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Road to Peace

Tom Waits


Lingua: Inglese

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Tom Waits
Da "Orphans: Brawlers, Bawlers & Bastards", il triplo cd di Waits che uscirà il prossimo 21 novembre 2006.

From: "Orphans: Brawlers, Bawlers & Bastards", the triple cd by Waits that will be released on next November 21.

Tom Waits: «Canto contro la guerra» (Sandra Cesarale, dal Corriere della Sera)
La "strada per la pace" di Tom Waits (Emanuele Martorelli, da Aprile On Line)



Tom Waits per la pace
di Stanislao Cuzzocrea, da Peacereporter

Road to peace, la nuova canzone di Tom Waits, racconta una storia realmente accaduta

Mentre i politici continuano a parlare di road map tracciando la linea ideale di una strada per la pace, il conflitto israelo-palestinese va avanti tra attentati suicidi e aggressioni militari, e non sarà certo una canzone a fare quello che anni di tentate mediazioni non sono riusciti a realizzare. Quando però l'autore che affronta un tema così delicato è un cittadino statunitense e si chiama Tom Waits non può passare inosservato.

Road to peace fa parte dell’ultimo lavoro del cantautore californiano, Orphans: Brawlers, Bawlers and Bastards, un set di tre cd per un totale di 54 canzoni, di cui trenta inedite, in uscita il 17 novembre.
“Orphans è fatto di canzoni dure e tenere. Rumbe e sirene, tarantelle sugli insetti, madrigali sull’annegamento”, dice Waits. “Canzoni orfane impaurite e dirette, che parlano di estasi e di malinconia. Canzoni che sono cresciute in modo difficile. Canzoni di origini dubbie ritrovate dal destino crudele ed ora lasciate sole a desiderare qualcuno che si prenda cura di loro. Fate vedere che non avete paura e portatele a casa. Non mordono, hanno solo bisogno di attenzione”.
Anche questa volta, come due anni fa con la canzone Day after tomorrow, dell’album Real gone, Waits non nasconde le proprie perplessità nei confronti della guerra come le critiche verso la politica estera del proprio paese. Road to peace racconta una storia realmente accaduta.

11 giugno 2003. È sera a Gerusalemme. Il bus 14/a arriva puntuale alla fermata di Jaffa street. Nel via vai di passeggeri, un ragazzo vestito alla maniera degli ebrei ortodossi. La corsa prosegue verso Mahane Yehuda, il più grande mercato all'aperto della città. Il ragazzo viene da Hebron, è uno studente di appena 18 anni e si chiama Abdel Madi Shabneh. Il bus è ormai prossimo alla fermata di Mahane Yehuda, quando Abdel, gridando Dio è grande e Dio è giusto, si fa saltare in aria. L'esplosione provocherà 17 morti e circa 100 feriti.
Da parte israeliana l’attentato suicida viene visto come una risposta all’attacco del giorno precedente ad Abdel Aziz Rantisi, uno dei maggiori esponenti di Hamas, attacco che uccide cinque palestinesi, ma non Rantisi, che se la cava solo con ferite lievi.

Morte genera morte sulla strada per la pace. A un attentato palestinese corrisponde una rappresaglia israeliana, in una spirale di morte che sembra non arrestarsi mai. Un Tom Waits indignato va oltre e si chiede dove siano Abu Mazen e Sharon, persi sulla strada per la pace, dove sia George W. Bush, signore dello scacchiere mondiale del potere, gioca a scacchi, lontano diecimila miglia dalla strada per la pace. Ma se Dio è grande e Dio è giusto, dice Waits, con qualsiasi nome lo si voglia chiamare, forse anche lui è in viaggio, si è perso e ha bisogno di tutto il nostro aiuto, sulla strada per la pace.
Young Abdel Madi Shabneh
Was only 18 year old
The youngest of 9 children
He’d never spent a nite
Away from home
And his mother held his photograph
Up in the NY Times
You see the killing has intensified
Along the road to peace

A tall thin boy with a wispy moustache
Disguised as an Orthodox Jew
On a crowded bus in Jerusalem
Some had survived World War II
And the thunderous explosion
Blew out windows
200 yards away
more retribution and 17 dead
along the road to peace

At King George Avenue and Jaffa Road
Passengers boarded bus 14A
In the aisle next to the driver
Abdel Madi Shabneh
And the last thing that he said
On earth was, God is great and god is good
And he blew them all to kingdom come
Upon the road to peace

In response to this, another kiss
To death was visited upon
Yashir Tehah Israel said is an Hamas
Senior militant
Israel sent 4 choppers in
Flames engulfed his white opal and
It killed his wife and 3-year-old child
Leaving only blackened skeletons

They found a toddler’s bottle and a pair
Of small shoes and waved them in
Front of the cameras, but Israel
Said they did not know that
His wife and child were in the car
There are roadblocks everywhere
And only suffering on TV
Neither side will give up their smallest
Right along the road to peace

Israel launched its latest campaign
Against Hamas on Tuesday
two days later Hamas shot back
and killed five Israeli soldiers

Though thousands dead and wounded
On both sides
most have been
Middle Eastern civilians
They fill their children
Full of hate
To fight an old man’s war
And die upon the road to peace

This is our land
We will fight with all our force
Say the Palestinians
And the Jews
And each side will cut off the hand
Of anyone who tries to stop the
Resistance
If thy right eye offends thee then
You must pluck it out
And Machoud Abbas and
Sharon have been lost
Along the road to peace

Once Kissinger said we have no friends
America only has interests
And now our President wants to been seen
As a hero and he’s hungry for re-election
But he is reluctant to risk his
Future with the fear of his political failure
So he plays chess at his desk
As he poses for the press
Ten thousand miles from the road to peace

In a video they found at the home
Of Abdel Madi Shabneh
He held a kalishnikov riffle
And he spoke with the voice
More like a boy
He was an excellent student
He studied so hard it was as
If he had a future and he told
His mother he had a test that day
Along the road to peace

The fundamentalist killing
On both sides are standing in the
Path of peace
And tell me why are we arming the Israeli
Army with guns and tanks and bullets
And if God is great
And God is good
Why can’t he change the
Hearts of men
Maybe God himself is lost
And needs help
Maybe God himself he needs
All of our help

Maybe God himself is lost
And needs help
He’s out up on the road to peace

Maybe God himself is lost
And needs help
Maybe God himself needs
All of our help
And he’s lost upon
The road to peace

inviata da Alessandro - 7/11/2006 - 14:29



Lingua: Italiano

Traduzione, dal sito Peace Reporter
STRADA PER LA PACE

Il giovane Abdel Madi Shabneh
Aveva solo 18 anni
Il più piccolo di nove fratelli
Non aveva mai passato una sola notte
Lontano da casa
E sua madre stringeva una fotografia
Sul NY Times
Vedi, gli omicidi sono aumentati
Lungo la strada per la pace

Un ragazzo alto e smilzo con un paio di baffi sottili
Travestito da ebreo ortodosso
Su un bus affollato di Gerusalemme
Qualcuno era sopravvissuto alla seconda guerra mondiale
E l’esplosione fragorosa
Ha fatto saltare i finestrini
Lontano duecento metri
Un castigo in più e 17 morti
Lungo la strada per la pace

In King George avenue e Jaffa road
I passeggeri salirono sul bus 14A
Nel corridoio vicino all’autista
Abdel Madi Shabneh
E l’ultima cosa che disse
Sulla terra fu, Dio è grande e Dio è giusto
E li spedì tutti nel regno del signore
Sulla strada per la pace

In risposta, un altro bacio
Mortale fu posato su
Yashir Tehah. Israele disse
È un militante di Hamas
Israele mandò 4 elicotteri
Le fiamme avvolsero il suo bianco opale
Uccise sua moglie e il suo bambino di 3 anni
Lasciando soltanto scheletri anneriti

Trovarono un biberon e un paio
Di scarpe piccine e le agitarono
Di fronte alle telecamere, ma Israele
Disse che non sapeva che
Sua moglie e il bambino fossero nella macchina
Ci sono posti di blocco dappertutto
E soltanto sofferenze alla Tv
Né un lato né l’altro cederà di un passo
Lungo la strada per la pace

Israele ha lanciato la sua ultima campagna
Contro Hamas martedì
Due giorni dopo Hamas ha risposto
Uccidendo cinque soldati israeliani

Nonostante centinaia di morti e feriti
Da entrambe le parti
Molti sono stati
Civili mediorientali
Riempiono i loro bambini
Di odio
Per combattere una guerra di vecchi
E muoiono lungo la strada per la pace

Questa è la nostra terra
Combatteremo con tutte le nostre forze
Dicono i palestinesi
E gli ebrei
E tutti e due taglieranno la mano
Di chiunque provi a fermare
La resistenza
Se il tuo occhio destro ti offende
Allora devi strappartelo via
E Machoud Abbas e
Sharon si sono persi
Lungo la strada per la pace

Una volta Kissinger disse noi non abbiamo amici
L’America ha solo interessi
E ora il nostro presidente pretende di essere considerato
Un eroe e freme per essere rieletto
Ma è riluttante a rischiare
Il suo futuro con la paura del suo fallimento politico
Così gioca a scacchi sulla sua scrivania
Posando per la stampa
A diecimila miglia dalla strada per la pace

In un video trovato in casa
Di Abdel Madi Shabneh
Lui imbracciava un kalashnikov
E parlava con la voce
Di un ragazzino
Era uno studente eccellente
Studiò così duro come se
Avesse un futuro e disse
A sua madre che quel giorno aveva un esame
Lungo la strada per la pace

Gli omicidi fondamentalisti
Da entrambe le parti restano ancora
Sul cammino che porta alla pace
E dimmi perché stiamo armando
L’esercito israeliano con pistole e tanks e proiettili
E se Dio è grande
Se Dio è giusto
Perché non cambia
Il cuore degli uomini
Forse anche Dio si è perso
E ha bisogno di aiuto
Forse è Dio stesso che ha bisogno
Di tutto il nostro aiuto

Forse è lo stesso Dio che si è perso
E ha bisogno di aiuto
Ed è fuori sulla via della pace

Forse è Dio che si è perso
E ha bisogno di aiuto
Forse è Dio che ha bisogno
Del nostro aiuto
E si è perso
Lungo la strada per la pace

inviata da Alessandro - 7/11/2006 - 14:41


È vero che Rantisi se la cavò... quella volta (era il 10 giugno 2003), ma non la volta successiva, il 17 aprile 2004, quando l'ennesimo missile sparato dal solito elicottero israeliano lo uccise insieme ad un figlio e a una guardia del corpo...
Lo stesso Rantisi qualche tempo prima avrebbe dichiarato: "It's death whether by killing or by cancer; it's the same thing. Nothing will change if it's an Apache (helicopter) or cardiac arrest. But I prefer to be killed by Apache."
http://en.wikipedia.org/wiki/Abdel_Aziz_Rantissi

Alessandro - 7/11/2006 - 16:54


Leggendo questa canzone mi è subito tornata in mente la famosa "Road Map" (to Peace?) con cui tutti i protagonisti del conflitto mediorientale (UE compresa) si sciacquavano la bocca fino ad un paio di anni fa (Prodi ogni tanto ci ritorna su ancora oggi, fuori tempo massimo)...

Se non avete idea di cosa aspirasse ad essere la Road Map, potete dare un'occhiata a questa scheda: http://en.wikipedia.org/wiki/Road_map_for_peace

Personalmente ho sempre pensato che la cosiddetta Road Map non mirasse ad una giusta soluzione del conflitto ma che non fosse altro che l'ennesimo proposta di "istituzionalizzazione" dell'occupazione israeliana delle terre palestinesi.

Detto questo, già più di due anni fa, ci ha pensato Arik Sharon a dire chiaramente la sua non solo sul destino della Road Map ma della pace in generale, quando varò il suo piano di ritiro (ritiro?) unilaterale da Gaza (salutato dalle democrazie occidentali come un grande gesto di responsabilità e magnanimità):

"The significance of our disengagement plan is the freezing of the peace process. It supplies the formaldehyde necessary so there is no political process with the Palestinians. And when you freeze that process, you prevent the establishment of a Palestinian state, and you prevent a discussion on the refugees, the borders and Jerusalem. Effectively this whole package called a Palestinian state has been removed indefinitely from our agenda.”
Dov Weinglass, Prime Minister Sharon’s bureau chief
Ha'aretz, Oct. 6, 2004

"Il significato del nostro piano di disimpegno è il congelamento del processo di pace. Questo piano fornisce la formaldeide necessaria affinché non ci sia nessun processo politico con i palestinesi. E quando si congela quel processo, si previene la realizzazione di uno Stato palestinese, e si previene qualsiasi discussione su rifugiati, confini e Gerusalemme. In realtà tutto questo pacchetto chiamato Stato Palestinese è stato soppresso definitivamente della nostra agenda." Dov Weinglass, assistente del primo ministro Sharon.
Dov Weinglass, Capo di Gabinetto dell'allora Primo Ministro Ariel Sharon
Intervista ad Ha'aretz, 6 ottobre 2004

http://www.counterpunch.org/rooij12092004.html
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A42689-2005Apr10.html

Alessandro - 8/11/2006 - 08:14


IL DOVERE DI ISRAELE: SCEGLIERE LA PACE
DAVID GROSSMAN
4 novembre 2006

da "La Repubblica" del 5 novembre 2006:
Pubblichiamo il discorso pronunciato ieri in piazza a Tel Aviv dallo scrittore israeliano

David GrossmanIl ricordo di Yitzhak Rabin è un momento di pausa in cui riflettiamo anche su noi stessi. Quest´anno la riflessione non è per noi facile. C´è stata una guerra. Israele ha messo in mostra una possente muscolatura militare dietro la quale ha però rivelato debolezza e fragilità. Abbiamo capito che la potenza militare in mano nostra non può, in fin dei conti, garantire da sola la nostra esistenza. Abbiamo soprattutto scoperto che Israele sta attraversando una crisi profonda, molto più profonda di quanto immaginassimo, una crisi che investe quasi tutti gli aspetti della nostra esistenza.
Parlo qui, stasera, in veste di chi prova per questa terra un amore difficile e complicato, e tuttavia indiscutibile. Come chi ha visto trasformarsi in tragedia, in patto di sangue, il patto che aveva sempre mantenuto con essa. Io sono laico, eppure ai miei occhi la creazione e l´esistenza stessa di Israele sono una sorta di miracolo per il nostro popolo, un miracolo politico, nazionale e umano; e io non lo dimentico neppure per un istante. Anche quando molti episodi della nostra realtà suscitano in me indignazione e sconforto, anche quando il miracolo si frantuma in briciole di quotidianità, di miseria e di corruzione, anche quando la realtà appare una brutta parodia del miracolo, esso per me rimane tale.
‘Guarda o terra, quanto abbiamo sprecato´ scriveva il poeta Shaul Tchernikovsky nel 1938 lamentandosi del fatto che nel suolo della terra di Israele venivano seppelliti, ragazzi nel fiore degli anni. La morte di giovani è uno spreco terribile, lancinante. Ma non meno terribile è che Israele sprechi in modo criminale non solo le vite dei suoi figli ma anche il miracolo di cui è stato protagonista, l´opportunità grande e rara offertagli dalla storia, quella di creare uno stato illuminato, civile, democratico, governato da valori ebraici e universali. Uno stato che sia dimora nazionale, rifugio e anche luogo che infonda un nuovo senso all´esistenza ebraica. Uno stato in cui una parte importante e sostanziale della sua identità ebraica, della sua etica ebraica, sia mantenere rapporti di completa uguaglianza e di rispetto con i suoi cittadini non ebrei. E guardate cosa è successo.
Guardate cosa è successo a una nazione giovane, audace, piena di entusiasmo. Guardate come, quasi in un processo di invecchiamento accelerato, Israele è passato da una fase di infanzia e di giovinezza, a uno stato di costante lamentela, di fiacchezza, alla sensazione di aver perso un´occasione. Com´è successo? Quando abbiamo perso la speranza di poter vivere un giorno una vita migliore? E come possiamo oggi rimanere a guardare, come ipnotizzati, il dilagare della follia, della rozzezza, della violenza e del razzismo in casa nostra?
Com´è possibile che un popolo dotato di energie creative e inventive come il nostro, che ha saputo risollevarsi più volte dalle ceneri, si ritrovi oggi, proprio quando possiede una forza militare tanto grande, in una situazione di inerzia e di impotenza? Situazione in cui è nuovamente vittima, ma questa volta di sé stesso, dei suoi timori, della sua disperazione e della sua miopia.
Uno degli aspetti più gravi messi in luce dalla guerra è che attualmente non esiste un leader in Israele. Che la nostra dirigenza politica e militare è vuota di contenuto. E non mi riferisco agli evidenti errori commessi nella conduzione della guerra o all´abbandono delle retrovie a se stesse. Non mi riferisco nemmeno agli episodi di corruzione, grandi e piccoli, agli scandali, alle commissioni di inchiesta. Mi riferisco al fatto che chi ci governa oggi non è in grado di far sì che gli israeliani si rapportino alla loro identità e tanto meno agli aspetti più sani, vitali e fecondi di essa; non agli elementi della loro memoria storica che possano infondere in loro forza e speranza, che li incoraggino ad assumersi responsabilità gli uni nei confronti degli altri e diano un qualsiasi significato alla sconfortante e spossante lotta per l´esistenza.
La maggior parte dei leader odierni non è in grado di risvegliare negli israeliani un senso di continuità storica e culturale. O di appartenenza a uno schema di valori chiaro, coerente e consolidato negli anni. I contenuti principali di cui l´odierna dirigenza israeliana riempie il guscio del suo governo sono la paura da un lato e la creazione di ansie dall´altro, il miraggio della forza, l´ammiccamento al raggiro, il misero commercio di tutto ciò che ci è più caro. In questo senso non sono dei veri leader. Certo non i leader di cui un popolo tanto disorientato e in una situazione tanto complessa come quella israeliana ha bisogno. Talvolta pare che l´eco del pensiero dei nostri leader, la loro memoria storica, i loro ideali, tutto quello che è veramente importante per loro, non oltrepassi il minuscolo spazio esistente tra due titoli di giornale. O le pareti dell´ufficio del procuratore generale dello Stato. Osservate chi ci governa. Non tutti, naturalmente, ma troppi fra loro. Osservate il loro modo di agire, spaventato, sospettoso, affannato; il loro comportamento viscido e intrigante. Quando è stata l´ultima volta che il Primo Ministro ha espresso un´idea o compiuto un passo in grado di spalancare un nuovo orizzonte agli israeliani? Di prospettare loro un futuro migliore? Quando mai ha intrapreso un´iniziativa sociale, culturale, morale, senza limitarsi a reagire scompostamente a iniziative altrui?
Signor Primo Ministro. Non parlo spinto da un sentimento di rabbia o di vendetta. Ho aspettato abbastanza per non reagire mosso dall´impulso del momento. Questa sera lei non potrà ignorare le mie parole sostenendo che: "Non si giudica una persona nel momento della tragedia". È ovvio che sto vivendo una tragedia (*). Ma più di quanto io provi rabbia, provo dolore. Provo dolore per questa terra, per quello che lei e i suoi colleghi state facendo. Mi creda, il suo successo è importante per me perché il futuro di noi tutti dipende dalla sua capacità di agire. Yitzhak Rabin aveva imboccato il cammino della pace non perché provasse grande simpatia per i palestinesi o per i loro leader. Anche allora, come ricordiamo, era opinione generale che non avessimo un partner e che non ci fosse nulla da discutere con i palestinesi. Rabin si risolse ad agire perché capì, con molta saggezza, che la società israeliana non avrebbe potuto resistere a lungo in uno stato di conflitto irrisolto. Capì, prima di molti altri, che la vita in un clima costante di violenza, di occupazione, di terrore, di ansia e di mancanza di speranza, esigeva un prezzo che Israele non avrebbe potuto sostenere.
Tutto questo è vero anche oggi, ed è ancora più impellente. Da più di un secolo ormai viviamo in uno stato di conflitto. Noi, cittadini di questo conflitto, siamo nati nella guerra, siamo stati educati nella guerra e, in un certo senso, siamo stati programmati per la guerra. Forse per questo pensiamo talvolta che questa follia in cui viviamo ormai da cento anni sia l´unica, vera realtà. L´unica vita destinata a noi e che non abbiamo la possibilità, o forse neppure il diritto, di aspirare a una vita diversa: vivremo e moriremo con la spada e combatteremo per l´eternità.
Forse per questo siamo così indifferenti al totale ristagno del processo di pace. Forse per questo la maggior parte di noi ha accettato con indifferenza il rozzo calcio sferrato alla democrazia dalla nomina di Avigdor Lieberman a ministro, un potenziale piromane posto a capo dei servizi statali responsabili di spegnere gli incendi. Questi sono anche, in parte, i motivi per cui, in tempi brevissimi, Israele è precipitato nell´insensibilità, nella crudeltà, nell´indifferenza verso i deboli, verso i poveri, verso chi soffre, verso chi ha fame, verso i vecchi, i malati, gli invalidi, il commercio di donne, lo sfruttamento e le condizioni di schiavitù in cui vivono i lavoratori stranieri e verso il razzismo radicato, istituzionale, nei confronti della minoranza araba. Quando tutto questo accade con totale naturalezza, senza suscitare scandali né proteste, io comincio a pensare che anche se la pace giungerà domani, anche se un giorno torneremo a una situazione di normalità, abbiamo forse già perso l´opportunità di guarire.
La tragedia che ha colpito me e la mia famiglia non mi concede privilegi nel dibattito politico ma ho l´impressione che il dover affrontare la morte e la perdita di una persona cara comporti anche una certa lucidità e chiarezza di vedute, per lo meno per quanto riguarda la distinzione tra ciò che è importante e ciò che è secondario, tra ciò che è possibile ottenere e ciò che è impossibile. Tra la realtà e il miraggio.
Ogni persona di buon senso in Israele – e aggiungo, anche in Palestina – sa esattamente quale sarà, a grandi linee, la soluzione del conflitto tra i due popoli. Ogni persona di buon senso è anche consapevole in cuor suo della differenza tra sogno e aspirazione e ciò che è possibile ottenere alla fine di un negoziato. Chi non lo sa, arabo o ebreo che sia, non è già più un possibile interlocutore, è prigioniero di un fanatismo ermetico e non è quindi un possibile partner. Consideriamo un attimo il nostro partner. I palestinesi hanno scelto come loro guida Hamas che rifiuta di negoziare con noi e di riconoscerci. Cosa si può fare in una situazione simile? Cos´altro ci rimane da fare? Continuare a soffocarli? A uccidere centinaia di palestinesi a Gaza, per la maggior parte semplici cittadini come noi?
Si rivolga ai palestinesi, Signor Olmert. Si rivolga a loro al di sopra delle teste di Hamas. Si appelli ai moderati, a chi si oppone, come lei e me, a Hamas e alla sua strada. Si appelli al popolo palestinese. Non si ritragga dinanzi alla sua ferita profonda, riconosca la sua continua sofferenza. Lei non perderà nulla, e neppure Israele, in un futuro negoziato. Solo i cuori si apriranno un poco gli uni agli altri, e questa apertura racchiuderà in sé una forza enorme. In una simile situazione di immobilità e di ostilità la semplice compassione umana possiede la forza di una cataclisma naturale.
Per una volta tanto guardi i palestinesi non attraverso il mirino di un fucile o da dietro le sbarre chiuse di un check point. Vedrà un popolo martoriato non meno di noi. Un popolo conquistato, oppresso e senza speranza. È ovvio che anche i palestinesi sono colpevoli del vicolo cieco in cui ci troviamo. È ovvio che anche loro sono ampiamente responsabili del fallimento del processo di pace. Ma li guardi un momento con occhi diversi. Non solo gli estremisti fra loro. Non solo chi ha stretto un patto di interesse con i nostri estremisti. Guardi la maggior parte di questo povero popolo il cui destino è legato al nostro, che lo si voglia o no.
Si rivolga ai palestinesi, signor Olmert, non continui a cercare ragioni per non dialogare con loro. Ha rinunciato all´idea di un nuovo ritiro unilaterale, e ha fatto bene. Ma non lasci un vuoto che verrebbe immediatamente colmato dalla violenza e dalla distruzione. Intavoli un dialogo. Avanzi una proposta che i moderati (e fra loro sono più di quanto i media ci mostrino) non possano rifiutare. Lo faccia, in modo che i palestinesi possano decidere se accettarla o se rimanere ostaggi dell´Islam fanatico. Presenti loro il piano più coraggioso e serio che Israele è in grado di proporre. La proposta che agli occhi di ogni israeliano e palestinese sensato contenga il massimo delle concessioni, nostre e loro. Non stia a discutere di bazzecole. Non c´è tempo. Se tentennerà, fra poco avremo nostalgia del dilettantismo del terrorismo palestinese. Ci batteremo il capo urlando: come abbiamo potuto non fare ricorso a tutta la nostra elasticità di pensiero, a tutta la creatività israeliana, per strappare i nostri nemici dalla trappola in cui si sono lasciati cadere?
Proprio come ci sono guerre combattute per mancanza di scelta, c´è anche una pace che si rincorre per "mancanza di scelta". Non abbiamo scelta, né noi né loro. E dobbiamo aspirare a questa pace forzosa con la stessa determinazione e creatività con cui partiamo per una guerra forzosa. Perché non c´è scelta e chi ritiene che ci sia, che il tempo giochi a nostro favore, non capisce i processi pericolosi in cui già ci troviamo.
E più in generale, signor Primo Ministro, forse dovremmo rammentarle che se un qualsiasi leader arabo invia segnali di pace – anche impercettibili e titubanti – lei ha il dovere morale di rispondere. Ha il dovere di verificare immediatamente l´onestà e la serietà di quel leader. Deve farlo per coloro ai quali chiede di sacrificare la vita nel caso scoppi una nuova guerra. E quindi, se il presidente Assad dice che la Siria vuole la pace – per quanto lei non gli creda e tutti noi nutriamo sospetti nei suoi confronti – deve offrirgli di incontrarlo subito. Senza aspettare nemmeno un giorno. In fondo, non ha aspettato nemmeno un´ora a dare inizio all´ultima guerra. Si è lanciato nell´offensiva con tutte le sue forze. Con tutte le armi a disposizione e tutta la loro potenza distruttiva. Allora perché quando c´è un segnale di pace lei si affretta a respingerlo, a lasciarlo svanire? Cos´ha da perdere? Nutre forse dei sospetti nei confronti del presidente siriano? Allora gli presenti delle condizioni tali da rivelare la sua macchinazione. Gli proponga un processo di pace che duri qualche anno e alla fine del quale, se tutte le condizioni e le restrizioni verranno rispettate, gli verranno restituite le alture del Golan. Lo costringa al dialogo. Agisca in modo che nella coscienza del popolo siriano si delinei anche questa possibilità. Dia una mano ai moderati, che sicuramente esistono anche lassù. Cerchi di plasmare la realtà, non di esserne solo un collaborazionista. È stato eletto per questo. Esattamente per questo.
E in conclusione. È ovvio che non tutto dipende da noi e ci sono forze grandi e potenti che agiscono in questa regione e nel mondo e alcune di loro – come l´Iran e come l´Islam radicale – non hanno buone intenzioni nei nostri confronti. Eppure molto dipende da come agiremo noi, da ciò che saremo. Attualmente non esiste grande disparità tra la sinistra e la destra. La stragrande maggioranza degli israeliani capisce ormai – per quanto alcuni senza troppo entusiasmo – quale sarà a grandi linee la soluzione del conflitto: questa terra verrà divisa, sorgerà uno stato palestinese. Perché, quindi, continuare a sfibrarci in una querelle intestina che dura da quasi quarant´anni?! Perché la dirigenza politica continua a rispecchiare le posizioni dei radicali e non quelle della maggior parte degli elettori? Dopo tutto la nostra situazione sarebbe migliore se raggiungessimo un´intesa nazionale prima che le circostanze – pressioni esterne, una nuova Intifada o una nuova guerra – ci costringano a farlo. Se lo faremo risparmieremo anni di versamenti di sangue e di spreco di vite umane. Anni di terribili errori.
Mi appello a tutti, ai reduci dalla guerra che sanno che dovranno pagare il prezzo del prossimo scontro armato, ai sostenitori della destra, della sinistra, ai religiosi e ai laici: fermatevi un momento, guardate l´orlo del baratro, pensate a quanto siamo vicini a perdere quello che abbiamo creato. Domandatevi se non sia arrivata l´ora di riscuoterci dalla paralisi, di fare una distinzione tra ciò che è possibile ottenere e ciò che non lo è, di esigere da noi stessi, finalmente, la vita che meritiamo di vivere.

(*) Uno dei figli di Grossman, Uri, era nell'esercito, comandante di carro armato. E' stato ucciso nell'agosto scorso, durante l'ultima guerra scatenata da Israele contro il Libano.

Alessandro - 9/11/2006 - 13:09


Gaza, Israele uccide 18 civili in un attacco
mercoledì, 8 novembre 2006 12.11


Il 4 novembre, l'accorato appello di David Grossman ai capi di Israele, un invito urgente a mettersi davvero "on the road to the peace"..
L'8 novembre, la risposta di Olmert e della sua cricca di guerrafondai assassini: l'ennesima, deliberata strage di civili palestinesi.

BEIT HANOUN, Gaza (Reuters)

Bombardamenti israeliani hanno ucciso oggi 18 civili, fra i quali donne e bambini, nella città di Beit Hanoun nella Striscia di Gaza, secondo quanto hanno riferito le autorità palestinesi e i testimoni, in uno dei più sanguinosi attacchi nel territorio costiero degli ultimi quattro anni.

"E' la scena più triste che io abbia mai visto. Abbiamo visto gambe, teste, mani sparse nelle strade", ha detto Attaf Hamad, 22 anni, a Beit Hanoun, una città nella zona settentrionale della Striscia di Gaza, base frequente dei militanti palestinesi per il lancio di missili contro Israele

[ma perchè si ostinano a lanciare 'sti missili ridicoli? Per scimmiottare Hezbollah? - ndr]


Israele dice che l'operazione è stata decisa per fermare il lancio di razzi contro lo stato di Israele da parte dei militanti

[Israele non vuole fermare i razzi, vuole fermare uno Stato palestinese, vuole, come da sempre, impedire una pace giusta e degna - ndr]

Alcune persone sono morte nei loro letti, mentre altre sono scappate di casa invano in cerca di salvezza. Tredici membri di una famiglia sono stati uccisi. Fra le persone uccise nel bombardamento israeliano ci sono sette bambini e quattro donne, ha detto il portavoce del Ministero della Sanità palestinese, Khaled Rabi.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha descritto gli omicidi come un "orribile e orrendo massacro". Un dirigente di Hamas ha esortato i palestinesi a vendicarsi lanciando attacchi in Israele e il gruppo islamico Jihad ha promesso che condurrà attacchi kamikaze contro lo stato ebraico.

["...lost along the road to peace..."]

Il braccio armato di Hamas, nel condannare "il sostegno politico e finanziario" a Israele da parte di Washington, in un comunicato ha lanciato quello che sembra un appello ai palestinesi perché attacchino obiettivi statunitensi, chiedendo loro di "dare una dura lezione al nemico americano".

[Per decenni la nomenklatura palestinese si è affidata alla mediazione statunitense - in mancanza, occorre dirlo, di qualunque altra iniziativa significativa... Ma quale mediazione? Può davvero mediare il miglior sponsor di Israele nel mondo? Beh, sì: forse è proprio grazie agli USA che fino ad oggi Israele non ha attuato la "soluzione finale" per il problema palestinese... amara consolazione...ndr]

L'ufficio del primo ministro Ehud Olmert ha detto che lui e il ministro della Difesa Amir Peretz "esprimono rammarico per le morti di persone innocenti ... e offrono aiuti umanitari alle autorità palestinesi e cure mediche per i feriti".

[Ma non si vergognano 'sti boia? Massacrano civili inermi fin da prima del 1948 e prendono pure per il culo? Verrebbe voglia persino a me di sparargli un missile tra le chiappe! "If I had a rocketlauncher..." - ndr]

Peretz ha aperto un'inchiesta sull'episodio e ha ordinato all'esercito di interrompere i bombardamenti a Gaza fino a quando l'inchiesta non sarà completata, secondo quanto riferito dal suo dicastero.

[vedi sopra - ndr]

Una portavoce dell'esercito ha detto che le forze israeliane hanno bombardato la zona settentrionale di Gaza in risposta ai missili lanciati contro Israele.

I media israeliani hanno riferito che una batteria d'artiglieria ha mancato il suo obiettivo, un luogo dove venivano lanciati missili a circa un chilometro dalla città. La portavoce non ha potuto immediatamente confermare la veridicità della notizia.

[Ma come? Dagli elicotteri centrano il buco del culo di un passero e poi ricorrono ai cannoneggiamenti, per forza più imprecisi? Queste stragi sono punizioni collettive programmate e deliberate!!! - ndr]

L'esercito israeliano si è ritirato ieri dalla città settentrionale della Striscia dopo avere compiuto la più vasta offensiva a Gaza nell'ultimo anno.

[Non si sono mai ritirati da Gaza. Gaza e tutti i palestinesi non sono mai stati tanto in trappola quanto oggi - ndr]

D'ALEMA CHIEDE INIZIATIVA INTERNAZIONALE

Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema intanto ha chiesto un'iniziativa internazionale per sbloccare la situazione palestinese, definendo inaccettabile la scalata di violenze di oggi.

[... è arrivato D'Alema... ndr]

"Questa mattina sono state massacrate 18 persone al culmine di una scalata di violenza che io credo non sia accettabile", ha detto D'Alema parlando ai giornalisti alla Farnesina dopo un incontro con il ministro degli Esteri marocchino.

[... D'Alema crede, pensa, ipotizza, ha il sospetto che massacrare sistematicamente e deliberatamente civili inermi a colpi di cannone sia inaccettabile... ndr]

"Credo che in questo momento sia fondamentale un'iniziativa internazionale per sbloccare la situazione palestinese", ha aggiunto D'Alema.

[--- è arrivato D'Alema, un'altra volta... forse siamo a una svolta! - ndr]

Il primo ministro Ismail Haniyeh della fazione militante Hamas al governo ha chiesto una sessione immediata delle Nazioni Unite in risposta agli attacchi a Gaza.

Beit Hanoun stava cercando di riprendersi da un attacco militare che andava avanti da una settimana, nel quale sono stati uccisi 52 militanti e civili.

[Quanti presunti militanti e quanti civili? E poi è il diritto internazionale a riconoscere il diritto di una popolazione a difendersi dall'occupante, o bisogna ricordarlo? Altrimenti bisognerebbe dire che i nazisti operarono una giusta ritorsione all'attentato di via Rasella, dove furono uccisi 33 soldati occupanti, massacrando 320 civili (molti erano "militanti" anti-nazifascisti) alle Fosse Ardeatine! - ndr]


Il ministro israeliano degli Esteri Tzipi Livni, nel definire le morti di Beit Hanoun "un avvenimento riprovevole", ha detto che il lancio di missili è ripreso immediatamente dopo il ritiro dell'esercito.

"L'esercito israeliano non vuole colpire i civili -- non è mai il nostro intento. Ma nel contesto di un'operazione come questa, si posso verificare episodi di questo tipo", ha detto Livni ai giornalisti.

[Bugiardi e assassini! Se usi i cannoni, le bombe a grappolo e le bombe al fosforo su zone densamente abitate, i massacri di civili sono una scelta deliberata - ndr]


Le autorità palestinesi hanno dichiarato tre giorni di lutto.

Intanto nei territori occupati della Cisgiordania, i soldati israeliani hanno ucciso quattro uomini armati e un civile nel corso di un raid nella città settentrionale di Jenin, hanno detto funzionari della sicurezza palestinesi.

Le forze israeliane hanno anche ucciso un civile di 17 anni vicino al campo di rifugiati di Jabalya nella striscia, secondo quanto riferito da fonti sanitarie. L'esercito israeliano ha fatto sapere che i soldati hanno sparato a tre uomini forniti di missile anti-carro.

["... lost along the road to peace"]

Alessandro - 9/11/2006 - 09:00


11/11/2006
ONU : veto USA a risoluzione su massacro Beit Hanoun
Il testo condannava Gerusalemme per i 18 civili palestinesi uccisi mercoledì nel nord della Striscia di Gaza

[... lost along the road to peace]

--> Commento di Rico Guillermo

Alessandro - 13/11/2006 - 10:26


HA'ARETZ, Israele
http://www.haaretz.com/hasen/spages/788352.html

Una donna israeliana vittima di un missile palestinese.

Una donna di 57 anni è stata uccisa dal lancio di un
missile Qassam in un quartiere residenziale della città di
Sderot, nel Negev occidentale. Tra i feriti il più grave è
un uomo di 24 anni, identificato come una delle guardie del
corpo del ministro della difesa israeliano Amir Peretz. La
jihad islamica e un gruppo di militanti affiliati ad Hamas
hanno rivendicato l'attacco, spiegando che si tratta di una
risposta all'uccisione dei 18 civili palestinesi colpiti da
un missile israeliano la settimana scorsa.

("... lost along the road to peace")

Alessandro - 15/11/2006 - 13:18


Spagna e Francia, con l'Italia che si accoda, hanno proposto un piano in cinque punti per riavviare il processo di pace in M.O.: "la cessazione immediata delle violenze tra israeliani e palestinesi, lo scambio di detenuti, la formazione di un governo di unità nazionale in Palestina, la spedizione di una missione di informazione e, al termine, una nuova conferenza internazionale di pace."
da Aprile on lne

Non ci vuole molto a capire che si tratta di una proposta "minimalista", nel senso che non sarebbe che un timido avvio verso una pace che sembra impossibile.

Eppure i falchi israeliani (meglio sarebbe però definirli "squali", visto che stanno sbranando vivi i palestinesi imprigionati nella loro stessa terra) hanna subito bocciato con sarcasmo la proposta:
"Zapatero parla di una cessazione delle violenze. Bella idea. È esattamente come dire che per fermare la guerra, bisogna fare la pace. Una banalità da discorso al caffè", ha detto un responsabile del ministero degli Esteri d'Israele.

Esatto. Per fermare la guerra bisogna fare la pace... e cos'altro? Ma si può essere ignoranti e barbari fino a questo punto? E' proprio questo atteggiamento, questo pensiero, questa "filosofia" la fonte della barbarie che ci sommergerà...

Alessandro - 17/11/2006 - 08:17


Ovviamente i dati citati da Internazionale si riferiscono al solo periodo compreso tra lo scorso 15 novembre e l'inizio della cosiddetta II Intifada (28 settembre 2000)... sono solo 6 anni... il conflitto dura da un centinaio... non so se qualcuno abbia mai avuto il coraggio di contare tutte le vittime...

"lost along theroad to peace"

Alessandro - 18/11/2006 - 20:58


Oggi a Roma, alla manifestazione per una pace giusta e degna in Medio Oriente, quattro testedicazzo hanno urlato "10, 100, 1000 Nassiriya"...
"lost along the road to peace"

Sono stati anche bruciati tre fantocci raffiguranti un soldato statunitense, uno italiano e uno israeliano...

Gi organi di (dis)informazione hanno dato gran risalto a questi accaduti. Il TG1 ha raccontato tutto con dovizia di particolari e ha registrato le reazioni indignate di esponenti di destra e di sinistra... poi ha proposto due servizi sul matrimonio di Tom Cruise e uno su non so quale nuovo preparato in fatto di chirurgia estetica...
Non ha nemmeno riferito che oggi, a Gaza e nella West Bank, l'esercito d'occupazione israeliano ha ucciso tre persone, tra le quali un ragazzo di 16 anni (Repubblica)

Da una parte viene dato risalto a 4 buffoni che urlano frasi sconnesse, decretando il discredito di un'intera manifestazione, e non viene nemmeno ricordato che le vittime del conflitto in Medio Oriente sono ormai oltre 5500 (5564 al 15 novembre 2006: di cui 4443 palestinesi e 1044 israeliani - fonte Internazionale)...

Dall'altra sono degni di essere menzionati 3 fantocci dati alle fiamme ma non si parla nemmeno di tre persone in carne ed ossa che hanno perso la vita sotto il fuoco di un esercito di occupazione...

Ma dov'è finito il nostro senso delle proporzioni? Dov'è finita (se c'è mai stata) la nostra tanto strombazzata democrazia occidentale?...

Risposta:
"lost along the road to peace" (Tom Waits)
"straight on the road to hell" (Alessandro)

Alessandro - 18/11/2006 - 20:54


Da http://www.forumpalestina.org

Una poesia per le vittime di Beit Hanoun

In piedi sul muro che divide noi da loro
aspetto di notte, nudo, senza paura,
aspetto la loro artiglieria così precisa
nel non risparmiare nessuno,
aspetto a braccia aperte la loro pretesa
di far tacere il mio urlo di dignità.
Un urlo da far ribollire
il sangue ancora fresco di chi,
con occhi innocenti,
conservava fiori di umanità
nonostante il terrore seminato
in questa terra profumata
poi saccheggiata, violentata, dissacrata.

Mostro senza cuore,
ora che ti sei preso la mia incantevole musa,
prendi anche me,
prendimi e cadrai sempre più in basso,
perchè noi rinasceremo
oltre la carne e le apparenze
per non lasciarti mai il sapore della vittoria,
per non lasciarci seppellire senza storia,
per non lasciare insensato un amore
calpestato quando così bello, ancora
gioiva nella pienezza del suo inizio.
I figli partoriti nei sogni
siano il tuo perenne prurito.

(dedicato alle 18 vittime dell'ennesima strage in Palestina)

8 novembre 2006

Cristofnik

Alessandro - 20/11/2006 - 10:16


IN UNA PAROLA: MASSACRO

di URI AVNERY
Information Clearing House

“Ringraziamo Dio per le elezioni americane,” hanno mormorato con sollievo i nostri ministri e generali.

Non stavano gioendo del calcio mollato questa settimana dal popolo americano al culo di George W. Bush. Dopo tutto loro amano Bush.

Ma più importante dell’ umiliazione di Bush è il fatto che le notizie provenienti dall'America hanno messo da parte i terribili resoconti da Beit Hanoun. Invece di finire nei titoli principali questi sono stati relegati in fondo alla pagina.

“Il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro vero nome”, disse Rosa Luxemburg. Perciò, come bisogna chiamar ciò che è successo a Beit Hanoun?

“Incidente” ha detto una bella conduttrice di uno dei programmi televisivi di notizie. “Tragedia”, ha detto la sua amabile collega di un altro canale. Una terza conduttrice, non meno attraente, ha oscillato tra “evento”, “errore” e “vicenda”.

In effetti è stato un incidente, una tragedia, un evento e una vicenda. Ma soprattutto è stato un massacro. M-a-s-s-a-c-r-o.

La parola “incidente” suggerisce qualcosa per cui nessuno può essere incolpato - come venire colpiti da un fulmine. Una tragedia è un evento o una situazione triste, come quella degli abitanti di New Orleans dopo il disastro. L'evento di Beit Hanoun è stato in effetti triste, ma non un atto di Dio - è stato un gesto deciso e compiuto da esseri umani.

Immediatamente dopo che si sono saputi i fatti, si è lanciato in una febbrile attività l'intero coro di giustificatori, esprimi-dispiacere e inventa-pretesti, un coro che è sempre pronto per questi casi.

“Uno sfortunato errore... Può accadere anche nelle migliori famiglie... Il meccanismo di un cannone può funzionare male, le persone possono commettere errori... Errare humanum est... Abbiamo lanciato decine di migliaia di granate di artiglieria, e ci sono stati solo tre incidenti simili. (Num. 1 nell’era Olmert-Peretz-Halutz è stato a Qana, nella Seconda Guerra del Libano. Num. 2 sulla spiaggia di Gaza, dove è stata cancellata un’intera famiglia.) Ma non è forse vero che ci siamo scusati? Cos'altro ci possono chiedere?”

Si sono sentiti anche argomenti del tipo “Possono solo dare la colpa a se stessi.” Come al solito, è stato un errore delle vittime. La soluzione più creativa è venuta dal viceministro della difesa, Ephraim Sneh: “la responsabilità pratica è nostra, ma la responsabilità morale è loro”. Se loro ci lanciano razzi Qassam, cos'altro possiamo fare se non rispondere con granate?

Ephraim Sneh ha raggiunto la posizione di viceministro proprio ora. La nomina è stata una ricompensa per avere acconsentito all'inclusione di Avigdor Liberman [esponente dell’estrema destra razzista Israeliana, di recente entrato nel governo Olmert n.d.t.] nel governo (in ebraico biblico una ricompensa sarebbe stata chiamata “l’affitto di una puttana”, Deut. 23,19). Ora, dopo soli pochi giorni in carica, Sneh ha avuto l'opportunità di esprimere la sua gratitudine.

(Nella famiglia di Sneh c'è la tradizione di giustificare atti deplorevoli. Il brillante padre di Ephraim, Moshe Sneh, è stato il leader del Partito Comunista Israeliano, e ha difeso tutti i massacri commessi da Stalin, non solo il sistema dei gulag, ma anche l'omicidio dei comunisti ebrei nell'Unione Sovietica e nei paesi satelliti e il “complotto dei dottori” ebrei).

Ogni suggerimento di un'equivalenza tra i Qassam e le granate di artiglieria, un'idea che è stata adottata persino da alcuni dei Peaceniks, è completamente falso. E non solo perché non c'è simmetria tra gli occupanti e gli occupati. Centinaia di Qassam lanciati per più di un anno hanno ucciso un singolo israeliano. Le granate, missili e bombe hanno già ucciso molte centinaia di palestinesi.

Le granate colpiscono intenzionalmente le case della gente? Vi sono solo due possibili risposte.

La versione estrema è: si. La sequenza di eventi punta in questa direzione. L'esercito israeliano, uno dei più moderni al mondo, non ha una risposta per i Qassam, una delle armi più primitive. Questi razzi a breve raggio non guidati (che prendono il nome da Izz-ad-Din al-Qassam, il primo combattente palestinese, che è stato ucciso nel 1935 in una battaglia contro le autorità britanniche in Palestina) sono poco più che un tubo riempito di esplosivi fatti in casa.

In un futile tentativo di prevenire il lancio dei Qassam, le forze israeliane hanno invaso villaggi e città della striscia di Gaza a intervalli regolari e istituito un regno del terrore. Una settimana fa hanno invaso Beit-Hanoun e ucciso più di 50 persone, molte delle quali donne e bambini. Quando sono andate via i palestinesi hanno iniziato lanciare quanti più Qassam possibili contro Ashkelon in modo da dimostrare che queste incursioni non li avevano dissuasi.

Ciò ha aumentato ancora di più la frustrazione dei generali. Ashkelon non è una remota e povera piccola città come Sderot, che ha molti abitanti di origine marocchina. Ad Ashkelon vive anche una popolazione di elite di discendenza europea. I comandanti dell'esercito, avendo perso il loro onore in Libano, erano ansiosi - secondo questa versione - di dare una lezione ai palestinesi una volta per tutte. Secondo il detto israeliano: ‘se la forza non funziona, usa più forza’.

L'altra versione afferma che è stato davvero un errore, uno sfortunato inconveniente tecnico. Ma il comandante di un esercito sa bene che una certa incidenza di “inconvenienti” è inevitabile. Una certa percentuale di uomini vengono uccisi in addestramento, un'altra percentuale muore di fuoco amico, una data percentuale di granate cade ad una certa distanza dall'obiettivo. Le munizioni usate dagli artiglieri contro Beit-Hanoun - le stesse munizioni da 155 mm usate a Qana - sono note per la loro inaccuratezza. Diversi fattori possono deviare le granate dalla loro traiettoria per centinaia di metri.

Colui che ha deciso di usare queste munizioni contro un obiettivo proprio accanto a dei civili li ha coscientemente esposti a un rischio mortale. Perciò non c'è una sostanziale differenza tra le due versioni.

Di chi è la colpa? Prima di tutto dello spirito che ha guadagnato terreno nell'esercito. Recentemente Gideon Levy ha svelato che un comandante di battaglione si è congratulato con i suoi soldati per aver ucciso 12 palestinesi con le seguenti parole: “Abbiamo vinto 12 a 0!”.

Colpevoli sono, naturalmente, gli artiglieri e i loro comandanti, incluso il comandante della batteria. E il generale a capo del Comando Meridionale, Yoav Gallant (sic), che irradia indifferenza con punte di bigotti luoghi comuni. E poi il vice Capo di Stato Maggiore. E il Capo di Stato Maggiore, Dan Halutz, il generale dell'aviazione che ha detto, dopo un altro incidente simile, che dorme bene la notte dopo aver sganciato una superbomba da una tonnellata su di un'area residenziale. E, naturalmente, il Ministro della Difesa, Amir Peretz, che ha approvato l'uso dell'artiglieria dopo averlo proibito in passato - la qual cosa significa che era a conoscenza delle prevedibili conseguenze.

Il più colpevole di tutti è il Grande Giustificatore: Ehud Olmert, il Primo Ministro.

Olmert si è vantato recentemente che grazie all'astuto comportamento del suo governo “ siamo stati capaci di uccidere centinaia di terroristi e il mondo non ha reagito”. Secondo Olmert, “terrorista” è ogni palestinese armato, incluse le decine di migliaia di poliziotti palestinesi che portano armi con il consenso di Israele. Adesso possono essere liberamente colpiti. “Terroristi” sono anche le donne e bambini, che sono uccisi per le strade e nelle loro case. (Alcuni lo dicono apertamente: i bambini crescono per diventare terroristi, e le donne fanno nascere bambini che crescono per diventare terroristi.)

Olmert può andare avanti su questa strada, come dice egli stesso, perché il mondo rimane in silenzio. Oggi gli Usa hanno persino messo il veto ad una risoluzione molto moderata del Consiglio di Sicurezza contro l'evento. Questo vuol dire che i governi di tutto il mondo - America, Europa e mondo arabo - sono corresponsabili del crimine di Beit Hanoun? A ciò possono rispondere meglio i cittadini di questi paesi.

Il mondo non ha prestato molta attenzione al massacro, perché è avvenuto nel giorno delle elezioni Usa. I risultati delle elezioni possono pure intristire i nostri leader più che il sangue e le lacrime delle madri e dei bambini nella striscia di Gaza, ma essi sono contenti che le elezioni hanno spostato l'attenzione della gente.

Un cinico potrebbe dire: la democrazia è meravigliosa, permette a un elettore di cacciare il cretino che ha eletto l’ ultima volta e rimpiazzarlo con un nuovo cretino.

Ma non dobbiamo essere troppo cinici. Il fatto è che il popolo americano ha accettato, con un ritardo di tre anni e decine di migliaia di morti, ciò che i sostenitori della pace in tutto il mondo, compresi noi qui in Israele, sta dicendo sin dal primo giorno: che la guerra avrebbe causato un disastro. Che non avrebbe risolto alcun problema ma avrebbe avuto l'effetto opposto.

Il cambiamento non sarà rapido e drammatico. Gli Usa sono una grande nave. Quando gira fa una lunga virata e ha bisogno di un sacco di tempo - a differenza di Israele, una piccola e rapida barca che può girare quasi sul posto. Ma la direzione è chiara.

Naturalmente in entrambe le nuove camere del congresso la lobby a favore di Israele (cioè: coloro che appoggiano la destra israeliana) ha un'enorme influenza, forse più che nelle vecchie camere. Ma l'esercito americano dovrà iniziare a lasciare l' Iraq. Il pericolo di un'altra avventura militare in Iran e/o Siria è fortemente diminuito. I pazzi neoconservatori, molti dei quali sono ebrei che appoggiano la destra estrema in Israele, stanno gradualmente perdendo potere, insieme ai loro alleati, i pazzi fondamentalisti cristiani.

Come disse una volta l'ex Primo Ministro Levy Eshkol: quando l'America starnutisce, a Israele viene il raffreddore. Quando l'America inizia a guarire, forse c'è una speranza anche per noi.

***

Uri Avnery è un autore e attivista Israeliano. E’ presidente del movimento pacifista Israeliano "Gush Shalom".

Uri Avnery
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article15578.htm
11.11.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Alessandro - 20/11/2006 - 12:14


Invito chiunque sia interessato a leggere l'articolo del prof. Ilan Pappe (lettore all’Università di Haifa, Dipartimento di Scienza Politiche e direttore dell’Emil Touma Institute for Palestinian Studies in Haifa) intitolato "Genocidio a Gaza, Pulizia Etnica in Cisgiordania"

Testo originale

Traduzione in italiano

"...lost on the road to peace"

Alessandro - 17/1/2007 - 15:36


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