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Tragedia de Plaza de las Tres Culturas [Corrido del 2 de Octubre]

Judith Reyes
Language: Spanish

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Perché non ci vai tu
(Del Sangre)
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(Luis Eduardo Aute)
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(Óscar Chávez)


[1969]
Testo e musica di Judith Reyes
Letra y música de Judith Reyes
Lyrics and Music by Judith Reyes


Città del Messico. Tlatelolco, Plaza de las Tres Culturas, 2 ottobre 1968. La rivolta studentesca, la repressione militare.
Città del Messico. Tlatelolco, Plaza de las Tres Culturas, 2 ottobre 1968. La rivolta studentesca, la repressione militare.



Una famosa canzone sul massacro del 2 ottobre 1968 a Città del Messico, dove, mentre si svolgevano le Olimpiadi, la polizia represse nel sangue una manifestazione del movimento studentesco messicano facendo decine di morti. La "Plaza de las tres Culturas" di Tlatelolco è così detta perché vi sorgono vestigia delle tre culture messicane (maya, spagnola e messicana moderna). Una strage che segnò la coscienza di tutto il mondo in quell'anno cruciale.
Fa impressione vedere nominato nella canzone il nome di Oriana Fallaci, allora campionessa e testimone di tutte le libertà civili e dei movimenti democratici e di protesta di tutto il mondo. La giornalista fu anche ferita dalla polizia.[RV]


Nel 1968 anche a Città del Messico, come ad Ankara, Berkeley, Berlino, Belgrado, Roma, Madrid, Praga, Rio de Janeiro, Tokyo, Varsavia,..., ebbero inizio grandi mobilitazioni studentesche. Le rivendicazioni non erano per nulla "didattiche" bensì fortemente politiche. In Messico, negli anni precedenti, il governo aveva risposto con brutalità all'ondata di agitazioni promosse dai movimenti indipendenti di varie categorie produttive (dagli insegnanti, agli operai elettrici, ai lavoratori delle ferrovie). Erano state varate leggi che criminalizzavano il diritto di sciopero, di riunione, di espressione del dissenso. Omicidi, detenzioni arbitrarie e vessazioni di ogni tipo avevano colpito i lavoratori. Vallejo, segretario sindacale dei ferrovieri, il dirigente comunista Campa, i coordinatori degli elettrici Galván e Salazar, e con loro centinaia di militanti, vennero arrestati e lasciati marcire in carcere per molti anni, senza processo.

LA NOCHE DE TLATELOLCO

Nell'estate del 1968 gli studenti decisero che fosse giunto il momento, per così dire, di prendere il testimone lasciato loro dai lavoratori. I centri propulsori della protesta furono la UNAM (Universidad Nacional Autónoma de Mexico) e l'IPN (Istituto Politecnico Nacional). Gli studenti si presero le scuole e chiesero libertà per i prigionieri politici, fine della repressione e ritiro delle leggi liberticide. In 146 giorni di attività febbrile, il movimento studentesco seppe esprimere una grande maturità facendo tesoro delle esperienze precedenti. L'autogestione delle scuole preparatorie e delle facoltà universitarie, la vitalità della protesta, la solidarietà - prima perplessa ma poi aperta - di molti settori produttivi, la straordinaria capacità degli studenti di organizzare oceaniche manifestazioni, la sfida al governo con la richiesta di un confronto pubblico televisivo sulla democratizzazione del sistema politico: tutti questi elementi indussero il presidente Díaz Ordaz e il ministro degli interni Echeverría a rifiutare qualsiasi dialogo. Le uniche risposte furono gli assassini, le infiltrazioni e le occupazioni delle università da parte dell'esercito.

Nonostante tutto, alla fine di settembre il movimento era ancora in piedi e il Consejo Nacional de Huelga (CNH), il consiglio nazionale degli studenti in lotta, indisse una grande manifestazione per il 2 ottobre in Piazza delle Tre Culture, nel quartiere Tlatelolco. Le Olimpiadi sarebbero cominciate pochi giorni dopo.

Secondo quanto appurato nel 1993 da un'inchiesta condotta da una commissione indipendente, presieduta dallo scrittore Paco Ignacio Taibo II, e secondo quanto risulta dagli archivi della CIA (declassificati nel 1998, mentre ancora oggi il governo messicano, nonostante alcuni timidi progressi, continua a non rendere pubbliche tutte le informazioni in suo possesso), fin dal 30 settembre era stato previsto e pianificato il massacro.

Il 2 ottobre la Piazza delle Tre Culture era in stato d'assedio, con 8000 effettivi dell'esercito, della polizia e dei servizi segreti che presidiavano Tlatelolco. Gli agenti in borghese avevano avuto ordine di non portare documenti; come segno di riconoscimento, un guanto bianco. Alle 18.10, quando ormai il raduno volgeva al termine, un bengala rosso e uno verde, in rapida successione, diedero il segnale convenuto per la mattanza: "...62 minuti di fuoco nutrito, fino a che i soldati non sopportano più il calore delle armi arroventate...", secondo la notizia di agenzia trasmessa dal giornalista Leonardo Femat. Si è calcolato che più di 15.000 furono i proiettili vomitati sulla folla dalle armi automatiche e dai blindati. Molti manifestanti furono uccisi a colpi di baionetta. Alcuni feriti, ricoverati in ospedale, furono prelevati in camera operatoria e fatti sparire. La giornalista italiana Oriana Fallaci, ferita nella sparatoria, e la scrittrice messicana Elena Poniatowska parlarono subito di 300, forse 500 morti; il quotidiano inglese The Guardian riferì di 325 morti; un rapporto dell'ambasciata statunitense - pur premettendo significativamente che in Messico non è possibile avere cifre sicure sul numero di vittime - stimò i morti tra i 150 e i 200; nel 1969 i dirigenti del movimento studentesco parlarono di una cifra intorno ai 150 assassinati...

Comunque, centinaia di morti. E non qualche decina, come continuano a sostenere i vertici militari.

Come ha scritto Eduardo Galeano, il 2 ottobre 1968 a Tlatelolco "le scarpe lasciavano impronte di sangue sul suolo".

Da Ipsnet-Chiapas
El dos se octubre llegamos
Todos pacíficamente
A un mitin en Tlatelolco
Quince mil en la corriente

Año del sesenta y ocho
Que pena me da acordarme,
La plaza estaba repleta
Como a las seis de la tarde

Grupos de obreros llegaron
Y el magisterio consciente
Los estudiantes lograron
Un hermoso contingente.

De pronto rayan el cielo
Cuatro luces de bengala
Y aparecen muchos hombres
Guante blanco y mala cara

Zumban las balas mortales
Rápido el pánico crece
Busco refugio y la tropa
En todas partes aparece

Alzo los ojos al cielo
Y un helicóptero miro
Luego sobre Tlatelolco
Llueve el fuego muy tupido

Que fuerzas tan desiguales
Hartos tanques y fusiles
Armados los militares
Desarmados los civiles

Doce años tiene un chiquillo
Que muerto cae a mi lado
Y el vientre de una preñada
Cómo lo han bayoneteado.

Hieren a Oriana Fallaci
Voz de la prensa extranjera
Ya conoció la cultura
Del gobierno de esta tierra.

Ya vio que vamos unidos
Estudiantes con el pueblo
Contra un sistema corrupto
Y la falacia de un gobierno.

Recordara a los muchachos
Contra la pared su cara
Las manos sobre la nuca
Y su derecho entre las balas

Jóvenes manos en alto
Con la V de la Victoria
V de Vallejo me dicen
Los de la preparatoria

Piras de muertos y heridos
Solo por una protesta
El pueblo llora su angustia
Y el gobierno tiene fiesta

Que cruenta fue la matanza
Hasta de bellas criaturas
Como te escurre la sangre
Plaza de las Tres Culturas

Y por que en esto murieron
Mujeres y hombres del pueblo
El presidente le aumenta
Al ejercito su sueldo

Contributed by Riccardo Venturi - 2004/11/13 - 17:10



Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi (2004)
LA TRAGEDIA DI PIAZZA DELLE TRE CULTURE

Il due ottobre siamo arrivati
tutti pacificamente
a un incontro a Tlatelolco,
quindicimila in corteo

Anno sessantotto,
che pena mi dà ricordardmi
la piazza era strapiena
come alle sei della sera

Arrivaron gruppi di operai
e gli insegnanti coscienti
gli studenti fecero avere
una bella delegazione.

D'improvviso solcano il cielo
quattro razzi di bengala
e appaiono molti uomini
in guanti bianchi e faccia cattiva

Fischian le palle mortali,
rapido il panico cresce
cerco rifugio e la truppa
appare da tutte le parti

Alzo gli occhi al cielo
e un elicottero guardo
e poi su Tlatelolco
piove fuoco molto fitto

Che forze così disuguali,
quanti carri e fucili
armati i militari
disarmati i civili

Dodici anni ha un ragazzino
che cade morto al mio lato
e il ventre di una donna incinta
come l'han trafitto con le baionette

Feriscono Oriana Fallaci,
voce della stampa straniera
e ha conosciuto la cultura
del governo di questo paese

Ha visto che siamo uniti,
gli studenti con il popolo,
contro un sistema corrotto
e l'ipocrisia di un governo.

Aveva ricordato i ragazzi
con la faccia contro il muro,
le mani sulla nuca
e il loro diritto fra i proiettili

Giovani con le mani in alto
e con la "V" di vittoria,
"V" di Vallejo, mi dicono
quelli del liceo

Mucchi di morti e feriti
solo per una protesta
il popolo piange la sua miseria
e il governo fa festa

Quanto cruenta fu la mattanza
persino di bei bambini,
e come scorre il sangue
in piazza delle Tre Culture

E poiché in questo morirono
uomini e donne del popolo
il presidente aumenta
all'esercito il soldo.

2004/11/13 - 17:56


LA NOCHE DE TLATELOLCO
de Elena Poniatowska
Da Questa pagina, segnalata da Adriana.

Poema de Eduardo Santos
Facultad de Comercio de la UNAM*, Revista de la Universidad

-------Escucha
El rumor escucha
Las cadenas che lleva el torrente
-------Oye, mira
El terror cabalga en aras de bayoneta
-------Acércate amor mío, no temas, ya pasará
Nos cubrieron con lazos de dolor
Nos robaron el lenguaje de los astros
-------No temas ya llegará la aurora
En la negritud se volcó la imagen
Nos rompieron los cráneos
Y mis cabellos bañan la simiente.
-------Estréchate ya pasará el frío
Se crecieron las negras raíces
Serpiente verdesmeralda
Formada de cristal de gritos
Nos negaron el silencio
Y nos acogotaron con sus voces
-------Ya pasará amor mío no temas
_________________________________________
* Universidad Nacional Autónoma de México


Elena Poniatowska

Todos los testimonios coinciden en que la repentina aparición de luces de bengala en el cielo de la Plaza de las Tres Culturas de la Unidad habitacional Nonoalco-Tlatelolco desencadenó la balacera que convirtió el mitin estudiantil del 2 de octubre en la tragedia de Tlatelolco.

A las cinco y media del miércoles 2 de octubre de 1968, aproximadamente diez mil personas se congregaron en la explanada de la Plaza de las Tres Culturas para escuchar a los oradores estudiantiles del Consejo Nacional de Huelga, los que desde el balcón del tercer piso del edificio Chihuahua se dirigián
a la multitud compuesta en su gran mayoría por estudiantes, hombres y mujeres, niños y ancianos sentados en el suelo, vendedores ambulantes, amas de casa con niños en brazos, habitantes de la Unidad, transeúntes que se detuvieron a nochetl curiosear, los habituales mirones y muchas personas que vinieron a darse una “asomadita”. El ambiente era tranquilo a pesar de que la policía, el ejército y los granaderos habian hecho un gran despliegue de fuerza. Muchachos y muchachas estudiantes repartían volantes, hacían colectas en botes con las siglas CNH, vendían periódicos y carteles, y, en el tercer piso del edificio, además de los periodistas que cubren las fuentes nacionales había corresponsales y fotógrafos extranjeros enviados para informar sobre los Juegos Olímpicos que habrían de iniciarse diez días más tarde.

Hablaron algunos estudiantes: un muchacho hacía las presentaciones, otro de la UNAM, dijo: “El Movimiento va a seguir a pesar de todo”, otro del IPN: “... se ha despertado la conciencia civica y se ha politizado a la familia mexicana”; una muchacha, que impresioné por su extrema juventud, habló del papel de las brigadas. Los oradores atacaron a los políticos, a algunos periódicos, y propusieron el boicot contra el diario "El Sol".

Desde la rampa del tercer piso vieron cómo hacía su entrada un grupo de trabajadores que portaba una manta: “Los ferrocarrileros apoyamos el Movimiento y desconocemos las pláticas Romero Flores-GDO.” Este contingente obrero fue recìbido con aplausos. El grupo de ferrocarrileros anunció paros escalonados desde “mañana 3 de octubre en apoyo del Movimiento Estudiantil”.

Cuando un estudiante apellidado Vega anunciaba que la marcha programada al Casco de Santo Tomás del Instituto Politécnico Nacional no se iba a llevar a cabo, en vista del despliegue de fuerzas públicas y de la posible represión, surgieron en el cielo las luces de bengala que hicieron que los concurrentes dirigieran automáticamente su mirada hacia arriba. Se oyeron los primeros disparos. La gente se alarmó. A pesar de que los líderes del CNH desde el tercer piso del edificio Chihuahua, gritaban por el magnavoz: “¡No corran compañeros, no corran, son salvas!… ¡No se vayan, no se vayan, calma!”, la desbandada fue general. Todos huían despavoridos y muchos caían en la plaza, en las ruinas prehispánicas frente a la iglesia de Santiago Tlatelolco. Se oía el fuego cerrado y el tableteo de ametralladoras. A partir de ese momento, la Plaza de las Tres Culturas se convertió en un infierno.
En su versión de jueves 3 de octubre de 1968 nos dice "Excélsior": "Nadie observó de dónde salieron los primeros disparos. Pero la gran mayoría de los manifestantes aseguraron que los soldados, sin advertencia ni previo aviso comenzaron a disparar.
...Los disparos surgían por todos lados, lo mismo de lo alto de un edificio de la Unidad Tlatelolco que de la calle donde las fuerzas militares en tanques ligeros y vehículos blindados lanzaban ráfagas de ametralladora casi ininterrumpidamente...”
[…]
Según "Excélsior" "se calcula que participaron unos 5 000 soldados y muchos agentes policiacos, la mayoría vestidos de civil. Tenían como contraseña un pañuelo envuelto en la mano derecha. Así se identificaban unos a otros, ya que casi ninguno llevaba credencial por protección frente a los estudiantes. El fuego intenso duró 29 minutos. Luego los disparos decrecieron pero no acabaron.”
[…]
Los cuerpos de las víctimas que quedaron en la Plaza de las Tres Culturas no pudieron ser fotografiados debito a que los elementos del ejército lo impedieron.
[…]
La sangre pisoteada de cientos de estudiantes, hombres, mujeres, niños, soldados y ancianos se ha secado en la tierra de Tlatelolco. Por ahora la sangre ha vuelto al lugar de su quietud. Más tarde brotarán las flores entre las ruinas y entre los sepulcros.

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Vicente Saldaña Flores
ESIME


Claro que había cuates que decían que había que aprovechar las Olimpiadas, la cantidad de público para exponer nuestros problemas y claro que nosotros teníamos conciencia de ser la nota disidente, la mancha que estropea la imagen, como cuando el presidente va a un pueblo y entre las mantas de “Bienvenido” y “Muchas Gracias” aparece una que dice: “No tenemos agua, no tenemos luz.” Nosotros éramos la voz discordante dentro del coro de los elogios pero de allí a querer sabotearlo todo, ¡hay un largo trecho! ¡Y de allí a lograrlo hay otro más aún!

Es más, dentro del montón de chavos –porque había unos cuantos entendidos pero los demás no eran sino montoneros– la desunión y la inconsciencia llegó a tal grado que después del 2 de octubre hubo muchos cuates, mucha raza, que si no asistió a los Juegos cuando menos los vieron por televisión. ¡Y esto a mí me revuelve el estómago! Pensar que podían ver los actos sobre el cadáver de los compañeros muertos y sobre los miles de desaparecidos que sabíamos encarcelados pero de los que no teníamos seguridad. ¡Y allí estaban los tarados aplaudiéndole al sargente Pedraza! ¡Qué aguante el de la raza!

Oriana Fallaci
corresponsal de "L'Europeo", en su cuarto del Hospital Francés

No, no voy a dar ninguna entrevista, ninguna, no después de lo que me pasó; me han disparado, me han robado mi reloj, me dejaron desangrarme ahí en el suelo del Chihuahua, me negaron el derecho a llamar a mi embajada... Quiero que la delegación italiana se retire de los Juegos Olimpicos; es lo menos que pueden hacer. Mi asunto va a ir al Parlamento, el mundo entero se va a enterar de lo que pasa en México, de la clase de democracia que impera en este país, el mundo entero. ¡Qué salvajada! Yo he estado en Vietnam y puedo asegurar que en Vietnam durante los tiroteos y los bombardeos (también en Vietnam señalan los sitios que se van a bombardear con luces de bengala) hay barricadas, refugios, trincheras, agujeros, qué sé yo, a donde correr a guarecerse. Aquí no hay la más remota posibilidad de escape. Al contrario. Yo estaba tirada boca abajo en el suelo y cuando quise cubrir mi cabeza con mi bolsa para protegerme de las esquirlas un policía apuntó el cañon de su pistola a unos centímetros de mi cabeza: “No se mueva.” Yo veía las balas incrustarse en el piso de la terraza a mi alrededor. También vi cómo la policía arrastraba de los cabellos a estudiantes y a jóvenes y los arrestaban. Vi a muchos heridos, mucha sangre, hasta que me hirieron a mí y permanecí tirada en un charco de mi propia sangre durante cuarenta y cinco minutos. Un estudiante junto a mí repetía: “Valor Oriana, valor.” La policía jamás atendió a mi petición: “Avísenle a mi embajada, avísenle a mi embajada.” Todos se negaron hasta que una mujer me dijo: “Yo voy a hacerlo.” tl3

He llamado a mi hermana que sale hoy en avión, he llamado a Londres, a Paris, a Nueva York, a Roma. Hoy en la mañana cuando me llevaron a rayos X unos periodistas me preguntaron qué hacía en Tlatelolco: ¿Qué hacía, Dios mío? Mi trabajo. Soy una periodista profesional. Tuve contacto con los líderes del Consejo Nacional de Huelga porque el Movimiento es lo más interesante que sucede ahora en su país. Los estudiantes me hablaron el viernes a mi hotel y me dijeron que habría un gran mitin en la Plaza de las Tres Culturas el miércoles 2 de octubre a las cinco de la tarde. Como no conocía la Plaza y sé que es un centro arqueológico pensé combinar las dos cosas. Por eso fui. Desde que llegué a México me llamó la atención la lucha de los estudiantes contra la represión policiaca. Me asombran también las noticias en sus periódicos. ¡Qué malos son sus periódicos, qué timoratos, qué poca capacidad de indignación! ¡Qué Olimpiadas ni qué nada! Apenas me den de alta en este hospital, me largo.

Francisco Martínez de la Vega
¿Hacia dónde vas nuestro país?, "El Día", 8 de octubre 1968

Es necesario dejar constancia de nuestro indignado asombro por esa noche de Tlatelolco que presidieron la barbarie, el primitivismo, el odio y los más siniestros impulsos.

Città del Messico. Plaza de las tres Culturas, Tlatelolco.
Città del Messico. Plaza de las tres Culturas, Tlatelolco.


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Junto a la vieja iglesia de Santiago Tlatelolco se reunió confiada una multitud que media hora más tarde yacería desangrandose frente a las puertas del Convento que jamás se abrieron para albergar a niños, hombres y mujeres aterrados por la lluvia de balas...

MEMORIAL DE TLATELOLCO
Rosario Castellanos

La oscuridad engendra la violencia
y la violencia pide oscuridad
para cuajar el crimen.
Por eso el dos de octubre aguardó hasta la noche
para que nadie viera la mano que empuñaba
el arma, sino sólo su efecto de relámpago.

¿Y a esa luz, breve y lívida, quién? ¿Quién es el que mata?
¿Quiénes los que agonizan, los que mueren?
¿Los que huyen sin zapatos?
¿Los que van a caer al pozo de una cárcel?
¿Los que se pudren en el hospital?
¿Los que se quedan mudos, para siempre, de espanto?

¿Quién? ¿Quiénes? Nadie. Al día siguente, nadie.
La plaza amaneció barrida; los periódicos
dieron como noticia principal
el estado del tiempo.
Y en la televisión, en la radio, en el cine
no hubo ningún cambio de programa,
ningún anuncio intercalado ni un
minuto de silencio en el banquete.
(Pues prosiguió el banquete.)

No busques lo que no hay: huellas, cadáveres
que todo se le ha dado como ofrenda a una diosa,
a la Devoradora de Excrementos.

No hurgues en los archivos pues nada consta en actas.

Más que aquí que toco una llaga: es mi memoria.
Duele, luego es verdad. Sangre con sangre
y si la llamo mía traiciono a todos.

Recuerdo, recordamos.
Ésta es nuestra manera de ayudar a que amanezca
sobre tantas conciencias mancilladas,
sobre un texto iracundo, sobre una reja abierta,
sobre el rostro amparado tras la máscara.
Recuerdo, recordemos
Hasta que la justicia se siente entre nosotros.



Dolores Verdugo de Solís
madre de familia

La sangre de mi hija se fue en los zapatos de todos los muchachos que corrían por la plaza. tl4

Miguel Salinas López
estudiante de la Facultad de Comercio de la UNAM

La Plaza de las Tres Culturas era un infierno. A cada rato se oían descargas y las ráfagas de las ametralladoras y de los fusiles de alto poder zumbaban en todas las direcciones.

Un atleta italiano
miembro de la Delegación italiana a los XIX Juegos Olímpicos, “Ovaciones” 3 de octubre de 1968

Si están matando estudiantes para que haya Olimpiada, mejor sería que ésta no se realizara, ya que ninguna Olimpiada, ni todas juntas, valen la vida de un estudiante.

Raúl Álvarez Garín
del CNH

La masacre del 2 de octubre fue “justificada” por todos los sectores gubernamentales, los más impúdicos con ruidosas declaraciones públicas y los otros con un porfundo silencio cómplice. No se oyó ni una voz oficial de protesta por el asesinato de estudiantes salvo, fuera del país, la renuncia de Octavio Paz a la Embajada de México en la India.

Jorge Avilés R.
Tlatelolco Campo de Batalla, durante varias horas terroristas y soldados sostuvieron rudo combate, “El Universal”, 3 ottobre 1968

Hubo escenas tan tremenda como la siguiente que vio el reportero cuando estaba parado en el tercer piso de uno de los edificíos: un hobre gritó: “Mi hijita está en su corralito”, y corrió al interior del departamento. Lo vimos cuando cayó de un balazo en el pecho; poco después sacaríamos a la niña indemne y la entregamos a la madre que parecía sonámbula, víctima de un tremendo chock nervioso.

Octavio Paz

Los empleados
Municipales lavan la sangre
en la Plaza de los Sacrificios.


José Carlos Becerra

Detrás de la iglesia de Santiago Tlatelolco
treinta años de paz más otros
treinta años de paz,
más todo el acero y el cemento empleado para las
fiestas del fantasmagórico país,
más todos los discursos
salieron por boca de las ametralladoras.

Gusanos pululan por calles y plazas
Y en las paredes están salpicados los sesos…
Tojas están las aguas, están como teñidas
Y cuando las bebimos
Es como si bibiéramos agua de salitre.

Golpeábamos, en tanto, los muros de adobe,
y era nuestra herencia una red de agujeros.
Con los escudos fue su resguardo,
pero ni con escudos puede ser sostenida su soledad.

Hemos comido palos de colorín,
hemos masticado grama salitrosa
piedras de adobe, lagartijas,
ratones, tierra en polvo, gusanos…

Comimos la carne apenas,
sobre el fuego estaba puesta.
Cuando estaba cocida la carne,
de allí la arrebataban,
en el fuego mismo, la comían.

TODOS
¡Han aprehendido a Cuauhtémoc!
¡Se extiende una brazada de príncipes mexicanos!
¡Es cercado por la guerra el tenochca,
es cercando por la guerra el tlatelolca!

SOLISTA
El llanto se extiende, las lágrimas gotean allí en Tlatelolco
¿A dónde vamos?, ¡oh amigos! Luego, ¿fue verdad?
Ya abandonan la ciudad de México:
el humo se está levatando; la niebla se está extendiendo.
Motelhuihtzin
el Tailotlacall Tlacotzin
el Tlacatecuhtli Oquihtzin

Llorad, amigos míos,
tened entendido que con estos hechos,
hemos perdido la nación mexicana.
¡El agua se ha acedado, se acedó la comida!
Esto es lo que ha hecho el Dador de la vida en Tlatelolco.

Y todo esto pasó con nosotros.
Nosotros lo vimos,
nosotros lo admiramos.
Con esta lamentosa y triste suerte
nos vimos angustiados.

En los caminos yacen dardos rotos,
los cabellos están esparcidos.
Destachadas están las casas,
enrojecidos tienen sus muros.

TODOS
¡Es cercado por la guerra el tenochca,
es cercado por la guerra el tlatelolca!



El ejército es para defender al pueblo, no para agredirlo
El ejército es para defender al pueblo, no para agredirlo

Riccardo Venturi - 2006/8/7 - 11:56


Ciao, io sono una raggazza messicana e mi sembrano molto interesante che L´Italia (la gente)stanno interesata in questa storia di Messico. Ache la storia della educazione socialista in Messico (1940) però è un tema un po dimenticato. è tutto. arrivederci!

jesica - 2005/4/28 - 05:08


Ciao Jesica, e grazie per il tuo commento. La nostra raccolta, come avrai sicuramente visto, è dedicata ad ogni aspetto dell'opposizione antibellica e antimilitarista in ogni parte del mondo, e il massacro di Plaza de las Tres Culturas è un episodio ancora conosciuto, seppure ormai lontano nel tempo. Ma stiamo lavorando anche e soprattutto per conservare la memoria di tanti episodi accaduti nella storia.

Hola Jesica y gracias por tu mensaje. Nuestro sitio, como seguro has visto, concierne todos los aspectos de la oposición contra la guerra y antimilitarista en todo el mundo, y la tragedia de Plaza de las Tres Culturas es un episodio bastante conocido, aún sea distante en el tiempo. Pero estamos trabajando también (y sobretodo) para conservar la memoria de muchos episodios que se pasaron en la historia.

Riccardo Venturi - 2005/4/28 - 11:23


Il titolo del video è "Maldita impunidad", sono immagini di repertorio, alcune molto forti, e il corrido ne costituisce la colonna sonora.



Vorrei anche segnalare un film messicano del 1989, "Rojo amanecer", il primo ad affrontare il massacro di Tlatelolco. Ce ne sono almeno due versioni integrali su YouTube, per esempio questa

Maria Cristina - 2011/8/15 - 15:07


Ancora sul film "Rojo amanecer" e sulla rimozione del massacro di Tlatelolco e della repressione:

Da Películas del cine Mexicano


"Sinopsis:
Un departamento del multifamiliar Chihuahua, en el conjunto habitacional Tlatelolco de la ciudad de México. Son los días de mayor efervescencia del movimiento estudiantil del 68. La mañana del 2 de octubre una familia de clase media -padre burócrata, madre ama de casa, abuelo ex-militar jubilado, dos hijos preparatorianos y dos chiquillos de primaria- se prepara para un día normal. Al transcurrir las horas, la familia se verá atrapada enmedio de la represión política más sangrienta del México moderno.
Comentario:
En el cine mexicano, las referencias directas a la realidad nacional han sido escasas y esporádicas. Tal parece que existe una voluntad por desviar al cine de los momentos conflictivos de la historia nacional. Por ello, una cinta como Rojo amanecer debe analizarse tomando en cuenta su carácter de excepcional.
Los acontecimientos del 2 de octubre de 1968 significaron para México la primera herida profunda desde la consolidación del modelo PRI-gobierno. Lógicamente el cine nacional -que ha dependido del gobierno en gran medida para sobrevivir- se enfrentaba a un enorme obstáculo al querer abordar este tema.
Rojo amanecer se atrevió a romper el silencio que mantuvo el cine respecto a un tema que aún divide a muchos mexicanos. De manera ingeniosa, aprovechando los escasos recursos económicos disponibles para su realización, el filme recurre a un solo espacio -el departamento familiar- para narrar la historia de los hechos de aquel día.
Ese espacio cerrado contiene en su interior un microcosmos representativo de la sociedad mexicana de la época. En el interior de esa familia existe un conflicto generacional, reflejo del que está a punto de estallar en las calles de la ciudad de México.
Filme impactante que sacude la conciencia del público, Rojo amanecer posee una resonancia especial porque los hechos que narra están presentes en la memoria del espectador mexicano. No es una cinta que pretenda analizar las causas y efectos del movimiento, ni denunciar a un Estado totalitario y represivo. Es más la crónica de una noche en la que se perdieron los límites de la cordura e imperó el terror.
1968 sigue siendo, como muchos momentos conflictivos de la historia nacional, un tema aún no explorado del todo. En este sentido, el valor de Rojo amanecer es el de ser el primer filme que se atreve a tocar la herida. Aún con ello, falta mucho por decir acerca de ese año que cambió la historia del México moderno."


"TRAMA:
Un appartamento del condominio Chihuahua nel quartiere Tlatelolco di Città del Messico. Sono i giorni di maggiore entusiasmo del movimento studentesco del 68. La mattina del 2 di ottobre una famiglia della classe media – padre funzionario ministeriale, madre casalinga, nonno ex militare in pensione, due figli liceali e due piccoli alle elementari – si prepara a un giorno come gli altri. Con il trascorrere delle ore la famiglia si troverà sempre più coinvolta nella repressione politica più sanguinosa della storia del Messico moderno.

COMMENTO:
Nel cinema messicano, i riferimenti diretti alla realtà nazionale sono stati scarsi e sporadici. Sembra che ci sia la precisa volontà di allontanare il cinema dai momenti di conflitto della storia nazionale. Per questo, un film come “Rojo amanecer” (“Alba rossa”) va analizzato tenendo conto della sua eccezionalità.
“Rojo amanecer” ha osato rompere il silenzio del cinema rispetto a un tema che ancora divide molti messicani. In modo ingegnoso, sfruttando al meglio gli scarsi finanziamenti disponibili per la sua realizzazione, il film ricorre ad un'unico spazio – l'appartamento della famiglia – per narrare la storia dei fatti di quel giorno..
Quello spazio chiuso contiene al suo interno un microcosmo rappresentativo della società messicana dell'epoca. Nella famiglia c'è un conflitto generazionale, che riflette quello pronto ad esplodere nelle strade di Città del Messico.
Film di forte impatto che scuote la coscienza del pubblico, “Rojo amanecer” ha una risonanza speciale perché i fatti che racconta sono ben presenti nella memoria dello spettatore messicano. Il film non pretende di analizzare le cause e gli effetti del movimento o denunciare esplicitamente uno Stato totalitario e repressivo. E' piuttosto la cronaca di una notte nella quale si superarono tutti i limiti della ragione e regnò il terrore.
Il 1968 continua ad essere, come molti momenti conflittuali della storia nazionale, un tema non del tutto esplorato. In questo senso, il valore di “Rojo amanecer” è quello di essere il primo film ad avere il coraggio di toccare la ferita. Nonostante ciò, c'è ancora molto da dire su quell'anno che ha cambiato la storia del Messico moderno."

Maria Cristina Costantini - 2011/8/16 - 17:56


adriana - 2013/11/30 - 09:08



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