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Vamos, estudiantes

Daniel Viglietti


Lingua: Spagnolo

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[1968]
Letra y música: Daniel Viglietti
Testo e musica: Daniel Viglietti

Alla faccia di quel boia di Berlusconi che vuole la polizia nelle scuole e nelle università... Vamos, estudiantes! (Alessandro)

enterogelmini

La canzone fa parte, insieme a quella di Violeta Parra (interpretata dallo stesso Viglietti), della colonna sonora del film di Mario Handler "Me gustan los estudiantes" (1968).
Vamos, estudiantes,
por calles y plazas,
vamos, que la vida
nos llama.

Vamos, compañeros,
con la frente alta,
quien lucha por algo
lo alcanza.

Hoy son brazos,
mañana, ¿qué serán?
¿qué serán, qué serán?

Hoy son piedras,
es cosa de pensar,
de pensar, ¡de pensar!

Vamos caminando,
los puños cerrados
y los corazones
alzados.

Vamos como un río
por calles y esquinas
gritando lo que dijo
Artigas(*).

Los tiranos
un día temblarán.
Temblarán, temblarán.

Viento frío
les vamos a arrimar.
¡A arrimar, a arrimar!

Somos aire nuevo
de la primavera,
contra nuestra voz
no hay barreras.

Sobre el aire oscuro
vamos a vencer,
andamos formando
un amanecer.

(*) José Gervasio Artigas (1764 - 1850), eroe nazionale uruguayano, quello che disse "Tiemblen los tiranos de haber excitado nuestro enojo!"

inviata da Alessandro - 23/10/2008 - 15:46



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
25 ottobre 2008
ANDIAMO, STUDENTI

Andiamo, studenti
per strade e per piazze,
andiamo, ché la vita
ci chiama.

Andiamo, compagni,
a fronte alta
chi lotta per qualcosa
la ottiene.

Oggi sono braccia,
domani che saranno?
Che saranno? Che saranno?

Oggi sono pietre,
bisogna pensarci,
pensarci! Pensarci!

Andiamo in cammino
coi pugni chiusi
e i cuori
in alto.

Andiamo come un fiume
per strade e cantonate
gridando quel che disse
Artigas.

I tiranni
un giorno tremeranno.
Tremeranno, tremeranno.

Vento freddo,
ci stiamo avvicinando.
Avvicinando! Avvicinando!

Siamo l'aria nuova
della primavera,
contro le nostre voci
non ci sono barriere.

Quell'aria scura
la vinceremo,
stiamo costruendo
un'alba nuova.

25/10/2008 - 00:13


Dall'intervento di Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950 (pubblicato su "Scuola Democratica", 20 marzo 1950):

"[...] Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime...

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […]. (fonte)

Alessandro - 24/10/2008 - 09:08


Costituzione Italiana, art. 33, comma 3:
"Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato."

***

"[...] Nel 2004, per esempio, lo Stato ha elargito 258 milioni di euro di finanziamenti alle scuole cattoliche, 44 milioni di euro per le cinque università cattoliche, più 20 milioni di euro per il Campus Biomedico dell'Opus Dei, 18 milioni di euro per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche. Nel 2005, l'ammontare dei contributi alle scuole non statali è stato di 527 milioni di euro (circolare ministeriale 38/2005). Nel 2006, a fronte dei tagli all'istruzione apportati dalla legge finanziaria, i finanziamenti diretti alla scuola privata sono stati incrementati fino a 532,3 milioni di euro. [...]"
da "La Questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani", di Curzio Maltese (Feltrinelli 2008)

***

Istruzione: in vista nuovi ingenti finanziamenti alle scuole private

Un comitato ristretto della VII Commissione (Cultura) della Camera sta esaminando la proposta di legge (n. 953) presentata da Valentina Aprea (PDL), presidente della stessa commissione, in merito alle Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti. La formulazione del comma 2 dell’articolo 11 lascia presagire un nuovo, consistente aumento delle risorse finanziaria pubbliche a favore delle scuole private: vi si legge infatti che “ogni singola regione e provincia autonoma attribuisce le risorse finanziarie pubbliche disponibili alle istituzioni scolastiche accreditate, sulla base del criterio principale della «quota capitaria», individuata in base al numero effettivo degli alunni iscritti a ogni istituzione scolastica, tenendo conto del costo medio per alunno, calcolato in relazione al contesto territoriale, alla tipologia dell’istituto, alle caratteristiche qualitative delle proposte formative, all’esigenza di garantire stabilità nel tempo ai servizi di istruzione e di formazione offerti, nonché a criteri di equità e di eccellenza”. [...]
In precedenza, durante i lavori della commissione era intervenuto anche il ciellino, già “agente Betulla” del Sismi, Renato Farina (PDL), esprimendo “un giudizio molto positivo sulle proposte di legge in discussione, in quanto le stesse configurano un sistema di parità scolastica che non è ispirato al principio di una competizione «aggressiva» tra scuola pubblica e scuola privata, bensì al principio di garantire un innalzamento della qualità dell’istruzione”: in proposito ha voluto specificare “la circostanza che in molti paesi europei il sistema scolastico sia più avanzato di quello italiano non significa automaticamente che in tali paesi si viva meglio, come è confermato dal fatto che ad esempio in Finlandia si registra una percentuale di suicidi degli adolescenti molto elevata”.
Nelle scorse settimane anche il ministro dell’istruzione del governo ombra del PD, Mariapia Garavaglia, era intervenuto a favore delle scuole private, accusando il ministro Mariastella Gelmini di aver eliminato “60 milioni di euro che il precedente esecutivo, con il ministro Fioroni, aveva aggiunto alla quota stanziata dallo Stato per gli istituti paritari. Anzi, il ministro Fioroni aveva stabilito di finanziare, oltre alle scuola materna e primaria, anche la scuola secondaria paritaria di primo grado”.

***

Non dimentichiamoci infatti che sullo smantellamento della scuola pubblica ed il finanziamento massiccio a quella privata, Don Camillo e Peppone si trovano sempre d'accordo: il via lo diedero Prodi e Berlinguer nell'ormai lontano 1997 con il ddl 2741, divenuto poi legge 62/2000 durante il primo governo D'Alema (con Berlinguer sempre Ministro dell'Istruzione) [ndr]

Alessandro - 24/10/2008 - 10:24


Ascanio Celestini


Parla con me [23/10/08]

adriana - 24/10/2008 - 13:16


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