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La canalha

Dupain


Lingua: Occitano (Marsigliese / Marseillais)


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(Dupain)


[2000]
Testo / Paroles / Lyrics:
Poesia di / Poème de / A poem by Josèp Sarraire [1897]
Musica / Musique / Music: Samuel Karpiénia / Sam De Agostini / Pierre Carles
Album: L'usina
Anche in / Aussi dans / Also in :
Lo Còr de la Plana, "Marcha!" (2012)


Dupain, L'Usina, 2000
Dupain, L'Usina, 2000

Come ha giustamente osservato qualcuno, “questi versi non provengono da un rap postato in Rete : sono stati scritti più d'un secolo fa da Josèp Sarraire”. Peccato non saperne praticamente nulla, di Josèp Sarraire: uno dei “poeti popolari” della Marsiglia della fine del XIX secolo dai quali i Dupain hanno attinto. Il tema della “canaglia” è ricorrente nelle composizioni di lotta popolari: si veda ad esempio L'inno della canaglia di Pietro Gori. Da notare, e far notare, che il termine “canaglia”, in tali composizioni, non è quasi mai adoperato in senso personale come adesso (“sei una canaglia!”), ma in senso collettivo: la “canaglia” è la plebaglia, il popolo, il proletariato e il sottoproletariato che vive di stenti. Oltre che dai Dupain ne L'usina, il testo è stato interpretato anche da Lo Còr de la Plana nell'album Marcha! del 2012. [RV]
Dedins la vila de Marselha,
Avèm fòrça joinei gents
Qu’an ni asila, ni familha,
Trabalhan pas, fan lònguei dents.
N’en a que dian : es de gusalha.
Vau vos dire la veritat :
Li dien canalha ! E ben v’es pas.

Puei viatz un paire de familha,
Qu’a pena a norrir seis enfants.
Qu’au gròs trabalh si sacrifia,
Per li donar un morcèu de pan.
Per liech n’en a qu’un pauc de palha,
E ben sovent ren per manjar,
Li dien canalha ! E ben v’es pas.

Puei rescontratz dins sei guenilhas,
L’òme qu’auja pas demandar.
Es tot solet, quina infamia,
Car n’en sap plus onte passar :
Au restaurant vòu pas far talha
De paur de pas posquer pagar,
Li dien canalha ! E ben v’es pas.

Puei viatz la filha qu’es soleta,
Qu’a ges de parents per apueg.
Ganha pas pron dins sa chambreta,
Surtot a l’ora d’aujornduei.
Pasmens vòu pas faire la calha,
Dau desonor vòu pas manjar,
Li dien canalha ! E ben v’es pas.

L’obrier que trabalha, pecaire !
Sovent ganha l’argent dos còps.
Lo vodriá per seis afaires,
Va demandar çò que li fau :
Tot en parlant se s’esparpalha
Quand vien que ditz la veritat,
Li dien canalha ! E ben v’es pas.

Ò meis amics, se faliá tot dire,
N’en diriáu tròp, cresètz va ben,
Fau que sofrissèm lo martire,
E que n’en diguem jamai ren.
Se d’èstre paure fa canalha,
E ben messiers n’en manca pas.
Siam de canalhas, ò n’en siam pas !

inviata da Riccardo Venturi - 13/3/2018 - 20:33



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
13 marzo 2018 20:38
LA CANAGLIA

Nella città di Marsiglia
Abbiamo tanti giovani
Che non hanno né dove stare, né famiglia,
Non lavorano, hanno fame. [1]
C'è chi dice: sono marmaglia.
Vi dirò la verità:
Li chiamano canaglia! Ma non lo sono.

Poi vedete un padre di famiglia
Che pena a dar da mangiare i suoi figli.
Che si sacrifica lavorando duro
Per dare loro un pezzo di pane.
Per letto non ha che un po' di paglia,
E molto spesso niente da mangiare,
Lo chiamano canaglia! Ma non lo è.

E poi trovate, dentro ai suoi stracci,
L'uomo che non osa chieder nulla.
È tutto solo, che infamia,
Perché non sa più dove andare :
Al ristorante non ci va a pranzare
Per paura di non poter pagare,
Lo chiamano canaglia! Ma non lo è.

Poi vedere la ragazza che è sola,
Che non ha genitori che la aiutino.
Non guadagna troppo nella sua cameretta,
Soprattutto al giorno d'oggi.
Eppure non si mette a fare la puttana,
Dal disonore non mangerà,
La chiamano canaglia! Ma non lo è.

L'operaio che lavora, accidenti! [2]
Come denaro, spesso guadagna due soldi.
Lo vorrebbe per le sue faccende,
Mendica quel che gli bisogna :
Mentre parla, si risveglia
Quando succede che dice la verità,
Lo chiamano canaglia! Ma non lo è.

Amici miei, se occorresse dire tutto,
Ne direste troppe, credete, va bene,
Dobbiamo soffrire il martirio,
E non ne diciamo mai niente.
Se essere povero rende canaglia,
Bene, signori, non ne mancano.
Siamo canaglie, o non lo siamo!
[1] L'idiomatismo (“fare denti lunghi”) è sia occitano che francese (“avoir les dents longues”).

[2] Significa, alla lettera, “peccatore”, ma è una comune esclamazione di semplice disappunto.

13/3/2018 - 20:38



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