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Già allo sguardo (Il ritorno di un esiliato)

Carlo Vita
Language: Italian

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Interpretato da Les Anarchistes.


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(1895/6)
Testo di Carlo Vita
Musica di Ugo Titta

Attribuito da alcuni (falsamente) a Pietro Gori, questo celebre canto è stato alcuni anni fa riproposto (in una versione abbreviata e leggermente diversa nel testo) in un suo album dal poliedrico chansonnier e folklorista fiorentino Riccardo Marasco; ma già era stato inserito dal Canzoniere Internazionale nel disco "Gli Anarchici 1864-1969" (vol. 15/16), cantato da Dodi Moscati. Il canto è noto anche con il titolo "Il ritorno di un esiliato", anche se probabilmente si tratta del ritorno di un carcerato politico in qualche isola dell'arcipelago toscano. Altre interpretazioni recenti provengono da Les Anarchistes e dal collettivo La Canzone Civitavecchiese. [RV]

canzintanar


"Pur se questo canto è da molti attribuito a Pietro Gori esiste tuttavia un foglio volante, senza data, edito dalla tipografia E. Ducci di Firenze che lo riproduce col titolo Il ritorno di un esiliato, parole di C. Vita e musica di U. Titta. Risale agli anni 1895-6 allorché gli esiliati politici fanno ritorno dalle isole dove le leggi eccezionali di Crispi li hanno relegati dopo aver sciolto tutte le associazioni operaie."

Santo Catanuto e Franco Schirone, "Il canto Anarchico in Italia nell'Ottocento e nel Novecento", edizioni Zero in Condotta, 2a ed. Milano 2009, p. 117
Già allo sguardo
già allo sguardo mi apparve la terra
tra gli albori di un sole nascente
Nel vederla
nel vederla il mio cuore si serra
nel mio petto mi balza fremente.

Tra le nebbie lontane lontane
già discorgo del porto i fanali
non più lungi dal bel suolo toscano
che fu patria di tanti immortali.

Perché mai
perché mai da te sto lontano
fui esiliato, qual colpa commisi?
Perché mai
perché mai sì potente la mano
mi strappò dai più dolci sorrisi?

Tra il lavoro e l'amore sognavo
di vederlo il mio popol redento,
e nel mio petto l'amore albergavo,
non dell'odio il terribil tormento.

Dell'amore
dell'amore la colpa espiai
e dall'isola infame ritorno
ma la fede
ma la fede che ho sempre nel cuore
la riservo in un triste soggiorno.

Fra un istante avrò il piede posato
nella terra ove nacqui ed amai
e ove il duolo e la gioia provai
dove tante memorie lasciai.

Potrò alfine
potrò alfine ristringere al seno
la mia sposa e i miei figli adorati
ma l'amplesso
ma l'amplesso più puro e sereno
gioirò tra questi esseri amati.

Ma per sempre la fede e il cuore
serberò per chi soffre e chi geme
ma l'ideale di pace e d'amore
sarà sempre la sola mia speme.

Contributed by Riccardo Venturi


Da ricordare che, per il suo autore, il canto è detto anche tout court "Canto del Vita".

Riccardo Venturi - 2013/4/4 - 22:55


Ma se non è Pietro Gori, allora chi è che ritorna dall'esilio?

2017/11/5 - 12:01


Pensi, scusaci, che sia stato esiliato soltanto Pietro Gori...? Saluti.

CCG/AWS Staff - 2017/11/5 - 19:57



Language: Italian

Nel LP “Un fiorentino a Livorno” (1958) Narciso Parigi incise una parte del canto in una versione da lui trascritta che presenta alcune interessanti varianti.

Già allo sguardo
già allo sguardo m’apparve la terra
tra gli albori di un sole nascente
Nel vederla
nel vederla il mio cuore si serra
nel mio petto s’imbalza fremente.

Tra la nebbia lontano lontano
già de’ scorgo del porto i fanali
e non più lungi dal suolo toscano
che fu patria di tanti immortali …
Immortali.

Contributed by Giovanni Bartolomei da Prato - 2018/4/1 - 22:46



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