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'Αριστοφάνους Λυσιστράτη / Aristofane: Lisistrata / Aristophanes: Lysistrata

LA CCG NUMERO 25000 / AWS NUMBER 25000


Lingua: Greco antico

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Εἰρήνη, Χορός Α', 301-345 [La Pace, Coro I, 301-345 / Peace, Chorus I, 301-345]
(Aristofane / Ἀριστοφάνης)


[411 a. C]
[411 bC]
Atene, Feste Lenee
Athens, Lenaia Dramatic Festival
Messa in scena: Callistrato (forse uno pseudonimo di Aristofane stesso)
Scenemaking: Callistratus (maybe a pseudonym of Aristophanes himself)
Edizione / Editor: F.W. Hall - W.M. Geldart, Clarendon Press, Oxford, 1907

Lysistrata. Disegno di Aubrey Beardsley. <br />
A drawing by Aubrey Beardsley
Lysistrata. Disegno di Aubrey Beardsley.
A drawing by Aubrey Beardsley


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COLEI CHE SCIOGLIE GLI ESERCITI


E’ l’anno 411 avanti Cristo quando, alle feste Lenee di Atene, viene presentata una commedia attribuita a tale “Callistrato”. Le feste Lenee si tenevano ogni anno per celebrare il dio Dioniso Leneo; il nome derivava dalle Λῆναι, vale a dire le Menadi, le adoratrici del dio Dioniso; era consuetudine che, durante tali feste, si presentassero delle tragedie e si svolgessero agoni poetici. Era abbastanza raro che venissero presentate delle commedie, come avvenne appunto in quell’anno 411 con la Lisistrata di quel “Callistrato” che abbiamo già nominato. Ora, si dà il caso che tutti sapessero chi si celasse in realtà sotto quel nome, che significa, ironicamente assai, “Bell’Esercito” o “Bella Armata”; si trattava di Aristofane (nome che, a sua volta, significa “di nobile aspetto”), il quale, da sempre, con gli eserciti, belli o brutti che fossero, ce l’aveva assai. E ne aveva ben donde.

Si era, in quell’anno Quattrocentoundici avanti Cristo, proprio nel bel mezzo della Guerra del Peloponneso. Poiché si dice che le guerre sono in sé stupide, va detto che, in un’ipotetica “top ten” delle guerre più stupide della Storia, quella del Peloponneso entrerebbe di diritto. Fin dal suo inizio, per le solite questioni di egemonia e con Sparta che proprio non la voleva affatto, fu chiaro perlomeno alle menti più intelligenti che il suo risultato sarebbe, prima o poi, stato la fine della civiltà Ellenica. Nulla da fare: tirarono diritti. Nel 411 a.C., tra le altre cose, ad Atene il clima era tremendo dopo il fallimento della Spedizione in Sicilia, l’episodio centrale della guerra che provocò la rovina totale di Atene con le migliaia di suoi cittadini messi a morire di stenti e di fatiche nelle Latomie di Siracusa. E Aristofane, come suo costume, ci andò giù durissimo, con la Lisistrata. Sono passati 2500 anni, ed è ancora un simbolo non tanto di “pacifismo”, quanto di antimilitarismo, di accusa alla guerra e alla sua idiozia, e anche di denuncia della condizione della Donna.

Nella composizione della Lisistrata, va detto, entra anche un aspetto che non di rado viene sottaciuto, o minimizzato. Se il nome della protagonista, Lisistrata (Λυσιστράτη), significa “colei che scioglie gli eserciti”, in quell’anno 411 a.C. la sacerdotessa del tempio di Atena Poliade, personaggio storico, si chiamava Lisimaca (Λυσιμάχη), vale a dire “colei che scioglie le guerre”.Non solo: la sacerdotessa del tempio di Atena Nike si chiamava “Mirrina”. Come si vede, si tratta di nomi molto simili, o addirittura identici, a due personaggi di primissimo piano della commedia aristofanea. Non è probabilmente un fatto casuale: le due sacerdotesse dovevano, per forza di cose, appartenere a famiglie nobili, e quindi conservatrici. Si crede quindi che Aristofane, facendo smascherare proprio a Lisistrata e a Mirrina l'ignoranza e inettitudine del rappresentante della magistratura oligarchica e antidemocratica (il commissario), volesse lanciare un messaggio a tutta la cittadinanza, quello di non dividersi in caste e classi sociali dagli interessi contrapposti, ma pensare esclusivamente al bene della città. Cosa che, come è noto, non avvenne affatto.

LysistrataPoiché la Lisistrata dovrebbe appartenere a quel ristretto novero di opere teatrali di conoscenza veramente universale, sarebbe forse inutile ricordarne la trama pur per sommi capi; ma, poiché ultimamente la “conoscenza universale” soffre qualche acciacco di vecchiaia, sarà comunque bene farne rapida menzione. L’ateniese Lisistrata, un bel giorno, convoca le donne di Atene e di altre città (tra cui una spartana, Lampitò), per discutere un problema di non poco conto. Gli uomini delle città greche, infatti, a causa della guerra del Peloponneso, non hanno più il tempo di stare con le loro famiglie. E’ qui che Lisistrata propone una cosa semplicissima e altamente rivoluzionaria: lo sciopero del sesso. Finché gli uomini non firmeranno la pace, esse si rifiuteranno di : a) fare l’amore con loro / b) avere rapporti sessuali / c) dàrgliela (scegliere l’espressione che si preferisce). Le donne elleniche, in un primo momento, come dire, restano un po’ sbigottite e titubanti; poi si rendono conto della portata della proposta, e dei suoi possibili effetti, e si dicono favorevoli al piano di Lisistrata, facendo un giuramento.

Le donne, a quel punto, passano all’azione diretta. Occupano infatti l’Acropoli ateniese, per privare gli uomini dei mezzi finanziari per continuare a fare la guerra: Togli agli ometti soldi e sesso, e la guerricciola, pàff, passa in secondo piano. Arriva allora il “Coro dei vecchi ateniesi” il quale, per vendetta, vorrebbe dare alle fiamme l’Acropoli intera con tutte le donne dentro; ma viene fermato dal “Coro delle vecchie ateniesi”, che hanno solidarizzato con le donne più giovani. Gli uomini mandano allora un Commissario per trattare con le donne, ma Lisistrata ne smaschera la stupidità, l’idiozia, l’ignoranza, la comprensione nulla delle vicende che stanno accadendo (sembra di rivedere parecchie figure di “mediatori” negli attuali conflitti). Tra le donne, comunque, serpeggia qualche dubbio; parecchie inventano pretesti per voler tornare a casa dai mariti, e Lisistrata deve darsi molto da fare per impedire loro di lasciare l’Acropoli okkupata, concedendo solo a Mirrina di tornare dal marito Cinesia ma solo allo scopo di arraparlo ben bene per poi lasciarlo con un palmo di naso. Mirrina gioca alla perfezione il tiro al marito: gli fa credere di essere tornata per fare l’amore con lui, ma poi scappa lasciandolo lì a sbollire.

Nel frattempo, lo sciopero del sesso si fa sentire anche nelle altre città greche: da Sparta arriva un araldo, finalmente, per trattare la pace. La scena è notissima e esilarante: l’araldo spartano, infatti, ce l’ha palesemente incannato ed incontra proprio Cinesia, il marito di Mirrina, il quale è nella stessa identica condizione. I due si mettono d’accordo: Sparta invia ambasciatori pronti a trattare la pace, mentre Cinesia si occupa di informare le istituzioni ateniesi. Si riconciliano quindi anche i due cori, quello dei vecchi e quello delle vecchie ateniesi, e lo stesso fanno gli ambasciatori spartani e ateniesi davanti a Lisistrata trionfatrice. Questa si lancia in un elevato discorso pacifista che ricorda le radici comuni di tutti i popoli greci; ma tale discorso si trasforma presto in un profluvio di allusioni e doppi sensi sessuali da parte degli uomini. In un tripudio di danze e banchetti, si celebra il ritorno delle donne dai loro mariti.

La Lisistrata non è solo considerata una delle migliori commedie aristofanee; è, probabilmente, quella che ha avuto, in ogni epoca, l’influenza più profonda. Per la sua estrema modernità, non è esagerato affermare che abbia influenzato da vicino proprio i movimenti femministi del XX secolo. Occorre però specificare che le donne ateniesi di Aristofane non si battono propriamente né per la parità dei sessi, né per l’emancipazione della Donna: si battono per la pace, per fare finire la guerra. Tuttavia, la Lisistrata è il primo testo che ci sia noto che parli dell’emancipazione femminile, non soltanto per mezzo di un lamento patetico (questo era già avvenuto, ad esempio, nella Medea di Euripide, autore peraltro abòrrito da Aristofane che non perdeva occasione per attaccarlo e metterlo in ridicolo), bensì mediante un’autentica e fattiva collaborazione tra le donne, anche e soprattutto di diverse città, le quali appaiono perfettamente conscie delle loro possibilità e della loro capacità di imporre il proprio volere agli uomini. Il “coro dei vecchi Ateniesi” se ne accorge subito, lanciando un canto di allarme: ”Se cediamo, se gli diamo il minimo appiglio, non ci sarà più un mestiere che queste, con la loro ostinazione, non riusciranno a fare. Costruiranno navi, vorranno combattere per mare […] Se poi si metteranno a cavalcare, sarà la fine dei cavalieri.” (vv. 671-676). Le donne non si sentono per nulla “inferiori” e deboli, arrivando a pensare, se gli uomini riuscissero a strappare loro un atto sessuale con la forza, che comunque esse otterrebbero il loro scopo compiendo l’atto senza nessuna partecipazione. L’astinenza si rivela durissima per gli uomini, ma anche per le donne, tanto che Lisistrata deve impegnarsi a fondo per tenere unite le sue compagne. Ciononostante, malgrado le difficoltà, le donne resistono e la firma della pace arriva come una liberazione per entrambi i sessi.

La portata rivoluzionaria della Lisistrata non può essere compresa appieno se non si considera la condizione della donna nell’Atene del V secolo a.C. Si parla qui, naturalmente, della condizione delle donne libere, di condizione media e elevata: quella delle donne di condizione inferiore (per non parlare, ovviamente e purtroppo, delle schiave) non sarebbe mutata, in Grecia e altrove, fino ai tempi moderni. Anche la donna “libera”, nell’Atene di quell’epoca, aveva possibilità assai limitate: non aveva accesso né alle cariche pubbliche, né ad un’istruzione adeguata. Il compito della donna era quello di procreare e badare alle faccende domestiche, con o senza l’ausilio di schiavi (e schiave). La donna passava quasi tutto il suo tempo in casa, e non era mai presente nei luoghi pubblici ateniesi, come l’Agorà ed il Ginnasio. Fatto significativo assai, non è neppure chiaro se potessero assistere alle rappresentazioni teatrali. Poiché nelle tragedie e nelle commedie le parti femminili erano comunque affidate a uomini, è praticamente certo che anche nella rappresentazione originale della Lisistrata la sua parte e quella delle sue compagne siano state affidate ad attori maschi. Le donne delle famiglie di condizione inferiore erano spesso costrette a trovarsi un lavoro esterno (lavandaia, tessitrice, balia), che al tempo stesso costituiva un aggravio delle loro fatiche e l’unica possibilità di avere delle relazioni sociali. Il marito veniva scelto dalla famiglia; una ragazza era considerata in età da marito verso l’età di 14 anni e, in genere, veniva data in sposa ad uomini sulla trentina, assieme a una dote per il suo mantenimento. La donna non aveva il diritto di amministrare la propria dote (compito che spettava al marito) anche se, qualora la dote fosse consistente, le permetteva comunque di non avere problemi economici per tutta la vita. In tutto questo si deve considerare che, tra tutte le poleis greche, Atene non era probabilmente quella che garantiva maggiore libertà alle donne. A Sparta, ad esempio, la donna poteva disporre liberamente dei propri averi e poteva allenarsi facendo ginnastica. Nella “comunista” Sparta, probabilmente la donna aveva una vita sociale più vivace. [RV]





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Ελληνικά / greco moderno - français - Español - Deutsch - Italiano - traduzione di Bartolomio Rositini, Pietro Rositini (1545)


lysisguate
Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ εἴ τις ἐς Βακχεῖον αὐτὰς ἐκάλεσεν,
ἢ ᾽ς Πανὸς ἢ ᾽πὶ Κωλιάδ᾽ ἢ ᾽ς Γενετυλλίδος,
οὐδ᾽ ἂν διελθεῖν ἦν ἂν ὑπὸ τῶν τυμπάνων.
νῦν δ᾽ οὐδεμία πάρεστιν ἐνταυθοῖ γυνή·
πλὴν ἥ γ᾽ ἐμὴ κωμῆτις ἥδ᾽ ἐξέρχεται. 5
χαῖρ᾽ ὦ Καλονίκη.

Καλονίκη
καὶ σύ γ᾽ ὦ Λυσιστράτη.
τί συντετάραξαι; μὴ σκυθρώπαζ᾽ ὦ τέκνον.
οὐ γὰρ πρέπει σοι τοξοποιεῖν τὰς ὀφρῦς.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ ὦ Καλονίκη κάομαι τὴν καρδίαν,
καὶ πόλλ᾽ ὑπὲρ ἡμῶν τῶν γυναικῶν ἄχθομαι, 10
ὁτιὴ παρὰ μὲν τοῖς ἀνδράσιν νενομίσμεθα
εἶναι πανοῦργοι--

Καλονίκη
καὶ γάρ ἐσμεν νὴ Δία.

Λυσιστράτη
εἰρημένον δ᾽ αὐταῖς ἀπαντᾶν ἐνθάδε
βουλευσομέναισιν οὐ περὶ φαύλου πράγματος,
εὕδουσι κοὐχ ἥκουσιν. 15

Καλονίκη
ἀλλ᾽ ὦ φιλτάτη
ἥξουσι· χαλεπή τοι γυναικῶν ἔξοδος.
ἡ μὲν γὰρ ἡμῶν περὶ τὸν ἄνδρ᾽ ἐκύπτασεν,
ἡ δ᾽ οἰκέτην ἤγειρεν, ἡ δὲ παιδίον
κατέκλινεν, ἡ δ᾽ ἔλουσεν, ἡ δ᾽ ἐψώμισεν.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ ἕτερά τἄρ᾽ ἦν τῶνδε προὐργιαίτερα 20
αὐταῖς.

Καλονίκη
τί δ᾽ ἐστὶν ὦ φίλη Λυσιστράτη,
ἐφ᾽ ὅ τι ποθ᾽ ἡμᾶς τὰς γυναῖκας συγκαλεῖς;
τί τὸ πρᾶγμα; πηλίκον τι;

Λυσιστράτη
μέγα.

Καλονίκη
μῶν καὶ παχύ;

Λυσιστράτη
καὶ νὴ Δία παχύ.

Καλονίκη
κᾆτα πῶς οὐχ ἥκομεν;

Λυσιστράτη
οὐχ οὗτος ὁ τρόπος· ταχὺ γὰρ ἂν ξυνήλθομεν. 25
ἀλλ᾽ ἔστιν ὑπ᾽ ἐμοῦ πρᾶγμ᾽ ἀνεζητημένον
πολλαῖσί τ᾽ ἀγρυπνίαισιν ἐῤῥιπτασμένον.

Καλονίκη
ἦ πού τι λεπτόν ἐστι τοὐῤῥιπτασμένον.

Λυσιστράτη
οὕτω γε λεπτὸν ὥσθ᾽ ὅλης τῆς Ἑλλάδος
ἐν ταῖς γυναιξίν ἐστιν ἡ σωτηρία. 30

Καλονίκη
ἐν ταῖς γυναιξίν; ἐπ᾽ ὀλίγου γ᾽ ὠχεῖτ᾽ ἄρα.

Λυσιστράτη
ὡς ἔστ᾽ ἐν ἡμῖν τῆς πόλεως τὰ πράγματα,
ἢ μηκέτ᾽ εἶναι μήτε Πελοποννησίους--

Καλονίκη
βέλτιστα τοίνυν μηκέτ᾽ εἶναι νὴ Δία.

Λυσιστράτη
Βοιωτίους τε πάντας ἐξολωλέναι. 35

Καλονίκη
μὴ δῆτα πάντας γ᾽, ἀλλ᾽ ἄφελε τὰς ἐγχέλεις.

strong>Λυσιστράτη
περὶ τῶν Ἀθηνῶν δ᾽ οὐκ ἐπιγλωττήσομαι
τοιοῦτον οὐδέν· ἀλλ᾽ ὑπονόησον σύ μοι.
ἢν δὲ ξυνέλθωσ᾽ αἱ γυναῖκες ἐνθάδε
αἵ τ᾽ ἐκ Βοιωτῶν αἵ τε Πελοποννησίων 40
ἡμεῖς τε, κοινῇ σώσομεν τὴν Ἑλλάδα.

Καλονίκη
τί δ᾽ ἂν γυναῖκες φρόνιμον ἐργασαίατο
ἢ λαμπρόν, αἳ καθήμεθ᾽ ἐξηνθισμέναι,
κροκωτοφοροῦσαι καὶ κεκαλλωπισμέναι
καὶ Κιμμερίκ᾽ ὀρθοστάδια καὶ περιβαρίδας; 45

Λυσιστράτη
ταῦτ᾽ αὐτὰ γάρ τοι κἄσθ᾽ ἃ σώσειν προσδοκῶ,
τὰ κροκωτίδια καὶ τὰ μύρα χαἰ περιβαρίδες
χἤγχουσα καὶ τὰ διαφανῆ χιτώνια.

Καλονίκη
τίνα δὴ τρόπον ποθ᾽;

Λυσιστράτη
ὥστε τῶν νῦν μηδένα
ἀνδρῶν ἐπ᾽ ἀλλήλοισιν ἄρεσθαι δόρυ-- 50

Καλονίκη
κροκωτὸν ἄρα νὴ τὼ θεὼ ᾽γὼ βάψομαι.

Λυσιστράτη
μηδ᾽ ἀσπίδα λαβεῖν--

Καλονίκη
Κιμμερικὸν ἐνδύσομαι.

Λυσιστράτη
μηδὲ ξιφίδιον.

Καλονίκη
κτήσομαι περιβαρίδας.

Λυσιστράτη
ἆρ᾽ οὐ παρεῖναι τὰς γυναῖκας δῆτ᾽ ἐχρῆν;

Καλονίκη
οὐ γὰρ μὰ Δί᾽ ἀλλὰ πετομένας ἥκειν πάλαι. 55

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ ὦ μέλ᾽ ὄψει τοι σφόδρ᾽ αὐτὰς Ἀττικάς,
ἅπαντα δρώσας τοῦ δέοντος ὕστερον.
ἀλλ᾽ οὐδὲ Παράλων οὐδεμία γυνὴ πάρα,
οὐδ᾽ ἐκ Σαλαμῖνος.

Καλονίκη
ἀλλ᾽ ἐκεῖναί γ᾽ οἶδ᾽ ὅτι
ἐπὶ τῶν κελήτων διαβεβήκασ᾽ ὄρθριαι. 60

Λυσιστράτη
οὐδ᾽ ἃς προσεδόκων κἀλογιζόμην ἐγὼ
πρώτας παρέσεσθαι δεῦρο τὰς Ἀχαρνέων
γυναῖκας, οὐχ ἥκουσιν.

Καλονίκη
ἡ γοῦν Θεογένους
ὡς δεῦρ᾽ ἰοῦσα θοὐκάταιον ἤρετο.
ἀτὰρ αἵδε καὶ δή σοι προσέρχονταί τινες. 65

Λυσιστράτη
αἱδί θ᾽ ἕτεραι χωροῦσί τινες.

Καλονίκη
ἰοὺ ἰού,
πόθεν εἰσίν;

Λυσιστράτη
Ἀναγυρουντόθεν.

Καλονίκη
νὴ τὸν Δία·
ὁ γοῦν ἀνάγυρός μοι κεκινῆσθαι δοκεῖ.

Μυῤῥίνη
μῶν ὕστεραι πάρεσμεν ὦ Λυσιστράτη;
τί φῄς; τί σιγᾷς; 70

Λυσιστράτη
οὔ σ᾽ ἐπαινῶ Μυῤῥίνη
ἥκουσαν ἄρτι περὶ τοιούτου πράγματος.

Μυῤῥίνη
μόλις γὰρ ηὗρον ἐν σκότῳ τὸ ζώνιον.
ἀλλ᾽ εἴ τι πάνυ δεῖ, ταῖς παρούσαισιν λέγε.

Λυσιστράτη
μὰ Δί᾽ ἀλλ᾽ ἐπαναμείνωμεν ὀλίγου γ᾽ οὕνεκα
τάς τ᾽ ἐκ Βοιωτῶν τάς τε Πελοποννησίων 75
γυναῖκας ἐλθεῖν.

Μυῤῥίνη
πολὺ σὺ κάλλιον λέγεις.
ἡδὶ δὲ καὶ δὴ Λαμπιτὼ προσέρχεται.

Λυσιστράτη
ὦ φιλτάτη Λάκαινα χαῖρε Λαμπιτοῖ.
οἷον τὸ κάλλος γλυκυτάτη σου φαίνεται.
ὡς δ᾽ εὐχροεῖς, ὡς δὲ σφριγᾷ τὸ σῶμά σου. 80
κἂν ταῦρον ἄγχοις.

Λαμπιτῶ
μάλα γ᾽ οἰῶ ναὶ τὼ σιώ·
γυμνάδδομαι γὰρ καὶ ποτὶ πυγὰν ἅλλομαι.

Καλονίκη
ὡς δὴ καλὸν τὸ χρῆμα τιτθίων ἔχεις.

Λαμπιτῶ
περ ἱερεῖόν τοί μ᾽ ὑποψαλάσσετε.

Λυσιστράτη
ἡδὶ δὲ ποδαπή ᾽σθ᾽ ἡ νεᾶνις ἡτέρα; 85

Λαμπιτῶ
πρέσβειρά τοι ναὶ τὼ σιὼ Βοιωτία
ἵκει ποθ᾽ ὑμέ.

Μυῤῥίνη
νὴ μὰ Δία Βοιωτία,
καλόν γ᾽ ἔχουσα τὸ πεδίον.

Καλονίκη
καὶ νὴ Δία
κομψότατα τὴν βληχώ γε παρατετιλμένη.

Λυσιστράτη
τίς δ᾽ ἡτέρα παῖς; 90

Λαμπιτῶ
χαΐα ναὶ τὼ σιώ,
Κορινθία δ᾽ αὖ.

Καλονίκη
χαΐα νὴ τὸν Δία
δήλη ᾽στὶν οὖσα ταυταγὶ τἀντευθενί.

Λαμπιτῶ
τίς δ᾽ αὖ ξυναλίαξε τόνδε τὸν στόλον
τὸν τᾶν γυναικῶν;

Λυσιστράτη
ἥδ᾽ ἐγώ.

Λαμπιτῶ
μύσιδδέ τοι
ὅ τι λῇς ποθ᾽ ἁμέ. 95

Καλονίκη
νὴ Δί᾽ ὦ φίλη γύναι,
λέγε δῆτα τὸ σπουδαῖον ὅ τι τοῦτ᾽ ἐστί σοι.

Λυσιστράτη
λέγοιμ᾽ ἂν ἤδη. πρὶν λέγειν <δ᾽>, ὑμᾶς τοδὶ
ἐπερήσομαί τι μικρόν.

Καλονίκη
ὅ τι βούλει γε σύ.

Λυσιστράτη
τοὺς πατέρας οὐ ποθεῖτε τοὺς τῶν παιδίων
ἐπὶ στρατιᾶς ἀπόντας; εὖ γὰρ οἶδ᾽ ὅτι 100
πάσαισιν ὑμῖν ἐστιν ἀποδημῶν ἀνήρ.

Καλονίκη
ὁ γοῦν ἐμὸς ἀνὴρ πέντε μῆνας ὦ τάλαν
ἄπεστιν ἐπὶ Θρᾴκης φυλάττων Εὐκράτη.

Μυῤῥίνη
ὁ δ᾽ ἐμός γε τελέους ἑπτὰ μῆνας ἐν Πύλῳ.

Λαμπιτῶ
ὁ δ᾽ ἐμός γα καἴ κ᾽ ἐκ τᾶς ταγᾶς ἔλσῃ ποκά, 105
πορπακισάμενος φροῦδος ἀμπτάμενος ἔβα.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ οὐδὲ μοιχοῦ καταλέλειπται φεψάλυξ.
ἐξ οὗ γὰρ ἡμᾶς προὔδοσαν Μιλήσιοι,
οὐκ εἶδον οὐδ᾽ ὄλισβον ὀκτωδάκτυλον,
ὃς ἦν ἂν ἡμῖν σκυτίνη ᾽πικουρία. 110
ἐθέλοιτ᾽ ἂν οὖν, εἰ μηχανὴν εὕροιμ᾽ ἐγώ,
μετ᾽ ἐμοῦ καταλῦσαι τὸν πόλεμον;

Καλονίκη
νὴ τὼ θεώ·
ἔγωγ᾽ ἂν <οὖν> κἂν εἴ με χρείη τοὔγκυκλον
τουτὶ καταθεῖσαν ἐκπιεῖν αὐθημερόν.

Μυῤῥίνη
ἐγὼ δέ γ᾽ ἂν κἂν ὡσπερεὶ ψῆτταν δοκῶ 115
δοῦναι ἂν ἐμαυτῆς παρατεμοῦσα θἤμισυ.

Λαμπιτῶ
ἐγὼ δὲ καί κα ποττὸ Ταΰγετόν γ᾽ ἄνω
ἔλσοιμ᾽ ὅπᾳ μέλλοιμί γ᾽ εἰράναν ἰδεῖν.

Λυσιστράτη
λέγοιμ᾽ ἄν· οὐ δεῖ γὰρ κεκρύφθαι τὸν λόγον.
ἡμῖν γὰρ ὦ γυναῖκες, εἴπερ μέλλομεν 120
ἀναγκάσειν τοὺς ἄνδρας εἰρήνην ἄγειν,
ἀφεκτέ᾽ ἐστὶ--

Καλονίκη
τοῦ; φράσον.

Λυσιστράτη
ποιήσετ᾽ οὖν;

Καλονίκη
ποιήσομεν, κἂν ἀποθανεῖν ἡμᾶς δέῃ.

Λυσιστράτη
ἀφεκτέα τοίνυν ἐστὶν ἡμῖν τοῦ πέους.
τί μοι μεταστρέφεσθε; ποῖ βαδίζετε; 125
αὗται τί μοιμυᾶτε κἀνανεύετε;
τί χρὼς τέτραπται; τί δάκρυον κατείβεται;
ποιήσετ᾽ ἢ οὐ ποιήσετ᾽; ἢ τί μέλλετε;

Καλονίκη
οὐκ ἂν ποιήσαιμ᾽, ἀλλ᾽ ὁ πόλεμος ἑρπέτω.

Μυῤῥίνη
μὰ Δί᾽ οὐδ᾽ ἐγὼ γάρ, ἀλλ᾽ ὁ πόλεμος ἑρπέτω. 130

Λυσιστράτη
ταυτὶ σὺ λέγεις ὦ ψῆττα; καὶ μὴν ἄρτι γε
ἔφησθα σαυτῆς κἂν παρατεμεῖν θἤμισυ.

Καλονίκη
ἄλλ᾽ ἄλλ᾽ ὅ τι βούλει· κἄν με χρῇ διὰ τοῦ πυρὸς
ἐθέλω βαδίζειν· τοῦτο μᾶλλον τοῦ πέους.
οὐδὲν γὰρ οἷον ὦ φίλη Λυσιστράτη. 135

Λυσιστράτη
τί δαὶ σύ;

Ἄλλη
κἀγὼ βούλομαι διὰ τοῦ πυρός.

Λυσιστράτη
ὦ παγκατάπυγον θἠμέτερον ἅπαν γένος,
οὐκ ἐτὸς ἀφ᾽ ἡμῶν εἰσιν αἱ τραγῳδίαι.
οὐδὲν γάρ ἐσμεν πλὴν Ποσειδῶν καὶ σκάφη.

ἀλλ᾽ ὦ φίλη Λάκαινα, σὺ γὰρ ἐὰν γένῃ 140
μόνη μετ᾽ ἐμοῦ, τὸ πρᾶγμ᾽ ἀνασωσαίμεσθ᾽ ἔτ᾽ <ἄν>,
ξυμψήφισαί μοι.

Λαμπιτῶ
χαλεπὰ μὲν ναὶ τὼ σιὼ
γυναῖκάς ἐσθ᾽ ὑπνῶν ἄνευ ψωλᾶς μόνας.
ὅμως γα μάν· δεῖ τᾶς γὰρ εἰράνας μάλ᾽ αὖ.

Λυσιστράτη

ὦ φιλτάτη σὺ καὶ μόνη τούτων γυνή. 145

Καλονίκη
εἰ δ᾽ ὡς μάλιστ᾽ ἀπεχοίμεθ᾽ οὗ σὺ δὴ λέγεις,
ὃ μὴ γένοιτο, μᾶλλον ἂν διὰ τουτογὶ
γένοιτ᾽ ἂν εἰρήνη;

Λυσιστράτη
πολύ γε νὴ τὼ θεώ.
εἰ γὰρ καθοίμεθ᾽ ἔνδον ἐντετριμμέναι,

κἀν τοῖς χιτωνίοισι τοῖς Ἀμοργίνοις 150
γυμναὶ παρίοιμεν δέλτα παρατετιλμέναι,
στύοιντο δ᾽ ἅνδρες κἀπιθυμοῖεν σπλεκοῦν,
ἡμεῖς δὲ μὴ προσίοιμεν ἀλλ᾽ ἀπεχοίμεθα,
σπονδὰς ποιήσαιντ᾽ ἂν ταχέως, εὖ οἶδ᾽ ὅτι.

Λαμπιτῶ
ὁ γῶν Μενέλαος τᾶς Ἑλένας τὰ μᾶλά πᾳ 155
γυμνᾶς παραϊδὼν ἐξέβαλ᾽, οἰῶ, τὸ ξίφος.

Καλονίκη
τί δ᾽ ἢν ἀφιῶσ᾽ ἅνδρες ἡμᾶς ὦ μέλε;

Λυσιστράτη
τὸ τοῦ Φερεκράτους, κύνα δέρειν δεδαρμένην.

Καλονίκη
φλυαρία ταῦτ᾽ ἐστὶ τὰ μεμιμημένα.
ἐὰν λαβόντες δ᾽ ἐς τὸ δωμάτιον βίᾳ 160
ἕλκωσιν ἡμᾶς;

Λυσιστράτη
ἀντέχου σὺ τῶν θυρῶν.

Καλονίκη
ἐὰν δὲ τύπτωσιν;

Λυσιστράτη
παρέχειν χρὴ κακὰ κακῶς.
οὐ γὰρ ἔνι τούτοις ἡδονὴ τοῖς πρὸς βίαν.
κἄλλως ὀδυνᾶν χρή· κἀμέλει ταχέως πάνυ

ἀπεροῦσιν. οὐ γὰρ οὐδέποτ᾽ εὐφρανθήσεται 165
ἀνήρ, ἐὰν μὴ τῇ γυναικὶ συμφέρῃ.

Καλονίκη
εἴ τοι δοκεῖ σφῷν ταῦτα, χἠμῖν ξυνδοκεῖ.

Λαμπιτῶ
καὶ τὼς μὲν ἁμῶν ἄνδρας ἁμὲς πείσομες
παντᾷ δικαίως ἄδολον εἰράναν ἄγειν·
τὸν τῶν Ἀσαναίων γα μὰν ῥυάχετον 170
πᾷ κά τις ἀμπείσειεν αὖ μὴ πλαδδιῆν;

Λυσιστράτη
ἡμεῖς ἀμέλει σοι τά γε παρ᾽ ἡμῖν πείσομεν.

Λαμπιτῶ
οὐχ ἇς πόδας κ᾽ ἔχωντι ταὶ τριήρεες,
καὶ τὠργύριον τὤβυσσον ᾖ πὰρ τᾷ σιῷ.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ ἔστι καὶ τοῦτ᾽ εὖ παρεσκευασμένον· 175
καταληψόμεθα γὰρ τὴν ἀκρόπολιν τήμερον.
ταῖς πρεσβυτάταις γὰρ προστέτακται τοῦτο δρᾶν,
ἕως ἂν ἡμεῖς ταῦτα συντιθώμεθα,
θύειν δοκούσαις καταλαβεῖν τὴν ἀκρόπολιν.

Λαμπιτῶ
παντᾷ κ᾽ ἔχοι, καὶ τᾷδε γὰρ λέγεις καλῶς. 180

Λυσιστράτη
τί δῆτα ταῦτ᾽ οὐχ ὡς τάχιστ᾽ ὦ Λαμπιτοῖ
ξυνωμόσαμεν, ὅπως ἂν ἀῤῥήκτως ἔχῃ;

Λαμπιτῶ
πάρφαινε μὰν τὸν ὅρκον, ὡς ὀμιόμεθα.

Λυσιστράτη
καλῶς λέγεις. ποῦ ᾽σθ᾽ ἡ Σκύθαινα; ποῖ βλέπεις;

θὲς ἐς τὸ πρόσθεν ὑπτίαν τὴν ἀσπίδα, 185
καί μοι δότω τὰ τόμιά τις.

Καλονίκη
Λυσιστράτη
τίν᾽ ὅρκον ὁρκώσεις ποθ᾽ ἡμᾶς;

Λυσιστράτη
ὅντινα;
εἰς ἀσπίδ᾽, ὥσπερ φάσ᾽ ἐν Αἰσχύλῳ ποτέ,
μηλοσφαγούσας.

Καλονίκη
μὴ σύ γ᾽ ὦ Λυσιστράτη

εἰς ἀσπίδ᾽ ὀμόσῃς μηδὲν εἰρήνης πέρι. 190

Λυσιστράτη
τίς ἂν οὖν γένοιτ᾽ ἂν ὅρκος;

Καλονίκη
εἰ λευκόν ποθεν
ἵππον λαβοῦσαι τόμιον ἐντεμοίμεθα.

Λυσιστράτη
ποῖ λευκὸν ἵππον;

Καλονίκη
ἀλλὰ πῶς ὀμούμεθα
ἡμεῖς;

Λυσιστράτη
ἐγώ σοι νὴ Δί᾽, ἢν βούλῃ, φράσω.

θεῖσαι μέλαιναν κύλικα μεγάλην ὑπτίαν, 195
μηλοσφαγοῦσαι Θάσιον οἴνου σταμνίον
ὀμόσωμεν ἐς τὴν κύλικα μὴ ᾽πιχεῖν ὕδωρ.

Λαμπιτῶ
φεῦ δᾶ τὸν ὅρκον ἄφατον ὡς ἐπαινίω.

Λυσιστράτη
φερέτω κύλικά τις ἔνδοθεν καὶ σταμνίον.

Μυῤῥίνη
ὦ φίλταται γυναῖκες, <ὁ> κεραμεὼν ὅσος. 200

Καλονίκη
ταύτην μὲν ἄν τις εὐθὺς ἡσθείη λαβών.

Λυσιστράτη
καταθεῖσα ταύτην προσλαβοῦ μοι τοῦ κάπρου.
δέσποινα Πειθοῖ καὶ κύλιξ φιλοτησία,
τὰ σφάγια δέξαι ταῖς γυναιξὶν εὐμενής.

Καλονίκη
εὔχρων γε θαἶμα κἀποπυτίζει καλῶς. 205

Λαμπιτῶ
καὶ μὰν ποτόδδει γ᾽ ἁδὺ ναὶ τὸν Κάστορα.

Μυῤῥίνη
ἐᾶτε πρώτην μ᾽ ὦ γυναῖκες ὀμνύναι.

Καλονίκη
μὰ τὴν Ἀφροδίτην οὔκ, ἐάν γε μὴ λάχῃς.

Λυσιστράτη
λάζυσθε πᾶσαι τῆς κύλικος ὦ Λαμπιτοῖ·

λεγέτω δ᾽ ὑπὲρ ὑμῶν μί᾽ ἅπερ ἂν κἀγὼ λέγω· 210
ὑμεῖς δ᾽ ἐπομεῖσθε ταὐτὰ κἀμπεδώσετε.
οὐκ ἔστιν οὐδεὶς οὔτε μοιχὸς οὔτ᾽ ἀνήρ--

Καλονίκη
οὐκ ἔστιν οὐδεὶς οὔτε μοιχὸς οὔτ᾽ ἀνήρ--

Λυσιστράτη
ὅστις πρὸς ἐμὲ πρόσεισιν ἐστυκώς. λέγε.

Καλονίκη
ὅστις πρὸς ἐμὲ πρόσεισιν ἐστυκώς. παπαῖ 215
ὑπολύεταί μου τὰ γόνατ᾽ ὦ Λυσιστράτη.

Λυσιστράτη
οἴκοι δ᾽ ἀταυρώτη διάξω τὸν βίον--

Καλονίκη
οἴκοι δ᾽ ἀταυρώτη διάξω τὸν βίον--

Λυσιστράτη
κροκωτοφοροῦσα καὶ κεκαλλωπισμένη,--

Καλονίκη
κροκωτοφοροῦσα καὶ κεκαλλωπισμένη,-- 220

Λυσιστράτη
ὅπως ἂν ἁνὴρ ἐπιτυφῇ μάλιστά μου·

Καλονίκη
ὅπως ἂν ἁνὴρ ἐπιτυφῇ μάλιστά μου·

Λυσιστράτη
κοὐδέποθ᾽ ἑκοῦσα τἀνδρὶ τὠμῷ πείσομαι.

Καλονίκη
κοὐδέποθ᾽ ἑκοῦσα τἀνδρὶ τὠμῷ πείσομαι.

Λυσιστράτη
ἐὰν δέ μ᾽ ἄκουσαν βιάζηται βίᾳ,-- 225

Καλονίκη
ἐὰν δέ μ᾽ ἄκουσαν βιάζηται βίᾳ,--

Λυσιστράτη
κακῶς παρέξω κοὐχὶ προσκινήσομαι.

Καλονίκη
κακῶς παρέξω κοὐχὶ προσκινήσομαι.

Λυσιστράτη
οὐ πρὸς τὸν ὄροφον ἀνατενῶ τὼ Περσικά.

Καλονίκη
οὐ πρὸς τὸν ὄροφον ἀνατενῶ τὼ Περσικά. 230

Λυσιστράτη
οὐ στήσομαι λέαιν᾽ ἐπὶ τυροκνήστιδος.

Καλονίκη
οὐ στήσομαι λέαιν᾽ ἐπὶ τυροκνήστιδος.

Λυσιστράτη
ταῦτ᾽ ἐμπεδοῦσα μὲν πίοιμ᾽ ἐντευθενί·

Καλονίκη
ταῦτ᾽ ἐμπεδοῦσα μὲν πίοιμ᾽ ἐντευθενί·

Λυσιστράτη
εἰ δὲ παραβαίην, ὕδατος ἐμπλῇθ᾽ ἡ κύλιξ. 235

Καλονίκη
εἰ δὲ παραβαίην, ὕδατος ἐμπλῇθ᾽ ἡ κύλιξ.

Λυσιστράτη
συνεπόμνυθ᾽ ὑμεῖς ταῦτα πᾶσαι;

Πᾶσαι
νὴ Δία.

Λυσιστράτη
φέρ᾽ ἐγὼ καθαγίσω τήνδε.

Καλονίκη
τὸ μέρος γ᾽ ὦ φίλη,
ὅπως ἂν ὦμεν εὐθὺς ἀλλήλων φίλαι.

Λαμπιτῶ
τίς ὡλολυγά; 240

Λυσιστράτη
τοῦτ᾽ ἐκεῖν᾽ οὑγὼ ᾽λεγον·
αἱ γὰρ γυναῖκες τὴν ἀκρόπολιν τῆς θεοῦ
ἤδη κατειλήφασιν. ἀλλ᾽ ὦ Λαμπιτοῖ
σὺ μὲν βάδιζε καὶ τὰ παρ᾽ ὑμῶν εὖ τίθει,
τασδὶ δ᾽ ὁμήρους κατάλιφ᾽ ἡμῖν ἐνθάδε·
ἡμεῖς δὲ ταῖς ἄλλαισι ταῖσιν ἐν πόλει 245
ξυνεμβάλωμεν εἰσιοῦσαι τοὺς μοχλούς.

Καλονίκη
οὔκουν ἐφ᾽ ἡμᾶς ξυμβοηθήσειν οἴει
τοὺς ἄνδρας εὐθύς;

Λυσιστράτη
ὀλίγον αὐτῶν μοι μέλει.
οὐ γὰρ τοσαύτας οὔτ᾽ ἀπειλὰς οὔτε πῦρ
ἥξουσ᾽ ἔχοντες ὥστ᾽ ἀνοῖξαι τὰς πύλας 250
ταύτας, ἐὰν μὴ ᾽φ᾽ οἷσιν ἡμεῖς εἴπομεν.

Καλονίκη
μὰ τὴν Ἀφροδίτην οὐδέποτέ γ᾽· ἄλλως γὰρ ἂν
ἄμαχοι γυναῖκες καὶ μιαραὶ κεκλῄμεθ᾽ ἄν.

Χορὸς Γερόντων
χώρει Δράκης, ἡγοῦ βάδην, εἰ καὶ τὸν ὦμον ἀλγεῖς
κορμοῦ τοσουτονὶ βάρος χλωρᾶς φέρων ἐλάας. 255

Χορὸς Γερόντων
ἦ πόλλ᾽ ἄελπτ᾽ ἔνεστιν ἐν τῷ μακρῷ βίῳ φεῦ,
ἐπεὶ τίς ἄν ποτ᾽ ἤλπισ᾽ ὦ Στρυμόδωρ᾽ ἀκοῦσαι
γυναῖκας, ἃς ἐβόσκομεν 260
κατ᾽ οἶκον ἐμφανὲς κακόν,
κατὰ μὲν ἅγιον ἔχειν βρέτας,
κατὰ δ᾽ ἀκρόπολιν ἐμὰν λαβεῖν
μοχλοῖς δὲ καὶ κλῄθροισι
τὰ προπύλαια πακτοῦν; 265

Χορὸς Γερόντων
ἀλλ᾽ ὡς τάχιστα πρὸς πόλιν σπεύσωμεν ὦ Φιλοῦργε,
ὅπως ἄν, αὐταῖς ἐν κύκλῳ θέντες τὰ πρέμνα ταυτί,
ὅσαι τὸ πρᾶγμα τοῦτ᾽ ἐνεστήσαντο καὶ μετῆλθον,
μίαν πυρὰν νήσαντες ἐμπρήσωμεν αὐτόχειρες
πάσας, ὑπὸ ψήφου μιᾶς, πρώτην δὲ τὴν Λύκωνος. 270

Χορὸς Γερόντων
οὐ γὰρ μὰ τὴν Δήμητρ᾽ ἐμοῦ ζῶντος ἐγχανοῦνται·
ἐπεὶ οὐδὲ Κλεομένης, ὃς αὐτὴν κατέσχε πρῶτος,
ἀπῆθεν ἀψάλακτος, ἀλλ᾽ 275
ὅμως Λακωνικὸν πνέων
ᾤχετο θὤπλα παραδοὺς ἐμοί,
σμικρὸν ἔχων πάνυ τριβώνιον,
πινῶν ῥυπῶν ἀπαράτιλτος,
ἓξ ἐτῶν ἄλουτος. 280

Χορὸς Γερόντων
οὕτως ἐπολιόρκησ᾽ ἐγὼ τὸν ἄνδρ᾽ ἐκεῖνον ὠμῶς
ἐφ᾽ ἑπτακαίδεκ᾽ ἀσπίδων πρὸς ταῖς πύλαις καθεύδων.
τασδὶ δὲ τὰς Εὐριπίδῃ θεοῖς τε πᾶσιν ἐχθρὰς
ἐγὼ οὐκ ἄρα σχήσω παρὼν τολμήματος τοσούτου;
μή νυν ἔτ᾽ ἐν <τῇ> τετραπόλει τοὐμὸν τροπαῖον εἴη. 285

Χορὸς Γερόντων
ἀλλ᾽ αὐτὸ γάρ μοι τῆς ὁδοῦ
λοιπόν ἐστι χωρίον
τὸ πρὸς πόλιν τὸ σιμόν, οἷ σπουδὴν ἔχω·
χὤπως ποτ᾽ ἐξαμπρεύσομεν
τοῦτ᾽ ἄνευ κανθηλίου. 290
ὡς ἐμοῦ γε τὼ ξύλω τὸν ὦμον ἐξιπώκατον·
ἀλλ᾽ ὅμως βαδιστέον,
καὶ τὸ πῦρ φυσητέον,
μή μ᾽ ἀποσβεσθὲν λάθῃ πρὸς τῇ τελευτῇ τῆς ὁδοῦ.
φῦ φῦ.
ἰοὺ ἰοὺ τοῦ καπνοῦ. 295

Χορὸς Γερόντων
ὡς δεινὸν ὦναξ Ἡράκλεις
προσπεσόν μ᾽ ἐκ τῆς χύτρας
ὥσπερ κύων λυττῶσα τὠφθαλμὼ δάκνει·
κἄστιν γε Λήμνιον τὸ πῦρ
τοῦτο πάσῃ μηχανῇ. 300
οὐ γὰρ <ἄν> ποθ᾽ ὧδ᾽ ὀδὰξ ἔβρυκε τὰς λήμας ἐμοῦ.
σπεῦδε πρόσθεν ἐς πόλιν
καὶ βοήθει τῇ θεῷ.
ἢ πότ᾽ αὐτῇ μᾶλλον ἢ νῦν ὦ Λάχης ἀρήξομεν;
φῦ φῦ.
ἰοὺ ἰοὺ τοῦ καπνοῦ. 305

Χορὸς Γερόντων
τουτὶ τὸ πῦρ ἐγρήγορεν θεῶν ἕκατι καὶ ζῇ.
οὔκουν ἄν, εἰ τὼ μὲν ξύλω θείμεσθα πρῶτον αὐτοῦ,
τῆς ἀμπέλου δ᾽ ἐς τὴν χύτραν τὸν φανὸν ἐγκαθέντες
ἅψαντες εἶτ᾽ ἐς τὴν θύραν κριηδὸν ἐμπέσοιμεν;
κἂν μὴ καλούντων τοὺς μοχλοὺς χαλῶσιν αἱ γυναῖκες, 310
ἐμπιμπράναι χρὴ τὰς θύρας καὶ τῷ καπνῷ πιέζειν.
θώμεσθα δὴ τὸ φορτίον. φεῦ τοῦ καπνοῦ βαβαιάξ.
τίς ξυλλάβοιτ᾽ ἂν τοῦ ξύλου τῶν ἐν Σάμῳ στρατη γῶν;
ταυτὶ μὲν ἤδη τὴν ῥάχιν θλίβοντά μου πέπαυται.
σὸν δ᾽ ἔργον ἐστὶν ὦ χύτρα τὸν ἄνθρακ᾽ ἐξεγείρειν, 315
τὴν λαμπάδ᾽ ἡμμένην ὅπως πρώτιστ᾽ ἐμοὶ προσοίσεις.
δέσποινα Νίκη ξυγγενοῦ τῶν τ᾽ ἐν πόλει γυναικῶν
τοῦ νῦν παρεστῶτος θράσους θέσθαι τροπαῖον ἡμᾶς.

Χορὸς Γυναικῶν
λιγνὺν δοκῶ μοι καθορᾶν καὶ καπνὸν ὦ γυναῖκες
ὥσπερ πυρὸς καομένου· σπευστέον ἐστὶ θᾶττον. 320

Χορὸς Γυναικῶν
πέτου πέτου Νικοδίκη,
πρὶν ἐμπεπρῆσθαι Καλύκην
τε καὶ Κρίτυλλαν περιφυσήτω
ὑπό τε νόμων ἀργαλέων
ὑπό τε γερόντων ὀλέθρων. 325
ἀλλὰ φοβοῦμαι τόδε, μῶν ὑστερόπους βοηθῶ.
νῦν δὴ γὰρ ἐμπλησαμένη τὴν ὑδρίαν κνεφαία
μόλις ἀπὸ κρήνης ὑπ᾽ ὄχλου καὶ θορύβου καὶ πατάγου
χυτρείου,
δούλαισιν ὠστιζομένη 330
στιγματίαις θ᾽, ἁρπαλέως
ἀραμένη ταῖσιν ἐμαῖς
δημότισιν καομέναις
φέρουσ᾽ ὕδωρ βοηθῶ.

Χορὸς Γυναικῶν
ἤκουσα γὰρ τυφογέροντας
ἄνδρας ἔῤῥειν, στελέχη 336
φέροντας ὥσπερ βαλανεύσοντας
ἐς πόλιν ὡς τριτάλαντον βάρος,
δεινότατ᾽ ἀπειλοῦντας ἐπῶν
ὡς πυρὶ χρὴ τὰς μυσαρὰς γυναῖκας ἀνθρακεύειν· 340
ἃς ὦ θεὰ μή ποτ᾽ ἐγὼ πιμπραμένας ἴδοιμι,
ἀλλὰ πολέμου καὶ μανιῶν ῥυσαμένας Ἑλλάδα καὶ
πολίτας,
ἐφ᾽ οἷσπερ ὦ χρυσολόφα
πολιοῦχε σὰς ἔσχον ἕδρας. 345
καί σε καλῶ ξύμμαχον ὦ
Τριτογένει᾽, εἴ τις ἐκείνας
ὑποπίμπρησιν ἀνήρ,
φέρειν ὕδωρ μεθ᾽ ἡμῶν.

Χορὸς Γυναικῶν
ἔασον ὦ. τουτὶ τί ἦν; ὦνδρες πόνῳ πόνηροι· 350
οὐ γάρ ποτ᾽ ἂν χρηστοί γ᾽ ἔδρων οὐδ᾽ εὐσεβεῖς τάδ᾽ ἄνδρες.

Χορὸς Γερόντων
τουτὶ τὸ πρᾶγμ᾽ ἡμῖν ἰδεῖν ἀπροσδόκητον ἥκει·
ἑσμὸς γυναικῶν οὑτοσὶ θύρασιν αὖ βοηθεῖ.

Χορὸς Γυναικῶν
τί βδύλλεθ᾽ ἡμᾶς; οὔ τί που πολλαὶ δοκοῦμεν εἶναι;
καὶ μὴν μέρος γ᾽ ἡμῶν ὁρᾶτ᾽ οὔπω τὸ μυριοστόν. 355

Χορὸς Γερόντων
ὦ Φαιδρία ταύτας λαλεῖν ἐάσομεν τοσαυτί;
οὐ περικατᾶξαι τὸ ξύλον τύπτοντ᾽ ἐχρῆν τιν᾽ αὐταῖς;

Χορὸς Γυναικῶν
θώμεσθα δὴ τὰς κάλπιδας χἠμεῖς χαμᾶζ᾽, ὅπως ἂν
ἢν προσφέρῃ τὴν χεῖρά τις μὴ τοῦτό μ᾽ ἐμποδίζῃ.

Χορὸς Γερόντων
εἰ νὴ Δἴ ἤδη τὰς γνάθους τούτων τις ἢ δὶς ἢ τρὶς 360
ἔκοψεν ὥσπερ Βουπάλου, φωνὴν ἂν οὐκ ἂν εἶχον.

Χορὸς Γυναικῶν
καὶ μὴν ἰδοὺ παταξάτω τις· στᾶσ᾽ ἐγὼ παρέξω,
κοὐ μή ποτ᾽ ἄλλη σου κύων τῶν ὄρχεων λάβητα.

Χορὸς Γερόντων
εἰ μὴ σιωπήσει, θενών σου ᾽κκοκκιῶ τὸ γῆρας.

Χορὸς Γυναικῶν
ἅψαι μόνον Στρατυλλίδος τῷ δακτύλῳ προσελθών. 365

Χορὸς Γερόντων
τί δ᾽ ἢν σποδῶ τοῖς κονδύλοις; τί μ᾽ ἐργάσει τὸ δεινόν;

Χορὸς Γυναικῶν
βρύκουσά σου τοὺς πλεύμονας καὶ τἄντερ᾽ ἐξαμήσω.

Χορὸς Γερόντων
οὐκ ἔστ᾽ ἀνὴρ Εὐριπίδου σοφώτερος ποιητής·
οὐδὲν γὰρ οὕτω θρέμμ᾽ ἀναιδές ἐστιν ὡς γυναῖκες.

Χορὸς Γυναικῶν
αἰρώμεθ᾽ ἡμεῖς θοὔδατος τὴν κάλπιν ὦ ῾Ροδίππη. 370

Χορὸς Γερόντων
τί δ᾽ ὦ θεοῖς ἐχθρὰ σὺ δεῦρ᾽ ὕδωρ ἔχουσ᾽ ἀφίκου;

Χορὸς Γυναικῶν
τί δαὶ σὺ πῦρ ὦ τύμβ᾽ ἔχων; ὡς σαυτὸν ἐμπυρεύσων;

Χορὸς Γερόντων
ἐγὼ μὲν ἵνα νήσας πυρὰν τὰς σὰς φίλας ὑφάψω.

Χορὸς Γυναικῶν
ἐγὼ δέ γ᾽ ἵνα τὴν σὴν πυρὰν τούτῳ κατασβέσαιμι.

Χορὸς Γερόντων
τοὐμὸν σὺ πῦρ κατασβέσεις; 375

Χορὸς Γυναικῶν
τοὔργον τάχ᾽ αὐτὸ δείξει.

Χορὸς Γερόντων
οὐκ οἶδά σ᾽ εἰ τῇδ᾽ ὡς ἔχω τῇ λαμπάδι σταθεύσω.

Χορὸς Γυναικῶν
εἰ ῥύμμα τυγχάνεις ἔχων, λουτρόν <γ᾽> ἐγὼ παρέξω.

Χορὸς Γερόντων
ἐμοὶ σὺ λουτρὸν ὦ σαπρά;

Χορὸς Γυναικῶν
καὶ ταῦτα νυμφικόν γε.

Χορὸς Γερόντων
ἤκουσας αὐτῆς τοῦ θράσους;

Χορὸς Γυναικῶν
ἐλευθέρα γάρ εἰμι.

Χορὸς Γερόντων
σχήσω σ᾽ ἐγὼ τῆς νῦν βοῆς. 380

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλ᾽ οὐκέθ᾽ ἡλιάζει.

Χορὸς Γερόντων
ἔμπρησον αὐτῆς τὰς κόμας.

Χορὸς Γυναικῶν
σὸν ἔργον ὦχελῷε.

Χορὸς Γερόντων
οἴμοι τάλας.

Χορὸς Γυναικῶν
μῶν θερμὸν ἦν;

Χορὸς Γερόντων
ποῖ θερμόν; οὐ παύσει; τί δρᾷς;

Χορὸς Γυναικῶν
ἄρδω σ᾽ ὅπως ἂν βλαστάνῃς.

Χορὸς Γερόντων
ἀλλ᾽ αὖός εἰμ᾽ ἤδη τρέμων. 385

Χορὸς Γυναικῶν
οὐκοῦν ἐπειδὴ πῦρ ἔχεις, σὺ χλιανεῖς σεαυτόν.

Πρόβουλος
ἆρ᾽ ἐξέλαμψε τῶν γυναικῶν ἡ τρυφὴ
χὠ τυμπανισμὸς χοἰ πυκνοὶ Σαβάζιοι,
ὅ τ᾽ Ἀδωνιασμὸς οὗτος οὑπὶ τῶν τεγῶν,
οὗ ᾽γώ ποτ᾽ ὢν ἤκουον ἐν τἠκκλησίᾳ; 390
ἔλεγε δ᾽ ὁ μὴ ὥρασι μὲν Δημόστρατος
πλεῖν ἐς Σικελίαν, ἡ γυνὴ δ᾽ ὀρχουμένη
“αἰαῖ Ἄδωνιν” φησίν, ὁ δὲ Δημόστρατος
ἔλεγεν ὁπλίτας καταλέγειν Ζακυνθίων·
ἡ δ᾽ ὑποπεπωκυῖ᾽ ἡ γυνὴ ᾽πὶ τοῦ τέγους 395
“κόπτεσθ᾽ Ἄδωνιν” φησίν· ὁ δ᾽ ἐβιάζετο
ὁ θεοῖσιν ἐχθρὸς καὶ μιαρὸς Χολοζύγης.
τοιαῦτ᾽ ἀπ᾽ αὐτῶν ἐστιν ἀκόλαστ᾽ ᾄσματα.

Χορὸς Γερόντων
τί δῆτ᾽ ἂν εἰ πύθοιο καὶ τὴν τῶνδ᾽ ὕβριν;
αἳ τἄλλα θ᾽ ὑβρίκασι κἀκ τῶν καλπίδων 400
ἔλουσαν ἡμᾶς, ὥστε θαἰματίδια
σείειν πάρεστιν ὥσπερ ἐνεουρηκότας.

Πρόβουλος
νὴ τὸν Ποσειδῶ τὸν ἁλυκὸν δίκαιά γε.
ὅταν γὰρ αὐτοὶ ξυμπονηρευώμεθα
ταῖσιν γυναιξὶ καὶ διδάσκωμεν τρυφᾶν, 405
τοιαῦτ᾽ ἀπ᾽ αὐτῶν βλαστάνει βουλεύματα.
οἳ λέγομεν ἐν τῶν δημιουργῶν τοιαδί·
“ὦ χρυσοχόε τὸν ορμον ὃν ἐπεσκεύασας,
ὀρχουμένης μου τῆς γυναικὸς ἑσπέρας
ἡ βάλανος ἐκπέπτωκεν ἐκ τοῦ τρήματος. 410
ἐμοὶ μὲν οὖν ἔστ᾽ ἐς Σαλαμῖνα πλευστέα·
σὺ δ᾽ ἢν σχολάσῃς, πάσῃ τέχνῃ πρὸς ἑσπέραν
ἐλθὼν ἐκείνῃ τὴν βάλανον ἐνάρμοσον.”
ἕτερος δέ τις πρὸς σκυτοτόμον ταδὶ λέγει
νεανίαν καὶ πέος ἔχοντ᾽ οὐ παιδικόν· 415
“ὦ σκυτοτόμε μου τῆς γυναικὸς τοῦ ποδὸς
τὸ δακτυλίδιον ξυμπιέζει τὸ ζυγὸν
ἅθ᾽ ἁπαλὸν ὄν· τοῦτ᾽ οὖν σὺ τῆς μεσημβρίας
ἐλθὼν χάλασον, ὅπως ἂν εὐρυτέρως ἔχῃ.”
τοιαῦτ᾽ ἀπήντηκ᾽ ἐς τοιαυτὶ πράγματα, 420
ὅτε γ᾽ ὢν ἐγὼ πρόβουλος, ἐκπορίσας ὅπως
κωπῆς ἔσονται, τἀργυρίου νυνὶ δέον,
ὑπὸ τῶν γυναικῶν ἀποκέκλῃμαι ταῖς πύλαις.
ἀλλ᾽ οὐδὲν ἔργον ἑστάναι. φέρε τοὺς μοχλούς,
ὅπως ἂν αὐτὰς τῆς ὕβρεως ἐγὼ σχέθω. 425
τί κέχηνας ὦ δύστηνε; ποῖ δ᾽ αὖ σὺ βλέπεις,
οὐδὲν ποιῶν ἀλλ᾽ ἢ καπηλεῖον σκοπῶν;
οὐχ ὑποβαλόντες τοὺς μοχλοὺς ὑπὸ τὰς πύλας
ἐντεῦθεν ἐκμοχλεύσετ᾽; ἐνθενδὶ δ᾽ ἐγὼ
ξυνεκμοχλεύσω. 430

Λυσιστράτη
μηδὲν ἐκμοχλεύετε·
ἐξέρχομαι γὰρ αὐτομάτη. τί δεῖ μοχλῶν;
οὐ γὰρ μοχλῶν δεῖ μᾶλλον ἢ νοῦ καὶ φρενῶν.

Πρόβουλος
ἄληθες ὦ μιαρὰ σύ; ποῦ ᾽σθ᾽ ὁ τοξότης;
ξυλλάμβαν᾽ αὐτὴν κὠπίσω τὼ χεῖρε δεῖ.

Λυσιστράτη
εἴ τἄρα νὴ τὴν Ἄρτεμιν τὴν χεῖρά μοι 435
ἄκραν προσοίσει δημόσιος ὤν, κλαύσεται.

Πρόβουλος
ἔδεισας οὗτος; οὐ ξυναρπάσει μέσην
καὶ σὺ μετὰ τούτου κἀνύσαντε δήσετον;

Γυνὴ Α'
εἴ τἄρα νὴ τὴν Πάνδροσον ταύτῃ μόνον
τὴν χεῖρ᾽ ἐπιβαλεῖς, ἐπιχεσεῖ πατούμενος. 440

Πρόβουλος
ἰδού γ᾽ἐπιχεσεῖ. ποῦ ᾽στιν ἕτερος τοξότης;
ταύτην προτέραν ξύνδησον, ὁτιὴ καὶ λαλεῖ.

Γυνὴ Β'
εἴ τἄρα νὴ τὴν Φωσφόρον τὴν χεῖρ᾽ ἄκραν
ταύτῃ προσοίσεις, κύαθον αἰτήσεις τάχα.

Πρόβουλος
τουτὶ τί ἦν; ποῦ τοξότης; ταύτης ἔχου. 445
παύσω τιν᾽ ὑμῶν τῆσδ᾽ ἐγὼ τῆς ἐξόδου.

Γυνὴ Γ'
εἴ τἄρα νὴ τὴν Ταυροπόλον ταύτῃ πρόσει,
ἐκκοκκιῶ σου τὰς στενοκωκύτους τρίχας.

Πρόβουλος
οἴμοι κακοδαίμων· ἐπιλέλοιφ᾽ ὁ τοξότης.
ἀτὰρ οὐ γυναικῶν οὐδέποτ᾽ ἔσθ᾽ ἡττητέα 450
ἡμῖν· ὁμόσε χωρῶμεν αὐταῖς ὦ Σκύθαι
ξυνταξάμενοι.

Λυσιστράτη
νὴ τὼ θεὼ γνώσεσθ᾽ ἄρα
ὅτι καὶ παρ᾽ ἡμῖν εἰσι τέτταρες λόχοι
μαχίμων γυναικῶν ἔνδον ἐξωπλισμένων.

Πρόβουλος
ἀποστρέφετε τὰς χεῖρας αὐτῶν ὦ Σκύθαι. 455

Λυσιστράτη
ὦ ξύμμαχοι γυναῖκες ἐκθεῖτ᾽ ἔνδοθεν,
ὦ σπερμαγοραιολεκιθολαχανοπώλιδες,
ὦ σκοροδοπανδοκευτριαρτοπώλιδες,
οὐχ ἕλξετ᾽, οὐ παιήσετ᾽, οὐκ ἀράξετε;
οὐ λοιδορήσετ᾽, οὐκ ἀναισχυντήσετε; 460
παύσασθ᾽, ἐπαναχωρεῖτε, μὴ σκυλεύετε.

Πρόβουλος
οἴμ᾽ ὡς κακῶς πέπραγέ μου τὸ τοξικόν.

Λυσιστράτη
ἀλλὰ τί γὰρ ᾤου; πότερον ἐπὶ δούλας τινὰς
ἥκειν ἐνόμισας, ἢ γυναιξὶν οὐκ οἴει
χολὴν ἐνεῖναι; 465

Πρόβουλος
νὴ τὸν Ἀπόλλω καὶ μάλα
πολλήν γ᾽, ἐάνπερ πλησίον κάπηλος ᾖ.

Χορὸς Γερόντων
ὦ πόλλ᾽ ἀναλώσας ἔπη πρόβουλε τῆσδε <τῆς> γῆς,
τί τοῖσδε σαυτὸν ἐς λόγους τοῖς θηρίοις συνάπτεις;
οὐκ οἶσθα λουτρὸν οἷον αἵδ᾽ ἡμᾶς ἔλουσαν ἄρτι
ἐν τοῖσιν ἱματιδίοις, καὶ ταῦτ᾽ ἄνευ κονίας; 470

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλ᾽ ὦ μέλ᾽ οὐ χρὴ προσφέρειν τοῖς πλησίοισιν εἰκῇ
τὴν χεῖρ᾽· ἐὰν δὲ τοῦτο δρᾷς, κυλοιδιᾶν ἀνάγκη.
ἐπεὶ ᾽θέλω ᾽γὼ σωφρόνως ὥσπερ κόρη καθῆσθαι,
λυποῦσα μηδέν᾽ ἐνθαδί, κινοῦσα μηδὲ κάρφος,
ἢν μή τις ὥσπερ σφηκιὰν βλίττῃ με κἀρεθίζῃ. 475

Χορὸς Γερόντων
ὦ Ζεῦ τί ποτε χρησόμεθα τοῖσδε τοῖς κνωδάλοις;
ου᾽ γὰρ ἔτ᾽ ἀνεκτὰ τάδε γ᾽, ἀλλὰ βασανιστέον
τόδε σοι τὸ πάθος μετ᾽ ἐμοῦ
ὅ τι βουλόμεναί ποτε τὴν 480
Κραναὰν κατέλαβον, ἐφ᾽ ὅ τι τε
μεγαλόπετρον ἄβατον ἀκρόπολιν
ἱερὸν τέμενος.

Χορὸς Γερόντων
ἀλλ᾽ ἀνερώτα καὶ μὴ πείθου καὶ πρόσφερε πάντας ἐλέγχους,
ὡς αἰσχρὸν ἀκωδώνιστον ἐᾶν τὸ τοιοῦτον πρᾶγμα μεθέντας. 485

Πρόβουλος
καὶ μὴν αὐτῶν τοῦτ᾽ ἐπιθυμῶ νὴ τὸν Δία πρῶτα πυθέσθαι,
ὅ τι βουλόμεναι τὴν πόλιν ἡμῶν ἀπεκλῄσατε τοῖσι μοχλοῖσιν.

Λυσιστράτη
ἵνα τἀργύριον σῶν παρέχοιμεν καὶ μὴ πολεμοῖτε δι᾽ αὐτό.

Πρόβουλος
διὰ τἀργύριον πολεμοῦμεν γάρ;

Λυσιστράτη
καὶ τἄλλα γε πάντ᾽ ἐκυκήθη.
ἵνα γὰρ Πείσανδρος ἔχοι κλέπτειν χοἰ ταῖς ἀρχαῖς ἐπέχοντες, 490
ἀεί τινα κορκορυγὴν ἐκύκων. οἱ δ᾽ οὖν τοῦδ᾽ οὕνεκα δρώντων
ὅ τι βούλονται· τὸ γὰρ ἀργύριον τοῦτ᾽ οὐκέτι μὴ καθέλωσιν.

Πρόβουλος
ἀλλὰ τί δράσεις;

Λυσιστράτη
τοῦτό μ᾽ ἐρωτᾷς; ἡμεῖς ταμιεύσομεν αὐτό.

Πρόβουλος
ὑμεῖς ταμιεύσετε τἀργύριον;

Λυσιστράτη
τί <δὲ> δεινὸν τοῦτο νομίζεις;
οὐ καὶ τἄνδον χρήματα πάντως ἡμεῖς ταμιεύομεν ὑμῖν; 495

Πρόβουλος
ἀλλ᾽ οὐ ταὐτόν.

Λυσιστράτη
πῶς οὐ ταὐτόν;

Πρόβουλος
πολεμητέον ἔστ᾽ ἀπὸ τούτου.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ οὐδὲν δεῖ πρῶτον πολεμεῖν.

Πρόβουλος
πῶς γὰρ σωθησόμεθ᾽ ἄλλως;

Λυσιστράτη
ἡμεῖς ὑμᾶς σώσομεν.

Πρόβουλος
ὑμεῖς;

Λυσιστράτη
ἡμεῖς μέντοι.

Πρόβουλος
σχέτλιόν γε.

Λυσιστράτη
ὡς σωθήσει, κἂν μὴ βούλῃ.

Πρόβουλος
δεινόν <γε> λέγεις.

Λυσιστράτη
ἀγανακτεῖς.
ἀλλὰ ποιητέα ταῦτ᾽ ἐστὶν ὅμως. 500

Πρόβουλος
νὴ τὴν Δήμητρ᾽ ἄδικόν γε.

Λυσιστράτη
σωστέον ὦ τᾶν.

Πρόβουλος
κεἰ μὴ δέομαι;

Λυσιστράτη
τοῦδ᾽ οὕνεκα καὶ πολὺ μᾶλλον.

Πρόβουλος
ὑμῖν δὲ πόθεν περὶ τοῦ πολέμου τῆς τ᾽ εἰρήνης ἐμέλησεν;

Λυσιστράτη
ἡμεῖς φράσομεν.

Πρόβουλος
λέγε δὴ ταχέως, ἵνα μὴ κλάῃς,

Λυσιστράτη
ἀκροῶ δή,
καὶ τὰς χεῖρας πειρῶ κατέχειν.

Πρόβουλος
ἀλλ᾽ οὐ δύναμαι· χαλεπὸν γὰρ
ὑπὸ τῆς ὀργῆς αὐτὰς ἴσχειν. 505

Γυνὴ Α'
κλαύσει τοίνυν πολὺ μᾶλλον.

Πρόβουλος
τοῦτο μὲν ὦ γραῦ σαυτῇ κρώξαις· σὺ δέ μοι λέγε.

Λυσιστράτη
ταῦτα ποιήσω.
ἡμεῖς τὸν μὲν πρότερον πόλεμον καὶ τὸν χρόνον ἠνεσχόμεθα
ὑπὸ σωφροσύνης τῆς ἡμετέρας τῶν ἀνδρῶν ἅττ᾽ ἐποιεῖτε.
οὐ γὰρ γρύζειν εἰᾶθ᾽ ἡμᾶς. καίτοὐκ ἠρέσκετέ γ᾽ ἡμᾶς.
ἀλλ᾽ ᾐσθανόμεσθα καλῶς ὑμῶν, καὶ πολλάκις ἔνδον ἂν οὖσαι 510
ἠκούσαμεν ἄν τι κακῶς ὑμᾶς βουλευσαμένους μέγα πρᾶγμα·
εἶτ᾽ ἀλγοῦσαι τἄνδοθεν ὑμᾶς ἐπανηρόμεθ᾽ ἂν γελάσασαι,
“τί βεβούλευται περὶ τῶν σπονδῶν ἐν τῇ στήλῃ παραγράψαι
ἐν τῷ δήμῳ τήμερον ὑμῖν;” “τίδὲ σοὶ ταῦτ᾽;” ἦ δ᾽ ὃς ἂν ἁνήρ.
“οὐ σιγήσει;” κἀγὼ ἐσίγων. 515

Γυνὴ Β'
ἀλλ᾽ οὐκ ἂν ἐγώ ποτ᾽ ἐσίγων.

Πρόβουλος
κἂν ᾤμωζές γ᾽, εἰ μὴ ᾽σίγας.

Λυσιστράτη
τοιγὰρ ἔγωγ᾽ ἔνδον ἐσίγων.
. . . ἔτερόν τι πονηρότερον βούλευμ᾽ ἐπεπύσμεθ᾽ ἂν ὑμῶν·
εἶτ᾽ ἠρόμεθ᾽ ἄν· “πῶς ταῦτ᾽ ὦνερ διαπράττεσθ᾽ ὧδ᾽ ἀνοήτως;”
ὁ δέ μ᾽ εὐθὺς ὑποβλέψας <ἂν> ἔφασκ᾽, εἰ μὴ τὸν στήμονα νήσω,
ὀτοτύξεσθαι μακρὰ τὴν κεφαλήν· “πόλεμος δ᾽ ἄνδρεσσι μελήσει.”

Πρόβουλος
ὀρθῶς γε λέγων νὴ Δί᾽ ἐκεῖνος. 520

Λυσιστράτη
πῶς ὀρθῶς ὦ κακόδαιμον,
εἰ μηδὲ κακῶς βουλευομένοις ἐξῆν ὑμῖν ὑποθέσθαι;
ὅτε δὴ δ᾽ ὑμῶν ἐν ταῖσιν ὁδοῖς φανερῶς ἠκούομεν ἤδη,
“οὐκ ἔστιν ἀνὴρ ἐν τῇ χώρᾳ;“ “μὰ Δί᾽ οὐ δῆτ᾽,” <εἶφ᾽> ἕτερός τις·
μετὰ ταῦθ᾽ ἡμῖν εὐθὺς ἔδοξεν σῶσαι τὴν Ἑλλάδα κοινῇ 525
ταῖσι γυναιξὶν συλλεχθείσαις. ποῖ γὰρ καὶ χρῆν ἀναμεῖναι;
ἢν οὖν ἡμῶν χρηστὰ λεγουσῶν ἐθελήσητ᾽ ἀντακροᾶσθαι
κἀντισιωπᾶθ᾽ ὥσπερ χἠμεῖς, ἐπανορθώσαιμεν ἂν ὑμᾶς.

Πρόβουλος
ὑμεῖς ἡμᾶς; δεινόν γε λέγεις κοὐ τλητὸν ἔμοιγε.

Λυσιστράτη
σιώπα.

Πρόβουλος
σοί γ᾽ ὦ κατάρατε σιωπῶ ᾽γώ, καὶ ταῦτα κάλυμμα φορούσῃ 530
περὶ τὴν κεφαλήν; μή νυν ζῴην.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ εἰ τοῦτ᾽ ἐμπόδιόν σοι,
παρ᾽ ἐμοῦ τουτὶ τὸ κάλυμμα λαβὼν
ἔχε καὶ περίθου περὶ τὴν κεφαλήν,
κᾆτα σιώπα

Γυνὴ Γ'
καὶ τοῦτον τὸν καλαθίσκον. 535

Λυσιστράτη
κᾆτα ξαίνειν ξυζωσάμενος
κυάμους τρώγων·
πόλεμος δὲ γυναιξὶ μελήσει.

Χορὸς Γυναικῶν
αἰρώμεθ᾽ ὦ γυναῖκες ἀπὸ τῶν καλπίδων, ὅπως ἂν
ἐν τῷ μέρει χἠμεῖς τι ταῖς φίλαισι συλλάβωμεν. 540

Χορὸς Γυναικῶν
ἔγωγε γὰρ <ἂν> οὔποτε κάμοιμ᾽ ἂν ὀρχουμένη,
οὐδὲ τὰ γόνατα κόπος ἕλοι μου καματηρός·
ἐθέλω δ᾽ ἐπὶ πᾶν ἰέναι
μετὰ τῶνδ᾽ ἀρετῆς ἕνεχ᾽, αἷς
ἔνι φύσις, ἔνι χάρις, ἔνι θράσος, 545
ἔνι δὲ σοφόν, ἔνι <δὲ> φιλόπολις
ἀρετὴ φρόνιμος.

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλ᾽ ὦ τηθῶν ἀνδρειοτάτων καὶ μητριδίων ἀκαληφῶν,
χωρεῖτ᾽ ὀργῇ καὶ μὴ τέγγεσθ᾽· ἔτι γὰρ νῦν οὔρια θεῖτε. 550

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ ἤνπερ ὅ <τε> γλυκύθυμος Ἔρως χἠ Κυπρογένει᾽ Ἀφροδίτη
ἵμερον ἡμῶν κατὰ τῶν κόλπων καὶ τῶν μηρῶν καταπνεύσῃ,
κᾆτ᾽ ἐντήξῃ τέτανον τερπνὸν τοῖς ἀνδράσι καὶ ῥοπαλισμούς,
οἶμαί ποτε Λυσιμάχας ἡμᾶς ἐν τοῖς Ἕλλησι καλεῖσθαι.

Πρόβουλος
τί ποιησάσας; 555

Λυσιστράτη
ἢν παύσωμεν πρώτιστον μὲν ξὺν ὅπλοισιν
ἀγοράζοντας καὶ μαινομένους.

Γυνὴ Α'
νὴ τὴν Παφίαν Ἀφροδίτην.

Λυσιστράτη
νῦν μὲν γὰρ δὴ κἀν ταῖσι χύτραις κἀν τοῖς λαχάνοισιν ὁμοίως
περιέρχονται κατὰ τὴν ἀγορὰν ξὺν ὅπλοις ὥσπερ Κορύβαντες.

Πρόβουλος
νὴ Δία· χρὴ γὰρ τοὺς ἀνδρείους.

Λυσιστράτη
καὶ μὴν τό γε πρᾶγμα γέλοιον,
ὅταν ἀσπίδ᾽ ἔχων καὶ Γοργόνα τις κᾆτ᾽ ὠνῆται κορακίνους. 560

Γυνὴ Β'
νὴ Δί᾽ ἐγὼ γοῦν ἄνδρα κομήτην φυλαρχοῦντ᾽ εἶδον ἐφ᾽ ἵππου
ἐς τὸν χαλκοῦν ἐμβαλλόμενον πῖλον λέκιθον παρὰ γραός·
ἕτερος δ᾽ <αὖ> Θρᾷξ πέλτην σείων κἀκόντιον ὥσπερ ὁ Τηρεύς,
ἐδεδίσκετο τὴν ἰσχαδόπωλιν καὶ τὰς δρυπεπεῖς κατέπινεν.

Πρόβουλος
πῶς οὖν ὑμεῖς δυναταὶ παῦσαι τεταραγμένα πράγματα πολλὰ 565
ἐν ταῖς χώραις καὶ διαλῦσαι;

Λυσιστράτη
φαύλως πάνυ.

Πρόβουλος
πῶς; ἀπόδειξον.

Λυσιστράτη
ὥσπερ κλωστῆρ᾽, ὅταν ἡμῖν ᾖ τεταραγμένος, ὧδε λαβοῦσαι,
ὑπενεγκοῦσαι τοῖσιν ἀτράκτοις τὸ μὲν ἐνταυθοῖ τὸ δ᾽ ἐκεῖσε,
οὕτως καὶ τὸν πόλεμον τοῦτον διαλύσομεν, ἤν τις ἐάσῃ,
διενεγκοῦσαι διὰ πρεσβειῶν τὸ μὲν ἐνταυθοῖ τὸ δ᾽ ἐκεῖσε. 570

Πρόβουλος
ἐξ ἐρίων δὴ καὶ κλωστήρων καὶ ἀτράκτων πράγματα δεινὰ
παύσειν οἴεσθ᾽ ὦ ἀνόητοι;

Λυσιστράτη
κἂν ὑμῖν γ᾽ εἴ τις ἐνῆν νοῦς,
ἐκ τῶν ἐρίων τῶν ἡμετέρων ἐπολιτεύεσθ᾽ ἂν ἅπαντα.

Πρόβουλος
πῶς δή; φέρ᾽ ἴδω.

Λυσιστράτη
πρῶτον μὲν ἐχρῆν, ὥσπερ πόκου ἐν βαλανείῳ
ἐκπλύναντας τὴν οἰσπώτην, ἐκ τῆς πόλεως ἐπὶ κλίνης 575
ἐκραβδίζειν τοὺς μοχθηροὺς καὶ τοὺς τριβόλους ἀπολέξαι,
καὶ τούς γε συνισταμένους τούτους καὶ τοὺς πιλοῦντας ἑαυτοὺς
ἐπὶ ταῖς ἀρχαῖσι διαξῆναι καὶ τὰς κεφαλὰς ἀποτῖλαι·
εἶτα ξαίνειν ἐς καλαθίσκον κοινὴν εὔνοιαν, ἅπαντας
καταμιγνύντας τούς τε μετοίκους κεἴ τις ξένος ἢ φίλος ὑμῖν, 580
κεἴ τις ὀφείλει τῷ δημοσίῳ, καὶ τούτους ἐγκαταμεῖξαι·
καὶ νὴ Δία τάς γε πόλεις, ὁπόσαι τῆς γῆς τῆσδ᾽ εἰσὶν ἄποικοι,
διαγιγνώσκειν ὅτι ταῦθ᾽ ἡμῖν ὥσπερ τὰ κατάγματα κεῖται
χωρὶς ἕκαστον· κᾆτ᾽ ἀπὸ τούτων πάντων τὸ κάταγμα λαβόντας
δεῦρο ξυνάγειν καὶ συναθροίξειν εἰς ἕν, κἄπειτα ποιῆσαι 585
τολύπην μεγάλην κᾆτ᾽ ἐκ ταύτης τῷ δήμῳ χλαῖναν ὑφῆναι.

Πρόβουλος
οὔκουν δεινὸν ταυτὶ ταύτας ῥαβδίξειν καὶ τολυπεύειν,
αἶς οὐδὲ μετῆν πάνυ τοῦ πολέμου;

Λυσιστράτη
καὶ μὴν ὦ παγκατάρατε
πλεῖν ἤ γε διπλοῦν αὐτὸν φέρομεν, πρώτιστον μέν γε τεκοῦσαι
κἀκπέμψασαι παῖδας ὁπλίτας. 590

Πρόβουλος
σίγα, μὴ μνησικακήσῃς.

Λυσιστράτη
εἶθ᾽ ἡνίκα χρῆν εὐφρανθῆναι καὶ τῆς ἥβης ἀπολαῦσαι,
μονοκοιτοῦμεν διὰ τὰς στρατιάς. καὶ θἠμέτερον μὲν ἐᾶτε,
περὶ τῶν δὲ κορῶν ἐν τοῖς θαλάμοις γηρασκουσῶν ἀνιῶμαι.

Πρόβουλος
οὔκουν χἄνδρες γηράσκουσιν;

Λυσιστράτη
μὰ Δί᾽ ἀλλ᾽ οὐκ
εἶπας ὅμοιον.
ὁ μὲν ἥκων γάρ, κἂν ᾖ πολιός, ταχὺ παῖδα κόρην γεγάμηκεν· 595
τῆς δὲ γυναικὸς σμικρὸς ὁ καιρός, κἂν τούτου μὴ ᾽πιλάβηται,
οὐδεὶς ἐθέλει γῆμαι ταύτην, ὀττευομένη δὲ κάθηται.

Πρόβουλος
ἀλλ᾽ ὅστις ἔτι στῦσαι δυνατὸς--

Λυσιστράτη
σὺ δὲ δὴ τί μαθὼν οὐκ ἀποθνῄσκεις;
χωρίον ἐστί· σορὸν ὠνήσει· 600
μελιτοῦτταν ἐγὼ καὶ δὴ μάξω.
λαβὲ ταυτὶ καὶ στεφάνωσαι.

Γυνὴ Ξ'
καὶ ταυτασὶ δέξαι παρ᾽ ἐμοῦ.

Γυνὴ Α'
καὶ τουτονγὶ λαβὲ τὸν στέφανον.

Λυσιστράτη
τοῦ δεῖ; τί ποθεῖς; χώρει ᾽ς τὴν ναῦν· 605
ὁ Χάρων σε καλεῖ,
σὺ δὲ κωλύεις ἀνάγεσθαι.

Πρόβουλος
εἶτ᾽ οὐχὶ ταῦτα δεινὰ πάσχειν ἔστ᾽ ἐμέ;
νὴ τὸν Δί᾽ ἀλλὰ τοῖς προβούλοις ἄντικρυς
ἐμαυτὸν ἐπιδείξω βαδίζων ὡς ἔχω. 610

Λυσιστράτη
μῶν ἐγκαλεῖς ὅτι οὐχὶ προὐθέμεσθά σε;
ἀλλ᾽ ἐς τρίτην γοῦν ἡμέραν σοὶ πρῲ πάνυ
ἥξει παρ᾽ ἡμῶν τὰ τρίτ᾽ ἐπεσκευασμένα.

Χορὸς Γερόντων
οὐκέτ᾽ ἔργον ἐγκαθεύδειν ὅστις ἔστ᾽ ἐλεύθερος,
ἀλλ᾽ ἐπαποδυώμεθ᾽ ἄνδρες τουτῳὶ τῷ πράγματι. 615
ἤδη γὰρ ὄζειν ταδὶ πλειόνων καὶ μειζόνων
Χορὸς Γερόντων
πραγμάτων μοι δοκεῖ,
καὶ μάλιστ᾽ ὀσφραίνομαι τῆς Ἱππίου τυραννίδος·
καὶ πάνυ δέδοικα μὴ τῶν Λακώνων τινὲς 620
δεῦρο συνεληλυθότες ἄνδρες ἐς Κλεισθένους
τὰς θεοῖς ἐχθρὰς γυναῖκας ἐξεπαίρωσιν δόλῳ
καταλαβεῖν τὰ χρήμαθ᾽ ἡμῶν τόν τε μισθόν,
ἔνθεν ἔζων ἐγώ. 625

Χορὸς Γερόντων
δεινὰ γάρ τοι τάσδε γ᾽ ἤδη τοὺς πολίτας νουθετεῖν,
καὶ λαλεῖν γυναῖκας οὔσας ἀσπίδος χαλκῆς πέρι,
καὶ διαλλάττειν πρὸς ἡμᾶς ἀνδράσιν Λακωνικοῖς,
οἷσι πιστὸν οὐδὲν εἰ μή περ λύκῳ κεχηνότι.
ἀλλὰ ταῦθ᾽ ὕφηναν ἡμῖν ἄνδρες ἐπὶ τυραννίδι. 630
ἀλλ᾽ ἐμοῦ μὲν οὐ τυραννεύσουσ᾽, ἐπεὶ φυλάξομαι
καὶ φορήσω τὸ ξίφος τὸ λοιπὸν ἐν μύρτου κλαδί,
ἀγοράσω τ᾽ ἐν τοῖς ὅπλοις ἑξῆς Ἀριστογείτονι,
ὧδέ θ᾽ ἑστήξω παρ᾽ αὐτόν· αὐτὸς γάρ μοι γίγνεται
τῆς θεοῖς ἐχθρᾶς πατάξαι τῆσδε γραὸς τὴν γνάθον. 635

Χορὸς Γυναικῶν
οὐκ ἄρ᾽ εἰσιόντα σ᾽ οἴκαδ᾽ ἡ τεκοῦσα γνώσεται.
ἀλλὰ θώμεσθ᾽ ὦ φίλαι γρᾶες ταδί πρῶτον χαμαί.
ἡμεῖς γὰρ ὦ πάντες ἀστοὶ λόγων κατάρχομεν
τῇ πόλει χρησίμων·
εἰκότως, ἐπεὶ χλιδῶσαν ἀγλαῶς ἔθρεψέ με. 640
ἑπτὰ μὲν ἔτη γεγῶσ᾽ εὐθὺς ἠῤῥηφόρουν·
εἶτ᾽ ἀλετρὶς ἦ δεκέτις οὖσα τἀρχηγέτι·
κᾆτ᾽ ἔχουσα τὸν κροκωτὸν ἄρκτος ἦ Βραυρωνίοις· 645
κἀκανηφόρουν ποτ᾽ οὖσα παῖς καλὴ ᾽χουσ᾽
ἰσχάδων ὁρμαθόν·

Χορὸς Γυναικῶν
ἆρα προὐφείλω τι χρηστὸν τῇ πόλει παραινέσαι;
εἰ δ᾽ ἐγὼ γυνὴ πέφυκα, τοῦτο μὴ φθονεῖτέ μοι,
ἢν ἀμείνω γ᾽ εἰσενέγκω τῶν παρόντων πραγμάτων. 650
τοὐράνου γάρ μοι μέτεστι· καὶ γὰρ ἄνδρας ἐσφέρω,
τοῖς δὲ δυστήνοις γέρουσιν οὐ μέτεσθ᾽ ὑμῖν, ἐπεὶ
τὸν ἔρανον τὸν λεγόμενον παππῷον ἐκ τῶν Μηδικῶν
εἶτ᾽ ἀναλώσαντες οὐκ ἀντεσφέρετε τὰς ἐσφοράς,
ἀλλ᾽ ὑφ᾽ ὑμῶν διαλυθῆναι προσέτι κινδυνεύομεν. 655
ἆρα γρυκτόν ἐστιν ὑμῖν; εἰ δὲ λυπήσεις τί με,
τῷδέ γ᾽ ἀψήκτῳ πατάξω τῷ κοθόρνῳ τὴν γνάθον.

Χορὸς Γερόντων
ταῦτ᾽ οὖν οὐχ ὕβρις τὰ πράγματ᾽ ἐστὶ
πολλή; κἀπιδώσειν μοι δοκεῖ τὸ χρῆμα μᾶλλον. 660
ἀλλ᾽ ἀμυντέον τὸ πρᾶγμ᾽ ὅστις γ᾽ ἐνόρχης ἔστ᾽ ἀνήρ.
ἀλλὰ τὴν ἐξωμίδ᾽ ἐκδυώμεθ᾽, ὡς τὸν ἄνδρα δεῖ
ἀνδρὸς ὄζειν εὐθύς, ἀλλ᾽ οὐν ἐντεθριῶσθαι πρέπει.
ἀλλ᾽ ἄγετε λευκόποδες, οἵπερ επὶ Λείψύδριον ἤλθομεν ὅτ᾽ ἦμεν ἔτι, 665
νῦν δεῖ νῦν ἀνηβῆσαι πάλιν κἀναπτερῶσαι
πᾶν τὸ σῶμα κἀποσείσασθαι τὸ γῆρας τόδε. 670

Χορὸς Γερόντων
εἰ γὰρ ἐνδώσει τις ἡμῶν ταῖσδε κἂν σμικρὰν λαβήν,
οὐδὲν ἐλλείψουσιν αὗται λιπαροῦς χειρουργίας,
ἀλλὰ καὶ ναῦς τεκτανοῦνται, κἀπιχειρήσουσ᾽ ἔτι
ναυμαχεῖν καὶ πλεῖν ἐφ᾽ ἡμἁς ὥσπε, Ἀρτεμισία. 675
ἢν δ᾽ ἐφ᾽ ἱππικὴν τράπωνται, διαγράφω τοὺς ἱππέας.
ἱππικώτατον γάρ ἐστι χρῆμα κἄποχον γυνή,
κοὐκ ἂν ἀπολίσθοι τρέχοντος· τὰς δ᾽ Ἀμαζόνας σκόπει,
ἃς Μίκων ἔγραψ᾽ ἐθ᾽ ἵππων μαχομένας τοῖς ἀνδράσιν.
ἀλλὰ τούτων χρῆν ἁπασῶν ἐς τετρημένον ξύλον 680
ἐγκαθαρμόσαι λαβόντας τουτονὶ τὸν αὐχένα.

Χορὸς Γυναικῶν
εἰ νὴ τὼ θεώ με ζωπυρήσεις,
λύσω τὴν ἐμαυτῆς ὗν ἐγὼ δή, καὶ ποιήσω
τήμερον τοὺς δημότας βωστρεῖν σ᾽ ἐγὼ πεκτούμενον. 685
ἀλλὰ χἠμεῖς ὦ γυναῖκες θᾶττον ἐκδυώμεθα,
ὡς ἂν ὄζωμεν γυναικῶν αὐτοδὰξ ὠργισμένων.
νῦν πρὸς ἔμ᾽ ἴτω τις, ἵνα μή ποτε φάγῃ σκόροδα, μηδὲ
κυάμους μέλανας. 690
ὡς εἰ καὶ μόνον κακῶς ἐρεῖς, ὑπερχολῶ γάρ,
αἰετὸν τίκτοντα κάνθαρός σε μαιεύσομαι. 695

Χορὸς Γυναικῶν
οὐ γὰρ ὑμῶν φροντίσαιμ᾽ ἄν, ἢν ἐμοὶ ζῇ Λαμπιτὼ
ἥ τε Θηβαία φίλη παῖς εὐγενὴς Ἰσμηνία.
οὐ γὰρ ἔσται δύναμις, οὐδ᾽ ἢν ἑπτάκις σὺ ψηφίσῃ,
ὅστις ὦ δύστην᾽ ἀπήχθου πᾶσι καὶ τοῖς γείτοσιν.
ὥστε κἀχθὲς θἠκάτῃ ποιοῦσα παιγνίαν ἐγὼ 700
τοῖσι παισὶ τὴν ἑταίραν ἐκάλεσ᾽ ἐκ τῶν γειτόνων,
παῖδα χρηστὴν κἀγαπητὴν ἐκ Βοιωτῶν ἔγχελυν·
οἱ δὲ πέμψειν οὐκ ἔφασκον διὰ τὰ σὰ ψηφίσματα.
κοὐχὶ μὴ παύσησθε τῶν ψηφισμάτων τούτων, πρὶν ἂν
τοῦ σκέλους ὑμᾶς λαβών τις ἐκτραχηλίσῃ φέρων. 705

Χορὸς Γυναικῶν
ἄνασσα πράγους τοῦδε καὶ βουλεύματος,
τί μοι σκυθρωπὸς ἐξελήλυθας δόμων;

Λυσιστράτη
κακῶν γυναικῶν ἔργα καὶ θήλεια φρὴν
ποιεῖ μ᾽ ἄθυμον περιπατεῖν τ᾽ ἄνω κάτω.

Χορὸς Γυναικῶν
τί φῄς; τί φῄς; 710

Λυσιστράτη
ἀληθῆ, ἀληθῆ.

Χορὸς Γυναικῶν
τί δ᾽ ἐστὶ δεινόν; φράζε ταῖς σαυτῆς φίλαις.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ αἰσχρὸν εἰπεῖν καὶ σιωπῆσαι βαρύ.

Χορὸς Γυναικῶν
μή νύν με κρύψῃς ὅ τι πεπόνθαμεν κακόν.

Λυσιστράτη
βινητιῶμεν, ᾗ βράχιστον τοῦ λόγου. 715

Χορὸς Γυναικῶν
ἰὼ Ζεῦ.

Λυσιστράτη
τί Ζῆν᾽ ἀυτεῖς; ταῦτα δ᾽ οὖν οὕτως ἔχει.
ἐγὼ μὲν οὖν αὐτὰς ἀποσχεῖν οὐκέτι
οἵα τ᾽ ἀπὸ τῶν ἀνδρῶν· διαδιδράσκουσι γάρ.
τὴν μέν γε πρώτην διαλέγουσαν τὴν ὀπὴν 720
κατέλαβον ᾗ τοῦ Πανός ἐστι ταὐλίον,
τὴν δ᾽ ἐκ τροχιλείας αὖ κατειλυσπωμένην,
τὴν δ᾽ αὐτομολοῦσαν, τὴν δ᾽ ἐπὶ στρούθου μίαν
ἤδη πέτεσθαι διανοουμένην κάτω
ἐς Ὀρσιλόχου χθὲς τῶν τριχῶν κατέσπασα. 725
πάσας τε προφάσεις ὥστ᾽ ἀπελθεῖν οἴκαδε
ἕλκουσιν. ἤδη γοῦν τις αὐτῶν ἔρχεται.
αὕτη σὺ ποῖ θεῖς;

Γυνὴ Α'
οἴκαδ᾽ ἐλθεῖν βούλομαι.
οἴκοι γάρ ἐστιν ἔριά μοι Μιλήσια
ὑπὸ τῶν σέων κατακοπτόμενα. 730

Λυσιστράτη
ποίων σέων;
οὐκ εἶ πάλιν;

Γυνὴ Α'
ἀλλ᾽ ἥξω ταχέως νὴ τὼ θεὼ
ὅσον διαπετάσασ᾽ ἐπὶ τῆς κλίνης μόνον.

Λυσιστράτη
μὴ διαπετάννυ, μηδ᾽ ἀπέλθῃς μηδαμῇ.

Γυνὴ Α'
ἀλλ᾽ ἐῶ ᾽πολέσθαι τἄρι᾽;

Λυσιστράτη
ἢν τούτου δέῃ.

Γυνὴ Β'
τάλαιν᾽ ἐγώ, τάλαινα τῆς Ἀμοργίδος, 735
ἣν ἄλοπον οἴκοι καταλέλοιφ᾽.

Λυσιστράτη
αὕθἠτέρα
ἐπὶ τὴν Ἄμοργιν τὴν ἄλοπον ἐξέρχεται.
χώρει πάλιν δεῦρ᾽.

Γυνὴ Β'
ἀλλὰ νὴ τὴν Φωσφόρον
ἔγωγ᾽ ἀποδείρασ᾽ αὐτίκα μάλ᾽ ἀνέρχομαι.

Λυσιστράτη
μή μἀποδείρῃς. ἢν γὰρ ἄρξῃς τοῦτο σύ, 740
ἑτέρα γυνὴ ταὐτὸν ποιεῖν βουλήσεται.

Γυνὴ Γ'
ὦ πότνι᾽ Εἰλείθυι᾽ ἐπίσχες τοῦ τόκου,
ἕως ἂν εἰς ὅσιον μόλω ᾽γὼ χωρίον.

Λυσιστράτη
τί ταῦτα ληρεῖς;

Γυνὴ Γ'
αὐτίκα μάλα τέξομαι.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ οὐκ ἐκύεις σύ γ᾽ ἐχθές. 745

Γυνὴ Γ'
ἀλλὰ τήμερον.
ἀλλ᾽ οἴκαδέ μ᾽ ὡς τὴν μαῖαν ὦ Λυσιστράτη
ἀπόπεμψον ὡς τάχιστα.

Λυσιστράτη
τίνα λόγον λέγεις;
τί τοῦτ᾽ ἔχεις τὸ σκληρόν;

Γυνὴ Γ'
ἄῤῥεν παιδίον.

Λυσιστράτη
μὰ τὴν Ἀφροδίτην οὐ σύ γ᾽, ἀλλ᾽ ἢ χαλκίον
ἔχειν τι φαίνει κοῖλον· εἴσομαι δ᾽ ἐγώ. 750
ὦ καταγέλαστ᾽ ἔχουσα τὴν ἱερὰν κυνῆν
κυεῖν ἔφασκες;

Γυνὴ Γ'
καὶ κυῶ γε νὴ Δία.

Λυσιστράτη
τί δῆτα ταύτην εἶχες;

Γυνὴ Γ'
ἵνα μ᾽ εἰ καταλάβοι
ὁ τόκος ἔτ᾽ ἐν πόλει, τέκοιμ᾽ ἐς τὴν κυνῆν
ἐσβᾶσα ταύτην, ὥσπερ αἱ περιστεραί. 755

Λυσιστράτη
τί λέγεις; προφασίζει· περιφανῆ τὰ πράγματα.
οὐ τἀμφιδρόμια τῆς κυνῆς αὐτοῦ μενεῖς;

Γυνὴ Γ'
ἀλλ᾽ οὐ δύναμαι ᾽γωγ᾽ οὐδὲ κοιμᾶσθ᾽ ἐν πόλει,
ἐξ οὗ τὸν ὄφιν εἶδον τὸν οἰκουρόν ποτε.

Γυνὴ Δ'
ἐγὼ δ᾽ ὑπὸ τῶν γλαυκῶν γε τάλαιν᾽ ἀπόλλυμαι 760
ταῖς ἀγρυπνίαισι κακκαβαζουσῶν ἀεί.

Λυσιστράτη
ὦ δαιμόνιαι παύσασθε τῶν τερατευμάτων.
ποθεῖτ᾽ ἴσως τοὺς ἄνδρας· ἡμᾶς δ᾽ οὐκ οἴει
ποθεῖν ἐκείνους; ἀργαλέας γ᾽ εὖ οἶδ᾽ ὅτι
ἄγουσι νύκτας. ἀλλ᾽ ἀνάσχεσθ᾽ ὦγαθαί, 765
καὶ προσταλαιπωρήσατ᾽ ἔτ᾽ ὀλίγον χρόνον,
ὡς χρησμὸς ἡμῖν ἐστιν ἐπικρατεῖν, ἐὰν
μὴ στασιάσωμεν· ἔστι δ᾽ ὁ χρησμὸς οὑτοσί.

Γυνὴ Α'
λέγ᾽ αὐτὸν ἡμῖν ὅ τι λέγει.

Λυσιστράτη
σιγᾶτε δή.
ἀλλ᾽ ὁπόταν πτήξωσι χελιδόνες εἰς ἕνα χῶρον, 770
τοὺς ἔποπας φεύγουσαι, ἀπόσχωνταί τε φαλήτων,
παῦλα κακῶν ἔσται, τὰ δ᾽ ὑπέρτερα νέρτερα θήσει
Ζεὺς ὑψιβρεμέτης--

Γυνὴ Β'
ἐπάνω κατακεισόμεθ᾽ ἡμεῖς;

Λυσιστράτη
ἢν δὲ διαστῶσιν καὶ ἀναπτῶνται πτερύγεσσιν
ἐξ ἱεροῦ ναοῖο χελιδόνες, οὐκέτι δόξει 775
ὄρνεον οὐδ᾽ ὁτιοῦν καταπυγωνέστερον εἶναι.

Γυνὴ Α'
σαφής γ᾽ ὁ χρησμὸς νὴ Δί᾽.

Λυσιστράτη
ὦ πάντες θεοί,
μή νυν ἀπείπωμεν ταλαιπωρούμεναι,
ἀλλ᾽ εἰσίωμεν. καὶ γὰρ αἰσχρὸν τουτογὶ
ὦ φίλταται, τὸν χρησμὸν εἰ προδώσομεν. 780

Χορὸς Γερόντων
μῦθον βούλομαι λέξαι τιν᾽ ὑμῖν, ὅν ποτ᾽ ἤκουσ᾽
αὐτὸς ἔτι παῖς ὤν.
οὕτως ἦν νεανίσκος Μελανίων τις, 785
ὃς φεύγων γάμον ἀφίκετ᾽ ἐς ἐρημίαν,
κἀν τοῖς ὄρεσιν ᾤκει·
κᾆτ᾽ ἐλαγοθήρει
πλεξάμενος ἄρκυς, 790
καὶ κύνα τιν᾽ εἶχεν,
κοὐκέτι κατῆλθε πάλιν οἴκαδ᾽ ὑπὸ μίσους.
οὕτω τὰς γυναῖκας ἐβδελύχθη
᾽κεῖνος, ἡμεῖς τ᾽ οὐδὲν ἧττον 795
τοῦ Μελανίωνος οἱ σώφρονες.

Γέρων
βούλομαί σε γραῦ κύσαι--

Γυνή
κρόμμυόν τἄρ᾽ οὐκ ἔδει.

Γέρων
κἀνατείνας λακτίσαι.

Γυνή
τὴν λόχμην πολλὴν φορεῖς. 800

Χορὸς Γερόντων
καὶ Μυρωνίδης γὰρ ἦν
τραχὺς ἐντεῦθεν μελάμπυγός
τε τοῖς ἐχθροῖς ἅπασιν,
ὥς δὲ καὶ Φορμίων.

Χορὸς Γυναικῶν
κἀγὼ βούλομαι μῦθόν τιν᾽ ὑμῖν ἀντιλέξαι 805
τῷ Μελανίωνι.
Τίμων ἦν ἀίδρυτός τις ἀβάτοισιν
ἐν σκώλοισι τὸ πρόσωπον περιειργμένος, 810
Ἐρινύων ἀποῤῥώξ.
οὗτος οὖν ὁ Τίμων
ᾤχεθ᾽ ὑπὸ μίσους
πολλὰ καταρασάμενος ἀνδράσι πονηροῖς. 815
οὕτω ᾽κεῖνος ὑμῶν ἀντεμίσει
τοὺς πονηροὺς ἄνδρας ἀεί,
ταῖσι δὲ γυναιξὶν ἦν φίλτατος. 820

Γυνή
τὴν γνάθον βούλει θένω;

Γέρων
μηδαμῶς· ἔδεισά γε.
Γυνή
ἀλλὰ κρούσω τῷ σκέλει;

Γέρων
τὸν σάκανδρον ἐκφανεῖς.

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλ᾽ ὅμως ἂν οὐκ ἴδοις 825
καίπερ οὔσης γραὸς ὄντ᾽ αὐτὸν
κομήτην, ἀλλ᾽ ἀπεψιλωμένον
τῷ λύχνῳ.

Λυσιστράτη
ἰοὺ ἰοὺ γυναῖκες ἴτε δεῦρ᾽ ὡς ἐμὲ
ταχέως. 830

Γυνή
τί δ᾽ ἔστιν; εἰπέ μοι τίς ἡ βοή;

Λυσιστράτη
ἄνδρ᾽ <ἄνδρ᾽> ὁρῶ προσιόντα παραπεπληγμένον,
τοῖς τῆς Ἀφροδίτης ὀργίοις εἰλημμένον.
ὦ πότνια Κύπρου καὶ Κυθήρων καὶ Πάφου
μεδέουσ᾽, ἴθ᾽ ὀρθὴν ἥνπερ ἔρχι τὴν ὁδόν.

Γυνή
ποῦ δ᾽ ἐστὶν ὅστις ἐστί; 835

Λυσιστράτη
παρὰ τὸ τῆς Χλόης.

Γυνὴ
ὢ νὴ Δί᾽ ἔστι δῆτα. τίς κἀστίν ποτε;

Λυσιστράτη
ὁρᾶτε· γιγνώσκει τις ὑμῶν;

Μυῤῥίνη
νὴ Δία
ἔγωγε· κἀστὶν οὑμὸς ἀνὴρ Κινησίας.

Λυσιστράτη
σὸν ἔργον ἤδη τοῦτον ὀπτᾶν καὶ στρέφειν
κἀξηπεροπεύειν καὶ φιλεῖν καὶ μὴ φιλεῖν, 840
καὶ πάνθ᾽ ὑπέχειν πλὴν ὧν σύνοιδεν ἡ κύλιξ.

Μυῤῥίνη
ἀμέλει ποιήσω ταῦτ᾽ ἐγώ.

Λυσιστράτη
καὶ μὴν ἐγὼ
ξυνηπεροπεύσω <σοι> παραμένουσ᾽ ἐνθαδί,
καὶ ξυσταθεύσω τοῦτον. ἀλλ᾽ ἀπέλθετε.

Κινησίας
οἴμοι κακοδαίμων, οἷος ὁ σπασμός μ᾽ ἔχει 845
χὠ τέτανος ὥσπερ ἐπὶ τροχοῦ στρεβλούμενον.

Λυσιστράτη
τίς οὗτος οὑντὸς τῶν φυλάκων ἑστώς;

Κινησίας
ἐγώ.

Λυσιστράτη
ἀνήρ;

Κινησίας
ἀνὴρ δῆτ᾽.

Λυσιστράτη
οὐκ ἄπει δῆτ᾽ ἐκποδών;

Κινησίας
σὺ δ᾽ εἶ τίς ἡκβάλλουσά μ᾽;

Λυσιστράτη
ἡμεροσκόπος.

Κινησίας
πρὸς τῶν θεῶν νυν ἐκκάλεσόν μοι Μυῤῥίνην. 850

Λυσιστράτη
ἰδοὺ καλέσω ᾽γὼ Μυῤῥίνην σοι; σὺ δὲ τίς εἶ;

Κινησίας
ἀνὴρ ἐκείνης, Παιονίδης Κινησίας.

Λυσιστράτη
ὦ χαῖρε φίλτατ᾽· οὐ γὰρ ἀκλεὲς τοὔνομα
τὸ σὸν παρ᾽ ἡμῖν ἐστιν οὐδ᾽ ἀνώνυμον.
ἀεὶ γὰρ ἡ γυνή σ᾽ ἔχει διὰ στόμα. 855
κἂν ᾠὸν ἢ μῆλον λάβῃ, “Κινησίᾳ
τουτὶ γένοιτο,” φησίν.

Κινησίας
ὢ πρὸς τῶν θεῶν.

Λυσιστράτη
νὴ τὴν Ἀφροδίτην· κἂν περὶ ἀνδρῶν γ᾽ ἐμπέσῃ
λόγος τις, εἴρηκ᾽ εὐθέως ἡ σὴ γυνὴ
ὅτι λῆρός ἐστι τἄλλα πρὸς Κινησίαν. 860

Κινησίας
ἴθι νυν κάλεσον αὐτήν.

Λυσιστράτη
τί οὖν; δώσεις τί μοι;

Κινησίας
ἔγωγέ <σοι> νὴ τὸν Δί᾽, ἢν βούλῃ γε σύ·
ἔχω δὲ τοῦθ᾽· ὅπερ οὖν ἔχω, δίδωμί σοι.

Λυσιστράτη
φέρε νυν καλέσω καταβᾶσά σοι.

Κινησίας
ταχύ νυν πάνυ.
ὡς οὐδεμίαν ἔχω γε τῷ βίῳ χάριν, 865
ἐξ οὗπερ αὕτη ᾽ξῆλθεν ἐκ τῆς οἰκίας·
ἀλλ᾽ ἄχθομαι μὲν εἰσιών, ἔρημα δὲ
εἶναι δοκεῖ μοι πάντα, τοῖς δὲ σιτίοις
χάριν οὐδεμίαν οἶδ᾽ ἐσθίων· ἔστυκα γάρ.

Μυῤῥίνη
φιλῶ φιλῶ ᾽γὼ τοῦτον· ἀλλ᾽ οὐ βούλεται 870
ὑπ᾽ ἐμοῦ φιλεῖσθαι. σὺ δ᾽ ἐμὲ τούτῳ μὴ κάλει.

Κινησίας
ὦ γλυκύτατον Μυῤῥινίδιον τί ταῦτα δρᾷς;
κατάβηθι δεῦρο.

Μυῤῥίνη
μὰ Δί᾽ ἐγὼ μὲν αὐτόσ᾽ οὔ.

Κινησίας
ἐμοῦ καλοῦντος οὐ καταβήσει Μυῤῥίνη;

Μυῤῥίνη
οὐ γὰρ δεόμενος οὐδὲν ἐκκαλεῖς ἐμέ. 875

Κινησίας
ἐγὼ οὐ δεόμενος; ἐπιτετριμμένος μὲν οὖν.

Μυῤῥίνη
ἄπειμι.

Κινησίας
μὴ δῆτ᾽, ἀλλὰ τῷ γοῦν παιδίῳ
ὑπάκουσον· οὗτος οὐ καλεῖς τὴν μαμμίαν;

Παῖς Κινησίου
μαμμία, μαμμία, μαμμία.

Κινησίας
αὕτη τί πάσχεις; οὐδ᾽ ἐλεεῖς τὸ παιδίον 880
ἄλουτον ὂν κἄθηλον ἕκτην ἡμέραν;

Μυῤῥίνη
ἔγωγ᾽ ἐλεῶ δῆτ᾽· ἀλλ᾽ ἀμελὴς αὐτῷ πατὴρ
ἔστιν.

Κινησίας
κατάβηθ᾽ ὦ δαιμονία τῷ παιδίῳ.

Μυῤῥίνη
οἷον τὸ τεκεῖν· καταβατέον. τί γὰρ πάθω;

Κινησίας
ἐμοὶ γὰρ αὕτη καὶ νεωτέρα δοκεῖ 885
πολλῷ γεγενῆσθαι κἀγανώτερον βλέπειν·
χἂ δυσκολαίνει πρὸς ἐμὲ καὶ βρενθύεται,
ταῦτ᾽ αὐτὰ δή ᾽σθ᾽ ἃ κἄμ᾽ ἐπιτρίβει τῷ πόθῳ.

Μυῤῥίνη
ὦ γλυκύτατον σὺ τεκνίδιον κακοῦ πατρός,
φέρε σε φιλήσω γλυκύτατον τῇ μαμμίᾳ. 890

Κινησίας
τί ὦ πονήρα ταῦτα ποιεῖς χἀτέραις
πείθει γυναιξί, κἀμέ τ᾽ ἄχθεσθαι ποιεῖς
αὐτή τε λυπεῖ;

Μυῤῥίνη
μὴ πρόσαγε τὴν χεῖρά μοι.

Κινησίας
τὰ δ᾽ ἔνδον ὄντα τἀμὰ καὶ σὰ χρήματα
χεῖρον διατίθης. 895

Μυῤῥίνη
ὀλίγον αὐτῶν μοι μέλει.

Κινησίας
ὀλίγον μέλει σοι τῆς κρόκης φορουμένης
ὑπὸ τῶν ἀλεκτρυόνων;

Μυῤῥίνη
ἔμοιγε νὴ Δία.

Κινησίας
τὰ <δὲ> τῆς Ἀφροδίτης ἱέρ᾽ ἀνοργίαστά σοι
χρόνον τοσοῦτόν ἐστιν. οὐ βαδιεῖ πάλιν;

Μυῤῥίνη
μὰ Δί᾽ οὐκ ἔγωγ᾽, ἢν μὴ διαλλαχθῆτέ γε 900
καὶ τοῦ πολέμου παύσησθε.

Κινησίας
τοιγάρ, ἢν δοκῇ,
ποιήσομεν καὶ ταῦτα.

Μυῤῥίνη
τοιγάρ, ἢν δοκῇ,
κἄγωγ᾽ ἄπειμ᾽ ἐκεῖσε· νῦν δ᾽ ἀπομώμοκα.

Κινησίας
σὺ δ᾽ ἀλλὰ κατακλίνηθι μετ᾽ ἐμοῦ διὰ χρόνου.

Μυῤῥίνη
οὐ δῆτα· καίτοι σ᾽ οὐκ ἐρῶ γ᾽ ὡς οὐ φιλῶ. 905

Κινησίας
φιλεῖς; τί οὖν οὐ κατεκλίνης ὦ Μύῤῥιον;

Μυῤῥίνη
ὦ καταγέλαστ᾽ ἐναντίον τοῦ παιδίου;

Κινησίας
μὰ Δί᾽ ἀλλὰ τοῦτό γ᾽ οἴκαδ᾽ ὦ Μανῆ φέρε.
ἰδοὺ τὸ μέν σοι παιδίον καὶ δὴ ᾽κποδών,
σὺ δ᾽ οὐ κατακλίνει. 910

Μυῤῥίνη
ποῦ γὰρ ἄν τις καὶ τάλαν
δράσειε τοῦθ᾽;

Κινησίας
ὅπου; τὸ τοῦ Πανὸς καλόν.

Μυῤῥίνη
καὶ πῶς ἔθ᾽ ἁγνὴ δῆτ᾽ ἂν ἔλθοιμ᾽ ἐς πόλιν;

Κινησίας
κάλλιστα δήπου λουσαμένη τῇ Κλεψύδρᾳ.

Μυῤῥίνη
ἔπειτ᾽ ὀμόσασα δῆτ᾽ ἐπιορκήσω τάλαν;

Κινησίας
εἰς ἐμὲ τράποιτο· μηδὲν ὅρκου φροντίσῃς. 915

Μυῤῥίνη
φέρε νυν ἐνέγκω κλινίδιον νῷν.

Κινησίας
μηδαμῶς.
ἀρκεῖ χαμαὶ νῷν.

Μυῤῥίνη
μὰ τὸν Ἀπόλλω μή σ᾽ ἐγὼ
καίπερ τοιοῦτον ὄντα κατακλινῶ χαμαί.

Κινησίας
ἥ τοι γυνὴ φιλεῖ με, δήλη ᾽στὶν καλῶς.

Μυῤῥίνη
ἰδοὺ κατάκεισ᾽ ἀνύσας τι, κἀγὼ ᾽κδύομαι. 920
καίτοι, τὸ δεῖνα, ψίαθός ἐστ᾽ ἐξοιστέα.

Κινησίας
ποία ψίαθος; μὴ μοί γε.

Μυῤῥίνη
νὴ τὴν Ἄρτεμιν,
αἰσχρὸν γὰρ ἐπὶ τόνου γε.

Κινησίας
δός μοί νυν κύσαι.

Μυῤῥίνη
ἰδού.

Κινησίας
παπαιάξ· ἧκέ νυν ταχέως πάνυ.

Μυῤῥίνη
ἰδοὺ ψίαθος· κατάκεισο, καὶ δὴ ᾽κδύομαι. 925
καίτοι, τὸ δεῖνα, προσκεφάλαιον οὐκ ἔχεις.

Κινησίας
ἀλλ᾽ οὐδὲ δέομ᾽ ἔγωγε.

Μυῤῥίνη
νὴ Δί᾽ ἀλλ᾽ ἐγώ.

Κινησίας
ἀλλ᾽ ἢ τὸ πέος τόδ᾽ Ἡρακλῆς ξενίζεται.

Μυῤῥίνη
ἀνίστασ᾽, ἀναπήδησον. ἤδη πάντ᾽ ἔχω.

Κινησίας
ἅπαντα δῆτα. δεῦρό νυν ὦ χρύσιον. 930

Μυῤῥίνη
τὸ στρόφιον ἤδη λύομαι. μέμνησό νυν·
μή μ᾽ ἐξαπατήσῃς τὰ περὶ τῶν διαλλαγῶν.

Κινησίας
νὴ Δί᾽ ἀπολοίμην ἆρα.

Μυῤῥίνη
σισύραν οὐκ ἔχεις.

Κινησίας
μὰ Δί᾽ οὐδὲ δέομαί γ᾽, ἀλλὰ βινεῖν βούλομαι.

Μυῤῥίνη
ἀμέλει ποιήσεις τοῦτο· ταχὺ γὰρ ἔρχομαι. 935

Κινησίας
ἅνθρωπος ἐπιτρίψει με διὰ τὰ στρώματα.

Μυῤῥίνη
ἔπαιρε σαυτόν.

Κινησίας
ἀλλ᾽ ἐπῆρται τοῦτό γε.

Μυῤῥίνη
βούλει μυρίσω σε;

Κινησίας
μὰ τὸν Ἀπόλλω μὴ μέ γε.

Μυῤῥίνη
νὴ τὴν Ἀφροδίτην ἤν τε βούλῃ γ᾽ ἤν τε μή.

Κινησίας
εἴθ᾽ ἐκχυθείη τὸ μύρον ὦ Ζεῦ δέσποτα. 940

Μυῤῥίνη
πρότεινέ νυν τὴν χεῖρα κἀλείφου λαβών.

Κινησίας
οὐχ ἡδὺ τὸ μύρον μὰ τὸν Ἀπόλλω τουτογί,
εἰ μὴ διατριπτικόν γε κοὐκ ὄζον γάμων.

Μυῤῥίνη
τάλαιν᾽ ἐγὼ τὸ ῾Ρόδιον ἤνεγκον μύρον.

Κινησίας
ἀγαθόν· ἔα αὔτ᾽ ὦ δαιμονία. 945

Μυῤῥίνη
ληρεῖς ἔχων.

Κινησίας
κάκιστ᾽ ἀπόλοιθ᾽ ὁ πρῶτος ἑψήσας μύρον.

Μυῤῥίνη
λαβὲ τόνδε τὸν ἀλάβαστον.

Κινησίας
ἀλλ᾽ ἕτερον ἔχω.
ἀλλ᾽ ᾠζυρὰ κατάκεισο καὶ μή μοι φέρε
μηδέν.

Μυῤῥίνη
ποιήσω ταῦτα νὴ τὴν Ἄρτεμιν.
ὑπολύομαι γοῦν. ἀλλ᾽ ὅπως ὦ φίλτατε 950
σπονδὰς ποιεῖσθαι ψηφιεῖ.

Κινησίας
βουλεύσομαι.
ἀπολώλεκέν με κἀπιτέτριφεν ἡ γυνὴ
τά τ᾽ ἄλλα πάντα κἀποδείρασ᾽ οἴχεται.

Κινησίας
οἴμοι τί πάθω; τίνα βινήσω
τῆς καλλίστης πασῶν ψευσθείς; 955
πῶς ταυτηνὶ παιδοτροφήσω;
ποῦ Κυναλώπηξ;
μίσθωσόν μοι τὴν τίτθην.

Χορὸς Γερόντων
ἐν δεινῷ γ᾽ ὦ δύστηνε κακῷ
τείρει ψυχὴν ἐξαπατηθείς. 960
κἄγωγ᾽ οἰκτίρω σ᾽ αἰαῖ.
ποῖος γὰρ ἂν ἢ νέφρος ἀντίσχοι,
ποία ψυχή, ποῖοι δ᾽ ὄρχεις,
ποία δ᾽ ὀσφῦς, ποῖος δ᾽ ὄῤῥος
κατατεινόμενος 965
καὶ μὴ βινῶν τοὺς ὄρθρους;

Κινησίας
ὦ Ζεῦ δεινῶν ἀντισπασμῶν.

Χορὸς Γερόντων
ταυτὶ μέντοι νυνί σ᾽ ἐποίησ᾽
ἡ παμβδελυρὰ καὶ παμμυσαρά.

Κινησίας
μὰ Δί᾽ ἀλλὰ φίλη καὶ παγγλυκερά. 970

Χορὸς Γερόντων
ποία γλυκερά; μιαρὰ μιαρά.

Κινησίας
<μιαρὰ> δῆτ᾽ ὦ Ζεῦ ὦ Ζεῦ·
εἴθ᾽ αὐτὴν ὥσπερ τοὺς θωμοὺς
μεγάλῳ τυφῷ καὶ πρηστῆρι
ξυστρέψας καὶ ξυγγογγύλας 975
οἴχοιο φέρων, εἶτα μεθείης,
ἡ δὲ φέροιτ᾽ αὖ πάλιν ἐς τὴν γῆν,
κᾆτ᾽ ἐξαίφνης
περὶ τὴν ψωλὴν περιβαίη.

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
πᾷ τᾶν Ἀσανᾶν ἐστιν ἁ γερωχία 980
ἢ τοὶ πρυτάνιες; λῶ τι μυσίξαι νέον.

Κινησίας
σὺ δ᾽ εἶ πότερον ἄνθρωπος ἢ κονίσαλος;

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
κᾶρυξ ἐγὼν ὦ κυρσάνιε ναὶ τὼ σιὼ
ἔμολον ἀπὸ Σπάρτας περὶ τᾶν διαλλαγᾶν.

Κινησίας
κἄπειτα δόρυ δῆθ᾽ ὑπὸ μάλης ἥκεις ἔχων; 985

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
οὐ τὸν Δί᾽ οὐκ ἐγών γα.

Κινησίας
ποῖ μεταστρέφει;
τί δὴ προβάλλει τὴν χλαμύδ᾽; ἢ βουβωνιᾷς
ὑπὸ τῆς ὁδοῦ;

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
παλαιόρ γα ναὶ τὸν Κάστορα
ὥνθρωπος.

Κινησίας
ἀλλ᾽ ἔστυκας ὦ μιαρώτατε.

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
οὐ τὸν Δί᾽ οὐκ ἐγών γα· μηδ᾽ αὖ πλαδδίη. 990

Κινησίας
τί δ᾽ ἐστί σοι τοδί;

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
σκυτάλα Λακωνικά.

Κινησίας
εἴπερ γε χαὔτη ᾽στὶ σκυτάλη Λακωνική.
ἀλλ᾽ ὡς πρὸς εἰδότ᾽ ἐμὲ σὺ τἀληθῆ λέγε.
τί τὰ πράγμαθ᾽ ὑμῖν ἐστι τἀν Λακεδαίμονι;

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
ὀρσὰ Λακεδαίμων πᾶα καὶ τοὶ σύμμαχοι 995
ἅπαντες ἐστύκαντι· Πελλάνας δὲ δεῖ.

Κινησίας
ἀπὸ τοῦ δὲ τουτὶ τὸ κακὸν ὑμῖν ἐνέπεσεν;
ἀπὸ Πανός;

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
οὔκ, ἀλλ᾽ ἆρχεν οἰῶ Λαμπιτώ,
ἔπειτα τἄλλαι ταὶ κατὰ Σπάρταν ἅμα
γυναῖκες περ ἀπὸ μιᾶς ὑσπλαγίδος 1000
ἀπήλααν τὼς ἄνδρας ἀπὸ τῶν ὑσσάκων.

Κινησίας
πῶς οὖν ἔχετε;

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
μογίομες. ἂν γὰρ τὰν πόλιν
περ λυχνοφορίοντες ἐπικεκύφαμες.
ταὶ γὰρ γυναῖκες οὐδὲ τῶ μύρτω σιγεῖν
ἐῶντι, πρίν γ᾽ ἅπαντες ἐξ ἑνὸς λόγω 1005
σπονδὰς ποιησώμεσθα ποττὰν Ἑλλάδα.

Κινησίας
τουτὶ τὸ πρᾶγμα πανταχόθεν ξυνομώμοται
ὑπὸ τῶν γυναικῶν· ἄρτι νυνὶ μανθάνω.
ἀλλ᾽ ὡς τάχιστα φράζε περὶ διαλλαγῶν
αὐτοκράτορας πρέσβεις ἀποπέμπειν ἐνθαδί. 1010
ἐγὼ δ᾽ ἑτέρους ἐνθένδε τῇ βουλῇ φράσω
πρέσβεις ἑλέσθαι τὸ πέος ἐπιδείξας τοδί.

Κῆρυξ Λακεδαιμονίων
ποτάομαι· κράτιστα γὰρ παντᾷ λέγεις.

Χορὸς Γερόντων
οὐδέν ἐστι θηρίον γυναικὸς ἀμαχώτερον,
οὐδὲ πῦρ, οὐδ᾽ ὧδ᾽ ἀναιδὴς οὐδεμία πόρδαλις. 1015

Χορὸς Γυναικῶν
ταῦτα μέντοι <σὺ> ξυνιεὶς εἶτα πολεμεῖς ἐμοί,
ἐξὸν ὦ πόνηρε σοὶ βέβαιον ἔμ᾽ ἔχειν φίλην;

Χορὸς Γερόντων
ὡς ἐγὼ μισῶν γυναῖκας οὐδέποτε παύσομαι.

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλ᾽ ὅταν βούλῃ σύ· νῦν δ᾽ οὖν οὔ σε περιόψομαι
γυμνὸν ὄνθ᾽ οὕτως. ὁρῶ γὰρ ὡς καταγέλαστος εἶ. 1020
ἀλλὰ τὴν ἐξωμίδ᾽ ἐνδύσω σε προσιοῦσ᾽ ἐγώ.

Χορὸς Γερόντων
τοῦτο μὲν μὰ τὸν Δί᾽ οὐ πονηρὸν ἐποιήσατε·
ἀλλ᾽ ὑπ᾽ ὀργῆς γὰρ πονηρᾶς καὶ τότ᾽ ἀπέδυν ἐγώ.

Χορὸς Γυναικῶν
πρῶτα μὲν φαίνει γ᾽ ἀνήρ, εἶτ᾽ οὐ καταγέλαστος εἶ.
κεἴ με μὴ ᾽λύπεις, ἐγώ σου κἂν τόδε τὸ θηρίον 1025
τοὐπὶ τὠφθαλμῷ λαβοῦσ᾽ ἐξεῖλον ἂν ὃ νῦν ἔνι.

Χορὸς Γερόντων
τοῦτ᾽ ἄρ᾽ ἦν με τοὐπιτρῖβον, δακτύλιος οὑτοσί·
ἐκσκάλευσον αὐτό, κᾆτα δεῖξον ἀφελοῦσά μοι·
ὡς τὸν ὀφθαλμόν γέ μου νὴ τὸν Δία πάλαι δάκνει.

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλὰ δράσω ταῦτα· καίτοι δύσκολος ἔφυς ἀνήρ. 1030
ἦ μέγ᾽ ὦ Ζεῦ χρῆμ᾽ ἰδεῖν τῆς ἐμπίδος ἔνεστί σοι.
οὐχ ὁρᾷς; οὐκ ἐμπίς ἐστιν ἥδε Τρικορυσία;

Χορὸς Γερόντων
νὴ Δί᾽ ὤνησάς γέ μ᾽, ὡς πάλαι γέ μ᾽ ἐφρεωρύχει,
ὥστ᾽ ἐπειδὴ ᾽ξῃρέθη, ῥεῖ μου τὸ δάκρυον πολύ.

Χορὸς Γυναικῶν
ἀλλ᾽ ἀποψήσω σ᾽ ἐγώ, καίτοι πάνυ πονηρὸς εἶ, 1035
καὶ φιλήσω.

Χορὸς Γερόντων
μὴ φιλήσῃς.

Χορὸς Γυναικῶν
ἤν τε
βούλῃ γ᾽ ἤν τε μή.

Χορὸς Γερόντων
ἀλλὰ μὴ ὥρασ᾽ ἵκοισθ᾽· ὡς ἐστὲ θωπικαὶ φύσει,
κἄστ᾽ ἐκεῖνο τοὔπος ὀρθῶς κοὐ κακῶς εἰρημένον,
οὔτε σὺν πανωλέθροισιν οὔτ᾽ ἄνευ πανωλέθρων.
ἀλλὰ νυνὶ σπένδομαί σοι, καὶ τὸ λοιπὸν οὐκέτι 1040
οὔτε δράσω φλαῦρον οὐδὲν οὔθ᾽ ὑφ᾽ ὑμῶν πείσομαι.
ἀλλὰ κοινῇ συσταλέντες τοῦ μέλους ἀρξώμεθα.

Χορός
οὐ παρασκευαζόμεσθα
τῶν πολιτῶν οὐδέν᾽ ὦνδρες
φλαῦρον εἰπεῖν οὐδὲ ἕν. 1045
ἀλλὰ πολὺ τοὔμπαλιν πάντ᾽ ἀγαθὰ καὶ λέγειν
καὶ δρᾶν· ἱκανὰ γὰρ τὰ κακὰ καὶ τὰ παρακείμενα.
ἀλλ᾽ ἐπαγγελλέτω πᾶς ἀνὴρ καὶ γυνή,
εἴ τις ἀργυρίδιον δεῖται 1050
λαβεῖν μνᾶς ἢ δύ᾽ ἢ τρεῖς,
ὡς πόλλ᾽ ἔσω ᾽στὶν
κἄχομεν βαλλάντια.
κἄν ποτ᾽ εἰρήνη φανῇ,
ὅστις ἂν νυνὶ δανείσηται 1055
παρ᾽ ἡμῶν,
ἃν λάβῃ μηκέτ᾽ ἀποδῷ.

Χορός
ἑστιᾶν δὲ μέλλομεν ξένους
τινὰς Καρυστίους, ἄν-
δρας καλούς τε κἀγαθούς. 1060
κἄστιν <ἔτ᾽> ἔτνος τι· καὶ δελφάκιον ἦν τί μοι,
καὶ τοῦτο τέθυχ᾽, ὡς τὰ κρέ᾽ ἔδεσθ᾽ ἁπαλὰ καὶ καλά.
ἥκετ᾽ οὖν εἰς ἐμοῦ τήμερον· πρῲ δὲ χρὴ
τοῦτο δρᾶν λελουμένους αὔ-
τούς τε καὶ τὰ παιδί᾽, εἶτ᾽ εἴσω βαδίζειν, 1065
μηδ᾽ ἐρέσθαι μηδένα,
ἀλλὰ χωρεῖν ἄντικρυς
ὥσπερ οἴκαδ᾽ εἰς ἑαυτῶν
γεννικῶς, ὡς 1070
ἡ θύρα κεκλῄσεται.

Χορός
καὶ μὴν ἀπὸ τῆς Σπάρτης οἱδὶ πρέσβεις ἕλκοντες ὑπήνας
χωροῦσ᾽, ὥσπερ χοιροκομεῖον περὶ τοῖς μηροῖσιν ἔχοντες.
ἄνδρες Λάκωνες πρῶτα μέν μοι χαίρετε,
εἶτ᾽ εἴπαθ᾽ ἡμῖν πῶς ἔχοντες ἥκετε. 1075

Λάκων
τί δεῖ ποθ᾽ ὑμὲ πολλὰ μυσίδδειν ἔπη;
ὁρῆν γὰρ ἔξεσθ᾽ ὡς ἔχοντες ἵκομες.

Χορός
βαβαί· νενεύρωται μὲν ἥδε συμφορὰ
δεινῶς, τεθερμῶσθαί γε χεῖρον φαίνεται.

Λάκων
ἄφατα. τί κα λέγοι τις; ἀλλ᾽ ὅπᾳ σέλει 1080
παντᾷ τις ἐλσὼν ἁμὶν εἰράναν σέτω.

Χορός
καὶ μὴν ὁρῶ καὶ τούσδε τοὺς αὐτόχθονας
ὥσπερ παλαιστὰς ἄνδρας ἀπὸ τῶν γαστέρων
θαἰμάτι᾽ ἀποστέλλοντας· ὥστε φαίνεται
ἀσκητικὸν τὸ χρῆμα τοῦ νοσήματος. 1085

'Αθηναίος
τίς ἂν φράσεις ποῦ᾽ στιν ἡ Λυσιστράτη;
ὡς ἄνδρες ἡμεῖς οὑτοιὶ τοιουτοιί.

Χορός
χαὔτη ξυνᾴδει χἠτέρα ταύτῃ νόσῳ.
ἦ που πρὸς ὄρθρον σπασμὸς ὑμᾶς λαμβάνει;

'Αθηναίος
μὰ Δί᾽ ἀλλὰ ταυτὶ δρῶντες ἐπιτετρίμμεθα. 1090
ὥστ᾽ εἴ τις ἡμᾶς μὴ διαλλάξει ταχύ,
οὐκ ἔσθ᾽ ὅπως οὐ Κλεισθένη βινήσομεν.

Χορός
εἰ σωφρονεῖτε, θαἰμάτια λήψεσθ᾽, ὅπως
τῶν Ἑρμοκοπιδῶν μή τις ὑμᾶς ὄψεται.

'Αθηναίος
νὴ τὸν Δί᾽ εὖ μέντοι λέγεις. 1095

Λάκων
ναὶ τὼ σιὼ
παντᾷ γα. φέρε τὸ ἔσθος ἀμβαλώμεθα.

'Αθηναίος
ὢ χαίρετ᾽ ὦ Λάκωνες· αἰσχρά γ᾽ ἐπάθομεν.

Λάκων
ὦ Πολυχαρείδα δεινά κ᾽ αὖ ᾽πεπόνθεμες,
αἰ εἶδον ἁμὲ τὤνδρες ἀμπεφλασμένως.

'Αθηναίος
ἄγε δὴ Λάκωνες αὔθ᾽ ἕκαστα χρὴ λέγειν. 1100
ἐπὶ τί πάρεστε δεῦρο;

Λάκων
περὶ διαλλαγᾶν
πρέσβεις.

'Αθηναίος
καλῶς δὴ λέγετε· χἠμεῖς τουτογί.
τί οὐ καλοῦμεν δῆτα τὴν Λυσιστράην,
ἥπερ διαλλάξειεν ἡμᾶς ἂν μόνη;

Λάκων
ναὶ τὼ σιὼ κἂν λῆτε τὸν Λυσίστρατον. 1105

'Αθηναίος
ἀλλ᾽ οὐδὲν ἡμᾶς, ὡς ἔοικε, δεῖ καλεῖν·
αὐτὴ γάρ, ὡς ἤκουσεν, ἥδ᾽ ἐξέρχεται.

Χορός
χαῖρ᾽ ὦ πασῶν ἀνδρειοτάτη· δεῖ δὴ νυνί σε γενέσθαι
δεινὴν <δειλὴν> ἀγαθὴν φαύλην σεμνὴν ἀγανὴν πολύπειρον·
ὡς οἱ πρῶτοι τῶν Ἑλλήνων τῇ σῇ ληφθέντες ἴυγγι 1110
συνεχώρησάν σοι καὶ κοινῇ τἀγκλήματα πάντ᾽ ἐπέτρεψαν.

Λυσιστράτη
ἀλλ᾽ οὐχὶ χαλεπὸν τοὔργον, εἰ λάβοι γέ τις
ὀργῶντας ἀλλήλων τε μὴ ᾽κπειρωμένους.
τάχα δ᾽ εἴσομαι ᾽γώ. ποῦ ᾽στιν ἡ Διαλλαγή;
πρόσαγε λαβοῦσα πρῶτα τοὺς Λακωνικούς, 1115
καὶ μὴ χαλεπῇ τῇ χειρὶ μηδ᾽ αὐθαδικῇ,
μηδ᾽ ὥσπερ ἡμῶν ἅνδρες ἀμαθῶς τοῦτ᾽ ἔδρων,
ἀλλ᾽ ὡς γυναῖκας εἰκός, οἰκείως πάνυ,
ἢν μὴ διδῷ τὴν χεῖρα, τῆς σάθης ἄγε.
ἴθι καὶ σὺ τούτους τοὺς Ἀθηναίους ἄγε, 1120
οὗ δ᾽ ἂν διδῶσι πρόσαγε τούτους λαβομένη.
ἄνδρες Λάκωνες στῆτε παρ᾽ ἐμὲ πλησίον,
ἐνθένδε δ᾽ ὑμεῖς, καὶ λόγων ἀκούσατε.
ἐγὼ γυνὴ μέν εἰμι, νοῦς δ᾽ ἔνεστί μοι,
αὐτὴ δ᾽ ἐμαυτῆς οὐ κακῶς γνώμης ἔχω, 1125
τοὺς δ᾽ ἐκ πατρός τε καὶ γεραιτέρων λόγους
πολλοὺς ἀκούσασ᾽ οὐ μεμούσωμαι κακῶς.
λαβοῦσα δ᾽ ὑμᾶς λοιδορῆσαι βούλομαι
κοινῇ δικαίως, οἳ μιᾶς ἐκ χέρνιβος
βωμοὺς περιῤῥαίνοντες ὥσπερ ξυγγενεῖς 1130
Ὀλυμπίασιν, ἐν Πύλαις, Πυθοῖ (πόσους
εἴποιμ᾽ ἂν ἄλλους, εἴ με μηκύνειν δέοι;)
ἐχθρῶν παρόντων βαρβάρων στρατεύματι
Ἕλληνας ἄνδρας καὶ πόλεις ἀπόλλυτε.
εἷς μὲν λόγος μοι δεῦρ᾽ ἀεὶ περαίνεται. 1135

'Αθηναίος
ἐγὼ δ᾽ ἀπόλλυμαί γ᾽ ἀπεψωλημένος.

Λυσιστράτη
εἶτ᾽ ὦ Λάκωνες, πρὸς γὰρ ὑμᾶς τρέψομαι,
οὐκ ἴσθ᾽ ὅτ᾽ ἐλθὼν δεῦρο Περικλείδας ποτὲ
ὁ Λάκων Ἀθηναίων ἱκέτης καθέζετο
ἐπὶ τοῖσι βωμοῖς ὠχρὸς ἐν φοινικίδι 1140
στρατιὰν προσαιτῶν; ἡ δὲ Μεσσήνη τότε
ὑμῖν ἐπέκειτο χὠ θεὸς σείων ἅμα.
ἐλθὼν δὲ σὺν ὁπλίταισι τετρακισχιλίοις
Κίμων ὅλην ἔσωσε τὴν Λακεδαίμονα.
ταυτὶ παθόντες τῶν Ἀθηναίων ὕπο 1145
δῃοῦτε χώραν, ἧς ὑπ᾽ εὖ πεπόνθατε;

'Αθηναίος
ἀδικοῦσιν οὗτοι νὴ Δί᾽ ὦ Λυσιστράτη.

Λάκων
ἀδικίομες· ἀλλ᾽ ὁ πρωκτὸς ἄφατον ὡς καλός.

Λυσιστράτη
ὑμᾶς δ᾽ ἀφήσειν τοὺς Ἀθηναίους <μ᾽> οἴει;
οὐκ ἴσθ᾽ ὅθ᾽ ὑμᾶς οἱ Λάκωνες αὖθις αὖ 1150
κατωνάκας φοροῦντας ἐλθόντες δορὶ
πολλοὺς μὲν ἄνδρας Θετταλῶν ἀπώλεσαν,
πολλοὺς δ᾽ ἑταίρους Ἱππίου καὶ ξυμμάχους,
ξυνεκμαχοῦντες τῇ τόθ᾽ ἡμέρᾳ μόνοι,
κἠλευθέρωσαν κἀντὶ τῆς κατωνάκης 1155
τὸν δῆμον ὑμῶν χλαῖναν ἠμπέσχον πάλιν;

Λάκων
οὔπα γυναῖκ᾽ ὄπωπα χαϊωτεραν.

'Αθηναίος
ἐγὼ δὲ κύσθον γ᾽ οὐδέπω καλλίονα.

Λυσιστράτη
τί δῆθ᾽ υπηργμένων γε πολλῶν κἀγαθῶν
μάχεσθε κοὐ παύεσθε τῆς μοχθηρίας; 1160
τί δ᾽ οὐ διηλλάγητε; φέρε τί τοὐμποδών;

Λάκων
ἁμές γε λῶμες, αἴ τις ἁμὶν τὤγκυκλον
λῇ τοῦτ᾽ ἀποδόμεν.

Λυσιστράτη
ποῖον ὦ τᾶν;

Λάκων
τὰν Πύλον,
ἇσπερ πάλαι δεόμεθα καὶ βλιμάττομες.

'Αθηναίος
μὰ τὸν Ποσειδῶ τοῦτο μέν γ᾽ οὐ δράσετε. 1165

Λυσιστράτη
ἄφετ᾽ ὦγάθ᾽ αὐτοῖς.

'Αθηναίος
κᾆτα τίνα κινήσομεν;

Λυσιστράτη
ἕτερόν γ᾽ ἀπαιτεῖτ᾽ ἀντὶ τούτου χωρίον.

'Αθηναίος
τὸ δεῖνα τοίνυν παράδοθ᾽ ἡμῖν τουτονὶ
πρώτιστα τὸν Ἐχινοῦντα καὶ τὸν Μηλιᾶ
κόλπον τὸν ὄπισθεν καὶ τὰ Μεγαρικὰ σκέλη. 1170

Λάκων
οὐ τὼ σιὼ οὐχὶ πάντα γ᾽ ὦ λισσάνιε.

Λυσιστράτη
ἐᾶτε, μηδὲν διαφέρου περὶ σκελοῖν.

'Αθηναίος
ἤδη γεωργεῖν γυμνὸς ἀποδὺς βούλομαι.

Λάκων
ἐγὼ δὲ κοπραγωγεῖν γα πρῶτα ναὶ τὼ σιώ.

Λυσιστράτη
ἐπὴν διαλλαγῆτε, ταῦτα δράσετε. 1175
ἀλλ᾽ εἰ δοκεῖ δρᾶν ταῦτα, βουλεύσασθε καὶ
τοῖς ξυμμάχοις ἐλθόντες ἀνακοινώσατε.

'Αθηναίος
ποίοισιν ὦ τᾶν ξυμμάχοις; ἐστύκαμεν.
οὐ ταὐτὰ δόξει τοῖσι συμμάχοισι νῷν
βινεῖν ἅπασιν; 1180

Λάκων
τοῖσι γῶν ναὶ τὼ σιὼ
ἁμοῖσι.

'Αθηναίος
καὶ γὰρ ναὶ μὰ Δία Καρυστίοις.

Λυσιστράτη
καλῶς λέγετε. νῦν οὖν ὅπως ἁγνεύσετε,
ὅπως ἂν αἱ γυναῖκες ὑμᾶς ἐν πόλει
ξενίσωμεν ὧν ἐν ταῖσι κίσταις εἴχομεν.
ὅρκους δ᾽ ἐκεῖ καὶ πίστιν ἀλλήλοις δότε. 1185
κἄπειτα τὴν αὑτοῦ γυναῖχ᾽ ὑμῶν λαβὼν
ἄπεισ᾽ ἕκαστος.

'Αθηναίος
ἀλλ᾽ ἴωμεν ὡς τάχος.

Λάκων
ἄγ᾽ ὅπᾳ τυ λῇς.

'Αθηναίος
νὴ τὸν Δί᾽ ὡς τάχιστ᾽ ἄγε.

Χορός
στρωμάτων δὲ ποικίλων καὶ
χλανιδίων καὶ ξυστίδων καὶ 1190
χρυσίων, ὅσ᾽ ἐστί μοι,
οὐ φθόνος ἔνεστί μοι πᾶσι παρέχειν φέρειν
τοῖς παισίν, ὁπόταν τε θυγάτηρ τινὶ κανηφορῇ.
πᾶσιν ὑμῖν λέγω λαμβάνειν τῶν ἐμῶν
χρημάτων νῦν ἔνδοθεν, καὶ 1195
μηδὲν οὕτως εὖ σεσημάν-
θαι τὸ μὴ οὐχὶ
τοὺς ῥύπους ἀνασπάσαι,
χἄττ᾽ <ἂν> ἔνδον ᾖ φορεῖν.
ὄψεται δ᾽ οὐδὲν σκοπῶν, εἰ 1200
μή τις ὑμῶν
ὀξύτερον ἐμοῦ βλέπει.

Χορός
εἰ δέ τῳ μὴ σῖτος ὑμῶν
ἔστι, βόσκει δ᾽ οἰκέτας καὶ
σμικρὰ πολλὰ παιδία, 1205
ἔστι παρ᾽ ἐμοῦ λαβεῖν πυρίδια λεπτὰ μέν,
ὁ δ᾽ ἄρτος ἀπὸ χοίνικος ἰδεῖν μάλα νεανίας.
ὅστις οὖν βούλεται τῶν πενήτων ἴτω
εἰς ἐμοῦ σάκκους ἔχων καὶ
κωρύκους, ὡς λήψεται πυ- 1210
ρούς· ὁ Μανῆς δ᾽
οὑμὸς αὐτοῖς ἐμβαλεῖ.
πρός γε μέντοι τὴν θύραν
προαγορεύω μὴ βαδίζειν
τὴν ἐμήν, ἀλλ᾽
εὐλαβεῖσθαι τὴν κύνα. 1215

'Αθηναίος Α'
ἄνοιγε τὴν θύραν· παραχωρεῖν οὐ θέλεις;
ὑμεῖς τί κάθησθε; μῶν ἐγὼ τῇ λαμπάδι
ὑμᾶς κατακαύσω; φορτικὸν τὸ χωρίον.
οὐκ ἂν ποιήσαιμ᾽. εἰ δὲ πάνυ δεῖ τοῦτο δρᾶν,
ὑμῖν χαρίσασθαι, προσταλαιπωρήσομεν. 1220

'Αθηναίος Β'
χἠμεῖς γε μετὰ σοῦ ξυνταλαιπωρήσομεν.

Αθηναίος Α'
οὐκ ἄπιτε; κωκύσεσθε τὰς τρίχας μακρά.
οὐκ ἄπιθ᾽, ὅπως ἂν οἱ Λάκωνες ἔνδοθεν
καθ᾽ ἡσυχίαν ἀπίωσιν εὐωχημένοι;

'Αθηναίος Β'
οὔπω τοιοῦτον συμπόσιον ὄπωπ᾽ ἐγώ. 1225
ἦ καὶ χαρίεντες ἦσαν οἱ Λακωνικοί·
ἡμεῖς δ᾽ ἐν οἴνῳ συμπόται σοφώτατοι.

Αθηναίος Α'
ὀρθῶς γ᾽, ὁτιὴ νήφοντες οὐχ ὑγιαίνομεν·
ἢν τοὺς Ἀθηναίους ἐγὼ πείσω λέγων,
μεθύοντες ἀεὶ πανταχοῖ πρεσβεύσομεν. 1230
νῦν μὲν γὰρ ὅταν ἔλθωμεν ἐς Λακεδαίμονα
νήφοντες, εὐθὺς βλέπομεν ὅ τι ταράξομεν·
ὥσθ᾽ ὅ τι μὲν ἂν λέγωσιν οὐκ ἀκούομεν,
ἃ δ᾽ οὐ λέγουσι, ταῦθ᾽ ὑπονενοήκαμεν,
ἀγγέλλομεν δ᾽ οὐ ταὐτὰ τῶν αὐτῶν πέρι. 1235
νυνὶ δ᾽ ἅπαντ᾽ ἤρεσκεν· ὥστ᾽ εἰ μέν γέ τις
ᾄδοι Τελαμῶνος, Κλειταγόρας ᾄδειν δέον,
ἐπῃνέσαμεν ἂν καὶ προσεπιωρκήσαμεν.
ἀλλ᾽ οὑτοιὶ γὰρ αὖθις ἔρχονται πάλιν
ἐς ταὐτόν. οὐκ ἐῤῥήσετ᾽ ὦ μαστιγίαι; 1240

Αθηναίος Β'
νὴ τὸν Δί᾽ ὡς ἤδη γε χωροῦσ᾽ ἔνδοθεν.

Λάκων
ὦ Πολυχαρείδα λαβὲ τὰ φυσατήρια,
ἵν᾽ ἐγὼ διποδιάξω τε κἀείσω καλὸν
ἐς τὼς Ἀσαναίως τε καὶ ἐς ἡμᾶς ἅμα.

'Αθηναίος
λαβὲ δῆτα τὰς φυσαλλίδας πρὸς τῶν θεῶν, 1245
ὡς ἥδομαί γ᾽ ὑμᾶς ὁρῶν ὀρχουμένους.

Χορὸς Λακεδαιμονίων
ὅρμαον
τὼς κυρσανίως ὦ Μναμοΰνα
τάν τ᾽ ἐμὰν Μῶαν, ἅτις
οἶδεν ἁμὲ τώς τ᾽ Ἀσαναίως, 1250
ὅκα τοὶ μὲν ἐπ᾽ Ἀρταμιτίῳ
πρὤκροον σιοείκελοι
ποττὰ κᾶλα τὼς Μήδως τ᾽ ἐνίκων,
ἁμὲ δ᾽ αὖ Λεωνίδας
ἆγεν περ τὼς κάπρως 1255
θάγοντας οἰῶ τὸν ὀδόντα·
πολὺς δ᾽ ἀμφὶ τὰς γένυας ἀφρὸς ἤνσει,
πολὺς δ᾽ ἁμᾷ καττῶν σκελῶν ἀφρὸς ἵετο.
ἦν γὰρ τὤνδρες οὐκ ἐλάσσως 1260
τᾶς ψάμμας τοὶ Πέρσαι.
ἀγροτέρα σηροκτόνε
μόλε δεῦρο παρσένε σιὰ
ποττὰς σπονδάς,
ὡς συνέχῃς πολὺν ἁμὲ χρόνον. 1265
νῦν δ᾽ αὖ φιλία τ᾽ αἰὲς εὔπορος εἴη
ταῖς συνθήκαις,
καὶ τᾶν αἱμυλᾶν ἀλωπέκων παυσαίμεθα.
ὢ δεῦρ᾽ ἴθι δεῦρ᾽ ὦ
κυναγὲ παρσένε. 1270

'Αθηναίος
ἄγε νυν ἐπειδὴ τἄλλα πεποίηται καλῶς,
ἀπάγεσθε ταύτας ὦ Λάκωνες, τάσδε τε
ὑμεῖς· ἀνὴρ δὲ παρὰ γυναῖκα καὶ γυνὴ 1275
στήτω παρ᾽ ἄνδρα, κᾆτ᾽ ἐπ᾽ ἀγαθαῖς συμφοραῖς
ὀρχησάμενοι θεοῖσιν εὐλαβώμεθα
τὸ λοιπὸν αὖθις μὴ ᾽ξαμαρτάνειν ἔτι.

Χορὸς 'Αθηναίων
πρόσαγε χορόν, ἔπαγε <δὲ> Χάριτας,
ἐπὶ δὲ κάλεσον Ἄρτεμιν, 1280
ἐπὶ δὲ δίδυμον ἀγέχορον
Ἰήιον
εὔφρον᾽, ἐπὶ δὲ Νύσιον,
ὃς μετὰ μαινάσι Βάκχιος ὄμμασι δαίεται,
Δία τε πυρὶ φλεγόμενον, ἐπί τε 1285
πότνιαν ἄλοχον ὀλβίαν·
εἶτα δὲ δαίμονας, οἷς ἐπιμάρτυσι
χρησόμεθ᾽ οὐκ ἐπιλήσμοσιν
Ἡσυχίας πέρι τῆς ἀγανόφρονος,
ἣν ἐποίησε θεὰ Κύπρις. 1290
ἀλαλαὶ ἰὴ παιήων·
αἴρεσθ᾽ ἄνω ἰαί,
ὡς ἐπὶ νίκῃ ἰαί.
εὐοῖ εὐοῖ, εὐαί εὐαί.

'Αθηναίος
πρόφαινε δὴ σὺ Μοῦσαν ἐπὶ νέᾳ νέαν. 1295
Χορὸς Λακεδαιμονίων
Ταΰγετον αὖτ᾽ ἐραννὸν ἐκλιπῶα
Μῶα μόλε Λάκαινα πρεπτὸν ἁμὶν
κλέωα τὸν Ἀμύκλαις σιὸν
καὶ χαλκίοικον Ἀσάναν, 1300
Τυνδαρίδας τ᾽ ἀγασώς,
τοὶ δὴ πὰρ Εὐρώταν ψιάδδοντι.
εἶα μάλ᾽ ἔμβη
ὢ εἶα κοῦφα πάλλων,
ὡς Σπάρταν ὑμνίωμες, 1305
τᾷ σιῶν χοροὶ μέλοντι
καὶ ποδῶν κτύπος,
τε πῶλοι ταὶ κόραι
πὰρ τὸν Εὐρωταν
ἀμπάλλοντι πυκνὰ ποδοῖν 1310
ἀγκονίωαι,
ταὶ δὲ κόμαι σείονθ᾽ περ Βακχᾶν
θυρσαδδωᾶν καὶ παιδδωᾶν.
ἁγεῖται δ᾽ ἁ Λήδας παῖς
ἁγνὰ χοραγὸς εὐπρεπής. 1315
ἀλλ᾽ ἄγε κόμαν παραμπύκιδδε χερί, ποδοῖν τε πάδη
τις ἔλαφος· κρότον δ᾽ ἁμᾷ ποίει χορωφελήταν.
καὶ τὰν σιὰν δ᾽ αὖ τὰν κρατίσταν Χαλκίοικον ὕμνει τὰν πάμμαχον. 1320


lysisaristof

inviata da CCG/AWS Staff - 4/3/2016 - 12:09




Lingua: Italiano

Traduzione integrale italiana di Ettore Romagnoli

La prima edizione della Lisistrata in traduzione italiana: Venezia 1545.
La prima edizione della Lisistrata in traduzione italiana: Venezia 1545.


LISISTRATA
di Aristofane

Traduzione di Ettore Romagnoli


PERSONAGGI DELLA COMMEDIA:
LISISTRATA
VINCIBELLA (Calonica)
MIRRINA
LAMPETTA (Lampitò), donna spartana
SCITINA, fantesca, che fa da arciera
CORO di VECCHI, guidato dal corifeo STRIMODORO
CORO di VECCHIE, guidato dalla corifea VITTORIA
Un COMMISSARIO
ARCIERI SCITI, che accompagnano il Commissario
DONNA A
DONNA B
DONNA C
DONNA D
DONNA E
FOTTINO (Cinesia), marito di Mirrina
Un BIMBO, figlio di Mirrina
ARALDO SPARTANO
AMBASCIATORI SPARTANI
CITTADINI
SERVI


Ettore Romagnoli (1871-1938)
Ettore Romagnoli (1871-1938)


La traduzione della Lisistrata di Ettore Romagnoli, uno dei massimi grecisti italiani di tutti i tempi (ma che era dotato anche del "wit" necessario per tradurre Aristofane) fu pubblicata nel 1925 nella collana dei "Poeti Greci tradotti da Ettore Romagnoli" per le edizioni UTET di Torino. Si trova nel volume IV con le illustrazioni di A. De Carolis. La traduzione è ancora utilizzata nelle moderne rappresentazioni teatrali della Lisistrata.

lysisromaed
PROLOGO

Il fondo dell'orchestra rappresenta l'Acropoli: i propilei sono
all'altezza del tetto della scena. Un sentieruolo scende ripido in
orchestra fra rocce, una delle quali è incavata da una grotta poco
profonda. È ancora notte.


LISISTRATA
(Si avanza, esplora tutto intorno, fa qualche gesto
di disappunto):

Di' che qualcuno le avesse invitate
alla festa di Bacco, o di Colìade,
o delle Genetìllidi, o di Pane,
che pigia pigia ci sarebbe stato
di timpaniste! Da sbarrar la via.
Ora, invece, non c'è nessuna donna.
Ah, no, vedi che arriva questa mia
paesana. Buon giorno, Vincibella!

VINCIBELLA:
Lisistrata, buon dí. Perché sconvolta?
Bambina mia, non fare il viso scuro:
non ti s'adatta, quel cipiglio, no.

LISISTRATA:
Mi piglia fuoco il cuore, Vincibella,
quando penso a noi donne, e mi ci struggo;
perché gli uomini pensano che siamo
briccone...

VINCIBELLA:
E no, perdio, che cosa siamo?

LISISTRATA (Continuando):
e furono avvisate di trovarsi
qui, per deliberare intorno a un grosso
affare, e loro dormono, e non vengono.

VINCIBELLA:
Verranno, anima mia! Per una donna,
uscire è un affar serio. Una ha il marito
che le sta sopra: un'altra sveglia il servo;
un'altra pone a letto il bimbo; questa
lo lava, quella l'imbocca...

LISISTRATA:
Dovrebbero
pensare ad altre cose, assai piú gravi!

VINCIBELLA:
O Lisistrata mia, che c'è di nuovo,
che ci raduni tutte qui? Che affare?
Di che grandezza?

LISISTRATA:
È lungo...

VINCIBELLA:
Ed anche grosso?

LISISTRATA:
Anche grosso, di certo.

VINCIBELLA:
E allora, come
va che non siam qui tutte?

LISISTRATA:
Eh, non si tratta
di ciò: se no, ci si veniva a volo.
È un certo affare che ho trovato io,
e sballottato tante e tante notti
che non pigliavo sonno!

VINCIBELLA:
Sballottato!
Fine fine sarà, già me l'immagino.

LISISTRATA:
È tanto fine, che di tutta l'Ellade
è la salvezza delle donne in pugno!

VINCIBELLA:
Delle donne? La vedo e non la vedo!

LISISTRATA:
Sí, provvedere alla città dobbiamo
noi: se no, son finiti gli Spartani...

VINCIBELLA:
Meglio, perdio, se fossero finiti!

LISISTRATA:
Tutti i Beoti sono belli e fritti...

VINCIBELLA:
No, tutti no: le anguille, poi, risparmiale!

LISISTRATA:
Quanto ad Atene, non farò l'uccello
di malaugurio. Tu, però, capiscimi.
Se accorressero qui tutte le donne
dalla Beozia e dal Peloponneso,
tutte d'accordo salveremmo l'Ellade!

VINCIBELLA:
Ma che cosa di bello e d'assennato
possiam fare noi donne! Stiam lí sempre
imbellettate, in veste zafferano,
tutte agghindate, con le pianelline,
e le vesti cimbèriche insaldate!

LISISTRATA:
Da questa roba la salute aspetto,
io: dalle vesti zafferano, dai
profumi, dalle pianelline, dalle
vestaglie trasparenti, e dal rossetto.

VINCIBELLA:
Proprio! E in che modo?

LISISTRATA:
In modo tal che gli uomini
l'asta l'un contro l'altro piú non rízzino.

VINCIBELLA:
Per le Dee, mi fo tingere una veste
zafferano...

LISISTRATA:
Né piú lo scudo imbraccino...

VINCIBELLA:
Indosso una cimbèrica...

LISISTRATA:
Né impugnino
spada!

VINCIBELLA:
Compero un paio di pianelle!

LISISTRATA:
Dunque, le donne avrebbero dovuto
venire o no?

VINCIBELLA:
Volare, e da un bel pezzo,
avrebbero dovuto!

LISISTRATA:
Anima mia,
vedrai, saranno Attiche vere: tutto
troppo tardi, faranno! Non ce n'è
una, neppur di Pàralo, neppure
di Salamina!

VINCIBELLA:
So però che queste
si son messe a vogare appena giorno!

LISISTRATA:
E neppur quelle arrivano che io
m'aspettavo e contavo che giungessero
qui per prime, le femmine d'Acarne!

VINCIBELLA:
La moglie di Teàgene, sul punto
di venir qui, consultò prima Ecàte...
Ma vedi, alcune arrivano; e parecchie
altre si stanno avvicinando. Guarda,
guarda! Di dove sono?

LISISTRATA:
D'Assafètida.

VINCIBELLA:
Eh, codesto, perdio, si sente al tanfo!
(Giungono parecchie donne)

MIRRINA:
S'arriva forse l'ultime, Lisistrata?
Che c'è? Perché stai zitta?

LISISTRATA:
Non ti posso
dire brava, Mirrina. È in ballo un tanto
affare, e tu soltanto adesso, arrivi!

MIRRINA:
Se non trovavo la cintura, al buio!
Ma se c'è furia, parla, ora siam qui.

LISISTRATA:
Aspettiamo, per Giove, un altro po',
che arrivino le donne di Beozia
e del Peloponneso!

MIRRINA:
È meglio, è meglio.
Giusto, vedi, Lampetta s'avvicina.

LISISTRATA:
Lampetta mia, Spartana bella bella,
buon dí. Dolcezza mia, quanto sei cara!
Che buona cera! Come sono sode
codeste cicce! E tu strangoli un bove!

LAMPETTA:
Sfido! Fo la ginnastica, e me sbatto
li calcagni alle chiappe, quanno zompo!

LISISTRATA:
A mammelline stai davvero bene.
(La palpa)

LAMPETTA:
Me volete portà all'ammazzatora,
che m'attastate?

LISISTRATA:
E di dov'è quest'altra
giovanottina?

LAMPETTA:
È una Beota nobbile.
Vvié qui.

LISISTRATA:
Perdio, Beota, proprio bello
codesto tuo boschetto!

VINCIBELLA:
E se n'è rasa
tutta a modo, perdio, la pimpinella!

LISISTRATA:
E quest'altra ragazza, chi sarà?

LAMPETTA:
È una bona regazza: è de Corinto.

LISISTRATA:
Buona perdio, si vede a prima vista!
Basta guardarla costí sotto!

LAMPETTA:
E chi
ce l'ha fatta vení, sta pipinara
de donne?

LISISTRATA:
Io sono stata.

LAMPETTA:
E allora, dicce
che vòi da noi.

LISISTRATA:
Carina, volentieri.

MIRRINA:
Di', via qual è, codesto affare serio?

LISISTRATA:
Io son pronta. Ma prima voglio chiedervi
una coserellina.

MIRRINA:
A tuo piacere.

LISISTRATA:
Dei vostri bimbi non bramate i padri,
che sono lungi, al campo? I vostri sposi
sono tutti partiti, lo so bene!

VINCIBELLA:
Il mio, povera me, da cinque mesi
è andato in Tracia, e tiene d'occhio... Eucràte!

LISISTRATA:
E in Pilo è il mio, da cinque mesi interi!

LAMPETTA:
Er mio, manco è tornato dalla guerra,
che aripija lo scudo, e marcosfila!

LISISTRATA:
E neppure ci resta uno straccetto
d'amante! E poi, da quando ci han traditi
i Milesî, neppure ho piú veduto
quel trastullo di cuoio d'otto dita,
che ci dava ristoro. Ora, vorreste,
se io trovassi qualche stratagemma,
porre, insieme con me, fine alla guerra?

MIRRINA:
Sí, per le Dee, dovessi pure mettere
giú questa veste... ed oggi stesso bermela.

VINCIBELLA:
Sí, per le Dee, m'avessero a spaccare
per il mezzo giú giú, come una sogliola.

LAMPETTA:
Io me ce butterei da un rompicollo,
si mai potessi arivedé la pace.

LISISTRATA:
E allora parlo: ché non c'è da fare
misteri. Donne, se vogliam costringere
gli uomini a far la pace, ci dobbiamo
astenere...

MIRRINA:
Da che? Di'.

LISISTRATA:
Lo farete?

MIRRINA:
Ci costasse la vita, lo faremo!

LISISTRATA:
Ci dobbiamo astenere dall'uccello...
(Sgomento generale)
Che mi vi rivoltate? Dove andate?
Perché torcete il labbro, e fate segno
di no? Quei visi perché mai si sbiancano?
Perché scorron le lagrime? Volete
o non volete? O a che vi preparate?

MIRRINA:
Io non potrei: séguiti pur la guerra!

VINCIBELLA:
Nemmeno io: séguiti pur la guerra!

LISISTRATA:
Sogliola, tu parli cosí? Volevi
farti spaccare, adesso adesso, in due!

VINCIBELLA:
Ogni altra cosa, ogni altra cosa! Andrei,
di preferenza, fra le fiamme. Meglio
lí, che lontano dall'uccello! Niente
c'è che lo possa equivaler, Lisistrata!

LISISTRATA (A Mirrina):
E tu?

MIRRINA:
Le fiamme, anch'io scelgo le fiamme!

LISISTRATA:
Ah, sesso nostro pieno di libidine!
Non hanno torto a scrivere tragedie
sui fatti nostri! Se per noi non c'è
che una sola canzone! Oh via, Spartana
mia brava - ché, di certo, ove ci fossimo
tu sola ed io, si condurrebbe in porto
l'affare - dammi voto favorevole!

LAMPETTA:
È duro, pe le donne, a dormí sole,
senza l'ucello! E pure, s'ha da fà:
che della pace, proprio c'è bisogno!

LISISTRATA:
Ah! Tu sola sei donna, amore mio!

VINCIBELLA:
E astenendoci. Dio ci guardi e liberi,
da quel che dici, avremo fatto un passo
verso la pace?

LISISTRATA:
E che passo! Se noi,
con la passera rasa, profumate,
in vestaglie d'Amorgo trasparenti,
girassimo per casa, e quando i nostri
mariti, a pinco ritto, ci volessero
fotter, non ci accostassimo, e fuggissimo,
presto, lo so, farebbero la pace!

LAMPETTA:
Eh, Menelao, la spada la buttò,
me pare, ner vedé le zinne d'Elena!

VINCIBELLA:
E se i mariti, bella mia, ci piantano?

LISISTRATA:
Come dice Ferècrate? Si scortica
la cagna scorticata!

VINCIBELLA:
Son bazzecole,
codesti surrogati! E se ci pigliano
e trascinano a forza entro la stanza?

LISISTRATA:
Ghermisciti alla porta!

VINCIBELLA:
E se ci picchiano?

LISISTRATA:
Stacci di mala voglia: in queste cose,
c'è poco gusto, se son fatte a forza.
E in ogni modo s'hanno a tormentare:
e non pensare, cederanno súbito
súbito! Un uomo non avrà piacere
mai, se non ne procura anche alla femmina.

VINCIBELLA:
Va la cosa a voi due? Va pure a noi!

LAMPETTA:
Quanto alli sposi nostri, a falli vive
in pace e senza imbroji, ce pensamo
noi: ma sti marmajoni d'Ateniesi,
chi ciariesce, a mètteje giudizio?

LISISTRATA:
Sta tranquilla: faremo, per convincerli,
del nostro meglio, noi.

LAMPETTA:
Co que li quattro
bastimenti che ciànno, e quer mammone
ner tempio de Minerva? Ah, sí, domani!

LISISTRATA:
Ma pure a questo abbiamo provveduto.
Oggi c'impadroniamo dell'Acropoli.
Venne affidato il còmpito alle piú
vecchie d'impadronirsi della rocca,
col pretesto di offrire un sacrifizio,
mentre noi stiamo qui deliberando.

LAMPETTA:
Puro mo dichi bene. E accusí sia!

LISISTRATA:
Perché, Lampetta, non si giura súbito,
per non poterci piú tirare indietro?

LAMPETTA:
Diccelo, er giuramento, e noi giuramo!

LISISTRATA:
Ben detto! - Ov'è Scitina? - Dove guardi?
Metti avanti lo scudo rovesciato.
Chi mi porge i budelli della vittima?

LAMPETTA:
Lisistrata, su che ce fai giurà?

LISISTRATA:
Su che? Sopra lo scudo, appena dopo
il sacrifizio, come avviene in Eschilo,
a quel che sento dire.

VINCIBELLA:
Su lo scudo,
per procacciar la pace? Ah, no, Lisistrata!

LISISTRATA:
Che giuramento si può fare, allora?

VINCIBELLA:
Non si potrebbe squartare un cavallo
bianco?

LISISTRATA:
Un cavallo bianco? E cosa c'entra?

VINCIBELLA:
In che maniera giureremo, dunque?

LISISTRATA:
Lo vuoi sapere? Oh, sentimi, perdiana!
Posata a terra una gran tazza nera,
di vin di Taso, un orcio entro sveniamoci,
e poi giuriamo... di non annacquarlo!

LAMPETTA:
Bene mio! Nun se sa quanto m'aggusta,
sto giuramento!

LISISTRATA:
Un orcio ed una tazza!
(Una serva porta gli oggetti richiesti, che sono esageratamente grandi)

VINCIBELLA:
Oh che razza di coccio, donne mie!
Chi lo pigliasse, avrebbe a stare allegra!

LISISTRATA:
Posa la tazza, e reggi il cinghialetto.
(Apprestandosi a versare il vino dall'orcio nella tazza)
Oh Dea Suada, oh Tazza della pace,
gradite, a noi benigne, i sacrifizi.
(Versa)

VINCIBELLA:
Di bel colore è il sangue, e spiccia bene.

LAMPETTA:
Senti, senti che odore, bene mio.

LISISTRATA:
Lasciate, o donne, che per prima io giuri.

VINCIBELLA:
Per Afrodite, no, si tiri a sorte.

LISISTRATA:
Lampetta, qui. La tazza ognuna tocchi;
quello ch'io dico, una per tutte dica,
e tutte infine approvino giurando.
(Le donne si dispongono in giro intorno alla coppa, posandoci sopra
una mano)


LISISTRATA:
Mai non sarà che amante né marito...

VINCIBELLA:
Mai non sarà che amante né marito...

LISISTRATA:
a me s'accosti a pinco ritto.
(Vincibella tace)
Di'!

VINCIBELLA (Con voce fioca, esitante):
a me s'accosti... a pinco ritto... Ahimè,
le gambe, amica mia, mi fan cilecca!

LISISTRATA:
Trascorrerò la vita in castimonia,

VINCIBELLA:
Trascorrerò la vita in castimonia,

LISISTRATA:
in veste zafferano e tutta in ghingheri,

VINCIBELLA:
in veste zafferano e tutta in ghingheri,

LISISTRATA:
sí che allo sposo mio venga la fregola,

VINCIBELLA:
sí che allo sposo mio venga la fregola,
LISISTRATA:
né mai gli cederò di buona voglia;

VINCIBELLA:
né mai gli cederò di buona voglia;

LISISTRATA:
e se prender mi vuol senza il mio placito,
VINCIBELLA:
e se prender mi vuol senza il mio placito,

LISISTRATA:
mi terrò male e non sarà ch'io m'agiti,

VINCIBELLA:
mi terrò male e non sarà ch'io m'agiti,

LISISTRATA:
né che le pianelline alzi al solaio,

VINCIBELLA:
né che le pianelline alzi al solaio,

LISISTRATA:
né starò, men che meno, a pascipecoro.

VINCIBELLA:
né starò, men che meno, a pascipecoro.

LISISTRATA:
Se il giuro manterrò, qui possa io bevere;

VINCIBELLA:
Se il giuro manterrò, qui possa io bevere;

LISISTRATA:
se no, d'acqua si colmi questo calice.

VINCIBELLA:
se no, d'acqua si colmi questo calice.

LISISTRATA:
Lo giurate voi tutte?

TUTTE LE DONNE:
Lo giuriamo!

LISISTRATA:
Dà, che faccio l'offerta!
(Beve)

MIRRINA:
Dà la parte
anche a noi: non si guasti l'amicizia!
(Arrivano da lungi alte grida)

LAMPETTA:
Che sò sti strilli?

LISISTRATA:
Quello che dicevo!
Già le donne occupata hanno la rocca
della Dea. Tu, Lampetta, va', ed accomoda
gli affari al tuo paese, e lascia queste
come ostaggi: noi s'entra insiem con l'altre
nella rocca, e si tirano i chiavacci.

VINCIBELLA:
Non credi che ci piomberanno súbito
gli uomini addosso?

LISISTRATA:
Me ne curo poco.
Non avranno minacce o fuoco tali
da sfondar queste porte, meno al patto
che dicemmo!

VINCIBELLA:
No, mai, per Afrodite!
Non per nulla si dice che non c'è
chi la spunti con noi, femmine furbe.
(Tutte le donne entrano nell'Acropoli)

PARODOS

STRIMODORO CORIFEO
(Spunta solo, dalla párodos destra, portando un'enorme
marmitta piena di brace. Entrato, si volge verso l'ingresso della párodos):

Draghetto, avanti, in gamba, se pur questo po' po'
di ciocchi d'ulivaggine la groppa t'ammaccò!

(Entra Draghetto, seguito da altri vecchi, tutti curvi sotto enormi fasci
di legna)


DRAGHETTO:
Strofe
Che strani eventi mira chi vive a lungo, ahimè!
Chi l'avrebbe pensato, di', Strimodoro, che
un bel giorno le femmine,
delle nostre dimore
flagello evidentissimo,
divenute signore
e della sacra immagine
e degli spaldi miei,
con leve e spranghe avrebbero
sbarrati i Propilèi?
(Il primo Semicoro è in scena. Draghetto si volge verso l'entrata
della párodos)

Su, senza star piú a bada - vêr la rocca si vada,
Filurgo; ed avvolgiamo con questi ciocchi in giro
quante femmine ordirono, compieron simil tiro,
sí che di nostra mano s'ardano in un sol rogo,
d'un sol voto: e la moglie di Lupo in primo luogo.
(Entra Lupo, a capo del secondo Semicoro)

LUPO:
Antistrofe
No, non potran, per Dèmetra, beffarmi, insin ch'io viva!
Se neppure Cleòmene, che se n'impadroniva
primo, la passò liscia!
Con tutta l'albagia
lacona, ei dové cedermi
armi e bagaglio, e via!
Portava un gabbanuccio
tanto, era irsuto e lordo:
da sei anni dell'acqua
perso aveva il ricordo!
Cosí, con diciassette - file, dí e notte strette
a guardia della porta, vincer quell'uom potei.
Ed in queste, d'Euripide nemiche e degli Dei,
non saprò rintuzzare ardimento sí reo?
Ah, pria dalla Tetràpoli sparisca il mio trofeo!
(I coreuti sono oramai tutti allineati a piedi dei Propilei)

CORO
(Accingendosi a salire la scala che dall'orchestra conduce
su la scena):
Strofe

Della via questo tratto
sotto la rocca, ripido,
rimasto m'è soltanto, pel quale m'arrabatto.
(S'affaticano)
Oh, vediam se questo carico
lo portiam senza somiero.
Ben ho da questi fasci l'omero tutto pesto!
Pur bisogna far presto,
e sul fuoco soffiar, perché non s'abbia
da smorzare, senz'addarcene, proprio al fine del sentiero.
(Si avvicinano alla pentola, e soffiano)
Fu, fu,
quanto fumo, guarda su!
(Si ritraggono, respinti dal fumo)

Antistrofe
Con che furia s'avventa
dal pentolo, per Ercole,
al par di cagna rabida, ed il mio ciglio addenta!
Questo fuoco è certo Lemnio:
e se no, dar di morso
potrebbe alla mia cispa con tanto acute zanne?
Sotto la rocca or vanne,
l'Iddia difendi; o evento piú propizio
quando mai sarà, Fortunio, per volare al suo soccorso?
(S'accostano di nuovo alla pentola, e soffiano)
Fu, fu,
quanto fumo, guarda su!
(Arretrano di nuovo)
Sí, per favor dei Numi s'accese questa brace!
Non deponete i fasci? Non tuffate la face
di sarmenti nel pentolo? A guisa d'arïete
contro le porte, accesa, lanciar non la volete?
Se al nostro invito togliere non vorranno le leve,
queste donne, alle fiamme dar la porta si deve,
soffocarle col fumo. Il fardel deponiamo!
(Depongono a terra i fasci di legno)
Pfuh! Corbelli, che fumo! Qual fra i duci di Samo
ci vuol dare una mano?
(Accennando i fasci deposti al suolo)
Questi almeno hanno smesso
di scorticarmi il filo della schiena! A te, adesso,
o caldano! Ravviva la tua brace, sicché
presto l'accesa fiaccola possa porgere a me!
(Ficcano fasci di sarmenti nella pentola, e li ritraggono ardenti)
Ora tu, Nice, assistine: cosí, Dea, ci riesca
d'aver trionfo contro questa audacia donnesca!
(Incominciano ad arrampicarsi sul sentieruolo che sale fra le rocce)

CORO DI VECCHIE
(Le vecchie, recando ognuna una secchia d'acqua,
spuntano dalla párodos sinistra, e s'avviano verso i propilei,
guidate dalla corifea Vittoria)


VITTORIA:
Veder fiamma e fuliggine, come di fiamma ch'arda,
o compagne, mi sembra. Su, dunque, che si tarda?

CORO:
Strofe
Vola, vola, Vittoria,
pria ch'arse e soffocate
sian Corollina e Crìtila
dalle mani spietate
di dannati vecchiardi.

VITTORIA:
Solo una cosa temo: giungerò troppo tardi?
A stento, or ora, a brúzzolo, empiei la brocca al pozzo,
fra la folla, il fracasso, delle secchie fra il cozzo.
Mossi fra un pigia pigia
di schiavi e ancelle, presa
la brocca in fretta e furia:
e reco acqua in difesa
a quelle del mio borgo,
che in preda al fuoco io scorgo.

CORO:
Giunser dei vecchi rancidi,
recando, a quanto io seppi,
quasi un bagno dovessero
scaldar, some di ceppi.
E con piglio minacce
dicon che l'empie femmine s'hanno a ridurre in brace.

VITTORIA:
Arse non già, vederle vo' ch'estirpino, o Dia,
da l'Ellade e dall'Attica la guerra e la follia!
Tritogènia dall'aureo
cimiero, alle tue sedi
però vengo, e ti supplico:
se fuoco in pugno vedi
che rechin questi vecchi,
tu con noi porta secchi!
(A questo punto della loro ascensione, scorgono Strimodoro che tenta
dar fuoco alla porta: contro lui s'avventa Vittoria)


VITTORIA:
Ehi là, fermo! Che avviene? Fior di birbe! Di questi
tiri non ne farebbero uomini pii né onesti!

STRIMODORO
(Retrocede sorpreso):
Oh, sí, che all'impensata questo affare ci coglie!
A difesa, uno sciame di donne è su le soglie.

VITTORIA:
Temete? Il nostro numero vi sembra esorbitante?
Eppure, siamo diecimila e piú volte tante!

STRIMODORO:
Le lasciamo cianciare, Lucido? O non conviene
che alcuno il suo randello spezzi a lor su le schiene?
(Si avanzano contro le donne coi bastoni alzati)

VITTORIA:
Anche noialtre al suolo deponiamo la brocca,
che non ci sia d'impaccio, se qualcuno ci tocca.

STRIMODORO:
Se alcuno a lor sul grugno desse due buone bòtte,
come Ipponatte a Bùpalo, starrebber zitte e chiotte!

VITTORIA:
E io le sto a pigliare? Chi vuole mi bastoni:
ma piú non sarà cagna che addenti i suoi coglioni.

STRIMODORO:
Zitta: o ti picchio e strappo quel tuo cuoio muffito.

VITTORIA:
Prova a toccar Stratíllide con la punta d'un dito...

STRIMODORO:
Che mi farai, nel caso che a pugni io ti sfracelli?

VITTORIA:
Ti rosico, ti falcio i polmoni e i budelli.

STRIMODORO:
Non si trova d'Euripide poeta piú profondo:
non c'è bestia impudente piú delle donne, al mondo.

VITTORIA:
Su, la brocca dell'acqua tutte alziamo, o Rosetta!
(Le donne eseguono il comando)

STRIMODORO:
Perché sei qui venuta con l'acqua, maledetta?

VITTORIA:
E tu col fuoco? Forse per cremarti, carogna?

STRIMODORO:
Per bruciare sul rogo tutte voi, mi bisogna.

VITTORIA:
E a me bisogna l'acqua per spegnere il tuo fuoco.

STRIMODORO:
Tu? Che cosa vuoi spengere?

VITTORIA:
Al bel veder c'è poco.

STRIMODORO:
Ti vorrei rosolare con questa torcia... Posso?

VITTORIA:
T'ammannisco una doccia, se sei sudicio addosso.

STRIMODORO:
Carcassa, a me una doccia?

VITTORIA:
Puoi contarci! E ben fresca.

STRIMODORO:
Sentite un po' che audacia!

VITTORIA:
Non sono una fantesca.

STRIMODORO:
Ti vo' tappar la bocca...

VITTORIA:
Di' ai tribunali addio...

STRIMODORO:
T'ardo i cernecchi...

VITTORIA:
Brocca, parla per conto mio!
(Le donne rovesciano le secchie ciascuna addosso al vecchio che
si trova di fronte)

STRIMODORO:
Stretta
Tristo me!

VITTORIA:
Calda trovata l'hai?

STRIMODORO:
Che calda! Oh smetti! Che cosa fai?

VITTORIA:
T'annaffio, a volte tu germogliassi!

STRIMODORO:
Ma se tremiamo! Siam troppo passi!

VITTORIA:
A scaldarti stai poco - giacché tu porti il fuoco!
(I vecchi si ritirano sconfitti)
(Arriva un commissario seguíto da parecchi arcieri)


COMMISSARIO:
Si sono sbizzarrite, queste femmine,
col loro lusso, i timpani, le tante
orgie sabazie, e le lamentazioni
per Adone, sui tetti, che una volta
ho udite fin dall'assemblea. Demòstrato,
gli pigli un male, proponea di fare
vela per la Sicilia; e cianchettando
sua moglie urlava: «Adone, ahimè!». Demòstrato
proponea d'arruolare fantaccini
di Zacinto. E briaca, di sui tetti,
sua moglie urlava: «Picchiatevi il petto,
per Adone!». E per vincere quegli urli,
via via la voce alzava quel nefando
sputaveleno, obbrobio dei Celesti.
La loro sfrenatezza arriva a tanto!

STRIMODORO:
E se sapessi allora l'insolenza
di queste! Ci han ben bene insolentiti,
prima, e poi risciacquati con le secchie.
E or dobbiamo, come se ci fossimo
pisciati addosso, sciorinare i panni!

COMMISSARIO:
Dio salato! Ci calza come un guanto.
Una volta che noi gli si tien mano
nelle birbate, e gli s'insegna il vizio,
loro, si sa, ne trovano di simili.
Quante volte si va da un bottegaio,
e gli si dice: «Orefice, la ghianda
di quella tua collana, mentre mia
moglie ballava, ieri verso sera,
s'è sfilata dal foro. Io devo andare
a Salamina. Trova un po' di tempo,
va' da lei, verso sera, e quella ghianda
vedi un po' tu se glie l'acconci a modo!»
E un altro, a un calzolaio giovanotto,
con un pinco tutt'altro che da bimbo:
«O calzolaio, il correggiolo ammacca
il mignolo del piede alla mi' moglie!
L'ha tanto delicato! Va' un po' tu,
sul mezzogiorno, e dàgli un'allargata,
che c'entri un po' piú comodo!» E che nasce
da tutto questo? Arrivo io, commissario,
che ho assoldati rematori, e adesso
mi servono quattrini, e queste femmine
mi serran l'uscio in faccia. Ma che serve
star con le mani in mano?
(Volto a un arciere)
A me le leve,
e pongo fine a tanta sfrontatezza! -
Che stai lí, disgraziato, a becco aperto?
(All'altro arciere)
E tu che guardi? C'è qualche taverna?
Altro non vedi, tu! Ficcate i pali
sotto la porta, e scassinatela. Io
scalzerò di costí...

LISISTRATA
(Compare su le mura):
Fermi coi pali!
Esco da me. Che servon pali? Senno
vuol essere, giudizio. Altro che pali!
(Esce dalla porta, e si pianta dinanzi al commissario)

COMMISSARIO:
Ah, sí, pezza di bindola? L'arciere
dov'è? Prendila, legale le mani
dietro la schiena!

LISISTRATA:
Arciere o non arciere,
gli costerà salata, se mi tocca
con la punta di un dito, per Artèmide!

COMMISSARIO
(A un arciere):
Coso, hai paura? Non l'acciuffi a mezza
vita? E tu? Via, sbrigatevi, legatela!

VINCIBELLA
(Esce a difesa di Lisistrata):
Se tu metti una mano addosso a questa,
ti fo cacare, a calci nella pancia!

COMMISSARIO:
Cacare? Avanti l'altro arciere! Lega
prima codesta, perché ciancia pure!

MIRRINA
(Uscendo):
Se tocchi questa solo con la punta
d'un'unghia, presto cercherai ventose!

COMMISSARIO:
Ma che succede? Ov'è l'arciere? Acciuffala!
Le faccio finire io, queste sortite!

ALTRA DONNA
(Uscendo):
Se tu, perdiana, t'avvicini a questa,
poveri i tuoi capelli! Avrai da urlare!
(L'arciere scappa)

COMMISSARIO:
Ahimè! L'arciere m'ha piantato. Eppure
tollerar non si può che delle femmine
ci debban sopraffare!
(Rivolto agli altri arcieri)
In fila, oh Sciti!
Avanti!

LISISTRATA:
Ora vedrete! Abbiamo quattro
squadre di donne battagliere, armate
fino ai denti, perdio!

COMMISSARIO:
Sciti, legate
le mani a tutte!

LISISTRATA:
O femmine alleate,
correte fuori, cavolcecivendole,
aglicivaievinopanivendole,
tirate o no, picchiate o no, bussate
o no, lanciate contumelie o no,
vi comportate da sfrontate o no?
(Le donne si precipitano sul commissario e gli arcieri, e in un
batter d'occhio li riducono a mal partito)


LISISTRATA:
Indietro! Ferme! Non si fa bottino.


COMMISSARIO:
Eh, questi arcieri son conciati bene!

LISISTRATA:
Cosa credevi? Di venire addosso
a tante serve? O pensi che alle donne
non bolla il sangue?

COMMISSARIO:
E come, per Apollo!
Massime se vicino c'è una bettola!
(Le donne si ricompongono in fila. Anche lo Scita e gli arcieri
alla meglio si ricompongono)


CONTRASTO

STRIMIDORO:
Commissario di nostra terra, ch'ài sperso ai venti
vani detti, a che servono tanti ragionamenti
con queste belve? Forse non sai che bagno m'hanno
fatto fare, vestito qual sono, e senza ranno?

VITTORIA:
La gente che c'è accanto, si guardi e non si tocchi:
altrimenti, contèntati d'aver lividi agli occhi.
Noi stiam come zitelle, piene di ritrosía,
senza muover festuca, né seccar chicchessia.
Ma siam come un vespaio! - Se ci stuzzichi, è un guaio!

CORO DI VECCHI:
Strofe
Giove, come l'andrà con queste fiere?
Non si può sopportare tal tracotanza. Tocca
a me, a te, vedere
che mira c'è qui sotto,
e perché mai di Crànao la rocca
occupâr, l'alte rupi dell'inaccessa Acropoli,
ed il sacro ridotto.

Invito
Su, interroga, non renderti, adopra ogni argomento.
Turpe saria la prova schivar di tal cimento.

COMMISSARIO:
Di certo; e prima ad esse questa domanda io faccio:
Con qual disegno avete sbarrata a catenaccio
la nostra cittadella?

LISISTRATA:
Per tenerci al riparo,
e ogni cagion di guerra cosí tôrre, il denaro!

COMMISSARIO:
Che, le guerre si fanno pel denaro?

LISISTRATA:
E a scompiglio
va tutto! Per avere dove allunghin l'artiglio,
Pisandro, e quanti ai pubblici uffizi hanno la mira,
rimestan sempre brighe. Faccian quel che gli gira!
Ma su questi quattrini niun farà piú man bassa.

COMMISSARIO:
No? Che farai?

LISISTRATA:
Lo chiedi? Noi terremo la cassa.

COMMISSARIO:
Tesoriere voialtre?

LISISTRATA:
Noi, sí: qual meraviglia?
Non s'amministra pure la cassa di famiglia?

COMMISSARIO:
Non è lo stesso!

LISISTRATA:
Come, non è lo stesso?

COMMISSARIO:
Con
quei quattrini bisogna far la guerra.

LISISTRATA:
Ma non
c'è obbligo, di farla, la guerra!

COMMISSARIO:
E come vuoi
che ci si salvi, allora?

LISISTRATA:
Vi si difende noi.

COMMISSARIO:
Voi?

LISISTRATA:
Noi.

COMMISSARIO:
Miseria nostra!

LISISTRATA:
Staremo a tua difesa,
pur se non voglia.

COMMISSARIO:
È troppo grossa!

LISISTRATA:
Te la sei presa?
Tanto, bisogna farlo!

COMMISSARIO:
Che bella prepotenza!

LISISTRATA:
Staremo a tua difesa.

COMMISSARIO:
Ma se vo' farne senza!

LISISTRATA:
Allora, a cento doppi.

COMMISSARIO:
Come vi salta in testa
d'intrigarvi di guerra e di pace?

LISISTRATA:
Odi.

COMMISSARIO:
Lesta,
se non ne vuoi toccare!

LISISTRATA:
Attento, dunque; e tieni
le mani a posto.

COMMISSARIO:
Farlo! Come vuoi che mi freni,
con la bile ch'ò in dosso?

LISISTRATA:
Tanto peggio per te.

COMMISSARIO:
Per te, vecchia cornacchia! Vuoi parlare?

LISISTRATA:
Altro che!
Nella trascorsa guerra, con la nostra saviezza,
quanto facevan gli uomini patimmo lunga pezza.
Già non ci lasciavate aprir bocca! Contente
di voi, non s'era certo. Pur, si stava al corrente
di quel che facevate. E quante e quante volte,
stando in casa, s'udivano le decisioni stolte
prese da voi su qualche affar di gran momento.
Col riso su le labbra, con l'anima in tormento,
vi chiedevam: «Che avete deciso stamattina
su la pace? Che cosa dirà la colonnina?» -
«E tu, che cosa c'entri? - rispondeva il marito -
Vuoi star zitta?» Ed io, zitta!

VINCIBELLA:
Di' che avessi obbedito
io!

COMMISSARIO:
Se non obbedivi, assaggiavi il bastone!

LISISTRATA:
E dunque, in casa e zitte! Qualche altra decisione
ci giungeva all'orecchio, dell'altre piú funesta,
e chiedevamo: «Sposo mio, cosí senza testa
fate le cose?» E lui, guardandomi in tralice:
«Bada al telaio, o povere le tue spalle! S'addice
agli uomini, il pensiero della guerra!»

COMMISSARIO:
Ben detto,
sangue di Giove!

LISISTRATA:
Come bene, se, maledetto,
neppure potevamo dare un consiglio a voi,
cosí mal consigliati! Ma quando udimmo poi,
dire un per via: «Rimasto non c'è uno uomo in paese!»
e un altro: «Neppur uno, perdio!», tosto si prese
il partito, noi femmine raccolte in assemblea,
di trarre in salvo l'Ellade. Che mai piú s'attendea?
Noi non diremo dunque cosa che non profitti:
se a vostra volta udire volete, e stare zitti,
vi si rimette in piedi.

COMMISSARIO:
Voi di tanto capaci?
Troppo grossa, l'hai detta, non la mando giú.

LISISTRATA:
Taci.

COMMISSARIO:
Tacere perché l'ordini tu, cuffiaccia? Ah, ch'io muoia
su l'istante, piuttosto!

LISISTRATA:
La cuffia, ti dà noia?
Stretta
Prendila tu, ché non te la ricuso,
cingine il capo; e zitto e buci; e busca
questo cestello; e succingi le gonne,
dipana il fuso,
rosicchia fava brusca:
e alla guerra ci pensano le donne.
(Durante questi ultimi versi, infila la cuffia, e dà il cestello
al commissario che rimane cosí camuffato. Applausi delle donne)


VITTORIA:
Su, compagne, le secchie posiamo al suol: venuto
è il nostro turno: diamo alle compagne aiuto.

CORO:
Antistrofe
No, mai non sarò sazia io della danza,
né potrà la fatica i miei ginocchi abbattere.
Sento in me la baldanza
d'affrontare ogni evento
con queste ardite donne: esse carattere,
esse han grazia, saggezza, cuor saldo, patriottico
valore ed ardimento.

VITTORIA:
Antinvito
Figlie di madri e nonne pungenti come ortica,
l'ira non scemi: spira tuttor la brezza amica.

LISISTRATA:
Se Amor dolce e la Cipria Diva a noi piover lascino
su le poppe e le cosce caldo amoroso fàscino,
e amabil frega agli uomini, sí che li tendan come
randelli, avrem fra gli Èlleni di Sciogliguerre il nome!

COMMISSARIO:
Per che meriti?

LISISTRATA:
Primo, per avervi distolti
dall'ire in piazza armati, a far cose da stolti.

VINCIBELLA:
Già, per la Dea di Pafo!

LISISTRATA:
Ora ne giran tanti
coperti d'arme, come fossero Coribanti,
fra le pentole e i cavoli.

COMMISSARIO:
Certo! Fra i prodi s'usa.

LISISTRATA:
Ma quanto è buffo un uomo con tanto di Medusa
dipinta su lo scudo, che compera sardine!

VINCIBELLA:
Altro! Un filarco io vidi, a cavallo, col crine
spiovente, che versava dentro il casco il puré
comprato da una vecchia. E un altro, un Tracio, che,
scotendo, come un Tèreo, la rotella e la lancia,
sbigottía l'erbivendola, e si calava in pancia
i fichi piú maturi!

COMMISSARIO:
E gli affari sconvolti,
come li sbrogliereste voialtri? Ce n'è molti,
per ogni terra!

LISISTRATA:
In modo spiccio.

COMMISSARIO:
Avrei la gran voglia
d'udirlo.

LISISTRATA:
Come, quando la matassa s'imbroglia,
il capo a questo modo noi pigliamo, e, tirandolo
or qua, or là, su gli aspi, troviamo alfine il bandolo,
cosí, se n'avremo agio, sbroglieremo la guerra,
mandando ambasciatori qua, là, per ogni terra.

COMMISSARIO:
E sperate risolvere sí gran faccenda, o giucche,
con lana, filo ed aspi?

LISISTRATA:
E se non foste zucche
senza sale, trarreste esempio dalla nostra
lana, per governare ogni cosa.

COMMISSARIO:
Oh, dimostra
come!

LISISTRATA:
Bisognerebbe prima, come s'epura
la lana entro nei truogoli, cosí d'ogni sozzura
purgar la città nostra, sbacchiando i farabutti,
spiccandone le lappole, e scardassando tutti
i peli che s'aggrumino su gl'impieghi, o s'accozzino
addosso l'uno all'altro: i capi indi si mozzino;
e universale infine si fili un buon volere
nel cestello, il metèco mischiando e il forestiere,
e chi vi preme. E c'entri pur chi deve all'erario.
E poi, le città vostre colonie, è necessario
che l'intendiate, sono per noi come matasse:
converrebbe che i capi di tutte alcun cercasse,
ed in un gran gomitolo qui unitili, con quello
per rivestire il Popolo tessesse un buon mantello.

COMMISSARIO:
Non è grossa che ciancino di bacchiar, di gomitolo?
Che, nella guerra, loro c'entrano?

LISISTRATA:
A doppio titolo
e piú, c'entriamo! Prima, v'abbiamo partoriti
i figliuoli; mandati, quindi, li abbiamo opliti.

COMMISSARIO:
Non ricordar malanni, zitta!

LISISTRATA:
Quando diritto
s'avrebbe poi di trarre dai freschi anni profitto,
grazie alle vostre zuffe, dormiam sole solette.
E non badate al caso nostro: le giovinette
mi fan pena, che invecchiano dentro casa.

COMMISSARIO:
Che, dunque
gli uomini non invecchiano?

LISISTRATA:
Ci corre! Può chiunque
beccarsi una ragazza, pure se bianco ha il crine;
ma per la donna, il tempo propizio ha presto fine:
s'ella non approfitta della sua gioventú,
resta a tirare oroscopi, nessun la sposa piú.

COMMISSARIO
(Ai vecchi):
Controstretta

Qui, se c'è alcuno che tuttora rizza...

LISISTRATA:
Coso, che pensi? Che indugi a crepare?
Pronto è il porcello, non mancano bare.
Ti voglio io stessa impastare la pizza
col miele... e prendi, per cinger la fronte!
(Gli offre una benda funeraria)

VINCIBELLA:
Ed io con acqua lustral ti cospargo.

MIRRINA:
Questa corona da me pure accetta.

LISISTRATA:
Che vuoi? Che cosa ti serve? Caronte
ti chiama. Alla barca t'affretta!
Te solo attende, per prendere il largo!

COMMISSARIO
(Camuffato oramai da defunto):
Che indegnità, trattarmi a questo modo!
Ora corro dagli altri commissari,
e fo vedere come son ridotto.

LISISTRATA:
Ti lagni, di', che non ti abbiamo esposto?
Fa' passare i tre giorni, e ai primi albori
ti faremo l'esequie: è tutto pronto!
(Lisistrata rientra, seguita dalle compagne, e chiude la porta.
Rimangono di fronte i due Cori, di vecchi e di vecchie)


PARABASI

STRIMODORO:
Invito
Chi coscienza ha d'uomo libero, qui convien che non sonnecchi.
Giú le vesti! E ognuno, amici, alla lotta s'apparecchi.

CORO DI VECCHI:
Strofe A
Sí, che tutte queste cose m'han sentore, ormai, d'affari
grandi e grossi; e le mie nari
già già pungon di tirannide d'Ippia effluvi molto acuti.
Ed in casa di Clístene temo che convenuti
siano degli Spartani, che con le loro trame
mettano su le femmine, questa razzaccia infame,
ad usurpare i miei beni, e il salario
ond'io solevo sbarcare il lunario.

STRIMODORO:
Epirrema A
Ammonire i cittadini, loro! E quando mai s'intese?
Chiacchierar di scudi, loro donne, vendere il paese
ai Laconi, in cui, fiducia mai convien riporre, tranne
quando ai lupi s'avrà fede che spalancano le canne!
Con la mira alla tirannide questa trama a nostro danno
esse ordirono; ma farcela, ben mi guardo, io, non potranno.
Porterò nascosto il brando sotto un ramo di mortella,
starò presso Aristogítone su la piazza in sentinella,
chiuso in arme. Cosí, vedi! E di' poi che la mi fumi,
e ti picchio sopra il muso queste vecchie, odio dei Numi.

VITTORIA:
Anticommation
Se cosí ritorni a casa, neppur mamma t'affigura!
Ma le vesti, o care vecchie, metter giú sia nostra cura.
(Si alleggeriscono)

CORO DI VECCHIE:
Antistrofe A
Cittadini qui presenti, un discorso or si farà
che profitti alla città.
È dover: che fra delizie, fra splendori me nutriva!
Portavo i sacri arredi a sette anni: alla Diva
che ne tutela, l'orzo poi macinavo a dieci:
a Braurone, con la veste gialla in dosso, l'orsa feci.
Ragazza fatta, poi, con una resta
di fichi al collo, ebbi a portar la cesta.

VITTORIA:
Antepirrema A
Ad Atene debitrici non siam dunque di consigli?
Né l'invidia, perché nata sono femmina, vi pigli,
se val piú di quanto adesso vige ciò ch'io suggerisco.
Io la pago, la mia quota nel banchetto: io partorisco.
Voi, vecchiacci, non pagate! Quel banchetto onde le spese
già sostennero i Persiani, che dai nonni il nome prese,
senza dar nulla di vostro, voi l'avete sparecchiato;
e per giunta, mercè vostra, va in rovina ormai lo Stato.
Osi ancor fiatare? Bada che sul grugno non ti sbatta,
se mi secchi, senza manco ripulirla, una ciabatta!

CORO DI VECCHI:
Strofe B
Non svela tracotanza grande ogni loro azione?
E il male, sembra, peggiora. Qui, chi non è castrone,
conviene dia man forte. Via, gittiamo il mantello,
ché l'uomo ha da parere uomo, appena lo vedi,
non stare imbacuccato al par d'un fegatello!
(Gittano anche la sottoveste, e restano con la sola maglia
aderente al corpo)


STRIMODORO:
Voi che a scalar Lipsídrio, quando noi s'era noi, di lupo aveste i piedi,
ora si torni giovani, si mettan nuove piume
per tutto il corpo, e lunge si scrolli ogni vecchiume.


Epirrema B
Ché per poco che qualcuno di noialtri dia lor presa,
non vorranno piú desistere da veruna audace impresa,
ma navigli le vedremo costruire anche, e per mare,
contro noi, come Artemisia, si vorranno misurare.
Se ai cavalli poi si dànno, vi saluto, cavalieri!
Niuno supera le femmine per trottare sui corsieri,
ferme in sella: ed il galoppo non le sbalza giú d'arcione!
Vedi un po' come le Amazzoni ci stan salde, che Micone
pinse, in zuffa contro gli uomini? Acciuffare ormai bisogna
tutte queste, ed infilarle per il collo entro la gogna.

CORO DI VECCHIE:
Antistrofe B
Se mi stuzzichi, sciolgo alla mia scrofa il laccio,
e in tal modo ti pettino, che all'istante ti faccio
chiedere ai borghigiani con grandi urla soccorso.
Via, compagne, giú gli abiti, noi pur: s'ha da parere
femmine inferocite, ben pronte a dar di morso.
(Depongono anch'esse le sottovesti)

VITTORIA
(Rivolta ai vecchi):
Ora s'avanzi pure, chi non vuole piú agli gustar, né fave nere!
Dimmi il menomo oltraggio,
e ti fo come all'aquila fece lo scarafaggio!

Antepirrema B
Sin che al fianco avrò Lampetta, ed Ismenia, la fanciulla
di gentil sangue tebano, io vi conto men che nulla.
Ché, facessi pure sette votazioni, o disgraziato,
non potrai nulla: aborrito sei da tutto il vicinato.
Ieri pur la festa d'Ècate celebravo; e i miei vicini
io pregai che mi cedessero, per giuocar co' miei piccini,
Anguilletta di Beozia, bimba cara, e tanto brava.
Ma non vollero: un editto tuo, risposer, lo vietava.
Né se prima alcun, ghermitivi a una zampa, non vi gitti
da un dirupo, la vorrete mai finir, con tali editti.
(I coreuti si ritirano, e tornano ad aggrupparsi, in due schiere sempre
distinte, intorno all'altare di Diòniso)


PARTE SECONDA

(Dalla rocca esce accipigliata Lisistrata)
CORO DI DONNE:
Dei disegni e dell'opre ispiratrice,
perché sí scura in volto esci di casa?

LISISTRATA:
Le brutte azioni ed il pensar donnesco
di sciagurate femmine, mi fanno
fare, scorata, in su e in giú la ronda.

CORO:
Che dici mai? che dici?

LISISTRATA:
Il vero, il vero!

CORO:
Che guaio avviene? Siamo amiche, diccelo.

LISISTRATA:
Dirlo è turpe, tacer non è possibile.

CORO:
Deh, non celar che mal percosse n'abbia.

LISISTRATA:
Siamo, per dirla in due parole, in fregola.

CORO:
Oh Giove!

LISISTRATA:
Che Giove e Giove! I fatti sono fatti.
Non mi riesce piú tenerle lungi
dai mariti. Disertano. Ne colsi
una a forare un buco nei paraggi
della grotta di Pane; una seconda
che si calava giú con la carrucola;
una evadeva; e n'ho riafferrata
per i capelli, ieri, una già pronta
a volare, a cavallo a un passerotto,
alla casa di Rizza! E non c'è scusa
che non tirino in ballo, per tornare
a casa. Guarda che n'arriva una!
(Giunge una donna)
Ehi, dove corri?

DONNA A:
Faccio una scappata
a casa. Ho certa lana di Mileto,
e le tignole me la rodon tutta.

LISISTRATA:
Ma che tignole! Fronte indietro!

DONNA A:
Vado
e torno: quanto stendo sopra il letto...

LISISTRATA:
Non stender nulla, e non scappare!

DONNA A:
E lascio
la lana andare a male?

LISISTRATA:
È necessario.

DONNA B:
Tapina me, tapina me, quel lino
che lasciai, senza pettinarlo, in casa!

LISISTRATA:
Senti quest'altra! Per il lino senza
pettinarlo, esce. Via, ritorna indietro.

DONNA B:
Ma, perdiana, appena pettinatolo,
son qui di nuovo, súbito.

LISISTRATA:
Non tante
pettinature: ché se tu cominci,
qualche altra donna vorrà far lo stesso.

DONNA C
(Esce, in stato apparente di avanzata gravidanza):
Rattieni il parto, o veneranda Ilízia,
sin che in luogo profano io giunta sia!

LISISTRATA:
Che chiacchiere son queste...

DONNA C:
Ora mi sgravo.

LISISTRATA:
Ma se non eri pregna, ieri!

DONNA C:
E oggi
sí. Lisistrata, lasciami tornare
a casa, presto, dalla levatrice.

LISISTRATA:
Che discorsi son questi?
(Palpandola)
E questo duro,
che è?

DONNA C:
Un figlio maschio!

LISISTRATA:
Ma che figlio
e figlio! Hai sotto, pare, qualche arnese
di bronzo tondo. Lasciami vedere...
(Le pone le mani sotto, e trae fuori un casco)
Oh cosa buffa! Hai l'elmo sacro, sotto,
e dici d'esser gravida?

DONNA C:
E son gravida!

LISISTRATA:
E questo coso, allora, che significa?

DONNA C:
Perché, se mai mi prendono le doglie
ancora su la rocca, entro nel casco,
come una colombella, e li mi sgravo!

LISISTRATA:
Che canti? Scuse magre! È troppo chiara
la cosa. Resta, qui la celebriamo
la festa per la nascita... del casco!

DONNA D:
Non ci posso dormir piú, su la rocca:
il drago suo custode, in sogno ho visto.

DONNA E:
E io, povera me, non chiudo palpebra,
per questi eterni lagni delle nottole.

LISISTRATA:
Non la finite, benedette donne,
con codesti portenti? Avete voglia
di maschi. E noi, che non l'abbiamo, estimi?
Lo so, dure a passar sono le notti;
ma, belle mie, tenete sodo, e ancora
per un po' tribolate. C'è un oracolo,
che alfin la spunteremo, se fra noi
non sorgeranno screzi. Ecco l'oracolo.
(Trae un rotolo e s'appresta a leggere)

LE CINQUE DONNE:
Facci sentire come dice.

LISISTRATA:
Zitte.
(Recita)
Allor che nello stesso rifugio le rondini insieme
corran, fuggendo l'upupe, e facciano a men degli uccelli,
i mali avranno tregua, di sopra quel ch'era di sotto
Giove che tuona dal cielo porrà...

UNA DELLE CINQUE DONNE:
Noi staremo di sopra?

LISISTRATA:
Se poi le rondinelle saranno discordi, e le penne
a volo spiegheranno lontano dal sacro recinto,
parrà che non esista pennuto di lor piú lascivo.

UNA DELLE CINQUE DONNE:
Perdio, chiaro è l'oracolo! O Celesti,
non ci sdiàmo, non siamo pusillanimi!
Entriamo, via! Sarebbe una vergogna,
venir meno, mie care, a quest'oracolo.
(Entrano tutte con Lisistrata)

INTERMEZZO DANZATO
(I due Cori di vecchi e di vecchie stanno l'uno di fronte all'altro)

STRIMODORO:
Strofe
Oh, date retta
ad una favoletta
che intesi un dí
da bimbo: eccola qui.
C'era una volta un certo Melanïone, un giovine
che, per schivar le nozze, a stare fra montane
solitudini andò.
E qui, di lepri in traccia,
tendea reti, del cane
vivendo in compagnia;
e per misoginia - piú a casa non tornò.
Tale contro le femmine
odio ei chiudeva in seno;
e noi, che abbiam giudizio,
non vi s'aborre meno.

CORO DI VECCHI
(Avanza danzando verso il Coro delle vecchie):
Vo' scoccarti, o vecchia, un bacio.

CORO DI VECCHIE
(Preparandosi alla difesa):
Gustar porri non vuoi piú.

VECCHI:
Alzo il pie', ti sprango un calcio...
(Fanno un arditissimo scroscio)

VECCHIE:
Che macchione hai costaggiú!

VECCHI:
Certo! Aveva anche Mirònide
negro e irsuto un codrïone,
che ai nemici dava i brividi.
Era tale anche Formione.
(Tornano, sempre danzando, al loro posto)

VITTORIA:
Antistrofe
Una storiella
vo' contrapporre a quella
di Melanïone.
C'era un tale Timone,
un uomo tutto orsaggine, cinto d'insormontabili
macchie di spino il viso: una vera propaggine
delle Furie. Un bel dí,
costui, vinto da nausea
per la gran bricconaggine
degli uomini, imprecando
contro essi a lungo, in bando - se n'andava. Cosí
ei v'aborriva, o uomini,
birbe sempre a uno stesso
modo; e svisceratissimo
era del nostro sesso.
(Tutte le donne s'avanzano danzando verso i vecchi, e alzano sopra essi
una mano)


VECCHIE:
T'ho a pestare una ganascia?

VECCHI:
No... temiam dell'ira vostra!

VECCHIE:
Preferisci allora un calcio?

VECCHI:
Metterai la potta in mostra!

VECCHIE:
Ma, sebbene io sia già vecchia,
non sarà che tu la scerna
tutta quanta irta di setole,
ma ben rasa alla lucerna!
(Tornano, danzando, nella posizione di prima)

(Su l'alto dei propilei compare Lisistrata, e guarda verso la párodos
di destra)

LISISTRATA:
Qui da me, qui da me, donne, sbrigatevi!
(Sopraggiungono parecchie donne)

DONNA A:
Dimmi, che c'è di nuovo? E perché strilli?

LISISTRATA:
Un uomo vedo; un uomo, che s'avanza
come folle, in furore afrodisiaco!
Dea che Citera e Pafo e Cipro reggi,
quella che batti è la via giusta: avanti!

DONNA B:
Dov'è, dov'è?

LISISTRATA:
Di Cloe vicino al tempio.

DONNA C:
Per Giove, è proprio vero! E chi sarà?

LISISTRATA:
Guardate un po': nessuna lo conosce?

MIRRINA:
Io, per Giove! È Fottino, è mio marito!

LISISTRATA:
A te, dunque, infiammarlo, torturarlo,
lusingarlo, baciarlo e non baciarlo,
e dargli tutto... meno quell'affare
che sa la tazza.

MIRRINA:
Lascia fare a me.

LISISTRATA:
Io rimango, e t'aiuto ad uccellarlo
e rosolarlo. Andate via, voialtre.
(Le altre donne escono. Mirrina si nasconde. Arriva, seguito da
un servo che porta in collo un bambino, Fottino)


FOTTINO:
Tapino me, che spasimo, che strazio!
Su la ruota mi pare che mi squartino!

LISISTRATA:
Chi va là, dentro gli avamposti?

FOTTINO:
Io!

LISISTRATA:
Un uomo?

FOTTINO:
In carne ed ossa.

LISISTRATA:
E non ti levi
dai piedi?

FOTTINO:
E tu chi sei, che vuoi scacciarmi?

LISISTRATA:
La sentinella.

FOTTINO:
In nome dei Celesti,
va', chiamami Mirrina.

LISISTRATA:
Oh bella! T'ho
da chiamare Mirrina! E tu chi sei?

FOTTINO:
Suo marito, Fottino di Chiavònia!

LISISTRATA:
Oh, caro caro! Benvenuto! Il nome
tuo né ignoto, né oscuro è fra noi donne.
Tua moglie ha sempre in bocca te! Se piglia
un uovo o un pomo, dice: «Alla salute
del mio Fottino!»

FOTTINO:
Santi Numi!

LISISTRATA:
Già,
per Afrodite! E se il discorso cade
sopra i mariti, ecco tua moglie a dire
che tutto è ciancia, appetto di Fottino.

FOTTINO
(Eccitatissimo):
Chiamala, via!

LISISTRATA:
Mi fai, dopo, un regalo?

FOTTINO:
Perdio, sí, se ci tieni! Per le mani
ora ho questo. Lo vuoi? Te lo rivogo!

LISISTRATA:
E allora scendo, e te la chiamo.

FOTTINO:
Sbrígati!
(Lisistrata, via. Fottino monologa patetico)
Niuna dolcezza ha piú per me la vita,
dal giorno che costei m'abbandonò.
Com'entro in casa, mi si stringe il cuore,
e vedo un vuoto dappertutto, e il cibo
non mi va giú: perché mi tira il bischero!
(Compaiono su la rocca Lisistrata, e, con simulata riluttanza, Mirrina)

MIRRINA:
Gli voglio bene, sí, gli voglio bene;
ma lui del bene mio non se ne cura.
Non mi chiamar, non farmelo vedere!

FOTTINO:
Perché, dolcezza mia, Mirrinuccetta,
fai cosí? Scendi!

MIRRINA:
No, per Giove, mai.

FOTTINO:
Io, Mirrina, ti chiamo, e tu non scendi?

MIRRINA:
Già, mi chiami, e di me non sai che fartene!

FOTTINO:
Non so che farmene, io? Se sto morendo!

MIRRINA
(Fa per andarsene):
Ti saluto!

FOTTINO:
No, no, dà retta almeno
al bimbo!
(Si rivolge al bambino)
E tu, la mamma, non la chiami?

BIMBO:
Mammà, mammà, mammà!

FOTTINO:
Non hai punto pietà di questo bimbo,
sudicio da sei giorni, e senza poppa?

MIRRINA:
Io, sí, che l'ho, pietà! Disamorato
è il babbo!

FOTTINO:
Vieni, amore mio, dal bimbo!

MIRRINA:
Ah, l'esser madre! Che vuoi fare? Andiamo!
(Comincia a scendere)

FOTTINO:
Mi pare diventata anche piú giovine
di molto, e ch'abbia piú soave l'occhio.
E quel far la scontrosa e la superba,
quello proprio mi fa morir di voglia!

MIRRINA
(È scesa e piglia in collo il bimbo):
Figlietto dolce dolce d'un babbaccio,
vieni da mamma tua, piglia un bacino!

FOTTINO:
Perché, cattiva, fai cosí, perché
dài retta all'altre donne, e a me procuri
crucci, e tormenti a te?

MIRRINA:
Le mani a posto.

FOTTINO:
La roba mia, la tua, che abbiamo in casa,
la lasci andare alla malora!

MIRRINA:
Poco
m'importa della roba.

FOTTINO:
E che? Del filo
che le galline vanno sparnazzando
per casa, non t'importa?

MIRRINA:
E chi ci pensa?

FOTTINO:
Da tanto e tanto non hai celebrata
la festa d'Afrodite! Andiamo, torni?

MIRRINA:
Io no, per Giove, se non fate prima
pace, e non la finite con la guerra.

FOTTINO:
Se tu lo vuoi, faremo pure questa.

MIRRINA:
Quando sarà, ritorno a casa anch'io:
ora no: me lo vieta un giuramento.

FOTTINO:
Almeno, sta con me solo un istante.

MIRRINA:
No, no... però non dico che non t'amo.

FOTTINO:
M'ami?... E perché no, no, Mirrinettuccia?

MIRRINA:
Mi fai ridere! Qui, davanti al bimbo?

FOTTINO:
Eh, no, perdio! (Al servo) Manète, il bimbo portalo
a casa. - Adesso il bimbo non c'è piú:
ti vuoi sdraiare?

MIRRINA:
Pover'òmo? E dove?

FOTTINO:
Presso all'antro di Pane: il posto è comodo!

MIRRINA:
E in rocca, poi, come ci torno pura?

FOTTINO:
Ci vuol poco: ti lavi alla Clepsídra.

MIRRINA:
Bravo! E rimangio il giuramento fatto!

FOTTINO:
Cada sul capo mio: non occupartene.

MIRRINA:
Ora porto un lettuccio.

FOTTINO:
Lascia correre!
Basta il suolo.

MIRRINA:
Sia pure in quello stato,
sul suolo no, non voglio che tu giaccia!
(Entra nella rocca)

FOTTINO:
Mi vuol bene, mia moglie! Ci si vede!

MIRRINA
(Torna con una specie di letticciuolo):
Ecco, sdràiati, svelto: ed io mi spoglio.
(Comincia a deporre le vesti)
Oh giusto, guarda, ho da portar la stuoia!

FOTTINO:
Che stuoia! Per me, no!

MIRRINA:
Sí! Su le cinghie
non c'è decoro!

FOTTINO:
Fammiti baciare...

MIRRINA
(Porgendo la guancia):
Tieni...

FOTTINO
(La bacia):
Ah, ah, ah, ah!... Ritorna presto!

MIRRINA
(Entra ed esce):
Ecco la stuoia. Sdràiati, e mi spoglio.
(Come sopra)
Oh giusto, guarda un po'! Non hai guanciale.

FOTTINO:
Ma non mi serve!

MIRRINA:
A me serve, per Giove!
(Entra)

FOTTINO:
Questo pinco lo trattano da Ercole!

MIRRINA:
Sta sú, lévati!

FOTTINO:
Adesso è tutto in regola?

MIRRINA:
Tutto in regola!

FOTTINO:
Qui, tesoro mio!

MIRRINA:
Mi sto sciogliendo l'abito. Ricòrdati,
sai, della pace! Non infinocchiarmi!

FOTTINO:
Mi venga un tiro secco...

MIRRINA:
E non hai coltre!

FOTTINO:
Perdio, non voglio coltri! Voglio fottere!

MIRRINA:
Ci arriverai, pazienza! Vado e torno!
(Via)

FOTTINO:
Con le sue coltri, questa mi finisce!

MIRRINA:
Su ritto, via!

FOTTINO:
Piú ritto di cosí?

MIRRINA:
Non vuoi che ti profumi?

FOTTINO:
A me profumi?
No, per Apollo!

MIRRINA:
Sí, per Afrodite!
Per amore o per forza.

FOTTINO:
Giove mio,
fallo versare tu, questo profumo.

MIRRINA:
Pigliane un po'... tendi la mano. Ed ungiti.

FOTTINO:
Apollo mio, non mi ricrea davvero,
questo profumo! Forse si dovrà
stropicciare... no, via, non è da sposi!

MIRRINA:
Foglie di rosa, ho preso! Oh che sventata!

FOTTINO:
Bene, bellezza mia, lascialo andare.

MIRRINA:
Dici per burla!

FOTTINO:
Un accidente a secco
all'inventore dei profumi!

MIRRINA:
Piglia
quest'alberello.

FOTTINO
(Con gesto equivoco):
Ho già codesto, vedi.
Via, non mi dare piú nulla, briccona.
Mettiti giú.

MIRRINA:
Son pronta, per Artèmide!
Ora mi svesto. Amore mio, ma bada
a votare la pace!

FOTTINO:
Voterò!
(Mirrina, rapidissima, scappa e rientra nella rocca)
Ahi! M'ha ucciso, mia moglie, m'ha finito!
M'ha sfavato ogni cosa, e se n'è ita!
(Canta con espressione patetica)
Or che giuocato m'ha delle femmine
la piú vezzosa tiro siffatto,
che piú mi resta? chi ormai piú sbatto?
come l'allatto - questo figliuolo?
Dov'è Cinàlope?
Presto, una balia trovami a nolo!

CORO DI VECCHI:
In quale, o misero, crudele affanno,
consumi l'animo tratto in inganno!
Io pietà provo delle tue pene!
Qual mai resistere potrebbe rene,
che cuor, che lombi, quali testicoli,
qual pinco ritto, che non può l'uzzolo
cavarsi a brúzzolo?

FOTTINO:
Ahi, quali, o Giove, tremendi spasimi!

CORO DI VECCHI:
T'ha quella sozza cosí ridotto,
quella sentina d'impurità.

CORO DI VECCHIE:
No, quell'amore, quel boccon ghiotto!

CORO DI VECCHI:
Boccone ghiotto? Birba, hai da dire,
birba! Deh, fa',
Giove, che l'impeto fiero d'un turbine
via la trascini come festuca,
e, mulinandola nelle sue spire,
dalla magione lunge l'adduca:
poi l'abbandoni, sí che precipiti
di nuovo al suolo:
e qui d'un súbito...

CORO DI VECCHIE:
possa infilarsi su quel piòlo!

CATASTROFE
(Dalla párodos sinistra arriva un araldo spartano, in visibile stato
di concupiscenza erotica)


ARALDO:
Er Senato d'Atene indove sta?
E li pritani? Ciò da divve morte
novità!

COMMISSARIO:
Ma chi sei? Uomo? Conísalo?

ARALDO:
Io? Berfio, sò l'araldo! E sò venuto,
corpo de Dio, da Sparta, pe' sta pace!

COMMISSARIO:
Oh, perché vieni, allora, con quell'asta
sotto panni?

ARALDO:
Che asta? Io nun ciò gnente!
(Cerca di voltarsi un po')

COMMISSARIO:
Dove ti giri? Perché te lo tiri
davanti, quel mantello? Pel cammino
t'è calato il braghiere?

ARALDO:
È poco micco,
sto fregno buffo!

COMMISSARIO:
Ah, pezzo di briccone,
l'hai ritto?

ARALDO:
Io? Ma de che! Nun dí fregnacce!


COMMISSARIO:
Oh, che ci hai, dunque?

ARALDO:
Un tortòre spartano!

COMMISSARIO
(Con gesto equivoco):
Ah! Della stessa fabbrica di questo?
Di' franco, parli a cuori che t'intendono:
come ve la passate, a Sparta, voi?

ARALDO:
Sparta e alleati stanno tutti a ucello
dritto: ce servirebbe Zagarolo.

COMMISSARIO:
E chi dovete ringraziar di questo
guaio? Pane?

ARALDO:
Macché! Lampetta ha dato
er segno della corsa; e l'antre, appresso,
dettero alli mariti lo scaccione
dalla patacca!

COMMISSARIO:
E allora, come fate?

ARALDO:
Se tribbola! Se va per la città
come si se corresse colla torcia,
gobbi gobbi! Le donne nun se vonno
manco piú fa toccà la varpelosa,
si d'amore e d'accordo tutti quanti
nun famo prima pace co la Grecia!

COMMISSARIO:
Ma questa è una congiura universale
delle donne! Ora, sí, ci vedo chiaro.
Dunque, non perder tempo, di' che mandino
qui plenipotenziari per la pace.
Altri ne farò scegliere al Senato
io qui: farò valer questo argomento!
(Gesto equivoco)

ARALDO:
Parlà piú mejo, nun potevi! Volo!
(Via l'araldo e il commissario)

INTERMEZZO DANZATO

CORO DI VECCHI:
Delle femmine, piú indomita non c'è al mondo alcuna fiera.
Ma che fuoco! Non ha ciglio sí protervo una pantera.

CORO DI VECCHIE:
Se l'intendi, a farmi guerra perché dunque ti sei messo,
mentre invece aver potresti fido amico il nostro sesso?

VECCHI:
Gli è che l'odio per le femmine a deporre io non m'induco.

VECCHIE:
Lo farai dopo, a tuo comodo. Ma a quel modo ignudo bruco
non ti so proprio lasciare. Sei ridicolo, vedessi!
Vo' infilarti questi panni: lascia, lascia ch'io m'appressi.

VECCHI:
Quest'azione, affé di Giove, non saprei dirla cattiva.
Io di dosso me li tolsi pel furor che in me bolliva.

VECCHIE
(Si avanzano danzando, e infilano ai vecchi le sottovesti):
Ecco, intanto sembri un uomo: poi, ridicolo non sei.
E se tu non mi facessi arrabbiare, ti torrei
via dall'occhio, dove adesso ti s'è fitto, quel moscino.

VECCHI:
Questo, dunque, era il tormento! Prendi un po' quest'anellino,
sarchia pure, e fuori traggilo, che veder lo possa anch'io:
da un bel pezzo, affé di Giove, sta mordendo il ciglio mio.
VECCHIE:
Sei davvero il gran fastidio! Pur ti voglio far contento.
(Estraggono ciascuna una zanzara dall'occhio d'un vecchio)
Dio! Ci avevi una zanzara, che vederla è uno sgomento!
Guarda, guarda! Di Tricòrito, non ti pare ch'ella sia?

VECCHI:
Gran piacer m'hai fatto! Un pozzo dentro l'occhio essa m'apria;
sí che or che tu l'hai tolta, fuor ne sgorga a rivi il pianto.

VECCHIE:
Ma ci son qua io, per tergerlo, sebben tu sia birba tanto...
E ti bacio...

VECCHI:
Niente baci...

VECCHIE:
Sí, per forza o per amore.

VECCHI
(Reluttando invano):
E possiate andare al diavolo! Quanto è mai lusingatore
questo sesso! dice proprio bene veh, quella sentenza:
né con questa infame razza si può vivere, né senza.
Ma oramai scendere a patti noi bramiamo, e, d'ora in poi,
né piú farvi alcun dispetto, né soffrirne alcun da voi.
Oh, su via! Fattici accanto - gli uni all'altre, alziamo un canto.
(I vecchi e le vecchie si accostano gli uni alle altre, e, formato un
solo coro, si rivolgono verso gli spettatori)


VECCHI:
Strofe Prima
Non abbiamo intenzïone
di lanciar veruna ingiuria
contro alcun della città.
Ma fare opere buone, - ma dir buone parole
vogliamo, invece: i guai che abbiamo, bastan già!
Ed ogni uomo, ogni femmina, dica pure se vuole
da noialtri aver contanti.
Due, tre mine? Qui ce n'è
tanti e tanti,
e la borsa è in mano a me.
Ché se poi tornar dovessimo
a far pace, quel che avrà
da noialtri preso in prestito,
rimborsare non dovrà!

VECCHIE:
Strofe Seconda
Ammannir dobbiamo il pranzo
a certi ospiti Caristii,
veri fior' di probità.
Purè ce n'è d'avanzo - e uccisa ho una scrofetta:
c'è dunque ciccia tenera e bella a sazietà!
E invitati sono tutti gli uditori. In fretta in fretta,
dopo il bagno, coi marmocchi
venga ognun: venga oggi stesso!
L'uscio imbocchi
senza chiedere permesso,
come fosse in casa propria,
senza tanti complimenti:
che già, l'uscio
sarà chiuso a due battenti!

FINALE
(Dalla párodos sinistra si avanzano gli ambasciatori spartani: verso essi
torna a volgersi il Coro)


CORIFEO DI VECCHI:
Ecco gli ambasciatori - di Sparta con le lor barbe prolisse:
e gabbie di porcelli - pare che intorno ai fianchi abbiano fisse!
(Rivolto agli ambasciatori)
Pria salute, o Laconi! E poscia, diteci
in che stato ridotti a noi giungete.

AMBASCIATORE SPARTANO:
Che, c'è bisogno da fà tante chiacchiere?
Come semo ridotti, lo vedete.

CORIFEO:
Ah, poveretti noi, come s'ingrossa
quest'affare! Che brutta infiammazione!

SPARTANO:
Nun ce se crede! E c'è poco da dí!
Fa' vení qui quarcuno, e combinamo
puro sta pace, come je fa gioco.

CORO:
Oh, vedi i paesani nostri, anch'essi
con la tunica a tenda su la pancia.
Non sembran lottatori? Quest'affare
promuove, a quanto pare, la ginnastica.

AMBASCIATORE ATENIESE:
Lisistrata dov'è? Chi ce lo dice?
Vedi a che cosa son ridotti gli uomini!

CORIFEO:
Questo male è gemello di quell'altro.
(Accenna all'ambasciatore spartano)
Vi piglia, è vero, una fregola a bruzzolo?

ATENIESE:
E ci ammazza, perdio, quando ci piglia!
Sicché, se non si fa pace alla svelta,
non c'è che fare, noi si fotte Clístene!

CORIFEO:
Badale a voi, pigliate dei mantelli,
che non vi veda qualche ermocopída!

ATENIESE:
Dici bene, perdio!

SPARTANO:
Sangue d'abbacchio,
dice benone. Puro noi coprímose!

ATENIESE:
Buon dí, Spartani! Brutti guai si passano!

SPARTANO:
Core bello, figúrete noiantri!
Si ce vede la gente co' quest'anima
de manganelli, qui semo fregati.

ATENIESE:
Parliamo franchi, via, Spartani: a quale
scopo venite?

SPARTANO:
Per la pace: semo
l'ambasciatori!

ATENIESE:
Bene: e noi tal quale.
Dunque, perché non si chiama Lisistrata,
lei che sola può metterci d'accordo?

SPARTANO:
Eh, si te garba, sí, chiama Lisistrata!

CORIFEO:
Non c'è bisogno di chiamarla, pare:
ha inteso tutto, ed eccola che viene.
(Lisistrata scende dalla rocca e s'avanza)

CORO:
Salute, o d'ogni donna - la piú prode; convien che seria adesso,
che sii mite ed energica, - che buona fede all'accortezza mesca.
Ché i primi degli Ellèni, - delle blandizie tue pigliàti all'esca,
a te son convenuti, - in te le lor querele hanno rimesso.

LISISTRATA:
Se la cosa non è punto difficile!
Basta pigliarli quando sono in fregola,
né si posson sfogare uno con l'altro!
E al bel veder c'è poco. Ov'è la Pace?
Piglia prima e conduci i Lacedèmoni,
non già con mano prepotente e pesa,
né senza garbo, come procedevano
i nostri sposi, ma con grazia, come
s'addice a donne: e chi non dà la mano,
piglialo per l'uccello. Va', conduci
anche gli Atenïesi: dove prima
ti danno presa, acciuffali. Laconi,
state vicino a me: da quella parte
(Agli Ateniesi)
state voialtri: e il mio discorso udite!
(Con piglio oratorio)
Io sono donna; eppure ho sale in zucca:
di mio, giudizio non mi manca; e udendo
poi parlare mio padre ed altra gente
d'età, mi sono impratichita molto.
Vi vo' dunque pigliar tutti in un fascio,
e insolentirvi, e a buon diritto. Voi
che spruzzate gli altari con la stessa
acqua lustral, come fratelli, a Pito,
a Olimpia, a Delfi - a andare per le lunghe,
quanti altri luoghi potrei dire! - mentre
i barbari son qua, movete eserciti,
genti e cittadi a sterminar de l'Ellade! -
La prima parte del discorso, è fatta!

ATENIESE:
Io l'ho sfavato, e adesso casco morto.

LISISTRATA:
E voi, ché adesso tocca a voi, Laconi,
non sapete che qui giunse una volta
lo Spartano Períclide, e sede',
pallido nella sua veste di porpora,
su l'ara, a supplicar quelli d'Atene,
per avere alleati? Allor Messene
su voi gravava, e il Dio che il suolo scrolla.
Mosser Cimone e quattromila opliti,
e salvarono tutti i Lacedèmoni.
E voi, cosí da noi trattati, il suolo,
che a voi salvezza die', ponete a sacco?

ATENIESE:
Sono ingrati, Lisistrata!

SPARTANO
(Distratto, in concupiscente ammirazione):
Sarà.
Ma che culetto! Che magnificenza!

ATENIESE:
Atenïesi, e voi credete forse
ch'io vi risparmi? Vi sovviene quando
vesti servili indossavate, e a loro
volta, i Laconi giunsero a soccorrervi,
armati, e sterminâr molti dei Tessali,
molti compagni ed alleati d'Ippia,
combattendo soli essi a fianco vostro,
quella giornata, e a libertà vi resero,
e infilaron di nuovo, in cambio della
schiavina, un manto fine al vostro popolo?

SPARTANO:
La compagna nun c'è. Che pacioccona!

ATENIESE:
Non l'ho mai visto, un tal pezzo di passera!

LISISTRATA:
Or, se avete tanti obblighi reciproci,
ché vi struggete in guerra, e non cessate
dall'abborrirvi? Ché non fate pace?
Via, che ostacolo c'è?

SPARTANO:
Noi semo pronti: basta che ciaridíeno quer buco.

LISISTRATA:
Quale, buon uomo?

SPARTANO:
Pilo! Da quel dí,
che ce famo l'amore e lo chiedemo!

ATENIESE:
Questa non la spuntate, per Posídone!

LISISTRATA:
Dateglielo, brav'òmo!

ATENIESE:
E che si fa,
dopo?

LISISTRATA:
Chiedete un'altra terra in cambio.

ATENIESE:
Beh! Prima dateci Echinunte e il seno
di Melía, con le gambe di Megara.

SPARTANO:
Amore bello, scòrdetene puro!

LISISTRATA:
Lasciate! Per due gambe non si letica.

ATENIESE:
Già mi disarmo, già vado ad arare!

SPARTANO:
Io, come arbeggia, vojo concimà!

LISISTRATA:
A pace fatta, lo potrete fare.
Via, se siete decisi, concludete,
e date la notizia agli alleati!

ATENIESE:
Che alleati, cuor mio! Ci tira il bischero!
Non saran del medesimo parere,
anch'essi? Di chiavare?

SPARTANO:
E de che tinta!
Puro li mii!

ATENIESE:
Perdio, pure i Caristii!

LISISTRATA:
Ben detto! Ora lavatevi, ché noi
donne vi si darà da pranzo, nella
rocca, con quel che abbiamo entro le ceste.
Lassú vi scambierete i giuramenti,
e poi ciascuno prenderà sua moglie,
e se n'andrà! - Volete o no venire?

SPARTANO:
Dove te pare!

ATENIESE:
Non perdiamo tempo!
(Entrano tutti. I coreuti si volgono di nuovo verso gli spettatori)

CORO DI VECCHI:
Strofe Terza
I tappeti screzïati
che qui serbansi, le tuniche,
i mantelli, i vasi d'oro,
a tutti sian donati - che li rechino ai figli,
e, quando andrà canefora, a qualche figlia loro.
E della roba nostra, ch'è dentro, chi vuol pigli.
Nulla è chiuso in tal maniera
che possibile non sia
tôr la cera
dei suggelli, e portar via
quanto c'è. Però nientissimo
troverà, per quanto scruti,
chi non abbia
piú dei nostri gli occhi acuti!

CORO DI VECCHIE:
Strofe quarta
Se alcun vive nello stento,
e nutrir deve domestici
e una folla di marmocchi,
qui troverà frumento - minuto; e una focaccia
tenera, da un quartuccio: la guardi e non la tocchi.
Venga chi vuole, dunque, col sacco e la bisaccia:
tutti quanti a me correte,
poverelli: a tutti grano
dà Manète,
il mio servo, a larga mano.
Ma v'avviso: niun si risichi
a venir troppo vicino
a quest'uscio:
c'è di guardia un buon mastino!
(Tornano a voltarsi verso la scena)
(Durante l'invito del Coro, sono giunti parecchi cittadini, e si sono
affollati davanti alla porta, alcuni sedendosi. Uno infine picchia
all'uscio. Si affaccia un servo)


CITTADINO:
Coso, apri?

SERVO:
Te la svigni? E voi, che state
sdraiati lí? Per farvi rosolare?
L'ho, la fiaccola! Questa è la stazione
della bordaglia!

CITTADINO:
Io no, non me ne vado.
Si tratta d'esser compiacenti? Noi
siamo qui, pronti a fare penitenza.

GLI ALTRI:
La faremo anche noi, la penitenza.

SERVO:
Non ve n'andate? Poveri capelli
vostri! N'avrete a far, degli urli! Ve
n'andate, o no? Li fate uscire in pace
dal banchetto, i Laconi?
(Esce dall'uscio un Ateniese A)

ATENIESE A:
Un tal simposio
non l'ho veduto mai.
(Esce un Ateniese B)

ATENIESE B:
Proprio gentili,
si son mostrati gli Spartani; e noi,
con tutto il vino, s'ebbe il capo a segno.

ATENIESE A:
Va da sé! Noi non si ragiona, quando
non s'è bevuto! Se gli Atenïesi
daranno retta a me, sempre brïachi
andremo in ambasciata! Ora, che andiamo
a Sparta, a gola asciutta, non badiamo
che a cercar ciò che può mandarci all'aria:
sicché non ascoltiam quello che dicono,
e sospettiam di quello che non dicono,
e riferiam cose che fanno a pugni.
Adesso, poi, ci siamo contentati
di tutto. Anche se uno la canzone
di Telamone c'intonasse, invece
di quella di Clitagora, noialtri
l'applaudiamo, pronti a spergiurare.

SERVO:
Oh, rieccoli, questi, al posto solito.
Ve la battete o no, pezzi da forca?

ATENIESE:
Perdio, davvero, vedi che già escono.
(Escono in folla molti convitati)

SPARTANO
(Volto a un giovane flautista):
Core mio, pija er ciufolo, che adesso
vojo fà quattro zompi, e cantà un'aria
in onore d'Atene e de noiantri.

ATENIESE:
Prendi, sí, prendi il flauto! Che a vedervi
quando ballate, mi diverto un mondo.

CORO DI SPARTANI

IL CORIFEO:
L'ardore in questi giovani,
tu, Mnemòsine, desta,
e nella Musa mia,
che sa le nostre gesta,
né ciò che oprâr gli Ateniesi oblia,
quand'essi all'Artemisio
simili a Numi s'avventâro, e in rotta
dei Persïani misero la flotta.
Noi guidava Leonida:
come cignali arrotavamo i denti,
e molta schiuma ci fioría le labbia,
e molta insino ai piedi
ci colava giú giú: ché della sabbia
numerosi non meno erano i Medi.

TUTTI I COREUTI:
Oh cacciatrice Artèmide,
tu che le fiere abbatti,
vieni oh vergine Iddia,
alla tregua propizia,
e a lungo resta in nostra compagnia.
Or l'amicizia
tranquilla duri, i patti
nulla mai turbi,
e il regno cessi dei volponi furbi.
Su via, fra noi rimani,
o vergine che in caccia agiti cani.

LISISTRATA:
Giacché tutto è finito per la meglio,
su, conducete via, Laconi, queste
donne, e voialtri (agli Ateniesi) queste. E stia la moglie
presso il marito, ed il marito presso
la moglie. E poi, per il felice evento,
balli ai Numi intrecciamo; e d'ora innanzi
dal piú cadere in colpa ognun si guardi.

CORO DI ATENIESI

IL CORIFEO:
La danza guida, guida le Càriti,
invoca Artèmide,
e il suo germano, l'Iddio benevolo
dei Cori duce,
e il Nisio Bacco, che fra le Mènadi
dagli occhi sprizza vivida luce.
E Giove, rutilo Dio della folgore,
e la beata sua sposa, e i Dèmoni
che ricordanza serbin perenne
della solenne
pace, cui strinse la Cipria Diva!

TUTTI I COREUTI:
Io Peàn, viva, viva!
L'inno si levi della vittoria!
Viva, viva! Gloria, gloria!

IL CORIFEO
(Volto ai Laconi):
Ora intonate, su via, Laconi,
pei nuovi eventi, nuove canzoni!

CORO DI SPARTANI:
L'ameno Taigèto ora abbandona,
vien qui, Musa Lacona, - e il Nume onora
venerando d'Amicla, e Atena, Diva
dalla bronzea dimora,
ed i buoni Tindàridi,
che dell'Eurota scherzan su la riva.
Piú non tardar, qui volgiti,
i pie' leggeri affretta,
sí che Sparta si celebri
negl'inni, a cui diletta
prestare, fra clamore
di danze, ai Numi onore.
Presso l'Eurota lanciano
qui le fanciulle, come
puledre, in gara gli agili
piedi al corso, e le chiome
squassan, come festanti
tirsigere Baccanti.
E di Leda la prole
veneranda, conduce le carole.

IL CORIFEO
(Alle donne spartane):
Su, cingi bende al crine, balza come cerbiatta.
A guidare le danze, palma a palma si batta.
E alla possente inneggia - Dea dalla bronzea reggia.

(Le donne spartane battono in ritmo le mani. Danza generale e uscita
dei personaggi e del Coro)

4/3/2016 - 12:27




Lingua: Inglese

Versione inglese (traduttore anonimo)
English Version (anonymous translator)
from drama collection

This translation was published in 1912 by The Athenian Society (London), and is therefore in the public domain. The translator kept himself scrupulously anonymous but is rumored to be Oscar Wilde, who was an excellent Greek scholar and who died in 1900 under scandal (his books were being burned).

La presente traduzione inglese fu pubblicata nel 1912 dalla Athenian Society di Londra, ed è quindi di pubblico dominio. Il traduttore si mantenne rigorosamente anonimo, ma si ritiene sia stato Oscar Wilde, che era un eccellente grecista e che era morto nel 1900 in corso di scandalo (i suoi libri erano bruciati).
wikisource

Lysistrata and other Athenian women. Marble steele, 325-350 bC. The inscription reads Λυσιστράτη Παναθηναῖς,
Lysistrata and other Athenian women. Marble steele, 325-350 bC. The inscription reads Λυσιστράτη Παναθηναῖς, "Lysistrata [talking] to all Athenian women".


CHARACTERS IN THE PLAY

LYSISTRATA
CLEONICE
MYRRHINE
LAMPITO
MAGISTRATES
CINESIAS
CHILD OF CINESIAS
HERALD OF THE LACEDAEMONIANS
ENVOYS OF THE LACEDAEMONIANS
AN ATHENIAN CITIZEN
CHORUS OF OLD MEN
CHORUS OF WOMEN
(SCENE:-At the base of the Orchestra are two buildings, the house of LYSISTRATA and the entrance to the Acropolis; a winding and narrow path leads up to the latter. Between the two buildings is the opening of the Cave of Pan. LYSISTRATA is pacing up and down in front of her house.)

LYSISTRATA
Ah! if only they had been invited to a Bacchic revelling, or a feast of Pan or Aphrodite or Genetyllis, why! the streets would have been impassable for the thronging tambourines! Now there's never a woman here-ah! except my neighbour Cleonice, whom I see approaching yonder.... Good day, Cleonice.

CLEONICE
Good day, Lysistrata; but pray, why this dark, forbidding face, my dear? Believe me, you don't look a bit pretty with those black lowering brows.

LYSISTRATA
Oh, Cleonice, my heart is on fire; I blush for our sex. Men will have it we are tricky and sly....

CLEONICE
And they are quite right, upon my word!

LYSISTRATA
Yet, look you, when the women are summoned to meet for a matter of the greatest importance, they lie in bed instead of coming.

CLEONICE
Oh! they will come, my dear; but it's not easy, you know, for women to leave the house. One is busy pottering about her husband; another is getting the servant up; a third is putting her child asleep or washing the brat or feeding it.

LYSISTRATA
But I tell you, the business that calls them here is far and away more urgent.

CLEONICE
And why do you summon us, dear Lysistrata? What is it all about?

LYSISTRATA
About a big thing.

CLEONICE (wearily)
And is it thick too?

LYSISTRATA
Yes, very thick.

CLEONICE
And we are not all on the spot! Imagine!

LYSISTRATA (wearily)
Oh! if it were what you suppose, there would be never an absentee. No, no, it concerns a thing I have turned about and about this way and that so many sleepless nights.

CLEONICE (still unable to be serious)
It must be something mighty fine and subtle for you to have turned it about so!

LYSISTRATA
So fine, it means just this, Greece saved by the women!

CLEONICE
By the women! Why, its salvation hangs on a poor thread then!

LYSISTRATA
Our country's fortunes depend on us-it is with us to undo utterly the Peloponnesians.

CLEONICE
That would be a noble deed truly!

LYSISTRATA
To exterminate the Boeotians to a man!

CLEONICE
But surely you would spare the eels.

LYSISTRATA
For Athens' sake I will never threaten so fell a doom; trust me for that. However, if the Boeotian and Peloponnesian women join us, Greece is saved.

CLEONICE
But how should women perform so wise and glorious an achievement, we women who dwell in the retirement of the household, clad in diaphanous garments of yellow silk and long flowing gowns, decked out with flowers and shod with dainty little slippers?

LYSISTRATA
Ah, but those are the very sheet-anchors of our salvation-those yellow tunics, those scents and slippers, those cosmetics and transparent robes.

CLEONICE
How so, pray?

LYSISTRATA
There is not a man will wield a lance against another...

CLEONICE
Quick, I will get me a yellow tunic from the dyer's.

LYSISTRATA
...or want a shield.

CLEONICE
I'll run and put on a flowing gown.

LYSISTRATA
...or draw a sword.

CLEONICE
I'll haste and buy a pair of slippers this instant.

LYSISTRATA
Now tell me, would not the women have done best to come?

CLEONICE
Why, they should have flown here!

LYSISTRATA
Ah! my dear, you'll see that like true Athenians, they will do everything too late.... Why, there's not a woman come from the shore, not one from Salamis.

CLEONICE
But I know for certain they embarked at daybreak.

LYSISTRATA
And the dames from Acharnae! why, I thought they would have been the very first to arrive.

CLEONICE
Theagenes' wife at any rate is sure to come; she has actually been to consult Hecate.... But look! here are some arrivals-and there are more behind. Ah! ha! now what countrywomen may they be?

LYSISTRATA
They are from Anagyra.

CLEONICE
Yes! upon my word, 'tis a levy en masse of all the female population of Anagyra! (MYRRHINE enters, followed by other women.)

MYRRHINE
Are we late, Lysistrata? Tell us, pray; what, not a word?

LYSISTRATA
I cannot say much for you, Myrrhine! you have not bestirred yourself overmuch for an affair of such urgency.

MYRRHINE
I could not find my girdle in the dark. However, if the matter is so pressing, here we are; so speak.

CLEONICE
No, let's wait a moment more, till the women of Boeotia arrive and those from the Peloponnese.

LYSISTRATA
Yes, that is best.... Ah! here comes Lampito. (LAMPITO, a husky Spartan damsel, enters with three others, two from Boeotia and one from Corinth.) Good day, Lampito, dear friend from Lacedaemon. How well and handsome you look! what a rosy complexion! and how strong you seem; why, you could strangle a bull surely!

LAMPITO
Yes, indeed, I really think I could. It's because I do gymnastics and practise the bottom-kicking dance.

CLEONICE (opening LAMPITO'S robe and baring her bosom)
And what superb breasts!

LAMPITO
La! you are feeling me as if I were a beast for sacrifice.

LYSISTRATA
And this young woman, where is she from?

LAMPITO
She is a noble lady from Boeotia.

LYSISTRATA
Ah! my pretty Boeotian friend, you are as blooming as a garden.

CLEONICE (making another inspection)
Yes, on my word! and her "garden" is so thoroughly weeded too!

LYSISTRATA (pointing to the Corinthian)
And who is this?

LAMPITO
'Tis an honest woman, by my faith! she comes from Corinth.

CLEONICE
Oh! honest, no doubt then-as honesty goes at Corinth.

LAMPITO
But who has called together this council of women, pray?

LYSISTRATA
I have.

LAMPITO
Well then, tell us what you want of us.

CLEONICE
Yes, please tell us! What is this very important business you wish to inform us about?

LYSISTRATA
I will tell you. But first answer me one question.

CLEONICE
Anything you wish.

LYSISTRATA
Don't you feel sad and sorry because the fathers of your children are far away from you with the army? For I'll wager there is not one of you whose husband is not abroad at this moment.

CLEONICE
Mine has been the last five months in Thrace-looking after Eucrates.

MYRRHINE
It's seven long months since mine left for Pylos.

LAMPITO
As for mine, if he ever does return from service, he's no sooner home than he takes down his shield again and flies back to the wars.

LYSISTRATA
And not so much as the shadow of a lover! Since the day the Milesians betrayed us, I have never once seen an eight-inch gadget even, to be a leathern consolation to us poor widows.... Now tell me, if I have discovered a means of ending the war, will you all second me?

CLEONICE
Yes verily, by all the goddesses, I swear I will, though I have to put my gown in pawn, and drink the money the same day.

MYRRHINE
And so will I, though I must be split in two like a flat-fish, and have half myself removed.

LAMPITO
And I too; why to secure peace, I would climb to the top of Mount Taygetus.

LYSISTRATA
Then I will out with it at last, my mighty secret! Oh! sister women, if we would compel our husbands to make peace, we must refrain...

CLEONICE
Refrain from what? tell us, tell us!

LYSISTRATA
But will you do it?

MYRRHINE
We will, we will, though we should die of it.

LYSISTRATA
We must refrain from the male altogether.... Nay, why do you turn your backs on me? Where are you going? So, you bite your lips, and shake your heads, eh? Why these pale, sad looks? why these tears? Come, will you do it-yes or no? Do you hesitate?

CLEONICE
I will not do it, let the war go on.

MYRRHINE
Nor will I; let the war go on.

LYSISTRATA (to MYRRHINE)
And you say this, my pretty flat-fish, who declared just now they might split you in two?

CLEONICE
Anything, anything but that! Bid me go through the fire, if you will,-but to rob us of the sweetest thing in all the world, Lysistrata darling!

LYSISTRATA (to MYRRHINE)
And you?

MYRRHINE
Yes, I agree with the others; I too would sooner go through the fire.

LYSISTRATA
Oh, wanton, vicious sex! the poets have done well to make tragedies upon us; we are good for nothing then but love and lewdness! But you, my dear, you from hardy Sparta, if you join me, all may yet be well; help me, second me, I beg you.

LAMPITO
'Tis a hard thing, by the two goddesses it is! for a woman to sleep alone without ever a strong male in her bed. But there, peace must come first.

LYSISTRATA
Oh, my darling, my dearest, best friend, you are the only one deserving the name of woman!

CLEONICE
But if-which the gods forbid-we do refrain altogether from what you say, should we get peace any sooner?

LYSISTRATA
Of course we should, by the goddesses twain! We need only sit indoors with painted cheeks, and meet our mates lightly clad in transparent gowns of Amorgos silk, and perfectly depilated; they will get their tools up and be wild to lie with us. That will be the time to refuse, and they will hasten to make peace, I am convinced of that!

LAMPITO
Yes, just as Menelaus, when he saw Helen's naked bosom, threw away his sword, they say.

CLEONICE
But, oh dear, suppose our husbands go away and leave us.

LYSISTRATA
Then, as Pherecrates says, we must "flay a skinned dog," that's all.

CLEONICE
Fiddlesticks! these proverbs are all idle talk.... But if our husbands drag us by main force into the bedchamber?

LYSISTRATA
Hold on to the door posts.

CLEONICE
But if they beat us?

LYSISTRATA
Then yield to their wishes, but with a bad grace; there is no pleasure in it for them, when they do it by force. Besides, there are a thousand ways of tormenting them. Never fear, they'll soon tire of the game; there's no satisfaction for a man, unless the woman shares it.

CLEONICE
Very well, if you must have it so, we agree.

LAMPITO
For ourselves, no doubt we shall persuade our husbands to conclude a fair and honest peace; but there is the Athenian populace, how are we to cure these folk of their warlike frenzy?

LYSISTRATA
Have no fear; we undertake to make our own people listen to reason.

LAMPITO
That's impossible, so long as they have their trusty ships and the vast treasures stored in the temple of Athene.

LYSISTRATA
Ah! but we have seen to that; this very day the Acropolis will be in our hands. That is the task assigned to the older women; while we are here in council, they are going, under pretence of offering sacrifice, to seize the citadel.

LAMPITO
Well said indeed! everything is going for the best.

LYSISTRATA
Come, quick, Lampito, and let us bind ourselves by an inviolable oath.

LAMPITO
Recite the terms; we will swear to them.

LYSISTRATA
With pleasure. Where is our Scythian policewoman? Now, what are you staring at, pray? Lay this shield on the earth before us, its hollow upwards, and someone bring me the victim's inwards.

CLEONICE
Lysistrata, say, what oath are we to swear?

LYSISTRATA
What oath? Why, in Aeschylus, they sacrifice a sheep, and swear over a buckler; we will do the same.

CLEONICE
No, Lysistrata, one cannot swear peace over a buckler, surely.

LYSISTRATA
What other oath do you prefer?

CLEONICE
Let's take a white horse, and sacrifice it, and swear on its entrails.

LYSISTRATA
But where shall we get a white horse?

CLEONICE
Well, what oath shall we take then?

LYSISTRATA
Listen to me. Let's set a great black bowl on the ground; let's sacrifice a skin of Thasian wine into it, and take oath not to add one single drop of water.

LAMPITO
Ah! that's an oath pleases me more than I can say.

LYSISTRATA
Let them bring me a bowl and a skin of wine.

CLEONICE
Ah! my dears, what a noble big bowl! what fun it will be to empty it

LYSISTRATA
Set the bowl down on the ground, and lay your hands on the victim. ....Almighty goddess, Persuasion, and thou, bowl, boon comrade of joy and merriment, receive this our sacrifice, and be propitious to us poor women!

CLEONICE (as LYSISTRATA pours the wine into the bowl)
Oh! the fine red blood! how well it flows!

LAMPITO
And what a delicious bouquet, by Castor!

CLEONICE
Now, my dears, let me swear first, if you please.

LYSISTRATA
No, by Aphrodite, unless it's decided by lot. But come, then, Lampito, and all of you, put your hands to the bowl; and do you, Cleonice, repeat for all the rest the solemn terms I am going to recite. Then you must all swear, and pledge yourselves by the same promises,-I will have naught to do whether with lover or husband...

CLEONICE (faintly)
I will have naught to do whether with lover or husband...

LYSISTRATA
Albeit he come to me with an erection...

CLEONICE (her voice quavering)
Albeit he come to me with an erection... (in despair) Oh! Lysistrata, I cannot bear it!

LYSISTRATA (ignoring this outburst)
I will live at home unbulled...

CLEONICE
I will live at home unbulled...

LYSISTRATA
Beautifully dressed and wearing a saffron-coloured gown

CLEONICE
Beautifully dressed and wearing a saffron-coloured gown...

LYSISTRATA
To the end I may inspire my husband with the most ardent longings.

CLEONICE
To the end I may inspire my husband with the most ardent longings.

LYSISTRATA
Never will I give myself voluntarily...

CLEONICE
Never will I give myself voluntarily...

LYSISTRATA
And if he has me by force...

CLEONICE
And if he has me by force...

LYSISTRATA
I will be cold as ice, and never stir a limb...

CLEONICE
I will be cold as ice, and never stir a limb...

LYSISTRATA
I will neither extend my Persian slippers toward the ceiling...

CLEONICE
I will neither extend my Persian slippers toward the ceiling...

LYSISTRATA
Nor will I crouch like the carven lions on a knife-handle.

CLEONICE
Nor will I crouch like the carven lions on a knife-handle.

LYSISTRATA
And if I keep my oath, may I be suffered to drink of this wine.

CLEONICE (more courageously)
And if I keep my oath, may I be suffered to drink of this wine.

LYSISTRATA
But if I break it, let my bowl be filled with water.

CLEONICE
But if I break it, let my bowl be filled with water.

LYSISTRATA
Will you all take this oath? ALL We do.

LYSISTRATA
Then I'll now consume this remnant. (She drinks.)

CLEONICE (reaching for the cup)
Enough, enough, my dear; now let us all drink in turn to cement our friendship. (They pass the cup around and all drink. A great commotion is heard off stage.)

LAMPITO
Listen! what do those cries mean?

LYSISTRATA
It's what I was telling you; the women have just occupied the Acropolis. So now, Lampito, you return to Sparta to organize the plot, while your comrades here remain as hostages. For ourselves, let us go and join the rest in the citadel, and let us push the bolts well home.

CLEONICE
But don't you think the men will march up against us?

LYSISTRATA
I laugh at them. Neither threats nor flames shall force our doors; they shall open only on the conditions I have named.

CLEONICE
Yes, yes, by Aphrodite; otherwise we should be called cowardly and wretched women. (She follows LYSISTRATA out.)

(The scene shifts to the entrance of the Acropolis. The CHORUS OF OLD MEN slowly enters, carrying faggots and pots of fire.)

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Go easy, Draces, go easy; why, your shoulder is all chafed by these damned heavy olive stocks. But forward still, forward, man, as needs must.

FIRST SEMI-CHORUS OF OLD MEN (singing)
What unlooked-for things do happen, to be sure, in a long life! Ah! Strymodorus, who would ever have thought it? Here we have the women, who used, for our misfortune, to eat our bread and live in our houses, daring nowadays to lay hands on the holy image of the goddess, to seize the Acropolis and draw bars and bolts to keep any from entering!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Come, Philurgus, man, let's hurry there; let's lay our faggots all about the citadel, and on the blazing pile burn with our hands these vile conspiratresses, one and all-and Lycon's wife first and foremost!

SECOND SEMI-CHORUS OF OLD MEN (singing)
Nay, by Demeter, never will I let them laugh at me, whiles I have a breath left in my body. Cleomenes himself, the first who ever seized our citadel, had to quit it to his sore dishonour; spite his Lacedaemonian pride, he had to deliver me up his arms and slink off with a single garment to his back. My word! but he was filthy and ragged! and what an unkempt beard, to be sure! He had not had a bath for six long years!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Oh! but that was a mighty siege! Our men were ranged seventeen deep before the gate, and never left their posts, even to sleep. These women, these enemies of Euripides and all the gods, shall I do nothing to hinder their inordinate insolence? else let them tear down my trophies of Marathon.

FIRST SEMI-CHORUS OF OLD MEN (singing)
But look, to finish this toilsome climb only this last steep bit is left to mount. Truly, it's no easy job without beasts of burden, and how these logs do bruise my shoulder! Still let us carry on, and blow up our fire and see it does not go out just as we reach our destination. Phew! phew! (Blowing the fire) Oh! dear! what a dreadful smoke!

SECOND SEMI-CHORUS OF OLD MEN (singing)
It bites my eyes like a mad dog. It is Lemnian fire for sure, or it would never devour my eyelids like this. Come on, Laches, let's hurry, let's bring succour to the goddess; it's now or never! Phew! phew! (Blowing the fire) Oh dear! what a confounded smoke!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
There now, there's our fire all bright and burning, thank the gods! Now, why not first put down our loads here, then take a vine-branch, light it at the brazier and hurl it at the gate by way of battering-ram? If they don't answer our summons by pulling back the bolts, then we set fire to the woodwork, and the smoke will choke them. Ye gods! what a smoke! Pfaugh! Is there never a Samian general will help me unload my burden?-Ah! it shall not gall my shoulder any more. (Setting down the wood) Come, brazier, do your duty, make the embers flare, that I may kindle a brand; I want to be the first to hurl one. Aid me, heavenly Victory; let us punish for their insolent audacity the women who have seized our citadel, and may we raise a trophy of triumph for success!

(They begin to build a fire. The CHORUS OF WOMEN now enters, carrying pots of water.)

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Oh! my dears, methinks I see fire and smoke; can it be a conflagration? Let us hurry all we can.

FIRST SEMI-CHORUS OF WOMEN (singing)
Fly, fly, Nicodice, ere Calyce and Critylle perish in the fire, or are stifled in the smoke raised by these accursed old men and their pitiless laws. But, great gods, can it be I come too late? Rising at dawn, I had the utmost trouble to fill this vessel at the fountain. Oh! what a crowd there was, and what a din! What a rattling of water-pots! Servants and slave-girls pushed and thronged me! However, here I have it full at last; and I am running to carry the water to my fellow-townswomen, whom our foes are plotting to burn alive.

SECOND SEMI-CHORUS OF WOMEN (singing)
News has been brought us that a company of old, doddering grey-beards, loaded with enormous faggots, as if they wanted to heat a furnace, have taken the field, vomiting dreadful threats, crying that they must reduce to ashes these horrible women. Suffer them not, oh! goddess, but, of thy grace, may I see Athens and Greece cured of their warlike folly. 'Tis to this end, oh! thou guardian deity of our city, goddess of the golden crest, that they have seized thy sanctuary. Be their friend and ally, Athene, and if any man hurl against them lighted firebrands, aid us to carry water to extinguish them.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
What is this I see, ye wretched old men? Honest and pious folk ye cannot be who act so vilely.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Ah, ha! here's something new! a swarm of women stand posted outside to defend the gates!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Fart at us, would you? we seem a mighty host, yet you do not see the ten-thousandth part of our sex.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Ho, Phaedrias! shall we stop their cackle? Suppose one of us were to break a stick across their backs, eh?

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Let us set down our water-pots on the ground, to be out of the way, if they should dare to offer us violence.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Let someone knock out two or three teeth for them, as they did to Bupalus; they won't talk so loud then.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Come on then; I wait you with unflinching foot, and no other bitch will ever grab your balls.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Silence! or my stick will cut short your days.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Now, just you dare to touch Stratyllis with the tip of your finger!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
And if I batter you to pieces with my fists, what will you do?

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
I will tear out your lungs and entrails with my teeth.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Oh! what a clever poet is Euripides! how well he says that woman is the most shameless of animals.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Let's pick up our water-jars again, Rhodippe.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
You damned women, what do you mean to do here with your water?

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
And you, old death-in-life, with your fire? Is it to cremate yourself?

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
I am going to build you a pyre to roast your female friends upon.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
And I,-I am going to put out your fire.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
You put out my fire-you?

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Yes, you shall soon see.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
I don't know what prevents me from roasting you with this torch.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
I am getting you a bath ready to clean off the filth.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
A bath for me, you dirty slut?

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Yes, indeed, a nuptial bath-tee heel

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN (turning to his followers)
Do you hear that? What insolence!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
I am a free woman, I tell you.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
I will make you hold your tongue, never fear!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Ah ha! you shall never sit any more amongst the Heliasts.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN (to his torch)
Burn off her hair for her!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN (to her pot)
Achelous, do your duty!

(The women pitch the water in their water-pots over the old men.)

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Oh, dear! oh, dear! oh, dear!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Was it hot?

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Hot, great gods! Enough, enough!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
I'm watering you, to make you bloom afresh.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Alas! I am too dry! Ah, me how! how I am trembling with cold! (A MAGISTRATE enters, with a few Scythian policemen.)

MAGISTRATE
These women, have they made din enough, I wonder, with their tambourines? bewept Adonis enough upon their terraces? I was listening to the speeches last assembly day, and Demostratus, whom heaven confound! was saying we must all go over to Sicily-and lo! his wife was dancing round repeating: "Alas! alas! Adonis, woe is me for Adonis!" Demostratus was saying we must levy hoplites at Zacynthus-and there was his wife, more than half drunk, screaming on the house-roof: "Weep, weep for Adonis!"-while that infamous Mad Ox was bellowing away on his side.-Do you not blush, you women, for your wild and uproarious doings?

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
But you don't know all their effrontery yet! They abused and insulted us; then soused us with the water in their water-pots, and have set us wringing out our clothes, for all the world as if we had bepissed ourselves.

MAGISTRATE
And well done too, by Posidon! We men must share the blame of their ill conduct; it is we who teach them to love riot and dissoluteness and sow the seeds of wickedness in their hearts. You see a husband go into a shop: "Look you, jeweller," says he, "you remember the necklace you made for my wife. Well, the other evening, when she was dancing, the catch came open. Now, I am bound to start for Salamis; will you make it convenient to go up to-night to make her fastening secure?" Another will go to the cobbler, a great, strong fellow, with a great, long tool, and tell him: "The strap of one of my wife's sandals presses her little toe, which is extremely sensitive; come in about midday to supple the thing and stretch it." Now see the results. Take my own case-as a Magistrate I have enlisted rowers; I want money to pay them, and the women slam the door in my face. But why do we stand here with arms crossed? Bring me a crowbar; I'll chastise their insolence!-Ho! there, my fine fellow! (to one of the Scythians) what are, you gaping at the crows for? looking for a tavern, I suppose, eh? Come on, bring crowbars here, and force open the gates. I will put a hand to the work myself.

LYSISTRATA (opening the gate and walking out)
No need to force the gates; I am coming out-here I am. And why bolts and bars? What we want here is not bolts and bars and locks, but common sense.

MAGISTRATE (jumping nervously, then striving manfully to regain his dignity)
Really, my fine lady! Where is my officer? I want him to tie that woman's hands behind her back.

LYSISTRATA
By Artemis, the virgin goddess! if he touches me with the tip of his finger, officer of the public peace though he be, let him look out for himself! (The first Scythian defecates in terror.)

MAGISTRATE (to another officer)
How now, are you afraid? Seize her, I tell you, round the body. Two of you at her, and have done with it!

CLEONICE
By Pandrosos! if you lay a hand on her, Ill trample you underfoot till the crap comes out of you! (The second Scythian defecates in terror.)

MAGISTRATE
Look at the mess you've made! Where is there another officer? (To the third Scythian) Bind that minx first, the one who speaks so prettily!

MYRRHINE
By Phoebe, if you touch her with one finger, you'd better call quick for a surgeon! (The third Scythian defecates in terror.)

MAGISTRATE
What's that? Where's the officer? (To the fourth Scythian) Lay hold of her. Oh! but I'm going to stop your foolishness for you all

CLEONICE
By the Tauric Artemis, if you go near her, I'll pull out your hair, scream as you like. (The fourth Scythian defecates in terror.)

MAGISTRATE
Ah! miserable man that I am! My own officers desert me. What ho! are we to let ourselves be bested by a mob of women? Ho! Scythians mine, close up your ranks, and forward!

LYSISTRATA
By the holy goddesses! you'll have to make acquaintance with four companies of women, ready for the fray and well armed to boot.

MAGISTRATE
Forward, Scythians, and bind them! (The Scythians advance reluctantly.)

LYSISTRATA
Forward, my gallant companions; march forth, ye vendors of grain and eggs, garlic and vegetables, keepers of taverns and bakeries, wrench and strike and tear; come, a torrent of invective and insult! (They beat the Scythians who retire in haste.) Enough, enough now retire, never rob the vanquished! (The women withdraw.)

MAGISTRATE
How unfortunate for my officers!

LYSISTRATA
Ah, ha! so you thought you had only to do with a set of slave-women! you did not know the ardour that fills the bosom of free-born dames.

MAGISTRATE
Ardour! yes, by Apollo, ardour enough-especially for the wine-cup!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Sir, sir what good are words? they are of no avail with wild beasts of this sort. Don't you know how they have just washed us down-and with no very fragrant soap!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
What would you have? You should never have laid rash hands on us. If you start afresh, I'll knock your eyes out. My delight is to stay at home as coy as a young maid, without hurting anybody or moving any more than a milestone; but ware the wasps, if you go stirring up the wasps nest!

CHORUS OF OLD MEN (singing)
Ah! great gods! how get the better of these ferocious creatures? 'tis past all bearing! But come, let us try to find out the reason of the dreadful scourge. With what end in view have they seized the citadel of Cranaus, the sacred shrine that is raised upon the inaccessible rock of the Acropolis?

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN (to the MAGISTRATE)
Question them; be cautious and not too credulous. It would be culpable negligence not to pierce the mystery, if we may.

MAGISTRATE (addressing the women)
I would ask you first why you have barred our gates.

LYSISTRATA
To seize the treasury; no more money, no more war.

MAGISTRATE
Then money is the cause of the war?

LYSISTRATA
And of all our troubles. It was to find occasion to steal that Pisander and all the other agitators were forever raising revolutions. Well and good! but they'll never get another drachma here.

MAGISTRATE
What do you propose to do then, pray?

LYSISTRATA
You ask me that! Why, we propose to administer the treasury ourselves.

MAGISTRATE
You do?

LYSISTRATA
What is there in that to surprise you? Do we not administer the budget of household expenses?

MAGISTRATE
But that is not the same thing.

LYSISTRATA
How so-not the same thing?

MAGISTRATE
It is the treasury supplies the expenses of the war.

LYSISTRATA
That's our first principle-no war!

MAGISTRATE
What! and the safety of the city?

LYSISTRATA
We will provide for that.

MAGISTRATE
You?

LYSISTRATA
Yes, we!

MAGISTRATE
What a sorry business!

LYSISTRATA
Yes, we're going to save you, whether you like it or not.

MAGISTRATE
Oh! the impudence of the creatures!

LYSISTRATA
You seem annoyed! but it has to be done, nevertheless.

MAGISTRATE
But it's the very height of iniquity!

LYSISTRATA (testily)
We're going to save you, my good man.

MAGISTRATE
But if I don't want to be saved?

LYSISTRATA
Why, all the more reason!

MAGISTRATE
But what a notion, to concern yourselves with questions of peace and war!

LYSISTRATA
We will explain our idea.

MAGISTRATE
Out with it then; quick, or... (threatening her).

LYSISTRATA (sternly)
Listen, and never a movement, please!

MAGISTRATE (in impotent rage)
Oh! it is too much for me! I cannot keep my temper!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Then look out for yourself; you have more to fear than we have.

MAGISTRATE
Stop your croaking, you old crow! (To LYSISTRATA) Now you, say what you have to say.

LYSISTRATA
Willingly. All the long time the war has lasted, we have endured in modest silence all you men did; you never allowed us to open our lips. We were far from satisfied, for we knew how things were going; often in our homes we would hear you discussing, upside down and inside out, some important turn of affairs. Then with sad hearts, but smiling lips, we would ask you: Well, in today's Assembly did they vote peace?-But, "Mind your own business!" the husband would growl, "Hold your tongue, please!" And we would say no more.

CLEONICE
I would not have held my tongue though, not I!

MAGISTRATE
You would have been reduced to silence by blows then.

LYSISTRATA
Well, for my part, I would say no more. But presently I would come to know you had arrived at some fresh decision more fatally foolish than ever. "Ah! my dear man," I would say, "what madness next!" But he would only look at me askance and say: "Just weave your web, please; else your cheeks will smart for hours. War is men's business!"

MAGISTRATE
Bravo! well said indeed!

LYSISTRATA
How now, wretched man? not to let us contend against your follies was bad enough! But presently we heard you asking out loud in the open street: "Is there never a man left in Athens?" and, "No, not one, not one," you were assured in reply. Then, then we made up our minds without more delay to make common cause to save Greece. Open your ears to our wise counsels and hold your tongues, and we may yet put things on a better footing.

MAGISTRATE
You put things indeed! Oh! this is too much! The insolence of the creatures!

LYSISTRATA
Be still!

MAGISTRATE
May I die a thousand deaths ere I obey one who wears a veil!

LYSISTRATA
If that's all that troubles you, here, take my veil, wrap it round your head, and hold your tongue.

CLEONICE
Then take this basket; put on a girdle, card wool, munch beans. The war shall be women's business.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Lay aside your water-pots, we will guard them, we will help our friends and companions.

CHORUS OF WOMEN (singing)
For myself, I will never weary of the dance; my knees will never grow stiff with fatigue. I will brave everything with my dear allies, on whom Nature has lavished virtue, grace, boldness, cleverness, and whose wisely directed energy is going to save the State.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Oh! my good, gallant Lysistrata, and all my friends, be ever like a bundle of nettles; never let your anger slacken; the winds of fortune blow our way.

LYSISTRATA
May gentle Love and the sweet Cyprian Queen shower seductive charms on our breasts and our thighs. If only we may stir so amorous a feeling among the men that they stand as firm as sticks, we shall indeed deserve the name of peace-makers among the Greeks.

MAGISTRATE
How will that be, pray?

LYSISTRATA
To begin with, we shall not see you any more running like mad fellows to the Market holding lance in fist.

CLEONICE
That will be something gained, anyway, by the Paphian goddess, it will!

LYSISTRATA
Now we see them, mixed up with saucepans and kitchen stuff, armed to the teeth, looking like wild Corybantes!

MAGISTRATE
Why, of course; that's what brave men should do.

LYSISTRATA
Oh! but what a funny sight, to behold a man wearing a Gorgon's-bead buckler coming along to buy fish!

CLEONICE
The other day in the Market I saw a phylarch with flowing ringlets; he was on horseback, and was pouring into his helmet the broth he had just bought at an old dame's still. There was a Thracian warrior too, who was brandishing his lance like Tereus in the play; he had scared a good woman selling figs into a perfect panic, and was gobbling up all her ripest fruit-

MAGISTRATE
And how, pray, would you propose to restore peace and order in all the countries of Greece?

LYSISTRATA
It's the easiest thing in the world!

MAGISTRATE
Come, tell us how; I am curious to know.

LYSISTRATA
When we are winding thread, and it is tangled, we pass the spool across and through the skein, now this way, now that way; even so, to finish of the war, we shall send embassies hither and thither and everywhere, to disentangle matters.

MAGISTRATE
And is it with your yarn, and your skeins, and your spools, you think to appease so many bitter enmities, you silly women?

LYSISTRATA
If only you had common sense, you would always do in politics the same as we do with our yarn.

MAGISTRATE
Come, how is that, eh?

LYSISTRATA
First we wash the yarn to separate the grease and filth; do the same with all bad citizens, sort them out and drive them forth with rods-they're the refuse of the city. Then for all such as come crowding up in search of employments and offices, we must card them thoroughly; then, to bring them all to the same standard, pitch them pell-mell into the same basket, resident aliens or no, allies, debtors to the State, all mixed up together. Then as for our Colonies, you must think of them as so many isolated hanks; find the ends of the separate threads, draw them to a centre here, wind them into one, make one great hank of the lot, out of which the public can weave itself a good, stout tunic.

MAGISTRATE
Is it not a sin and a shame to see them carding and winding the State, these women who have neither art nor part in the burdens of the war?

LYSISTRATA
What! wretched man! why, it's a far heavier burden to us than to you. In the first place, we bear sons who go off to fight far away from Athens.

MAGISTRATE
Enough said! do not recall sad and sorry memories!

LYSISTRATA
Then secondly, instead of enjoying the pleasures of love and making the best of our youth and beauty, we are left to languish far from our husbands, who are all with the army. But say no more of ourselves; what afflicts me is to see our girls growing old in lonely grief.

MAGISTRATE
Don't the men grow old too?

LYSISTRATA
That is not the same thing. When the soldier returns from the wars, even though he has white hair, he very soon finds a young wife. But a woman has only one summer; if she does not make hay while the sun shines, no one will afterwards have anything to say to her, and she spends her days consulting oracles that never send her a husband.

MAGISTRATE
But the old man who can still get an erection...

LYSISTRATA
But you, why don't you get done with it and die? You are rich; go buy yourself a bier, and I will knead you a honey-cake for Cerberus. Here, take this garland. (Drenching him with water.)

CLEONICE
And this one too. (Drenching him with water.)

MYRRHINE
And these fillets. (Drenching him with water.)

LYSISTRATA
What else do you need? Step aboard the boat; Charon is waiting for you, you're keeping him from pushing off.

MAGISTRATE
To treat me so scurvily! What an insult! I will go show myself to my fellow-magistrates just as I am.

LYSISTRATA
What! are you blaming us for not having exposed you according to custom? Nay, console yourself; we will not fail to offer up the third-day sacrifice for you, first thing in the morning. (She goes into the Acropolis, with CLEONICE and MYRRHINE.)

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Awake, friends of freedom; let us hold ourselves aye ready to act.

CHORUS OF OLD MEN (singing)
I suspect a mighty peril; I foresee another tyranny like Hippias'. I am sore afraid the Laconians assembled here with Clisthenes have, by a stratagem of war, stirred up these women, enemies of the gods, to seize upon our treasury and the funds whereby I lived.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Is it not a sin and a shame for them to interfere in advising the citizens, to prate of shields and lances, and to ally themselves with Laconians, fellows I trust no more than I would so many famished wolves? The whole thing, my friends, is nothing else but an attempt to re-establish tyranny. But I will never submit; I will be on my guard for the future; I will always carry a blade hidden under myrtle boughs; I will post myself in the public square under arms, shoulder to shoulder with Aristogiton; and now, to make a start, I must just break a few of that cursed old jade's teeth yonder.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Nay, never play the brave man, else when you go back home, your own mother won't know you. But, dear friends and allies, first let us lay our burdens down.

CHORUS OF WOMEN (singing)
Then, citizens all, hear what I have to say. I have useful counsel to give our city, which deserves it well at my hands for the brilliant distinctions it has lavished on my girlhood. At seven years of age, I carried the sacred vessels; at ten, I pounded barley for the altar of Athene; next, clad in a robe of yellow silk, I played the bear to Artemis at the Brauronia; presently, when I was grown up, a tall, handsome maiden, they put a necklace of dried figs about my neck, and I was one of the Canephori.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
So surely I am bound to give my best advice to Athens. What matters that I was born a woman, if I can cure your misfortunes? I pay my share of tolls and taxes, by giving men to the State. But you, you miserable greybeards, you contribute nothing to the public charges; on the contrary, you have wasted the treasure of our forefathers, as it was called, the treasure amassed in the days of the Persian Wars. You pay nothing at all in return; and into the bargain you endanger our lives and liberties by your mistakes. Have you one word to say for yourselves?... Ah! don't irritate me, you there, or I'll lay my slipper across your jaws; and it's pretty heavy.

CHORUS OF OLD MEN (singing)
Outrage upon outrage! things are going from bad to worse. Let us punish the minxes, every one of us that has balls to boast of. Come, off with our tunics, for a man must savour of manhood; come, my friends, let us strip naked from head to foot. Courage, I say, we who in our day garrisoned Lipsydrion; let us be young again, and shake off eld.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
If we give them the least hold over us, that's the end! their audacity will know no bounds! We shall see them building ships, and fighting sea-fights, like Artemisia; and, if they want to mount and ride as cavalry, we had best cashier the knights, for indeed women excel in riding, and have a fine. firm seat for the gallop. Just think of all those squadrons of Amazons Micon has painted for us engaged in hand-to-hand combat with men. Come then, we must now fit collars to all these willing necks.

CHORUS OF WOMEN (singing)
By the blessed goddesses, if you anger me, I will let loose the beast of my evil passions, and a very hailstorm of blows will set you yelling for help. Come, dames, off with your tunics, and quick's the word; women must smell the smell of women in the throes of passion.... Now just you dare to measure strength with me, old greybeard, and I warrant you you'll never eat garlic or black beans any more. No, not a word! my anger is at boiling point, and I'll do with you what the beetle did with the eagle's eggs.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
I laugh at your threats, so long as I have on my side Lampito here, and the noble Theban, my dear Ismenia.... Pass decree on decree, you can do us no hurt, you wretch abhorred of all your fellows. Why, only yesterday, on occasion of the feast of Hecate, I asked my neighbours of Boeotia for one of their daughters for whom my girls have a lively liking -a fine, fat eel to wit; and if they did not refuse, all along of your silly decrees! We shall never cease to suffer the like, till some one gives you a neat trip-up and breaks your neck for you! (To LYSISTRATA as she comes out from the Acropolis) You, Lysistrata, you who are leader of our glorious enterprise, why do I see you coming towards me with so gloomy an air?

LYSISTRATA
It's the behaviour of these naughty women, it's the female heart and female weakness that so discourage me.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Tell us, tell us, what is it?

LYSISTRATA
I only tell the simple truth.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
What has happened so disconcerting? Come, tell your friends.

LYSISTRATA
Oh! the thing is so hard to tell-yet so impossible to conceal.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Never seek to hide any ill that has befallen our cause.

LYSISTRATA
To blurt it out in a word-we want laying!

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Oh! Zeus, oh! Zeus!

LYSISTRATA
What use calling upon Zeus? The thing is even as I say. I cannot stop them any longer from lusting after the men. They are all for deserting. The first I caught was slipping out by the postern gate near the cave of Pan; another was letting herself down by a rope and pulley; a third was busy preparing her escape; while a fourth, perched on a bird's back, was just taking wing for Orsilochus' house, when I seized her by the hair. One and all, they are inventing excuses to be off home. (Pointing to the gate) Look! there goes one, trying to get out! Halloa there! whither away so fast?

FIRST WOMAN
I want to go home; I have some Milesian wool in the house, which is getting all eaten up by the worms.

LYSISTRATA
Bah! you and your worms! go back, I say!

FIRST WOMAN
I will return immediately, I swear I will by the two goddesses! I only have just to spread it out on the bed.

LYSISTRATA
You shall not do anything of the kind! I say, you shall not go.

FIRST WOMAN
Must I leave my wool to spoil then?

LYSISTRATA
Yes, if need be.

SECOND WOMAN
Unhappy woman that I am! Alas for my flax! I've left it at home unstript!

LYSISTRATA
So, here's another trying to escape to go home and strip her flax!

SECOND WOMAN
Oh! I swear by the goddess of light, the instant I have put it in condition I will come straight back.

LYSISTRATA
You shall do nothing of the kind! If once you began, others would want to follow suit.

THIRD WOMAN
Oh! goddess divine, Ilithyia, patroness of women in labour, stay, stay the birth, till I have reached a spot less hallowed than Athene's mount!

LYSISTRATA
What mean you by these silly tales?

THIRD WOMAN
I am going to have a child-now, this minute!

LYSISTRATA
But you were not pregnant yesterday!

THIRD WOMAN
Well, I am to-day. Oh! let me go in search of the midwife, Lysistrata, quick, quick!

LYSISTRATA
What is this fable you are telling me? (Feeling her stomach) Ah! what have you got there so hard?

THIRD WOMAN
A male child.

LYSISTRATA
No, no, by Aphrodite! nothing of the sort! Why, it feels like something hollow-a pot or a kettle. (Opening her robe) Oh! you silly creature, if you have not got the sacred helmet of Pallas-and you said you were with child!

THIRD WOMAN
And so I am, by Zeus, I am!

LYSISTRATA
Then why this helmet, pray?

THIRD WOMAN
For fear my pains should seize me in the Acropolis; I mean to lay my eggs in this helmet, as the doves do.

LYSISTRATA
Excuses and pretences every word! the thing's as clear as daylight. Anyway, you must stay here now till the fifth day, your day of purification.

THIRD WOMAN
I cannot sleep any more in the Acropolis, now I have seen the snake that guards the temple.

FOURTH WOMAN
Ah! and those awful owls with their dismal hooting! I cannot get a wink of rest, and I'm just dying of fatigue.

LYSISTRATA
You wicked women, have done with your falsehoods! You want your husbands, that's plain enough. But don't you think they want you just as badly? They are spending dreadful nights, oh! I know that well enough. But hold out, my dears, hold out! A little more patience, and the victory will be ours. An oracle promises us success, if only we remain united. Shall I repeat the words?

THIRD WOMAN
Yes, tell us what the oracle declares.

LYSISTRATA
Silence then! Now-"Whenas the swallows, fleeing before the hoopoes, shall have all flocked together in one place, and shall refrain them from all amorous commerce, then will be the end of all the ills of life; yea, and Zeus, who doth thunder in the skies, shall set above what was erst below...."

THIRD WOMAN
What! shall the men be underneath?

LYSISTRATA
"But if dissension do arise among the swallows, and they take wing from the holy temple, it will be said there is never a more wanton bird in all the world."

THIRD WOMAN
Ye gods! the prophecy is clear.

LYSISTRATA
Nay, never let us be cast down by calamity! let us be brave to bear, and go back to our posts. It would be shameful indeed not to trust the promises of the oracle. (They all go back into the Acropolis.)

CHORUS OF OLD MEN (singing)
I want to tell you a fable they used to relate to me when I was a little boy. This is it: Once upon a time there was a young man called Melanion, who hated the thought of marriage so sorely that he fled away to the wilds. So he dwelt in the mountains, wove himself nets, and caught hares. He never, never came back, he had such a horror of women. As chaste as Melanion, we loathe the jades just as much as he did. AN OLD MAN (beginning a brief duet with one of the women) You dear old woman, I would fain kiss you.

WOMAN
I will set you crying without onions. OLD MAN And give you a sound kicking.

WOMAN (pointing)
Ah, ha! what a dense forest you have there! OLD MAN So was Myronides one of the bushiest of men of this side; his backside was all black, and he terrified his enemies as much as Phormio.

CHORUS OF WOMEN (singing)
I want to tell you a fable too, to match yours about Melanion. Once there was a certain man called Timon, a tough customer, and a whimsical, a true son of the Furies, with a face that seemed to glare out of a thorn-bush. He withdrew from the world because he couldn't abide bad men, after vomiting a thousand curses at them. He had a holy horror of ill-conditioned fellows, but he was mighty tender towards women.

WOMAN (beginning another duet)
Suppose I up and broke your jaw for you! OLD MAN I am not a bit afraid of you.

WOMAN
Suppose I let fly a good kick at you? OLD MAN I should see your thing then.

WOMAN
You would see that, for all my age, it is very well plucked.

LYSISTRATA (rushing out of the Acropolis)
Ho there! come quick, come quick! ONE OF THE WOMEN What is it? Why these cries?

LYSISTRATA
A man! a man! I see him approaching all afire with the flames of love. Oh! divine Queen of Cyprus, Paphos and Cythera, I pray you still be propitious to our enterprise.

WOMAN
Where is he, this unknown foe?

LYSISTRATA
Over there-beside the Temple of Demeter.

WOMAN
Yes, indeed, I see him; but who is he?

LYSISTRATA
Look, look! do any of you recognize him?

MYRRHINE (joyfully)
I do, I do! it's my husband Cinesias.

LYSISTRATA
To work then! Be it your task to inflame and torture and torment him. Seductions, caresses, provocations, refusals, try every means! Grant every favour,-always excepting what is forbidden by our oath on the wine-bowl.

MYRRHINE
Have no fear, I'll do it.

LYSISTRATA
Well, I shall stay here to help you cajole the man and set his passions aflame. The rest of you withdraw. (CINESIAS enters, in obvious and extreme sexual excitement. A slave follows him carrying an infant.)

CINESIAS
Alas! alas! how I am tortured by spasm and rigid convulsion! Oh! I am racked on the wheel!

LYSISTRATA
Who is this that dares to pass our lines?

CINESIAS
It is I.

LYSISTRATA
What, a man?

CINESIAS
Very much so!

LYSISTRATA
Get out.

CINESIAS
But who are you that thus repulses me?

LYSISTRATA
The sentinel of the day.

CINESIAS
For the gods' sake, call Myrrhine.

LYSISTRATA
Call Myrrhine, you say? And who are you?

CINESIAS
I am her husband, Cinesias, son of Paeon.

LYSISTRATA
Ah! good day, my dear friend. Your name is not unknown amongst us. Your wife has it forever on her lips; and she never touches an egg or an apple without saying: "This is for Cinesias."

CINESIAS
Really and truly?

LYSISTRATA
Yes, indeed, by Aphrodite! And if we fall to talking of men, quick your wife declares: "Oh! all the rest, they're good for nothing compared with Cinesias."

CINESIAS
Oh! please, please go and call her to me!

LYSISTRATA
And what will you give me for my trouble?

CINESIAS
Anything I've got, if you like. (Pointing to the evidence of his condition) I will give you what I have here!

LYSISTRATA
Well, well, I will tell her to come. (She enters the Acropolis.)

CINESIAS
Quick, oh! be quick! Life has no more charms for me since she left my house. I am sad, sad, when I go indoors; it all seems so empty; my victuals have lost their savour. And all because of this erection that I can't get rid of!

MYRRHINE (to LYSISTRATA, over her shoulder)
I love him, oh! I love him; but he won't let himself be loved. No! I shall not come.

CINESIAS
Myrrhine, my little darling Myrrhine, what are you saying? Come down to me quick.

MYRRHINE
No indeed, not I.

CINESIAS
I call you, Myrrhine, Myrrhine; won't you please come?

MYRRHINE
Why should you call me? You do not want me.

CINESIAS
Not want you! Why, here I stand, stiff with desire! oMYRRHINE Good-bye. (She turns, as if to go.)

CINESIAS
Oh! Myrrhine, Myrrhine, in our child's name, hear me; at any rate hear the child! Little lad, call your mother.

CHILD
Mamma, mamma, mamma!

CINESIAS
There, listen! Don't you pity the poor child? It's six days now you've never washed and never fed the child.

MYRRHINE
Poor darling, your father takes mighty little care of you!

CINESIAS
Come down, dearest, come down for the child's sake.

MYRRHINE
Ah! what a thing it is to be a mother! Well, well, we must come down, I suppose.

CINESIAS (as MYRRHINE approaches)
Why, how much younger and prettier she looks! And how she looks at me so lovingly! Her cruelty and scorn only redouble my passion.

MYRRHINE (ignoring him; to the child)
You are as sweet as your father is provoking! Let me kiss you, my treasure, mother's darling!

CINESIAS
Ah! what a bad thing it is to let yourself be led away by other women! Why give me such pain and suffering, and yourself into the bargain?

MYRRHINE (as he is about to embrace her)
Hands off, sir!

CINESIAS
Everything is going to rack and ruin in the house.

MYRRHINE
I don't care.

CINESIAS
But your web that's all being pecked to pieces by the cocks and hens, don't you care for that?

MYRRHINE
Precious little.

CINESIAS
And Aphrodite, whose mysteries you have not celebrated for so long? Oh! won't you please come back home?

MYRRHINE
No, least, not till a sound treaty puts an end to the war.

CINESIAS
Well, if you wish it so much, why, we'll make it, your treaty.

MYRRHINE
Well and good! When that's done, I will come home. Till then, I am bound by an oath.

CINESIAS
At any rate, lie with me for a little while.

MYRRHINE
No, no, no! (she hesitates) but just the same I can't say I don't love you.

CINESIAS
You love me? Then why refuse to lie with me, my little girl, my sweet Myrrhine?

MYRRHINE (pretending to be shocked)
You must be joking! What, before the child!

CINESIAS (to the slave)
Manes, carry the lad home. There, you see, the child is gone; there's nothing to hinder us; won't you lie down now?

MYRRHINE
But, miserable man, where, where?

CINESIAS
In the cave of Pan; nothing could be better.

MYRRHINE
But how shall I purify myself before going back into the citadel?

CINESIAS
Nothing easier! you can wash at the Clepsydra.

MYRRHINE
But my oath? Do you want me to perjure myself?

CINESIAS
I'll take all responsibility; don't worry.

MYRRHINE
Well, I'll be off, then, and find a bed for us.

CINESIAS
There's no point in that; surely we can lie on the ground.

MYRRHINE
No, no! even though you are bad, I don't like your lying on the bare earth. (She goes back into the Acropolis.)

CINESIAS (enraptured)
Ah! how the dear girl loves me!

MYRRHINE (coming back with a cot)
Come, get to bed quick; I am going to undress. But, oh dear, we must get a mattress.

CINESIAS
A mattress? Oh! no, never mind about that!

MYRRHINE
No, by Artemis! lie on the bare sacking? never! That would be squalid.

CINESIAS
Kiss me!

MYRRHINE
Wait a minute! (She leaves him again.)

CINESIAS
Good god, hurry up

MYRRHINE (coming back with a mattress)
Here is a mattress. Lie down, I am just going to undress. But you've got no pillow.

CINESIAS
I don't want one either!

MYRRHINE
But I do. (She leaves him again.)

CINESIAS
Oh god, oh god, she treats my tool just like Heracles!

MYRRHINE (coming back with a pillow)
There, lift your head, dear! (Wondering what else to tantalize him with; to herself) Is that all, I wonder?

CINESIAS (misunderstanding)
Surely. there's nothing else. Come, my treasure.

MYRRHINE
I am just unfastening my girdle. But remember what you promised me about making peace; mind you keep your word.

CINESIAS
Yes, yes, upon my life I will.

MYRRHINE
Why, you have no blanket!

CINESIAS
My god, what difference does that make? What I want is to make love!

MYRRHINE (going out again)
Never fear-directly, directly! I'll be back in no time.

CINESIAS
The woman will kill me with her blankets!

MYRRHINE (coming back with a blanket)
Now, get yourself up.

CINESIAS (pointing)
I've got this up!

MYRRHINE
Wouldn't you like me to scent you?

CINESIAS
No, by Apollo, no, please don't!

MYRRHINE
Yes, by Aphrodite, but I will, whether you like it or not. (She goes out again.)

CINESIAS
God, I wish she'd hurry up and get through with all this!

MYRRHINE (coming back with a flask of perfume)
Hold out your hand; now rub it in.

CINESIAS
Oh! in Apollo's name, I don't much like the smell of it; but perhaps it will improve when it's well rubbed in. It does not somehow smack of the marriage bed!

MYRRHINE
Oh dear! what a scatterbrain I am; if I haven't gone and brought Rhodian perfumes!

CINESIAS
Never mind, dearest, let it go now.

MYRRHINE
You don't really mean that. (She goes.)

CINESIAS
Damn the man who invented perfumes!

MYRRHINE (coming back with another flask)
Here, take this bottle.

CINESIAS
I have a better one allready for you, darling. Come, you provoking creature, to bed with you, and don't bring another thing.

MYRRHINE
Coming, coming; I'm just slipping off my shoes. Dear boy, will you vote for peace?

CINESIAS
I'll think about it. (MYRRHINE runs away.) I'm a dead man, she is killing me! She has gone, and left me in torment! (in tragic style) I must have someone to lay, I must! Ah me! the loveliest of women has choused and cheated me. Poor little lad, how am I to give you what you want so badly? Where is Cynalopex? quick, man, get him a nurse, do!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Poor, miserable wretch, baulked in your amorousness! what tortures are yours! Ah! you fill me with pity. Could any man's back and loins stand such a strain. He stands stiff and rigid, and there's never a wench to help him!

CINESIAS
Ye gods in heaven, what pains I suffer!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Well, there it is; it's her doing, that abandoned hussy!

CINESIAS
No, no! rather say that sweetest, dearest darling. (He departs.)

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
That dearest darling? no, no, that hussy, say I! Zeus, thou god of the skies, canst not let loose a hurricane, to sweep them all up into the air, and whirl them round, then drop them down crash! and impale them on the point of this man's tool! (A Spartan HERALD enters; he shows signs of being in the same condition as CINESIAS.)

HERALD
Say, where shall I find the Senate and the Prytanes? I am bearer of despatches. (An Athenian MAGISTRATE enters.)

MAGISTRATE
Are you a man or a Priapus?

HERALD (with an effort at officiousness)
Don't be stupid! I am a herald, of course, I swear I am, and I come from Sparta about making peace.

MAGISTRATE (pointing)
But look, you are hiding a lance under your clothes, surely.

HERALD (embarrassed)
No, nothing of the sort.

MAGISTRATE
Then why do you turn away like that, and hold your cloak out from your body? Have you got swellings in the groin from your journey?

HERALD
By the twin brethren! the man's an old maniac.

MAGISTRATE
But you've got an erection! You lewd fellow!

HERALD
I tell you no! but enough of this foolery.

MAGISTRATE (pointing)
Well, what is it you have there then?

HERALD
A Lacedaemonian skytale.

MAGISTRATE
Oh, indeed, a skytale, is it? Well, well, speak out frankly; I know all about these matters. How are things going at Sparta now?

HERALD
Why, everything is turned upside down at Sparta; and all the allies have erections. We simply must have Pellene.

MAGISTRATE
What is the reason of it all? Is it the god Pan's doing?

HERALD
No, it's all the work of Lampito and the women who are acting at her instigation; they have kicked the men out from between their thighs.

MAGISTRATE
But what are you doing about it?

HERALD
We are at our wits' end; we walk bent double, just as if we were carrying lanterns in a wind. The jades have sworn we shall not so much as touch them till we have all agreed to conclude peace.

MAGISTRATE
Ah! I see now, it's a general conspiracy embracing all Greece. Go back to Sparta and bid them send envoys plenipotentiary to treat for peace. I will urge our Senators myself to name plenipotentiaries from us; and to persuade them, why, I will show them my own tool.

HERALD
What could be better? I fly at your command. (They go out in opposite directions.)

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
No wild beast is there, no flame of fire, more fierce and untamable than woman; the leopard is less savage and shameless.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
And yet you dare to make war upon me, wretch, when you might have me for your most faithful friend and ally.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Never, never can my hatred cease towards women.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Well, suit yourself. Still I cannot bear to leave you all naked as you are; folks would laugh at you. Come, I am going to put this tunic on you.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
You are right, upon my word! it was only in my confounded fit of rage that I took it off.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Now at any rate you look like a man, and they won't make fun of you. Ah! if you had not offended me so badly, I would take out that nasty insect you have in your eye for you.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Ah! so that's what was annoying me so Look, here's a ring, just remove the insect, and show it to me. By Zeus! it has been hurting my eye for a long time now.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Well, I agree, though your manners are not over and above pleasant. Oh I what a huge great gnat! just look! It's from Tricorythus, for sure.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
A thousand thanks! the creature was digging a regular well in my eye; now that it's gone, my tears can flow freely.

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
I will wipe them for you-bad, naughty man though you are. Now, just one kiss.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
A kiss? certainly not

LEADER OF CHORUS OF WOMEN
Just one, whether you like it or not.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Oh! those confounded women! how they do cajole us! How true the saying: " 'Tis impossible to live with the baggages, impossible to live without 'em!" Come, let us agree for the future not to regard each other any more as enemies; and to clinch the bargain, let us sing a choric song.

COMBINED CHORUS OF WOMEN AND OLD MEN (singing)
We desire, Athenians, to speak ill of no man; but on the contrary to say much good of everyone, and to do the like. We have had enough of misfortunes and calamities. If there is any man or woman who wants a bit of money-two or three minas or so; well, our purse is full. If only peace is concluded, the borrower will not have to pay back. Also I'm inviting to supper a few Carystian friends, who are excellently well qualified. I have still a drop of good soup left, and a young porker I'm going to kill, and the flesh will be sweet and tender. I shall expect you at my house to-day; but first away to the baths with you, you and your children; then come all of you, ask no one's leave, but walk straight up, as if you were at home; never fear, the door will be... shut in your faces!

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Ah! here come the envoys from Sparta with their long flowing beards; why, you would think they wore pigstyes between their thighs. (Enter the LACONIAN ENVOYS afflicted like their herald.) Hail to you, first of all, Laconians; then tell us how you fare.

LACONIAN ENVOY
No need for many words; you can see what a state we are in.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Alas! the situation grows more and more strained! the intensity of the thing is simply frightful.

LACONIAN ENVOY
It's beyond belief. But to work! summon your Commissioners, and let us patch up the best peace we may.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Ah! our men too, like wrestlers in the arena, cannot endure a rag over their bellies; it's an athlete's malady, which only exercise can remedy. (The MAGISTRATE returns; he too now has an evident reason to desire peace.)

MAGISTRATE
Can anybody tell us where Lysistrata is? Surely she will have some compassion on our condition.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN (pointing)
Look! now he has the very same complaint. (To the MAGISTRATE) Don't you feel a strong nervous tension in the morning?

MAGISTRATE
Yes, and a dreadful, dreadful torture it is! Unless peace is made very soon, we shall find no recourse but to make love to Clisthenes.

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Take my advice, and arrange your clothes as best you can; one of the fellows who mutilated the Hermae might see you.

MAGISTRATE
Right, by Zeus. (He endeavours, not too successfully, to conceal his condition.)

LACONIAN ENVOY
Quite right, by the Dioscuri. There, I will put on my tunic.

MAGISTRATE
Oh! what a terrible state we are in! Greeting to you, Laconian fellow-sufferers.

LACONIAN ENVOY (addressing one of his countrymen)
Ah! my boy, what a terrible thing it would have been if these fellows had seen us just now when we were on full stand!

MAGISTRATE
Speak out, Laconians, what is it brings you here?

LACONIAN ENVOY
We have come to treat for peace.

MAGISTRATE
Well said; we are of the same mind. Better call Lysistrata, then; she is the only person will bring us to terms.

LACONIAN ENVOY
Yes, yes-and Lysistratus into the bargain, if you will.

MAGISTRATE
Needless to call her; she has heard your voices, and here she comes. (She comes out of the Acropolis.)

LEADER OF CHORUS OF OLD MEN
Hail, boldest and bravest of womankind! The time is come to show yourself in turn uncompromising and conciliatory, exacting and yielding, haughty and condescending. Call up all your skill and artfulness. Lo! the foremost men in Hellas, seduced by your fascinations, are agreed to entrust you with the task of ending their quarrels.

LYSISTRATA
It will be an easy task-if only they refrain from mutual indulgence in masculine love; if they do, I shall know the fact at once. Now, where is the gentle goddess Peace? (The goddess, in the form of a beautiful nude girl is brought in by the Machine.) Lead hither the Laconian envoys. But, look you, no roughness or violence; our husbands always behaved so boorishly. Bring them to me with smiles, as women should. If any refuse to give you his hand, then take hold of his tool. Bring up the Athenians too; you may lead them either way. Laconians, approach; and you, Athenians, on my other side. Now hearken all! I am but a woman; but I have good common sense; Nature has endowed me with discriminating judgment, which I have yet further developed, thanks to the wise teachings of my father and the elders of the city. First I must bring a reproach against you that applies equally to both sides. At Olympia, and Thermopylae, and Delphi, and a score of other places too numerous to mention, you celebrate before the same altars ceremonies common to all Hellenes; yet you go cutting each other's throats, and sacking Hellenic cities, when all the while the barbarian yonder is threatening you! That is my first point.

MAGISTRATE (devouring the goddess with his eyes)
Good god, this erection is killing me!

LYSISTRATA
Now it is to you I address myself, Laconians. Have you forgotten how Periclidas, your own countryman, sat a suppliant before our altars? How pale he was in his purple robes! He had come to crave an army of us; it was the time when Messenia was pressing you sore, and the Sea-god was shaking the earth. Cimon marched to your aid at the head of four thousand hoplites, and saved Lacedaemon. And, after such a service as that, you ravage the soil of your benefactors!

MAGISTRATE
They do wrong, very wrong, Lysistrata.

LACONIAN ENVOY
We do wrong, very wrong. (Looking at the goddess) Ah! great gods! what a lovely bottom Peace has!

LYSISTRATA
And now a word to the Athenians. Have you no memory left of how, in the days when you wore the tunic of slaves, the Laconians came, spear in hand, and slew a host of Thessalians and partisans of Hippias the tyrant? They, and they only, fought on your side on that eventful day; they delivered you from despotism, and thanks to them our nation could change the short tunic of the slave for the long cloak of the free man.

LACONIAN ENVOY (looking at LYSISTRATA)
I have never see a woman of more gracious dignity.

MAGISTRATE (looking at PEACE)
I have never seen a woman with a finer body!

LYSISTRATA
Bound by such ties of mutual kindness, how can you bear to be at war? Stop, stay the hateful strife, be reconciled; what hinders you?

LACONIAN ENVOY
We are quite ready, if they will give us back our rampart.

LYSISTRATA
What rampart, my dear man?

LACONIAN ENVOY
Pylos, which we have been asking for and craving for ever so long.

MAGISTRATE
In the Sea-god's name, you shall never have it!

LYSISTRATA
Agree, my friends, agree.

MAGISTRATE
But then what city shall we be able to stir up trouble in?

LYSISTRATA
Ask for another place in exchange.

MAGISTRATE
Ah! that's the ticket! Well, to begin with, give us Echinus, the Maliac gulf adjoining, and the two legs of Megara.

LACONIAN ENVOY
No, by the Dioscuri, surely not all that, my dear sir.

LYSISTRATA
Come to terms; never make a difficulty of two legs more or less!

MAGISTRATE (his eye on PEACE)
Well, I'm ready to strip down and get to work right now. (He takes off his mantle.)

LACONIAN ENVOY (following out this idea)
And I also, to dung it to start with.

LYSISTRATA
That's just what you shall do, once peace is signed. So, if you really want to make it, go consult your allies about the matter.

MAGISTRATE
What allies, I should like to know? Why, we are all erected; there's no one who is not mad to be mating. What we all want is to be in bed with our wives; how should our allies fail to second our project?

LACONIAN ENVOY
And ours too, for certain sure!

MAGISTRATE
The Carystians first and foremost by the gods!

LYSISTRATA
Well said, indeed! Now go and purify yourselves for entering the Acropolis, where the women invite you to supper; we will empty our provision baskets to do you honour. At table, you will exchange oaths and pledges; then each man will go home with his wife.

MAGISTRATE
Come along then, and as quick as may be.

LACONIAN ENVOY
Lead on; I'm your man.

MAGISTRATE
Quick, quick's the word, say I. (They follow LYSISTRATA into the Acropolis.)

CHORUS OF WOMEN (singing)
Embroidered stuffs, and dainty tunics, and flowing gowns, and golden ornaments, everything I have, I offer them to you with all my heart; take them all for your children, for your girls, in case they are chosen Canephori. I invite you every one to enter, come in and choose whatever you will; there is nothing so well fastened, you cannot break the seals, and carry away the contents. Look about you everywhere. . . you won't find a blessed thing, unless you have sharper eyes than mine. And if any of you lacks corn to feed his slaves and his young and numerous family, why, I have a few grains of wheat at home; let him take what I have to give, a big twelve-pound loaf included. So let my poorer neighbours all come with bags and wallets; my man, Manes, shall give them corn; but I warn them not to come near my door, but-beware the dog! (Another MAGISTRATE enters, and begins knocking at the gate.)

SECOND MAGISTRATE
I say, you, open the door! (To the WOMEN) Go your way, I tell you. (As the women sit down in front of the gate) Why, bless me, they're sitting down now; I shall have to singe 'em with my torch to make 'em stir! What impudence! I won't take this. Oh, well, if it's absolutely necessary, just to please you, we'll have to take the trouble. AN ATHENIAN And I'll share it with you.

(He brandishes the torch he is carrying and the CHORUS OF WOMEN departs. The CHORUS OF OLD MEN follows shortly after.)

SECOND MAGISTRATE
No, no, you must be off-or I'll tear your hair out, I will; be off, I say, and don't annoy the Laconian envoys; they're just coming out from the banquet-ball.

ATHENIAN
Such a merry banquet I've never seen before! The Laconians were simply charming. After the drink is in, why, we're all wise men, every one of us.

MAGISTRATE
It's only natural, to be sure, for sober, we're all fools. Take my advice, my fellow-countrymen, our envoys should always be drunk. We go to Sparta; we enter the city sober; why, we must be picking a quarrel directly. We don't understand what they say to us, we imagine a lot they don't say at all, and we report home all wrong, all topsy-urvy. But, look you, to-day it's quite different; we're enchanted whatever happens; instead of Clitagora, they might sing us Telamon, and we should clap our hands just the same. A perjury or two into the bargain, why! What does that matter to merry companions in their cups? (The two CHORUSES return.) But here they are back again! Will you begone, you loafing scoundrels. (The CHORUSES retire again.)

ATHENIAN
Ah ha! here's the company coming out already.

(Two choruses, one Laconian and one Athenian, enter, dancing to the music of flutes; they are followed by the women under the leadership of LYSISTRATA.)

A LACONIAN My dear, sweet friend, come, take your flute in hand; I would fain dance and sing my best in honour of the Athenians and our noble selves.

ATHENIAN
Yes, take your flute, in the gods'name. What a delight to see him dance!

LACONIAN (dancing and singing)
Oh! Mnemosyne! inspire these men, inspire my muse who knows our exploits and those of the Athenians. With what a god-like ardour did they swoop down at Artemisium on the ships of the Medes! What a glorious victory was that! For the soldiers of Leonidas, they were like fierce boars whetting their tusks. The sweat ran down their faces, and drenched all their limbs, for verily the Persians were as many as the sands of the seashore. Oh! Artemis, huntress queen, whose arrows pierce the denizens of the woods, virgin goddess, be thou favourable to the peace we here conclude; through thee may our hearts be long united! May this treaty draw close for ever the bonds of a happy friendship! No more wiles and stratagems! Aid us, oh! aid us, maiden huntress!

MAGISTRATE
All is for the best; and now, Laconians, take your wives away home with you, and you, Athenians, yours. May husband live happily with wife, and wife with husband. Dance, dance, to celebrate our bliss, and let us be heedful to avoid like mistakes for the future.

CHORUS OF ATHENIANS (singing)
Appear, appear, dancers, and the Graces with you! Let us invoke, one and all, Artemis, and her heavenly brother, gracious Apollo, patron of the dance, and Dionysus, whose eye darts flame, as he steps forward surrounded by the Maenad maids, and Zeus, who wields the flashing lightning, and his august, thrice-blessed spouse, the Queen of Heaven! These let us invoke, and all the other gods, calling all the inhabitants of the skies to witness the noble Peace now concluded under the fond auspices of Aphrodite. Io Paean! Io Paean! dance, leap, as in honour of a victory won. Euoi! Euoi! Euai! Euai!

MAGISTRATE
And you, our Laconian guests, sing us a new and inspiring strain!

LACONIAN (singing)
Leave once more, oh! leave once more the noble height of Taygetus, oh! Muse of Lacedaemon, and join us in singing the praises of Apollo of Amyclae, and Athene of the Brazen House, and the gallant twin sons of Tyndareus, who practise arms on the banks of the Eurotas river. Haste, haste hither with nimble-footed pace, let us sing Sparta, the city that delights in choruses divinely sweet and graceful dances, when our maidens bound lightly by the river side, like frolicsome fillies, beating the ground with rapid steps and shaking their long locks in the wind, as Bacchantes wave their wands in the wild revels of the Wine-god. At their head, oh! chaste and beauteous goddess, daughter of Leto, Artemis, do thou lead the song and dance. With a fillet binding thy waving tresses, appear in thy loveliness; leap like a fawn, strike thy divine hands together to animate the dance, and aid us to renown the valiant goddess of battles, great Athene of the Brazen House! (All depart, singing and dancing.)

THE END

4/3/2016 - 21:11


4 marzo 2016, h 12:09 GMT: Lo screenshot della CCG n° 25000
March 4, 2016, h 12:09 GMT: AWS nr 2500 Screenshot


screensh25000


... e con il banner...

screenshot della 25000

CCG/AWS Staff - 4/3/2016 - 12:50


Un altro colpo magistrale del nostro Gaspard de la Nuit et du Jour!
Con un pensiero a GPT...

Bernart Bartleby - 4/3/2016 - 14:35


Manca ancora una introduzione che probabilmente arriverà stasera o stanotte firmata Gaspard de la Nuit. Devo dire pero' che l'idea di inserire la Lisistrata e' venuta a me dopo aver visto il film La sorgente dell'amore, una delle tante rivisitazioni moderne del tema di Aristofane.

Lorenzo - 4/3/2016 - 14:46


Assolutamente confermo: la "paternità" della Lisistrata è del buon Lorenzo il Retemàstro. Io stavolta mi sono limitato alla purissima manovalanza. Però mi accingo a partire in treno con nello zaino il volumetto di una Lisistrata in inglese trovata allo "Scambialibro" della biblioteca di quartiere. Servirà. Salud!

Gaspard de l'Après-Midi - 4/3/2016 - 15:17


Mizzica!
Siete mitici!
da Kris Bran momentaneamente scollegato dalla Grande Rete per motivi di forza maggiore.

http://www.galerie-f.de/bilder/06_01_2014/15.jpg


http://www.iup.edu/uploadedImages/Units/F/Fine_Arts/Lively_Arts/Events/2012-2013_Season/Theater/lysistrata_peacesign_412.jpg

Krisrof Bran - 4/3/2016 - 17:41


Attenzione: come segnalato anni fa da GPT esiste una versione della Lisistrata in greco moderno con musica di Stavros Xarchakos / Σταύρος Ξαρχάκος. Ho trovato notizie su questo sito e probabilmente le canzoni andrebbero tutte inserite, ma lascio fare a chi conosce il greco.

Lorenzo - 4/3/2016 - 22:01


March 2003: Antiwar Lysistrata
Marzo 2003: Lisistrata contro la guerra (in Iraq)


"As the preceding remarks suggest, this comic drama was full of ritual and political detail that would have meaning for its original audience, the thousands of Athenians who sat in the stone theater of Dionysus at the foot of the Akropolis in late February, toward the end of the fifth century. Yet, Lysistrata, of course, has tremendous resonance for contemporary audiences, who have embraced the play as an antiwar manifesto. On March 3, 2003, thousands of actors, readers, and spectators throughout the world participated in the Lysistrata Project to protest the war in Iraq. At the Brooklyn Academy of Music, Kevin Bacon and Kyra Sedgwick took on the roles of Kinesias and Myrrhine, while in Patras, Greece, the play was read by a collective of Greek and Kurdish refugees. The play will no doubt continue to have meaning for diverse times and societies, for as long as there is war, we will have a need for Lysistrata."

Judith Fletcher
Afterword to: Aristophanes, Lysistrata, A modern translation by Douglass Parker with a new afterword by Judith Fletcher, Signet Classics, 2009,

“Come suggeriscono le precedenti osservazioni, questa tragicommedia era ricca di particolari rituali e politici che avevano un significato per I suoi spettatori originali, le migliaia di ateniesi che sedevano nel teatro in pietra di Dioniso ai piedi dell’Acropoli, in un tardo febbraio verso la fine del V secolo avanti Cristo. Eppure, la Lisistrata, naturalmente, ha un’enorme risonanza per gli spettatori contemporanei, che hanno adottato la commedia come un manifesto contro la guerra. Il 3 marzo 2003, migliaia di attori, lettori e spettatori di tutto il mondo hanno partecipato al “Progetto Lisistrata” per protestare contro la guerra in Iraq. Alla Brooklyn Academy of Music, Kevin Bacon e Kyra Sedgwick hanno interpretato i ruoli di Cinesia e Mirrina, mentre a Patrasso, in Grecia, la commedia è stata letta da un collettivo di greci e profughi curdi. La commedia continuerà senz’altro ad essere significativa per epoche e società differenti, perché finché ci sarà la guerra, avremo bisogno della Lisistrata."

Judith Fletcher
Postfazione a: Aristophanes, Lysistrata, A modern translation by Douglass Parker with a new afterword by Judith Fletcher, Signet Classics, 2009,

Mi ero portato dietro, andando a Piacenza, il libriccino con la traduzione inglese moderna della Lisistrata fatta da Douglass Parker per i “Signet Classics”, pensando che sarebbe potuta servire a qualcosa. Dalla postfazione di Judith Fletcher (professore associato presso il Dipartimento di Archeologia e Lettere Classiche della Wilfred Laurier University di Waterloo, Ontario), traggo questa notizia parecchio interessante. Veniamo dunque a sapere che il 3 marzo 2003, vale a dire 17 giorni prima che nascesse questo sito e mentre era in corso la “raccolta primitiva” delle Canzoni Contro la Guerra che ne avrebbero costituito il nucleo originario, la Lisistrata era utilizzata in mezzo mondo come manifesto contro la guerra in Iraq. In Grecia, addirittura, veniva letta da un ‘collettivo di greci e rifugiati curdi’. Il fatto che, senza essere minimamente a conoscenza di questa cosa avvenuta praticamente in contemporanea con l’inizio di questo sito, abbiamo scelto la Lisistrata come CCG n° 25000, è al tempo stesso una straordinaria coincidenza e una cosa ricca di significato. [RV]

Riccardo Venturi - 6/3/2016 - 10:17


Interessante anche la notizia secondo cui il traduttore anonimo della versione inglese potrebbe essere Oscar Wilde.

CCG Staff - 6/3/2016 - 11:54


Piccola nota linguistica, che di solito tra l'altro viene un po' sottaciuta (anche e specialmente nelle traduzioni moderne). Nel testo originale greco, Aristofane fa costantemente parlare la spartana Lampitò nel suo vero linguaggio, ovverossia in spartano (un dialetto dorico). Fatte le debite proporzioni, sarebbe come se in una redazione italiana la avesse fatta parlare in barese stretto. Nella traduzione inglese di Douglass Parker che ho già citato, che è nelle parti "normali" una traduzione in inglese americano corrente (molto vivace), Lampitò parla con un terrificante accento del Midwest, e mi sembra una soluzione molto carina. Ugualmente, il serissimo accademico e gran grecista Ettore Romagnoli, romano di nascita, fece parlare Lampitò (da lui chiamata "Lampetta") e l'araldo spartano in romanesco de borgata.

Riccardo Venturi - 6/3/2016 - 21:42


La pagina è adesso terminata (anche con il complesso editing del testo originale greco e delle traduzioni italiana e inglese), e può essere consegnata al suo corso naturale all'interno del sito. Corso che prevederà, prima o poi, una nuova traduzione della commedia aristofanea interamente in livornese (Lampitò e l'araldo parleranno invece, naturalmente, in pisano). Occorrerà un po' di tempo. Salud!

Post Scriptum. Si coglie l'occasione per precisare, come qualcuno forse avrà notato, che l'intestazione della pagina è stata corretta: uno dei curatori, infatti, aveva clamorosamente sbagliato il genitivo dell'autore, scrivendo Ἀριστοφάνου al posto del corretto Ἀριστοφάνους. Un monito affinché egli si ripassi un po', e urgentemente, il greco classico.

CCG/AWS Staff - 8/3/2016 - 10:13

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