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Εργατικοί αυτόχειρες

Riccardo Venturi
Lingua: Greco moderno


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[23 aprile 2012]
Sull'aria di Ιδανικοί αυτόχειρες
[Karyotakis - Moutsis - Xylouris]
Testo greco di Riccardo Venturi

[23 Απρίλης 2012]
Υπέρ της μελωδίας του τραγουδιού Ιδανικοί αυτόχειρες
[Καρυοτάκης - Μούτσης - Ξυλούρης]
Ελληνικοί στίχοι του Ρικάρντου Βεντούρη

L'ultima lettera di Dimitris Christoulas.
L'ultima lettera di Dimitris Christoulas.

Il 9 aprile scorso lo aveva fatto Dimitris Christoulas: un pensionato ateniese di 77 anni che si è sparato davanti al Parlamento, in piazza Syntagmatos, lasciando scritte queste parole:

"Il governo Tsolakoglou ha annientato tutte le tracce della mia sopravvivenza, che si basava su una pensione molto dignitosa, e che con questi soldi ho vissuto e pagato per 35 anni senza alcun aiuto da parte dello Stato. E poiché la mia età avanzata non mi permette di reagire in modo dinamico (anche se un mio connazionale greco dovesse prendere un Kalashnikov, sarei proprio dietro di lui), non vedo altra soluzione che questa fine dignitosa alla mia vita, perchè non mi voglio trovare nella condizione di mangiare dai bidoni della spazzatura. Io credo che i giovani, persone senza futuro, un giorno prenderanno le armi e appenderanno i traditori di questo paese a piazza Syntagma, proprio come gli italiani hanno fatto a Mussolini nel 1945 in piazzale Loreto a Milano."

Ieri lo ha fatto Savas Metoikidis, un insegnante di 45 anni, a Stavroupoli.

In Grecia, come scrive Baruda, "Sono più di mille i suicidi avvenuti in Grecia dall’inizio della devastazione della società per mezzo del piano di austerità,
ma dopo quello di Dimitris Christoulas, questo è il secondo compagno che sceglie di farlo, e di renderlo atto pubblico, il primo scegliendo un luogo simbolo come Syntagma -piazza del parlamento greco-, il secondo lasciando un inequivocabile testo per spiegare il suo gesto."

Più di mille persone in Grecia. E anche in Italia il suicidio delle persone schiacciate dalla crisi irreversibile del capitalismo è un fatto quotidiano. Tutto questo mentre lorsignori ci parlano di "coesione sociale" e di "costruttività". Dovremmo invece parlare soltanto della distruttività cui ci costringono questi autentici terroristi. Questi sì che lo sono veramente, e soltanto loro.

Vorrei allora dedicare a Dimitris, a Savas e a tutti coloro che hanno scelto la via estrema della morte per lanciare un grido, questa canzone che è ripresa a sua volta da una canzone che parla del suicidio. Mi è sembrato quasi naturale. E' una canzone greca, e in greco l'ho mantenuta; ma è scritta in realtà in tutte le lingue di questo mondo stuprato. [RV]

Γυρίζουν όλη τη μέρα κι έπειτα παίρνουν
βενζίνη ή άλλο καύσιμο ή το πιστόλί τους,
βαδίζουν ήσυχα, και στα χέρια φέρνουν
για τελευταία φορά όλη τη ζωή τους.

Ήταν η ζωή τους, λένε, δουλεία,
Θεέ μου, φρικτά ψέματα αφεντάδων
τα δάκρυα, ο ίδρως, πάνε στη πλατεία
Συντάγματος, πλατεία φαντασμάτων.

Στέκονται προ της Βουλής κι ακούνε
εκείνους να παρλάρουν για μία λύση,
τους αφεντάδες που μας αυτοκτονούνε,
που κάθε μέρα μας έχουν μεθύσει,

Τους αφεντάδες που μας αυτοκτονούνε,
που κάθε μέρα μας έχουν μεθύσει.

Όλα τελείωσαν. Η απάντηση να τη,
σύντομη, απλή, βαθιά, καθώς ταιριάζει,
μία φλόγα, ανταρσία, θυμό γεμάτη
για την αηδία που τους αρπάζει.

Βλέπουν απελπισία σε κάθε χώρα,
λένε, Να κρεμαστούν δεν είναι λάθος,
«όλα στο διάολο» φωνάζουνε, «τώρα,
μας παίρνει ο σκότος και πάμε στο βάθος.

«όλα στο διάολο» φωνάζουνε, «τώρα,
μας παίρνει ο σκότος και πάμε στο βάθος.”

23/4/2012 - 00:51


confronta con l'originale

Lingua: Italiano

Il testo in lingua italiana
(Autotraduzione di Riccardo Venturi)


Nota. La canzone originale, Ιδανικοί αυτόχειρες [Idhanikí aftóhires], ha un titolo che significa: "Suicidi ideali". La mia "rielaborazione" ha un titolo volutamente assonante: Εργατικοί αυτόχειρες [Ergatikí aftóhires] significa, alla lettera, "Suicidi lavoratori". Per mantenere un po' l'assonanza del titolo anche in italiano, l'ho però chiamata "Suicidi occupazionali". Se qualcuno volesse provare a renderla in italiano cantabile, è il benvenuto; (ri)metto qui sotto il video della (bellissima) canzone originale per la musica, anche se qualcuno volesse cantarla direttamente in greco.


SUICIDI OCCUPAZIONALI

Girano tutto il giorno, e poi prendono
benzina, o altro carburante o la loro pistola,
camminano tranquilli e nelle mani portano
per l'ultima volta tutta la loro vita.

La loro vita, dicono, è stata schiavitù,
Dio mio, le orrende bugie dei padroni,
le lacrime, il sudore, vanno in piazza
Syntagmatos, piazza di fantasmi.

Si fermano davanti al Parlamento e sentono
quelli che cianciano di una soluzione,
i padroni che ci suicidano,
che ogni giorno ci hanno ubriacati,

I padroni che ci suicidano,
che ogni giorno ci hanno ubriacati.

Tutto è finito. Ecco la risposta,
laconica, semplice, profonda come conviene,
una fiammata piena di resistenza e rabbia
per lo schifo che li porta via.

Vedono disperazione in ogni paese,
dicono: Impiccarli non è sbagliato,
“vada tutto al diavolo”, gridano, “ora
ci prende il buio e andiamo nel profondo.

“Vada tutto al diavolo”, gridano, “ora
ci prende il buio e andiamo nel profondo.”

23/4/2012 - 01:23


Lascio da parte i complimenti che Riccardo merita nel modo più ampio. Dico solo che, nel suo geniale riadattamento della poesia di Kariotakis, manca forse l'eco di un verso terribile: Θεέ μου, το φρικτό γέλιο των ανθρώπων (Dio mio, la raccapricciante irrisione degli uomini). Quel riso di incomprensione e, forse, di autoesorcismo che accompagnò, da parte di molti, la diperazione del poeta finito suicida. E che? Non aveva un impiego, Kariotakis, di quelli dignitosi e sicuri, da svolgersi in giacca e cravatta? Era poi così insopportabile la graziosa cittadina balneare dove lo svolgeva? E perché quella puzza al naso per il buon ceto locale, che proprio il suo posto onorato gli consentiva di frequentare? Che c'entravano le miserie dell'impiego e della provincia con la malattia vergognosa che si era guadagnato frequentando donnacce? E chi l'aveva costretto a innamorarsi di una giovinetta tisica, pure lei un po' fuori di testa, visto che pure lei scriveva poesie? Della debolezza della sua mente non aveva nessuna ragione di dare la colpa al mondo; e il fatto che finì suicida indica che la sua mente era proprio sbalestrata. Dico questo, perché ho ancora nelle orecchie le parole che sull'anziano Dimitris Christoulas, il suicida di piazza Sintagma, mi dicevano pochi giorni fa gli amici greci che mi erano venuti a trovare. Sono amici che anche Riccardo ha conosciuto: una coppia di buona cultura, che lavora, fa(ceva) economie, paga scrupolosamente le imposte, teme seriamente per il prossimo e il lontano futuro e, soprattutto, in forme più o meno accese o moderate, ha sempre ragionato "a sinistra". Bene, anche per loro, il gesto del vecchio Christoulas è stato solamente il cedimento di uno psicopatico, che nulla aveva da temere, poiché nella vita era stato più fortunato di molti altri che non pensano affatto a suicidarsi: la professione di farmacista, la conseguente pensione, che poteva resistere meglio di molte altre a qualche taglio indispensabile per scontare la lunga vacanza da cicale che i Greci si sono permessi negli ultimi due decenni. Insomma, non facciamone un caso emblematico: pensiamo, piuttosto, a pretendere la ricevuta dal bottegaio e, piuttosto, a non bloccare i porti e di conseguenza l'unica riccchezza di cui la Grecia può ancora disporre, il turismo. Dopo tutto un'alternativa al capitalismo non c'è e si rischia solo di ritrovarci un'altra giunta di colonnelli, che molti, danneggiati dall'agitazione inconsulta e corporativa dei comunisti, cominciano a vagheggiare. Ecco, in un paese che, attraverso i suoi mezzi di comunicazione di massa, è assai corrivo al pathos, a contorcesi contrito sui casi umani, a esaltare come sublime eroismo anche i più piccoli gesti di dovere civico, un suicida per testimonianza (alias un martire) non vale una dracma fuori corso. Ho l'impressione che, di fronte a episodi come questo, sia scattata la tattica difensiva di massa: si dia pur la notizia, ma con il contagocce, riduciamola a fatto locale, a debolezza individuale. Meglio ancora se si riesce a tacerla. In fondo è normale che in un gruppo sociale ci siano le fasce marginali, che ci siano i deboli. Come quando la temperatura sale o scende troppo rispetto alla media stagionale, che ci vuoi fare? I più deboli crepano: c'è da stupirsi? E se c'è la crisi, e tutti ne parlano tutti i giorni, e cresce l'ansia, e l'ansia diventa paura, e la temperatura cresce un po' troppo, è logico che qualcuno (poi, quando uno li conta, si scopre che sono centinaia e centinaia...) più matto degli altri dia i numeri e magari si suicidi...Ecco, nella poesia di Kariotakis c'è la definizione per questa reazione che, nel caso del poeta, nasceva dalle intime fibre della meschina borghesia di un paese arretrato; mentre, nei casi di oggi, è voluta e ottenuta dai direttori dell'orchestra, in modo che la gente comune non ne sia impressionata, ma faccia spallucce.
Θεέ μου, το φρικτό γέλιο των ανθρώπων (Dio mio, la raccapricciante irrisione degli uomini).

Gian Piero Testa - 23/4/2012 - 22:56

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