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Mahmoud Darwish / محمود درويش : Bitaqat Hawiyyah / Identity Card

LA CCG NUMERO 8000 / AWS NUMBER 8000


Lingua: Arabo

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[1964]
Poesia di Mahmud Darwish / محمود درويش
A Poem by Mahmoud Darwish
Poème de Mahmoud Darwich

lacrime

Con questa celeberrima poesia (ma anche canzone) del grande poeta palestinese Mahmud Darwish questo sito raggiunge gli 8000 titoli. E li raggiunge in un momento di tragedia, di ennesima tragedia per Gaza e per la Palestina tutta; e quando diciamo "la Palestina tutta", si tratta di un'entità geografica che comprende anche Israele. Abbiamo quindi scelto una pagina speciale, per questa "8000", pienamente militante, e nel senso più vasto del termine. Militiamo per l'abbattimento di tutti i muri, di tutte le barriere, di tutti i simboli di morte che presiedono alla tragedia di quella terra, che è tragedia di tutta la terra. La "carta di identità" di Darwish è in realtà un'affermazione di umanità negata, non di identitarismo, ché gli identitarismi hanno fin troppo contribuito alle tragedie attuali; in nome di questa umanità negata ai Palestinesi vogliamo cercare di mettere anche noi, per quel che possiamo, il nostro sassolino. Così come lo mettiamo, ogni giorno e anche -per precisa scelta in questi ultimi- per non cancellare la memoria della Shoah (si vedano le canzoni di Aleksander Kulisiewicz) e della tragedia degli ebrei (e degli zingari, e degli omosessuali...) nei campi di sterminio nazisti.

Lo scritto che segue proviene dal blog di Riccardo Venturi. Per alcuni, forse, potrà essere scioccante; lo è volutamente. Che non si vedano più "bandiere" in quella terra, ma solo olivi, e non tanto come "simbolo di pace" ma come simbolo di olio, di terra, di produzione, di vita. Tutti in pace, arabi, ebrei, tutti. Tutti col loro dio, e tutti senza se lo vogliono. [CCG/AWS Staff]
With this poem (but also a song) by the great Palestinian poet Mahmoud Darwish, this website reaches 8000 titles, reaching them in a moment of tragedy and, again, of tragedy for Gaza and all Palestine; and when we say “all Palestine”, we mean a geographic entity including Israel, too. Thus, we have chosen to turn the special “8000”-page into a fully militant page, in the broadest meaning of the term. We militate for all walls, all barriers, all symbols of death driving that country to tragedy (that is a tragedy for the whole world) to be destroyed. Mahmoud Darwish's “Identity Card” is, in reality, an affirmation of denied humanity, not of identitarism; for identitarism of any kind has contributed even too much to the tragedies of this time; in the name of the humanity all Palestinians are deprived of, we too wish to “give our 2 cents”, as far as we can; the same way we give them every day -and even in these latest days- so that the memory of Shoah (see the songs by Aleksander Kulisiewicz) and the tragedy of the Jews (Gypsies, homosexuals) in the German extermination camps be not forgotten.

The following commentary is reproduced from Riccardo Venturi's blog. Some might find it shocking, as it has been written to be so. May “flags” be seen no more in that land, but only olive trees; not only as a generic “peace symbol”, but as a concrete symbol of oil, of earth, of production and live making. Everybody in peace, Arabs, Jews, everybody. Everybody with his own god, and everybody without any god, if they want. [AWS/CCG Staff]
Avec ce célébrissime poème (mais aussi chanson) du grand poète palestinien Mahmud Darwish, ce site parvient aux 8.000 titres. Et il y parvient en un moment de tragédie, de l'ennième tragédie pour Gaza et toute la Palestine [et pour l'humaine nation toute entière, ajoute Marco Valdo M.I.]; quand nous disons « la Palestine toute entière », il s'agit d'une entité géographique qui comprend aussi Israël. Nous avons donc choisi une page spéciale – la « 8000 », pour cela, une page pleinement «militante» et dans le sens le plus vaste du terme. Nous militons pour qu'on abatte tous les murs, toutes les barrières, tous les symboles de mort qui président à la tragédie de cette terre, qui est la tragédie de toute la Terre. « La Carte d'identité » de Darwish est en réalité une réaffirmation d'une humanité niée, pas d'identitarisme, car les identitarismes n'ont que trop contribué aux tragédies actuelles. Au nom de cette identité niée aux Palestiniens nous voulons chercher à apporter nous aussi, pour ce que nous pouvons, notre petit caillou. Ainsi nous l'apportons, chaque jour et pour ne pas oublier la mémoire de la SHOAH (voir les chansons d'Aleksander Kulisiewicz – [ en ce compris la traduction que j'en ai faite, dit Marco valdo M.I.]) et de la tragédie des Juifs (et des gitans, des homosexuels... [sans oublier les communistes, les anarchistes, les socialistes, les syndicalistes...]) dans les camps d'extermination nazis.

L'écrit qui suit provient du blog de Riccardo Venturi. Pour d'aucuns, peut-être, ce pourra être choquant; ce l'est volontairement. Qu'on ne voie plus de drapeaux sur cette terre, mais seulement des oliviers, pas tellement comme symboles de paix, mais comme producteurs d'huile, de terre, de production, de vie. Tous en paix, Arabes, Juifs, etc.... Tous. Tous avec leur dieu [ ne serait-il pas plus élégant et juste de dire leurs dieux ? Ne peut-on, en effet, en avoir plusieurs, dit Marco Valdo M.I., et même pourquoi pas, tous les dieux à la fois. Ça simplifierait ; en plus, il n'y aurait plus de raison de se disputer] ; tous sans, s'ils le veulent. [CCG/AWS Staff]



BRUCIAMOLE TUTTE!

© 2009 - Ben Heine
© 2009 - Ben Heine


Sabato, sabato prossimo, vado a una manifestazione per la Palestina, a Firenze. Sarà, probabilmente, un gelido pomeriggio di gennaio mentre a Gaza, sotto un sole ben più caldo, si muore. Si muore bambini, donne e adulti; si muore e di sogni non ce ne sono più. Lo ha deciso uno stato che chiamano d'Israele, che nel suo nome ha quello di Dio; ma di quel Dio, che i suoi fedeli nemmeno osano nominare e che scrivono coi tetragrammi misteriosi e col trattino, “D-o”, non c'è la minima traccia. Se ne dev'essere andato altrove, fors'anche, e opportunamente, affanculo.

Io non so se queste manifestazioni, a Firenze come altrove, “servano”. Ma non è nemmeno il caso di chiederselo, a meno di non voler fare come diversi buffi snob che sdegnano di professione, e che se ne restano a casa a gingillarsi e sdilinquirsi in avvitamenti mentali che li accompagneranno ad una vecchiaia cretinamente protesa ad una gioventù su cui sputano senza nemmeno rendersene conto. Ci vado e basta perché le grida sono molecole di suono che picchiano, e che a volte hanno picchiato tanto da arrovesciare il globo.

Ho letto ieri, su un giornale di regime, che una persona che stimo molto ha detto delle cose a proposito di certi atti che avvengono durante le manifestazioni per il popolo palestinese. Questa persona si chiama Moni Ovadia, ed è una persona verso la quale ho considerazione e ammirazione. La scorsa estate è venuto a fare uno spettacolo all'Isola d'Elba, a Portoferraio, a pochi metri dalla “Torre della Linguella” dove fu rinchiuso e lasciato impazzire in condizioni disumane l'anarchico Passannante, per aver fatto una scalfittura a un re.

Durante queste manifestazioni, alcuni bruciano la bandiera d'Israele. Moni Ovadia, che pure non può essere accusato di simpatie sioniste nonostante sia di religione israelita, ha dichiarato che sarebbe “sbagliato”. Che “bruciare una bandiera è come bruciare un popolo”, e che non si dovrebbe fare di tutta l'erba un fascio. Che sarebbe meglio manifestare la propria opposizione “col silenzio”.

Silenzio. Appunto. A tutti quanti capita di perdere un'occasione per fare silenzio, a te come a me. Stavolta, a mio parere, è capitato a Moni Ovadia. Senza perdere un milligrammo della stima che gli porto, dico che avrebbe fatto meglio a stare zitto, e a non dire questa castroneria che puzza lontano un miglio della voglia di non irritare ulteriormente certi suoi “correligionari” che già gli hanno riservato parole oltremodo schifose.

E allora vorrei rispondere, qui da questo luogo silenzioso, allegramente e volutamente dimenticato, a Moni Ovadia e a chiunque sbandiera bandiere.

Bruciamole tutte, le bandiere. Quella d'Israele e anche quella della Palestina. Bruciamo quella italiana, quella americana, quella svizzera, quella di San Marino, dell'Indonesia, delle Vanuatu, del Milan, della Fiorentina, della Ferrari, della Microsoft e della Polisportiva San Terenzio di Valmontone. Tutte. Bruciamo la bandiera rossa e, anarchicamente assai, pure quella dell'Anarchia.

Bruciamo questi simboli schifosi, che non rappresentano nessun “popolo”. Bruciamo le “nazioni” e bruciamo gli Stati. Bruciare una bandiera è salvare un popolo. Bruciamo l'idea che un “popolo” possa essere rappresentato da entità che producono solo repressione e oppressione. Uno “stato palestinese” non sarebbe diverso da uno “stato di Israele”. Le cosiddette “sinistre radicali” che propugnano i “due popoli e i due stati” hanno di radicale soltanto la loro infinita imbecillità. Ci andrò, sì, alla manifestazione, a gridare che uno stato canaglia, ma canaglia come tutti gli stati di questo mondo, ammazza i bambini col suo esercito enorme, davanti all'impotenza del mondo che lo lascia fare perché così vuole la logica del potere. Ma non prenderò in mano nessuna bandiera, perché nella mia testa le ho già bruciate tutte, e da tempo.

Che in Palestina, come ovunque, possano vivere liberamente tutti quanti, liberi di parlare la propria lingua, di credere nel proprio dio se così vogliono, oppure di non credere in nessuno, in nessun profeta, in nessuna collezione di infamie che va sotto il nome di “sacra scrittura”. Vivano in pace, in fratellanza, senza stati e senza bandiere. Vivano come gli ulivi di quella terra, che danno i propri frutti senza chiedere niente a nessuno. Vivano senza muri e senza armi. Vivano e basta. E' così difficile?

Abbattano i caporioni che giocherellano con le loro vite, coi loro destini. Taglino le sozze barbe lendinose ai loro preti vegliardi, decidano una volta per tutte per la realizzazione dell'utopia, che poi sarebbe una cosa elementarmente semplice, una volta individuato che il vero nemico è la gabbia di separazione e di odio che il potere ha voluto inculcare nelle loro menti. Facciano tabula rasa delle “terre promesse”, ché le promesse degli dèi falsi e bugiardi hanno sapore di veleno. Cessino di invocare le “tradizioni”, ché le vere tradizioni sono quelle della terra di tutti, e non quelle di idiozie miracolistiche e soprannaturali che hanno meno consistenza delle favole con le fate. Una fata, specialmente se ti salva con una mano da una morte per carrarmato, è molto più vera di un dio i cui simboli compaiono, come dubitarne, regolarmente su quei maledetti pezzacci di stoffa detti bandiere.

Nessuno “Stato”, ma tutta la terra. In Palestina come altrove. In quella terra la cui vera promessa è la sua mescolanza, la sua variopintezza, e non stelle e mezzelune, non sacri scarabocchi che nascondono la morte violenta e prematura, non falsi “diritti ad esistere” che si risolvono immancabilmente nell'inesistenza per tutti, e specialmente per i più deboli, per gli indifesi. Via tutte le bandiere, via gli “ismi”, i sionismi, i fondamentalismi, i “Dio ce l'ha data”, ché il vostro Dio, comunque lo chiamiate, nient'altro è che un generale, e ché dirlo in arabo, in ebraico o in qualsiasi altra lingua sempre suona, disperatamente, come “Gott mit uns”.

LET'S BURN 'EM ALL!

© 2009 - Ben Heine
© 2009 - Ben Heine


Saturday, next Saturday, I'm going to a demonstration for Palestine, in Florence. It's likely to be a cold January afternoon, while in Gaza people are dying under a much warmer sun. Children, women and grown up men dying; and when people die, they have no more dreams. This was decided by a State called “State of Israel”, that has the name of God in its name; but no trace of that God, that those who believe in him do not even dare to call by name, or whose name they write with mysterious tetragrams and with a hyphen, “G-d”, can be seen anymore, there. He must be gone elsewhere, maybe to hell; well done, if so.

I do not know whether such demonstrations, in Florence and everywhere, are “useful”. But I plainly refuse to ask myself such a question, unless I want to do like so many, funny snobs, professional disdainers, who stay home and fool around with their mental somersaults that will lead them to an old age foolishly longing for their long lost salad days, but also spitting on them without even realizing what they are doing. I'm going there, yes, because cries are sound molecules that beat, and sometimes they beat so strong that they turn the world upside down.

I've read yesterday on the occasional regime newspaper, that a person I strongly esteem said a number of things about of certain acts occurring during the demonstrations for the Palestinian people. This person is called Moni Ovadia, and is someone I feel admiration and appreciation for. In the past summer, Moni Ovadia held a performance in Portoferraio, Elba Island, very close to the “Linguella Tower” jail where the anarchist Passannante was shut up and went mad for having scratched a king with a penknife.

During such demonstrations, someone burns the flag of Israel. Moni Ovadia, who certainly cannot be accused of Zionist sympathies though he is a Jew, has declared that “this is wrong”. “Burning a flag”, said he, “is like burning a people. One should not generalize. Better to demonstrate his own opposition with silence.”

Silence. Just that. It happens to everybody to loose a good occasion to keep silence, it may happen to you and me. In my opinion, it's happened to Moni Ovadia, this time. Without loosing a drop of the esteem I feel for him, I say that he would have done better if he did not open his mouth to tell such platitudes that smell of the wish not to further irritate some of his coreligionists (who have often addressed him with definitely injurious words, by the way).

So, I would like to answer. Here, from this silent and joyfully and deliberately forgotten place. To Moni Ovadia and to anybody who waves flags.

Let's burn all flags. Let's burn 'em all. That of Israel and that of Palestine, too. Let's burn the flag of Italy, of the United States of America, of Switzerland, of the Republic of San Marino, of Indonesia, of Vanuatu, of Manchester United, of Real Madrid, of Ferrari, of Microsoft and even of St.Nowherius Sporting Club. All! Let's burn the red flag and, anarchically indeed, even that of Anarchy.

Let's burn these horrible symbols, that do not represent any “people”. Let's burn “nations”, let's burn States. Burning a flag means saving a people. Let's burn the idea that a “people” may be represented by entities that produce only repression and oppression. A “State of Palestine” would not be different from the “State of Israel”. The so-called “radical left” supporting “two peoples, two states” has only one thing really “radical”: its endless stupidity. Yes, I'm going to demonstrate and shout to the top of my voice that a rogue state -rogue as any states in this world- kills children with its huge army, face to the indifference and impotence of the world that lets it do what it wills because the logic of power imposes this. But I shall not take any flag in my hands. I have already burnt them all, in my head and in my heart.

May everybody live free, in Palestine and everywhere. Free to speak his own language, to believe in his own god if he wants to, or to disbelieve any god, any prophet, any collection of infamities going under the name of “holy writ”. May everybody live in peace and brotherhood, without any states and flags. May everybody live like the olive trees of that land, that only give their fruits and do not ask anything to anybody. May everybody live without walls, without weapons. May everybody live his human life. Is this so difficult?

Let us destroy the “leaders” who play with our life and destiny. Let us cut the dirty, lousy beard of any “venerable” old priest, let us decide, once for all, to realize utopia, for it is so an elementary and simple thing once we understand that our true enemy is the cage of separation and hatred the power wants to inculcate in our mind. Let us get rid of all “promised lands”, for the promises made by false and deceitful gods taste of poison. Let us give up invoking “tradition”, for the true tradition comes from the earth of all Mankind, not from supernatural and wonder-working bullshit. Fairy tales are much better. A fairy, especially if she rescues a child from being crushed by a tank, is much better than a god whose symbols can be always seen -how not?- on those bloody rags called “flags”.

No “State”, but all the Earth. In Palestine and everywhere. In that land, whose true promise is its mixing, its multicoloredness, and not stars and crescents, and not holy scrawls concealing violent and premature death, and not false “rights to existence” that always end up in everybody's inexistence. Let us get rid of all flags, of all “isms”, Zionisms, fundamentalisms, of any “God gave us”; for your God, whatever you call him, is nothing than a general. You may call his name in Arabic, in Hebrew or in any other language, but his name will always be sounding “Gott mit uns”.
BRÛLONS-LES TOUS!

© 2009 - Ben Heine
© 2009 - Ben Heine


Samedi, samedi prochain, j'irai à une manifestation pour la Palestine, à Florence. Ce sera sans doute un après-midi glacé de janvier tandis qu'à Gaza, sous un soleil bien plus chaud, on meurt. Meurent des enfants, des femmes et des hommes; on meurt et il n'y a plus de rêves. Ainsi en a décidé un État qui s'appelle Israël, qui est celui de son dieu; mais ce dieu, que les fidèles nomment sans oser le nommer et l'écrivent de mystérieux tétragrammes et avec le tiret, « D-eu », il n'y a pas la plus minime trace. S'il d'aventure il s'était égaré ailleurs, et opportunément, qu'il aille se faire foutre.

Je ne sais pas si ces manifestations, à Florence comme ailleurs, « servent ». [ Elles servent au moins à soulager la conscience de ceux qui y participent... ou alors, ce sont des gestes propitiatoires, des actes magiques ou religieux. Qu'on se rassure, c'est au moins çà. Du même ordre, au moins, que les processions pur appeler la pluie lors des grandes sécheresses; les résultats sont aussi étonnants, dit Marco Valdo M.I. En effet, parfois, il finit par pleuvoir; c'est à espérer.]. Mais ce n'est pas le cas de se le demander [ Désolé, je traduis et commente au fur et à mesure... faut-il retirer ce que j'en ai dit ? Mais le premier qui dit la vérité, il doit être exécuté... Je me prépare, je téléphone au prêtre pour les derniers sacrements... Peut-être Don Curzio ?] , à moins de vouloir faire comme certains bouffons snobs qui dédaignent par profession, et qui restent chez eux à se gausser et se distraire en vrilles mentales qui les accompagneront dans une vieillesse crétinement tendant à une jeunesse sur laquelle ils crachent néanmoins sans s'en rendre compte. On y va et puis c'est tout car les cris sont des molécules de son qui frappent et qui certaines fois ont frappé tant qu'ils ont renversé le monde.....

Brûlons les tous, les drapeaux. [ Brûlons les drapeaux, pas les hommes, pas les femmes, pas les enfants... dit Marco Valdo M.I.] Celui d'Israël et celui de la Palestine. Brûlons l'italien, l'américain, le suisse, celui de Saint Marin, de l'Indonésie, de Vanuatu, du Milan [ lequel ? Les deux !], de la Fiorentina, de Ferrari, de Microsoft et de la Polisportive de San Terenzio de Valmontone. Tous. Brûlons le drapeau trouge et, anarchistement, celui de l'Anarchie.

Ces symboles minables qui ne représentent aucun peuple. Brûlons les « nations » et brûlons les États. Brûler un drapeau, c'est sauver un peuple. Brûlons l'idée qu'un « peuple » puisse être représenté [ou élu...dit Marco Valdo M.I.] par une entité qui produit répression et oppression. Une « état palestinien » ne serait pas différent d'un « État d'Israël ». Les soi-disant « gauches radicales » qui proposent « deux peuples et deux États » ont de radical seulement leur infinie imbécillité. J'irai, oui, à la manifestation, pour crier qu'un État canaille, mais canaille comme tous les États de ce monde, massacre des enfants avec son énorme armée, face à l'impuissance du monde qui le laisse faire car ainsi le veut la logique du pouvoir. Mais je ne porterai pas de drapeau, car dans ma tête, je les ai déjà brûlés tous depuis longtemps.

Qu'en Palestine, comme partout, puissent vivre librement tous, libres de parler leur propre langue, de croire dans leur propre dieu [ leurS propreS DIEUX – enfin, s'il reste des polythéistes que les monothéistes de tous bords se sont échinés à massacrer conjointement depuis des siècles, insiste Marco Valdo M.I.; le mieux serait de brûler tous les dieux avec tous les drapeaux ] s'ils le veulent, ou de ne pas croire du tout, en rien, en aucun prophète, en aucune de ces infamies qu'ils nomment « Saintes Écritures ». Qu'ils vivent en apix, en fraternité, sans États et sans drapeaux. Qu'ils vient comme vivent sur cette terre les oliviers, qui donnent leurs fruits sans rien demander à personne. Ils vivent sans murs et sans armes. Ils vivent et c'est tout. Est-ce si difficile ?

Qu'ils abattent les chefs qui jouent avec leurs vies, avec leurs destins. Qu'ils taillent les répugnantes barbes remplies de lentes de leurs prêtres vieillards, décident une fois pour toutes la réalisation de l'utopie, qui sera ensuite une chose élémentairement simple, une fois reconnu que l'ennemi véritable est la cage de séparation et de haine que le pouvoir a voulu inculquer dans leurs esprits. Qu'ils fassent table rase des «terres promises », car les promesses des dieux faux et menteur sont un parfum de venin. Qu'ils cessent d'invoquer les «traditions », car les vraies traditions sont celles de la terre de tous et non celle de ces idioties miraculeuses et surnaturelles qui ont moins de consistance que les contes de fées. Une fée, particulièrement si elle te sauve d'une mort par des chars d'assaut, est bien plus vraie qu'un dieu dont les symboles figurent régulièrement sur ces maudits chiffons appelés drapeaux.

Aucun « État », mais toute la Terre. En Palestine comme ailleurs. Sur cette Terre, la vraie promesse est sa mixité, sa multicolorité, et non des étoiles et des demi-lunes, non de sacrés griffonnages qui camoufle la mort violente et prématurée, non de « faux droits à exister » qui aboutissent toujours à l'inexistence pour tous, et spécialement pour les plus faibles, pour les sans-défense. À l'huche tous les drapeaux, les «ismes», les sionismes, les fondamentalismes, le « Dieu nous l'a donné », car votre Dieu, quelle que soit la manière dont vous l'appelez, n'est rien d 'autre qu'un général, et qu'on le dise en arabe, en hébreu ou dans n'importe quelle autre langue, cela sonne toujours, désespérément, comme « Gott mit uns ».

Commentaire complémentaire:

Bof ! La méthode peut, en effet, paraître un peu énergique, mais qu'on se souvienne des bienfaits des croisades en tous genres, des beaux grands massacres de l'Inquisition, de l'entrée des Croisés et des successifs occupants à Jérusalem... Sans compter les invasions des plus anciennes aux plus récentes : Gott mit Uns, Dieu et mon Droit... Et on se met à considérer d'une autre manière la proposition de ne brûler que les dieux (c'est-à-dire personne, nemo, nobody, nessuno...) et les drapeaux (c'est-à-dire rien, niente, nada, nihil, nothing...), bref de symboliques néants, comme une joyeuse médication à appliquer en urgence à l'espèce. La prescription du docteur Venturi « Brûlons les tous » aura tous les effets d'une purge à connerie.

Qu'en plus, ce soient les malades eux-mêmes qui en autogestion mettent en œuvre ce remarquable traitement, on ne pourra que s'en féliciter . Osannah !

Et pour en finir avec toutes les guerres, la parole est à ce bon vieux Léo Ferré:

On vit on mange et puis on meurt
Vous ne trouvez pas que c'est charmant
Et que ça suffit à notre bonheur
Et à tous nos emmerdements
Y en a marre


Ainsi Parlait Marco Valdo M.I.


gazafuite


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Testo arabo tratto da questo blog
سجل
أنا عربي
ورقم بطاقتي خمسون ألف
وأطفالي ثمانية
وتاسعهم سيأتي بعد صيف
فهل تغضب
سجل أنا عربي
واعمل مع رفاق الكدح في محجر
وأطفالي ثمانية
اسلّ لهم رغيف الخبز والأثواب والدفتر
من الصخر
ولا أتوسل الصدقات من بابك
ولا اصغر أمام بلاط أعتابك
فهل تغضب
سجل
أنا عربي
أنا اسم بلا لقب
صبور في بلاد كل ما فيها
يعيش بفورة الغضب
جذوري
قبل ميلاد الزمان رست
وقبل تفتح الحقب
وقبل السرو والزيتون
وقبل ترعرع العشب
أبي من أسرة المحراث لا من سادة نجب
وجدي كان فلاحا بلا حسب.. ولا نسب
يعلمني شموخ الشمس قبل قراءة الكتب
ويبتي كوخ ناطور من الأعواد والقصب
فلا ترضيك منزلتي ؟
أنا اسم بلا لقب !
سجل أنا عربي
ولون الشعر فحمي ولون العين بني
وميزاتي: على رأسي عقال فوق كوفية
وكفي صلبة كالصخر.. تخمش من يلامسها
وعنواني : أنا من خربة عزلاء…منسية
شوارعها بلا أسماء
وكل رجالها.. في الحقل والمحجر
فهل تغضب؟
سجل… أنا عربي
سلبت كروم أجدادي وأرضا كنت افلحها
أنا وجميع أولادي
ولم تترك لنا ولكل أحفادي
سوى هذي الصخور..
فهل ستأخذها حكومتكم..كما قيلا
إذن !!!!!
سجل…
برأس الصفحة الأولى
أنا لا اكره الناس, ولا أسطو على احد
ولكني… اذا ما جعت, آكل لحم مغتصبي

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 00:20




Lingua: Italiano

Versione italiana
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Mahmoud Darwish.
Mahmoud Darwish.
CARTA D'IDENTITA'

Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d'identità è la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arriverà dopo l'estate.
V'irriterete?

Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Né mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete irritati?

Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell'apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d'olivo
E prima che crescesse l'erba.
Mio padre… viene dalla stirpe dell'aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
né ben cresciuto, né ben nato!
Mi ha insegnato l'orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa è come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!

Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.

Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell'usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 00:25




Lingua: Inglese

English Version
Versione Inglese
barghouti.com
IDENTITY CARD

Write down!
I am an Arab
And my identity card number is fifty thousand
I have eight children
And the ninth will come after a summer
Will you be angry?

Write down!
I am an Arab
Employed with fellow workers at a quarry
I have eight children
I get them bread
Garments and books
from the rocks..
I do not supplicate charity at your doors
Nor do I belittle myself at the footsteps of your chamber
So will you be angry?

Write down!
I am an Arab
I have a name without a title
Patient in a country
Where people are enraged
My roots
Were entrenched before the birth of time
And before the opening of the eras
Before the pines, and the olive trees
And before the grass grew

My father.. descends from the family of the plow
Not from a privileged class
And my grandfather..was a farmer
Neither well-bred, nor well-born!
Teaches me the pride of the sun
Before teaching me how to read
And my house is like a watchman's hut
Made of branches and cane
Are you satisfied with my status?
I have a name without a title!

Write down!
I am an Arab
You have stolen the orchards of my ancestors
And the land which I cultivated
Along with my children
And you left nothing for us
Except for these rocks..
So will the State take them
As it has been said?!

Therefore!
Write down on the top of the first page:
I do not hate poeple
Nor do I encroach
But if I become hungry
The usurper's flesh will be my food
Beware..
Beware..
Of my hunger
And my anger!

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 00:40




Lingua: Francese

Version Française
French Version
Versione Francese

Union Générale des Étudiants de Palestine – Section France Paris
CARTE D'IDENTITÉ

Inscris!
Je suis Arabe
Le numéro de ma carte : cinquante mille
Nombre d'enfants : huit
Et le neuvième... arrivera après l'été !
Et te voilà furieux !
Inscris !
Je suis Arabe
Je travaille à la carrière avec mes compagnons de peine
Et j'ai huit bambins
Leur galette de pain
Les vêtements, leur cahier d'écolier
Je les tire des rochers...
Oh ! Je n'irai pas quémander l'aumône à ta porte
Je ne me fais pas tout petit au porche de ton palais
Et te voilà furieux !

Inscris !
Je suis Arabe
Sans nom de famille - je suis mon prénom

Patient infiniment dans un pays où tous
Vivent sur les braises de la Colère
Mes racines...
Avant la naissance du temps elles prirent pied
Avant l'effusion de la durée
Avant le cyprès et l'olivier
...avant l'éclosion de l'herbe
Mon père... est d'une famille de laboureurs
N'a rien avec messieurs les notables
Mon grand-père était paysan - être
Sans valeur - ni ascendance.
Ma maison, une hutte de gardien
En troncs et en roseaux
Voilà qui je suis - cela te plaît-il ?
Sans nom de famille, je ne suis que mon prénom.
Inscris !
Je suis Arabe
Mes cheveux... couleur du charbon
Mes yeux... couleur de café
Signes particuliers :
Sur la tête un keffieh avec son cordon bien serré
Et ma paume est dure comme une pierre
...elle écorche celui qui la serre
La nourriture que je préfère c'est
L'huile d'olive et le thym
Mon adresse :
Je suis d'un village isolé...
Où les rues n'ont plus de noms
Et tous les hommes... à la carrière comme au champ
Aiment bien le communisme

Inscris !
Je suis Arabe
Et te voilà furieux !
Inscris
Que je suis Arabe
Que tu as raflé les vignes de mes pères
Et la terre que je cultivais
Moi et mes enfants ensemble
Tu nous as tout pris hormis
Pour la survie de mes petits-fils
Les rochers que voici
Mais votre gouvernement va les saisir aussi
...à ce que l'on dit !
DONC
Inscris !
En tête du premier feuillet
Que je n'ai pas de haine pour les hommes
Que je n'assaille personne mais que
Si j'ai faim
Je mange la chair de mon Usurpateur
Gare ! Gare ! Gare
A ma faim
Et a ma fureur !

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 00:41




Lingua: Tedesco

Deutsche Übersetzung
German Version
Versione Tedesca

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PERSONALAUSWEIS

Schreib auf!
Ich bin Araber,
Ausweisnummer fünfzigtausend,
acht Kinder,
das neunte …es kommt nach dem Sommer!
Macht dich das zornig?

Schreib auf!
Ich bin Araber,
ich placke mich ab wie meine Gefährten im Steinbruch,
ich habe acht Kinder,
für sie zieh ich das Stückchen Brot
Hefte und Kleider
aus dem Stein:
Ich bettel nicht um Almosen vor deiner Tür
und mach mich nicht klein
auf deiner Schwelle

Macht dich das zornig?

Schreib auf!
Ich bin Araber,
ich habe einen Namen ohne Titel,
ich bin geduldig in einem Land,
wo jeder schon vor Zorn entbrannt.

Meine Wurzeln..
Sie wuchsen fest noch vor der Zeit,
vor Ablauf der Zeitalter,
noch bevor man das Gras abgeweidet.
Mein Vater …er stammt von Fellachen,
nein, nicht von noblen Herrn,
und mein Großvater war Bauer
ohne Besitz .. und ohne Ahnentafel!

Mich hat er die Größe der Sonne gelehrt noch vor dem Lesen.
Mein Haus ist eine Hütte
aus Schilfrohr und Pfählen.
Würde dir meine Wohnung gefallen?
Ich habe einen Namen ohne Titel!

Schreib auf!
Ich bin Araber,
ich habe schwarzes Haar
und blaube Augen.
Mich erkennt man:
am Kopfband über der Kufieh
und meine Hände sind hart wie Stein ..
Wer sie anfaßt, trägt eine Spur davon.

Meine Anschrift:
Ich wohne in einem abgelegenen … vergessenen Dorf.
Die Straßen haben keinen Namen dort
Und alle Männer...sind auf dem Feld und im Steinbruch.
Macht dich das zornig?

Schreib auf!
Ich bin Araber.
Du hast die Weinberge meiner Großväter geraubt
Und das Land, das ich bebaut,
ich und alle meine Kinder.
Du hast uns …und meinen Enkeln nichts gelassen
als diese Steine ..
Wird auch die uns … wie man sagt … deine Regierung nehmen?

Also!
Schreib auf .. oben auf der ersten Seite:
Ich hasse die Menschen nicht
und herrsche über andre nicht,
aber ………… wenn ich Hunger leide,
werd ich das Fleisch meiner Peiniger essen.
Vorsicht … Vorsicht .. vor meinem Hunger
und vor meinem Zorn !!

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 01:00




Lingua: Spagnolo

Versión Española
Spanish Version
Versione Spagnola

Desde el Zaguán
CARTA DE IDENTIDAD

Escribe
que soy árabe,
y el número de mi carnet es el cincuenta mil;
que tengo ya ocho hijos,
y llegará el noveno al final del verano.
¿Te enfadarás por ello?

Escribe
que soy árabe,
y con mis camaradas de infortunio
trabajo en la cantera.
Para mis ocho hijos
arranco, de las rocas,
el mendrugo de pan,
el vestido y los libros.
No mendigo limosnas a tu puerta,
ni me rebajo
ante tus escalones.
¿Te enfadarás por ello?

Escribe
que soy árabe.
Soy nombre sin apodo.
Espero, con paciencia, en un país
en el que todo lo que hay
existe airadamente.
Mis raíces,
se hundieron antes del nacimiento
de los tiempos,
antes de la apertura de las eras,
del ciprés y el olivo,
antes de la primicia de la hierba.
Mi padre...
de la familia del arado,
no de nobles señores.
Mi abuelo era un labriego,
sin títulos ni nombres.
Mi casa es una choza campesina
de cañas y maderos,
¿te complace?...
Soy nombre sin apodo.

Escribe
que soy árabe,
que tengo el pelo negro
y los ojos castaños;
que, para más detalles,
me cubro la cabeza con un velo;
que son mis palmas duras como la roca
y pinchan al tocarlas.
Y me gusta el aceite y el tomillo.
Que vivo
en una aldea perdida, abandonada,
sin nombres en las calles.
Y cuyos hombres todos
están en la cantera o en el campo...
¿Te enfadarás por ello?

Escribe
que soy árabe;
que robaste las viñas de mi abuelo
y una tierra que araba,
yo, con todos mis hijos.
Que sólo nos dejaste
estas rocas...
¿No va a quitármelas tu gobierno también,
como se dice?...

Escribe, pues...
Escribe
en el comienzo de la primera página
que no aborrezco a nadie,
ni a nadie robo nada.
Mas, que si tengo hambre,
devoraré la carne de quien a mí me robe.
¡Cuidado, pues!...
¡Cuidado con mi hambre,
y con mi ira!

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 01:13




Lingua: Portoghese

Versão Portuguesa
Portuguese Version
Versione Portoghese

Revista O Berro
CARTEIRA DE IDENTIDADE

Registra-me
sou árabe
o número de minha identidade é cinqüenta mil
tenho oito filhos
e o nono... virá logo depois do verão
vais te irritar por acaso?

Registra-me
sou árabe
trabalho com meus companheiros de luta
em uma pedreira
tenho oito filhos arranco pedras
o pão, as roupas, os cadernos
e não venho mendigar em tua porta
e não me dobro
diante das lajes de teu umbral
vais te irritar por acaso?

Registra-me
sou árabe
meu nome é muito comum
e sou paciente
em um país que ferve de cólera
minhas raízes...
fixadas antes do nascimento dos tempos
antes da eclosão dos séculos
antes dos ciprestes e oliveiras
antes do crescimento vegetal
meu pai... da família do arado
e não dos senhores do Nujub
e meu avô era camponês
sem árvore genealógica
minha casa
uma cabana de guarda
de canas e ramagens
satisfeito com minha condição
meu nome é muito comum

Registra-me
sou árabe
sou árabe
cabelos... negros
olhos... castanhos
sinais particulares
um kuffiah e uma faixa na cabeça
arranharam as mãos que estreitam
e amo acima de tudo
o azeite de oliva e o tomilho
meu endereço
sou de um povoado perdido... esquecido
de ruas sem nome
e todos os seus homens... no campo e na pedreira
amam o comunismo
vais te irritar por acaso?

Registra-me
sou árabe
tu me despojaste dos vinhedos de meus antepassados
e da terra que cultivava
com meus filhos
e não os deixastes
nem a nossos descendentes
mais que estes seixos
que nosso governo tomará também
como se diz
vamos!
escreve
bem no alto da primeira página
que não odeio os homens
que eu não agrido ninguém
mas... se me esfomeiam
como a carne de quem me despoja
e cuidado...cuida-te
de minha fome
e minha cólera.

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 01:19




Lingua: Neerlandese

Nederlandse Vertaling
Dutch Version
Versione Neerlandese

Palestina-Israel Info
IDENTITEITSKAART

Noteert u maar!
Ik ben een Arabier
Mijn identiteitskaart is nummer 50.000
Ik heb 8 kinderen
En de 9 e komt na de zomer
Word je boos?

Noteert u maar!
Ik ben een Arabier
Ik werk met collega arbeiders in een steengroeve
Ik heb 8 kinderen
Ik geef ze brood, kleren en boeken
Van de rotsen
Ik smeek niet om liefdadigheid aan je deur
Ook kleineer ik mezelf niet op de drempel van je kamer
Word je dan boos?

Noteert u maar!
Ik ben een Arabier
Ik heb een naam zonder een titel
Lijdzaam in een land waar mensen woedend worden gemaakt
Mijn wortels ( roots ) werden hier verankerd voor de geboorte van de tijd
Nog voor de geschiedenis begon,
Nog voor de cypressen en de olijfbomen hier stonden
En voor dat het gras begon te groeien

Mijn vader stamt af van een familie van de ploeg
Niet van een bevoorrechte klasse
Mijn grootvader was een boer
Zonder aanzien of stamboom
Hij leerde mij de praal van de zon
Voordat hij me leerde lezen
Mijn huis is een wachtershut
Gemaakt van riet en twijgen
Ben je tevreden over mijn status?
Ik heb een naam zonder titel!

Noteert u maar!
Ik ben een Arabier
Je hebt de wijngaarden van mijn voorouders gestolen
En het land dat ik bewerkt heb samen met mijn kinderen
En je liet niks voor ons over
Behalve deze rotsen
En zal de staat die ook nog afpakken, zoals word gezegd?!

Noteert u maar op de eerste bladzijde:
Ik haat geen mensen
En ik wil ook geen inbreuk maken
Maar als ik honger krijg
Zal het vlees van de onderdrukker mijn voedsel zijn
Pas op...pas op...
Voor mijn honger en mijn woede!

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 01:26




Lingua: Danese

Dansk Oversættelse
Danish Version
Versione Danese

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IDENTITETSKORT

TAG NOTITS!
Jeg er araber
og mit identitetskort er nummer halvtreds
tusinde
Jeg har otte børn
og nummer ni kommer til midsommer
Bliver I vrede?

Tag notits!
Jeg er araber
ansat sammen med andre arbejdere
ved et stenbrud

Jeg har otte børn
For at give dem brød
tøj
og bøger
fra klipperne -
beder jeg ikke om almisser
ved jeres døre
Ej heller gør jeg mig selv lille
på dørtrinnet til jeres kontorer
Så bliver i vrede?

TAG NOTITS!
Jeg er en araber
uden navn - uden titel
i et tålmodigt land
hvor folk er fulde af vrede
Mine rødder
havde fæstnet sig før tiden blev født
og før epokerne kom til verden
før oliventræerne, og pinjerne,
og græs

Min far
nedstammer fra familien Plov
og ikke fra en privilegeret klasse
og min bedstefar
var bonde
hverken godt opdragen eller godt født
og mit hus er som en portnerhytte
lavet af grene og rør
Det er min status
Er I tilfredse?
Jeg har et navn men ingen titel

TAG NOTITS!
Jeg er araber
Min hårfarve er sort
øjenfarven er brun
og de særlige kendetegn:
Hovedbeklædningen hatta wi’gal
og hånden er fast som en klippe
Mit yndlingsmåltid
er olivenolie og timian (zatar)
og min adresse:

En landsby - øde og forladt
hvor gaderne ikke har navne
og mændene arbejder på markerne og i stenbrud
De kan lide socialisme
Bliver I vrede?

TAG NOTITS!
Jeg er araber
I har stjålet mine forfædres
frugthaver
og det land
jeg dyrkede
sammen med mine børn
og I efterlod os med de klipper dér
så vil Staten tage dem,
som det siges?

Derfor!
Lav en note øverst på side ét:
Jeg hader ikke mennesket
og trænger mig heller ikke på
men bliver jeg sulten
vil ransmandens kød være min mad

Vær på vagt - vær på vagt - for min sult
og min vrede.

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 01:31




Lingua: Turco

Şair Türkçe
Turkish Version
Versione Turca

mitoloji.info
KİMLİK KARTI

Kaydet!
Arabım
Kartımın numarası ellibin
Çocuklarımın sayısı sekiz
Dokuzuncusu da yolda
yaz sonunda burda!
Kızıyor musun?

Kaydet!
Arabım
Taş ocağında çalışıyorum emekçi yoldaşlarımla
Çocuklarımın sayısı sekiz
Ekmeklerini
taştan çıkarıyorum
giysilerini ve defterlerini!
Sadaka dilenecek değilim kapında
Konağının girişi önünde
küçük düşürecek değilim kendimi!
Kızıyor musun?

Kaydet!
Arabım
Adım var yalnız, yoktur soyadım
Öfkeden köpürerek yaşayan
en sabırlı insanıyım bu diyarın
Zamanın doğuşundan
yılların başlamasından
selvilerden, zeytinlerden
otların yeşermesinden
daha eskiye uzanır köklerim!
Karasaban süren bir ailedendir babam
soylu efendilerden değil
Ve dedem bir çiftçiydi
ne nesebi vardı ne de şeceresi!
Kitap okumaktan evvel
güneşin yükselişiydi bana öğrettiği
Evim bir korucu kulübesi
dallardan ve kamışlardan
Rahatlatıyor mu seni bu durumum?
Adım var yalnız, yoktur soyadım

Kaydet!
Arabım
Saç rengi: Kömürkarası
Gözler: Kahverengi
Ayırıcı niteliklerim:
Başımda kefiye üstünde bir siyah çember
Ayalarım adeta sert bir kaya
tırmalar kim dokunsa
Adresim:
Sokakları adsız
unutulmuş bir köydenim, silahsız
Taş ocağındadır, tarladadır tüm erkekleri
Kızıyor musun?

Kaydet!
Arabım
Sen yağmaladın bağlarını atalarımın
Benim ve tüm çocuklarımın
sürdüğü toprağı sen yağmaladın
Bana ve torunlarıma
hiç bir şey bırakmadın
şu kayalıklardan başka!
Söylendiğine göre hükümetiniz
bunları da alacakmış, öyle mi?

Madem öyle!
Kaydet!
Kaydet ilk sayfanın ta en başına
Nefret etmem insanlardan
Hiç kimseye saldırmam!
Ama aç kalınca
toprağımı gaspedeni çiğ çiğ yerim!
Kolla kendini, kork benim açlığımdan
Kork benim öfkemden!
Kolla kendini!

inviata da CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 01:44




Lingua: Arabo

Il testo arabo come immagine
bitaqa1
bitaqa2
bitaqa3
bitaqa4
bitaqa5
bitaqa6

inviata da Lorenzo - 20/11/2012 - 23:49


Molti, domattina, troveranno il sito con il contatore già oltre 8000. Per far risaltare questo momento importante per le CCG/AWS abbiamo deciso di fare una copia schermo della homepage nel momento esatto del raggiungimento della quota, segnalato dal contatore. Una cosa che speriamo gradita a tutti. [CCG/AWS Staff]

Most people, tomorrow morning, will find our site with the homepage song counter already over 8000. To point out this important moment for AWS/CCG we have decided to make a screen copy of the homepage in the exact moment of quote reaching, indicated by the counter. We hope this will please everybody. [AWS/CCG Staff]

8000

14/1/2009 - 00:59


Grazie! Bel lavoro! Amo moltissimo questa poesia di Darwish e sono contento che sia diventata la canzone n.8000...
Quanto alle bandiere, bruciamole pure tutte ma... quella del Toro la posso tenere? Già ce la passiamo male...
Saludos a tod@s

Alessandro - 14/1/2009 - 09:18


L'immagine dell'olivo è ripresa dal sito Zaytoun, che si occupa di commercio (equo) di olio extravergine d'oliva palestinese.

Lorenzo - 14/1/2009 - 09:41


Carissimo Alessandro, ti puoi ovviamente tenere la bandiera del Toro come io mi tengo quella della Fiorentina. Ciò non toglie che la vera valenza delle "bandiere" sia ben espressa nell'immagine, ripresa dal famoso quadro di René Magritte, inserita nell'introduzione. Intanto la carneficina a Gaza continua imperterrita, senza sosta, e perdendo ovviamente la capacità di "fare notizia". Una cosa normale, ovvia.

Riccardo Venturi - 14/1/2009 - 16:31


Questa canzone rientra a pieno diritto nel nuovo percorso "Conflitti arabo-israeliani".

ΔΙΩRAMA Poco Ligio All'Ufficialità! - 21/1/2009 - 14:55


Duecentottanta fogli bianchi
Two hundred and eighty white sheets



Vauro

CCG/AWS Staff - 31/1/2009 - 18:30


Anche al Polo Nord si è manifestato per Gaza: la manifestazione più a nord del mondo a Longyearbyen, capoluogo delle isole Svalbard

demosvalb


L'articolo tratto dal quotidiano online delle isole Svalbard, Svalbardposten, il quotidiano più a nord del mondo redatto in lingua norvegese, mostra la manifestazione che si è svolta a Longyearbyen il 19 gennaio scorso, durante la notte polare (che nell'arcipelago dura dal 14 novembre al 29 gennaio) ed alle quali hanno preso parte ottanta persone. Si fa presente che la popolazione totale di Longyearbyen ammonta a 2060 persone. La temperatura, secondo lo Svalbard Weather Report, quel giorno ha avuto una massima di -21°C ed una minima di -33°C. Le isole Svalbard sono situate ad una latitudine di circa 81°N.

Riportiamo l'articolo scritto dal giornalista Torill Ustad Stav:

"Svalbardposten - Il quotidiano più a nord del mondo"


Mellom 70 og 80 personer møtte fram for å vise sin støtte til sivilbefolkningen i Gaza under en markering ved Lompensenteret mandag kveld.

– Religion er en del av konflikten i Midtøsten, men den kan også være forsonende, sier sogneprest Leif Magne Helgsesen, før han leder de fremmøtte i en bønn for fred og et minutts stillhet.
Med tente fakler og faner med slagord for fred og mot Israels angrep på det palestinske folket, var det en rolig ramme rundt markeringen på torget der mellom 70 og 80 personer hadde møtt fram før å høre appellene.

Skjør våpenhvile
Unni Myklevoll fortalte historien bak konflikten i Midtøsten, og sa blant annet at staten Israel har brutt konvensjonen mot angrep på sivile mål.
– I dag fikk verden høre om en skjør våpenhvile, men det er nå befolkningen i Gaza trenger vår støtte, sier Myklevoll.
Kjellrun Eggenfellner leste dikt for ofrene i Gaza.

"Tra 70 e 80 persone si sono incontrare per dimostrare il proprio sostegno alla popolazione civile di Gaza in occasione di una manifestazione tenutasì lunedì sera presso il Lompensenter.

La religione fa parte del conflitto in Medio Oriente, ma può anche riconciliare, afferma il parroco Leif Magne Helgsesen prima di invitare i convenuti ad una preghiera per la pace e ad un minuto di silenzio.
Con le fiaccole accese e striscioni per la pace e contro l'aggressione israeliana al popolo palestinese, si è svolta una tranquilla manifestazione attorno alla piazza dove circa 70/80 persone si erano incontrare per ascoltare gli appelli.

Una fragile tregua.
Unni Myklevoll ha raccontato la storia che c'è diero al conflitto in Medio Oriente, e fra le altre cose ha detto che lo Stato di Israele ha violato la convenzione sull'attacco ad obiettivi civili.
Oggi il mondo ha sentito dire di una fragile tregua, ma è adesso che la popolazione civile di Gaza necessita il nostro aiuto, ha detto Miklevoll.
Kjellrun Eggenfellner ha letto delle poesie per le vittime di Gaza."
[Traduzione RV]


Longyearbyen, isole Svalbard.
Longyearbyen, isole Svalbard.

CCG/AWS Staff - 5/2/2009 - 00:16


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