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Estadio Chile

Víctor Jara


Lingua: Spagnolo

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Il poeta
(Marcello De Angelis)
Canción de muerte y esperanza por Víctor Jara
(Osvaldo Rodríguez)
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(Dario Fo)


Testo di Víctor Jara
23 settembre 1973
Texto de Víctor Jara
23 de septiembre 1973

Víctor Jara.
Víctor Jara.



Prigionieri nell’Estadio Nacional di Santiago, settembre 1973.
Prigionieri nell’Estadio Nacional di Santiago, settembre 1973.


L'11 settembre 1973 Víctor Jara fu arrestato dai militari fascisti di Pinochet. La maggior parte dei prigionieri politici vennero rinchiusi nel grande Estadio Nacional; altri in un piccolo complesso sportivo (non calcistico: vi si tengono partite di pallacanestro, pallavolo e calcetto e, all'epoca, serviva anche per le riunioni di pugilato; si tratta quindi di un palazzetto dello sport) detto "Estadio Chile". Situato nella parte occidentale di Santiago, era stato inaugurato nel 1949.

Víctor Jara vi rimase e vi fu assassinato. La data della sua morte è incerta: per alcuni risale al 16 settembre, ma non si tratta probabilmente della data esatta. Con mezzi di fortuna, continuò a comporre canzoni e poesie; questa è la sua ultima.
Gli furono prima spezzate le mani in mezzo alle grida di scherno di quei militari di merda ("Su, cantaci una canzoncina ora!"), poi gli furono tagliate. Fu poi ucciso. Gli fu trovato in tasca, dalla moglie Joan Turner che era venuta a riprendere il cadavere, un foglietto con questa canzone, recante la data del 23 settembre 1973; questa è probabilmente la data della sua morte

Lo "Stadio Chile" si chiama, dal settembre 2003, trentennale del golpe fascista e dell'assassinio di migliaia di prigionieri politici, Estadio Víctor Jara.

Una canzone senza musica, sebbene Pete Seeger la abbia poi musicata e cantata in inglese. L'estremo atto di sfida di un uomo coraggioso e intelligente ai suoi stupidi aguzzini. [RV]
Somos cinco mil aquí
en esta pequeña parte la ciudad.
Somos cinco mil.
¿Cuántos somos en total
en las ciudades y en todo el país?
Sólo aquí,
diez mil manos que siembran
y hacen andar las fábricas.
Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura.

Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.
Uno muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse
todos los temores,
uno saltando al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra un muro
pero todos con la mirada fija en la muerte.
¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es un acto de heroísmo.
¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?
¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?
En estas cuatro murallas sólo existe un número
que no progresa.
Que lentamente querrá más la muerte.

Pero de pronto me golpea la consciencia
y veo esta marea sin latido
y veo el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos
menos que no producen.
¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas.
Así golpeará nuestro puño nuevamente.

Canto, qué mal me sabes
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
harán brotar el momento...

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi (2002)
ESTADIO DE CHILE

Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.

Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl'importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c'è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.

Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.

Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Inglese

Versione in inglese, musicata da Pete Seeger.

Words by Victor Jara (1973)
Musical setting by Pete Seeger (1974)
(c) 1975 Mighty Oak Music Ltd, London, England
TRO - Cheshire Music Inc, New York
ESTADIO CHILE

We are 5,000 here in this little part of the city
We are 5,000 how many more will there be?
In the whole city, and in the country 10,000 hands
Which could seed the fields, make run the factories.
How much humanity
now with hunger, pain, panic and terror?

There are six of us
lost in space among the stars,
One dead, one beaten like I never believed a human could be so beaten.
The other four wanting to leave all the terror,
One leaping into space, other beating their heads against the wall
All with gazes fixed on death.

The military carry out their plans with precision;
Blood is medals for them, Slaughter is the badge of heroism.
Oh my God
is this the world you created?
Was it for this, the seven days, of amazement and toil?

The blood of compañero Presidente is stronger than bombs
Is stronger than machine guns.
O you song, you come out so badly when I must sing the terror!
What I see I never saw. What I have felt, and what I feel must come out!
"Hara brotar el momento! Hara brotar el momento!"

inviata da Piersante Sestini




Lingua: Tedesco

Versione tedesca, da Questa pagina

Deutsche Fassung
Quelle:
Victor Jara - Chile, mein Land, offen und wild
Sein Leben, erzählt von Joan Jara
rororo aktuell 5523
ESTADIO CHILE

Es sind fünftausend von uns hier
in diesem kleinen Stückchen Stadt.
Wir sind fünftausend.
Ich wüßte gern, wie viele wir sind
in den Städten und im ganzen Land?
Hier allein
sind zehntausend Hände, die pflanzen
und die Fabriken betreiben.
Wieviel Menschlichkeit
ausgesetzt dem Hunger, der Kälte, der Angst, der Qual,
der Unterdrückung, dem Terror, dem Wahnsinn?
Sechs von uns sind verloren
wie im Weltraum.
Einer tot, einer geschlagen, wie ich nie geglaubt hätte,
daß ein Menschenwesen geschlagen werden kann.
Die anderen vier wollten ihre Qualen beenden -
einer sprang ins Nichts,
einer schlug den Kopf gegen die Mauer,
aber alle mit dem starren Blick des Todes.
Was für ein Grauen die Fratze des Faschismus schafft!
Sie führen ihre Pläne mit der Präzision von Messern aus.
Ihnen ist alles gleich.
Für sie ist Blut wie ein Orden,
Schlächterei eine Heldentat.
O Gott, ist das die Welt, die du geschaffen hast?
Dafür deine sieben Tage voll Wundern und Taten?
In diesen vier Wänden gibt es nur eine Zahl,
die sich nicht vermehrt.
Die sich mehr und mehr nach dem Tode sehnt.
Aber plötzlich erwacht mein Gewissen
und ich sehe diesen Strom ohne Herzklopfen,
nur den Rhythmus von Maschinen
und die Militärs, die ihre Hebammen-Gesichter aufsetzen,
voller Zärtlichkeit.
Laßt Mexico, Cuba und die Welt
gegen diese Schändlichkeit protestieren!
Wir sind zehntausend Hände,
die nichts produzieren können.
Wie viele von uns im ganzen Land?
Das Blut unseres Präsidenten, unseres compañeros,
wird kühner kämpfen als Bomben und Maschinengewehre!
Auch unsere Faust wird wieder kämpfen.

Wie schwer ist das Singen,
wenn ich den Schrecken singen muß.
Den Schrecken, den ich lebe,
den Schrecken, den ich sterbe.
Mich selbst unter so vielen sehen
und so viele Augenblicke der Unendlichkeit,
in denen Schweigen und Schreie
das Ende meines Gesanges sind.
Was ich sehe, habe ich nie gesehen.
Was ich gefühlt habe und was ich fühle,
wird den Augenblick erschaffen ...

inviata da Riccardo Venturi - 17/5/2006 - 23:51




Lingua: Francese

Version française - ESTADIO CHILE – Marco Valdo M.I. – 2013
d'après la version italienne de Riccardo Venturi
d'une chanson chilienne – Estadio Chile – Víctor Jara – 1973
Texte de Víctor Jara – 23 septembre 1973

Le 11 septembre 1973, Víctor Jara fut arrêté par des militaires fascistes de Pinochet. La plupart des prisonniers politiques furent enfermés dans le grand Estadio Nacional ; d'autres dans un petit complexe sportif (pas de football : on y jouait des parties de basket-ball, de volley et de mini-foot et, à l'époque, servait même pour les réunions de boxe ; il s'agit donc d'un centre) dit « Estadio Chile ». Situé dans la partie occidentale de Santiago, il avait été inauguré en 1949.

Víctor Jara y séjourna et il y fut assassiné. La date de sa mort est incertaine : pour certains, elle remonte au 16 septembre, mais il ne s'agit probablement pas de la date exacte. Avec des moyens de fortune, il continua à composer des chansons et des poésies ; celle-ci est sa dernière. On lui cassa d'abord les mains au milieu des cris de sarcasme de ces militaires de merde (« Va-z-y, chante-nous une petite chanson maintenant !  »), puis, ils les lui ont coupées. Il fut tué ensuite . Sa femme Joan Turner, qui était venue pour reprendre le cadavre, retrouva dans sa poche un feuillet avec cette chanson, portant la date du 23 septembre 1973 ; c'est probablement la date de sa mort.

L' « Estadio Chile » s'appelle, depuis septembre 2003, trentième anniversaire du putsch fasciste et de l'assassinat de milliers de prisonniers politiques, Estadio Víctor Jara.

C'était une chanson sans musique, que Pete Seeger a ensuite composée et chantée en Anglais. Le défi ultime d'un homme courageux et intelligent à ses stupides tortionnaires. [RV]
ESTADIO CHILE

Nous sommes cinq mille ici
Dans cette petite partie la ville.
Nous sommes cinq mille.
Combien sommes-nous au total
Dans les villes et dans tout le pays ?
Rien qu'ici,
Dix mille mains qui sèment
Et font marcher les usines.
Tant d'humanité
En proie à la faim, au froid, à la panique, à la douleur,
À la pression morale, à la terreur et à la folie.

Six des nôtres se sont perdus
Dans les étoiles.
Un mort, un battu comme jamais on n'aurait cru
Qu'on puisse frapper un être humain.
Les quatre autres ont voulu s'ôter
Toutes leurs peurs,
Un en sautant dans le vide,
Un autre en se frappant la tête contre une mur,
Mais tous affrontant la mort en face.
Quelle épouvante suscite la face du fascisme !
Ils mènent au bout leurs plans avec une précision méticuleuse
Sans se retourner.
Les gouttes de sang pour eux sont des médailles.
Le massacre est un acte d'héroïsme.
Est-ce là le monde que tu as créé, Dieu ?
Pour cela, tes sept jours de prodige et de travail ?
Entre ces quatre murs, il y a seulement un nombre
Qui n’augmente pas.
Qui lentement rejoindra encore la mort .

Mais soudain ma conscience me secoue
Et je vois cette marée sans ressac
Et je vois la pulsion des machines
Et les militaires qui montrent leur visage de matrone
Si plein de douceur.
Et le Mexique, Cuba et le monde ?
Qu'ils hurlent cette ignominie !
Nous sommes dix mille mains
De moins qui ne produisent plus.
Combien sommes-nous dans toute la patrie ?
Le sang du camarade Président
Frappe bien plus fort que leurs bombes et leurs mitrailles.
Ainsi, notre poing frappera à nouveau.

Chant, tu sais le mal que j'ai
Quand je dois chanter la peur.
Une peur comme celle que je vis
Comme celle dont je meurs, une peur
De me voir parmi tant et tant
De moments d'infini
Où le silence et le cri
Sont les moyens de ce chant.
Ce que je vois je ne l'ai jamais vu.
Ce que j'ai senti et ce que je sens
Feront éclore le moment…

inviata da Marco Valdo M.I. - 1/1/2013 - 15:30




Lingua: Spagnolo

Versione di Isabel Parra, costituita da un frammento di “Estadio Chile”, presente nell’album intitolato “Isabel Parra de Chile” del 1976.
Testo trovato su Cancioneros.com

Isabel Parra de Chile
AY, CANTO, QUÉ MAL ME SALES

Ay, canto, qué mal me sales
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como que muero, espanto.

Del verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.

Lo que veo nunca vi,
lo que he sentido y lo que siento
hará brotar el momento...

inviata da Bernart Bartleby - 21/7/2015 - 15:06




Lingua: Italiano

Versione italiana del Canzoniere Il Contemporaneo tratta da ildeposito.org

Canzoniere Il Contemporaneo, LP Canto ai Popoli, Milano, 1974
Canto dei popoli
CANTO

Canto come mi nasci male
cantar devo lo spavento
spavento cantò chi è venuto
così che io muoio di spavento

vedendomi fra tanto e tanti
momenti dell’infinito
in cui il silenzio e il grido
sono le mete di questo canto.

Ciò che vedo non l’ho mai visto
ciò che ho sentito e sento
farà sorgere il momento...

inviata da dq82 - 6/6/2017 - 11:18


Oggi 10 dicembre 2006 è una data memorabile: il boia Pinochet è partito finalmente per l'Inferno! Che la sua anima dannata possa avere davvero il tormento eterno! Si è conclusa oggi la sua storia ignominiosa.

"Sono pronto a resistere con ogni mezzo, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione" - Salvador Allende, 11 settembre 1973

Alessandro - 10/12/2006 - 19:58


... ma ricordiamoci che se Pinochet ha potuto morire nel suo letto non dobbiamo dire grazie soltanto ai generali fascisti e a Kissinger...

"A vent'anni dal golpe la legittimazione più calorosa arrivò al dittatore Augusto Pinochet dalle stanze del Vaticano. 18 febbraio 1993: la privatissima ricorrenza delle sue nozze d'oro viene allietata da due lettere autografe in spagnolo che esprimono amicizia e stima e portano in calce le firme di papa Wojtyla e del segretario di Stato Angelo Sodano. «Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.» Ancor più caloroso e prodigo di apprezzamenti è il messaggio di Sodano, che era stato nunzio apostolico in Cile dal '77 all'88, e che nell'87 aveva perorato e organizzato la visita del papa a Santiago, trascurando le accese proteste dei circoli cattolici impegnati nella difesa dei diritti umani.

Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». Aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione».[...]"

Caro Pinochet, il papa La benedice - di Gianni Perreli
Espresso, 10 dicembre 1998

L'articolo completo a firma di Perreli, insieme ad una biografia di Sodano a cura di Sandro Magister, si possono leggere qui

Alessandro - 11/12/2006 - 09:09


Stamattina in macchina ascoltavo la trasmissione Modem della Radio Svizzera Italiana, che parlava della morte di Pinochet.
O meglio ho cominciato ad ascoltare, perché il primo ospite era Marcello Foa de Il Giornale, che ha iniziato a spiegare che Pinochet, pur essendo stato nella prima fase della dittatura il responsabile di atroci crimini, dopo alcuni anni ha varato una politica economica che "ancora fa sentire in Cile i suoi effetti positivi". Per questo una parte dei cileni lo considera "un salvatore dal pericolo di una dittatura marxista".
Non ce l'ho fatta e ho spento.

Lorenzo - 11/12/2006 - 16:27


Massimo rispetto! In tre contro 60.000!

Cile: Sputano sul feretro di Pinochet. Arrestati
Martedì, 12 dicembre

Tre giovani, due uomini e una donna hanno sputato sul feretro di Augusto Pinochet. Uno di loro e' stato arrestato. Secondo Radio Cooperativa degli altri due non si hanno notizie. Secondo altre fonti il giovane fermato, di circa 30 anni, sarebbe stato colpito a calci e pugni dai sostenitori di Pinochet. L'episodio e' avvenuto in piena notte, quando gia' tra le 50 e 60.000 persone erano sfilate davanti alla bara nella Camera ardente della Scuola militare di Santiago.

da Cani Sciolti

Alessandro - 13/12/2006 - 09:45


Tre giovani contro 60.000 ???
In genere,la maggioranza vince...
(Willy)

Vaffanculo alle maggioranze! (Roberto Benigni). [RV]

13/12/2006 - 15:48


Sul suo blog il grande Beppe Grillo se la prende con gli Inti Illimani...a tratti la sua critica sembra una vera e propria "satira":

Pinochet è morto nel suo letto. Il giudice Garzón provò a farlo morire in galera. Ottenne solo gli arresti domiciliari in un albergo di Londra per crimini contro l'umanità. Pinochet riuscì a rientrare in Cile per motivi di salute. Quando la sua carrozzella toccò il suolo cileno improvvisamente guarì e si alzò in piedi correndo. Da allora fu 'dead man walking'. Garzón si dedicò in seguito allo psiconano con cui è confidente di avere maggiore fortuna.
Pinochet è responsabile della fine della democrazia in Cile, dell’uccisione di Allende, di migliaia di omicidi. Ma il suo delitto più grande è aver permesso la fuga in Italia degli Inti Illimani. Dal 1973 stazionano nelle nostre televisioni. Nelle feste dell’Unità. Da Pippo Baudo. Mi hanno fatto venire l’esaurimento nervoso. Sono dei reduci musicali a vita. La loro influenza politica è stata enorme. Spettacolo dopo spettacolo hanno esaltato ai nostri occhi l’operato di Pinochet. Creato una corrente giustificazionista per il regime. Per lo stadio-lager di Santiago.
Pinochet è stato un fallito. In Italia uno come lui non lo metterebbero neppure a rubare in una giunta provinciale. In 17 anni di dittatura ha portato a casa solo 150 milioni di euro. Una vergogna. Si fosse informato meglio dai socialisti sarebbero stati miliardi. In seguito imparò la lezione. Alcune consulenze di Previti gli evitarono il carcere. La tortura sugli oppositori politici è stata una sua specialità. Posti come Villa Grimaldi, Chacabuco e Pisagua rimarranno nella storia.
Pinochet-Pinocchio. Un mentitore professionista. Che mentì al suo capo Allende. Ai generali con cui attuò il colpo di Stato. Agli americani della Cia. A Nicola Pietrangeli per la finale di Coppa Davis del 1976. Ha avuto le sue ammiratrici. La prima è Margaret Thatcher che cercò di emularlo nel famoso sciopero dei minatori in Gran Bretagna. In Italia gli ex piduisti tacciono per ragioni di opportunità politica. Ma lo piangono. E lo invidiano. Lui c’era riuscito. Loro no (per ora).

Dal blog di Beppe Grillo

(Willy)

Come dire, ritengo che a volte Beppe Grillo, nella sua "vis satirica" che tutti quanti gli riconosciamo, perda tanticchia il senso della misura, e a volte anche della decenza (anche se, ovviamente, condivido diverse cose che ha scritto in questo suo intervento).

Si può dire quel che si vuole degli Inti-Illimani, le loro canzoni e la loro musica possono piacere o non piacere. Le si può trovare belle o mortalmente noiose, e non c'è nessun problema finché la cosa attiene ai gusti personali. Però non bisognerebbe neppure scordarsi che la Nueva Canción Chilena, della quale gli Inti-Illimani sono stati co-iniziatori, a prescindere dal suo valore musicale ed artistico è stata uno dei motori della vittoria di Unidad Popular e di Allende nel 1970.

D'accordo, quindi, la satira. A condizione che non sconfini in colossali stronzate come quella del "più grande delitto di Pinochet", che sarebbe stato -secondo Grillo- quello di "aver permesso la fuga degli Inti-Illimani in Italia" (a parte il fatto che gli Inti-Illimani non scapparono affatto dal Cile di Pinochet: l'11 settembre 1973, al momento del golpe, si trovavano già in Europa per un giro di concerti). Avrebbe preferito, il Grillo, che avessero fatto la fine di Víctor Jara (di cui, beninteso, gli Inti-Illimani hanno interpretato non so quante decine di canzoni, prima e dopo il golpe)? Che li avesse fatti rinchiudere nell'Estadio Chile, e massacrati dopo aver loro spezzato le mani? Avrebbero "esaltato ai nostri occhi l'operato di Pinochet"? Addirittura "creato una corrente giustificazionista per il regime" (evidentemente per reazione alla loro "noiosità"?).

Ma suvvia, Beppe. Ci son tante cose di cui parlare, senza scadere in queste puttanate di bassa lega. Non ti piacciono gli Inti-Illimani? Benissimo! Ma tieni presente solo una cosa: quando, dopo la fine del regime, sono rientrati in Cile, il loro primo concerto (assieme ai Quilapayún) lo hanno tenuto proprio in quello che si chiamava Estadio Chile, e che ora si chiama Estadio Víctor Jara. E c'erano 120.000 persone ad ascoltarli. 120.000 persone che, evidentemente, non dovevano trovarli così noiosi. Cerca piuttosto tu, caro Grillo, di non diventare noioso cercando di "graffiare" ad ogni costo; altrimenti ti fai, a volte, degli autograffi; o, come si dice in Toscana, ti strappi i' buho coll'ugne. [RV]

14/12/2006 - 00:57


Victor Jara, 28 Septiembre 1932 - 16 Septiembre 1973

VÍCTOR JARA, LA ETERNIDAD DEL CANTO
de Nano Acevedo

No hace mucho en Chile el latifundista no sólo era dueño de la tierra sino de sus peones a los cuales trataba a patadas y arrastraba a su cama a las hijas de estos, -muchachas dulces que se casaban mañana-, cobrando el asqueroso “derecho a pernada”.El cobre, el “Sueldo de Chile” como lo llamaba el presidente Allende, era robado por el gringo corsario, pero llegó el Doctor y “mandó a parar”, aunque todavía hacen nata los escamoteadores que se resisten a pagar royalties.
Bajo dictadura, la brutalidad milica no sólo destrozaba los pocos enseres del obrero, sino violaba a sus hijas y asesinaba a diestra y siniestra por el gusto de hacerlo ¡No me vengan a mí ahora a cantar villancicos!; lo de Antuco fue mandar a la muerte a los hijos del pobre, así inermes y ateridos de frío. Esa sangre derramada no se borra con agua ni con fuego.
Este es el país de la manga ancha para el rico bobalicón que amasa su fortuna pagando sueldos de hambre a sus trabajadores. También para jueces y juezas de vida licenciosa. Para el funcionarillo infame que muerde el queso envenenado de su mediocridad. Para el político farsante y sus payasadas, como la vuelta de carnero y la aspirina para el cáncer que ofrece a sus electores. Manga ancha para el criminal de apellido vinoso que paga sus fechorías apoltronado en clínicas y cuarteles.
Manga ancha para el homicida despiadado, que torturó y asesinó a Víctor Jara. Este “príncipe de las tinieblas” que sigue mamando de la teta estatal como auditor en el Ministerio del Trabajo. Escondido como rata miserable, royendo los días y los horarios, estafando al fisco, desconfiando del aire y de los pasos a sus espaldas.
Al caer Víctor lo hizo hacia las estrellas; al abrirse su pecho a corvo y bala, su corazón creció en nosotros; al besar la tierra se disparó a la eternidad. Su canción brota en cada esquina de la patria; el camarada Jara sigue sonriendo y los niños crecen entonando sus melodías.
Mientras, aquél homicida, minúsculo y sombrío, no sabe lo que es poesía. No conoce la belleza de un soneto, no siente el sonido de la lluvia en Isla Negra. No ha visto venir los niños al escuchar una canción, ni ha besado sus ojos ni sus caritas asombradas. Jamás sentirá el goce de saberse muchos, de morir si es necesario por los humildes.
Víctor Jara permanece en la memoria de Chile, por su estatura de militante revolucionario que puesto en un trance histórico, dio la cara a la adversidad, consecuente con su prédica. Su obra es cristalina, profunda, plagada de ternura y de amor por sus semejantes. Hombre solidario y fecundo, poseía una visión de un mundo distinto donde primara la igualdad y la justicia.
Mientras, la manga ancha de la justicia, permite que ensucie las calles la baba del criminal que al matar al cantor, disparó también sobre nuestra adolescencia. El mejor homenaje que podemos hacer los músicos populares es retomar la canción social y enarbolar el mensaje ardiendo; renovar el compromiso con los más desposeídos y recordar que “Canto que ha sido valiente, siempre será canción nueva”.

Alessandro - 17/9/2007 - 15:14


Debido a que este poema fue sacado del Estadio Chile en forma clandestina, se hicieron varias copias para que las probabilidades de difusión fueras mayores.
Por diferencias en las transcripciones hay versiones con el verso "Canto, qué mal me sales" y otras con "Canto, qué mal me sabes".

La versiòn "Somos cinco mil" cantada por Angel Parra y "Ay canto, qué mal me sales" cantada por Isabel Parra son transcripciones del mismo poema de Víctor Jara.

Marcia Rosati - 25/10/2007 - 17:50


Detienen a los asesinos del chileno Víctor Jara
El cantautor fue acribillado a balazos en 1973 pero nadie fue inculpado

G. CASTILLO / AGENCIAS - Madrid/Santiago - 26/05/2009

Se han necesitado 35 años y ocho meses para descifrar el crimen mejor guardado por la dictadura chilena. Los asesinos de uno de los símbolos de la resistencia chilena a la dictadura, el cantautor Victor Jara, fueron arrestados el pasado viernes y encerrados en un penal de alta seguridad a la espera de conocer la orden del juez si finalmente les procesa u opta por dejarles en libertad por la prescripción del delito.

De los asesinos sólo ha trascendido que son dos, José Adolfo Paredes Márquez y Francisco Quiroz Quiroz. Que son cincuentones y que han confesado que descargaron sus cargadores hasta 44 balas sobre el cuerpo del autor de Te recuerdo Amanda, un himno de la libertad en los años 70. Los detenidos también han reconocido que actuaron siguiendo órdenes de un mando militar misterioso, sin identidad ni rostro.

Márquez y Quiroz tenían entonces 18 años y eran soldados de reemplazo en la siniestra Guarnición de Santiago, la responsable de la feroz represión desatada tras el golpe de Estado del dictador Augusto Pinochet. La pista que ha llevado a los investigadores policiales hasta sus asesinos de Jara comenzó tras la identificación de los efectivos militares que escoltaron al entonces coronel Pedro Espinoza en su recorrido por Santiago deteniendo estudiantes para enviarlos al paredón montado en el Estadio Chile. Uno de los ahora detenidos confesó al fin: "Matamos a Jara".

Esta revelación acaba con el mito de que el ejecutor del cantante izquierdista fue un oficial llamado Edwin Dimter y apodado El Príncipe. Era el único de los militares que no necesitaba usar micrófono. "¿Me escucha la cloaca marxista? ¿Me oyen los comemierda? ¡Ahora se acabaron los discursos, chuchas de su madre! Ahora van a tener que trabajar. Los que se nieguen a trabajar, los fusilaremos. ¿Me escuchan los vendepatria?... ¡Tengo voz de Príncipe!", exclamaba según el testimonio de algunos de los prisioneros que poblaban el silencioso graderío. Este martes se difundió que no fue Dimter quien masacró a Victor Jara sino dos soldados rasos cuyos rostros aun se mantienen en el lado oscuro.

Alessandro - 15/10/2009 - 14:37


Bartolomeo Pestalozzi - 20/8/2010 - 14:43


Anche in Cile un passo contro l’impunità: arrestati gli assassini di Víctor Jara

di Gennaro Carotenuto

victor-jara


Sette ufficiali dell’esercito cileno, presunti assassini di Víctor Jara, incriminati per omicidio volontario aggravato, sono stati arrestati ieri in Cile. L’ottavo, Pedro Barrientos risiede dal 1990 a Miami, negli Stati Uniti dove si apre ora una difficile battaglia per l’estradizione. Nel 2004 era stato arrestato per quei fatti un semplice coscritto. Fu rilasciato dopo aver accusato (per poi ritrattare) i responsabili del campo di concentramento dove quello e molti altri omicidi avvennero.

Per il Cile dell’impunità, dove nessuno ha mai messo seriamente in dubbio l’autoamnistia proclamata dai militari, dove il carnefice di tutto un paese, Augusto Pinochet, è morto nel proprio letto e dove perfino le commissioni per il chiarimento delle violazioni sui diritti umani, che partorirono l’Informe Rettig, dovevano esplicitamente non occuparsi dei responsabili dei crimini, è un passo avanti storico sulla strada della giustizia.

I fatti avvennero all’interno del palazzetto dello Sport di Santiago, trasformato dai militari -come lo Stadio di calcio- in campo di concentramento, e che oggi è intitolato allo stesso Jara. Víctor, sequestrato all’Università del Cile dove insegnava e dove si era recato la mattina dell’11 settembre, fu pesantemente torturato ed umiliato per giorni prima di essere crivellato da 44 colpi. Aveva 41 anni. Il suo corpo martoriato fu scaricato in un terreno abbandonato nella periferia di Santiago. La vedova di Víctor, Joan, e i due figli, hanno comunicato che preferiscono attendere qualche giorno prima di commentare la notizia.

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Ci sono crimini che simboleggiano epoche intere. A Víctor Jara i militari cileni, che aprirono il cammino ai Chicago boys, spezzarono ritualmente le dita prima di ammazzarlo. Gli spezzarono le dita per umiliarlo e dargli come ultima sofferenza la certezza di sapere che non avrebbe più suonato la chitarra che aveva fatto innamorare, riflettere e lottare un continente intero. Chitarra con la quale, con parole semplici, aveva cantato la Rivoluzione pacifica delle empanadas e del vino rosso e il Socialismo di Salvador Allende.

Era il 15 settembre del 1973 quando misero a tacere la sua voce alta di cantautore, autore teatrale, militante del Partito comunista del Cile. Erano passati quattro giorni dal golpe che aveva messo fine nel sangue alla storia della democrazia cilena e all’esperienza di Unidad Popular. Ancora oggi, 39 anni dopo, l’impalcatura dello Stato in Cile è quella voluta da Augusto Pinochet nella Costituzione autoritaria tuttora vigente, scritta nel sangue dei desaparecidos e che nessuno dei governi para-democratici che da allora si sono succeduti ha avuto il coraggio di toccare.

Nelle ultime ore, tra la tortura e la morte, Víctor trovò modo di scrivere e far salvare questi versi:

Che orrore produce il volto del fascismo / Portano a termine i loro piani con precisione chirurgica / senza guardare in faccia a nessuno. / Il sangue per loro è una medaglia / I massacri atti di eroismo / È questo il mondo che creasti, dio mio? / Per questo furono i tuoi sette giorni di sorpresa e di lavoro? / In queste quattro mura esiste solo un numero / che non avanza / e che lentamente porterà la morte.

Chi scrive ebbe la ventura di assistere al primo concerto degli Intillimani nello Stadio Cile dopo che questo fu intitolato a Víctor Jara. Mi aggirai come un fantasma in quei sotterranei inseguito da ombre e spavento, ancor oggi ne sento l’angoscia che si prova in tutti i luoghi di supplizio senza pace. Ne ricordo un luogo tetro, sinistro, dalle mura ammuffite del quale sembrano continuare a gridare l’orrore i torturati e i desaparecidos. Solo la giustizia, solo la fine dell’impunità dei carnefici, solo passi come quello di ieri, possono far trovar pace a quelle mura e a quei morti e far sperare al Cile di lasciarsi alle spalle quella lunga notte.

30/12/2012 - 22:35


il testo tradotto in francese, recitato da Aristide Demonico con accompagnamento musicale e canoro del gruppo cileno TRABUNCHE, su musica composta da Carlos R. Morales è rintracciabile sotto il titolo di "Lamento de Espanto/Stade Chile" su:
TRABUNCHE - TERRE CHILIENNE (Le Chant du Monde LDX 74616 Canto Libre 1976)

Flavio Poltronieri - 17/8/2015 - 22:40


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