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Quaranta giorni di libertà

Anna Identici


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[1974]
Anna Identici: Quaranta giorni di libertà, 1974
Anna Identici: Quaranta giorni di libertà, 1974

Testo di Giorgio Bertero
Musica di Gianni Guarnieri [*]
Dallo sceneggiato TV di Luciano Codignola e Leandro Castellani Quaranta giorni di libertà
ispirato alla storia della Libera Repubblica dell'Ossola.
Testo trascritto all'ascolto dopo l'invio dell'mp3 reperito da Adriana su Emule.

[*] I fratelli Guido e Maurizio de Angelis, autori della sigla finale "Verde" e del commento musicale allo sceneggiato televisivo, intervengono nel controcanto di alcune parti della canzone.

Leandro Castellani.
Leandro Castellani.

Leandro Castellani, il regista di Quaranta giorni di libertà, è gentilmente intervenuto su questa pagina per segnalarci i veri autori di questa canzone, Giorgio Bertero e Gianni Guarnieri. Abbiamo ovviamente corretto l'autoria. Si avverte che, nel commento che segue, essa risulta ancora attribuita ai fratelli Guido e Maurizio de Angelis, che peraltro sono gli autori della sigla finale, "Verde", e del commento musicale allo sceneggiato televisivo. Ringraziamo naturalmente Leandro Castellani per il suo contributo, dato che questo sito si distingue per la sua costante ricerca dell'esattezza. Lo vorremmo inoltre ringraziare, e molto, per essere autore e regista di uno dei rari film televisivi sulla guerra di liberazione e partigiana in Italia. [CCG/AWS Staff]


QUARANTA GIORNI DI LIBERTA': IL RECUPERO DELLA MEMORIA
di Riccardo Venturi
(dalla mailing list "Brigatalolli" e dal newsgroup it.fan.musica.guccini, 27 marzo 2006)

Ieri ho troncato la televisione. Inavvertitamente, mentre facevo le pulizie di casa assieme alla Manuela; alla TV è legata una cordicella che serve a tenere aperta la finestra. Ieri era il primo giorno di primavera vera: quasi venti gradi. Bisognava tenerla aperta, quella finestra. E così, tirandola per pulirla, non mi sono accorto della cordicella; e patatrac. La TV è volata per terra. Requiescat in pace.

Così, forse per la prima volta in vita mia, mi son trovato ad essere del tutto stelevisionato. Stranissimo rapporto ci ho con la TV; non lo si può anche chiamare di amore-odio, perché fondamentalmente la odio e basta. Però ce l’ho anche sempre avuta, e quando una cosa la si ha sempre è normale che generi ricordi. A notte quasi fonda, nel corridoio, stavo a sedere fumando e “lasciando volo libero ai pensieri”, come diceva un poeta rumeno. Pensavo proprio alla televisione e mi son tornati chissà come a mente certi vecchi sceneggiati della Rai, da Lungo il fiume e sull’acqua con Giampiero Albertini a Bronte cronaca di un massacro di Florestano Vancini, che raccontava delle “epiche” gesta del prode Nino Bixio. Oppure quello sugli ultimi giorni dei fratelli Rosselli, ammazzati dai cagoulards fascisti francesi al soldo di Mussolini. E Quaranta giorni di libertà.

Immaginatevi la Rai, ancora quella di Bernabei ma che stava comunque in qualcosa cambiando, mettere in onda una massa di programmi storici e culturali. Era davvero così. Detesto fare “quello di una certa età”, anche perché non è poi poi così certa, e sono ricordi di ragazzino; ma i ricordi sono comunque nitidi. Accadde a Lisbona. Poi nella testa si passa di nuovo a “Lungo il fiume e sull’acqua” e alla sua canzone, perché era raro che ad uno sceneggiato non corrispondesse una canzone (in quel caso Vincent di Don McLean: Starry starry night, paint your palette blue and grey…). Cose rimaste in qualche barattolino della memoria lunga. Cose che risaltano fuori una notte in un corridoio. Quaranta giorni di libertà.

In tempi di revisionismo e di “fìcscion” sulle foibe, sarebbe forse difficile adesso immaginare uno sceneggiato in Rai in cui si parla della Repubblica dell’Ossola. La prima repubblica partigiana non solo d’Italia, ma di tutta Europa, che di giorni non ne durò neppure quaranta, ma in tutto 33. Con un governo, un esercito e una capitale, Domodossola. La cosa riuscì a far rimanere esterrefatto il mondo intero, realizzata perdipiù com’era all’interno di un paese in guerra. La Libera Repubblica dell’Ossola. E uno sceneggiato che ne parlava, dove i fascisti si chiamavano fascisti assassini e repubblichini, e non “combattenti dalla parte sbagliata”. Fatto coi mezzi di allora. Ottenne un successo enorme in mezzo mondo.

Scritto da Luciano Codignola sulla rigorosa base delle testimonianze storiche e diretto da Leandro Castellani. Leggo su un sito che, alla vigilia della messa in onda televisiva, il 24 novembre 1974, il film viene proiettato in anteprima in un cinema di Domodossola che non riesce minimamente a contenere le migliaia di persone che si accalcano per entrare in sala. Allora erano avvenimenti di soli trent’anni prima. C’erano tutti quelli che erano sopravvissuti, a quei quaranta giorni che poi furono 33. Tutti quanti, e si riconoscevano.

Fra gli interpreti, Andrea Giordana (nella parte del comandante partigiano Alfredo Di Dio, che fu anche autore dell’inno della brigata partigiana “Filippo Beltrami” della Val D’Ossola, Marciar Marciar), Raoul Grassilli, Stefano Satta Flores. E Anna Identici, nella parte di Gisella Floreanini. Anna Identici cantava anche la siglia dello sceneggiato.

Ora, quella proprio non mi riusciva di ricordarmela. Mi ricordavo una vaga musica e un ancor più vago Quaranta giorni di libertà, quaranta giorni di libertà; ma per il resto il barattolo o lo sgabuzzino della memoria aveva immagazzinato solo quello. 1974. Avevo undici anni. Lo stesso anno di piazza della Loggia e dell’Italicus. Via dal corridoio, dovevo recuperare la memoria. E così sono andato a cercare in rete il testo di quella canzone. Inutile. Ci sono tutte le notizie sullo sceneggiato. Ci sono, anche su Bielle, altre canzoni di Anna Identici, quella tizia che dopo gli inizi di carriera da “ragazzina acqua e sapone” con canzonette del tipo di Quando m’innamoro, a un certo punto aveva cambiato tutto e s’era messa a cantare canzoni di mondine e di partigiani. S’era suicidata artisticamente per fare quel che voleva veramente, l’Anna. Cadendo col tempo in una depressione che la portò persino a tentare il suicidio, quello vero. Ma è ancora lì, dimenticata e condannata a non vendere mai più un cazzo. Una di quelle persone davanti alle quali è necessario semplicemente inchinarsi.

Insomma, tutto quanto tranne il testo. Persino la copertina dell’album omonimo, ma niente parole. E allora m’è venuta a mente una persona, una che fa di nascosto l’amministratrice del nostro sito delle CCG/AWS. Si chiama Adriana ed è, pensate un po’, ossolana. Per l’appunto. Ossolana, Anti-TAV, anarchica e diverse altre cose che non dirà mai, neppure qui dentro perché è iscritta, legge e sta sempre zitta, da montanara un po’ scontrosa e un po’ testacciadura. Ma stavolta le vado amorevolmente nel culo e la nomino, tiè. Dico le cose come stanno. Perché le ho scritto una mail notturna pregandola di vedere se riusciva a scovare il testo. Stamani m’ha spedito addirittura l’mp3 della canzone trovato con Emule. Cosa elementare, eh; solo che io sono un noto analfabeta informatico e Emule non ce l’ho. E se anche ce l’avessi, manco saprei usarlo, forse.

E così la memoria è stata recuperata. Una canzone disseppellita, una canzone bellissima. L’Anna Identici aveva e ha una voce meravigliosa. La musica della canzone era stata scritta, figuratevi, dai fratelli Guido e Maurizio de Angelis; proprio quelli di Furia cavallo del West, di Orzowei e di Spazio 1999 (passato da sette anni). Gli Oliver Onions, insomma. Che peraltro avevano scritto anche il tema musicale di Quaranta giorni di libertà, intitolato Verde, che fu un successo internazionale assieme allo sceneggiato. Ecco, si vede che era un periodo in cui persino i fratelli De Angelis potevano scrivere una canzone del genere. È ora di reimmetterla nella memoria di tutti, di riempire il buco assieme agli avvenimenti che l’hanno ispirata. Per ascoltarla, non mi resta che rimandare a Emule, voi che ne siete sicuramente capaci; a me c’è voluta un’ossolana silenziosa, che ancora ringrazio.


Libera Repubblica dell’Ossola. Assemblea a Domodossola.
Libera Repubblica dell’Ossola. Assemblea a Domodossola.
Gruppo partigiano della Brigata Partigiana “Filippo Beltrami”, Val d’Ossola, 1944.
Gruppo partigiano della Brigata Partigiana “Filippo Beltrami”, Val d’Ossola, 1944.

Quaranta giorni di libertà,
il sole in cielo si era fermato,
piccolo mondo pieno d’amore
di vita, di speranza e verità.
Quaranta giorni di libertà.

Dentro il nostro cuore era già domani,
tutti i nostri canti che rubava il vento.
Spuntava in mezzo ai sassi di quei monti
l’albero della nuova primavera,
di fronte al cielo nero che avanzava.
Era la nostra giovane bandiera,
che fiera sventolava,
quella vera no, non la spezzava.

Quaranta giorni di libertà,
il sole in cielo si era fermato,
piccolo mondo pieno d’amore
di vita, di speranza e verità,
quaranta giorni di libertà.

Spesso dentro il cuore normale è niente,
tanti nostri sogni che ha rubati il tempo.
Quell’albero ha trent’anni ed è cresciuto,
alla sua ombra è comodo restare
però dà tante foglie e pochi frutti.
Svegliati ancora, troppo c’è da fare,
se resti lì a guardare,
l’albero che hai piantato può morire.

Quaranta giorni di libertà,
il sole in cielo si era fermato,
piccolo mondo pieno d’amore
di vita, di speranza e verità,
quaranta giorni di libertà,
quaranta giorni di libertà,
quaranta giorni di libertà.

inviata da Riccardo Venturi - 27/3/2006 - 14:30




Lingua: Inglese

English version by Riccardo Venturi
June 5, 2010

A border stone of the Partisan Republic of Ossola Valley, October 1944.
A border stone of the Partisan Republic of Ossola Valley, October 1944.
FORTY DAYS OF LIBERTY

Forty days of liberty,
the sun had stopped in the sky,
a small world full of love,
of life, of hope, of truth.
Forty days of liberty.

It was already tomorrow in our hearts,
all our songs were stolen by the wind.
From amidst the trees of those mountains
the tree of a new srpring was growing,
in front of the black sky moving forward.
That was the flag of our youth
fluttering so proudly,
and the true one, no, could not be broken.

Forty days of liberty,
the sun had stopped in the sky,
a small world full of love,
of life, of hope, of truth.
Forty days of liberty.

Nothing, often, is normal in one's heart,
so many dreams are stolen by time.
That tree has grown up in thirty years
and you feel good sitting in its shadow,
but it has plenty of leaves and few fruits.
Rise up again, there's still a lot to do,
if you stay there and look
the tree you planted could die.

Forty days of liberty,
the sun had stopped in the sky,
a small world full of love,
of life, of hope, of truth.
Forty days of liberty,
Forty days of liberty,
Forty days of liberty.

5/6/2010 - 11:02




Lingua: Francese

Version française de Riccardo Venturi
12 juillet 2008
QUARANTE JOURS DE LIBERTÉ

Quarante jours de liberté,
le soleil s'était arrêté dans le ciel,
un petit monde plein d'amour,
de vie, d'espoirs, de vérité.
Quarante jours de liberté.

Notre cœur visait déjà le lendemain,
le vent volait toutes nos chansons.
L'arbre du nouveau printemps poussait
des pierres de ces montagnes
en face du ciel noir qui avançait.
C'était notre jeune drapeau
qui flottait si fier
et que rien n'aurait su briser.

Quarante jours de liberté,
le soleil s'était arrêté dans le ciel,
un petit monde plein d'amour,
de vie, d'espoirs, de vérité.
Quarante jours de liberté.

Rien n'est souvent normal dans le cœur,
si bien des rêves à nous volés par le temps.
Cet arbre a trente ans, il a grandi,
c'est agréable de demeurer sous son ombre
mais il donne tant de feuilles et peu de fruits.
Lève-toi encore, il y a trop de choses à faire,
si tu restes là à regarder
l'arbre que tu as planté peut mourir.

Quarante jours de liberté,
le soleil s'était arrêté dans le ciel,
un petit monde plein d'amour,
de vie, d'espoirs, de vérité,
quarante jours de liberté,
quarante jours de liberté,
quarante jours de liberté.

12/7/2008 - 16:26




Lingua: Tedesco

Deutsche Übersetzung von Riccardo Venturi
12. Juli 2008
VIERZIG TAGE VON FREIHEIT

Vierzig Tage von Freiheit,
die Sonne war im Himmel stehengeblieben,
kleine Welt voll mit Liebe,
mit Leben, Hoffnung und Wahrheit.
Vierzig Tage von Freiheit.

Es war schon morgen in unsrem Herzen,
der Wind hatt' alle unsre Lieder gestohlen.
Aus den Steinen von diesen Bergen
sproß der Baum des neuen Frühlings
vor dem vorankommenden schwarzen Himmel.
Es war unsere junge Fahne
die so stolz flatterte,
die wahre, die nichts zerbrechen könnte.

Vierzig Tage von Freiheit,
die Sonne war im Himmel stehengeblieben,
kleine Welt voll mit Liebe,
mit Leben, Hoffnung und Wahrheit.
Vierzig Tage von Freiheit.

Öftest ist nichts normal im Herzen,
so viel Träume, die der Wind uns gestohlen hat.
Dieser Baum ist dreißig Jahre alt und ist größer geworden,
es ist so gefällig, unter seinem Schatten zu bleiben,
er gibt aber so viel Blätter und wenige Früchte.
Brich noch auf, es gibt zuviel zu tun
wenn du dort bliebst und schaust
kann der Baum sterben, den du gepflanzt hast.

Vierzig Tage von Freiheit,
die Sonne war im Himmel stehengeblieben,
kleine Welt voll mit Liebe,
mit Leben, Hoffnung und Wahrheit.
Vierzig Tage von Freiheit,
vierzig Tage von Freiheit,
vierzig Tage von Freiheit.

12/7/2008 - 16:57





Μετέφρασε στὰ Ἑλληνικά ὁ Ρικάνρτος Βεντούρης
μὲ πολυτονικὴ ὀρθογραφία
17.5.2012
ΣΑΡΑΝΤΑ ΜΕΡΕΣ ΕΛΕΥΤΕΡΙΑΣ

Σαράντα μέρες ἐλευτεριᾶς
σταμάτησ' ὁ ἥλιος στὸν οὐρανό,
μίκρος κόσμος γεμάτος ἀγάπη,
ζωή, ἐλπίδα κι ἀρετή,
σαράντα μέρες ἐλευτεριᾶς.

Στὴν καρδιά μας ἥδ' ἦταν αὔριο,
τὰ τραγούδιά μας πού τα 'κλεψε ὁ ἄνεμος.
Μεγάλωνε μὲς στὶς πέτρες, στἀ βουνά,
τὸ δέντρο τῆς ἄνοιξης τῆς νέας
μπροστὰ στὸ σκότος ποὺ προχωρούσε.
Ἦταν ἡ σημαία μας ἡ νέα
ποὺ ἀνέμιζε μ' ὑπερηφάνεια
καὶ τὴν ἀληθινὴ δὲν την ἔσπασε.

Σαράντα μέρες ἐλευτεριᾶς
σταμάτησ' ὁ ἥλιος στὸν οὐρανό,
μίκρος κόσμος γεμάτος ἀγάπη,
ζωή, ἐλπίδα κι ἀρετή,
σαράντα μέρες ἐλευτεριᾶς.

Τίποτα στὴν καρδιὰ δὲν εἶναι κανονικό,
τόσα τ' ὄνειρα ποὺ μας ἔκλεψε ὁ χρόνος.
Μεγάλωσ' τὸ δέντρο, εἶναι τριάντα χρονῶ
καὶ στὴ σκιά του εἶν' ἄνετο νὰ μένουμε
μὰ κάνει πολλὰ φύλλα καὶ λίγους καρπούς.
Τώρα ξυπνᾶ, πολλὰ πρέπει νὰ κάνεις,
ἂν μείνεις καὶ κοιτάξεις
τὸ δέντρο πού το φύτευσες θα πεθάνει.

Σαράντα μέρες ἐλευτεριᾶς
σταμάτησ' ὁ ἥλιος στὸν οὐρανό,
μίκρος κόσμος γεμάτος ἀγάπη,
ζωή, ἐλπίδα κι ἀρετή,
σαράντα μέρες ἐλευτεριᾶς.

inviata da Riccardo Venturi - 17/5/2012 - 00:12


Senza timore di essere smentita, dico che state facendo una cosa veramente grande con questo sito che seguo ogni giorno. Quando ho visto oggi che avete inserito questa canzone, e nel mondo che avete raccontato, non ho potuto fare a meno di sobbalzare sulla sedia. Semplicemente grazie. Non vi conosco, ma so che siamo dalla stessa parte della barricata.

Marcella T. - 27/3/2006 - 22:26


Forse ve lo avranno già detto in tanti, ma secondo me questo è il sito più importante d'Italia. La memoria, tutta la nostra memoria con le sue canzoni. Semplicemente grazie.

Saverio Tamburini - 1/11/2007 - 18:55


io non so come dirvelo............sento anna identici e mi salgono le lacrime agli occhi, cosi, senza un apparente motivo........ma questa canzone che mi riporta bambino, per qualche motivo misterioso, mi è rimasta nascosta nell'anima. Ora, piu' di trent'anni dopo, eccola che riesce, provocandomi emozioni indicibili. che dire ? non ho parole per esprimere cio' che sento .Posso solo dire che è un'emozione infinita

Marco

marco - 10/7/2008 - 22:17


Ho trovato qui un bella dedica ad Anna Identici. L'autore (l'arcoriano Tafanus) cita anche passi dalla pagina delle CCG/AWS su "Quaranta giorni di libertà"

"Le Perle Musicali/85 - Anna Identici

Questa settimana la rubrica musicale voglio dedicarla ad una mia amica, una delle persone più semplici e meno arriviste del mondo: Anna Identici. Correvano gli anni di piombo (eravamo a metà degli anni '70). L'assassinio di Aldo Moro e la strage della sua scorta erano alle viste.

Eravamo tutti più giovani. Io abitavo in un attico d'angolo, e nella stanza circondata dal terrazzo, dove fra le tante cianfrusaglie c'era anche un pianoforte, sul quale spesso strimpellavo, senza il minimo senso del pudore, talvolta ci riunivamo per fare le ore piccole, tanto non avevamo appartamenti confinanti che avremmo potuto disturbare... un bel gruppo di amici: un professore di sociologia pazzo, che ci ha lasciati prematuramente. Un tipo bizzarro, che ogni volta si meravigliava perché lo stato gli pagava delle trasferte perchè potesse insegnare un paio di giorni a Urbino, ed un paio di giorni a Trieste. Sua moglie, una bella "mula" triestina, Melitta. L'amica originaria di Anna: una laureata in lettere e legge, che insegnava in un istituto tecnico di Cologno Monzese. Andava ad insegnare, anche in inverno, con delle camicette semitrasparenti, senza reggiseno... poi si meravigliava come Alice nel Paese delle Meraviglie quando i suoi "ragazzi" la accoglievano al grido di 'ohè... bella gnocca...'!

E infine, la meno appariscente e rumorosa di tutti, persino di Marisa, era Anna. Se non mi avessero giurato tutti che era una cantante - attrice all'apice della fama, l'avrei scambiata per una qualsiasi. Anche perché, dopo due bicchierini di pessima slivovitz al metanolo, si iniziava coi canti "etnici". Insomma, coi canti da ubriachi veneti e da osterie romane. Anna, con la sua bella voce infantile e cristallina, che si divertiva come una pazza, e non rabbrividiva per il mio 'accompagnamento' (chiamiamolo così per comodità) al piano.

Anna aveva appena finito di girare, come attrice, e come interprete della sigla, delle cui parole era co-autrice, uno sceneggiato che aveva avuto un enorme successo, con lei nella parte di Gisella Floreanini, e Andrea Giordana nei panni di un comandante partigiano. Anna Identici cantava anche la sigla dello sceneggiato. Lo sceneggiato, per chi se ne ricorda ancora, si intitolava 'Quaranta giorni di libertà'.

Alla vigilia della messa in onda televisiva, il 24 novembre 1974, il film viene proiettato in anteprima in un cinema di Domodossola che non riesce minimamente a contenere le migliaia di persone che si accalcano per entrare in sala. Allora erano avvenimenti di soli trent’anni prima. C’erano tutti quelli che erano sopravvissuti, a quei quaranta giorni che poi furono 33. Tutti quanti, e si riconoscevano.

Ed io mi inchino, con affetto e discrezione, di fronte a questa dolce, minuscola, fragile amica, che non ha mai accettato di vivere di musichetta 'leggera', come pure le sarebbe stato facilissimo fare."

Alessandro - 11/7/2008 - 08:47


Buonasera, possibile che non si riesca reperire questo film? Qualcuno mi può essere d'aiuto? grazie infinite. Euro.

euro - 3/12/2008 - 00:02


adriana - 3/12/2008 - 14:06


Sono Giorgio Quaglia, segretario della Camera sindacale UIL del Verbano Cusio Ossola. Se qualcuno vuole reperire il film "Quaranta giorni di libertà" può chiederlo in Comune a Domodossola o a Tele VCO. Anche io ne possiedo la videocassetta in quanto ho partecipato alla sua realizzazione interpretando il partigiano Livio. Nelle vesti della partigiana Elsa Oliva vi era invece Rita Barberis, che è poi diventata (ed è ancora) mia moglie.
L'altra canzone del film, altrettanto straordinaria, è un pezzo solo strumentale dell'allora complesso dei Domodossola dal titolo "Verde". Un saluto a tutti. Giorgio

Giorgio Quaglia - 21/12/2008 - 00:02


io ho scritto un email a vco visto che sono dal 1980 che abito in provincia di modena ma di origine ossolana,ma non ho avuto nessuna risposta.ciao euro marchesi

euro - 15/2/2009 - 10:20


Se il sig euro marchesi mi fa avere o pubblica la sua e-mail o il suo indirizzo, vedrò di mandargli copia del film. Saluti. (ciao47@ibero.it)
Invito fra l'altro a visitare il sito "pqlascintilla".

Giorgio Quaglia - 16/4/2009 - 23:30


questa mattina su rai storia, canale 805 della piattaforma sky, stanno trasmettendo il film 40 giorni di libertà, bellissimo io ne vorrei conservare una copia chi può procurarmela? grazie a chi vorrà aiutarmi!
daniele.bovolenta@ulivoperserravalle.org

Valsesia - 26/4/2009 - 10:16


Ragazzi, proprio il 24 e 25 Aprile 2009 ho visto in TV Satellite, "40 Giorni di Libertà" su Rai Storia, precisamente. Inutile dire che me ne sono innamorato; ho scaricato la stupenda canzone di Anna Identici,ma soprattutto nel film tv "40 Giorni di Libertà" c'era un sottofondo stupendo che accompagnava le scene, tipico anni 70...mi sapete dire il titolo di questa sorta di ballata?
Grazie, ve ne sarei molto grato!!!!

Michele C. - 25/5/2009 - 18:50


La sigla di "Quaranta giorni di libertà" si intitola "Verde", scritta dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis (M. & G. Orchestra), più noti al pubblico come "Oliver Onions", quelli delle colonne sonore di tanti film con Bud Spencer & Terence Hill, quelli di "Sandokan" e "Orzowei", per intenderci...

Alessandro - 26/5/2009 - 07:52


Complimenti a tutti per le informazioni e per avermi fatto rivivere un pezzo della mia gioventù quando conobbi i partigiani ANCHE ATTRAVERSO IL FILM CHE RICORDO VAGAMENTE sui 40 giorni dell'Ossola. Avevo 13 anni quando andò in onda e fischiettavo (guarda caso sulle alpi in vacanza con la famiglia=) il pezzo strumentale ... Da allora i partigiani e quelle idee non mi hanno più lasciato.

Pasquale - 30/3/2010 - 19:13


Bravissimi, e questa davvero mancava. E visto che siamo andati nell'Ossola, lo sapete che il qui sottoscritto Gian Piero Testa quando aveva suppergiù due anni e mezzo è andato assai vicino, con sua sorella Adele, a diventare un caduto della Resistenza ? Andò così, o almeno così la si raccontava in famiglia. Noi si stava di casa a Novara; ma da Novara si vedevano spesso, di sera, i bagliori degli incendi di Milano bombardata dagli alleati e tutti avevano paura che il cerchio si allargasse anche oltre il Ticino, dove c'erano fabbriche e campi d'aviazione. E in molti "sfollavano". Un nostro zio, cognato di mia madre, era un autista di autobotti e percorreva spesso la Valdossola: così gli venne in mente di proporla al parentado...come luogo sicuro. E tutti si andò a Gravellona Toce. Dove presto si capì che il posto tanto sicuro non era. A Gravellona era insediato il comando repubblichino e spesso i partigiani - che erano quelli di Alfredo Di Dio - scendevano ad attaccarlo. Una mattina, che tutto sembrava tranquillo, fummo accompagnati, mia sorella ed io, da una ragazzina vicina di casa a comperare il latte. Attraversando noi la piazza, cominciò una sparatoria da un lato all'altro, perché all'improvviso si era scatenato un attacco. Noi bambini ci fermammo come paralizzati. Ma dall'osteria che si apriva sull'altro lato della piazza, uscì di corsa l'oste, che sfidando il tiro incrociato, ci acchiappò e ci trascinò nel suo locale. Dovete credere che questo è il più lontano ricordo della mia vita, e infatti io vedo ancora con grande niditezza un lavandino sopra la mia testa e un po' più in là una tettoia di coppi che si infrangono, evidentemente colpiti dalle raffiche, delle quali risento il frastuono. Ci andò bene, e non ho mai saputo il nome di quell'oste coraggioso. Anche la mia zia Teresa, la persona più mite e più timorosa di tutto che abbia mai conosciuto, rischiò in quei tempi di diventare un'eroina della Liberazione. Proprio perché mite e paurosa, era angosciata dal dover vivere in mezzo alla guerra, di cui capiva ben poco. Un giorno, dopo l'ennesima sparatoria che l'aveva bloccata in un negozio, le uscì detto per esasperazione: che venga pure la Russia, ma che almeno la smettano di ammazzarsi. Qualche "patriota" andò subito a riferire la cosa ai repubblichini. Quelli erano tempi cupi da quelle parti, ne avevano appena fucilati per rappresaglia quaranta a Fontotoce, che è a un tiro di schioppo da Gravellona. Così un giorno un personaggio, il signor Fedele, che sembrava lavorare per il fascio, ma che invece, come poi si seppe, faceva il doppio gioco, fece in modo di avvisare mia madre che sua sorella era nella lista dei prossimi fucilandi per rappresaglia. Mia madre era molto più coraggiosa di sua sorella. Sapeva che il capo repubblichino era un fotografo di nome Caccia. Decise sui due piedi di andargli a parlare: ma, per non fare la fine di Tosca, vestì al meglio e pettinò accuratamente i suoi tre figlioletti, me compreso che ero il più piccolo, e ci portò a farci fotografare. Riuscì così a convincere il nero a levare mia zia dalla lista, perché non esisteva al mondo persona più innocua. Di questo episodio io non ho conservato memoria: ma la nostra fotografia che ci ritrae tutti e tre insieme con un'espressione un po' sgomenta stette a lungo appesa a una parete delle case che poi abitammo, e ogni venticinque aprile la mamma ce ne ripeteva la storia insieme a molte altre di quegli anni. Proprio la settimana scorsa ho ritrovato la fotografia e me la sono appesa nello studiolo in cui scrivo questi ricordi. La mamma ci trasmise la sua ammirazione per i partigiani, che aveva visto in azione proprio nell'Ossola, e non nascondeva la sua gratitudine per essere stata liberata, grazie a loro. da un incubo che la perseguitava da alcuni anni: quella di dover vedere un giorno i suoi figli in camicia nera.

Gian Piero Testa - 30/3/2010 - 22:35


Lascio un nuovo messaggio dopo quello di ieri. Mi sono messo alla ricerca dell'audio sia della versione di Anna Identici sia di "verde" e sono entrambi su you tube.... Io non ci avevo pensato..... ma se qualcun'altro li vuole riascoltare basta digitare titolo o autrice...
Saluti a tutti e ancora grazie per il tema, per i contenuti e per il sito.
Pasquale

pasquale - 1/4/2010 - 18:13


Meglio (per chi ha cari i propri padiglioni auricolari) riascoltare la vecchia sigla dei Domodossola
qui.

giorgio - 3/4/2010 - 09:29


Ma la sigla non s'intitolava "Verde" e non era degli Oliver Onions (quelli di Dune Buggy, Sandokan e Orzowei)?

Alessandro - 4/4/2010 - 20:30


Alessandro, ma la hai letta l'introduzione alla canzone?...

Riccardo Venturi - 4/4/2010 - 22:06


Rispondevo a Giorgio... la sigla "Verde" era degli Oliver Onions e degli Oliver Onions mi pare sia l'mp3 che Giorgio ha postato, attribuendolo al gruppo vocale de I Domodossola... o mi è sfuggito qualcosa? Certo, nell'intro si parla di Domodossola e dei fratelli De Angelis ("Oliver Onions"), ma non dei fratelli Miserocchi ("I Domodossola")... giusto? O c'è sempre qualcosa che mi sfugge?
Ciao!

Alessandro - 5/4/2010 - 00:03


Sì.. credo proprio che tu abbia ragione, Alessandro (come dimostra anche il link che ho postato).. Mi ha sviato, credo – oltre alla toponimia e al fatto che anche i Domodossola abbiano fatto a sigle televisive – quanto sopra riporta Giorgio Quaglia
, che al film aveva preso parte.

Buona giornata e buona gita fuori porta (se la fai:)

giorgio - 5/4/2010 - 08:12


Sono Leandro Castellani, regista di "Quaranta giorni di libertà", film-tv che mi costò un anno di quarantena da parte della dirigenza RAI perchè mi ero rifiutato di inserirvi, dietro pressioni dell'ultimo momento, presenze di favore di tipo politico. Ho raccontato la vicenda in "Memoria, mito, storia" a cura dell'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (1994)
Debbo fare una precisazione. la bella canzone di Anna Identici inserita in ognuna delle tre puntate, non è dei fratelli De Angelis - autori del commento musicale del programma e di "Verde" sigla del medesimo - ma di G.Bertero e G.Guarnieri.
Approfitto per salutare Giorgio Quaglia, sua moglie e tutti gli amici che mi hanno affiancato in questa bella impresa.
Leandro Castellani

3/6/2010 - 10:12


Un caro saluto a Lei, Leandro Castellani, e grazie per la precisazione.
Avevo nove anni quando vidi il suo "Quaranta giorni di libertà" e ancora ce l'ho impresso nella memoria...
Dal suo intervento constato pure che in RAI nulla è cambiato: allora la punivano per non cedere alle pressioni dei politici, oggi vogliono tagliare due delle quattro puntate di Saviano/Fazio solo perchè si affronterebbero argomenti scomodi per la "cricca", il terremoto in Abruzzo e i rifiuti in Campania...

The Lone Ranger - 4/6/2010 - 11:48


Naturalmente anch'io, e a nome di tutto il sito "Canzoni contro la Guerra", mi unisco nel saluto e nel ringraziamento a Leandro Castellani, che ci ha onorati di una sua visita e di un suo commento. La precisazione da lui espressa sarà ovviamente e immediatamente accolta in questa pagina.

Riccardo Venturi/CCG-AWS Staff - 4/6/2010 - 20:19


Mi sembra che il testo della canzone sia di Giorgio Bertero e la musica di Gianni Guarnieri... Cito a memoria (un po' appannata dopo tutti questi anni) e potrei sicuramente sbagliarmi.. Ad ogni modo si può sempre scrivere: testo e musica di Bertero e Guarnieri, come indicato dall'amico Castellani.

giorgio - 5/6/2010 - 08:26


Da una verifica su Google risulta che Giorgio Bertero è autore di canzoni (qui una pagina Wikitesti, peraltro ancora vuota), così come Gianni Guarnieri è un musicista già presente in questo sito: è l'autore della musica di E quando sarò ricca eseguita dalla stessa Anna Identici. Gianni Guarnieri, come riporta un commento di Alessandro, ora The Lone Ranger), è nato a Firenze nel 1926. Ha fatto parte del "Quartetto Radar", ed è fratello dell'attrice Anna Maria Guarnieri. L'introduzione alla canzone è stata aggiornata. Per l'occasione è stata aggiunta anche una versione inglese della canzone.

guarnieri

Riccardo Venturi - 5/6/2010 - 10:02


ragazzi e amici... credo che oggi questi valori non solo debbano essere recuperati .. ma rafforzati nella voglia interiore e nell'espressione di essi.
Salutoni e grazie

Pasquale - 28/6/2010 - 00:23


Carissimi, ho letto soltanto adesso - e me ne dispiace - il commento lasciato dal registra Leandro Catellani che ha fatto una giusta precisazione sulla canzone (ho verificato anche nel 45 giri in mio possesso) e mi ha lasciato dei gentili saluti che io e mia moglie Rita Barberis intendiamo ricambiare con affetto. Sono tanti infatti i ricordi di quelle straordinarie giornate, ma il pensiero più vivo è la stima e la simpatia che ha saputo infondere in tutti noi una persona e un registra - oltretutto molto bravo - come lui. Mi piacerebbe al proposito conoscere i suoi ultimi lavori e avere un recapito più diretto (anche per inviargli alcuni miei libri). Per quanto riguarda il film "Quaranta giorni di libertà", ho provveduto a mandarlo a chi me lo aveva richiesto e adesso ne sto predisponendo altre copie in DVD. Un abbraccio a tutti (e un saluto molto affettuoso a Leandro e alla sua Famiglia).
P.s. Mi piacerebbe mettere parti del film sul nostro blog "http://www.pqlascintilla.ilcannocchiale.it/" e su Facebook, ma non so quali siano i problemi in rapporto ai diritti d'autore o altro. Ciao.

Giorgio Quaglia - 9/12/2010 - 17:37


Buon pomeriggio io sono un domese che si è trasferito al sud per lavoro, ho cercato di avere una copia di quaranta giorni di libertà senza tagli(integrale) dato che la versione riadattata già la posseggo, e quel poco che io ero presente non c'è come altri momenti dei miei familiari all'epoca avevo avevo 9 anni ed ero uno dei bambini caricati sui camion e portati via, per questo motivo ci terrei molto avere la versione completa del film.
Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi risposta.

IERINO' PIETRO 18121965@alice.it

8/9/2011 - 16:29


Caro Pietro,
in questa paginadi Rewind - Rai Storia troverai notizie circa la prossima messa in onda dello sceneggiato.

adriana - 8/9/2011 - 20:00


Grazie adriana lo rivedro volentieri anche se già posseggo la mia copia però a quanto sembra la versione integrale andata in onda nei primi anni sembra sia introvabile.

pietro ierinò

Pietro Ierinò - 9/9/2011 - 14:15



Quaranta giorni di libertà: Alcuni brani dello sceneggiato originale


Quando, il 27 marzo 2006, questa pagina su Quaranta giorni di libertà (a partire dalla canzone, certo, ma immediatamente e ovviamente estesasi al film televisivo di Castellani e Codignola) è stata iniziata, in rete non si trovava davvero nulla, nemmeno il testo della semplice canzone. In questi sei anni, col suo "farsi" progressivo, questa pagina ha accompagnato la riscoperta e il recupero del film e delle sue musiche, tra le altre cose con gli interventi personali del regista, Leandro Castellani, e di Giorgio Quaglia (a suo tempo presente nel film assieme alla moglie, Rita Barberis). In rete, adesso, ci sono parecchie cose e ho come la sensazione che a tale cosa questa pagina non sia per niente estranea; non siamo qui per rivendicare una primazia, ma un buon contributo senz'altro sí. E cogliamo anche l'occasione per sollecitare Rai Storia, che tanti e tanti film televisivi ha recuperati e trasmessi, di farlo anche con Quaranta giorni di libertà, che ebbe un successo enorme in mezzo mondo.

Ma dicevamo del materiale ora presente in rete; tra di esso, come promesso dallo stesso Giorgio Quaglia, alcuni brani del film originale disponibili sia sul suo blog Pq La scintilla (sezione "Cultura") sia su YouTube. Li proponiamo qui anche noi come complemento necessario a questa pagina. [CCG/AWS Staff]


1. L'introduzione storica e la sigla iniziale "Verde" degli Oliver Onions (Guido e Maurizio De Angelis)



2. Una scena con Stefano Satta Flores (Aldo) e Luca Dal Fabbro (Andrea)



3. La proclamazione della Repubblica dell'Ossola sulla piazza di Domodossola, con gli abitanti della città e ancora Luca Dal Fabbro (Andrea). La colonna sonora è la canzone Quaranta giorni di libertà.



4. Il finale del film (con Stefano Satta Flores e Rita Barberis) e i titoli di chiusura ancora con "Verde". Si noti che al film collaborarono figure come Cesare Bermani, Franco Fortini, Vincenzo Moscatelli, Eugenio Cefis, Giorgio Bocca e Umberto Terracini.

CCG/AWS Staff - 17/5/2012 - 01:03


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