Alle grida strazianti e dolenti
di una folla che pan domandava,
il feroce monarchico Bava
gli affamati col piombo sfamò.
Furon mille i caduti innocenti
sotto il fuoco degli armati caini
e al furor dei soldati assassini
"Morte ai vili", la plebe gridò.
Deh, non rider, sabauda marmaglia:
se il fucile ha domato i ribelli,
se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
sul tuo capo quel sangue cadrà.
[variante: sul tuo sangue quel sangue cadrà ]
La panciuta caterva dei ladri,
[variante: L'infinita catena dei ladri]
dopo avervi ogni bene usurpato,
la lor sete ha di sangue saziato
in quel giorno nefasto e feral.
[variante:
la sua sete di sangue ha saldato
in quel giorno nefasto e crudel]
Su, piangete mestissime madri,
quando oscura discende la sera,
per i figli gettati in galera,
per gli uccisi dal piombo fatal.
THE CRUEL MONARCHIST BAVA
For the racking and painful shouting
of a crowd asking for bread
the cruel monarchist Bava
fed the starving people with lead
There were a thousand innocent victims
shot by the fire of the armed Cains
and to the fury of murderous soldiers
Death to the viles!, the mob shouted
Don't you laugh, rabble of Savoy
if the rifles did put down the rebels
if the brothers killed their own brothers
On your blood, that blood is going to fall
The neverending chain of the thieves
after having stolen everything
quenched its blood thirst
in that inauspicious and fatal day
Cry, sad mothers, cry
when evening falls dark
for the sons put into jails
for the ones killed by the fatal lead

( Riccardo Venturi)
inserita il 2/6/2006 - 15:32




( Riccardo Venturi)
inserita il 2/6/2006 - 15:41
( Riccardo Venturi)
inserita il 4/9/2006 - 00:19
( adriana)
inserita il 23/5/2009 - 17:05

( CCG/AWS Staff)
inserita il 18/6/2009 - 02:11
(1898)
(dalle note alla canzone nell'album "Il fischio del vapore" di Francesco De Gregori e Giovanna Marini)
Il canto, scritto in seguito ai fatti di Milano e noto col titolo "Il feroce monarchico Bava", viene solitamente classificato fra gli inni socialisti. Esiste però una copia manoscritta, sequestrata all'anarchico Luigi Fabbri durante il domicilio coatto, da cui si ricava non solo il titolo originario - Inno del Sangue - ma anche il ritornello e tre strofe mancanti. L'autore non è conosciuto mentre l'ispirazione politica può indifferentemente essere socialista, anarchica o repubblicana. In epoca più recente si ha una citazione dei fatti di Milano anche in "Le parole incrociate", di Dalla-Roversi: "Chi era Bava il Beccaio/ bombardava Milano/ correva il novant'otto/ era un anno lontano".
PER RINFRESCARE LA MEMORIA
(da Nel vento)
Nel 1898 scoppia la guerra tra Spagna e Stati Uniti che provoca subito un forte rincaro del pane: questo significa un aggravio per le popolazioni in Italia le quali già patiscono la fame. Il governo non provvede e in tutta la penisola si moltiplicano le manifestazioni di protesta contro il caro vita che sfociano in tumulti e scontri con la forza pubblica. Gli scioperi e le agitazioni saranno repressi soprattutto a Milano dove il generale Bava Beccaris, per ordine del "re buono" Umberto I, soffocherà nel sangue i tumulti. L'ordine di sparare sulla folla inerme provocherà ufficialmente 80 morti e per questo gesto, per aver riportato "l'ordine", Bava Beccaris sarà decorato dal re.
Sulla carneficina perpetrata durante le quattro giornate di Milano (dal 6 al 9 maggio 1898) la storiografia riprende l'informazione governativa che indica in numero di 80 i morti nelle strade del capoluogo lombardo e 450 i feriti; altre fonti non riportano alcun numero limitandosi a scrivere di numerose morti, altre notizie parlano di centinaia di morti [trecento], per altri giornali dell'epoca il numero è di 500 e nel canto "furon mille i caduti innocenti, sotto il fuoco degli armati caini", che può anche essere solo una "licenza poetica".
Lo stato d'assedio venne mantenuto anche quando i milanesi erano stati ormai ridotti in condizioni di non nuocere. Per questo episodio a Bava Beccaris venne conferita la croce di Grande Ufficiale dell'ordine militare di Savoia, cosa che inasprì ancor più gli animi. Il capo del governo Di Rudinì gli telegrafò: «Ella ha reso un grande servigio al Re e alla patria». E meno di un mese dopo, il 6 giugno 1898 il Re in persona mandava al Bava Beccaris il seguente telegramma: «Ho preso in esame le proposte delle ricompense presentatemi dal ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A lei poi personalmente volli offrire di motu proprio la Croce di Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della patria. Umberto».
(da wikipedia)