Lingua   

Samarcanda

Roberto Vecchioni
Lingue: Italiano, Inglese

Scarica / ascolta

Loading...

Guarda il video

Loading...

Ti può interessare anche...

Tema del soldato eterno e degli aironi
(Roberto Vecchioni)
Chiamami ancora amore
(Roberto Vecchioni)
Pani e pesci
(Roberto Vecchioni)


Vai al testo
[1977]
Testo e musica di Roberto Vecchioni
Lyrics and music by Roberto Vecchioni
Album: Samarcanda

Samarcanda


La leggenda araba o la bizzarra maledizione della guerra (beffarda dipartita di un soldato, come quella del Piero di De André) ?

Samarcanda nasce in un periodo storico tormentato, nel pieno degli anni di piombo.

La canzone che dà il titolo all’LP è stata spesso travisata o proprio non capita dal pubblico. Il tema è una leggenda che Vecchioni trova in John O’Hara (Appointment in Samarra, dove Samarra sta per Samarcanda). Un’antica storia dei paesi arabi racconta che un giorno un servo incontrò la Morte al mercato del paese. Corse dal padrone e gli chiese un cavallo veloce per fuggire dalla nera signora, alla volta di Samarcanda, cioè lontano da lei. Il padrone acconsentì, poi scese al mercato e domandò alla Morte perché avesse spaventato il servo. La Morte candidamente rispose: “Non l’ho spaventato, ero solo stupita perché lo aspettavo stasera a Samarcanda”. Roberto cambia solo i protagonisti: il servo diventa un soldato, il padrone un re. Dopo anni di ascolto, ho recentemente avuto un'illuminazione su questa canzone: quel tremendo “oh oh cavallo” che, agli occhi dei più, l'ha fatta sembrare una canzonetta, è fondamentale per cogliere a fine canzone lo spirito del soldato. "Corri cavallo, corri di là, ho cantato insieme a te tutta la notte, corri come il vento che ci arriverà". E' una fuga disperata. Se è vero che la Morte lo aspetta a Samarcanda, il soldato non le va incontro sorridente, ma continua a fuggire, per non rinunciare alla sua vita: è l'istinto di sopravvivenza, l'aspirazione all'eternità insita in ogni uomo. Molti anni dopo Roberto canterà: “ma non lo senti che è più forte la vita della morte?”.

Non tutti forse sanno che Samarcanda non inizia con “Ridere ridere ridere ancora…”: nella versione originale c’è un prologo recitato dalle coriste Naimy Hackett e Leona Laviscount: “C'era una grande festa nella capitale perchè la guerra era finita. I soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le divise. Per la strada si ballava e si beveva vino, i musicanti suonavano senza interruzione. Era primavera e le donne finalmente potevano, dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini. All'alba furono spenti i falò e fu proprio allora che tra la folla, per un momento, a un soldato parve di vedere una donna vestita di nero che lo guardava con occhi cattivi.” Consiglio di ascoltarla in versione studio. Dopo il prologo parte, solista, il violino di Angelo Branduardi.

Da Palle di Mozart - Foglio di idee gratuite. Nato dall'idea degli studenti di Lettere di Bologna, creato per loro, aperto a tutti.

There was a big celebration in the capital
‘cause the war is finally over
The soldiers had come home
and they’d taken off their uniforms.
In the street they were dancing and wining
The musicians played on and on
It was spring, and women could finally hug their men..”


"C'era una grande festa nella capitale
perché la guerra era finita. I soldati
erano tornati tutti a casa
e avevano gettato le divise.
Per la strada si ballava e si beveva vino;
i musicanti suonavano senza interruzione.
Era primavera e le donne finalmente potevano,
dopo tanti anni, riabbracciare
i loro uomini. All'alba furono spenti i falò
e fu proprio allora che tra la
folla, per un momento, a un soldato
parve di vedere una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi”

Ridere, ridere, ridere ancora,
ora la guerra paura non fa
brucian le divise dentro il fuoco la sera
brucia nella gola vino a sazietà.
Musica di tamburelli fino all'aurora
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera signora
vide che guardava lui e si spaventò:
- Salvami, salvami, grande sovrano
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata lei mi stava vicino
e mi guardava con malignità -.
«Dategli, dategli un animale
figlio del lampo, degno di un re
Presto, più presto perché possa scappare,
dategli la bestia più veloce che c'è».
- Corri cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò
non ti fermare, vola ti prego
corri come il vento che mi salverò.
Oh oh cavallo, o-oh cavallo,
oh oh cavallo, o-oh cavallo, oh oh. -

Fiumi, poi campi, poi l'alba era viola
bianche le torri che infine toccò,
ma c'era tra la folla quella nera signora
e stanco di fuggire la sua testa chinò:
- Eri fra la gente nella capitale
so che mi guardavi con malignità
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
son scappato via ma ti ritrovo qua -
«Sbagli t'inganni ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua».
- Non è poi così lontano Samarcanda
corri cavallo, corri di là
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà.
Oh oh cavallo, o-oh cavallo,
oh oh cavallo, o-oh cavallo, oh oh -.

inviata da giorgio - 3/9/2008 - 19:55


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Esperanto

Esperantigis Pier Luigi Cinquantini

el jena retejo

SAMARKANDO

Ridi kaj ridi kaj ridi ankoraŭ
nun la milito ne timigas nin
brulas l'uniformoj en la fajro vespera
brulas en la gorĝo, ĝis sateco, vin'
daŭris tutan nokton la muziko ekscita
la soldato kiu dancis ĉe l'banked'
vidis tiun sinjorinon nigre vestitan
lin serĉanta kaj lin kaptis la timeg'
"Savu min, savu min, landsuvereno,
helpu min por forfuĝ' de tie ĉi,
ŝi apudis min ĉe l'parad' dum mateno
kaj rigardis min kun mien' de defi'"
"Portu al li, tuj, rapidan ĉevalon
inda je reĝo de l'fulmo fil'
la plej eltenan beston el la stalo
eble ie fore por li estos azil'"
Kuru ĉevalo kuru mi petas,
mi ĝis urbo Samarkando gvidos vin,
neniam haltu, kuru, mi petas
nur kurado kiel vento savos min
Ho ho ĉevalo, ho ho ĉevalo, ho ho ĉevalo, ho ho ĉevalo, ho ho

Kampoj, riveroj, violis l'aŭroro
post la alven' al alia naci'
la nigran sinjorinon vidis li kun stuporo
kaj laca fuĝi sian kapon klinis li
"en la ĉefurbo estis vi inter personoj
kaj rigardis min kun mien' de defi'
mi forfuĝis tra riveroj kaj kanjonoj
mi forfuĝis tamen jen vi tie ĉi."
"Vi miskomprenis, trompiĝis, soldato,
mi rigardis vin ne kun mien' de defi'
la mia estis nur surpriza rigardo,
pasinttage tie kion faris vi?
Nune mi atendis vin en Samarkando,
vi antaŭ du tagoj estis tiel for,
timis mi ke pro l'aŭskulto de la bando
ne atingos vi la urbon je ĉi hor'.
Ja ne estas tiel fora Samarkando
Kuru ĉevalo, kuru kun hast'
kune kun vi kantis mi dum tuta nokto
lin konduku samarkanden sen prokrast'"
Ho ho ĉevalo, ho ho ĉevalo, ho ho ĉevalo, ho ho ĉevalo, ho ho

inviata da Nicola Ruggiero - 4/9/2008 - 14:07


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Francese

Versione francese di Lapo Magi

Ho recentemente eseguito una versione francese della canzone, la condivido con voi, complimenti per il sito!

SAMARKAND

Dans la capitale, on faisait la grosse fête !
On fêtait la fin de la guerre.
Les soldats était rentrées chez eux, et ils avaient abandonné leurs uniformes.
Par la rue on dansait, et on buvait du vin,
les musiciens jouaient sans interruption.
Le printemps venait d’arriver et les femmes, depuis plusieurs années pouvaient
finalement embrasser de nouveau leurs hommes . A la levées du soleil, les feus de camp furent éteints
et fut dans ce moment là qu’un soldat
sembla voir entre la foule, pour un petit instant
une femme habillé de noir
qui lui regardait avec ses yeux méchants.

Rire, rire et encore rire,
Maintenant personne ne craint plus la guerre,
les uniformes brulent dans les feus au soir,
et des considérables quantités de vin brulent dans les gorges de gents,
on peut écouter la musiques des tambours jusqu’à l’aurore.
Le soldat qu’avait dansé toute la nuit
vit dans la foule cette dame noire,
s’aperçut qu’elle cherchait de lui et il s’épouvanta.

"Sauve-moi, sauve moi, ô grand souverain,
fais-moi échapper, échapper par la,
à la parade elle marchait proche de moi,
en me regardant méchamment"
"Donnez-lui, donnez-lui un animal,
fils de l’éclaire, digne d’un roi,
vite, encore plus vit parce qu’il puisse s’en échapper,
donnez lui la bête plus vit qu’on a.

"courre mon cheval, courre s’il te plait
Je te conduirai jusqu’à Samarkand,
n’arrêter pas, vole s’il te pait
courre comme le vent parce que je puisse me sauver
oh, oh mon cheval, oh, oh mon cheval, oh, oh mon cheval, oh, oh, mon, oh, oh

Des rivières, des champs et après une aube violette,
finalement il put toucher les tours blanches de la ville,
mais dans la porte il y avait cette dame noire que lui attendait,
trop fatigué pour courir encore il bassa sa tete:
"Je t’ai vue avant hier entre les gens de la capitale
Je sais que tu me regardait avec méchanceté,
je suis échappé entre les lubies et les cigales,
je suis échappé de toi, mais je te retrouve devant mes yeux!"

"Tu a tort, tu te trompe, tu a tort ô mon soldat,
je ne te regardait pas avec méchanceté,
j’était tout simplement étonnée"
"qu’est ce que tu cherchais de moi, avant hier là-bas?"
"J'avais rendez-vous avec toi au jour d’hui ici a Samarkand
Tu était vraiment loin d’ici avant hier,
j’ai craint que pour ecouter la fanfare
tu serait arrivé en retard.

Samarkand, n’est pas si lointaine
Courre mon cheval, courre par la...
J'ai chanté avec toi pendant toute la nuit
Courre comme le vent, qu'elle nou prendra!
oh, oh mon cheval, oh, oh mon cheval, oh, oh mon cheval, oh, oh, mon, oh, oh.

inviata da Lapo Magi - 4/2/2014 - 16:28


Dunque il re (il Potere) "volendo - bontà sua - salvare" il soldato, in realtà lo manda incontro alla morte anche in tempo di pace. Ho capito bene?

Stefano - 4/9/2008 - 12:37


del testo risentendo la mia versione ci sono due paroline sbagliate...comunque non è stato commentato il finale... la guerra è finita e si festeggia,il soldato vede la nera signora e qui entra in gioco l'istinto di sopravvivenza ossia la fuga dalla morte...la morte è rappresentata con una nera signora che deve prendere l'uomo, da dunque una visione della vita improntata sul destino..e che quindi il destino vuole che il soldato debba essere preso dalla morte e quindi la fuga è principalmente dal destino. il fatto che la morte era li alla festa non era per guadarlo con malignità (e quindi prenderlo in quel momento) ma solo per fare in modo che il soldato arrivasse a samarcanda dove li...la morte l'avrebbe preso,(ed è una dimostrazione della forza che ha il destino (che verrà comunque poi vinta dall'uomo) su un uomo, perchè la visione della morte ha avuto una reazione nell'uomo quella di scappare nel luogo dove era destinato ad essere preso dalla morte.e alla fine una volta raggiunta samarcanda e ritrova la nera signora il soldato con ironia dice "non è poi cosi lontano samarcanda!" e ricomincia a correre per scappare dalla morte.. cioè al destino...il soldato rappresenta la libertà e la libera scelta di un'uomo una volta finita la guerra. mentre in guerra indossando una divisa non si è liberi(perchè si è vincolati dalla divisa) e non si può scappare dal destino della morte perchè ogni giorno durante i combattimenti la morte è li che ti aspetta e non si può scappare da essa

mauro curcuruto - 12/1/2009 - 19:17


"The Appointment in Samarra", as retold by William Somerset Maugham, 1933.

[The speaker is Death]
There was a merchant in Bagdad who sent his servant to market to buy provisions and in a little while the servant came back, white and trembling, and said, “Master, just now when I was in the marketplace I was jostled by a woman in the crowd and when I turned I saw it was Death that jostled me. She looked at me and made a threatening gesture, now, lend me your horse, and I will ride away from this city and avoid my fate. I will go to Samarra and there Death will not find me.” The merchant lent him his horse, and the servant mounted it, and he dug his spurs in its flanks and as fast as the horse could gallop he went. Then the merchant went down to the marketplace and he saw me standing in the crowd and he came to me and said, “Why did you make a threating getsture to my servant when you saw him this morning?” - “That was not a threatening gesture”, I said, “it was only a start of surprise. I was astonished to see him in Bagdad, for I had an appointment with him tonight in Samarra.”


“Appuntamento a Samarra”, antica leggenda babilonese come raccontata dallo scrittore inglese William Somerset Maugham nel 1933.

[Chi parla è la Morte]
C'era a Baghdad un mercante che mandò il suo servo al mercato per fare acquisti. Ma il servo ritornò subito, pallido e tremante, e disse: “Padrone, poco fa, mentre ero al mercato, sono stato urtato da una donna nella folla, e quando mi sono voltato mi sono accorto che era stata la Morte ad urtarmi. Mi ha guardato e mi ha fatto un gesto minaccioso, quindi, ti supplico, prestami il tuo cavallo ed io fuggirò e scamperò al mio destino. Andrò a Samarra, dove la morte non potrà trovarmi.” Il mercante gli prestò il suo cavallo, e il servo montò in sella e piantò gli speroni nei fianchi della bestia che partì al galoppo più veloce che poteva. Allora il mercante si recò alla piazza del mercato, mi scorse fra la folla: “Perchè stamane hai fatto un gesto minaccioso al mio servo?” - mi chiese avvicinandosi - " Il mio gesto non era di minaccia, bensì di sorpresa" risposi. “Ero stupita di vederlo a Baghdad visto che ho un appuntamento col lui questa notte a Samarra"

*

Ho voluto riportare questa antica leggenda babilonese, come raccontata dallo scrittore inglese William Somerset Maugham nel 1933, perché è questo il passo che nel film di Brian De Palma “Redacted” (2007) un soldato statunitense di stanza a Samarra, a nord di Baghdad, legge ad un suo commilitone. E intorno a questa brevissima novella (riportata in epigrafe nell’omonimo romanzo dello scrittore americano John O'Hara) si dipana la storia, che è quella della strage di Mahmudiyah.

Il 12 marzo 2006, un gruppo di soldati statunitensi penetrarono in una casa a Yusufiyah, un sobborgo di Al-Mahmoudiyah, città a sud di Baghdad. Lì il sergente Paul E. Cortez, lo specialista. James P. Barker e i soldati Steven D. Green e Jesse V. Spielman stuprarono una ragazzina di 14 anni, Abeer Qassim Hamza al-Janabi, e poi la uccisero insieme alla madre, al padre e alla sorellina di 6 anni.
Abeer Qassim Hamza, in una foto all’età di sette anni.
Abeer Qassim Hamza, in una foto all’età di sette anni.



Gli assassini appiccarono poi il fuoco all’abitazione e nei giorni successivi cercarono di far passare la strage per una vendetta tra gruppi religiosi rivali. Ma un paio di mesi dopo un soldato dello stessa squadra dei tre rivelò quello che tutti sapevano, e lo fece perché, dopo quella strage efferata, si era registrata per ritorsione una paurosa escalation di attentati ai danni dei militari americani.
Quel che Brian De Palma non racconta nel film è che i quattro stupratori assassini sono stati tutti espulsi con disonore dall’esercito e condannati. Per tutti le pene sono state pesanti, ma tre su quattro potranno uscire tra non molti anni… Paul E. Cortez si è beccato 100 anni di prigione, ma potrà uscire sulla parola tra dieci; James P. Barker se n’è presi 90, ma potrà uscire sulla parola tra venti; Jesse V. Spielman, 110 anni ma potrà essere liberato tra dieci.



Invece Steven Dale Green, che fu l’esecutore di tutti gli omicidi oltre ad aver partecipato allo stupro di gruppo, è scampato per un soffio alla pena di morte ed è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di perdono.

Bart Pestalozzi - 3/9/2010 - 12:14


Tutti i soldati giocano con la loro vita, anche in tempo di pace.. Cosa c'è da stupirsi se la Nera Signora li insegue ?

Katia - 11/1/2012 - 19:31


Secondo me nell'ultima strofa della canzone è la morte a parlare, a rivelare ha spronato il cavallo assieme al soldato, mostrando come ironicamente entrambi volevano la stessa cosa, che il soldato raggiungesse Samarcanda.
Lo si evince dal "CI arriverà" riferito al soldato.
La disperazione e la volontà di salvarsi del soldato invece viene espressa prima dell'incontro con la morte, alla quale per altro il soldato si arrende "chinando la testa".

Dario - 2/4/2013 - 11:54


Morale della favola: è il Re che manda il soldato alla morte (a Samarcanda) pure in tempo di pace, come dicevo. Anche se vuol sembrare quello che lo scampa al destino, fornendogli il cavallo.

Stefano - 4/4/2013 - 14:52


Bruciano le divise dentro il fuoco la sera, Hey !
Brucia nella gola vino a sazieta'!
Musica di tamburelli fino all'aurora..

Osvaldo Casarsa - 9/8/2013 - 16:01


Nella versione originale non c'è il bel ritornello, aggiunto poi, col violino di Branduardi.
Siamo sicuri che non l'abbia composto lui per fare un favore all'amico e concedergli la paternità?
E' troppo tipico di Branduardi quel ritornello per averlo composto Vecchioni da solo.

angelo41 - 25/12/2013 - 22:50


E' una canzone che amo da sempre. E' stata una tra le prime canzoni che ho imparato a memoria. La canto come se l'avessi creata io, rispettando i paragrafi e la musica.

La canzone ci vuole trasmettere che alla morte non ci scampo, ovunque ci rifuggiamo.

Faouaz - 4/2/2014 - 20:45


Il romanzo "Un sogno in rosso", del 1939, dell'austriaco Alexander Lernet-Holenia (scrittore che immagino non molto frequentato dai nostri visitatori) si snoda intorno al tema del destino. A un certo punto uno dei personaggi, Laskowski, impegnato nella ricorrente discussione sul tema con un gruppo di patetici aristocratici russi sfuggiti alla Rivoluzione d'Ottobre, turbati dalle profezie di Ananchin, per corroborare il proprio punto di vista fatalistico e la convinzione che qualcuno possa avere la facoltà di divinare, così racconta:

"Come le lancette di un orologio di straordinaria sensibilità e precisione - disse - gli strumenti del cielo e della terra indicano in anticipo il punto in cui il destino ci colpirà. In Persia, per esempio, si racconta la seguente storia. In una località non lontana da Isfahan vivevano un padrone e il suo servo. Un giorno il servo uscì di casa, ma subito vi rientrò tremante di paura e, mentre correva alla scuderia seguito dal padrone, riferì di avere incontrato davanti alla porta la Morte che, vedendolo, lo aveva minacciato con la mano alzata. Doveva fuggire immediatamente, dunque. Così dicendo, balzò in sella a uno dei cavalli e sfrecciò, veloce quanto il cavallo poteva portarlo, alla volta di Isfahan, dove sperava di perdersi tra la folla per non farsi trovare dalla Morte. Ma il padrone, che non conosceva la paura, uscì davanti alla casa e vide, lì ferma, la Morte. - Chi ti dà il diritto di minacciare il mio servo ? disse alla Morte. E' il mio schiavo, e nessun altro al di fuori di me può decidere della sua vita. - Ma io non l'ho affatto minacciato , rispose la Morte. Il mio è stato solo un gesto di stupore. Ero meravigliata di trovarlo ancora qui. Perché il Signore Iddio mi aveva dato ordine di andarlo a prendere oggi a Isfahan".

Gian Piero Testa - 4/2/2014 - 22:58


Lernet Holenia!! Vecchi ricordi di biblioteche Adelphi e della vecchia, meravigliosa libreria Marzocco. A casa di mia madre ci devo avere "Il venti di luglio"...

Riccardo Venturi - 5/2/2014 - 00:48

Aggiungi...

 Nuova versione o traduzione   Commento   Segnala indirizzo per scaricare la canzone 

Pagina principale CCG
L'archivio Chi siamo Novità Guestbook Links

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org