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Perché Fausto e Iaio

Gang


Lingua: Italiano


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Dallo spettacolo “Il paese della vergogna” realizzato con i Daniele Biacchessi

ilpaesedellavergogna



2015
Sangue e cenere
Sangue e cenere

Sangue e cenere

La scorsa estate i Gang hanno deciso di utilizzare la modalità del crowdfunding, con grandissimo successo, visto che hanno raccolto 10 volte la cifra richiesta, lo hanno fatto per finanziare la realizzazione del nuovo disco Sangue e cenere, che arriva quindi ben 14 anni dopo Contrasto, il loro ultimo album di inediti.

Certo in questi anni c’è sempre stata una intensa attività live con oltre 100 concerti ogni anno, ci sono stati parecchi  dischi tra live, cover, riletture, collaborazioni ( La Macina, Daniele BiacchessiMassimo Priviero, Gaetano Liguori) ma gli amanti della band aspettavano sempre un nuovo lavoro di inediti, che ora è finalmente nel nostro lettore.

Con i fondi raccolti hanno potuto fare le cose per  bene, registrazioni in USA con una bella produzione di Jono Manson, una ricca strumentazione che vede ad accompagnare i fratelli Severini  Charlie Cinelli, basso e contrabbasso, Marzio Del Testa,  batteria e percussioni, e molti ospiti di qualità come Jason Crosby, piano,violino e tastiere, John Egenes, mandolino, banjo e pedal steel, Brant Leeper, organo e fisarmonica, Garth Hudson fisarmonica, Eric Ambel chitarra elettrica, una sezione fiati di lusso, quella di Bruce Springsteen, e addirittura  in un brano la presenza di un’intera orchestra, una splendida copertina, che per certi aspetti ricorda quella dei Basement tapes, con belle foto e ricco booklet almeno nella limited edition inviata a tutte le 1.186 persone, tutte citate nel libretto, nella veste  di co-produttori.   

In questi nuovi undici brani dei  fratelli Severini non ci sono più l’irruenza e la rabbia giovanile, ci sono meno chitarre e viene dato più spazio a vari tipi di tastiere, ai  fiati e altri strumenti, sono privilegiate le  atmosfere  più rilassate, le ballate, i momenti struggenti e melanconici, la poetica, la saggezza,  ma non mancano mai entusiasmo, passione e quei sani principi e valori, di  onestà, di impegno civile e sociale, di denuncia, insomma i Gang  sanno sempre, anche a distanza di molti anni, da che parte stare.

La title track Sangue e cenere apre questo nuovo lavoro ed è il brano  rock che ben rappresenta il nuovo corso di Marino e Sandro, Non finisce qui è una ballata  di denuncia e rabbia per le troppe morti impunite dovute all’amianto “… e polvere d’amianto prima ti avvelena il sangue poi diventa cancro …” , la successiva  Alle barricate è invece uno scatenato ed epico combat-rock con venature irish, omaggio  alla resistenza  della città di Parma che nel 1922 respinse per cinque giorni i fascisti, vero nuovo  inno per i concerti dei Gang.

Ci sono due brani che ci ricordano la terribile guerra  negli  anni ’90 nella ex- Jugoslavia, Gli angeli di Novi Sad  lungo, toccante ed emozionante brano con L’Orchestra Pergolesi diretta dal Maestro Stefano Campolucci  e la splendida Più forte della morte è l’amore, omaggio a Gabriele Moreno Locatelli, religioso e pacifista dei Beati Costruttori di Pace ucciso da un cecchino a Sarajevo, uno dei veri eroi e Giusti di quest’epoca, calda ballata ricca di soul con la sezione dei fiati in grande spolvero .

La Resistenza ritorna in Ottavo chilometro, delicata, poetica e nostalgica ballata per “… partigiani una volta, partigiani per sempre …” con una deliziosa fisarmonica di Garth Hudson e non mancano temi più attuali come in Marenostro, lunga struggente invocazione, quasi una  preghiera, per quei disperati che arrivano e spesse volte muoiono, nelle traversate coi barconi dall’Africa. 

Da segnalare il primo singolo Nel mio giardino, brano rock-soul, insolitamente “nero” per i Gang, con un  grande uso dei fiati che qui conducono decisamente la danza, e Perché Fausto e Iaio, dove con suoni potenti, hammond in evidenza, due lap steel, i Gang ci regalano un altro brano epico da cantare ai loro concerti, in ricordo dei due ragazzi uccisi da cinque anonimi sicari fascisti nella Milano degli anni ‘70  ( a proposito non perdetevi il bel libro che Daniele Biacchessi ha dedicato alla loro vicenda ).  

Uno splendido  lavoro che ci riporta, dopo oltre venti anni, ai grandi fasti di due capolavori comeLe radici e le ali e Storie d’Italia, un disco suonato e arrangiato (e sì, si  sente la presenza di Jono Manson) alla grande, con testi che lasciano sempre il segno e che fanno riflettere, un album  che ci pervade totalmente. 

Abbiamo bisogno dei fratelli Severini, fanno parte di quelle necessità fondamentali, come pane, giustizia e libertà, abbiamo bisogno di loro, di questo potente antidoto contro le banalità e le superficialità della vita, il razzismo dilagante, la guerra, la perdita di memoria storica .

Ora e sempre Gang!

mescalina

Sangue e cenere - Non finisce qui - Alle barricate - Ottavo chilometro - Marenostro - Perché Fausto e Iaio - Nino - Gli angeli di Novi Sad - Più forte della Morte è l’Amore - Nel mio giardino - Mia figlia ha le ali leggere



Fausto Tinelli.
Fausto Tinelli.
Lorenzo Iannucci. Iaio.
Lorenzo Iannucci. Iaio.




Memoria presente Murales



Milano. Sabato 18 marzo 1978.

Il vento di marzo sposta il lampioncino in fondo a destra,lo fa dondolare come un'altalena. Il silenzio maschera il rumore sordo di passi veloci. Sono quelli di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio. Loro sono due ragazzi che vestono come una volta: jeans scampanati,camicione a quadretti, giubbotti con le frange, capelli lunghi. Di sabato, a quell'ora, percorrono via Mancinelli, la strada che divide in due il quartiere Casoretto.Trecento metri senza luce,un luogo poco frequentato, buio. Trecento metri che mettono paura.
La loro vita scorre come la trama di un film e i ricordi sono rapidi. Quelle giornate passate a suonare al Parco Lambro, sognando la California, l’India, il Messico, sempre lì, pronti ad ascoltare chi torna da mete lontane, ognuno dentro la sua piccola verità. La memoria si rincorre come le chitarre di Crosby, Stills, Nash e Young, di Keith Richard e Mick Taylor dei Rolling Stones. Le voci degli amici, delle ragazze, le lunghe discussioni politiche, le feste al Leoncavallo, concerti di jazz di blues, il teatro.

All'altezza del portone dell'Anderson School i passi d'improvviso si fermano. Fausto e Iaio avvertono il pericolo,si voltano per chiedere aiuto ma intorno a loro c'è il vuoto e la solitudine di Milano. Così due persone si avvicinano con fare sbrigativo. Li bloccano. Ora i quattro si trovano faccia a faccia. Si fa avanti uno con l'impermeabile bianco e il bavero alzato. "Siete del Centro Sociale Leoncavallo?. Fausto e Lorenzo si guardano, sono increduli. Non rispondono perché non vi è risposta alcuna.
Il senso della loro speranza si spegne sotto i colpi di otto proiettili Winchester calibro 7,65,sparati da un professionista. Un'esecuzione. Il primo a cadere è Fausto. Poi tocca a Lorenzo. Fausto è riverso sul piano stradale mentre Jaio si trova a breve distanza, centrato dal killer mentre tenta una fuga impossibile. Dopo quei colpi sordi la strada si fa ancora più scura e nel buio scappano come sempre gli assassini.

Fausto ha un carattere chiuso ma con Iaio sono un' unica cosa. Viene da Trento ma a Milano non si trova bene, perché la città e' troppo grande per un bimbo dagli occhi gentili. Gioca con pochi amici. Poi le medie inferiori in una scuola al Casoretto. In tre anni passa alle superiori. Prima le professionali, poi il liceo artistico.
I pomeriggi li trascorre all'oratorio di Don Perego, proprio come il suo amico Iaio. Ma nei campetti di calcio dura poco. Spesso si porta i libri in metropolitana,di mattina,quando le vetture sono cariche di persone con le mani in tasca.

Con Iaio condivide la passione per il rock. I Rolling Stones sono il suo gruppo preferito. Conosce le loro canzoni a memoria. Politicamente e' un libertario ma simpatizza per Lotta Continua. Non e' un militante, non accetta le gerarchie. E’ fuori dagli schemi. E’ un mondo di pace quello che Fausto immagina ma è convinto che una rivoluzione è proprio possibile.

Con la madre Danila ha un rapporto speciale, un profondo legame che li porta a parlare per ore. Fausto le confida tutti i suoi problemi, anche quelli piccoli. Fausto è un timido. Spesso guarda gli altri con quegli occhi rivolti verso il basso. È fatto così. Sempre pettinato, vestito con garbo, mai una piega fuori posto. I genitori degli amici lo giudicano un ragazzo per bene.

Lorenzo Iannucci conosce anche gli angoli più nascosti del Casoretto. Lui a Milano ci arriva a nove anni, dal Sud Italia. All’oratorio riesce a convivere con gli amici nonostante il carattere ribelle. Gioca a pallone. Sono gli anni della spensieratezza.

A quattordici anni Iaio si iscrive al professionale. Lorenzo abbandona i biliardini della parrocchia perché c'e' un mondo fuori che sta cambiando e sente che bisogna fare qualcosa. Ha fretta, come tutti noi del resto a quei tempi. Nel quartiere è uno dei ragazzi più conosciuti ma non è un leader.

Poco prima del marzo 1978, Iaio abbandona la scuola per un umile lavoro. Trova impiego presso un restauratore, dodici ore al giorno, senza libretti, per una manciata di vecchie lire, quelle che possono servire per rendersi indipendente. Suona la chitarra. È portato per la musica. Ha un orecchio particolare.

Allegro, sorridente, un sorriso imbarazzante. Sempre preso a far progetti di vita, sogna di comprare una fattoria, vivere in una comune. Ama viaggiare: se avesse tirato su qualche soldo sarebbe andato certamente in India. Veste come gli pare, si cuce perfino i pantaloni larghi addosso. Gli piace mettersi la bombetta, comprata da un amico nei mercatini di Londra. La porta sempre. E balla per ore, senza mai fermarsi. È buffo con quella faccia da giovane indiano. Uno splendido indio dai capelli neri.

Non é un arrabbiato, nemmeno un filosofo: alle analisi politiche preferisce la discussione sui problemi concreti, quelli di tutti i giorni. Ma resta un sognatore. Un giorno qualcuno gli chiede: "Cosa stai pensando". E lui risponde:"Niente, sogno."

Due ragazzi di diciotto anni si guardano per pochi secondi, chiudono gli occhi e scoppiano a piangere. Loro, Fausto e Iaio, non li conoscono nemmeno ma la loro morte non dà pace.
La notizia dell'omicidio di via Mancinelli fa in breve tempo il giro di Milano. Via Mancinelli è come un fiume in piena. La strada è ricolma, i marciapiedi non riescono a contenere tutti quei giovani. La metropolitana è come un’enorme arca che porta gente dai quartieri più periferici della metropoli.

Si organizza una manifestazione spontanea. Nessuno accetta etichette di gruppo. Le organizzazioni politiche della Nuova Sinistra offrono il loro appoggio ma promettono che nessuno striscione sarà esposto. Il corteo è scomposto, non ha una testa neppure una coda. E loro entrano dappertutto, e gridano, e urlano a gran voce: "Hanno ammazzato Fausto e Iaio, hanno ammazzato due come noi".

Vetrine, macchine, lampioni: tutto viene distrutto in un disordine assordante. Piazzale Loreto, corso Buenos Aires, corso Venezia, Piazza San Babila. E alla fine giù nella grande piazza….piazza Duomo. .La manifestazione termina quando Milano dorme ormai da ore. Molti si danno appuntamento davanti alle scuole. Si stenderanno solo per rimediare qualche minuto di riposo. Ma nessuno avrà sogni tranquilli. Quei due corpi sul selciato diventeranno incubi ricorrenti, visioni notturne che cambieranno la vita.

Una viuzza stretta con poche case, costeggiata da un lungo muro grigiastro. In mezzo quattro transenne delimitano il luogo dove Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli sono stati assassinati. Via Mancinelli vede arrivare ragazzi e ragazze sconvolti dal dolore e dalla commozione. È il pianto di una città. Immensi cortei lasciano spazio ad un grande senso di impotenza. Andrà avanti fino al 22 marzo, il giorno dei funerali.

Milano si sveglia con il frastuono dei camion che entrano nelle tangenziali,con l'odore acre dei fumi di scarico,con le colazioni consumate nei bar. Nelle prime ore del mattino il mondo del lavoro si scuote. Gli operai bloccano i cancelli delle fabbriche. Gli studenti fermano le lezioni nelle scuole.

Per Fausto e Iaio e' stata allestita una camera ardente, in una stanzetta spoglia. Dalla porta principale entrano ed escono in migliaia di ragazzi, i compagni di scuola, gli amici,i vicini di casa, quelli del Casoretto. Non sono condoglianze prestate con noia ma abbracci sinceri.

Poi in chiesa Don Perego inizia la messa. Un ragazzo che avrà vent'anni si avvicina giura che "se Jaio fosse ancora vivo tirerebbe le palline al parroco." Le bare vengono portate via. Jaio viene trasportato al cimitero di Lambrate, Fausto torna nella sua Trento. Ricordo le parole di Danila Tinelli,madre di Fausto.

"Quel mercoledì 22 marzo non finirò mai di dimenticarlo. Stetti lì senza piangere, tenevo tutto dentro. Mi venivano in mente gli anni vissuti con Fausto, le discussioni, le litigate, lui che mi confidava tutto. Le vacanze a Trento, guardando le montagne e correndo felici nei prati. Era tutto nascosto dentro me,lo conservavo gelosamente, non volevo che nessuno entrasse. Vedevo i volti scuri delle persone, amici di Fausto e Jaio, ragazzini come loro che giocavano per ore da piccoli. La mia vita scorreva davanti .Poi le immagini belle scomparivano e tutto mi sembrava più difficile. Guardavo al futuro con angoscia,il mio piccolo Bruno che si staccava così bruscamente dal rapporto con Fausto,la vita,il lavoro,le difficoltà di farlo crescere bene,la casa troppo piccola,i sogni di cambiamento. Quello che ricordo era tanta gente, con le bandiere rosse che sventolavano e quel vento di marzo che mi portava via tutto, un pezzo della mia vita."

Sapete come si riconosce un bravo cronista di nera? E’ uno che non crede mai alle verità ufficiali, compie indagini in silenzio, senza produrre troppo rumore e alla fine giunge alle sue conclusioni.
Mauro Brutto è uno di quelli. Lui lavora all’Unità, cronaca nera. Parte di prima mattina, controlla le sue fonti, verificare ogni particolare. Solo a quel punto scrive. Di sera torna in redazione. Toglie il suo impermeabile. Rimane lì fino a tardi, con la sua luce fissa e migliaia di carte che incolla. Sono appunti. Poi quando pensa di essere alla fine della sua inchiesta li srotola e tutto gli sembra più chiaro.
La sera del 18 marzo 1978, Mauro Brutto è uno dei primi giornalisti a raggiungere via Mancinelli. Ascolta le parole del capo di Gabinetto della Questura di Milano, Bessone:
"È chiaro.Si tratta di un regolamento di conti, una faida fra gruppi della nuova sinistra o inerente al traffico di stupefacenti."

Mauro si volta di scatto, e da una rientranza del marciapiede scopre qualcosa che luccica. Un proiettile schiacciato di poco accanto a corpo di Iaio. Nessuno lo nota ma Brutto lo scorge e lo passa alla polizia. Poi corre in redazione e compone il suo articolo:

"C'é un vuoto di dieci minuti. Un vuoto già apparso come l'elemento risolutivo del caso."

Ma i depistaggi non si fermano. Alcuni inquirenti fanno circolare la voce che è una calibro 32 a uccidere Fausto e Iaio. Mauro Brutto smonta il tentativo di deviare l'indagine verso altre piste.

"Non si capisce per quale motivo gli attentatori dovrebbero aver modificato la pistola le cui munizioni,le 7,65, sono facilmente reperibili. I killer hanno usato pistole automatiche avvolte in sacchetti di plastica. Ecco perché sul luogo dell'omicidio non sono stati trovati i bossoli ed i testimoni hanno sentito colpi ovattati. Un particolare che conferma il livello di professionalità: gli assassini non intendevano rinunciare al vantaggio della rapidità di tiro fornita da una pistola automatica senza però correre il rischio di disperdere i bossoli e lasciare quindi una traccia. La necessità da parte degli assassini di sfruttare la rapidità di tiro delle automatiche indica che intendevano essere certi di uccidere nel minor tempo possibile per non dare ai testimoni la possibilità di descrivere, anche in modo approssimativo,i loro volti."

Mauro Brutto indaga senza sosta. Quel fatto di cronaca lo ferisce in modo profondo. E giunge ad un centimetro dalla verità. Fausto e Iaio sono stati uccisi da killer professionisti, un duplice omicidio politico, compiuto due giorni dopo il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Tutto è più chiaro ma gli assassini non danno tregua.

5 novembre 1978. 20,45. Mauro Brutto esce dalla sua macchina ed entra nel bar tabacchi in via Murat 36. Rimane giusto il tempo per comprare due pacchetti di sigarette, beve un aperitivo poi schizza fuori. Supera la prima metà della strada, proprio sulla striscia bianca che divide le carreggiate.Guarda da una parte,c'è una Fiat 127 rossa,attende il passaggio ma nella direzione opposta appare una Simca 1100 bianca che viaggia a 70 chilometri all'ora. La vettura punta su Mauro, lo coglie di striscio,quanto basta per farlo finire sotto le ruote del 127 che lo travolgono e lo uccidono.

Questa almeno resta la versione ufficiale a cui nessuno crede, ancor oggi.

La prima pista imboccata dagli inquirenti è quella di un regolamento di conti di spacciatori di droga. Poi cambieranno versione e parleranno di assassini maturati all’interno dei gruppi di sinistra del quartiere. Ma il sostituto procuratore di Milano Armando Spataro e il poliziotto Carmine Scotti si fanno ormai un’idea precisa: è un duplice omicidio politico maturato negli ambienti della destra eversiva, romana e milanese, altro che regolamento di conti.
Fausto e Iaio fanno parte di una rete di giovani che indagano sullo spaccio di eroina a Milano. Le informazioni devono poi essere inserite in un libro bianco che esce davvero, stampato dai collettivi autonomi milanesi. Non contiene notizie dirompenti, sono ritagli di giornale che ognuno di noi può reperire in biblioteca. La destra extraparlamentare controlla il mercato di droga a Milano ma perché uccidere due ragazzini? No, non può essere quello il movente del duplice omicidio del Casoretto. Ci vuole qualcosa di più, molto di più di una semplice inchiesta di quartiere.
Infatti giunge subito la rivendicazione da Roma, un volantino firmato Brigata Franco Anselmi, in memoria a un camerata ucciso in una rapina di autofinanziamento. E’ una sigla utilizzata dai NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo della destra eversiva responsabile di omicidi, ferimenti e della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti.

Ecco. Solo a quel punto gli investigatori si indirizzano verso la pista politica. Perquisiscono le abitazioni di alcuni fascisti milanesi, inseriscono microspie nei telefoni di bar del quartiere e ascoltano strane conversazioni: chi dice di aver dimenticato un impermeabile bianco in un locale. Verranno trovate pistole e stemmi nazisti ma nessuna prova. Dureranno anni queste indagini. Le carte passeranno negli anni tra le mani di numerosi magistrati e giudici istruttori. Si occuperanno del caso nei ritagli di tempo.

Manca dunque la volontà politica per giungere agli assassini di Fausto e Iaio ma nel silenzio lavorano i giornalisti.

Dopo lo strano incidente dove trova la morte Mauro Brutto, giovani cronisti portano avanti l’inchiesta. E’ cosa complicata avventurarsi oltre la frontiera del nemico, ma loro varcano il confine e scoprono che la base logistica dell’agguato del Casoretto è milanese ma l’operazione viene ideata e organizzata a Roma.

Perché allora giungere così lontano per uccidere due ragazzini di diciotto anni? Per provocare quali reazioni?

Le intuizioni del magistrato Armando Spataro, del poliziotto Carmine Scotti, del giornalista Mauro Brutto giungono sul tavolo del giudice Guido Salvini. Spetta a lui l’arduo compito di ricomporre l’intricato puzzle dell’omicidio di Fausto e Iaio.

Centinaia di interrogatori di collaboratori di giustizia della destra eversiva, un lavoro paziente e attento sui documenti di rivendicazione e sugli atti giudiziari di altri processi, portano Salvini a formulare un’ipotesi:

"Il delitto fu rivendicato da un volantino a firma "Esercito nazionale rivoluzionario-Brigata Combattente Franco Anselmi e numerosi pentiti già aderenti a gruppi di estrema destra hanno indicato nell'ambiente romano dei Nar il contesto in cui fu preparato l'attentato. Il comportamento degli sparatori riporta inequivocabilmente ad una matrice eversiva di destra: esecuzione a sangue freddo delle due vittime mentre esse si trovavano nei pressi di un centro sociale di sinistra,giovane età degli sparatori,abbigliamento,utilizzo di un sacchetto di plastica per raccogliere i bossoli e non consentire una perizia comparativa con altri episodi analoghi."

Tre gli indiziati: Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. La loro posizione sarà archiviata in modo definitivo il 6 dicembre 2000 dal Giudice delle Udienze preliminari del Tribunale di Milano,Clementina Forleo. Questa è la sua conclusione:

"Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati(Massimo Carminati,Mario Corsi e Claudio Bracci),appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di uesti elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni."

Cosa vuole dire? Si conoscono i possibili autori dell’omicidio ma non ci sono prove. Molti,forse troppi indizi. Ma non prove. Perché l’omicidio di Fausto e Iaio conserva un segreto indicibile, qualcosa che si può sussurrare, ma non gridare ad alta voce.

Il punto “d” del decreto di archiviazione si intitola: ”La pista di via Montenevoso”.

Sì, perché al numero 8 di via Montenevoso c’é un appartamento affittato dalle Brigate Rosse. Viene scoperto il 1 ottobre del 1978. Oltre a dieci terroristi, nel covo gli inquirenti trovano le carte originali del memoriale di Aldo Moro, lettere scritte dallo statista, verbali del suo lungo interrogatorio prima di essere ucciso.

Ma attenzione. Nel 1978, in zona Lambrate, ci sono sei appartamenti utilizzati da Brigate Rosse e Prima Linea. Il quartiere è tenuto sotto controllo da carabinieri, polizia e servizi segreti. Davanti al covo, proprio al primo piano, abita Fausto Tinelli, la finestra della sua camera è a soli sette metri da quella dei brigatisti. Sette metri.

Quando tieni le finestre aperte oltre a vedere quello che fanno nell’appartamento di fronte, senti tutto. Le parole delle persone, la televisione accesa, il segnale orario della radio. All’ultimo piano della casa di Fausto, c’è invece una mansarda trasformata in un mini appartamento. Non ci abita una coppia di anziani maestri in pensione. Lì dentro trovate appostati con moderni e sofisticati apparecchi fotografici muniti di teleobiettivi, agenti dei servizi segreti che controllano da mesi il primo piano di via Montenevoso 8: il covo delle B.R. Alla Commissione Moro, anni dopo, diranno che l’appartamento era stato affittato solo nel luglio del 1978, ma la Danila, la mamma di Fausto è pronta a giurare che già dal gennaio del 1978 vedeva persone entrare in quella mansarda con scatoloni, strane parabole. La Commissione Stragi accerterà che il covo delle Br di via Montenevoso è individuato ben prima del giorno indicato dai carabinieri.

E allora ..Perché uccidere due ragazzini?

Delitti e stragi perfetti nella loro imperfezione.

Corrado Guerzoni, il collaboratore più stretto di Aldo Moro, provò a spiegare un giorno una teoria: quella dei cerchi concentrici.

Prestate attenzione.

“ Non è che l’onorevole X dice ai servizi segreti di recarsi in Piazza Fontana e mettere una bomba.

Non accade così.

Al livello più alto della stanza dei bottoni si afferma: il Paese va alla deriva, i comunisti finiranno per andare presto al potere.

Poi la parola passa a quelli del cerchio successivo e inferiore dove si dice: sono tutti preoccupati, cosa possiamo fare?

Si va avanti così fino all’ultimo livello, dove c’è qualcuno che dice “ va bene, ho capito ”.

Poi succede quello che deve succedere.

Una strage in una banca, in una stazione, in una piazza, sopra un treno.

Oppure, come nel nostro caso, un omicidio di due ragazzini.

Così nessuno ha mai la responsabilità diretta.

E se vai a dire all’onorevole X che lui è il mandante della strage di Piazza Fontana, ti risponderà di no.

Anche se si è avviato proprio questo meccanismo.

Per cerchi concentrici.

La memoria è come un film in bianco e nero. A volte viene nascosta, chiusa chiave nei cassetti della storia. Ma altre volte, torna, ritorna, e lascia tracce…. indelebili.

E’ la memoria del marzo 1978.

Nel quadrato di asfalto lasciato dalle transenne, ragazzi di vent’anni lasciavano in quei giorni bigliettini,scritti di getto su fogli a quadretti, carta da lettere, sopra pagine strappate di agende e diari,sul retro di volantini.

Versi di poesie, messaggi di arrivederci, come si fa per gli amici e per chi si vuole bene davvero.

E accanto a quelle parole libere porgevano fiori,regali,cioccolatini.

"Uno,due,tre. I rintocchi del pendolo,è notte,fantasmi si aggirano per la stanza:i miei pensieri. Orrore, paura e rabbia, tanta rabbia che esplode improvvisa. Accendo la radio,musica,comunicato,frasi di circostanza,tutto è finito, su un marciapiede bagnato di sangue,coperto dai fiori ho lasciato una parte di me."

"Non ce la faremo mai a cambiare perché le macchine continuano a passare,rallentano un poco e vanno,perché siamo in pochi e la gente è senza cuore."

"Bruciati ora,su queste piazze fra queste strade,affermazione negata dall'uomo rinchiuso che fugge dalle tue parole,come un cane a cui vuoi togliere la museruola,per lasciargli abbaiare la sua rabbia e mordere chi lo vuole tenere alla catena."

"Sono qua,seduta su un foglio dove scorre l’inchiostro e mi appare il tuo viso,dolce,allegro.Sono fra mille persone,ognuna è diversa ma ognuna sei tu.Ti vedo in ogni corpo,ti sento in ogni voce,ti cerco in ogni strada. E poi,nell'allegria dell'inchiostro ti ritrovo e ti bacio.Adesso il tuo viso non è più trasparente,adesso ti posso accarezzare,il tuo sorriso è caldo e vicino,i tuoi occhi chiusi sono davanti ai miei.Ti ho con me e domani ti porterò,ti rivedrò in ogni viso,ti cercherò altre volte,nell'allegria di un sorriso:per poi tornare ad avvolgermi nella felicità di ritrovarti ancora con me."

"E questa foto tua,che guardi lontano,un po’ serio.Se te la facessi vedere ora,ti metteresti pure a ridere dicendo che non era venuta bene,che in fondo non eri proprio tu. E Tu,Jaio,dov'eri?Mi tornano in mente tutte le leggende antiche dei greci,quando i vivi si mettono a parlare con i morti.Poi non è più successo.La gente ha iniziato a dire che erano dei pazzi,che era meglio lasciare perdere. Perché bisogna dire che la tua è una morte politica dimenticando chi era Jaio?O dire solo che eri Jaio e dimenticare tutta quella gente sotto il sole e il vento di Milano con le montagne dietro?"

"…Ti ho portato in spalla,dentro tutto quel legno.Pensavo che eri tutto sballonzolato,sbattuto di qui e di là.Ora non possiamo più fare progetti insieme.Quando ti ho visto con i capelli tirati indietro,ho capito che non appartenevi più a te stesso. E mi sono messo il cuore in pace.Facevi parte di un rito.Lì all'obitorio. Poi,nel corteo,mentre ti portavo in spalla,eri cambiato.Eri dentro,dentro e dietro agli occhi.Quando ti hanno messo davanti alla chiesa ero un po’ geloso di consegnarti alla gente.Poi ho visto che ti trattavano bene.Non c'era nessuno che fingeva.Ti sono passati tutti davanti,i fiori,i pugni tesi,si vedevano i tendini,le mani serrate.Li ho visti,non fingevano,Jaio,fidati,ti hanno trattato bene."

"Di te conoscevo solo i sogni,il tuo sorriso,i tuoi libri,avevo visto solo i tuoi grandi occhi e la musica che avevi dentro,non ricordo le tue mani,non so chi amavi,di me non conoscevi niente,non volevo scoprirmi.Solo falsità e come vorrei avere i tuoi pensieri verso un cielo stellato e una luna che ha visto e sentito o verso un selciato sporco e una strada buia.Puoi sentire quello che non ti ho mai detto?"

Fausto e Iaio avevano diciotto anni.

Uccisi come Franco Serantini, Saverio Saltarelli, Roberto Franceschi, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi, Pietro Bruno, Giorgiana Masi, Walter Rossi, Carlo Giuliani.

Oggi conosciamo una verità storica ma non abbiamo ancora giustizia.

Dimenticandoli li uccideremo una volta ancora.

Per chi ama ancora sognare.

Daniele Biacchessi e Michele Fusiello.




Gang Memoria presente



GANG E LA COMPAGNIA DEI FILOSOFI IGNORANTI
Live in Milano - 22 giugno 2003 - Festa di Liberazione
Spettacolo : "Perché Fausto e Iaio ?"
Opera Teatrale di Daniele Biacchessi, Raja Magazzini e Stefano Paiusco

Al termine dello spettacolo ho capito che della drammatica vicenda di Fausto e Iaio non sapevo quasi niente. Forse non tanto per colpa mia (nel marzo 1978 avevo 14 anni), quanto per quel particolare modo di "fare informazione" (leggi insabbiamento) e "condurre indagini" (leggi depistaggio) tanto in uso nel nostro paese. Metodologie che rendono tutto o troppo semplice o troppo complesso tanto da far perdere ogni filo logico alle ricostruzioni dei fatti. Questo "metodo" che in pratica non porta quasi mai all'accertamento di precise responsabilità, vale per la maggioranza dei fatti delittuosi a sfondo politico avvenuti in Italia dagli anni '60 in poi. La storia di Fausto e Iaio, raccontata con dovizia di particolari e con notevole trasporto emotivo, l'ho conosciuta ieri sera, 25 anni dopo, sotto un caldo tendone in zona San Siro a Milano (ora si chiama Mazda Palace), insieme ad un altro centinaio di persone (poche, troppo poche per uno spettacolo di questo genere, fra l'altro gratuito). La certamente non entusiasmante affluenza di pubblico alla prima opera rock di teatro civile nel nostro paese (nella città in cui si sono svolti i fatti), mi ha fatto riflettere per l'ennesima volta su quanto sia difficile oggi (vale anche per me s'intende) dedicarsi alla difficile arte dell' "ascolto", cioè la capacità di prestare attenzione per un lungo periodo allo svolgimento argomentato di un tema specifico. Senza spot, jingle ed immagini veloci ad effetto sonoro e cromatico, non si riesce a stare. Perdiamo la concentrazione se la discussione supera i dieci minuti e se la stessa non è costellata da pensieri in libera uscita, insulti e denigrazioni varie. Insomma nell'era del "Grande Fratello" stanno riducendo a poltiglia il nostro cervello (la rima è involontaria). Per difenderci dovremmo abituarci ad oliarlo almeno ogni tanto il nostro caro cervellino. E occasioni come queste non dovrebbero essere perse.

Dopo la commovente testimonianza delle madri di Carlo Giuliani e Dax, entrano sul palco i Gang ed attaccano con "Oltre". La scena è catturata dal bravissimo attore Stefano Paiusco, voce narrante della storia. I fatti precisi e circostanziati (tratti dagli archivi giudiziari) delineano subito la situazione : due giovani ragazzi (19enni) pieni di vita e speranze, frequentatori del Centro Sociale Leoncavallo vengono spietatamente assassinati la sera del 18 marzo in Via Mancinelli (Casoretto) da tre killer. Una vera e propria esecuzione non spiegabile semplicemente con il fatto che i due si sarebbero avvicinati troppo (minacciando di denunciarlo) ad un traffico di droga gestito dall'estrema destra. In questo caso sarebbe potuto bastare un duro avvertimento, di quelli che ti lasciano "morto dentro". No, un omicidio di questo genere non si può spiegare così.

Perché dunque Fausto e Iaio? Perché due ragazzi di diciannove anni ? Lo spettacolo ruota tutto intorno a questo quesito, ricostruendo, incalzando, stupendo con brandelli di verità emersi in tutti questi anni. Viene ricordato il sacrificio di Mauro Brutto, il giornalista dell'Unità "investito ed ucciso da un'auto pirata" mentre si stava probabilmente avvicinando alla soluzione del caso. Vengono ricordate le clamorose "inadempienze" della macchina investigativa, l'assenza di indagini sul bossolo ritrovato, il tentativo di chiusura rapida della vicenda come fatto di cronaca e non politico. Le musiche dei Gang accompagnano il susseguirsi degli avvenimenti, attraverso brani come "Vorrei", "Danza nella luce", "Sesto San Giovanni", "Socialdemocrazia", "Eurialo e Niso". I versi delle canzoni si uniscono alle parole di Paiusco, ed il racconto arriva ,attraversando gli anni, alla pista piu credibile che porta ai romani della Banda della Magliana ed ai N.A.R. (formazione dell'estrema destra molto attiva in quel periodo). Gente che si muove a comando da Roma per assassinare i due ragazzi "rossi" del Casoretto. Si affaccia così l'ipotesi di un delitto a sfondo politico, la cui particolare violenza avrebbe potuto "incendiare" gli animi della sinistra anche non estrema, facendola scendere in piazza animata da desideri di vendetta. In questo caso sarebbe scattata la repressione, la richiesta di leggi più severe ed il totale controllo della situazione attraverso uomini vicini alla P2 ed ai servizi segreti. La famosa "strategia della tensione". È qui che la magistratura milanese si è impantanata, archiviando alla fine l'inchiesta.

Ma allora perché sono morti Fausto e Iaio ? Perché a Milano sono stati assassinati due ragazzi di 19 anni ? Lo spettacolo a questo punto propone una nuova pista investigativa, che appare alternativa a quella più specificatamente politica,e su questa tesi richiede a gran voce la riapertura del caso. Forse Fausto e Iaio avevano visto qualcosa che non avrebbero dovuto vedere. Fausto abitava in via Montenevoso, ad un passo dal famoso covo milanese delle B.R., "scoperto" dalla polizia nell'ottobre 1978 (è il covo in cui venne ritrovato il memoriale di Aldo Moro, seppur in forma parziale). C'erano strani movimenti in quei giorni vicino al rifugio B.R. (marzo '78), ed i servizi segreti si erano forzatamente introdotti in un appartamento in via Montenevoso per "controllare" i movimenti dei brigatisti. "Controllare" o fare altro, magari pilotando gli avvenimenti clamorosi che da lì a poco avrebbero fatto tremare l'intero paese ? Fausto avrebbe potuto intuire qualcosa, confidando tutto a Jaio. Avrebbe potuto captare qualche frase importante fra le mezze parole pronunciate dai vicini di casa che avevano notato qualcosa di strano in quelle settimane. Il rapimento Moro avviene il 16 marzo, l'omicidio di Fausto e Iaio il 18 marzo. Forse la chiave di tutto sta in questa coincidenza di date. Niente dietrologia, nessuna speculazione, solo voglia di giustizia per quanto accaduto. Recentemente il tema del legame fra servizi segreti e Brigate Rosse è tornato alla ribalta sulle prime pagine dei giornali (mi pare che anche l'ex BR Franceschini ne abbia più volte parlato).
Qualcuno diceva che "a pensare male si fa peccato, ma ogni tanto ci si azzecca pure". Forse dovremmo imparare a farci guidare da persone così esperte in materia.
Le note di "Perché Fausto e Iaio" (canzone scritta appositamente per l'occasione dai Gang) chiudono uno spettacolo veramente ben realizzato, per gente che ha ancora "il vizio della memoria".

Mauro Zaccuri
da Radioclash
Attraversano il ponte
poco dopo il tramonto
sono i figli promessi
alla fine del mondo

Sono solo ragazzi
fra la pioggia ed il fuoco
sono solo ragazzi fra il primo lavoro
e l'ultimo gioco

Sulla via del ritorno
il silenzio ora è strano
in una città che ha paura del vento
e assomiglia a Milano
ma Milano non è

Perché Perché
Perché Fausto e Iaio
Perché Perché Perché

Diciotto di marzo
le otto di sera
Che sia maledetto quel giorno
maledetta quell'ora

In via Mancinelli
son otto gli spari
il sangue hanno freddo
le spalle coperte
i cinque sicari

Ma chi li manda
presta servizio
chi copre è segreto
è servo fedele
riscuote a Palazzo
io so chi è

Perché Perché
Perché Fausto e Iaio
Perché Perché Perché

Non è guardia la nostra
non è l'ora di veglia
ma è sangue nostro quello
che non sporca la terra

È caro sangue il nostro
e ancora ci tocca
come in via Mancinelli
come a piazza Alimonda

Sulla via del ritorno
il silenzio ora è strano
e il giusto ed il vero non sono più qui
dove c'era Milano
ma Milano dov'è

Perché Perchè
Perché Fausto e Iaio
Perché Perché Perché

inviata da adriana - 25/5/2006 - 15:13




Lingua: Inglese

English translation by Riccardo Venturi
March 19, 2013

"...is hope still dying at 18?"
"...is hope still dying at 18?"


Fausto Tinelli and Lorenzo “Iaio” Iannucci, both 18 years old. Two close friends and two militants of the Leoncavallo Social Center, in Milan. On Saturday 18 March 1978 they were shot to death by unknown killers, who still remain unknown or, maybe, too well known.
WHY FAUSTO AND IAIO?

They're crossing the bridge
shortly after sunset,
they're the promised children
at the end of the world

They're only boys
between rain and fire
they're only boys between their first job
and their last game

On the way back home
silence is now strange
in a town fearing the wind
that looks like Milan
but it's not Milan

Why, why
why Fausto and Iaio
why, why, why?

March eighteenth
eight o' clock in the evening
cursed be that day
cursed be that hour

In Mancinelli street
eight are the shots
they are cold-blooded
the five killers,
their shoulder are well covered up

But the instigators
belong to the services,
they are secret
and faithful servants
paid by the State
I know who they are

Why, why,
why Fausto and Iaio
why, why, why?

We do not stand guard
it is no watching time
but this is our blood
it does not soil the earth

This is our beloved blood
and it is still being shed
like in Mancinelli street
like in Alimonda square

On the way back home
silence is now strange
the justice and the truth have disappeared from here,
from the place where Milan was,
but where is Milan now?

Why, why
why Fausto and Iaio,
why, why, why?

19/3/2013 - 19:24





Μετέφρασε στα Ελληνικά ο Ρικάρντος Βεντούρης
20.3.2013

Lorenzo "Iaio" Iannucci, di anni 18. Milano, 18 marzo 1978. Λορέντζο "Γιάγιο" Γιαννούτσι, ετών 18. Μιλάνο, 18 Μάρτιου 1978.
Lorenzo "Iaio" Iannucci, di anni 18. Milano, 18 marzo 1978. Λορέντζο "Γιάγιο" Γιαννούτσι, ετών 18. Μιλάνο, 18 Μάρτιου 1978.
Alexis Grigoropoulos, di anni 15. Atene, 6 dicembre 2008. Αλέξης Γρηγορόπουλος, ετών 15. Αθήνα, 6 Δεκεμβρίου 2008.
Alexis Grigoropoulos, di anni 15. Atene, 6 dicembre 2008. Αλέξης Γρηγορόπουλος, ετών 15. Αθήνα, 6 Δεκεμβρίου 2008.



Υπάρχει μία γέφυρα μεταξύ των Φάουστο και Γιάγιο και του Αλέξη Γρηγορόπουλου, αλλά είναι γέφυρα από μαύρο αίμα, από φασιστικό αίμα. Οι άγνωστοι δολοφόνοι των δυο νέων αγωνιστών του Κοινωνικού Κέντρου Λεονγκαβάλλο στο Μιλάνο, στις 18 Μάρτιου 1978, και ο γνωστός δολοφόνος του Αλέξη προέρχονται από την ίδια, μαύρη σκατά που μας κάνει να πούμε ότι ο φασισμός και το Κράτος είναι το ίδιο πράγμα στον καπιταλιστικό κόσμο. Αν η ιστοσελίδα μας θέλει να παλεύει ενάντια στον φασισμό και στους δολοφόνους και μπάτσους του, πρέπει να εντοπίσει και να καταστρέψει αυτήν την μαύρη γέφυρα. Γι' αυτό, ένα τραγούδι σαν αυτό, που μιλάει για τον θάνατο των Φάουστο και Γιάγιο, πρέπει να μεταφρασθεί στα Ελληνικά. [PB]
ΓΙΑΤΙ ΦΑΟΥΣΤΟ ΚΑΙ ΓΙΑΓΙΟ;

Διασχίζουν τη γέφυρα
λίγο μετά τη δύση,
είναι τα παιδιά της επαγγελίας
στο τέλος του κόσμου

Είναι μόνο παιδιά
μεταξύ βροχής και φωτιάς
μόνο παιδιά μεταξύ της πρώτης δουλειάς τους
και του τελευταίου παιχνιδιού τους

Στο δρόμο σπίτι
τώρ' είναι παράξενη η σιωπή
σε μία πόλη που φοβάται τον άνεμο
και που μοιάζει το Μιλάνο
αλλά Μιλάνο δεν είναι

Γιατί, γιατί
γιατί Φάουστο και Γιάγιο
γιατί, γιατί, γιατί;

18 του Μάρτιου
στις οχτώ το βράδυ
καταραμένη να 'ναι η μέρα
καραραμένη να 'ναι η ώρα

Στην οδό Μαντσινέλι
οχτώ πιστολιές
είναι ψύχραιμοι
οι πέντε δολοφόνοι
με τις πλάτες καλυμμένες

Αλλά οι εντολείς
ανήκουν στις Υπερησίες
είναι μυστικοί
και πιστοί δούλοι
που τους πληρώνει το Κράτος,
εγώ ξέρω ποιοι είναι

Γιατί, γιατί
γιατί Φάουστο και Γιάγιο
γιατί, γιατί, γιατί;

Εμείς δεν κάνουμε βάρδια
και δεν ξαγρυπνούμε
αλλ' αυτό 'ναι το αίμα μας
και δε λερώνει τη γη

Αυτό 'ναι το αγαπητό μας αίμα
και χύνεται ακόμα
όπως στην οδό Μαντσινέλι
όπως στην πλατεία Αλιμόντα

Στο δρόμο σπίτι
τώρ' είναι παράξενη η σιωπή
χάθηκαν η δικαιοσύνη κι η αλήθεια
απ' όπου βρισκόταν το Μιλάνο,
αλλά, τώρα, πού 'ναι Μιλάνο;

Γιατί, γιατί
γιατί Φάουστο και Γιάγιο
γιατί, γιατί, γιατί;

20/3/2013 - 10:43


Sapevo della storia ma non conoscevo tutta la storia...
Leggevo da ragazzino sui muri della mia città le scritte "Iaio e Fausto vivono".
Ho letto il libro ed ho imparato ad apprezzare i pensieri e l'impegno dei due Compagni.
Che poi, in questi tempi tristi e spenti...tempi da isole dei famosi...rivivere quel tempo, che è anche il mio tempo, mi reca gioia e dolore per tutta la sensibilità, l'amore e l'impegno verso la ricerca di un Mondo migliore...che si è persa negli anni dell'edonismo in auge ora nel paese dei burattini.
Un saluto a voi

stefano - 18/11/2008 - 14:07


Non è cambiato nulla da allora, il metodo funziona ancora, come ha suggerito recentemente Cossiga in una delle sue ultime esternazioni.

Silva - 19/11/2008 - 09:57


30 anni fa due miei amici un cane qualche pallottola ...una storia che io non dimentichero'...A FAUSTO E JAIO

adriana - 20/3/2011 - 11:11


per Iaia

Iaio il sole di marzo ti vuole
àlzati il primo che si alza lo sai
mette la maglia pulita che sa
di buono di mamma – Lorenzo Milano
aspetta la piazza gli amici l’Amore
su che domani è già primavera

19 marzo 2013

L.L. - 18/3/2014 - 19:10


E perche' Jacek???

krzyś - 20/3/2014 - 02:27


Si tratta di Jacek Stefański. Si dice che era arrestato mentre suonava sul flauto i "Mury" di Kaczmarski, che come si e' chiarito ultimamente fu 'na melodia de' Estaca. In seguito fu menato a morte. E cosi' che e' nato il gruppo Bez Jacka, cio' "Senza Jacek".
Saludi

krzyś - 20/3/2014 - 02:38


In parole semplici
Noi abbiamo dato il sangue
Per tutti noi
Che oggi come oggi
Si possa
Scherzare
Sutra guerra
Ma, allora
Credimi
C'era poco
Da ridere

Krzysztof Wrona - 20/3/2014 - 03:24


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