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Canto nomade per un prigioniero politico

Banco Del Mutuo Soccorso
Language: Italian

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Il bellissimo video realizzato da Lauro Crociani sulla canzone.


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[1973]
Musica/Music: Vittorio Nocenzi
Testo/Lyriecs: Franceco Di Giacomo, Vittorio Nocenzi)
Album: "Io sono nato libero"

bms

"Disco fondamentale del progressive, italiano e non. All'altezza dei migliori dischi inglesi. La possente e calda voce di Francesco Di Giacomo unitamente ai bei testi delle canzoni si fondono ad un tessuto strumentale di prim'ordine. Dopo l'album d'esordio, "Banco del Mutuo Soccorso", e il concept "Darwin !", datati 1972, il gruppo italiano crea il suo capolavoro. Si comincia con "Canto nomade per un prigioniero politico", canzone da oltre 15 minuti che mette subito in mostra tutte le doti del Banco: un grande cantante e adeguata perizia strumentale: epico l'esordio vocale di Di Giacomo, splendida tutta la canzone, che mostra la personalità e originalità musicale del gruppo. Segue "Non mi rompete", in larga parte acustica e piena di grazia, che conferma le doti interpretative di Di Giacomo. "La città sottile" è il brano più onirico dell'album. Infine troviamo la possente "Dopo niente è più lo stesso", il cui motivo, ma bisogna ascoltare con attenzione, è anticipato in "Canto nomade". Chiude il disco in bellezza, con un bel crescendo, "Traccia II", tutta strumentale; così come "Traccia", sorella maggiore che concludeva l'album d'esordio del Banco e a cui, anche tipologicamente, si collega." - (da questa pagina)




victorja


Secondo le spiegazioni fornite da Vittorio Nocenzi, leader del gruppo, il brano fu scritto espressamente in seguito al golpe dell'11 settembre 1973 in Cile e descrive la sofferenza di un detenuto politico in attesa dell'esecuzione capitale.

According to the explanation given by BMS leader Vittorio Nocenzi, this song was explicitly written after the Chilean golpe of September 11, 1973, and describes the sorrow of a political prisoner waiting to be executed. [CCG/AWS Staff]
In questi giorni è certo autunno giù da noi
dolce Marta, Marta mia,
ricordo il fieno e i tuoi cavalli di Normandia,
eravamo liberi, liberi.

Sul muro immagini grondanti umidità,
macchie senza libertà,
ascolta Marta, in questo strano autunno
i tuoi cavalli gridano, urlano incatenati ormai.
Cosa dire, soffocare, chiuso qui... perché?
Prigioniero per l'idea, la mia idea... perché?

Lontano è la strada che ho scelto per me
dove tutto è degno di attenzione perché vive, perché è vero, vive il vero.
Almeno tu che puoi fuggi via canto nomade
questa cella è piena della mia disperazione, tu che puoi non farti prendere.

Voi condannate per comodità, ma la mia idea già vi assalta.
Voi martoriate le mie sole carni, ma il mio cervello vive ancora... ancora.

Lamenti di chitarre sospettate a torto,
sospirate piano,
e voi donne dallo sguardo altero
bocche come melograno, non piangete
perché io sono nato, nato libero,
libero.
Non sprecate per me una messa da requiem,
io sono nato libero.



Language: French

Version français (chantable) de Riccardo Venturi
5 avril 2007
CHANT NOMADE POUR UN PRISONNIER POLITIQUE

L'automne est déjà arrivé chez nous, je sais,
douce Marta, Marta à moi
je me souviens du foin, de tes chevaux normands,
nous étions libres, libres.

Sur les mur, des images coulant l'humidité,
des tâches sans liberté,
écoute Marta, dans cet étrange automne
tes chevaux crient, hurlent, déjà enchaînés.
Quoi dire, étouffer, enfermé…pourquoi?
Prisonnier pour l'idée, mon idée…pourquoi?

C'est loin le chemin que j'ai choisi pour moi
où tout est digne d'attention car il vit, il est vrai, il vit le vrai.
Enfin, toi qui peux, fuis et cours libre, chant nomade,
ce cachot est plein de mon désespoir, toi qui peux, ne laisse pas t'attraper.

Vous condamnez par commodité, mais mon idée vous assaut déjà.
Vous torturez ma chair, mais mon cerveau est encore vivant…encore.

Guitares qui gémissez, soupçonnées à tort
soupirez doucement,
et vous, les femmes au regard si fier,
aux bouches de grenadier, pas de pleurs
parce que je suis né, né libre,
libre.
Ne gaspillez pas pour moi une messe de requiem,
je suis né libre.

2007/4/5 - 18:14




Language: English

English version by Riccardo Venturi
April 29, 2009
ROVING SONG OF A POLITICAL PRISONER

By these days, sure, fall has come down home by us,
my sweet Marta, Marta dear,
I remember the hay and your Normandy horses,
we were free, oh, free.

Images on the wall dripping with moisture,
stains deprived of freedom,
so listen, Marta, in this strange fall
your horse are crying, yelling in chains.
What should I say? I'm choking, imprisoned here...why?
Prisoner of an idea, of my idea...why?

So far off is the way I chose for myself
where everything deserves attention for it's living, for it's true and lives the truth.
So fly away my roving song, at least you that can do it,
this cell is filled with my desperation, you that can, don't let you be captured.

You imprison people for convenience, but my idea is going to attack you.
You torture my flesh only, but my brain is still living...living.

Wailings of guitars suspected to no reason,
please whisper softly,
and you, women, with your glances so proud,
with your ruby lips don't cry, no, don't cry
for I was born free, born free,
free.
Don't waste for me a requiem mass,
I was born free.

2009/4/29 - 22:02


Questa canzone, personalmente, mi fa pensare al più celebre prigioniero politico italiano del secolo scorso: Antonio Gramsci. C'è da chiedersi se oltre le vicende Cilene anche la vita del grandissimo intellettuale abbia influenzato questa canzone del Banco.

Cristian A. - 2011/6/21 - 10:59


Non so se il riferimento a Gramsci sia possibile, ma i "lamenti di chitarre sospettate a torto" e la stessa ammissione del Banco mi fanno invece pensare a Víctor Jara.

Ernesto - 2013/5/12 - 00:17


Quoto Cristian

Simone C. - 2013/6/2 - 17:30


"Quando uccisero Allende milioni di giovani in tutto il mondo ci restarono male, in tutto il mondo, e non perché votavano a sinistra ma perché si sentì che non contavamo niente come individui.

(...)

Allora scrissi una melodia..."

Marco - 2016/9/23 - 14:55



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