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Palimpsesto

Inti-Illimani


Lingua: Spagnolo

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(Inti-Illimani)


[1981]
Poesia di Patricio Manns
Musica di Patricio Manns e Horacio Salinas
Interpretata dagli Inti-Illimani in "Palimpsesto"
Testo e note trovati su Cancioneros

Poema de Patricio Manns
Música de Patricio Manns y Horacio Salinas
Interpretación: Inti-Illimani, Palimpsesto

A poem by Patricio Manns
Music by Patricio Manns y Horacio Salinas
Performed by Inti-Illimani in Palimpsesto

Patricio Manns.
Patricio Manns.


Mi ero quasi dimenticata di questa canzone che amavo tanto. Dopo trent'anni ancora mi fa tremare le vene quell'ultimo verso. [mcc]


Παλιμψηστοί
di Riccardo Venturi

Trovandosi a conversare con Patricio Manns, che è sí un “autore di canzoni” ma anche, e soprattutto, uno dei più importanti poeti contemporanei dell'intera America Latina, è ben difficile che non gli sia posta una domanda su Palimpsesto; questo perché questa canzone, che è canzone di Libertà (mantengo qui l'iniziale maiuscola originale del testo), travalica -e di parecchio- lo stesso concetto di parole messe in musica. Siamo qui di fronte a un testo poetico che è autenticamente nascosto sotto il velame de li versi strani, e che non richiede un ascolto o una lettura superficiale. Oppure, a scelta, richiede soltanto di lasciarsi trasportare dall'armonia fonica -un tipo di approccio, peraltro, più volte raccomandato dallo stesso autore. Ma andiamo per ordine.

Quando Manns parla di Palimpsesto utilizza di solito due “filoni”; uno ironico, nel quale quasi si schernisce, e uno più ragionato, dove spiega più compiutamente la genesi e la consistenza di questo testo entrato giustamente nelle antologie della poesia latinoamericana contemporanea (cosa quantomai notevole, dato che comunque è nato come canzone). Quando ne parla ironicamente, Manns liquida il tutto in modo simpaticamente modesto; conversando ad esempio con Rodrigo Letelier Saavedra, autore del blog Los artificios del Lete, a proposito di certi parallelismi universitari con Francisco de Quevedo (una cosa su cui avrò a tornare in questa introduzione), rispose: ”Beh, io ho scritto soltanto quel che mi era successo perché mi ero addormentato davanti a un caminetto. In ogni caso, “Palimpsesto” è quel che è...parole occultate in altre, di modo che sia possibile interpretarle come si vuole.”

Un palinsesto: Institutiones di Gaio, Foglio 122, Biblioteca Capitolare di Verona.
Un palinsesto: Institutiones di Gaio, Foglio 122, Biblioteca Capitolare di Verona.
Quando, invece, Manns ne parla in modo più analitico (come, ad esempio, in Los Necios: conversaciones con cantautores latinoamericanos di Dino Pancani), comincia intanto col chiarire che cosa sia un “palinsesto”. E' un termine che appartiene alla cultura e alla formazione del filologo; propriamente indica una pratica abbastanza comune nell'antichità e nel medioevo, quando il materiale scrittorio (papiro e pergamena) era raro e costoso e andava quindi “economizzato”. Spesso e volentieri, quindi, un testo già scritto veniva cancellato, o meglio tirato via: “palinsesto” significa infatti, alla lettera, “raschiato di nuovo” (πάλιν-ψηστός) per riscriverci sopra qualcos'altro. Nel gergo filologico, peraltro, un testo del genere viene di solito definito rescriptus; un “rescritto”, ovvero una riscrittura. Rifacendosi proprio alla filologia, e alle sue pratiche nei secoli, va ancora detto che -specialmente nel XIX secolo- molti codici palinsesti, o rescritti, sono stati irrimediabilmente rovinati grazie all'uso di sostante chimiche (come l'idrosolfuro di ammonio) che servivano proprio a leggere quel che era scritto sotto; non interessava, cioè, tanto il testo visibile, quanto quello che era stato cancellato, “raschiato via”. Intere pagine di autori classici, credute perse, sono state ritrovate in questo modo. Il prezzo, però, è stato a volte la rovina materiale della pagina. Per leggere adesso un palinsesto si utilizzano i raggi ultravioletti, ed è proprio coi raggi ultravioletti dell'analisi che, nonostante ciò che (con un po' di malizia) afferma Manns, è necessario affrontare Palimpsesto. Non è un titolo, del resto, che Manns ha messo a casaccio.

Quando ne parla più compiutamente, parla proprio di questo. Parla di “due letture”, una superficiale ed una nascosta per la quale occorre “raschiare”. “Parole occultate in altre”, appunto. Di Palimpsesto è stato detto che sia stata una canzone il cui significato profondo era stato celato per sfuggire alle maglie censorie della dittatura, e malgrado il “caminetto” la cosa può avere diversi fondi di verità. Una canzone di Libertà, e nell'occultamento gioca un ruolo decisivo Libertad Osuna, il punto nodale di tutto il testo che Manns spiega come un gioco di parole (“Osuna” e “os una”, “Libertà vi unisca”). Un appello alla libertà che deve essere il collante di chiunque ne sia privato, chiaramente; sí, ma che cos'è Libertad Osuna? Un semplice gioco di parole? Un nome di donna cui il poeta si rivolge?

Don Francisco de Quevedo.
Don Francisco de Quevedo.
Durante una lezione universitaria raccontata da Rodrigo Letelier Saavedra (e quel “Letelier” non può che ricordarmene un altro, Orlando Letelier, il diplomatico e attivista democratico cileno fatto assassinare dalla DINA di Pinochet a Washington il 21 settembre 1976), un professore, parlando di Francisco de Quevedo (il grande poeta barocco che è considerato tra i principali innovatori della letteratura spagnola) trasse un preciso parallelismo col Palimpsesto di Patricio Manns. Come Quevedo, Manns aveva occultato le profondità del pensiero; ipotizzò quindi che il poeta cileno “pensasse a Quevedo” mentre scriveva. Inoltre, secondo il docente, Quevedo era “originario di Osuna”, una cittadina andalusa; il che spiegherebbe molte cose. Al professore era evidentemente sfuggito che Quevedo era di Madrid, non di Osuna; si doveva essere confuso con il fatto, questo incontrovertibile, che Quevedo era amico intimo e attendente di Pedro Téllez-Girón, III Duca di Osuna, di cui cantò le gesta nella famosa poesia Memoria inmortal de D. Pedro Girón, Duque de Osuna (in italiano nota come In morte del Duca di Osuna). Quel che più conta, è che il professore (di cui purtroppo Rodrigo Letelier non riporta il nome) effettuò un'analisi riga per riga del testo di Manns (ad esempio, cenizas ávidas de hendir el cavilar del leño erano i tizzoni che cercavano di far pensare e risvegliare il poeta immerso nella “polpa del dormiveglia”). L'astuzia del poeta sarebbe stata quella di occultare, come in un vero palinsesto, le sue idee nel momento stesso di scriverle, in modo che lo stesso lettore potesse scoprire da solo la vera essenza delle frasi.

Scoprire questa vera essenza è un compito arduo, fin dall'inizio. Vi sono delle cose, forse, che non sono state ben colte nemmeno dai commentatori che, pur bene e attentamente, si sono dedicati a questo testo. Ad esempio, la scelta della forma verbale huelga (“huelga decir...”), dal verbo “holgar” (“non servire”, “essere inutile, superfluo”) che si confonde con huelga “sciopero”. La stessa “Osuna” presenta una bizzarra doppia lettura, in quando esiste in castigliano un (raro) aggettivo osuno che significa “proprio dell'orso, ursino”. Una “libertà ursina”, da propugnare ferocemente come un orso? E chi lo sa. Del resto, Manns sembra lasciarci la massima libertà di interpretare come si vuole. Parti del testo sono, comunque, più chiare, o sufficientemente chiare da farci intendere a che cosa pensasse davvero Manns davanti al suo caminetto. Nella quarta strofa, una Libertà che mi viene qui davvero da chiamare “da orso” deve unire “nel ricordo dell'oltraggio”, deve “svegliare di colpo” (magari dalla “polpa del dormiveglia” che segue all'instaurarsi di una feroce dittatura che tutto addormenta), e deve persino incitare all'azione diretta (come non vedere nella “camera oscura” dove si beve la “pozione dell'ingiuria” una metafora del Cile di Pinochet?). E tale “camera oscura”, Manns lo dice qui senza mezzi termini, deve essere assaltata. Vorrà pur dire qualcosa se l'intero album degli Inti-Illimani da cui è tratta la canzone (poi da loro interpretata assieme allo stesso Manns) si chiama, a sua volta, Palimpsesto; insomma, un testo del genere, scritto da un poeta in esilio, dà il titolo a un intero album di canzoni di un gruppo in esilio. Potrà bastare?

Certamente, un testo del genere ha molto che viene affidato alla sua intrinseca musicalità interna. Il doppio senso non spiega tutto. La stessa consistenza fonica delle parole sembra indirizzare verso il significato, ed è opportuno provare a recitare senza musica per constatarlo ancor meglio. Come ultima annotazione personale, vorrei far notare che la particolarità di questo testo non risiede soltanto nel "significato", ma anche nella sua stessa intelaiatura morfologica e sintattica. Si tratta di uno sconvolgimento continuo che, vien fatto di pensare, risente parecchio della lezione di César Vallejo. Generi grammaticali mutati ("el esperma" che passa a "la esperma", come se lo sperma fosse...femminile), preposizioni dall'uso unico (arando "en" hierro) -e qui c'è parecchio del primo Borges e del suo allievo Juan Rodolfo Wilcock di quando ancora non aveva cambiato lingua-, gerundi fantasmagorici...

Chiaro che, per un testo del genere, non può esistere nessuna “traduzione”; al massimo un'imperfetta riscrittura dove si perde ogni cosa. Ciononostante, ci ho provato. Una specie di palinsesto del palinsesto, che servirà a ben poco (“huelga traducir...”) ma che darà, magari, una vaga idea. Se poi Marco Valdo e Lucien Lâne ci volessero provare in francese...o Gian Piero Testa in greco...(ghigno sataniko). Ma con una canzone greca scritta da Yannis Markopoulos arriva proprio il più naturale parallelismo: Ζαβαρακατρανέμια. Anche se quest'ultima è una vera e propria "canzone in codice", i procedimenti sono simili.

Al termine di questo sproloquio, un ringraziamento doveroso va a Maria Cristina Costantini, che ha "raschiato di nuovo" la sua memoria per proporci questa canzone del tutto a sé stante, e bellissima. Tremare le vene sí, e rimpiango all'improvviso di non avere un caminetto acceso. [RV]
Huelga deciros que yo os quiero más
en la profunda pulpa de antesueño,
cuando el glaciar se reconvierte al sol*
y se nos va la esperma en el empeño
y se nos cuaja el ceño de cenizas
ávidas de hendir el cavilar del leño.

Huelga deciros, Libertad Osuna,
que os sueño arando en hierro y sabio azote,
volviendo a errar y a herrar sin miramientos
sobre un caballo y sobre un brioso brote,
que es una forma de entender amar
y otra jornada que vencéis al trote
con ansia de echar**
la tierra a mugir,
la luz a rodar.

Huelga dudar que Libertad amando
me vuelva a herir la gana regresando.

Qué hambre tener que Libertad Osuna
os una en la memoria del ultraje,
os rememore y os despierte al vuelo,
os calce el corazón con los corajes,
os arremeta sin parar la estancia
oscura en que bebéis
la injuria y su brebaje.

Qué hombre volver para que Osuna libre
libre su nombre y su veloz corpiño,
su vientre cuarzo y su agonía historia
y sus cadenas, su reloj, su niño
y os avecine, os una, y os ausculte
con sus dos manos y sus tres cariños,
y su refulgir,
su oficio de herir
la luz por venir.

Si nos va a arder la gana en toda luna
y hemos de andarla juntos tierra a tierra***
que en las raíces Libertad nos una.
* En el disco ”Palimpsesto” Inti-Illimani canta: cuando el glaciar se reconvierte en sol.
** Tanto en el disco ”Palimpsesto” como en el disco de Quila+Inti, ”Música en la memoria”, dicen: con ansias de echar.
*** En el disco ”Palimpsesto”: y hemos de andarlas juntos tierra a tierra.

inviata da Maria Cristina Costantini - 24/11/2011 - 17:56




Lingua: Italiano

Palinsesto italiano di Riccardo Venturi
24-28 novembre 2011

Due parole del “traduttore”. Mettersi all'anima un testo del genere rileva della follia, e sicuramente non sono stato sufficientemente pazzo (e mi duole assai) da fare forse l'unica cosa degna: accettare interamente le regole del gioco e scrivere un Palinsesto di sana pianta, mettendomi davanti a un caminetto che peraltro non ho. Insomma, mescolare la “Q” di Quevedo con quella di Quéneau, dove la poesia di Manns sia le “notations” degli Exercices de style...ma non ne sono evidentemente capace. Che cosa ne sarà venuto fuori? Un “palinsesto” sí, ma piuttosto “interpretatorio” e comunque largamente arbitrario. Di qualche scelta lessicale vorrei comunque dar conto; tipo quel “sublimarsi” del ghiacciaio in sole, che è da intendersi in senso squisitamente chimico (passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso). Mi sembrava ci stesse bene. Il “legno crepitante” risente ovviamente della spiegazione della genesi della poesia data dallo stesso Manns; nel testo originale non crepita niente, però. Il senso di “cavilar” (derivato dall'italiano “cavillare”, ma che in castigliano significa piuttosto “riflettere profondamente, elucubrare”) è stato spostato a dei semplici “pensieri”; qui ho sacrificato qualcosa a tutta la scena del crepitìo eccetera. Della Libertad Osuna si parla abbondantemente nell'introduzione; qui mi sono scervellato per due giorni per trovare un gioco di parole accettabile in italiano con “vi unisca”, ma mi sono arreso senza ritegno e ho lasciato “Libertà Osuna”; mi scuso eventualmente con un'eventuale sig.ra Osuna Libertà fu Gerolamo per averle rubato il nome, cosa che del resto ho dovuto subire di persona quando il mio nome e cognome intero è stato dato a un tenente dei RIS in uno sceneggiato televisivo. E che Libertà ci unisca, ché ne abbiamo quanto mai bisogno.
PALINSESTO

Non servirà dirvi che vi amo di più
nella profonda polpa del dormiveglia
quando il ghiacciaio si sublima in sole
e ci abbandona il seme nello sforzo
e ci riempie il corrugarsi di ceneri avide
di spaccare il legno crepitante dei pensieri.

Non servirà dirvi, Libertà Osuna
che vi sogno arando ferro in saggi colpi
senza rimpianto, ancora errando e ferrando,
in corsa briosa e andante cavalcando,
che è una forma di capir l'amore
e un altro giorno che poi vinci al trotto
bramando di fare
muggire la terra
e rotolare la luce.

Non servirà dubitare che se amo Libertà
tornerà a ferirmi la voglia di tornare.

Che fame ho che Libertà Osuna
vi unisca nel ricordo dell'oltraggio,
che vi richiami e vi svegli di colpo,
che vi pervada il cuore di coraggio,
che assalti senza sosta la camera
oscura dove bevete
la pozione dell'ingiuria.

Tornar che uomo perché Osuna libera
liberi il nome e, rapida, il corsetto,
il ventre quarzo e la storia agonia
e le catene, l'orologio e il bimbo
e vi avvicini, unisca e vi ascolti
con le due mani e le sue tre carezze
e il suo rifulgere,
il suo mestiere di ferire
la luce a venire.

Se bruciamo del desiderio sotto ogni luna
e se dobbiamo percorrerla insieme terra dopo terra,
nelle radici la Libertà ci unisca.

28/11/2011 - 15:12




Lingua: Francese

Versione francese dal blog Afunahue
Version française du blog Afunahue

Continuando a sperare in un...intervento autonomo di Marco Valdo M.I., ho nel frattempo reperito questa interessante versione francese inserita in un blog/sito che presenta la traduzione di alcune canzoni latinoamericane. In alcuni punti la traduzione sembra aver seguito strade parallele (o similari) con la mia, in altri se ne discosta parecchio. Di fronte alla Libertad Osuna, il traduttore francese ha optato per una Liberté Chérie che, francamente, mi sfugge; ma, sicuramente, avrà avuto i suoi buoni e ragionati motivi. Purtroppo non li ha espressi; ma non è una buona ragione per contestarli e per non inserire questa traduzione. Negli ultimi giorni, sto cominciando a considerare chiunque si sia cimentato con la traduzione da Patricio Manns con vera e propria fratellanza... [RV]
PALIMPSESTE

Inutile de vous dire que je vous aime plus
Dans la pulpe profonde de l’avant sommeil,
Lorsque le glacier se reconvertit au soleil
Et dans l’effort le sperme nous abandonne.
Et nous sommes saisis par le froncement des cendres
Avides de fendre la réflexion hâtive qui crépite dans le feu.

Inutile de vous dire Liberté Chérie,
Que je rêve de vous, labourant le fer et frappant sagement,
Errant à nouveau et ferrant sans regrets
Sur un cheval et sa course fougueuse,
Ce qui est une façon de comprendre l’amour
Et un autre jour que vous vainquez au galop
Avec le désir ardent de faire mugir la terre
Et d’incendier la lumière.

Inutile de douter que Liberté, en aimant,
Blesse à nouveau le désir de retour

J’ai tant envie que Liberté Chérie
Vous unisse dans la mémoire de l’outrage,
Vous remémore et vous réveille instantanément,
Vous arme le cœur de courage
Et assaille sans cesse la chambre obscure
Où vous buvez l’injure et son breuvage.

Qui reviendra pour que Liberté Chérie
Livre son nom et son corsage rapide,
Son ventre de quartz et son histoire agonisante
Ses chaînes, sa montre, son enfant
Et vous rapproche, vous unisse et vous ausculte
De ses deux mains et ses trois amours,
Et son éclat, son dessein de blesser
La lumière à venir.

Si le désir nous brûle sous chaque lune
Et si nous devons l’acheminer ensemble à ras de terre,
Alors, que dans les racines, la Liberté nous unisse.

inviata da Riccardo Venturi - 5/12/2011 - 09:34




Lingua: Francese

Version française – PALIMPSESTE – Marco Valdo M.I. – 2012
Chanson chilienne (espagnol) – Palimpsesto – Inti-Illimani - 1981

Texte de Patricio Manns
Musique de Patricio Manns et Horacio Salinas

Oh, Marco Valdo M.I. mon ami, je te vois là bien perplexe et terriblement concentré... Aurais-tu quelque souci ?

Tu me vois comme je suis, Lucien l'âne mon ami. Et tu vois mon souci, sans trop pouvoir dire quel il est... Sauf sans doute qu'il a quelque lien avec la chanson qu'il m'a été proposé de traduire...Qui plus est, c'était il y a presque un an et je la découvre aujourd'hui seulement, cette chanson et tout aussi bien, cette demande : " Continuando a sperare in un...intervento autonomo di Marco Valdo M.I. [R.V.]." Ce qui me fait penser que Gian Piero Testa avait raison lorsqu'il disait que ces Chansons contre la Guerre sont devenues un vrai labyrinthe, à côté duquel Knossos est une joyeuse promenade touristique.

Donc, il y a environ un an... On t'a demandé de traduire cette chanson... Mais qui ?

Ce ne pouvait être qu'un habitué des CCG et même, un des plus anciens, Riccardo Venturi. Lequel s'était confronté à ce texte et l'avait trouvé assez hermétique. Et pour être hermétique, tu peux me croire, il l'est. Il l'est d'autant plus pour moi, mon ami Lucien l'âne, que c'est un texte en chilien, lequel est une variante de l'espagnol.

Je vois, je vois. Un vrai casse-tête...

Un vrai casse-tête, en effet... D'autant que je ne connais pas le chilien, ni l'espagnol et que même l'italien souvent m'échappe.

Quelle idée alors, t'as poussé à te lancer dans ces aventures de traduction ? Rien ne t'y oblige, que je sache...

Bien sûr que rien ne m'y oblige et que je le fais en toute liberté. Cependant, je suis soucieux pour cette traduction-ci, car j'ai regardé les diverses versions qui figurent sur le site des CCG et même la version française... Et toute cette littérature ne m'a pas vraiment éclairé et bien au contraire, m'a plongé dans un plus grand mystère encore. Pourquoi donc, alors qu'il existe une version française, alors qu'il pourrait le faire lui-même, Riccardo Venturi m'a interpellé... Et pourquoi, notre ami Lorenzo, qui d'ordinaire traduit l'espagnol sans peine, a-t-il soudain conclu que « dopo aver letto questo testo mi rimangio tutte le affermazioni sulle lingue latine facili e sul "latín mal hablado" :) » (« après avoir lu ce texte, je remange toutes mes affirmations sur les langues latines faciles et sur le « latin mal parlé » (entendez l'espagnol)... Et pourquoi Gian Piero Testa renvoie toute idée de transposition en grec aux calendes, à ce que j'ai pu comprendre. J'étais là devant un insondable mystère. Tu commences à percevoir les raisons de mon trouble...

Je t'entends et je serais aussi troublé par de telles circonstances, Marco Valdo M.I. mon ami... Et alors, qu'as-tu fait ?

Et bien, je me suis dit que si je voulais y comprendre quelque chose, il me fallait me plonger dans le texte du Palimpseste... Le titre de la chanson, comme tu le constates, est lui-même une mise en garde... Un palimpseste étant, si je me souviens bien, un texte effacé sur lequel on a écrit un autre texte, étant entendu que le texte qu'il faut lire est le texte préalablement effacé. Bonne chance et bon vent, me suis-je dit et j'ai foncé. « Tiens bon la barre et tiens bon le vent, Hissez haut, Santiano... ». En fait, de Santiano, chanson sur le rêve de l'émigration et de la ruée vers l'or, on passe par le Cap Horn et puis, on longe le Chili pour atteindre la Californie en partant de Saint Malo. Arrivé ici, il me faut rappeler le principe de base qui me dirige, disons le postulat de ma présence dans les Chansons contre la Guerre... J'insiste : la seule langue que je connaisse (et encore...), c'est le français. Dès lors, pour comprendre une chanson en italien (par exemple), il me faut la traduire et disons qu'avec l'italien, à la longue, je me débrouille mieux. Mais véritablement, je ne le connais pas. Je rappelle au passage que Voltaire a traduit Shakespeare sans connaître l'anglais... Enfin, si je me souviens bien de ce qui m'en avait été dit, il y a bien longtemps... Faisons confiance à ma mémoire. Et si je ne connais pas l'italien, imagine l'espagnol et sa version chilienne... Quelles chausse-trappes. Et tout cela sous l’œil vigilant (je l'espère) de Riccardo Venturi, lui-même, me semble-t-il, un peu perplexe face à ce texte.

Donc, si je comprends bien ton discours sur la méthode... Tu commences par traduire et tu comprends ensuite...

Et bien oui... Je commence par traduire et souvent, et ici particulièrement, c'est une fois la traduction faite et peaufinée, en la relisant comme si j'étais un lecteur extérieur, comme si je découvrais un texte en français que je comprends ou en tous cas, que je commence à comprendre... Le pire de tout, c'est que le meilleur traducteur possible de ce texte en langue française devrait bien être Patricio Manns lui-même, qui vécut en France lors de son long exil. Dès lors et pour répondre à la demande d'une « version autonome de Marco Valdo M.I. », je livre le résultat de mes pérégrinations chileno-italiennes. Si quelqu'un voulait avoir l'amabilité de corriger mes pataquès, je lui en serais vastement reconnaissant...

Allons-y et vogue la galère... Hissez Ho... Hihan... Hihan !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane.
PALIMPSESTE

Il ne servira à rien que je vous dise
Que je vous aime plus encore
Dans dans la chair profonde de la demi-veille
Quand la glace se refait au soleil
Et le sperme s'échappe dans notre furie
Et couvre de cendres nos sourcils
Avides de creuser le trou du bois

Il ne servira à rien, Libertad Osuna
Que je rêve vous labourant de fer et de coups savants
Revenant sans égards errer et ferrer
En un galop fringant
Qui est manière d'aimer
Et qu'un autre jour, je vienne trottant
Avec le désir de pousser
La terre à mugir
La lumière à défaillir.

Il n'y a aucun doute Libertad qu'en aimant
Ne revienne me troubler l'envie de revenir

Quelle faim j'ai que Libertad Osuna
Réunisse dans la mémoire de l'outrage
Vous remémore et vous réveille d'un pas
Vous place au cœur avec les courages
Obscure en ce que tu bois
L'injure et son breuvage

Redevenir un homme pour qu'Osuna libre
Libère son nom et, rapide, sa ceinture
Son ventre transparent et l'histoire agonie
Et ses chaînes, sa montre et son petit
Et s’approche, écoute et vous unit
Avec ses deux mains et ses trois caresses
Et sa fulminescence,
Son métier de porter
La lumière à venir.

Si nous brûlons de désir à chaque lune
Et si nous devons la parcourir ensemble terre après terre,
Nous unira, Libertad, dans ses racines.

inviata da Marco Valdo M.I. - 14/11/2012 - 22:38





Versione greca di Gian Piero Testa

Ho osato tentare la traduzione in greco, senza aspettare il mio centenario. Per questo spero la si prenda bonariamente com'è, con tutti i difetti e le incomprensioni, come un'opera immatura di un giovane un po'avventato. Metto anche due righe per gli eventuali lettori greci, che perdonino pure loro.

Το ποιήμα, ύστερα μελοποιήμενο από τον Horacio Salinas για τους Inti Illimani, γράφτηκε από τον Patricio Manns σαν στη Χιλή κρατούσε η δικτατορία του Pinochet.
Ο ποιητής ξέρει πως, ανάμεσα στα τρια κόμματα της αριστεράς, το σοσιαλιστικό, το κομμουνιστικό, και το Επαναστατικό Κίνημα της Αριστεράς (M.I.R) δεν υπάρχει συμφωνία και για αυτό η Λευτεριά δεν μπορεί να επιστρέψει στην χώρα του.
Το ποιήμα ουσιαστικά δημιουργεί μιαν έκκληση για να τα τρία κόμματα ξεπεράσουν τις διαφορές τους εν ονόματι της χαμένης Ελευθερίας.
'Ομως τὸ αληθινό νόημα κρύβεται κάτω από μία ερωτική μορφή, ώστε βρισκόμαστε σαν σε παρουσία δύο γράφιμων, όπως στις αρχαίες περγαμηνές συχνά διαβάζεται ένα δεύτερο, πιο παλιό κι ημισβησμένο κείμενο, κάτω από το πρώτο στην επιφάνεια. Οι λόγιοι λένε το κάτω κείμενο παλίμψηστο, που κάποτε δημιουργεί αίνηγμα· και από αινηγματικές εκφράσεις χαρακτηρίζεται κι αυτό το ποίημα του Μanns, δύσκολο αλλά και γοητευτικό.

Για μερικές εκφραστικές αμφιβολίες, πρέπει να εξηγήσω, όπως μεταφραστής, τις απόφασεις μου.
Libertad Osuna. Ελευθερία Καμένα δείχνει και την Λευτερία και μια ιδανική γυναίκα μαζί, και Osuna μπορεί να’ναι το επώνημο της, από χωρονομαστική παραγωγή, όμως μπορεί και να διαβάζεται σαν να ήταν δυο λέξεις· "Os" και "una" δηλ. "σας" και "σμίξε", και σ’αυτὸ τον τρόπο καταλαβαίνουμε που η Λευτεριά παρακαλιέται να ενώσει τις χωρισμένες αντιφασιστικές γραμμές. Από ένα "κάμε ένα" έφτιαξα εγώ τον εικονονικό επώνημο "Καμένα", που θυμίζει και την φωτιά όπου τη 11 Σεπτ. 1974 κάηκε η Λευτεριά στη Χιλή.
Επίσης, διάλεξα να μεταφράσω με "Αχρηστία" την πρώτη λέξη του ποιήμα, που ακριβώς είναι "huelga", δηλαδή "απεργία", γιατί δεν κατάλαβα μήπως "huelga" σημαίνει εδώ "καθεμία δουλειά", ή κάτι που είναι απόλυτο χρέος να τo κάνουμε η να το λέμε· προσπάθησα λοιπόν να πιάσω και τις δυο σημασίες, σαν να έλεγα «είναι περιττό να πω ό,τι πιο πολύ συμφέρει».
Κι άλλες όμοιες επιλογές θα μου έπρεπε να εξηγήσω. Δυστυχώς, κάθε μετάφραση πάντα προσθέτει και πάντα αφειρεί κάτι παράνομα. Εδώ αναγκαστικά προσθέτει την γνώμη μου για το νόημα, σύμφωνα με την κατανόηση μου, ενώ αφειρεί, παρά το ζόρι μου, το πιο πολύ της καλλιτεχνικής λεπτότητας του ποιήμα. (gpt)
ΠΑΛΙΜΨΗΣΤΟ


Αχρηστία να σας πω· σας αγαπώ
πιο πολύ απ’της νύστας την σάρκα την πλαχειά
μέσα στην αντηλιά όταν αχνίζει ο πάγος
και σπέρμα μάς κοιλάει απ’τό πολύ τό ζόρι
και ζάρες κουβαλάμε του κούτσουρου από στάχτες
την φλυαρία του για να την σχίζουν άπληστες.

Αχρηστία να σάς πω, Ελευθερία Καμένα
που σάς ονειρέυομαι οργώνοντας σιδερένιο χώμα
με μαστίγιο σοφό, επιστρέφοντας στην πλάνη
και στο σιδερένιο έργο σ’ένα άλογο καβάλα
και σ’ένα ζωηρό βλαστάρι, άλλη μορφή ετούτη
του νου για να πιαστεί ο έρωτας, σ'εκείνη την ημέρα
σαν τριποδίζοντας νικήτρια θα βγείς
λαχτάροντας για να κάμεις
την γη να μουκαρίσει
το φως να κουβαριάσεις.

Αχρηστία ν’αμφισβητώ τ’ Ελευθεριά Καμένα
μήπως με ξαναστρέψει σ’απόσυρση και λαβωθεί το κέφι.

Με τι πόθο ποθώ η Ελευθερία Καμένα
απ' όλους σας να κάμει ένα στης προσβολής την μνήμη
να σας ανακαλέσει και σύντομα σάς ξυπνήσει
τα φυλλοκάρδια σας θάρρο να ποτίσει
να ρίξει εφόδους χίλιες στην κάμαρα θολή
όπου καταπίνετε σεις το φίλτρο της ντροπής.

Με τι πάθος ας γινώ άνθρωπος πάλι
για τ’όνομά της η Καμένα ελεύθερη να ελευθερώσει
και σβέλτη γύρω της την ζώνη να την λύσει
και την κοιλά της χαλαζιακή και τ’ιστωρία μοιραία
κι όλα τα δεσμά της και το ρωλόϊ και το παιδί παρέα
να σας πλησιάσει, απ’όλους σας μόνο να κάμει ένα
με χέρια δυό να σας ακούσει μαζί με χάδια τρία
και το φέγγος της
και του καθήκοντος την κώψη της
και του μέλλοντος το φως της.

Αν γίνουμε απ' τον πόθο φωτιά μεσ' στα φεγγάρια όλα
αν μάς βάδισμα πρέπει από μιά χώρα σ'άλλη χώρα
από μέσα στις ρίζες ας η Λευτεριά μάς κάμει ένα.

inviata da Gian Piero Testa - 19/11/2012 - 18:07


Posso darti il bentornato, Maria Cristina, a nome mio e di tutto il sito...? Davvero ci mancavi parecchio.
Tutto questo nell'attesa di tradurre questa canzone, dedicata a chi dice e pensa "lo spagnolo è facile"....

Riccardo Venturi - 24/11/2011 - 19:04


Grazie Riccardo, anche se in realtà non vi lascio mai, perché vi leggo ogni giorno. Così ho potuto apprezzare il tuo grande ritorno, come da navi disperse tra terribili ghiacci polari....
Quanto alla traduzione di questa canzone, speravo proprio che te ne saresti occupato tu, perché è difficile per quanto è bella; dentro di me io la "capisco", ma renderla in italiano è tutto un altro discorso.
Tra l'altro su YouTube ho trovato una versione dal vivo del luglio del 1985, di un ancora giovane ed emozionato(nonché bellissimo, ai miei occhi) Patricio Manns:

Maria Cristina - 24/11/2011 - 19:34


ok dopo aver letto questo testo mi rimangio tutte le affermazioni sulle lingue latine facili e sul "latín mal hablado" :)

Lorenzo - 25/11/2011 - 11:04


Una traduzione l'ho buttata giù anche sulla scorta di alcune cose in cui Patricio Manns ne parla; ma ancora non la metto. Questa pagina diventerà una sorta di esercizio di sperimentazioni varie...ma con Patricio Manns siamo di fronte alla più alta poesia latinoamericana, e non si può fare altrimenti. Mi ci vorrà un po' per dare a questa pagina la forma definitiva, anche perché tra introduzione e note sarà piuttosto corposa.
(Ora c'è, ndt)

Riccardo Venturi - 26/11/2011 - 00:20


Riccardo, non ho parole, hai fatto una traduzione splendida, che restituisce mirabilmente l'ermetismo irriducibile dell'originale.
La prima strofa poi, è assolutamente geniale...
La Libertà "Ursina" mi fa pensare a una forza primordiale e incoercibile, qualcosa che si cerca sempre di incatenare, ma che sempre trova il modo di spezzare le catene ("porque siempre los pueblos saben romper sus cadenas" recita una poesia di Idea Vilariño, musicata da Los Olimareños, che posterò appena mi sarà possibile)

Maria Cristina - 28/11/2011 - 16:57


Cristina, ti ringrazio davvero tanto ma ti risponderò alla Patricio Manns: diciamo che sopra 'sta pagina ci son diventato tutto grullo, o forse grullo lo sono parecchio già di mio :-)

Riccardo Venturi - 28/11/2011 - 17:04


Ok, ma se vuoi davvero rispondere alla Patricio Manns, prima o poi ci dovrai dare la versione "seria" (quando ti sarà passato il ringrullimento)

Maria Cristina - 28/11/2011 - 17:12


Beh, diciamo che mantenere una certa dose di ringrullimento forse non fa neanche male, per dare la "versione seria". Ci sono ad esempio altre cose che mi vengono a mente; ma, prima di tutto, devo dirti che hai ragione sulla "Libertà ursina", hai saputo esprimere benissimo quel che mi era vagato per la testa. Il bello è che, ad esempio con questa cosa, stiamo accettando pienamente il gioco di Manns; stiamo a ragionare esattamente su una nostra visione, su una nostra interpretazione libera. Ma, forse, fa parte proprio dell'anelito di Libertà che è espresso da queste parole: è il meraviglioso paradosso dell'ermetismo. L'ermetismo, mentre sembra chiudere, al contrario apre infinitamente (e l'Apertura è sorella di Libertà; non a caso l'ottusità predilige l'univoco, il "monosenso" che arriva all'imposizione forzata e predeterminata del significato).

Un'altra cosa che vorrei far notare è l'impareggiabile "strip tease" della libera signora Libertà Osuna: nella penultima strofa, comincia con lo slacciarsi il corsetto offrendosi via via nella sua nudità più profonda (la sua negazione espressa dalle catene, il tempo espresso dall'orologio e la vita espressa dal ventre e dal bimbo). Vorrei anche aggiungere che, in castigliano, "agonía" non è soltanto quella prima della morte, ma anche l'orgasmo sessuale. Quello che si ha, magari, bruciando dal desiderio di Libertà.

Riccardo Venturi - 28/11/2011 - 18:16


Ancora a proposito di Osuna una cosa curiosa quanto interessante. Il nome latino della cittadina spagnola era infatti Urso. Fondata nel 43 a.C. da Marco Antonio, trovò il suo atto di costituzione nella cosiddetta Lex Ursoniensis; ancora adesso, gli abitanti di Osuna sono detti Ursaoneses. Il legame tra Osuna e l'orso, insomma, esiste precisamente.

Riccardo Venturi - 28/11/2011 - 21:12


Liberare e liberarsi come spogliarsi, rinunciare, non trattenere, perdere. La libertà, nostra e altrui, non è priva di dolore.
(Stamani mi sono svegliata triste...)

Maria Cristina - 29/11/2011 - 10:53


da qualche parte ho letto che sarebbe dedicata a Serrat
ora, non ho trovato riscontri da nessuna parte.
Se nonchè nel sito di Manns esiste in effetti una foto che li ritrae insieme
e che dimostra la loro amicizia
nessun cenno però alla dedica..
risulta a voi?

grazie
massimo

massimo - 14/11/2012 - 00:32


Sì, Manns dedicò la canzone a Joan Manuel Serrat...

Dead End - 14/11/2012 - 09:10


Il quale Joan Manuel Serrat, se mi ricordo bene (non perché ci fossi, purtroppo, ma per averlo visto in televisione o su qualche yutubata) partecipò assieme a Manns, agli Inti-Illimani, ai Quilapayún ed altri al megaconcerto per il ritorno degli esiliati in Cile (gli Inti, in particolare), verso il 1990. Una cosa me la ricordo al di là di ogni dubbio di memoria: che cantò Volver a los diecisiete di Violeta Parra.

Riccardo Venturi - 14/11/2012 - 09:30


riccardo e dead, volevo ringraziarvi per le risposte

scusate la pignoleria:

sto allestendo un lavoro teatrale e vorrei essere certo delle le notizie e i dati raccolti.

in particolare sto raccogliendo tutto il possibile sulla presunta dedica a j.m.Serrat
dove posso trovare materiale al riguardo?

dedica significa che non fu scritta per lui giusto?
ma solo dedicata in futuro
come ad esempio per Ana González de Recabarren?

dell'amicizia tra i due ne sono sicuro anche io

grazie
massimo

massimo - 14/11/2012 - 10:54


Carissimo Massimo, l'unica cosa che posso per ora dirti (a nome mio, ma sono certo di interpretare anche il pensiero di Dead End) è che faremo delle ricerche precise al riguardo; e siamo anche abbastanza "bravini" a farle. Insomma, tutto questo per dirti che ci daremo da fare seriamente per soddisfare la tua richiesta. Saluti!

Riccardo Venturi - 14/11/2012 - 11:29


Normalmente quelli di Cancioneros.com sono molto precisi. Se nel "comentario" alla canzone c'è scritto "A Joan Manuel Serrat" è perchè sul disco la dedica è espressa...

Dead End - 14/11/2012 - 11:59


Credo, Riccardo, di avere bisogno ancora di una trentina di anni di esercizi di stile in greco per affrontare l'impresa che satanicamente mi prospetti...

Gian Piero Testa - 14/11/2012 - 16:01


I miei complimenti e ringraziamenti a Marco Valdo per essersi gettato in questa pagina parecchio avventurosa; quanto al sottoscritto, ho interrotto per un momento le Τραγούδια του αγώνα per completare finalmente la pagina su una canzone ancor più linguisticamente terrificante di questa, El equipaje del destierro dello stesso Patricio Manns. Era un anno esatto che l'avevo lasciata in sospeso, ma si sa che io piglio le cose con estrema calma (= pigrizia, o lagnusità come direbbe Giorgio; o otium, come preferisco dire io). Il mio adoratissimo gatto nero Redelnoir, in questo, mi fa da maestro inarrivabile. Però, io resto convinto che il [gpt], putacaso ci si metta, sia perfettamente capace di tentare 'sto par d'avventure, sia col Palimpsesto, sia con l'Equipaje del destierro in greco. Qui non è questione di "esercizi di stile", ma di un grain de folie e di disposizione all'invenzione (o creatività) linguistica. Potrà servire, al riguardo, anche un po' di frequentazione delle Fànfole di Fosco Maraini. Buena suerte, y buon divertimento (il senso più nobile, elevato dell'otium, che è un'attività, lo ribadisco, meravigliosamente rivoluzionaria, anti-lavoro, anti-mercato).

Riccardo Venturi - 15/11/2012 - 00:21


Volevo ringraziare tutti per l'interessamento..
davvero!!

piccoli miracoli succedono:
così stamattina in posta ho la lettera di risposta di Alejandra Lastra y Patricio Manns dal Cile

appena mi risponderanno completamente girerò a Voi le informazioni dirette
così tra l'altro fugheremo ogni dubbio su questa
libertà osuna

grazie

Massimo

massimo - 15/11/2012 - 10:09


Escùchame, niño. Nella mia vita io ho amato non solo "της ξέσκεπης όρθιας θάλασσας τόν καλπασμό", ma anche le "dentate scintillanti vette" delle montagne, pur senza atteggiarmi a tipo avventuroso, e sempre guardandomi bene dal trasformare un onesto piacere in filosofia. In montagna salivo fin dove riuscivano a portarmi le gambe e soprattutto gli amici più esperti, ai quali mi affidavo: ma più di una volta il piacere dell'ultimo tiro di corda l'ho lasciato a loro, rinunciando senza alcun rimpianto a immaginare il mio nome consacrato da una targhetta ai piedi della parete. Insomma ho sempre avuto un acuto senso dei miei limiti. Anche nelle lettere, io lo so benissimo di essere un buon parassita, che cerca di succhiare la linfa dell'albero senza possibilmente ucciderlo, un po' per nutrire me stesso e un po' perché altri sopraggiungano ad ammirarlo e a prendersene cura. Ma io non sono nato albero, così come non sono nato conquistatore di mari e di montagne. Sono un semplice, penultimo fruitore. Ora, il testo, con il quale mi stuzzichi a cimentarmi, è davvero al di là delle mie forze. Tra l'altro, più che le doti di un alpinista, mi sembra che richieda quelle di uno speleologo, tanta è la sua profondità, tante sono le biforcazioni sul percorso, tanti i possibili inganni della piccola torcia che fruga l'oscurità. Secondo me, può legittimamente affrontarlo chi abbia, come te e Marco Valdo M.I., un'attrezzatura filologica e una vis poetica di cui io non dispongo.
Potrei lasciarmi guidare dai vostri risultati, è vero: ma il mio greco è ancora troppo rozzo. Ho detto una trentina di anni per affinarlo adeguatamente: conto dunque di regalarmi la traduzione per festeggiare il mio centenario.

Gian Piero Testa - 15/11/2012 - 11:26


Diamine, averci direttamente una risposta di Patricio Manns direi che possa fugare parecchi dubbi!

Riccardo Venturi - 15/11/2012 - 12:37


già...
esperemo

massimo - 15/11/2012 - 18:02


Alejandra spiega così:

...
...
Osuna es un apellido Chileno y que tambien existe en otros paises con s o con z. LIBERTAD es tambien un nombre.
...
...

spero di essere stato utile
massimo

massimo - 16/11/2012 - 10:07


Caro Massimo, ringrazia Alejandra da parte mia e nostra, ma la possibilità che Libertad Osuna fosse anche un nome di donna (esistente o fittizia) la avevamo già prospettata nell'introduzione. Chiaramente esiste anche il gioco di parole con os una "vi unisca", e esisteranno chissà quali e quante altre cose che potrebbe, se volesse, spiegare solo Patricio Manns. In "Libertad Osuna", probabilmente, ci stanno tutte; solo che, in questo sito (lo avrai notato) siamo ragazzi e ragazze cui piace parecchio andare in fondo alle cose, e andarci sul serio (per quanto sia possibile, naturalmente). Riprendiamo pagine intere dopo anni e anni, ad esempio (e a volte ci mettiamo anni interi a costruirne una qualsiasi delle quasi diciottomila che ci abbiamo per ora). Quindi sia benvenuta la precisazione di Alejandra, e speriamo di averne parecchie da parte di altri/e. Ognuno è libero di fare la sua proposta, persino Patricio Manns; chissà, magari in tutto questo tempo gli è venuto a mente qualcos'altro pure a lui...

Riccardo Venturi - 16/11/2012 - 13:02


grazie Riccardo
avevo visto da subito la Vostra disamina

mi è parso comunque utile come conferma alle Vostre ricerche
la versione ufficiale di Alejandra

a breve spero mi manderà altri aneddoti sulla canzone e il vero significato (spero) che Patricio intese nel scriverla

a presto
massimo

massimo - 16/11/2012 - 13:57


Grazie a te, Massimo, e tu e Alejandra guardate un po' se riuscite a portarci Patricio Manns direttamente su questo sito; sarebbe veramente un enorme piacere e potremmo scambiare due parole sulla sua poesia. Saluti cari!

Riccardo Venturi - 16/11/2012 - 14:04


Beh, intanto giorgio direbbe lagnusía (non lagnusità che credo non esista). Mi dispiace, Ric, riprendere un perfezionista come te.
Poi l'otium, inteso almeno nella sua accezione classica, indicava un'occupazione principalmente votata alla ricerca intellettuale, attività tipica delle classi dominanti, e si contrapponeva al negotium, che era invece l'occuparsi dei propri affari (più, ahimé, per necessità che per scelta..).
Mentre la lagnusía sicula è la aspirazione all'assoluta mancanza di attività, il Nirvana dei siciliani ovvero l'inerzia totale. Per dirla col buon Enzo del Re,"voglia 'e fa' niente".

Buon sabato a tutti!

giorgio - 17/11/2012 - 10:21


Riccardo lascio le ultime delucidazioni di Alejandra,

spiegazioni alle quali sia tu che il forum eravate già arrivati

grazie ancora
Massimo

Siguiendo el Palimpsesto comienza haciendo creer que es una canción de amor a Libertad Osuna y a medida que avanza la canción se entiende que es un llamado a la Huelga. Luego habla de la unidad (sus tres amores) los tres partidos que combaten la dictadura: Partido Comunista, Partido Socialista y Mir.
Y finaliza con ese llamado a la unidad, "Que en las raíces, Libertad nos una"
Espero que te haya quedado clara, cualquier duda me vuelves a escribir.
Un abrazo fraternal
Alejandra Lastra.

massimo - 17/11/2012 - 10:24


@ Giorgio: A me, invece, non dispiace affatto essere ripreso e corretto. Tutt'altro. Con la tua ripresa-e-correzione ho imparato una nuova parola siciliana, e che il derivato astratto di lagnusu è lagnusía. Per essere pignoli e perfezionisti bisogna prima passare dal continuo esercizio di umiltà dell'apprendere, altrimenti si è soltanto degli sciocchi presuntuosi. Quindi, ti pregherei di correggermi e riprendermi ogni qualvolta lo ritieni necessario, e non soltanto sul siciliano (e vale ovviamente per tutti). Giusta anche l'osservazione sull'otium classico: se lo potevano permettere soltanto coloro che erano liberi da preoccupazioni materiali (e penso anche al "disperatissimo" Leopardi). Mi piace assai il concetto di lagnusía siciliana come l'hai espresso, e il riferimento che hai fatto a Enzo Del Re; la cosa assume una carica rivoluzionaria non indifferente.

@ Massimo: L'osservazione di Alejandra, stavolta, è ben più completa e "diretta" per forza di cose (se ho ben capito, Alejandra è la moglie o compagna di Patricio Manns, ma dimmi se sbaglio). Era quindi giusta anche la mia intuizione su "huelga" in riferimento allo sciopero (vedasi introduzione); huelga decir varrebbe sia come "conviene dire" che "dire sciopero" (una chiamata molto immediata fin dall'inizio). Andrà a finire che, prima o poi, farò una nuova traduzione tenendo conto di questa e di altre eventuali osservazioni ricevute; potrebbe cominciare, ad esempio, con "occorre chiamare allo sciopero" o cose del genere.

Riccardo Venturi - 17/11/2012 - 11:33


sì Riccardo la tua intuizione era giusta!
massimo

massimo - 17/11/2012 - 19:26


Questo è un commento di Manns alla versione di Palimpsesto eseguita da Inti Illimani e Quilapayun "a cappella", nell' agosto 2014:



Patricio Manns: (3 settimane fa) "La palabra Palimpsesto quiere decir: manuscrito antigua que conserva el texto borrado artificialmente al poner otro texto.
En la canción hay un texto escondido. Libertad de ser una mujer pasa a ser un llamado a La libertad, y Osuna, si lo separas es Os una, un llamado a la unidad del pueblo. que lucha contra la dictadura de Pinochet. Si la escuchas muy atentamente, descubrirás todo. Empezando por Huelga".

Esattamente quello che aveva scritto Riccardo nell'introduzione

Maria Cristina - 4/10/2014 - 13:30


Da dire, senz'altro, che per scrivere quel che ho scritto mi ero basato su cose a suo tempo già dette da Patricio Manns a proposito di Palimpsesto; anche se, mi ero detto, qualcosa che si chiama "Palinsesto" altro non può essere che un palinsesto nel suo senso originale (non il palinsesto della TV, per intenderci). In questo, può darsi, mi avrà aiutato la mia antica formazione filologica. Resta il fatto che, comunque, questa cosa mi ha fatto parecchio piacere anche perché gettarmi in questa pagina (e in quella di El equipaje del destierro) è stata veramente una cosa al limite della follia. Davvero tante grazie a Maria Cristina per avere segnalato questa cosa.

Riccardo Venturi - 4/10/2014 - 14:00


Questa melodia del 1979 era stata originariamente composta per violoncello e quartetto d'archi da Horacio Salinas per il film "Il mondo degli ultimi" diretto dal regista e fotografo Gian Butturini incentrato sul tema della migrazione dalle campagne alle città industriali italiane.

Flavio Poltronieri - 24/12/2015 - 19:09


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