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Μας χωρίζει ο πόλεμος

Sofia Vembo / Σοφία Βέμπο




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Mas horízei o pólemos
[1940]
Στίχοι: Κώστας Κοφινιώτης
Μουσική: Μιχάλης Σουγιούλ
Πρώτη εκτέλεση: Σοφία Βέμπο

Parole di Kostas Kofiniotis
Musica di Mihalis Sougioul
Prima interpretazione di Sofia Vembo.

Autunno del 1968: Sofia Vembo assieme a mezzo esercito greco. Dietro di lei, con gli occhiali scuri "alla Pinochet", Fedon Gizikis, che fu esponente di punta della dittatura greca.
Autunno del 1968: Sofia Vembo assieme a mezzo esercito greco. Dietro di lei, con gli occhiali scuri "alla Pinochet", Fedon Gizikis, che fu esponente di punta della dittatura greca.


Canzone trovata sul solito stixoi.info. Non conoscendo il greco, l’ho potuta apprezzare solo grazie al nostro Gian Piero Testa, che ha generosamente cosparso quel sito delle sue belle traduzioni salvo poi dimenticarsi che molti di quei brani possono essere accolti anche sulle CCG…



Questo il commento di GPT (risalente, come la traduzione, al 2008) alla canzone:
“Sofia Vembo cantò queste canzoni di sdegno e di incitamento contro l'aggressione italiana al suo Paese, diventando, tra l'Ottobre del 1940 e l'Aprile del 1941, la ‘voce della Grecia’ per antonomasia.”
Ούτ’ ένα δάκρυ από τα μάτια ας μη κυλήσει,
στου χωρισμού μας το πικρό τώρα φιλί,
πρέπει ο καθείς μας τώρα πια να πολεμήσει,
αφού η γλυκιά μας η πατρίδα το καλεί.

Είναι στιγμές που κι η αγάπη γονατίζει,
για τα μεγάλα της φυλής ιδανικά,
για μας η πιο όμορφη σελίδα τώρα αρχίζει,
ναι, πίστεψέ με κι έλα γέλασε γλυκά.

Μας χωρίζει ο πόλεμος,
μα θεριεύει η ελπίδα,
πως για τη γλυκιά πατρίδα
φεύγω τώρα εκδικητής.

Μας χωρίζει ο πόλεμος,
μα αν με νιώθει η ψυχή σου,
φέρνε με στην προσευχή σου,
να γυρίσω νικητής.

inviata da Bernart Bartleby - 8/7/2014 - 09:40



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Gian Piero Testa da stixoi.info
LA GUERRA CI SEPARA

Nemmeno una lacrima deve scorrere dagli occhi,
nel bacio ora tanto amaro della nostra separazione,
ormai bisogna che ognuno di noi si batta,
perché lo chiede la nostra dolce patria.

Sono momenti in cui si inginocchia anche l'amore,
per i grandi ideali della nazione,
per noi comincia adesso la pagina più bella,
credimi, su, e vieni a farmi un dolce sorriso.

La guerra ci separa,
ma cresce la speranza,
perché la mia dolce patria
io vado a vendicare.

La guerra ci separa,
ma se la tua anima mi intende,
ricordami nelle tue preghiere,
che ritorni vincitore.

inviata da Bernart Bartleby - 8/7/2014 - 09:41


Vabbè, sicuramente tutto va inserito nel contesto dell'aggressione fascista italiana alla Grecia e di quel tizio di Predappio che le doveva "spezzare le reni"; spezzarle, tra l'altro, ad una Grecia a sua volta sotto il regime fascista di Metaxas, che del dvce del fassìsmo era stato dichiarato "ammiratore". Del resto, certo, di Sofia Vembo abbiamo nel sito altre canzoni; in Grecia è stata famosissima come la "voce della Patria" o roba del genere. Però è sempre meglio specificare che questa, chiaramente, è tutt'altro che una "canzone contro la guerra" e, casomai, lo è "nella guerra" e in quella particolare guerra là. Ci sono tutti gli ingredienti, qui, della canzone del genere: la guerra ci separa, amore mio, però i sacri ideali della patria lo esigono, tu pensa a pregare, tornerò vincitore e ti riempirò la pancia di tanti bei piccoli eroi ellenici (sempre che non salti su una mina, chiaro). Quel che mi preme far notare è che -contesto storico a parte- le omologhe canzoni italiane dell'epoca, fascistissime, erano del tutto identiche (mamma non piangere se c'è l'avanzata, tuo figlio è forte e paura non ha, asciuga il pianto della fidanzata ecc. - mio padre, comunista ferreo, mi fece a suo tempo un'autentica cultura in canzoni fasciste). Tutto ciò per contestualizzare ancor di più una canzone come questa: è una canzone patriottarda che deve essere "sistemata" in un dato momento, ma con delle "istruzioni per l'uso". La figura di Sofia Vembo, poi, va pure analizzata un po' nella sua lunga storia, che complica ancor più le cose; perché una fascista non era di certo, e tutt'altro. Durante l'occupazione nazifascista, fu trasportata in Medio Oriente dove si esibiva per le truppe greche in esilio, e dopo la guerra, per le sue canzoni, l'esercito greco le accordò il grado di maggiore. Durante gli anni dei Colonnelli continua a esibirsi indisturbata (sebbene sempre più raramente per l'età), ma nel novembre del 1973, durante la rivolta del Politecnico, apre la porta di casa sua a parecchi studenti che scappavano e si rifiuta di consegnarli alla polizia che viene a bussarle (la quale polizia non osa entrare, e questo dia la misura del rispetto di cui questa donna godeva). Un'irruzione in casa di un'eroina della Patria Ellenica non era pensabile neppure per la sanguinaria polizia di Ioannidis & co. Insomma, spero di aver contribuito alla pagina, naturalmente incasinandola di storia.

Riccardo Venturi - 8/7/2014 - 12:25


Bene che hai fatto, Riccardo, a contestualizzare e la canzone e la Vembo.
Certo non mi era sfuggito che si tratta di una canzone patriottarda ma non mi ha sfiorato il dubbio se proporla o meno perchè in fondo non è dissimile da parecchie canzoni della nostra di Resistenza...
Ciao.

B.B. - 8/7/2014 - 12:53



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