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Inno a Tripoli

anonimo


Lingua: Italiano

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[ca. 1911]

occupazione italiana della libia

Una feroce ed amara parodia contro la guerra coloniale italiana in Libia, che si concluse con l'annessione del paese nordafricano (durata fino alla fine della II guerra mondiale).

È sull'aria di "Tripoli bel suol d'amore", la famosa canzonetta composta proprio per esaltare l'avventura bellica italiana.

Testo ripreso da "Il deposito"

occupazione italiana della libia

foto riprese da Libya: Pictures of the Italian Occupation
Sai dove si stende
più sterile il suol?
Sai dove dardeggia
sanguigno più il sol?
Di madri il singhiozzo
di spose il dolor
son doni che reca
quest'Africa d'or

Tripoli suol del dolore
ti giunga in pianto
questa mia canzon
sventoli il bel tricolore
mentre si muore
al rombo del cannon

Naviga su fornitore
benigna è l'ora
e bella è l'occasion
Tripoli tu sei l'amor
il dolce sogno
dell'italo succhion

Tripoli suol del dolore
ti giunga in pianto
questa mia canzon
sventoli il bel tricolore
mentre si muore
al rombo del cannon

A te marinaio
va mesto il pensier
tu salva la pelle
se puoi bersaglier
va e spera vittoria
soldato perchè
vi resta in Italia
chi mangia per te

Naviga su fornitore
benigna è l'ora
e bella è l'occasion
Tripoli tu sei l'amor
il dolce sogno
dell'italo succhion

Al nero fratello
del suolo fatal
darem la pellagra
e marcia real
A Tripoli i turchi
non regnano più
le forche d'Italia
rizziamo laggiù.

Tripoli suol del dolore
ti giunga in pianto
questa mia canzon
sventoli il bel tricolore
mentre si muore
al rombo del cannon

Naviga su fornitore
benigna è l'ora
e bella è l'occasion
Tripoli tu sei l'amor
il dolce sogno
dell'italo succhion

inviata da Riccardo Venturi - 21/9/2005 - 03:24



Lingua: Italiano

A TRIPOLI! La canzone di propaganda originale
Autori: Arona e Corvetto

Per completezza inseriamo anche la canzone originale, che è ovviamente una canzone per la guerra.
La presentiamo assieme al commento di G/B, che ci ha spedito il testo.

È una canzone di propaganda scritta nel 1911, all'alba dell'impresa libica con la quale Giolitti intendeva dar sfogo alle tensioni interne del Paese.
Gaetano Salvemini definì la Libia "uno scatolone di sabbia" e tale infatti appariva a chiunque prima che negli anni '60 vi fosse scoperto il petrolio. Eppure vedi come qui lo scatolone di sabbia venga dipinto come un luogo, un Eden di delizie, di fertilità, di ricchezza e gloria.
Gea Della Garisenda, avvenente stella dell'operetta, cantò queste strofe, al Teatro Belbo di Torino nel 1911, coperta solo da un drappo tricolore. A far esplodere l'entusiasmo del pubblico tanto bastava. I soldati partiranno per il fronte libico accompagnati dal sorriso di una bella donna, fraintendendo volentieri tra la generosità di forme della cantante seminuda e la supposta generosità della Nazione che li manda ad una "passeggiata" militare sotto il sole d'Africa.
La canzone in questione inaugura il delirio della canzone patriottico-colonialista, un misto di banalità, retorica e rozzezza, che accompagnerà puntualmente le avventure italiane in terra d'Africa.
La canzone A Tripoli, che oggi suona vagamente sinistra al ricordo del sangue che costò la tardiva vocazione coloniale italiana, all'epoca fu un successo clamoroso: la pesantezza bandistica della sua musica parve solennità verdiana, la retorica dei suoi versi grande poesia.
La canzone tornò poi in voga nel ventennio fascista.
Eppure canzoni come questa in modo beffardo e macchiettistico alimentino false chimere rendendo ciechi e ignari di fronte ai rischi che una guerra puo provocare.
Forse è il gioco di retorica e demagogia.
(G/B)

P.S. Qualcuno (ultimamente lo stesso G.B.) ci sta proponendo tra le canzoni contro la guerra Faccetta Nera, ovvero la più famosa delle canzonette fasciste, adducendo come giustificazione il fatto che - sullo sfondo della propaganda a favore della guerra coloniale - vi si potrebbe leggere un esempio di solidarietà tra il legionario e la bella abissina.
La spiegazione non ci convince. Faccetta nera rimane una canzone militarista, interventista e fascista che con questo sito non ha proprio niente a che vedere! (mi sembra che non ci dovrebbe neanche essere bisogno di dirlo...)
(Lorenzo)

*

G/B ci segnala anche che in questo sito si può trovare la storia della bella abissina (che, a scanso di equivoci pare fosse una bambina all'epoca e che sia ancora viva) e alcune curiosità che "evidenziano un punto di vista più umano" della canzone (della quale viene presentata una versione in dialetto romanesco). Se a qualcuno interessa...
A TRIPOLI!

Sai dove s'annida
più florido il suol?
Sai dove sorride
più magico il sol?
Sul mar che ci lega
coll'Africa d'or,
la stella d'Italia
ci addita un tesor.

Tripoli, bel suol d'amore,
ti giunga dolce
questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri
al rombo del cannon!

Naviga, o corazzata:
benigno è il vento
e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana
al rombo del cannon

Tripoli, bel suol d'amore,
ti giunga dolce
questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri
al rombo del cannon!

A te, Marinaro,
sia l'onda sentier;
sia guida Fortuna
per te Bersaglier;
va' e spera, soldato,
Vittoria è colà...
Hai teco l'Italia
che gridati: va'!

Al vento africano
che Tripoli assal
già squillan le trombe
la marcia real.
A Tripoli i turchi
non regnano più:
già il nostro vessillo
issato è laggiù...

Un bel militare
voleva da me
un sì per qualcosa
(sapete cos'è).
Gli dissi ridendo:
"Tu avrai quel che vuoi;
ma prima, birbante,
va' a Tripoli, e poi..."!

Tripoli, bel suol d'amore,
ti giunga dolce
questa mia canzon,
sventoli il Tricolore
sulle tue torri
al rombo del cannon!

Naviga, o corazzata:
benigno è il vento
e dolce è la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarà italiana
al rombo del cannon

29/9/2006 - 16:51


Un brano di Jack Folla
segnalato in parte da Willy, ma ne riprendiamo il testo completo dal blog di vitty
Pregherei inoltre gentilmente Willy (e chiunque altro) quando inserisce un commento non scritto da lui, di citare chiaramente le fonti e l'autore.

Ricordate Faccetta nera??!! Cito testualmente (le parole di La Russa):
"Faccetta nera dimostra l'attenzione della destra italiana per l'integrazione".
Riascoltiamola nel 78 giri della memoria:

"Faccetta nera, sarai romana
e per bandiera ti darem quella italiana.
Quando saremo a Maccalè
noi ti daremo pane, zucchero e caffè".

Adesso rimettiamo nel libro di storia, però, le parole che La Russa ha sbianchettato.

9 Gennaio 1937: emanati i primi decreti di " difesa della razza" per impedire matrimoni misti in Etiopia.
Viene ufficialmenta proibita la canzone "Faccetta nera" perchè non rispondente ai principi razziali, ossia , per non incrinare una nuova amicizia, quella col nazismo.
Come ha detto La Russa??!! " Faccetta nera dimostra l'attenzione della destra italiana per l'integrazione?" Ma si, noi con l'integrazione ci abbiamo tanto provato, non sempre c'è riuscita, ma tanti poveri morti e un pizzico di buona volontà ce l'abbiamo messa. Anzi, partiamo pure da una canzone più antica.
Si ricorda, onorevole, quella che la folla cantava al porto di Napoli, nel 1893, alla partenza dei soldati che andavano a conquistare l'Abissinia di Menelik? Al governo c'era Crispi e "i nostri" li comandava il generale Baldissera.
Sul molo la gente cantava: "OH! Baldissera, non ti fidar di quella gente nera. OH! Menenlicche, le palle son di piombo e non pasticche". Bei testi.

Faccetta nera fu scritta da Giuseppe Micheli, ma era stata paradossalmente scopiazzata da Africanella di Roberto Bracco, il commediografo napoletano tra i pochi veri oppositori al fascismo, come i tredici professori su 1200 che rifiutarono la tessera e persero la cattedra.
La canzone esordì, cantata da Carlo Buti, musica di Mario Ruccione, al Teatro Capranica di Roma, la sera sel 24 giugno 1935.
Quindi nacque solo diciotto mesi prima di essere suicidata dalla censura fascista, perchè parlare di " bella abissina", quando si doveva fare una netta distinzione fra razza superiori ed inferiori, era diventato un reato.

Adesso non vorrei infierire , onorevole La Russa, ma se lei sbianchetta, io sono costretto a aggiungere. Perchè se lei cita Faccetta nera come esempio d'integrazione razziale, e poi magari (lei è un legislatore, onorevole) le sue parole verranno riportate in nun libro di storia, io non posso mica trascorrere l'esistenza a inseguire per la città le povere parole della cultura mia, nude e disperate come etiopi senza diritti, perchè senza cotratto di lavoro.
Per esmpio queste, di Vittorio Mussolini, primogenito maschio del duce,pilota d'aviazione in Etiopia.
Le faccio ripartire il 78 giri di Faccetta nera, perchè bisogna riascoltarle in silenzio e con la canzone giusta di sottofondo:
"....Non sono mai riuscito a vedere un incendio. Quando vedo passare un carro dei pompieri m'infilo dietro e via di corsa...così, forse perchè qualcuno era venuto a sapere di questa mia mancanza, ordinarono a un apparecchio della Quattordicesima Squadriglia di effettuare un bombardamento, nella zona dell'Adi-Abò esclusivamente con bombette incendiarie.
Si dovevano incendiare tutti i monti, le pianure, i paesini.....Era un lavoro divertentissimo!....Appena a terra le bombe facevano una fumata bianca, poi una gran fiamma e l'erba secca cominciava ad ardere.
Pensavo agli animali, chissà che fuga, chissà! Finite le gelatiere cominciavo il getto a mano. Era divertentissimo: una grossa zeriba, circondata da alti alberi, non riuscivo a colpirla.
Bisognava centrare bene il tetto di paglia, e solo al terzo passaggio ci riuscii. Quei disgraziati che stavano dentro, e si vedevano bruciare il tetto, saltavano fuori scappando come indemoniati"

Un divertentissimo esempio d'integrazione, non trova?

Se ne preferisce uno più moderno ce l'ho, attualissimo. perchè Faccetta nera è sempre attuale, dimostra sempre l'attenzione della destra italiana, come dice lei.
Siamo nella caserma di Bolzaneto, dopo il g8 di Genova.

Testimonianza di Evandro Fornasier, torinese, 39 anni:" Per circa cinque ore, a turno, i militari ci hanno usato violenze di vario genere: la testa contro il muro, calci sui testicoli, schiaffi, colpi al torace, gas urticante in faccia. E insulti continui: "Comunisti di merda","froci" oppure "perché non chiamate Bertinotti o Manu Chao?". Ci facevano sentire con le suonerie dei cellulari Faccetta Nera. Ci hanno cantato una litania che ho memorizzato: uno due tre viva Pinochet, quattro cinque sei morte agli ebrei, sette otto nove il negretto non commuove".

Questa la storia di Faccetta Nera di ieri e di oggi onorevole.
Faccetta Nera.


Riceviamo da Willy la seguente protesta:
Perché pubblicare quel testo integralmente?
Per criminalizzare?


Abbiamo pubblicato questo testo integralmente perché il brano riportato da Willy, estrapolato dal contesto, non permetteva di comprendere ciò che sosteneva l'autore.
Certo, si può essere d'accordo o meno con qualsiasi opinione, però bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di ribattere nel merito e non cercare di piegare, con la tecnica della sbianchettatura, le opinioni degli altri alla tesi che si vorrebbe avvalorare!

2/10/2006 - 11:36


Secondo quanto riportano Jona, Liberovici, Castelli e Lovatto nel loro "Le ciminiere non fanno più fumo. Canti e memorie degli operai torinesi" (Donzelli 2008) la parodia di "Tripoli, bel suol d'amore", reintitolata "Tripoli, suol del dolore" comparve su 'La Risaia. Giornale socialista vercellese' del 6 aprile 1912, senza indicazione dell'autore.

Però la paternità della parodia fu rivendicata da Luigi Castagno, detto Gino, nel corso di un'intervista risalente al 1960 in cui riferì a Jona e Liberovici che scrisse il testo durante gli scioperi dei metallurgici nel 1912...

Gino Castagno (1893-1971), torinese, disegnatore meccanico, dirigente tecnico alla Alfa Romeo e alla Viberti.
A 16 anni ha un grave infortunio sul lavoro e perde le dita di una mano. Questo non gli impedisce di lavorare e contemporaneamente dedicarsi all'attività politica. Nel 1909 fonda il Movimento giovanile socialista in Piemonte, con Gramsci e Romita. Con l'avvento del fascismo emigra in Belgio, non senza essere prima schedato come socialista sovversivo. Torna a Torino dopo l'8 settembre 1943 organizzando la resistenza in fabbrica e, nell'aprile 1945, la difesa armata. Nel dopoguerra è consigliere comunale a Torino, poi parlamentare per il PSI.

Alessandro - 25/12/2008 - 21:16


Tripoli, bel suol d'amore,
ti giunga dolce questa mia canzion,
sventolino i tricolori,
le stelle-e-striscie al rombo dei cannon!

leo - 20/3/2011 - 18:42


Giorgio ma noi si vorrebbe l'mp3 della parodia, mica di questa canzonetta interventista e colonialista :)

Lorenzo - 20/3/2011 - 23:00


Sì, ma fra le versioni c'è pure questa.. (oltre ad essere, ahimé, tornata attuale..) Comunque, quella parodica, se la trovo, la inseriamo pure.

giorgio - 20/3/2011 - 23:15


“italiani brava gente? En guera pare de no"
(Gianni Sartori)
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Tenpo jirava in te i USA na mostra de someje sora i crimini taliani in Africa, soratuto in Etiopia, durante la goera coloniale. Sarà difisile na volta o l'altra vederla anca in Italia, dato ke la scancelasión de le inumarevoli violasión dei diriti umani fate da le trupe tricolori in Libia, Etiopia, Yugoslavia, Albania… le xe na costante de la nostra politica. la proposta de area governativa de fare jite scolastike a El Alamein (par far conosare ai xovani studenti le glorie del colonialismo talian) no la xe sensa presedenti “illustri”.
Ani fa’ xe tocà a Ciampi de ricordare co orgolio la so esperiensa de xovane sotoficiale in Albania. On fià de ani indrìo, in tel 1997, ghe xera stae de le dikiarasión de Scalfaro (ke el xera prexidente de la Republica) ke le sercava de rivalutare el ruolo vudo da la Italia in Africa riproponendo vecie idee xà doparae da nasionalisti e militaristi “nostrani”: in fondo el colonialismo talian no el sarìa sta masa male, sostansialmente bonason e squaxi paterno verso i indijeni; i nostri coloni i garia pì ke altro costruìo strade, ponti, scole, indove i putei arabi e abisini i podea finalmente inparare el talian!
Anca Scalfaro però el se gaveva desmentegà de le forke, dei gas sofeganti o dei canpi de consentramento. Solo ke in Libia ghe ne xe stai costruii na doxina e ghe xe stai sarài rento desine de miliaia de libisi. Par gran parte dei prexogneri le condisión de detensión le ga portà ala morte.
Purtropo quando ke se parla de Libia se finise squaxi senpre a parlare de Gheddafi, desmentegandose ke el problema de le porkerie fate da la Italia Giolitiana e fasista no le xera na questión da risolvare co kel intrigo del colonelo, ma col popolo libico. Soratuto no la xe mai stada na questión solo ke de skei: se trata prima de tuto de ristabilire la verità storega sol colonialismo tricolore e sol mucio de crimini contro i diriti umani e contro el dirito dei popoli.
Come ke ga largamente documentà Angelo del Boca.
In te i arkivi de l’ex ‘Casa del Mutilato de Tripoli’ ghe xe ncora sirca 100 mile dossiers: par ognuno la storia de na inpicajón, de on asasinio politico, de na mutilasión, de na deportasión…
I documenta el calvario de on popolo agredìo, masacrà, mai sotomeso, dal 1911 al 1943. la prima rivolta de Sciara Sciat (otobre 1911) la vien stroncà sol sangue co miliaia de execusión sensa proceso de le quali ghemo testimonianse fotografike ke fa vegnere i sgrixoli. Contro la rexistensa libica in te i vintì ani ke vegnerà, sarà doparai i mexi pì moderni: autoblindo, aerei e parfìn armi proibìe come i gas a baxe de iprite e fosgene.
Se consilia de consultar a sto propoxito el libro de Eric Salerno “Genocidio in Libia” dove ke ghe xe le relasión fate proprio dai piloti taliani.
Naltro documento (relasión de la Divixion autonoma dei carabinieri reali de la Cirenaica) del novenbre 1930 el riporta la descrisión “circa gli effetti prodotti dal bombardamento a gas effettuata a Tazerbe”.
Da l’interogatorio de on “ribele” caturà se vien a savere ke dopo raquanti dì dal bonbardamento de l’oaxi “vide moltissimi infermi colpiti dai gas. Egli ne vide diversi che presentavano il loro corpo ricoperto da piaghe come ricoperte da forti bruciature”. El prexognero “riesce a specificare che in un primo tempo il corpo dei colpiti veniva ricoperto da vasti gonfiori, che dopo qualche giorno si rompevano con fuoriscita di liquido incolore. Rimaneva così la carne viva priva di pelle, piagata…”.
Grasie anca a sti mexi càncari, in tel 1932 el governatore de la Libia, Pietro Badoglio, el podeva anunsiar ke “la ribellione era stata completamente e definitivamente stroncata”.
Sirca 100 mile libisi, tra partijani e sivili ke in qualke maniera i gaveva sercà de oporse ai conquistadori i xera stai copài.
Sensa contare i morti provocai dai milioni de mine sepelìe da vari exersiti (taliani, todeski, e dopo anca inglexi). Desine de miliaia de libici i xe stai anca costreti a l’exilio. Se ritién ke sirca on otavo de la popolasion el xe sta sterminà e quindi se pole lejitimamente parlare de xenosidio, co bona paxe de storisi e politisi revixionisti. In Etiopia la “conquista dell’impero” la inisia in tel mexe de otobre del 1935. Xera oncora Pietro Badoglio a dirixere le operasión militari quando dai aerei taliani vegneva scaregae sora i abisini i soliti gas a baxe de iprite e fosgene. le inpicajon dei “ribeli” (veri o prexunti), la distrusión de intieri vilaji e el masacro dei sivili i vegneva ciamai “operazioni militari”.
Dopo l’atentato del febraro 1937 contro Rodolfo Graziani, vicerè de la Etiopia, segue on masacro indiscriminà. Par tri dì squadre de “vendicatori” le jira par Addis Abeba. Ala fine ghe xe bixogno de on mucio de camion par portare fora da la sità i cadavari, squaxi tuti squartai e decapitai, dei abisini copài.
El numaro de le vitime el resta inprecixà, comunque tra i diexemile e i trentamile.
Quanto al numaro totale dei morti provocai da la ocupasión taliana de l’Etiopia, se calcola ke semo intorno ai 730 mile dal 1935 al 1941.
El storego Michael Palumbo, ke co Ken Kirby el ga poduo vardare gran parte del materiale documentario sora i crimini de goera taliani catà in te i arkivi mericani e inglexi, el ga dito publicamente: “I documenti ke go catà i demostra ke i aleai inglexi e mericani i se xera inpegnai par scondare e buxarare e a inpedire l’estradisión de sentenara de criminali de goera taliani ke lori i saveva esare colpevoi de on mucio de cancarade”.
In te on documento conservà sol Public Record Office inglexe, Charles Neol, alto comisario inglexe a Roma in te’l dopogoera, el dixeva “on mucio de criminali de goera i ga rendùo servisi perfeti ai Aleai” e métarli rento garia portà ‘on choc pal governo talian’”.
le stese considerasión le se cata in te na letara de Alcide de Gasperi mandà so l’aprile 1946 a l’amiralio Stone, alto comisario merican. De Gasperi el spiega ke on aresto garia portà “ala nasita de na pericoloxa reasion in te’l paexe” co pexanti ripercusion politike.
Ma forse pì de tante parole basterìa vardare le someje ke testimonia la dixumana represión: i corpi muciài dei fuxilai dopo na rivolta intanto ke i soldai taliani in stivali e caski coloniali i xe drio a scavare na buxa granda par i cadaveri; la calma dignità del capo de la rexistensa senusita Sidi-Umar El Mukhtar (copà pì vanti) vestìo ala maniera tradisionale e in caene fra i carabinieri e na muciada ne ofisiali e funsionari incravatai co in testa ridicoli kepì (de le volte na someja pole rendare justisia, al de là del volere del fotografo); el cadavere de on goeriliero inpicà co on cartelo in arabo ke dixe “bandito e ribele”; la testa tajada de Deggiac Hailù Chebbebè, capo de la rexistensa etiopica copà in te’l setenbre 1937, infilsà so nalancia e mostrà ai marcà… le xe imajini ke inevitabilmente le ne fa ricordare quele de l’ocupasión todesca e de le represión naxi-fasiste ke, come in te na nemexi, anca el nostro popolo gavaria conosudo poki ani pì vanti.
Gianni Sartori

Gianni Sartori - 13/11/2014 - 08:48


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