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È arrivato l'otto settembre

Silvio Marata
Lingua: Italiano


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[1983]

Con questa canzone raggiungiamo il cinquecentesimo autore delle "CCG" (10 novembre 2004).

Registrazione di Gian Paolo Borghi e Giorgio Vezzani, 1983, informatore Silvio Marata, autore e cantore popolare, nato a Savignano di Grizzana nel 1922, al tempo residente a Casalecchio di Reno, già muratore e quindi dipendente della società dei telefoni.
Il primo atto della mia vita
che io vi ho già raccontato
il secondo l'ho preparato
per potervelo fare ascoltar.

Eravamo rimasti in quattro
padre e madre ed una sorella
ma il sole in quella casetta
e ben poco si facea veder.

Mia sorella ben presto si sposa
io rimango solo coi genitori
ma per me crescono i dolori
di lavoro e responsabilità.

Eravamo in tempo di guerra
la mia classe è stata chiamata
e sebbene il babbo ammalato
io lo stesso dovevo partir.

A raccontare cerco di esser breve
spiegando solo qualche episodio
ma quella guerra era piena di odio
che da ogni parte si faceva sentir.

Si subiva bombardamenti
in città e in periferia
era diventato una follia
per tutta l'umanità.

È arrivato l'otto settembre
e sembrava la guerra finita
ma era solo una finta
per volere tradir gl'italian.

Una mattina ci siamo alzati
circondati eravam dai tedeschi
fra le grida e dei lamenti
abbiamo udito si salvi chi può.

E ben presto siamo scappati
come bestie nella foresta
nessuno sapeva con esattezza
la strada meglio che si doveva far.

Questa è la sorte di noi soldati
che abbiamo fatto sempre il nostro dovere
ma il veleno ci han dato da bere
e di stento ci han fatto morir.

Io vi parlo a nome di quei morti
che purtroppo non posson parlare
e io vi voglio testimoniare
la brutale fatal realtà.

Quel che vi sto raccontando
è una storia poco conosciuta
ai responsabili è poco piaciuta
ma il popol deve saper.

Una repubblica è stata formata
condizionata dai tedeschi e missini
e i soldati più genuvini
di ogni sorta dovevan subir.

Era una grande pazzia
perché la guerra era già perduta
ma a far del mal per lor è piaciuta
rovinando tutta l'umanità.

Quel periodo fu brutale
i civili venivan rastrellati
e tanti venivan fucilati
con una spietata infame facilità.

Bombardamenti a tappeto
i soldati internati in Germania
quest'è il frutto di quella canaglia
che purtroppo è tutta realtà.

Nel sbandamento dell'otto settembre
che io ero riuscito a scappare
ma le spie mi son venute a cercare
e ho dovuto n'altra volta partir.

Mi han portato a Bassano del Grappa
insieme ai tedeschi e ai volontari
le paure di quei criminali
non le posso mai più dimenticar.

Come me ce n'era tant'altri
che ci hanno fatto partir con la forza
allo sbaraglio si metteva la vita
e qualcuno riusciva a scappar.

Ma la cosa diventava più grave
lor parlavan di decimazione
e per noi prender una decisione
rimaneva sempre più fatal.

Una notte con un mio collega
con una corda ci siamo calati
da un contadino siamo arrivati
per poterci farci aiutar.

E ci han cambiato i vestiti
risultando due operai
ma a passare il Po erano guai
perché il ponte non c'era più.

Ma lì c'era un zatterone
che portava soldati e operai
e noi in mezzo ci siamo infiltrati
con una certa facilità.

E avendo passato il lago
ognun ha preso il suo cammino
con fatica e molta fortuna
son riuscito ad abraciar i genitor.

Mio babbo mi ha fatto presente
che la zona è pericolosa
e i tedeschi ci sono ancora
e un rifugio ti devi trovar.

E difatti sotto un mucchio di sassi
dove c'era mio cugino
con del pane e un poco di vino
la mia casa era quella là.

La mamma mi porta del pane
raccontando una brutta scena
è passato un uomo che piangeva
e dicendo che tutti ci hanno ammazzà.

Lui era senza le scarpe
e ferito era in un braccio
lui ha chiesto alla mia mamma
se poteva essere curà.

Lui ha detto eravamo coi tedeschi
a fare delle postazioni
e quel giorno ci han portato nei Grottoni
e una buca grande ci hanno fatto far.

Ma appena fatta la buca
ci han levati scarpe e orologi
allineati vicino alla fossa
mitragliati all'istante così.

Il superstite ha raccontato
son caduto finto di esser morto
con la terra sono stato sepolto
e il fiato tiravo pian pian.

Ho aspettato un pochetino
e sembrava in tutto silenzio
sono uscito da là dentro
e pian piano mi sono portato qua.

E quegli otto miei compagni
che con me erano a lavorare
in quella fossa gli ho dovuto lasciare
giovani e anziani di ogni età.

Io parlo del giorno seguente
un dottore va a visitare n'ammalato
anche lui è stato pigliato
e la buca gli volevan far far.

Lui è svenuto caduto per terra
sapendo già cos'era la sua sorte
e ben presto gli han dato la morte
senza stare un istante a pensar.

Per fortuna una mattina
sono arrivati gli aeroplani
e le bombe han cominciato a sganciare
e un pomte sul Reno han fatto saltar.

Ma i tedeschi con la paura
gli alleati non c'erano ancora
e noi eravamo intusiasmati
di vedere gli american.

E allora con mio cugino
con sua moglie e la sua bambina
abbiam detto di partir domattina
per trovare gli american.

E allora siam partiti
dai tedeschi siam stati avvistati
le cannonate ci hanno sparato
senza recarci nessun guai.

Dieci chilometri noi abbiamo fatto
e abbiam trovato una guardia americana
lì c'è stato un po' di dogana
perché tutto volevan saper.

E appena che tutto han saputo
sono stato molto cordiali
sigarette in abbondanza
e cioccolate ci han voluto dar.

Alla nuova generazione
io voglio allor dichiarare
e gli chiedo di volermi ascoltare
per il bene dell'umanità.

Quello che vi sto dicendo
è frutto di una dittatura
che ha destato sdegno e paura
da non poter mai più dimenticar.

E finisco con questa storia
che rimane brutta e commovente
io in coro dico alla gente
libertà libertà libertà.

inviata da Riccardo Venturi


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