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Partigiani

Emily County Folk
Language: Italian

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Album: Credere ai ricordi

crederericordi
Sopra la gotica uomini in nero
Regalano sudditi o morte..
Chiedono aiuto con i fucili
Non lasciano libertà

Neve saldato perfido amico
Bacia la nebbia compagna
Là sopra i monti in mezzo ai boschi
Nasce un’ armata essenziale

Partigiani..
Partigiani..

Dan luce alla notte premendo un grilletto
Dai carruggi fino alle langhe
Risalgono i colli, corron tra i vicoli
Ed un grido diventa canzone

Partigiani..
Partigiani..

Lo sento nel vento che stanno arrivando
Aspetta il mio comando
“...tenente Rosso, sei solo un sergente
ma comandi splendidamente”

Berretti ed elmetti si danno battagli,
comincia a cantar la mitraglia
Affonda nel fango lo stivale imperiale
E quello del fascio sociale

Non c’è più respiro dopo l lotta
E’ questa la libertà?
Uomini in nero confusi nel rosso
Sprofondano nell’antenora

No mio compagno non darti per vinto
Togliere la vita a chi
A chi ha sempre ammazzato a coscienza pulita
Non e’ un delitto perché….noi siam

Partigiani…
Partigiani…

Si spengono gli echi delle canzoni,
la rivolta è già storia di ieri.
Cade la neve sui nei cimiteri
A coprire lapidi e nomi.

Ma germoglia un’armata come erba nei campi
Che no, non scorderà:
ancora la senti gridare: “Compagni,
La lotta non finisce qua!”

Contributed by adriana - 2010/4/24 - 14:17


Oggi, 25 Aprile, non sono andato a nessun corteo. Non lo faccio da tanti anni. Non mi interessa se la Letizia si sia o no presa i suoi vaffanculo e cose del genere. Un tempo, non ne perdevo uno di 25 Aprile. Dalla mia camera, dalla mia casa che dominava tutta la città, dispiegavo una bandiera tricolore, che si vedeva da tutta Como e forse era l'unica non ufficiale, perché Como, dopo che nel 1922 gli squadristi le "dimisero" un sindaco socialista di nome Angelo Noseda, si trovò sempre (salvo due misere volte, quando per un po' di tempo fu sindaco il Renzino Pigni, socialista unitario, e quando fu sindaco il buon Sergio Simone, socialista anche lui, ma craxiano) dalla parte sbagliata: Como votò per il Savoia, Como votò contro il divorzio e contro l'aborto terapeutico, Como da democristiana che era passò quasi in massa a Malagodi quando cominciò il centro-sinistra, Como solo pochi giorni fa ha votato per lo stesso Pdl contro cui due mesi prima era insorta per il famoso "muro di belino" con il quale il suo sindaco, a pubbliche spese, ha oscurato il lago e l'ha resa zimbello mondiale... E mi fermo qui, se no dovrei dire anche del vescovo Maggiolini: ma i vescovi non li eleggono i cittadini perché, democraticamente, li designano i Papi.

Andavo già al corteo quando ci andavano quattro gatti, tre dei quali erano comunisti e un altro mezzo gatto era la banda di Rebbio che suonava il Piave. Ascoltavo paziente il sindaco, senza tessere ma cattolicissimo, l' Aquilino Gelpi detto Lino, il quale dal palco dimostrava come indubitabilmente il fascismo fosse deprecabile, essendo finito con il suo capo ucciso tra le braccia dell'amante e non della legittima moglie (per quanto anche la sua uccisione non fosse tanto da approvare...). E non si levava la benché minima pernacchia, perché "la Resistenza era di tutti", purché non fossero dichiaratamente fascisti. (Quelli dichiarati cercavano di andare, il 28 Aprile, al fatale cancello di Giulino di Mezzegra, ma trovavano gli ex partigiani della Garibaldi di Dongo, il Tom, il Camotta ecc., e le loro manone ipetrofizzatesi alla ferriera Falck, e i loro scarponi di montanari e contrabbandieri: i padri putativi di tutte le Marte di Ivan Graziani).

Oggi, il pomeriggio del 25 Aprile l'ho passato a Milano, a chiacchierare con Mario, un vecchio partigiano amico di un altro partigiano - Spartaco - morto vecchissimo pochi mesi fa, alla figlia del quale voleva raccontare tante cose che lei non aveva mai sentito dire da suo padre. Non erano stati partigiani di spicco: erano "solo" stati partigiani, di quelli che avevano fatto quello che c'era da fare e poi, senza mettersi a scriversi dei libri, erano tornati alle loro attività, in fabbrica o in bottega, senza mai più dimenticare chi aveva combattuto al loro fianco ma non aveva visto l'alba della liberazione. Esattamente come diceva la canzone dei maquis: "Le vent souffle sur les tombes, la liberté reviendra, nous rentrerons dans l'ombre". Così ho sentito parlare per la prima volta di Topolino, un partigianino brianzolo di quindici anni, caduto sotto le raffiche impugnando solo una baionetta; ho sentito di come impedirono armi in pugno il processo sommario al padrone della loro ditta, perché rifiutavano che non si considerasse che era un galantuomo e non solo un padrone; ho sentito della loro fame e delle loro pulci; delle pallottole che loro non avevano preso perché le avevano prese i loro compagni. E ogni tanto mi balenava il nome di Pansa; ogni tanto mi riecheggiava il ritornello oggi di gran moda: combattevano un dittatura per instaurane un'altra... O l'altro, che forse è anche peggio: ma a cosa serviva, se gli Americani ci stavano già liberando...Non so di Pansa, che oggi la liberazione la celebra dalle colonne di Libero senza vomitare...: ma gli altri, gli altri se avessero avuto l'età per far qualcosa, in quei giorni avrebbero fatto la borsa nera. Sono quelli che oggi ci governano. E se non sono loro, sono i loro figli.

Gian Piero Testa - 2010/4/26 - 00:48



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