un periodo storico molto caro ai Modena) prodotto 10 anni prima (1995) da Giovanni Lindo Ferretti, richiama a raccolta molti ex Ramblers: Alberto Cottica, Massimo Giuntini, Luciano Gaetani e Giovanni Rubbiani, oltre ad altri compagni di viaggio Paolo Rossi, Gang, Bandabardò e Casa del vento

Bella ciao con Goran Bregović (Tradizionale)
Auschwitz con Francesco Guccini (Francesco Guccini)
Oltre il ponte con Moni Ovadia (Italo Calvino, tradizionale, Liberovici)
I ribelli della montagna con la Bandabardò (Tradizionale)
La guerra di Piero con Piero Pelù (Fabrizio De André)
Al Dievel con il Coro delle Mondine di Novi
All you fascists con Billy Bragg (Woody Guthrie)
Notte di San Severo con la Casa del Vento (Casa Del Vento)
Il sentiero (liberamente ispirato a Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino)
Il partigiano John con Bunna (Africa Unite)
L'unica superstite con Fiamma
Spara Jury - con Paolo Rossi (C.C.C.P.)
La pianura dei sette fratelli con i Gang (Marino e Sandro Severini)
Pietà l'è morta con Ginevra Di Marco (Nuto Revelli)
Viva l'Italia con Cisco, Ginevra, Piero, Morgan, Bunna, Paolo, Erriquez, Marino (Francesco De Gregori)



In dla basa svein a Curès
andom a pianter di èlber.
Dop quarant'an e des ed galera
un om l'è ste tolt dal fang

E tòti cal pianti ch'i posen servir
a der a c'l om là al respir.
C'al posa campèr duseint an incàra,
una volta lèber dal suspet.

C'al veint e i usèe i posen purter
luntan al paroli ed la veritèe,
c'as sapia in gir che c'l om là l'è ste
un dievel sol p'r i tedèsc.

E se po' un quelch'dun dop al dumèla
l'andrà incàra a tac a sta storia
cuntela bein ai vostr anvòo
la vicenda del Comandante Diavolo.

Un om c'l'a ciapè al colpi d'un èter
perché a'n vliva mia fer la spia.
A gh'è ches cl'ava pèrs quel in dal cor,
ma mai dal partigian al curàg.

C'al veint e i usèe i posen purter
luntan al paroli ed la veritèe,
c'as sapia in gir che c'l om là l'è ste
un dievel sol p'r i tedèsc.

Contributed by Alberto Cornia - 2006/1/7 - 16:32




Language: Italian

Versione italiana dal libretto dell'album
IL DIAVOLO (LA MARCIA DEL DIAVOLO)

Nella bassa vicino a Correggio
andiamo a piantare degli alberi.
Dopo quarant'anni e dieci di galera
un uomo è stato tolto dal fango.

E tutte quelle piante che possano servire
a dare a quell'uomo il respiro.
Che possa vivere ancora duecento anni
una volta libero dal sospetto.

Che il vento e gli uccelli possano portare
lontano le parole della verità,
che si sappia in giro che quell'uomo è stato
un diavolo solo per i tedeschi.

E se poi qualcuno dopo il duemila
tornerà ancora su questa storia
raccontatela bene ai vostri nipoti
la vicenda del comandante Diavolo.

Un uomo che ha preso le colpe di un altro
perché non ha voluto fare la spia.
Può darsi che abbia perso qualcosa nel cuore
ma mai del partigiano il coraggio.

Che il vento e gli uccelli possano portare
lontano le parole della verità,
che si sappia in giro che quell'uomo è stato
un diavolo solo per i tedeschi.

Contributed by Alberto Cornia - 2006/1/7 - 16:34




Language: Italian (Modenese)

Nuova versione in "Appunti Partigiani"

La canzone è stata anche inclusa nell'album Appunti Partigiani, uscito nell'aprile 2005 per celebrare il 60° anniversario della Resistenza. Questa versione, in cui i ritornelli sono cantati dal Coro delle Mondine di Novi, differisce dall'originale per i riferimenti cronologici aggiornati (nella prima strofa i "quarant'anni" sono diventati cinquanta; l'inizio della seconda strofa suona: "e adesso che siamo nel 2000, e si torna ancora su questa storia") e per un paio di altri versi (nella seconda strofa: "un uomo che hanno voluto condannare a tutti i costi perché era un esempio per tutti gli altri").

"...Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità. Ho 85 anni, da allora ne sono passati sessanta e purtroppo questo mondo non c'è... E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la nostra lotta..."

(Germano Nicolini, alla fine della canzone)
AL DIEVEL

In dla basa svein a Curès
andom a pianter di èlber.
Dop sinquant'an e des ed galera
un om l'è ste tolt dal fang.

E tòti cal pianti ch'i posen servir
a der a c'l om là al respir.
C'al posa campèr duseint an incàra,
una volta lèber dal suspet.

C'al veint e i usèe i posen purter
luntan al paroli ed la veritèe,
c'as sapia in gir che c'l om là l'è ste
un dievel sol p'r i tedèsc.

E adèsa c'a sòmm in dal dumèla
e a s'va incàra a tac a sta storia
cuntela bein ai vostr anvòo
la vicenda del Comandante Diavolo.

Un om chi an vlùu a tut i cost cundanèr,
perché l'era un esèmp per chi èter.
A gh'è ches cl'ava pèrs quel in dal cor,
ma mai dal partigian al curàg.

C'al veint e i usèe i posen purter
luntan al paroli ed la veritèe,
c'as sapia in gir che c'l om là l'è ste
un dievel sol p'r i tedèsc.

Contributed by Alberto Cornia - 2006/1/7 - 17:52




Language: Italian

Traduzione italiana della versione di "Appunti Partigiani"
IL DIAVOLO

Nella bassa vicino a Correggio
andiamo a piantare degli alberi.
Dopo cinquant'anni e dieci di galera
un uomo è stato tolto dal fango.

E tutte quelle piante che possano servire
a dare a quell'uomo il respiro.
Che possa vivere ancora duecento anni
una volta libero dal sospetto.

Che il vento e gli uccelli possano portare
lontano le parole della verità,
che si sappia in giro che quell'uomo è stato
un diavolo solo per i tedeschi.

E adesso che siamo nel 2000
e si torna ancora su questa storia
raccontatela bene ai vostri nipoti
la vicenda del comandante Diavolo.

un uomo che hanno voluto condannare a tutti i costi
perché era un esempio per tutti gli altri
Può darsi che abbia perso qualcosa nel cuore
ma mai del partigiano il coraggio.

Che il vento e gli uccelli possano portare
lontano le parole della verità,
che si sappia in giro che quell'uomo è stato
un diavolo solo per i tedeschi.

2006/1/7 - 19:14




Language: English

English Version by Kiocciolina
Versione inglese di Kiocciolina
THE DEVIL (MARCH OF THE DEVIL)

In the lows near Correggio
We go to plant some trees.
After forty years, and ten of prison
A man has been took off from the mud.

And all those plants that could be useful
to give that man his breath.
Could he live 200 years
once free from the suspect.

That wind and birds could bring
far away the words of truth,
that could be known around that that man has been
a devil only for the Germans.

And if then someone after the 2000
will get back on this history
tell it well to your nephews
the event of the Devil commander.

A man that has assumed the guilts of another one
because he didn't want to be a spy.
It may be that he had lost something in his heart
but never the courage of the partisan.

That wind and birds could bring
far away the words of truth,
that could be known around that that man has been
a devil only for the Germans.

Contributed by kiocciolina - 2006/8/28 - 04:49




Language: French

Version française de Marco Valdo M.I.

Notre chanson est dédiée à Germano Nicolini, dit « le commandant Diable », d'abord commandant partisan et ensuite, immédiatement après al guerre, maire communiste de Correggio (RE). En 1947, Nicoloni fut accusé, en même temps qu'Elio Ferretti et Antonio Prodi, de l'homicide de don Umberto Pessina, survenu en juin 1946, Accusation totalement infondée car non seulement les trois étaient étrangers à l'affaire, mais les vrais assassins avaient déjà avoué. Malgré cela, sur pression de l'évêque Beniamino Socche, ils furent condamnés tous les trois à 22 ans de prison, par le moyen d'une dénonciation extorquée, par les carabiniers, au moyen de la torture à un témoin. « Al Dievel » (Le Diable) passa dix ans en prison, à cause de l'hostilité, y compris du PCI lui-même. En 1990, le procès fut rouvert et en 1994, le cas fut définitivement conclu par l'acquittement des trois innocents.

Les Modena City Ramblers ont mis en musique cette affaire, un témoignage de l'intrication complexe de vengeances et de contre-vengeances qui se déroulèrent dans la difficile période post-Résistance dans une zone délicate comme l'Émilie rouge.
Les Modena City Ramblers ont enregistré deux versions de cette chansons à dix ans d'intervalle (1995-2005). Ces versions sont quasiment semblables sauf pour ce qui concerne la durée de vie du “Diable”.
La deuxième version était précédée d'un autre commentaire intéressant : “Cette chanson a été aussi incluse dans l'album Appunti Partigiani (Notes partisanes), sorti en avril 2005 pour célébrer le 60ième anniversaire de la Résistance. Cette version, dans laquelle les ritournelles sont chantées par le chœur des Mondine de Novi, diffère de l'originale par les données chronologiques ...et par une paire de vers différents ... (ces différences sont notées dans le texte de la chanson).
Et à la fin de la chanson, le Diable lui-même intervient en disant :

“... Nous rêvions à un monde différent, un monde de liberté, un monde de justice, un monde de paix et un monde de fraternité et de sérénité. J'ai 85 ans, depuis cette époque, se sont passés soixante ans et pourtant, ce monde n'existe pas... Et alors, réfléchissez, raisonnez avec votre tête et continuez notre lutte...”


J'ajoute ici, dit Marco Valdo M.I., ma devise reprise de Piero Calamandrei (voir le poème lapidaire “ad ignominia”, intitulé : “Lo avrai Camerata Kesselring...”, que l'on trouve à Cuneo et à Montepulciano) qui rejoint tout à fait les propos du “Diable”:
“Ora e sempre : Resistenza !” - “Aujourd'hui et toujours : Résistance !”
LE DIABLE

Dans la plaine près de Curès
Nous allons planter des arbres
Après cinquante ans dont dix de prison (version 1995 : quarante)
Un homme a été sorti de la fange.

Et tous ces arbres pourront servir
à donner à cet homme de l'air.
Pour qu'il puisse vivre encore deux cents ans
Une fois libéré du soupçon.

Que le vent et les oiseaux portent
au loin les mots de la vérité
Afin qu'on sache partout que cet homme a été
un diable seulement pour les Allemands.

Et à présent que nous avons passé 2000
et qu'on revient à nouveau sur cette histoire
Racontez-la bien à vos petits-enfants
l'aventure du commandant Diable.

Un homme qu'on a voulu condamné à tout prix (Un homme qui a pris les coups pour un autre)
car il était un exemple pour tous les autres. (car il n'a pas voulu être un délateur)
Il se pourrait qu'il ait perdu quelque chose de son cœur
Mais jamais son courage de partisan.

Que le vent et les oiseaux portent
au loin les mots de la vérité
Afin qu'on sache partout que cet homme a été
un diable seulement pour les Allemands.

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2008/6/20 - 10:21




Language: Spanish

Versione spagnola di Santiago

"... Soñabamos con un mundo diferente, un mundo de libertad, un mundo de justicia, un mundo de paz y un mundo de fraternidad y serenidad. Tengo 85 años, y desde entonces han pasado sesenta, y por desgracia ése mundo no existe... Así que, reflexionen, razonen con la cabeza y continúen nuestra lucha... "

(Germano Nicolini, al final de la canción)
AL DIABLO (LA MARCHA DEL COMANDANTE DIABLO)

En los bajos cerca de Correggio
fuimos a plantar unos árboles.
Después de cincuenta años y diez de cárcel
un hombre fue alzado del fango.

Y todas esas plantas que puedan servir
para darle a ese hombre el respiro,
que pueda vivir doscientos años
una vez libre de la sospecha.

Que el viento y las aves puedan llevar
lejos las palabras de la verdad,
que se sepa bien que éste hombre fue
un diablo solo para los alemanes.

Y ahora que estamos en el 2000
y se vuelve otra vez sobre ésta historia
cuéntala bien a tus nietos
el suceso del comandante Diablo,

un hombre que, han querido condenar a cualquier costo
porque era un ejemplo para todos los demás.
Puede ser que haya perdido algo en el corazón
pero nunca del partisano el coraje.

Que el viento y las aves puedan llevar
lejos las palabras de la verdad,
que se sepa bien que éste hombre fue
un diablo solo para los alemanes.

Contributed by Santiago - 2016/7/11 - 21:43


vi segnalo questi link: il Comandante Diavolo che parla al raduno dei fans dei Modena City Ramblers nel 2005



matteo88 - 2008/3/25 - 14:34


La seconda versione dei Ramblers modifica la strofa "un om c'l'a ciapè al colpi d'un eter / perché a'n vliva mia fer la spia" perché Germano Nicolini stesso, sentendola si sentì offeso, come se in qualche modo fosse complice di un omicidio al quale era estraneo e per il quale fu anche ingiustamente condannato. Da qui la decisione di reinciderla modificando la strofa

Donquijote82 - 2008/12/12 - 10:14


Versione pedemontana di Davide Gastaldo

Dq82 - 2018/2/15 - 21:16


Partigiani, i 100 anni di Germano Nicolini, il "comandante Diavolo"



Gli auguri dell'Anpi. Considerato un pioniere della riconciliazione, fu condannato ingiustamente per l'omicidio di un sacerdote nel 1946, vicenda giudiziaria chiusa solo nel 1994

di MICOL LAVINIA LUNDARI

Compie cento anni il comandante Diavolo. Germano Nicolini, protagonista della Resistenza in Emilia e poi sindaco di Correggio dopo il secondo conflitto mondiale, è nato il 26 novembre 1919. A lui - medaglia d'argento al valore militare per "le brillanti doti di organizzatore e di comandante, sprezzante di ogni pericolo" e "considerato uno dei migliori combattenti della resistenza reggiana" - rivolge gli auguri dell'Associazione nazionale partigiani italiani. La sezione di Correggio, in un post su Facebook, scrive: "Gli ideali della Resistenza hanno sempre illuminato la tua vita e ti hanno sempre dato la forza per guardare avanti. C’è un po' la tua essenza in queste frasi rivolte ai più giovani: 'Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e serenità. E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la nostra lotta'".

Nicolini è nato a Fabbrico, nella Bassa reggiana. Durante la seconda guerra mondiale divenne ufficiale del 3° reggimento carri; fu fatto prigionieri l'8 settembre 1943 a Tivoli, ma riuscì a fuggire e tornare in Emilia, dove si unì alla 77esima brigata Sap "Fratelli Manfredi", nella quale combattè col nome di "Diavolo".

Dopo la Liberazione venne nominato comandante della piazza di Correggio, evitando tentativi di giustizia sommaria sui prigioneri fascisti della Rsi, come fu testimoniato al processo di Perugia del 1947. Impedì anche, al carcere di Correggio, un assalto dei partigiani: il loro obiettivo erano sette repubblichini. Episodi come questo confermano la sua fama di pioniere della riconciliazione nazionale. A 27 anni fu eletto sindaco di Correggio, candidato dal Pci e sostenuto anche da tre consiglieri democristiani.

Nel 1947 venne però arrestato per l'omicidio di don Umberto Pessina, freddato sulla porta della canonica della parrocchia di San Martino Piccolo, frazione di Correggio. Accuse nate per testimonianze poi rigettate o estorte sotto tortura. Nel 1949 Nicolini fu condannato a 22 anni di carcere come mandante di omicidio volontario premeditato: ne scontò 10 grazie all'indulto per gli ex appartenenti a formazioni partigiane. La revisione del processo avvenne solo in anni recenti: fu scagionato definitivamente "per non aver commesso il fatto" nel 1994 e gli fu riconosciuto un risarcimento miliardario per l'ingiusta detenzione.

Repubblica

Dq82 - 2019/11/27 - 14:19


Resistenza e memoria. Germano Nicolini, il Diavolo dal cuore buono

Centenario, è il partigiano di Correggio cantato da Ligabue: lo chiamarono così quando lo videro seminare i tedeschi che lo inseguivano. Divenne il suo nome di battaglia. L’intervista di Gad Lerner oggi nello speciale 25 Aprile sul sito di Repubblica

di SIMONETTA FIORI 25 Aprile 2020

Lo chiamano "dièvel", diavolo, non per mirabolanti strategie militari o per l'astuzia nascosta nella coda del demonio, ma perché la mattina del 31 dicembre del 1944 lo videro fuggire tra i boschi di Correggio con la rapidità d'un furetto. Dietro la sua bicicletta che volava a zig zag, i soldati tedeschi lanciati all'inseguimento. "Ma l'è prôpi un dièvel!", è proprio un diavolo, dissero due contadine nascoste in cascina. E da allora Germano Nicolini è rimasto il "Comandante Diavolo", a dispetto della fibra morale e del suo destino di eroe buono.

Non perse il leggendario epiteto neppure quando fu sbattuto in galera nel 1947 con l'accusa platealmente infondata di aver assassinato il parroco della sua città, proprio lui che conosceva il significato profondo dell'esser partigiani, portare la vita non la morte, la solidarietà non la prevaricazione. E ora centenario, la passione ancora integra e il gesto irrequieto non addomesticato dal tempo, continua a testimoniare la sua incredibile vicenda, già celebrata da una canzone scritta da Ligabue per i Modena City Ramblers.

"Mi considerano un pezzo della storia italiana. Può darsi. Quel che è sicuro che ho passato dieci anni in galera da innocente. Ma non ho smesso per un secondo di essere l'unica cosa che sono: un antifascista, un democratico, un partigiano resistente che doveva resistere".

Quella di Germano Nicolini è una delle quattrocento testimonianze raccolte da Laura Gnocchi e Gad Lerner nel meritorio lavoro dedicato ai ragazzi che nel 1943 furono chiamati a una scelta estrema (Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana, prefazione di Carla Nespolo, Feltrinelli; la clip dedicata al comandante Diavolo sarà trasmessa oggi pomeriggio su Repubblica Tv).

Una memoria che nella sua eccezionalità racconta molto di noi, di un'Italia che fin dal dopoguerra ebbe un rapporto inquieto con i resistenti: talvolta incompresi, tenuti ai margini o, come in questo caso, perseguitati da una giustizia ingiusta. E colpisce il filo esistenziale che tesse il racconto di Nicolini, la scelta del partigianato nata dalla vicinanza con gli ultimi, e rinnovata nel tempo dal patto morale stretto allora con i suoi compagni. È grazie a loro se ha resistito a testa alta "quando si è cercato di infangare una pagina luminosa della nostra storia". Ed è sempre grazie a loro che non si stanca di raccontare, "soprattutto oggi che si riaffaccia il cupo richiamo dell'autoritarismo".

Come il nome, anche la sua storia è carica di rovesciamenti romanzeschi, perché tutto ci si può aspettare ma non che il Comandante Diavolo, capo del terzo battaglione della 77esima Brigata Sap "Fratelli Manfredi", abbia subìto per quasi cinquant'anni lo stigma dell'assassino. Perché Germano era uno che detestava la violenza, "e se in molti credono che la Resistenza sia stata un fatto solo militare sbagliano, perché noi abbiamo preso le armi per difendere la popolazione". Credeva nelle leggi, Germano, "quelle del diritto e della sacralità della vita". E quando a guerra finita cominciò a respirare una brutta aria nelle sue zone, in Emilia, in quello che si sarebbe chiamato "il triangolo della morte", si adoperò per contenere in alcuni dei suoi compagni le tentazioni di giustizia sommaria. "Se si comincia a dire "ci facciamo giustizia da noi", la violenza prende il posto dell'ingiustizia. E la democrazia è più importante della rappresaglia".

Subito dopo la Liberazione fu nominato dagli americani reggente di Correggio. E fu in quei giorni che riuscì a compiere un piccolo miracolo, mai più ripetuto nel lunghissimo dopoguerra: una "mensa del reduce e del partigiano" dove potevano mangiare tutti allo stesso tavolo, resistenti ed ex fascisti repubblichini, a condizione che questi non avessero mai sparato o commesso reati.

Riuscì ad allestirla in poco tempo, facendosi dare i soldi dalle famiglie benestanti che avevano finanziato l'esercito di Mussolini. Cominciò così "il pranzo della conciliazione", che non era parificazione o confusione o smarrimento del senso storico, ma un modo per dimostrare "che era possibile non comportarsi come loro, spargendo odio e terrore". Sempre negli stessi giorni, durante un'ispezione nel carcere di Correggio, riuscì a sventare un assalto partigiano, salvando la vita a sei detenuti ex repubblichini. Alcuni di loro avrebbero testimoniato a suo favore nel processo per il delitto di don Pessina. Ed eccoci al fattaccio, che è storia conosciuta. Con la colpevole complicità della chiesa cattolica e del Pci, nel 1947 Germano Nicolini, ormai divenuto sindaco comunista di Correggio, viene processato e condannato per l'assassinio di don Umberto Pessina, il parroco di San Martino ucciso l'anno prima dai proiettili di tre ex partigiani. Tutti sapevano - o avrebbero presto saputo - che Germano non c'entrava niente. Lo sapeva il vescovo di Reggio Emilia, che però non l'amava perché cattolico passato con i rossi. Lo sapeva il Partito, che però non l'amava per lo spirito libero e gli propose di espatriare in Cecoslovacchia, insieme ad altri partigiani invischiati nelle violenze. Ma lui fu fermo nel rifiuto: alla fuga preferiva il carcere, soprattutto per dimostrare la sua innocenza. Dei 22 anni di pena, Germano ne trascorse in cella dieci, ma solo per via dell'indulto. Per ottenere l'assoluzione piena dovette aspettare il 1994. Dopo 47 anni, il comandante Diavolo ha potuto riavere indietro le sue mostrine militari. E le scuse dello Stato italiano.

Ora la sua lunga e complicata resistenza può raccontarla ai più giovani. E a loro ripete le parole con cui l'aveva salutato il suo amico Giacomo, ucciso dalle Brigate Nere: "Non dite che siete scoraggiati, che non ne volete più sapere. Pensate che tutto è successo perché non avete voluto più saperne".
repubblica.it

Dq82 - 2020/4/25 - 00:36




Language: Italian

Grande errore, o titolo acchiappaclick che attribuisce la canzone a Luciano Ligabue, gli autori invece sono Massimo Ghiacci e Alberto Cottica. Ligabue sul disco Appunti partigiani scrisse alcune righe su Germano Nicolini

20200425 004621
IL DIAVOLO
Io l'ho visto il diavolo. O meglio: ho visto "al Dievel". E lasciatemi dire che raramente nome di battaglia fu cosi infelice. Perché non lo so se durante la Resistenza quel nome gli servì per incutere timore o soggezione. So di sicuro che quel nome lo trasformò nel capro espiatorio perfetto per un
crimine che non commise. Messo a bruciare non fra i tizzoni dell'inferno ma sull'impietosa graticola Politica che lo sacrificò in un amen in quanto l'uomo sbagliato nel momento sbagliato.
Per loro l'uomo giusto al momento giusto.
Io l'ho visto "al Dievel".
L'ho visto passeggiare per Correggio col suo cane e con la sua postura eretta, orgogliosa, a sfidare gli sguardi e i sospetti di chi sapeva male o non sapeva affatto.
Un uomo che ha rischiato tutto per contribuire a un progetto di libertà di cui questo paese aveva bisogno. Un uomo che, in cambio, ha avuto l'accusa di un omicidio che non ha commesso. La galera e poi, come se non bastasse, anni di isolamento dalla gente che poteva pensarlo colpevole.
E' servita un'eternità perché la verità venisse a galla.
E poi cos'è successo?
Ha continuato con quello che ha sempre fatto.
A dire a voce alta i valori in cui ha sempre creduto.
Io l'ho visto "al Dievel".
In un comizio dalle parti d Siena (dove la sera avrei tenuto un concerto).
L'ho sentito infervorato, commosso, partecipe e appassionato, trasmettere con tutto se stesso a chi aveva davanti la solidità di un credere.
E non era un credere politico.
Era un credere umano.
Di uno che vuole convivere son gli altri esseri umani. Con un po' di buon senso.
Io l'ho visto "al Dievel". E, credetemi, raramente nome di battaglia fu, così infelice.
Il diavolo ha intenzioni e interessi esattamente opposti.

(Luciano Ligabue)

Contributed by Dq82 - 2020/4/25 - 00:41


L'articolo è stato corretto (il titolo no):

Resistenza e memoria. Germano Nicolini, il Diavolo dal cuore buono
Centenario, è il partigiano di Correggio cantato da Ligabue: lo chiamarono così quando lo videro seminare i tedeschi che lo inseguivano. Divenne il suo nome di battaglia. L’intervista di Gad Lerner oggi nello speciale 25 Aprile sul sito di Repubblica

di SIMONETTA FIORI

25 aprile 2020
Resistenza e memoria. Germano Nicolini, il Diavolo dal cuore buono
Lo chiamano "dièvel", diavolo, non per mirabolanti strategie militari o per l'astuzia nascosta nella coda del demonio, ma perché la mattina del 31 dicembre del 1944 lo videro fuggire tra i boschi di Correggio con la rapidità d'un furetto. Dietro la sua bicicletta che volava a zig zag, i soldati tedeschi lanciati all'inseguimento. "Ma l'è prôpi un dièvel!", è proprio un diavolo, dissero due contadine nascoste in cascina. E da allora Germano Nicolini è rimasto il "Comandante Diavolo", a dispetto della fibra morale e del suo destino di eroe buono.

Non perse il leggendario epiteto neppure quando fu sbattuto in galera nel 1947 con l'accusa platealmente infondata di aver assassinato il parroco della sua città, proprio lui che conosceva il significato profondo dell'esser partigiani, portare la vita non la morte, la solidarietà non la prevaricazione. E ora centenario, la passione ancora integra e il gesto irrequieto non addomesticato dal tempo, continua a testimoniare la sua incredibile vicenda, già celebrata da un testo scritto da Ligabue per la raccolta "Appunti partigiani" dei Modena City Ramblers.

"Mi considerano un pezzo della storia italiana. Può darsi. Quel che è sicuro che ho passato dieci anni in galera da innocente. Ma non ho smesso per un secondo di essere l'unica cosa che sono: un antifascista, un democratico, un partigiano resistente che doveva resistere".

Quella di Germano Nicolini è una delle quattrocento testimonianze raccolte da Laura Gnocchi e Gad Lerner nel meritorio lavoro dedicato ai ragazzi che nel 1943 furono chiamati a una scelta estrema (Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana, prefazione di Carla Nespolo, Feltrinelli; la clip dedicata al comandante Diavolo sarà trasmessa oggi pomeriggio su Repubblica Tv).

Una memoria che nella sua eccezionalità racconta molto di noi, di un'Italia che fin dal dopoguerra ebbe un rapporto inquieto con i resistenti: talvolta incompresi, tenuti ai margini o, come in questo caso, perseguitati da una giustizia ingiusta. E colpisce il filo esistenziale che tesse il racconto di Nicolini, la scelta del partigianato nata dalla vicinanza con gli ultimi, e rinnovata nel tempo dal patto morale stretto allora con i suoi compagni. È grazie a loro se ha resistito a testa alta "quando si è cercato di infangare una pagina luminosa della nostra storia". Ed è sempre grazie a loro che non si stanca di raccontare, "soprattutto oggi che si riaffaccia il cupo richiamo dell'autoritarismo".

Come il nome, anche la sua storia è carica di rovesciamenti romanzeschi, perché tutto ci si può aspettare ma non che il Comandante Diavolo, capo del terzo battaglione della 77esima Brigata Sap "Fratelli Manfredi", abbia subìto per quasi cinquant'anni lo stigma dell'assassino. Perché Germano era uno che detestava la violenza, "e se in molti credono che la Resistenza sia stata un fatto solo militare sbagliano, perché noi abbiamo preso le armi per difendere la popolazione". Credeva nelle leggi, Germano, "quelle del diritto e della sacralità della vita". E quando a guerra finita cominciò a respirare una brutta aria nelle sue zone, in Emilia, in quello che si sarebbe chiamato "il triangolo della morte", si adoperò per contenere in alcuni dei suoi compagni le tentazioni di giustizia sommaria. "Se si comincia a dire "ci facciamo giustizia da noi", la violenza prende il posto dell'ingiustizia. E la democrazia è più importante della rappresaglia".

Subito dopo la Liberazione fu nominato dagli americani reggente di Correggio. E fu in quei giorni che riuscì a compiere un piccolo miracolo, mai più ripetuto nel lunghissimo dopoguerra: una "mensa del reduce e del partigiano" dove potevano mangiare tutti allo stesso tavolo, resistenti ed ex fascisti repubblichini, a condizione che questi non avessero mai sparato o commesso reati.

Riuscì ad allestirla in poco tempo, facendosi dare i soldi dalle famiglie benestanti che avevano finanziato l'esercito di Mussolini. Cominciò così "il pranzo della conciliazione", che non era parificazione o confusione o smarrimento del senso storico, ma un modo per dimostrare "che era possibile non comportarsi come loro, spargendo odio e terrore". Sempre negli stessi giorni, durante un'ispezione nel carcere di Correggio, riuscì a sventare un assalto partigiano, salvando la vita a sei detenuti ex repubblichini. Alcuni di loro avrebbero testimoniato a suo favore nel processo per il delitto di don Pessina. Ed eccoci al fattaccio, che è storia conosciuta. Con la colpevole complicità della chiesa cattolica e del Pci, nel 1947 Germano Nicolini, ormai divenuto sindaco comunista di Correggio, viene processato e condannato per l'assassinio di don Umberto Pessina, il parroco di San Martino ucciso l'anno prima dai proiettili di tre ex partigiani. Tutti sapevano - o avrebbero presto saputo - che Germano non c'entrava niente. Lo sapeva il vescovo di Reggio Emilia, che però non l'amava perché cattolico passato con i rossi. Lo sapeva il Partito, che però non l'amava per lo spirito libero e gli propose di espatriare in Cecoslovacchia, insieme ad altri partigiani invischiati nelle violenze. Ma lui fu fermo nel rifiuto: alla fuga preferiva il carcere, soprattutto per dimostrare la sua innocenza. Dei 22 anni di pena, Germano ne trascorse in cella dieci, ma solo per via dell'indulto. Per ottenere l'assoluzione piena dovette aspettare il 1994. Dopo 47 anni, il comandante Diavolo ha potuto riavere indietro le sue mostrine militari. E le scuse dello Stato italiano.

Ora la sua lunga e complicata resistenza può raccontarla ai più giovani. E a loro ripete le parole con cui l'aveva salutato il suo amico Giacomo, ucciso dalle Brigate Nere: "Non dite che siete scoraggiati, che non ne volete più sapere. Pensate che tutto è successo perché non avete voluto più saperne".

repubblica.it

Dq82 - 2020/4/25 - 16:08


Dq82 - 2020/4/25 - 16:55



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