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Dio è morto

Francesco Guccini
Lingua: Italiano

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[marzo 1965/March 1965]
Testo e musica di Francesco Guccini
Lyrics and Music by Francesco Guccini

 La prima incisione di
La prima incisione di "Dio è morto" dei Nomadi aveva il punto interrogativo in fondo al titolo!
Sebbene sia del '65, questa canzone non fu inclusa in "Folk beat n. 1" ma venne portata al successo dai Nomadi. E Guccini la canterà in pubblico soltanto dieci anni dopo, proprio insieme al celebre gruppo modenese.
Dio è morto "parla apertamente di corruzione e meschinità, di falsi miti e di falsi dei. È una canzone importante, [...] che apre la canzone di protesta italiana a temi ulteriori rispetto a quello del pacifismo, e più precisamente veicola un'opposizione radicale all'autoritarismo, all'arrivismo, al carrierismo, al conformismo" [P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 30].
Equivocando sul titolo (che richiama la celebre espressione nietzschiana) e fraintendendo il significato del testo, la Rai censurò questo brano che rappresenta uno dei vertici, non solo della produzione gucciniana, ma dell'intera canzone d'autore italiana. Il sospetto di blasfemia per quanto riguarda questa canzone può infiltrarsi soltanto in una mente ottusa e "malata" (anche se, dicendo ciò, non ho alcuna intenzione di offendere i responsabili di quella censura): ne sia prova il fatto che Dio è morto venne invece trasmessa da Radio Vaticana. Perché? Perché qualche persona intelligente aveva compreso che la canzone in realtà non celebra la morte di Dio ma proclama la necessità di una nuova rinascita spirituale e morale, e rappresenta una critica al "perbenismo interessato", al falso moralismo, all'imperante ipocrisia, al vuoto consumismo, al becero edonismo: e per capire tutto ciò basta fare attenzione alla chiusa, dove di Dio (e non di falsi idoli) si dice apertamente che "è risorto".
In fondo, la "morte di Dio" si è manifestata (si manifesta?) "nelle auto prese a rate... nei miti dell'estate... nei campi di sterminio... coi miti della razza... con gli odi di partito"; ma l'autore pensa che la sua generazione (ed essa con lui, vorrei dire) è preparata

a un mondo nuovo a una speranza appena nata
ad un futuro che ha già in mano a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge.
In ciò che noi crediamo Dio è risorto
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto
nel mondo che faremo Dio è risorto.

La ripresa anaforica finale, l'insistenza sulla "resurrezione" di Dio (cioè sull'esigenza di valori etici, e comunque non dogmatici e definitivi), non suona retorica perché se ne avverte la verità profonda, come del resto dimostra una dichiarazione dello stesso Guccini: "Aggiunsi una speranza finale non perché la canzone finisse bene, ma perché la speranza covava veramente".
Vorrei chiudere questa breve analisi citando ancora Jachia, il cui libro è davvero prezioso e fondamentale per capire a fondo l'ideologia e la poesia di Francesco Guccini. Scrive dunque l'autore: "Questa canzone, ma in realtà ogni sua canzone di questo e degli altri dischi, è così non solo una trincea di resistenza etica, umana e civile rispetto all'immoralità politica dominante nel mondo e in Italia, ma veicola al suo interno un'organizzazione logico-estetica capace di sopravvivere al passare delle stagioni e delle mode e alle facili strumentalizzazioni politiche. Non stupisce quindi, ad esempio, il continuo apprezzamento di Auschwitz e Dio è morto da parte dei giovani, laici e cattolici, susseguitisi in questi trentacinque anni" [cit., pp. 31-32].
Ma vorrei chiudere davvero con le parole che lo stesso Guccini ha usati per questi due evergreen: "A volte mi chiedo come Auschwitz o Dio è morto, canzoni scritte nel 1964-66, piacciano ancora così tanto e appaiano sempre attuali... Il merito però, devo dire, non è del tutto mio ma degli sponsor di queste canzoni, i razzisti e gli imbecilli che, a quanto pare, tornano periodicamente alla ribalta".

Giuseppe Cirigliano
da: http://www.giuseppecirigliano.it/GuccioDiomorto.htm


L'incipit della canzone è una chiara citazione del famoso poema Howl (Urlo) del poeta beat Allen Ginsberg.

A proposito della vicenda della censura della RAI ma non di Radio Vaticana va senz'altro ricordato che a favore della canzone si pronunciò addirittura papa Paolo VI, che definì il testo un lodevole esempio di esortazione alla pace e al ritorno a giusti e sani principi morali.

Dal sito In giardino il ciliegio è fiorito è possibile ascoltare anche un breve commento dalla viva voce di Guccini.


Il testo che segue è quello cantato dai Nomadi nella prima esecuzione, le versioni poi cantate dal vivo da Guccini presentano qualche variazione nella prima strofa (o forse è lui che si sbaglia!) tipo "lungo le strade che dal vino son bagnate / lungo le nuvole di fumo".

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già
dentro le notti che dal vino son bagnate
dentro le stanze da pastiglie trasformate
dentro le nuvole di fumo
nel mondo fatto di città
essere contro od ingoiare
la nostra stanca civiltà.
È un Dio che è morto
ai bordi delle strade, Dio è morto
nelle auto prese a rate, Dio è morto
nei miti dell'estate, Dio è morto.

M'han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità
le fedi fatti di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato
la dignità fatta di vuoto
l'ipocrisia di chi sta sempre
con la ragione e mai col torto.
È un Dio che è morto
nei campi di sterminio, Dio è morto
coi miti della razza, Dio è morto
con gli odi di partito, Dio è morto.

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni
e poi risorge.
In ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto!

inviata da Lorenzo Masetti e Riccardo Venturi - 2/6/2005 - 08:14


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Lingua: Tedesco

Versione tedesca di Riccardo venturi
Deutsche Fassung von Riccardo Venturi
Marina di Campo, Isola d'Elba/Insel Elba
2 giugno 2005 / 2. Juni 2005

Diese Übersetzung widme ich Manuela mit Liebe.

GOTT IST TOT

Gesehen
hab' ich die Leute meines Alters wegfliehen
auf Strassen, die immer zum Nichts führen,
suchen den Traum, der zum Wahnsinn führt
und suchen etwas, das sie nie finden können
in der Welt, die sie schon haben
in den Nächten mit Wein durchbesoffen,
in den Zimmern von Pastillen umgestaltet
in den Rauchwolken, in der Welt
die nur aus Städten besteht
zum Widerstand! Und mal hinaus
mit unsrer müden Gesellschaft!
's ist ein toter Gott,
an den Strassenrändern, Gott ist tot
in ratengekauften Autos, Gott ist tot
in den Sommermythen, Gott ist tot.

Gesagt
hat man mir, meine Generation glaube nicht
allem, was oft mit Glaube verkleidet ist
den ewigen Mythen des Vaterlands und der Helden
weil es die Zeit ist, zu verneinen und zu weigern
alles, was nur Falschheit ist!
Die Glaube aus Furcht und Gewohnheit bestehend
die Politik, die nur ist Karriere zu machen,
die gierige Kleinbürgerlichkeit,
die Würde nur als leerer Begriff,
die Heuchelei deren, die ständig
Recht haben wollen, und nie Unrecht.
's ist ein toter Gott,
in den Nazilagern, Gott ist tot
mit dem Rassenwahnsinn, Gott ist tot
mit dem Parteihass, Gott ist tot.

Ich denke
meine Generation sei doch bereit
zur neuen Welt, zu einer neugeborenen Hoffnung
zur Zukunft, die sie schon in den Händen hält,
zu einer waffenlosen Revolution
weil wir alle schon's wohl wissen,
dass Gott nur drei Tage tot bleibt
und dann aufersteht!
In dem, wem wir glauben, Gott ersteht auf!
in dem, was wir wollen, Gott ersteht auf!
in der Welt, die wir machen, Gott ersteht auf!

2/6/2005 - 10:02


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Lingua: Francese

Versione francese di Riccardo Venturi
Version française de Riccardo Venturi
Marina di Campo, Isola d'Elba / Ile d'Elbe
3 giugno / 3 juin 2005

DIEU EST MORT

J’ai vu
les gens de mon âge qui partaient
sur les chemins qui ne mènent jamais à rien
chercher le rêve qui mène à la folie
à la recherche de ce qu’ils ne trouvent pas
dans le monde qu’ils ont déjà
dans les nuits qu’on arrose de pinard,
dans les chambres qu’on transforme aux pastilles
dans les nuages de fumée
dans le monde fait de cités
s’opposer ou puis avaler
notre société fatiguée.
C’est un Dieu qui est mort
au bord des chemins, Dieu est mort
dans les autos achetées à rates, Dieu est mort
dans les mythes de l’été Dieu est mort.

On m’a dit
que ma génération ne croit plus maintenant
en ce que trop souvent on masque par la foi
en les mythes éternels de la patrie et du héros
et que le temps est venu de nier et refuser
tout ce qu’il y a de faux,
les fois faites d’habitudes et de peur,
la politique qui n’est que faire carrière,
le faux-culisme des bienpensants
la dignité vidée de sens
l’hypocrisie de ceux qui ont toujours
raison et jamais tort.
C’est un Dieu qui est mort
dans les lagers nazistes Dieu est mort
dans les mythes racistes Dieu est mort
dans la haine des partis Dieu est mort.

Mais je pense
que ma génération est préparée
à un nouveau monde, à un espoir qui vient de naître
à l’avenir qu’elle à dans ses mains
à une révolutions sans armes
car tous nous savons déjà
que Dieu ne meurt que pendant trois jours
et puis il renaît.
Dans ce que nous croyons, Dieu renaît,
dans ce que nous voulons, Dieu renaît
dans le monde que nous ferons, Dieu renaît.

3/6/2005 - 19:54


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Lingua: Esperanto

Versione in esperanto di Giuseppe Castelli

DIO MORTIS

Mi vidis
homojn de mia sama aĝo, kiuj iris
laŭ tiuj vojoj kondukantaj al nenio;
ilia revo al frenezo ilin tiris,
dum ili serĉis tiun ion netroveblan
en ĉi tiu laca mond',
laŭ noktoj kiujn malsekigas alkoholo,
en tiuj ĉambroj transformitaj per pilolo,
en tiu ĉi tutmonda urbo, ties nuboj, ties fum',
ĉu kontraŭstari aŭ engluti nian civilecon plu?
Kaj Dio mortis,
ĉe l' randoj de la stratoj Dio mortis,
ĉe l' partpagitaj aŭtoj Dio mortis,
ĉe la someraj mitoj Dio mortis.

Mi aŭdis
ke tiu ĉi generacio ne plu kredas
je ĉio, kio de tro longe nin obsedas,
eternaj mitoj de herooj kaj patrujo,
ĉar estas tempo jam por nei la malveron,
ĉiujn kredojn tiajn ĉi,
kredojn faritajn el kutim' kaj malespero,
la politikon nuriĝintan kariero,
la dignon plenan je malpleno,
la burĝan penon por la mono,
la hipokriton de l' fidelaj
subtenantoj de la bono;
kaj Dio mortis,
en ĉiu koncentrejo Dio mortis,
kun ĉiu rasa mito Dio mortis,
en ĉiu partiejo Dio mortis.

Mi pensas
ke tiu ĉi generacio estas preta
por nova mondo, por espero ĵus naskita,
por estonteco jam ĉemana, por senarmilaj ribel-agoj,
ĉar ĉiuj ni jam scias bone ke Dio mortas dum tri tagoj
kaj revivas,
en nia nura kredo Dio vivas,
en nia nura volo Dio vivas,
en la morgaŭa mondo Dio vivas.

2/6/2005 - 11:51


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Lingua: Inglese

Versione inglese di Alice Bellesi

GOD IS DEAD

I have seen
folks of my age going away
by nowhere leading roads
looking for the dream that leads to madness
in search of something they cannot find
in the word they have yet
in the nights wet with wine
in the rooms trasformed by pills
in the clouds of smoke
in the world made of cities
to be against or to swallow up
our weary civilization.
It's a God who's dead
at the edges of the roads, God is dead
in the hired cars, God is dead
in the summer myths, God is dead.

They've told me
this generation of mine doesn't believe
in what is often masked by faith
in the eternal myths of country and of hero
because now it has come the time of denying
all that's falseness
faiths made by habits and fears
politics that's only making good
interested respectability
dignity made of emptiness
hypocrisy of them who are
always right and never wrong.
It's a God who's dead
in the concentration camps, God is dead
with the myths of race, God is dead
with the party hatreds, God is dead.

But I think
this generation of mine is prepared
for a new world and for a new born hope
for a future yet in our hands,
for a weaponless revolution
because we all are knowing
that if God dies it's for three days
and then he rises.
In what we all believe God is risen,
In what we all wish God is risen,
in the world we'll make God is risen!

inviata da Alice Bellesi - 20/4/2009 - 16:57


IL GIALLO DELLA COPERTINA DEL TIME
La copertina del Time dell'8 aprile 1966
La copertina del Time dell'8 aprile 1966

Facendo un po' di ricerche per le CCG ho trovato che l'ispirazione del titolo "Dio è morto" viene, oltre che da Nietzsche naturalmente, da una copertina del Time che titolava appunto "God is dead". Facendo un po' di ricerche (sul sito del Time si trovano tutte le copertine) ho trovato che la copertina cui si fa riferimento dovrebbe essere quella che potete ammirare qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/God_is_dead

che però pone la frase in forma interrogativa "Is God dead?"
Questo non sarebbe un problema, se non fosse che poi le date non tornano: infatti la copertina è dell'8 aprile 1966 mentre la canzone "Dio è morto" è stata scritta, secondo quanto c'è scritto su "quasi come Dumas" nel marzo 1965. Quindi, o è un caso profetico (ma mai ai livelli di "Disastro aereo sul canale di Sicilia" di De Gregori, incisa quattro anni prima della strage di Ustica!) o, evidentemente, la notizia dell'ispirazione dal Time è falsa. Oppure è sbagliata la data della canzone. Oppure esiste un'altra copertina del Time che però non ho trovato.

Chi sa risolvere il giallo?

(Post di Lorenzo Masetti su news:it.fan.musica.guccini del 6 giugno 2005)

Lorenzo Masetti [tramite Riccardo Venturi sempre all'erta] - 6/6/2005 - 21:50


IL GIALLO DELLA COPERTINA DEL TIME: POSSIBILI SOLUZIONI

Potrebbe trattarsi di una somma di errori: la data della canzone potrebbe essere posteriore di qualche mese, e Guccini potrebbe aver "fuso" nel ricordo questo articolo interessante che aveva letto nel '65 con la poi celebre copertina del 66.

(il grande Ciofanskj)

7/6/2005 - 14:45


Come mai i Nomadi e Guccini si sono ispirati in parte a Nietzsche, che certamente non è un filosofo di sinistra? Comunque ottima la documentazione riguardante questa canzone.

Willy - 26/6/2006 - 11:13


Perché anche Nietzsche per criticare la società del suo tempo (metà '800) aveva annunciato, metaforicamente, "Dio è morto", solo che al posto della resurrezione di un dio nuovo, lui ha preannunciato la venuta dell'oltreuomo, che Hitler ha identificato con la razza ariana.

matteo88 - 19/6/2007 - 21:33


Non è molto corretto parlare di Nietzsche come filosofo di destra o di sinistra. La sua filosofia è apolitica. I messaggi che vuole portare a tutta l'umanità vanno al di la' dei semplici schieramenti politici.
In ogni caso, questa canzone è davvero profonda e bellissima, Guccini è stato molto in gamba.

Giuseppe - 2/3/2008 - 16:09


Petit commentaire en forme de dialogue à propos de la mort de Dieu
entre Marco Valdo M.I. et Lucien l'âne.


C'est pas pour dire, cette histoire de Guccini, Nietzsche et autres supputations à propos de l'éventuelle mort de Dieu ou des Dieux, me paraît assez fantaisiste.

Je suis bien d'accord, dit l'âne Lucien. Je veux bien penser que tout va vers sa mort inéluctable. Moi, par exemple, j'y vais d'un pas lent; comme Georges Brassens, je prends le chemin des écoliers, je fais des détours, j'y mets le temps. Mais, suis-moi bien, Marco Valdo M.I., mon ami, je ne peux avoir la chance ou le malheur (c'est selon comment on la regarde, la mort...) de mourir que parce que je suis vivant. Mais, dis-moi, mon bon ami, as-tu jamais vu un Dieu vivant... Pour cela, il eût dû naître, ce qui est proprement invérifiable.
Dunque, selon toi, Dieu ne peut pas mourir et a fortiori, être mort.

Oui, mais... pour ce qui est de Nietzsche, le Dieu qu'il fait ainsi mourir est purement philosophique et il n'a jamais existé que comme entité métaphysique, autant dire rien. La mort de Dieu est un jeu de mots.

Somme toute, dit Lucien l'âne, ce dieu-là, bref, Dieu, ce ne doit donc être qu'une proposition théorique...

Théorique, en effet, c'est le mot. Dieu est une pure proposition théorique qui n'a jamais eu d'existence que dans le cerveau de penseurs égarés. En somme et pour conclure, Dieu (et les Dieux, en général), c'est comme le sexe des anges... Pendant qu'on en discute, la ville brûle...

Ainsi parlait Marco Valdo M.I.

Marco Valdo M.I. - 15/6/2009 - 15:17


Complément énigmatique de Lucien l'âne

Si l'espoir réside en Dieu, autant se suicider tout de suite...

Lucien l'âne

Marco Valdo M.I. - 15/6/2009 - 15:26


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Lingua: Italiano

Questa la versione dei NoBraino

una cover, un omaggio, una versione ben più "terrena", più "nichilista", più "disperata"
ancora una canzone trascritta da un live, con qualche parola mancante: l'intro e la canzone

DIO E' MORTO

Guardiamo gente che sta andando via
queste strade non portano a niente
né al sogno né alla follia
cercare nulla e trovarne un'infinità
su queste strade bagnate di vino
trasformate da sostanze ...
come di stupidi eroi da inseguire
essere contro per stare in una metà
morti, ai bordi delle strade,
morti, nelle auto prese a rate,
morti, nei centri commerciali,
morti, nel mondo delle case,
morti, morti.

Persi nel vento che gonfia gli incendi
perdiamo sangue, versiamo benzina
creiamo il panico che ci sorprende
stiamo inseguendo, stanno inseguendoci
verso il terno, viviamo il momento
cerchiamo il verde, versiamo cemento
per dare senso alla contraddizione
cambiamo il senso del senso di verità
morti, ai bordi delle strade,
morti, nelle auto prese a rate,
morti, nei centri commerciali,
morti, nel mondo delle case,
morti, smarriti o ritardati,
morti, nei reality d'azione,
morti, di maleducazione
morti, per farvi un ospedale
morti, di ipocrisie avariate
morti, di noia addolorare
morti, di chi dovrà aspettare
morti, aspettando di cambiare
morti, aspettando di cambiare
morti, aspettando di cambiare
morti, aspettando di cambiare
morti, aspettando di cambiare
morti, aspettando di cambiare
morti, aspettando di cambiare
morti, morti.

inviata da DonQuijote82 - 15/6/2011 - 08:52


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Lingua: Russo

Versione russa da http://it.lyrsense.com/francesco_guccini/dio_e_morto

Бог мертв

Я видел
как мои ровесники уходят прочь
вдоль дорог, что ни к чему никогда не ведут,
искать мечту, которая ведет к безумию,
в поиске чего-то, чего они не находят
в том мире, что у них есть сейчас
В ночах, что омыты вином,
в комнатах, что из-за таблеток видятся иначе
Вдоль облаков из мирского дыма,
выброшенного городом
будучи против того, чтобы
терпеть нашу уставшую цивилизацию

А Бог мертв
На бордюрах дорог Бог мертв
В авто, взятых под процент Бог мертв
В выдумках лета Бог мертв...

Мне сказали,
что это мое поколение теперь не верит
в то, что часто скрыто за верой,
во всеобщие мифы о родине или герое,
потому что сейчас пришло время не принимать
все то, что ложно
Убеждения, возникшие из-за привычки и страха
Политику, что всего лишь построение карьеры
Показную заинтересованность,
достоинство, сотканное из пустоты,
лицемерие того, кто всегда на стороне правого,
и никогда — допустившего ошибку

А Бог мертв
В лагерях смерти Бог мертв
Вместе с выдумками о расах Бог мертв
Вместе с партийной ненавистью Бог мертв

Но я думаю,
что это мое поколение готово
к новому миру и к только что появившейся надежде
на будущее, что у него уже в руках,
на мятеж без оружия,
потому что все мы сейчас знаем,
что если Бог умирает, так это на три дня,
а потом он воскресает

В том, во что мы верим Бог жив,
В том, чего мы хотим Бог жив,
в мире, который мы создадим Бог будет жив...

inviata da DonQuijote82 - 31/8/2011 - 13:47


2012
I luf cantano Guccini
luf

Certo che si può sempre dire che "Dio è morto" non ha nessun bisogno di essere rifatta. E' perfetta così. Cristallizzata nella versione di Augusto Daolio e dei Nomadi di quasi 50 anni fa (47 per la precisione). Tanto che anche i rifacimenti dello stesso Guccini non hanno aggiunto niente. Ma provate ad ascoltarla."Dio è morto" non è che uno degli undici capitoli in cui si dipana questa "Guccineide", ma l'ho citato non a caso subito, perché è forse la canzone che ha subito la trasformazione più profonda e peraltro azzeccata. Se facciamo la tara delle parole, potrebbe anche trattarsi di una canzone del tutto nuova. Il plagio lo concedono solo con prove maggiori. La musica resta sospesa e in sottofondo, dando la sensazione di una tensione crescente, mentre Canossi salmodia il celebre testo, facendone una sorta di preghiera laica, sommessa e intensa. Più che un urlo di rivolta come era nella celebre versione del 1965. E se un gruppo riesce a salvarsi l'anima rifacendo "Dio è morto", uno dei classici immortali, per quale motivo non dovrebbe passare a pieni voti l'intera operazione?

donquijote82 - 20/5/2014 - 10:23

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