Louis Armstrong

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Louis Armstrong
Louis Armstrong, trombettista jazz, è uno dei massimi esponenti di questo genere di musica e colui che ha dato un'impronta del tutto nuova alla musica afroamericana. Per quanto concerne la sua nascita vi è un piccolo retroscena che definisce anche un piccolo giallo. Armstrong ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900 ma, in realtà, studi recenti hanno dimostrato che il grande trombettista è nato il 4 agosto del 1901.

In particolare, sono da segnalare le ricerche sovvenzionate proprio da New Orleans, la sua città natale, ed effettuate da Tad Jones, il quale sembra che abbia trovato i certificati originali di battesimo del "re del jazz". Secondo questi atti, "Satchmo" (questo il soprannome che gi verrà affibbiato. Significa, grosso modo, "bocca a sacco"), si era invecchiato di un anno e un mese, forse per risolvere alcuni problemi legati ai suoi esordi giovanili a Chicago e New York, dove non voleva sembrare più giovane di quello che era.



Louis Armstrong ebbe un'infanzia travagliata. I genitori si separano poco prima della sua nascita e il piccolo viene affidato alla nonna materna Josephine, mentre la madre, con tutta probabilità, si prostituiva.

Le sue giornate trascorrono in bilico fra l'emarginazione e la delinquenza anche se, fortunatamente, un grande interesse nasce dentro di lui, un antidoto capace di allontanarlo da pericolose deviazioni e nello stesso tempo di "sollevarlo" da quello squallido ambiente: la musica.

Ancora troppo giovane per suonare la tromba o per apprezzarne potenzialità e sfumature, si limita in quel periodo a cantare in un gruppo locale assai peculiare, dato che come palcoscenico aveva unicamente le strade.

La pratica estemporanea, il canto di getto e a squarciagola gli permettono comunque di sviluppare un'ottima intonazione e un notevole senso dell'improvvisazione, e non dimentichiamoci che di fatto quest'ultima è la caratteristica principe che distingue il jazz.

Ma la vita di strada è pur sempre la vita di strada, con tutti i pericoli e i disagi che essa comporta. Louis, pur volendo, non può del tutto estraniarsi da quel contesto. Un giorno viene addirittura sorpreso a sparare con un revolver sottratto ad uno dei compagni della madre, per festeggiare la fine dell'anno. La conseguenza è che viene trasferito in un riformatorio per circa due anni, anche perché il tribunale aveva riconosciuto la madre inabile alla crescita della prole. Da ciò nasce forse l'ansia d'amore che contrassegna la sua vita, che vedrà scorrere davanti a sè due mogli e moltissime relazioni.

Anche in riformatorio Louis Armstrong trova il modo di far musica: entra a far parte prima del coro dell'istituto e successivamente della banda, dove inizia suonando il tamburo. Prende anche le prime lezioni di cornetta. Il merito è tutto del suo maestro, Peter Davis, che gli dà l'opportunità di studiare i rudimenti di questa sorta di "succedaneo" della tromba. La banda dell'istituto è molto amata dagli abitanti e gira le strade suonando melodie in voga all'epoca come la celeberrima "When the Saints Go Marchin'in" che, recuperata parecchi anni dopo, diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia.

Uscito dal riformatorio inizia a frequentare pub e locali nella speranza che gli si presenti la possibilità di suonare in qualche orchestra. In uno di questi vagabondaggi serali incontra Joe Oliver, considerato il miglio cornettista di New Orleans (già chiamato "King Oliver"). Tra i due s'instaura un ottimo rapporto, tanto è vero che Oliver, in procinto di trasferirsi, chiede a Kid Ory (altro celebre trombettista del jazz) di essere sostituito proprio da Louis.

Solo dal novembre del 1918, incentivato dal lavoro sui "riverboats" (i battelli che navigavano sul fiume Mississippi), Armstrong impara a decifrare le partiture, diventando in questo modo un musicista completo. Dopo qualche anno di questo regime non proprio riposante (lavorare sui battelli era molto faticoso), nel 1922 si trasferisce a Chicago, lasciando una New Orleans che, gradualmente, "corrompeva" sempre di più il suo gusto musicale, fino a rispolverare un vetusto e annacquato folclore.

Armstrong in quel momento della sua maturazione artistica stava invece seguendo un'altra strada, completamente diversa, improntata sul rigore polifonico delle linee musicali e, per altri versi, sul tentativo di conferire al solista un ruolo insieme egemone e integrato nel tessuto musicale.

Fortunatamente viene ingaggiato da King Oliver nella sua "Creole Jazz Band", nella quale ha la possibilità di proporsi come solista e di far spiccare l'estremo virtuosismo che ormai ha acquistato con il suo strumento. E' infatti opinione comune di appassionati e storici, affermare che "Satchmo" avesse inventiva, fantasia ritmica e melodica, unite ad un'impressionante volume sonoro e ad un'inconfondibile timbro.

Dopo una serie di tournè, si arriva al 1924, anno particolarmente importante per "Satchmo". Si sposa, lascia l'orchestra di Oliver ed entra nella big Band di Fletcher Henderson, un colosso del jazz che disponeva di una delle migliori orchestre del tempo, zeppa di solisti di pregio. Come riprova del salto di qualità, Armostrong ha l'opportunità di incidere brani con Sidney Bechet, Bassie Smith e molti altri.

Successivamente decide di intraprendere la carriera da solista. Registra "Hot Fives and Hot Sevens" trasformando così il jazz in una delle più alte espressioni della musica, con la sua tromba chiara e brillante e la sua voce sporca pescata direttamente dal fondo della gola.

Da allora è solo un susseguirsi di successi, all'ombra però di alcune voci critiche che denunciano limiti e scadimenti del fenomeno Armstrong. Louis viene addirittura accusato di essere uno zio Tom a causa dell'ambiguità verso i fratelli neri. Ma proprio per la sua presenza carismatica contribuisce a rompere ogni barriera razziale diventando una delle prime star di colore nella musica. La sua vita, oltre ai concerti dal vivo e alle tournée, si arricchisce di collaborazioni (ad esempio con Zilmer Randolph), e comincia anche ad aprirsi al cinema, apparendo in alcune pellicole.

Diventato ormai un'icona (e qualcuno dice anche la macchietta di se stesso), Louis Armstrong negli ultimi anni era certo diventato l'ambasciatore del jazz nel mondo, ma ha anche prestato la sua immagine ad una serie di eventi assai discutibili sul piano artistico.

In quella fase della sua carriera il Maestro non era più in grado di prendere decisioni autonome ma si faceva "gestire" da funzionari senza troppi scrupoli.

Dopo questo triste declino, il re del jazz muore il 6 luglio 1971 nella sua casa nel Queens a New York.


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biography of Louis Armstrong, one of the greatest names in jazz.

Fellow musicians called him "stachelmouth" because of his huge, wide grin. Later, it was shortened to "Sachmo". The nickname belonged to Louis Armstrong, possibly the greatest jazz musician of all time, but certainly the most influential of them all.

Perhaps if he hadn’t fired that borrowed pistol into the air to celebrate New Year's 1913, Armstrong might have never been a professional musician at all. The frightened 12-year-old boy was arrested by a very annoyed police officer and sent to the New Orleans Colored Waifs' Home for Boys to ponder his infamy. Fortunately for Louis, and the musical world as well, he fell under the influence of Peter Davis, the home’s musical instructor. Davis recognized the talent in the young black boy. He taught him singing, percussion and, finally, the trumpet.

Fortune turned her back on him at first. Louis Daniel Armstrong was born on August 4, 1901, in the Storyville District of New Orleans. It was a rough and tumble neighborhood, populated by street toughs and so crowded that one could barely find standing room. His father was a laborer who abandoned the family soon after Louis’ birth. His mother was a part-time prostitute.

Young Louis was desperately poor. His only way to earn a living -- other than stealing, which he never resorted to -- was to sing on street corners for nickels. The gun incident in 1913, and his subsequent incarceration, made Louis determined to wiggle from the grasp of poverty.

Louis was released from the boy’s home when he was 14. He worked at any honest job that would provide food for his aching belly. At night, he haunted the dive bars that dotted the Storyville District, listening to the jazz bands that were just coming into prominence. His favorite musician was Joe "King" Oliver with the Kid Ory Band. Oliver took a liking to the friendly, earnest young man and became his mentor as Peter Davis had done a few years before. By the age of 17, Armstrong and his horn sat with several of the numerous bands that played New Orleans.

In 1919, Armstrong was so deft that he moved to St. Louis to join Fate Marable’s band. It was an exciting two years for young Louis because Marable’s band played on paddlewheelers owned by the Streckfus Mississippi Boat Lines. The young musician spent most of his time playing the river and playing to appreciative riverboat passengers.

In the meantime Louis’ mentor, King Oliver, left Kid Ory and had formed his own ensemble. After Oliver moved to Chicago, Louis returned to New Orleans and replaced him in Kid Ory’s Band. Three years later, with speakeasies booming in the Windy City, Oliver sent for Armstrong to join his Creole Jazz Band. It was there that Armstrong fell in love with, and married, Lillian Hardin, Oliver’s pianist.

By the middle 1920s, Louis Armstrong’s star was rapidly rising. He formed a band called the "Hot Five" and cut his first records for Okeh in 1925, including the famous rendition of "St. Louis Blues" with Bessie Smith. The Hot Five -- later the Hot Seven -- existed for three years, but never played a live date. Rather it was formed for recording purposes only. In the meantime, Armstrong continued playing in other bands.

By 1929, Louis Armstrong was becoming a very big jazz star. Now he had his own performance group -- Louis Armstrong and the Stompers. He also toured with the show "Hot Chocolates". But small bands were on their way out. It was the 1930s and swing was in vogue. That meant bands had to be larger. Armstrong moved to Los Angeles and organized a group called Louis Armstrong and his Sebastian New Cotton Club Orchestra. But he was unwilling to settle in one place. He and Lillian Hardin had divorced so he was footloose.

Armstrong traveled to Chicago where he organized a touring band. Their first stop was New Orleans. His friends from the old days remembered him well and welcomed him with open arms, but elements of the white population greeted the conquering hero with less enthusiasm. Armstrong got a bitter taste of racism when a white radio announcer refused to announce his name on the air in connection with a free concert -- simply because he was black.

Nevertheless, Armstrong’s touring band was an immense success. Not only did he extensively tour the United States, but Europe as well. When he returned in 1935, he hired Joe Glaser as his manager. Glazer remained until Armstrong’s death in 1971.

By the end of World War II, swing music was on its way out and bands, again, became smaller. At a Town Hall concert in New York, he introduced the six piece group that he would use off and on for the rest of his life -- the All Stars. They complimented his style perfectly.

In the 1950s, Armstrong teamed up with other singers to make recordings -- Bing Crosby, Louis Jordan and Gary Crosby. Then in 1957, he made some tracks with Ella Fitzgerald, backed up by the Oscar Peterson trio. While working with Peterson, Armstrong took to opportunity to record his first big hit to feature his famous throaty voice -- "Mack The Knife".

Other hits followed -- "Hello, Dolly" and "What A Wonderful World". His popularity had now reached its zenith. Armstrong toured the world as an unofficial goodwill ambassador for America. Then his health began to fail him.

For the last three years of his life he was in and out of the hospital, but he continued recording and performing until July 6, 1971 when he died in his sleep at home in Queens, New York. With Louis Armstrong’s death, jazz had lost its greatest master.