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Le roi Renaud [La mort du roi Renaud; Quand Renaud de guerre revint]

anonimo

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Malicorne, Le Roi Renaud.


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Un'antichissima ballata tramandata in innumerevoli versioni (circa una sessantina); qui è riportata la versione (cantata tra gli altri da Claude Flagel) considerata come "standard": si tratta di un adattamento in francese moderno, ma che ancora mantiene l'antica struttura del periodo tipica delle ballate popolari (si vedano le Note al testo originale).



L'origine della ballata è notevolmente complessa: essa sembra essere nata da un nucleo originale del XIII secolo che racconta il ritorno del conte Renaud, impiantatosi poi su una canzone del XVI secolo, Le comte Redor, derivata da una leggenda scandinava assai diffusa in tutta Europa, la quale ha dato origine a numerosi testi nelle diverse Balladries di tutti i paesi. Nell'area di lingua occitana è nota come Comte Arnau (Arnau è chiaramente il corrispondente occitano di Renaud); in quella piemontese, invece, è Re Gilardin. Un unico nucleo per tre ballate distinte. [CCG/AWS Staff]
Le roi Renaud de guerre vint
tenant ses tripes dans ses mains.
Sa mère était sur le créneau
qui vit venir son fils Renaud.

- Renaud, Renaud, réjouis-toi!
Ta femme est accouché d'un roi!
- Ni de ma femme ni du fils
je ne saurais me réjouir.

Allez ma mère, allez devant,
faites-moi faire un beau lit blanc.
Guère de temps n'y resterai:
à la minuit trépasserai.

Mais faites-le moi faire ici-bas
que l'accouchée n'l'entende pas.
Et quand ce vint sur la minuit,
le roi Renaud rendit l'esprit..

Il ne fut pas le matin jour
tous les valets pleuraient très tous.
Il ne fut temps de déjeuner
que les servantes ont pleuré.

- Mais dites-moi, mère, m'amie,
que pleurent nos valets ici ?
- Ma fille, en lavant nos chevaux
ont laissé noyer le plus beau.

- Oh pourquoi donc, mère m'amie,
pour un cheval pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beaux chevaux ramènera.

- Et dites-moi, mère m'amie,
que pleurent nos servantes ici ?
- Ma fille, en lavant nos linceuls [1]
ont laissé aller le plus neuf.

- Oh pourquoi donc, mère m'amie,
pour un linceul pleurer ainsi ?
Quand Renaud reviendra,
plus beau linceul ramènera.

- Ah, dites-moi, mère m'amie,
Qu'est-ce que j'entends cogner ici ?
- Ma fille, ce sont les charpentiers
Qui raccommodent le plancher.

- Ah ! Dites-moi, mère m'amie,
Pourquoi les cloches sonnent ici ?
- Ma fille, c'est la procession
Qui sort pour les rogations. [2]

- Mais, dites-moi, mère m'amie,
C'est que j'entends chanter ici ?
- Ma fille, c'est la procession
Qui fait le tour de la maison.

Or quand ce fut passé huit jours,
A voulut faire ses atours.
Or, quand ce fut pour relever,
à la messe elle voulut aller,

- Mais dites-moi, mère m'amie,
quel habit mettrai-je aujourd'hui ?
- Mettez le blanc, mettez le gris,
mettez le noir pour mieux choisir. [3]

- Mais dites-moi, mère m'amie,
qu'est-ce que ce noir-là signifie
- A femme relèvant d'enfant,
le noir lui est bien plus séant. [4] [5]

Mais quand elles fut parmi les champs,
Trois pastoureaux allaient disant :
- Voici la femme du seignour [6]
Que l'on enterra l'autre jour !

- Ah ! Dites-moi, mère m'amie,
Que disent ces pastoureaux-ci ?
- Il disent de presser le pas,
Ou que la messe n'aura pas.

Or quand elle fut dans l'église entrée,
un cierge on lui a présenté.
Aperçoit en s'agenouillant
la terre fraîche sous son banc.

- Ah ! Dites-moi, mère m'amie,
pourquoi la terre est rafraîchie?
- Ma fille, ne puis plus vous celer, [7]
Renaud est mort et enterré.

Puisque le roi Renaud est mort,
voici la clé de mon trésor.
Voici mes bagues et mes joyaux,
prenez bien soin du fils Renaud.

Terre, ouvre-toi, terre fends-toi,
que j'aille avec Renaud, mon roi!
Terre s'ouvrit, et se fendit,
et ci fut la belle engloutie.
NOTE al testo originale
NOTES au texte original

(da/d'après cette page)

[1] linceul : drap dans lequel on enterrait les morts mais auparavant un grand drap de toile, ce qui explique la broderie (on brode rarement un linceul !)

[2] rogations : prières publiques et processions faites pendant les trois jours qui précédaient l'Ascension, pour attirer sur les champs la bénédiction du Ciel.

[3] relevailles : le sang était impur aussi une femme ayant accouchée devait accomplir certains rites à l'église pour se purifier, elle relevait de couches (la même exclusion frappait les femmes lors des règles) - inutile de dire que la position de l'Eglise a énormément évoluée et changée !

[4] rime gris/choisir : en ancien français, ça rimait !

[5] séant : décent, convenable.

[6] seignour : forme locale et ancienne de seigneur (conservée ici sans doute pour la rime).

[7] celer : cacher, taire.

Une dernière remarque : on n'enterrait guère dans les églises que des hauts prélats, des moines et des seigneurs (par la suite des bourgeois riches). Comme l'église doit être celle du village qui dépend du château (à moins qu'il ne s'agisse de la chapelle du château) la demande de la femme de Renaud a quelque chose d'incongru, car normalement elle doit se douter de la réponse.

inviata da laverdure - 16/8/2005 - 23:26




Lingua: Italiano

Versione italiana di Giovanni Cappellaro
IL RE RENAUD

Tornò dalla guerra re Renaud
con le budella in mano.
Sua madre dai merli del castello
vide arrivare il figlio Renaud.

- Renaud, Renaud, rallegrati!
Tua moglie ha partorito un re!
- Ne' di mia moglie ne' di mio figlio
rallegrarmi potrò.

Andate madre, andate avanti,
fatemi preparare un bel letto bianco.
Non ci resterò per molto:
a mezzanotte morirò.

Ma fatemelo preparare quaggiù,
che il neonato non lo senta.
E quando si fu verso mezzanotte
re Renaud spirò.

Non era ancora giunto il mattino
che tutti i valletti piangevano.
Non era ancora ora di pranzo
che le domestiche piangevano.

- Ma ditemi, madre, amica mia,
cosa piangono i valletti?
- Figlia mia, lavando i cavalli
hanno lasciato annegare il più bello.

- Ma perchè, madre, amica mia,
piangere così per un cavallo?
Quando Renaud tornerà
cavalli più belli porterà.

- E ditemi, madre, amica mia,
perchè piangono le domestiche?
- Figlia mia, lavando le lenzuola
si sono fatto scappare il più nuovo.

-Ma perchè dunque, madre amica mia,
piangere tanto per un lenzuolo?
Quando Renaud tornerà
uno più bello ne porterà.

- Ah, ditemi, madre, amica mia,
cos'è che sento battere ora?
- Figlia mia, sono i carpentieri
che sistemano il pavimento.

- Ah Ditemi, madre, amica mia
Perchè ora suonano le campane?
- Figlia mia, è la processione
che esce per le rogazioni.

- Ma ditemi, madre, amica mia,
cos'è ora che sento cantare?
- Figlia mia, è la processione
che fa il giro della casa.

E passati otto giorni
volle prepararsi l'acconciatura.
E quando fu pronta per alzarsi
alla messa volle andare,

-Ma ditemi, madre, amica mia,
che abito metterò oggi?
- Mettete quello bianco, quello grigio,
o meglio quello nero.

- Ma ditemi, madre amica mia,
cosa significa quello nero?
- Per una puerpera
quello nero è il più adatto.

Ma quando fu nei campi,
tre pastorelli stavano dicendo:
- Ecco la moglie del signore
Che abbiamo seppellito l'altro giorno!

- Ah, ditemi, madre amica mia,
Che dicono questi pastorelli?
_ Dicono di affrettarsi,
o la messa finirà.
Versione italiana di Giovanni Cappellaro

IL RE RENAUD

Tornò dalla guerra re Renaud
con le budella in mano.
Sua madre dai merli del castello
vide arrivare il figlio Renaud.

- Renaud, Renaud, rallegrati!
Tua moglie ha partorito un re!
- Ne' di mia moglie ne' di mio figlio
rallegrarmi potrò.Versione italiana di Giovanni Cappellaro

IL RE RENAUD

Tornò dalla guerra re Renaud
con le budella in mano.
Sua madre dai merli del castello
vide arrivare il figlio Renaud.

- Renaud, Renaud, rallegrati!
Tua moglie ha partorito un re!
- Ne' di mia moglie ne' di mio figlio
rallegrarmi potrò.

Andate madre, andate avanti,
fatemi preparare un bel letto bianco.
Non ci resterò per molto:
a mezzanotte morirò.

Ma fatemelo preparare quaggiù,
che il neonato non lo senta.
E quando si fu verso mezzanotte
re Renaud spirò.

Non era ancora giunto il mattino
che tutti i valletti piangevano.
Non era ancora ora di pranzo
che le domestiche piangevano.

- Ma ditemi, madre, amica mia,
cosa piangono i valletti?
- Figlia mia, lavando i cavalli
hanno lasciato annegare il più bello.

- Ma perchè, madre, amica mia,
piangere così per un cavallo?
Quando Renaud tornerà
cavalli più belli porterà.

- E ditemi, madre, amica mia,
perchè piangono le domestiche?
- Figlia mia, lavando le lenzuola
si sono fatto scappare il più nuovo.

-Ma perchè dunque, madre amica mia,
piangere tanto per un lenzuolo?
Quando Renaud tornerà
uno più bello ne porterà.

- Ah, ditemi, madre, amica mia,
cos'è che sento battere ora?
- Figlia mia, sono i carpentieri
che sistemano il pavimento.

- Ah Ditemi, madre, amica mia
Perchè ora suonano le campane?
- Figlia mia, è la processione
che esce per le rogazioni.

- Ma ditemi, madre, amica mia,
cos'è ora che sento cantare?
- Figlia mia, è la processione
che fa il giro della casa.

E passati otto giorni
volle prepararsi l'acconciatura.
E quando fu pronta per alzarsi
alla messa volle andare,

-Ma ditemi, madre, amica mia,
che abito metterò oggi?
- Mettete quello bianco, quello grigio,
o meglio quello nero.

- Ma ditemi, madre amica mia,
cosa significa quello nero?
- Per una puerpera
quello nero è il più adatto.

Ma quando fu nei campi,
tre pastorelli stavano dicendo:
- Ecco la moglie del signore
Che abbiamo seppellito l'altro giorno!

- Ah, ditemi, madre amica mia,
Che dicono questi pastorelli?
_ Dicono di affrettarsi,
o la messa finirà.

Ora quando fu entrata in chiesa,
le presentarono un cero.
Inginocchiandosi vide
la terra fresca sotto al banco.

- Ah! Ditemi madre, amica mia,
perchè la terra è smossa?
- Figlia mia, non posso più nascondervelo
Renaud è morto e sepolto.

Poichè re Renaud è morto
ecco la chiave del mio tesoro.
Ecco i miei anelli e i miei gioielli,
abbiate cura del figlio di Renaud.

Terra apriti, squarciati,
che io vada con Renaud, il mio re!
La terra si aprì, si squarciò,
e la bella fu inghiottita.

Andate madre, andate avanti,
fatemi preparare un bel letto bianco.
Non ci resterò per molto:
a mezzanotte morirò.

Ma fatemelo preparare quaggiù,
che il neonato non lo senta.
E quando si fu verso mezzanotte
re Renaud spirò.

Non era ancora giunto il mattino
che tutti i valletti piangevano.
Non era ancora ora di pranzo
che le domestiche piangevano.

- Ma ditemi, madre, amica mia,
cosa piangono i valletti?
- Figlia mia, lavando i cavalli
hanno lasciato annegare il più bello.

- Ma perchè, madre, amica mia,
piangere così per un cavallo?
Quando Renaud tornerà
cavalli più belli porterà.

- E ditemi, madre, amica mia,
perchè piangono le domestiche?
- Figlia mia, lavando le lenzuola
si sono fatto scappare il più nuovo.

-Ma perchè dunque, madre amica mia,
piangere tanto per un lenzuolo?
Quando Renaud tornerà
uno più bello ne porterà.

- Ah, ditemi, madre, amica mia,
cos'è che sento battere ora?
- Figlia mia, sono i carpentieri
che sistemano il pavimento.

- Ah Ditemi, madre, amica mia
Perchè ora suonano le campane?
- Figlia mia, è la processione
che esce per le rogazioni.

- Ma ditemi, madre, amica mia,
cos'è ora che sento cantare?
- Figlia mia, è la processione
che fa il giro della casa.

E passati otto giorni
volle prepararsi l'acconciatura.
E quando fu pronta per alzarsi
alla messa volle andare,

-Ma ditemi, madre, amica mia,
che abito metterò oggi?
- Mettete quello bianco, quello grigio,
o meglio quello nero.

- Ma ditemi, madre amica mia,
cosa significa quello nero?
- Per una puerpera
quello nero è il più adatto.

Ma quando fu nei campi,
tre pastorelli stavano dicendo:
- Ecco la moglie del signore
Che abbiamo seppellito l'altro giorno!

- Ah, ditemi, madre amica mia,
Che dicono questi pastorelli?
_ Dicono di affrettarsi,
o la messa finirà.

Ora quando fu entrata in chiesa,
le presentarono un cero.
Inginocchiandosi vide
la terra fresca sotto al banco.

- Ah! Ditemi madre, amica mia,
perchè la terra è smossa?
- Figlia mia, non posso più nascondervelo
Renaud è morto e sepolto.

Poichè re Renaud è morto
ecco la chiave del mio tesoro.
Ecco i miei anelli e i miei gioielli,
abbiate cura del figlio di Renaud.

Terra apriti, squarciati,
che io vada con Renaud, il mio re!
La terra si aprì, si squarciò,
e la bella fu inghiottita.
Ora quando fu entrata in chiesa,
le presentarono un cero.
Inginocchiandosi vide
la terra fresca sotto al banco.

- Ah! Ditemi madre, amica mia,
perchè la terra è smossa?
- Figlia mia, non posso più nascondervelo
Renaud è morto e sepolto.

Poichè re Renaud è morto
ecco la chiave del mio tesoro.
Ecco i miei anelli e i miei gioielli,
abbiate cura del figlio di Renaud.

Terra apriti, squarciati,
che io vada con Renaud, il mio re!
La terra si aprì, si squarciò,
e la bella fu inghiottita.

inviata da Giovanni Cappellaro - 30/12/2015 - 14:54




Lingua: Inglese

English version by laverdure
Trad. folk ballad of Medieval origin, to be found in many European languages and balladries.
The French version here noted has been performed by Claude Flagel.
WHEN KING RENAUD CAME BACK FROM WAR

King Renaud comes back from war
Holding his guts in his hands
His mother who was on the balcony
Saw her son Renaud come

- Renaud, Renaud, cheer you up!
Your wife is pregnant of a king!
- Neither for my wife nor for the son
May I cheer up.

Go, my mother, hurry up
Have a fine white bed set ready for me
I have short time to rest there:
By midnight shall I pass away.

But have it done down here
So the pregnant cannot hear
And when midnight came
King Renaud gave up the ghost.

Morning had not broken the next day
And the valets were all weeping
By the lunch time
The maidservants were all crying.

- But tell me mother my dear,
Why do all our valets weep?
- My daughter, while washing our horses
They let the finest drown.

- But tell me mother my dear,
For a horse such a weeping?
When Renaud comes back
He will bring the finest of horses.

- And tell me mother my dear,
Why are all our maidservants crying?
- My daughter, while washing our linen
They let the newest go.

- But tell me mother my dear,
For a linen such a cry?
When Renaud comes back
He will bring the finest of linen.

- And tell me mother my dear,
What are all these beats I can hear?
- My daughter, it's the carpenters
Repairing the floor.

- And tell me mother my dear,
Why are the bells ringing?
- My daughter, it is the procession
Going out for the rogations.

- But tell me mother my dear,
What is this singing I can hear?
- My daughter, it is the procession
Turning around the house.

Now when eight days had passed
She wanted to dress up to the nines
And when the time came for birth,
She wanted to go to the mass.

- But tell me mother my dear,
Which dress shall I have today?
- Take the white, take the grey,
Take the black to choose best.

- But tell me mother my dear,
What does this black mean?
- To a woman getting in the birth time,
Black is the most convenient.

But as they were amidst the fields
Three shepherds went saying:
- There's the wife of that getleman
We undertook the other day!

- But tell me mother my dear,
Why are they saying those shepherds?
- They say to hurry up,
Otherwise we'll be late at the mass.

As she stepped inside the church,
She was offered a candle.
As she knelt down to pray
She felt the earth shiver under her bench.

- But tell me mother my dear,
Why is the earth shivering?
- My daughter, I cannot hide it any longer,
Renaud is dead and buried.

Since King Renaud is dead,
Here is the key to my treasures.
Take my rings and my jewels,
Take care of Renaud's son.

Earth, open up, earth burst open,
Let me join Renaud, my king!
Earth opened up, earth burst open,
And so was the beauty swallowed.

inviata da laverdure - 16/8/2005 - 23:30




Lingua: Inglese, Medio (1100-1500) (Medio Scozzese/Middle Scots)

Versione a ballata scozzese del XVI-XVII secolo di Riccardo Venturi
17 agosto 2005
KYNGE RENAWDES HAMECAMYNG FRAE WARRE

Kynge Renawde frae War came hame
Hys Guttes houdan in hys Handes.
Hys Mither stoode att her Bowers Window
Spyed her Sonne Renawde a-cumman.

Renawde, Renawde cheere in Rejoycyng!
Thy Wyffe is wyth Chylde of a Kynge!
Alas, bit nouther for Sonne and Wyffe
Can I rejoyce in cheeryng sweete.

Gae then my Mither, gae thou in Haste,
and mak my Bedde baith safte and white!
Schort Tymme haue I for to rest there,
By Midnichte am I to passe awa'.

Bit haue thy Bedde made doun here,
thy pregnaunt Wyffe so maun not heare.
An whan the Nychte war waye vp mete
Kynge Renawde hee turnit a Ghoste.

Not had ybroke the Morn to Daune,
an a' the Seruaunts were a-weepynge,
an' by the Howre of Meale-Eatynge
the Maydens a' wer crying in the ha'.

Now telle mee my Mither deire,
Quhy gar a' owre Servaunts wepe sae luid?
Dochter, a-laugan owr Horsses
They garde the ffyneste droune.

Now telle mee o Mither sae deire,
is a' this Wepynge for ae Horsse?
Whan Renawde sa' cume hame
heele brynge the ffyneste Steides.

An telle mee o Mither sae deire,
Quhy gar a' owre Maydenes wepe sae luid?
Dochter, a-laugan owre Linen
they garde the neweste gae.

Now telle mee o Mither sae deire,
is a' this Wepynge for ae Pys o' Linen?
Whan Renawde sa' cume hame
heele brynge the ffyneste Hollan!

An telle mee o Mither sae deire,
Wha bee a' these Slaughs I do heare?
Dochter, itt is bit the Carpyntere
a-fittan the Flvre as thou can heare.

Now telle mee o Mither sae deire,
Quhy are a' these Clockes a-ringan?
Dochter, itt is bit the holy Processyoun
a-gand a' around ffor Rogacyoun.

An telle me nowe o Mither sae deire,
Wha is a' this Syngyng that I do heare?
Dochter, itt is bit the holy Processyoun
a gand a' around and around owre Huis.

Eicht Dayes, eicht Dayes had barely gaed
Whan shee woud make vp to the Nynes
Tymme was cum for her to gyue Byrthe
an shee longit for the Mass to heare.

Bit telle mee now o Mither sae deire,
Wilk Attyre am I to-daye to dress in?
O tak the whyte, o tak thou the grey,
O tak the swarte gin yee chvse best.

Now telle mee o Mither sae deire,
wha sall itt stand a' this swarte ffor?
To a Wyfman gaend to gyue Byrthe
is Swart ffar an ffar the beste Colour.

Bitt as they yode acrosse the Fieldes
Thre Schepherds yode an sayde sae
Heres the Wyffue o' that gentyll Laird
wee toke an buryit a yesteren Day!

Now telle mee o Mither sae deire,
wha gar these Schepherdes saye?
They saye wee maun mak haste an rin
gin wee wull nae the Holy Mass misse.

An whan shee steppit into the Kyrke
shee was handit a Kendyll o' Waxe.
An whan for Prayer shee fe' doun on her Knies
Shee felte the Earthe shiver vndir her Benke.

Now telle me o Mither sae deir,
Quhy gars the Earthe shiver sae strang?
Dochter, itt is Tymme now to tell thee
Renawde is deid an buryit ffor lang.

Syn Kynge Renawde is buryit an deid
heres the Lutyll to a' my Gowd an Rynges.
O tak a' my Rynges o tak a' my Joyes
O tak a' thy Care foor Renawdes Sonne.

O Earth, oppen wide, o Earth berst in twa
lett mee rejoyne Renawde my Kynge!
An Earth opnit wide an Earth barst in twa
an sae was a' that beautë engoulfryt.

17/8/2005 - 15:15




Lingua: Francese

Da "LE CODE DE LA ROUTE A MA FAÇON" di Boris Vian
(Si veda a tale proposito La chanson du déserteur)

L'articolo 10 del "Code de la route" vianiano deve essere cantato sull'aria del "Jean Renaud".
Art. 10

Tout conducteur doit constamment
Rester maître de sa vitesse
et diriger avec prudence
Son véhicule et ses bestiaux

Il doit régler cette vitesse
En fonction des difficultés
Qu'il va sur route rencontrer
Et ralentir dans certains cas.

inviata da Riccardo Venturi - 26/9/2005 - 00:51


A riguardo la ballata "Le Roi Renaud" vorrei aggiungere anche la meravigliosa interpretazione di P. Bensusan presente nel suo secondo disco, PIERRE BENSUSAN 2, edito da Cezame nel 1977, che contiene peraltro altre due antiwar songs: "Belle, Je M'En Vais En Allemagne" e "Le Conseil De Guerre Ou Le Condamne A Mort". La prima originaria della Borgogna è stata interpretata anche dalla corale franco-tedesca di Parigi diretta da Bernard Lallement e la seconda proveniente dall'Angoumois(corrispondente alla maggior parte dell'attuale dipartimento della Charente), è citata nel libro di Jerome Bugeaud "Chansons de nos provinces de l'Ouest".
Flavio Poltronieri

Flavio Poltronieri - 23/2/2014 - 14:07


Conseil de guerre e Belle (je m'en vais en Allemagne) ci sono già, anche se mancano un po' di informazioni...
Saluti

Bernart Bartleby - 23/2/2014 - 16:28


Non c'è la traduzione italiana ?!?!?!!! : D
Un bello scandalo!!! : DDD

krzyś - 21/11/2015 - 00:40


Cachio, adesso me tocca farne una in polacco. Si può dire che me la sono cercata :D
Grazie comunque :)
Felice a tutti

https://www.youtube.com/watch?v=9ti59NdbG1c

krzyś - 30/12/2015 - 23:23


"Réjouissez-vous" (Rallegratevi) è un'altra complainte sullo stesso soggetto, dal repertorio di Mélanie HOUEDRY di Saint-Ouen-les-Alleux e ripresa in tempi più recenti, nell'anno 2000 dal gruppo "Obrée Alie" nel loro disco d'esordio "Alment d'If". Il bravissimo cantante di questo gruppo bretone, Bertran Obrée ha la particolarietà di utilizzare esclusivamente il gallo, una lingua di cui esistono pochi scritti e il cui repertorio cantato è spesso relegato alle danze dell'Alta Bretagna o a delle gaudrioles. Una curiosità può essere che se proprio devono cantare in francese, nel loro repertorio trova posto "La marche nuptiale" di Brassens, però attenzione: la canzone non è stata scelta solo per la sua bellezza ma soprattutto perchè si presta bene ad essere interpretata alla maniera proprio di una complainte di Alta Bretagna con una certa flessibilità ritmica (rubato).

Flavio Poltronieri - 14/3/2017 - 16:12


Alla memoria di Michael Hedges
Un gran amico di Pierre Bensusan

https://www.youtube.com/watch?v=r4AysS-WN0A

Krzysiek - 2/8/2017 - 21:09




Lingua: Polacco

Versione polacca di Jacek Kowalski



È vero, non mi sono impegnato più a preparare una traduzione polacca di questo celeberrimo canto, ma dopo quasi due anni ho incontrato una persona che lo ha già fatto, anzi, l'ha fatto in una maniera eccelsa e la esegue pure accompagnandosi con una specie di citola. Un grazie immenso va al autore per il fatto in se e per la gentile fornitura del testo.

KRÓL RENO

Powracał z wojny król Reno,
Wnętrzności dzierżał ręką swą,
Ujrzała matka z murów go,
Jak wracał syn jej król Reno.

Reno, Reno, rozwesel się,
Powiła żona dziecię twe,
Ni żona ma, ni dziecię me
Już nigdy nie ucieszą mnie.

Do domu matko moja idź,
Niech białe łoże ścielą mi,
Bo nim przeminie północ to
Wyzionie ducha król Reno.

Pościelcie mi na dole tu,
Bym żonie nie przerywał snu
I nim minęła północ to
Wyzionął ducha król Reno.

Zabłysło ledwie światło dnia,
Służący uderzyli w płacz,
A gdy śniadanie miano dać,
Służące rozpoczęły łkać.

Ach, matko, matko, powiedz mi
Po kim to płaczą ludzie ci,
To moje dziecko zginął koń,
U wodopoju runął koń.

Ach, po cóż, po cóż, matko ma
Po jednym koniu płakać tak,
Gdy wróci z wojny król Reno
Przywiezie mi piękniejszych sto.

Ach, matko ma, na miły Bóg,
Dlaczego młota słyszę stuk,
To moje dziecko cieśle dwaj
Podłogę nową robią nam.

I wreszcie zdrowa była tak,
Że z łoża zapragnęła wstać,
A jak minęło osiem dni
To do kościoła chciała iść.

I weszła do kościoła, gdzie
Płonącą świecę dano jej,
Uklękła i u swoich stóp
Ujrzała w ziemi świeży grób.

O matko, cóż ten znaczy grób,
Który ujrzałam u mych stóp,
Nie zmilczę więcej córko to
Tu pochowany jest Reno.

O ziemio, ziemio, rozstąp się
I z moim królem pochłoń mnie,
Ziemia się rozstąpiła w głąb
I z królem pochłonęła ją.

inviata da Krzysiek Wrona - 9/9/2017 - 23:36


Allora caro Krzysiek facciamola andare a braccetto con quella che io considero la più emozionante versione a mia conoscenza e la dedico a te e alla tua gentilezza:

Flavio Poltronieri - 10/9/2017 - 09:40


Qualche l'informazione in più:


Presente nell'album di Jacek Kowalski e il gruppo Klub Świętego Ludwika "Otruta markiza. Stare ballady francuskie po polsku" (La marchesa avvelenata. Le antiche ballate francesi in polacco), Hamburg 2005.



Come la fonte per le sue traduzioni l'autore si è servito del libro di Henri Davenson (Henri-Irénée Marrou ), „Le livre des chansons”, Editions de la Baconnière, Neuchâtel 1982.

k - 10/9/2017 - 20:35




Lingua: Polacco

Dopo aver riascoltato il video mi sono accorto che il testo eseguito ultimamente dal maestro e leggermente diverso, contiene qualche miglioria. Capita spesso agli autori che vivono la musica e contribuiscono a farla rimanere viva.
Da parte mia mi sono permesso di restituire al povero re il suo nome nella forma originale francese.
Se volete, potete sostituire il testo o lasciarli tutte e due a confronto. Decidete voi.


L'opera di Jacek Kowalski è molto più larga. Infatti, il nome di uno dei suoi album "Otruta markiza", nonché il titolo di uno dei suoi programmi è stato prestato dalla vecchia canzone francese "Proclame (oppure: Choix) du Roy", cioè, il brano rivisitato e fatto conoscere in Italia da De André come "Il re fa rullare i tamburi". Fattemi sapere se siate propensi a proporrlo come un contributo.
Jacek e anche l'autore della traduzione di "Le Lais" (Il piccolo testamento, 1457, Parigi) di François Villon.
Sono in possesso di questo libretto comprato dopo il concerto dall'autore stesso.
Ci sono diecine di testi storici francesi tradotti da Jacek Kowalski, e in più tantissimi testi d'autore, scritti da lui in persona che spaziano nell'argomento dalla battaglia di Grunwald, per la Sarmazia fino ai recenti avvenimenti storici e di cronaca. Magari più in là Vi mando qualcosa.
C'è per esempio una canzone francese che è stata spaciata nel 800 come il canto di vandeiani "Les bleus sont la". Vi può interessare?

Salud
KRÓL RENAUD

Powracał z wojny król Renaud,
Wnętrzności dzierżał ręką swą,
Ujrzała matka z murów go,
Jak wracał syn jej, król Renaud.

Renaud, Renaud, rozwesel się,
Powiła żona dziecię twe,
Ni żona ma, ni dziecię me
Już nigdy nie ucieszą mnie.

Do domu matko moja idź,
Niech białe łoże ścielą mi,
Bo nim przeminie północ to
Wyzionie ducha król Renaud.

Pościelcie mi na dole tu,
Bym żonie nie przerywał snu
I nim wybiła północ to
Wyzionął ducha król Renaud.

Zaledwie błysło światło dnia,
Służący uderzyli w płacz,
A nim śniadanie miano dać,
Służące rozpoczęły łkać.

Ach, matko, matko, powiedz mi
Po kim to płaczą ludzie ci,
To moje dziecko zginął koń,
U wodopoju runął w toń.

Ach, po cóż, po cóż, matko ma
Po jednym koniu płakać tak,
Gdy wróci z wojny król Renaud
Przywiezie mi piękniejszych sto.

Ach, matko ma, na miły Bóg,
Dlaczego młota słyszę stuk,
To moje dziecko cieśle dwaj
Podłogę nową robią nam.

I wreszcie zdrowa była tak,
Że z łoża zapragnęła wstać,
A nim minęło osiem dni
To do kościoła chciała iść.

I weszła do kościoła, gdzie
Płonącą świecę dano jej,
Uklękła i u swoich stóp
Ujrzała w ziemi świeży grób.

Ach, matko, cóż ten znaczy grób,
Który ujrzałam u mych stóp,
Nie zmilczę więcej córko to
Tu pochowany jest Renaud.

O ziemio, ziemio, rozstąp się
I z moim królem pochłoń mnie,
Ziemia się rozstąpiła w głąb
I z królem pochłonęła ją.

inviata da Krzysiek - 10/9/2017 - 21:41


Già questa finisce male ma conosco un'altra poesia dell'importante poeta rumeno ottocentesco Dimitrie Bolintineanu che ha un epilogo anche peggiore. Infatti la giovane sposa piange la partenza in guerra dell'amato e la madre del sovrano la consola dolcemente salvo poi, quando il figlio si ripresenta sconfitto e ferito, dapprima disconoscerlo per poi respingerlo in malo modo incontro alla morte affinchè almeno l'onore sia salvo:


Muma lui Ştefan cel Mare

I.

Pe o stâncă neagră, într-un vechi castel,
Unde cură-n poale un râu mititel,
Plânge şi suspină tânăra domniţă
Dulce şi suavă ca o garofiţă,
Căci în bătălie soţul ei dorit
A plecat cu oastea şi n-a mai venit.
Ochii săi albaştri ard în lăcrimele
Cum lucesc în rouă două viorele;
Buclele-i de aur cad pe albu-i sân;
Rozele şi crinii pe faţă-i se-ngân.
Însă doamna soacră lângă ea veghează
Şi cu dulci cuvinte o îmbărbătează.

II.

Un orologiu sună noaptea jumătate,
În castel în poartă oare cine bate?
Eu sunt, buna maică, fiul tau dorit;
Eu, şi de la oaste mă întorc ranit.
Soarta noastră fuse crudă astă dată:
Mica mea oştire fuge sfărămată.
Dar deşchideţi poarta... Turcii mă-nconjor...
Vântul suflă rece... rănele mă dor!
Tânăra domniţă la fereastră sare.
“Ce faci tu, copilă?”, zice doamna mare.
Apoi ea la poartă atunci a ieşit
Şi-n tăcerea nopţii astfel i-a vorbit:
“Ce spui tu, străine? Ştefan e departe;
Braţul său prin taberi mii de morţi împarte,
Eu sunt a sa mumă; el e fiul meu;
De eşti tu acela, nu-ţi sunt mumă eu!
Însă dacă cerul, vrând să-ngreuieze
Anii vieţii mele şi să mă-ntristeze,
Nobilul tău suflet astfel l-a schimbat;
Dacă tu eşti Ştefan cu adevărat,
Apoi tu aice fără biruinţă
Nu poţi ca să intri cu a mea voinţă.
Du-te la oştire! Pentru ţară mori!
Şi-ţi va fi mormântul coronat cu flori!”

III.

Ştefan se întoarce şi din cornu-i sună,
Oastea lui zdrobită de prin văi adună.
Lupta iar începe... Duşmanii zdrobiţi
Cad ca nişte spice, de securi loviţi.

Flavio Poltronieri - 14/1/2020 - 17:57


Ho un curioso ricordo legato al poeta Dimitrie Bolintineanu. All'età di 14 anni, quando cominciai a imparare il romeno da una vecchissima grammatichetta trovata per caso nella biblioteca del liceo (Romeo Lovera: Grammatica della lingua romena, Manuali Hoepli, 1914), me lo ritrovai subito negli esercizi di traduzione; o meglio, nell'immancabile "piccola antologia di testi letterari" che si trovava in tutti quei manualetti dedicati all'apprendimento delle lingue straniere. Era una poesia dedicata a Venezia. Ho considerato e considero pressoché sacra quella grammatichetta: il romeno è stata la prima lingua un po' "particolare" che ho più o meno imparato, e cominciai proprio con quel libriccino. Le lingue sono il gioco (e il giocattolo) più bello del mondo: per questo devo aver cominciato da bambino piccolo. Rivedendo il nome di Dimitrie Bolintineanu, in un certo senso torno indietro di cinquant'anni o giù di lì. Così, anche in nome di questo ricordo, mi sono permesso di...riaggiustare un po' il testo della poesia dato da Flavio Poltronieri. La lingua romena, con l'avvento di Internet, ha subito un destino particolare e un po' crudele: la sua ortografia è stata massacrata. Infatti il testo dato da Flavio, con ogni probabilità reperito da qualche sito romeno, era il museo degli orrori. Ecco qui una (bella) versione inglese della poesia; è di Daniel Ionita, tratta dal volume Testament - Four Hundred Years of Romanian Poetry, Minerva Publishing 2019.

The Mother of Stephen the Great
Dimitrie Bolintineanu - Translated by Daniel Ionita

I

On a dark old mountain, in an ancient keep
Where a brook flows rushing in the valley deep,
The young princess, sighing, weeping in her splendour
Sweet and oh-so-precious, like a flower, tender;
Because in the battle, her beloved prince
Went to lead his army, and he vanished since.

II

An old horologe chiming, splits the night in two
Who’s knocking at the gate, wanting to come through?
“It is I, dear mother, your beloved son;
Coming from the battle wounded and undone.
Our fate was harsh and cruel, merciless this time:
And my little army’s shattered, in the grime.
Open now the gate; the Turks are on my tail…
And the wind is chilly and my wounds are vile!”
Rushing to the window, is the princes, keen.
“What are you doing, young one?”, asks the grand old queen.
She would then descend toward the gate shut tight
With these words to utter through the silent night:
“Who are you, o stranger? Stephen is away;
His strong arm is hurling his rivals to dismay.
Surely I’m his mother, and he is my son;
But I’m not your mother, if you are this one!
Still, if God in Heaven - wishing me to mourn
And my days be saddened and my years so torn –
Had your soul, so noble, in this manner changed,
If indeed you’re Stephen and are thus deranged,
Know that without triumph and the foes repressing -
Here you cannot enter; not without my blessing.
Go back to your army! For your lands to die
And your tomb be crowned with flowers to the sky!”

III

Stephen then returns, and from his horn he roars
While his shattered army from dark valleys soars.
The battle is renewed and the foes are smitten
Like the ears of corn which by the scythe are bitten.

Riccardo Venturi - 14/1/2020 - 23:15


Bravo! A dire il vero il testo era originariamente trascritto su un foglio di carta, ha subito negli anni vari aggiustamenti sempre manuali da più d'uno e più o meno come quelle "tastiere in cui tutti mettono le mani, quelle ingiallite dal tempo, un po' scordate dall' ignoranza e dalla passione degli umani" per divenire quell'obrobrio...a questo punto riaggiusta anche la mia traduzione che avrà anche lei almeno 35 anni buoni....Bel tipo questo scrittore romeno (Bolintinul-din-Vale 1819 - Bucarest 1872).
Di cognome faceva Cosmad, ma assunse quello di Bolintineanu dal nome del villaggio dove era nato. Durante i moti rivoluzionarî valacchi del 1848, a cui prese parte, diresse il giornale Popolul suveran. Fu anche lui un traduttore, (per esempio de "I Miserabili") ed è stato Ministro dell'Istruzione pubblica sotto Cuza oltre che fondatore dell'università di Bucarest.

La madre di Stefan

In un vecchio castello su una roccia nera,
Dove nella valle c'è un fiume di muffole,
La giovane sovrana piange e sospira
Dolce e sudata come un garofano
Perché il suo desiderato marito è andato in battaglia
Se n’è andato con l’esercito e non ritorna più

I suoi occhi blu bruciano di lacrime
Come suonano due violini nella rugiada;
I suoi ricci d’oro cadono sul bianco seno
Le rose come gigli sulla sua faccia, ho visto.
Ma la madre, la madre accanto a lei la sta guardando
Con  parole dolci, per confortarla.

Un orologio suona mezzanotte,
Chi bussa al cancello del castello?
- Sono, buona madre, il tuo desiderato figlio;
Torno ferito dall’esercito.
Il nostro destino questa volta fu crudele:
Il mio piccolo esercito è stato schiacciato.
Ma apri il cancello ... I turchi mi circondano ...
Il vento soffia freddo ... le ferite non mi mancano!
Giovane alla finestra del sale.
- Che stai facendo piccolo? dice la grande signora.
Quindi uscì dalla porta
E nel silenzio della notte parlò così:
- Che dici, straniero? Stefan è via;
Il suo braccio, ha attraversato migliaia di campi morti,
Sono una mamma; lui è mio figlio;
Se sei quello, non sono tua madre!
Ma se il cielo, volendo intorpidire
Gli anni della mia vita e per rattristarmi,
La sua anima nobile così lo ha cambiato,
Se sei davvero Stefan,
Allora sei qui senza vittoria
Non puoi entrare con la mia volontà.
Va' in ostaggio! Muori per il Paese!
E la tua tomba sarà incoronata di fiori!

Stefan torna al campo e richiama
Il suo esercito schiacciato, che si raduna dalle valli.
La lotta ricomincia ... i nemici sono schiacciati
Cadono come spighe, di colpo secchi.

Flavio Poltronieri - 15/1/2020 - 10:11


Da dire anche che, in Romania, con l'ortografia della loro lingua si sono veramente "divertiti". Fino alla II metà del XIX secolo si scriveva con una forma modificata di alfabeto cirillico; quando passò all'alfabeto latino sotto la spinta della "riscoperta delle radici latine", in un primo momento fu preso a modello l'italiano (ancora oggi, comunque, in nessi "ce, ge / che ghe" si leggono esattamente come in italiano) per passare poi al modello francese. In poco più di 150 anni il romeno è passato attraverso cinque o sei riforme ortografiche: l'ultima è del 1993 che ha, in pratica, ripristinato l'ortografia del 1932 dopo le riforme effettuate durante il periodo della "repubblica popolare". Poi, come detto, c'è stato l'avvento di Internet che ha, in pratica, eliminato tutti i (tanti) diacritici. Per un non-romeno è diventato un puzzle, perché la cosa è passata anche al di fuori della Rete (basta leggere qualcosa scritta a mano da un romeno qualsiasi, tipo gli avvisi "affittasi stanza" nelle nostre città: i diacritici sono un ricordo del passato, ma in migliaia di casi hanno [avevano] valore distintivo). Per alcuni anni ho avuto tra i link del mio blog personale un blog romeno il cui titolare scriveva rigorosamente coi diacritici e avvertiva che non avrebbe approvato, o avrebbe cancellato senza pietà, tutti i commenti scritti senza diacritici, inalberando un banner "L'ortografia romena non deve morire". Credo che, oramai, sia una battaglia persa: prima o poi la cosa sarà sancita ufficialmente. La maggior parte dei romeni (l'avvento dello smartphone ha ulteriormente accentuato e peggiorato la cosa: le ortografie delle lingue sono oramai in funzione della Rete e dei "social") oramai scrive senza diacritici. In attesa della loro dipartita ufficiale, però, qua dentro non verrà mai accettato questo obbrobrio. Il romeno si scrive come lo scrivevano Eminescu, Caragiale, Lucian Blaga e Tudor Arghezi.

Riccardo Venturi - 15/1/2020 - 10:34



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