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Rom Tiriac Rom (Tor de' Cenci)

Ivan Della Mea


Lingua: Italiano


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[marzo 2000]
Testo e musica di Ivan Della Mea
Pubblicata su "Liberazione" il 17 marzo 2000, poi incisa nel CD de "Il Manifesto", La Cantagranda, autunno 2000.

"Roma, marzo 2000. Il borgomastro Rutelli e il ministro Bianco decidono di azzerare un campo di rom inviandoli in centri di prima accoglienza sia al paese di origine, magari già bombardato."
(Ivan Della Mea, Prima di dire, Cantate dalla caduta del Muro di Berlino alla seconda guerra del Golfo, Jaca Book, 2004, p. 118.)

ZINGARI: ESSERI UMANI DI SERIE "B"
di Roberto Pignoni, da SottoVoce
Reska. Da Kelebek.
Reska. Da Kelebek.


Ieri, 3/03/2000 alle ore 01.30 di notte, è iniziata un'imponente operazione di polizia nei confronti del popolo ROM abitante a TOR DE' CENCI, nel campo "attrezzato" del Comune di Roma.
Gli abitanti in questione dovevano essere spostati temporaneamente, in collaborazione con l'ARCI Solidarietà del Lazio, per permettere alcune migliorie e la tanto attesa installazione dei container al posto delle roulotte ormai fatiscenti. Non erano previste espulsioni fino al rientro al campo finalmente riattrezzato (?) di Tor de' Cenci.
Alle ore 7.30, all'inizio del turno di accompagno scolastico, gli operatori dell'ARCI, arrivati al campo, si sono trovati la sorpresa: un numero sconsiderato di forze dell'ordine, tante ruspe che demolivano tutto ciò che c'era al campo e nessun abitante.
Gli operatori si sono subito diretti nel luogo individuato in precedenza, dalla XII circoscrizione, per l'eventuale spostamento ma anche lì le sorprese non sono mancate: non hanno trovato un campo accogliente, con luce, acqua e roulotte dignitose come promesso, ma un piccolo lager contenente un pugno di roulotte con dentro topi morti, 8 bagni chimici, un'autocisterna e 114 persone mancavano all'appello (38 maggiorenni, 76 minorenni di cui 24 iscritti e frequentanti per l'anno scolastico in corso).
Per tutto il giorno sono corse voci terrorizzanti di deportazioni in massa verso la Bosnia.
La polizia smentiva la possibilità di rimpatrio immediato ma dichiarava che tutti i fermati (50 secondo la questura), senza permesso di soggiorno o con reati, sarebbero stati espulsi.

Venivano espulse e deportate 37 persone (13 maggiorenni, 24 minorenni di cui 6 iscritti e frequentanti per l'anno scolastico in corso, 4 iscritti alle scuole elementari e materne per l'anno scolastico 2000/2001, 15 nati a Roma e 1 a Parigi). Deportate in Bosnia, loro "terra natale", in realtà terra di origine solo dei più anziani. Ora le loro case, in un paese di montagna a nord di Sarajevo, sono occupate dai Serbi in base agli accordi di DAYTON (dove la Bosnia venne divisa "etnicamente").

Esulta il Sindaco Rutelli, esultano le destre forcaiole e razziste per l'espulsione di pericolosi criminali.

Piangono i bambini senza colpa, si disperano uomini e donne ai quali a fatica si stava aprendo una strada dignitosa (scuola, palestra, lavoro in cooperative), scacciati là da dove sono stati già scacciati, dove non hanno più nulla se non il terrore della persecuzione.

È l'Italia del centrosinistra (la destra farebbe peggio?), dove si costruiscono lager per stranieri, dove sindaci, prefetti e questori hanno la licenza di riconsegnare ai boia chi li fugge.

È la Roma del Giubileo, la capitale di uno dei 7 paesi più ricchi del mondo che non trova pochi spiccioli per un'accoglienza dignitosa a chi fugge guerra, miseria, e persecuzione ma si abbellisce per l'evento eliminando, senza "differenziarla", la spazzatura.

SONO ZINGARI, BRUTTI, SPORCHI E LADRI, A CHI IMPORTA?

Gli educatori e gli accompagnatori dell'ARCI e i volontari A.G.E.S.C.I. del campo ROM di Tor de' Cenci

Cacciati da Roma, cacciati da Vlasenica
di Cinzia Gubbini, da Il Manifesto del 7 Marzo 2000

Li hanno spediti dritti dritti in Bosnia Erzegovina. D'altronde "provengono" da lì, e lì devono tornare: sono irregolari, anche se da dieci anni vivono in Italia. Non importa che la loro città, Vlasenica - a 60 chilometri da Sarajevo - ormai sia occupata dai serbi, come stabilito dagli accordi di Dayton. Non importa che le loro case, abbandonate poco dopo la morte di Tito, siano ormai le case delle famiglie serbe. Trentasette rom bosniaci, abitanti del campo di Tor de' Cenci, all'estrema periferia romana, sono stati espulsi al tempo record di dodici ore. Caricati su un "M80" affittato dal ministero degli Interni e scaricati a Sarajevo, senza niente addosso, così, come sono stati prelevati a notte fonda dalle roulotte in cui dormivano. Tra loro ventiquattro minorenni; e tanti casi quantomeno "strani", che fanno sospettare di un'operazione al limite delle norme di legge. Al telefono dalla Bosnia Ma anche se tutto dovesse "essere in regola", lascia attoniti la superficialità con cui si è deciso della sorte di trentasette persone, paracadutati in quattro e quattr'otto in una situazione di guerra, una guerra da cui hanno tentato inutilmente di fuggire. Se la sono ritrovati in faccia, la guerra, appena superato il "corridoio" che separa la parte bosniaca, e musulmana, dalla parte serba, e ortodossa. "Ci hanno detto 'dove andate?'", racconta Asco al telefono, "noi eravamo in macchina, ma ci hanno fatto scendere, c'è sempre gente lungo la strada. 'Nelle nostre case' gli abbiamo risposto. Ma loro ci hanno detto che non abbiamo più case lì, e non abbiamo il diritto di entrare". Poi li hanno picchiati, così, a mani nude, tanto per fargli capire l'antifona. Tra i feriti anche la nonna di Serbo, un ragazzo di quattordici anni che probabilmente non doveva essere rimpatriato, il quale ha assistito inerme agli strattonamenti della donna, e che adesso al telefono dice: "Non me lo aspettavo". Sono stati lasciati soli all'areoporto di Sarajevo, il compito del governo italiano finiva lì, un volo aereo gratuito verso la "nazionalità di provenienza", e poi buona fortuna. Dopo l'incontro-scontro con i serbi e l'assaggio amaro della nuova situazione politica nell'ex-Yugoslavia, i trentasette rom si sono rifugiati a Kladanj, la collinetta di fronte a Vlasenica, rimasta in mano ai bosniaci. Ora vivono a casa di Osman, l'unico ad avere un appartamento anche lì; dormono tutti in una stanza e sono ancora frastornati. "Che dobbiamo fare?", chiedono. I bambini sono più espliciti: "Fateci tornare".

Lo sgombero del campo rom di Tor de' Cenci è pieno di lati oscuri. Nella notte tra giovedì e venerdì sono arrivati polizia, carabinieri e vigili urbani; in tutto quattrocento uomini. Nessuno era stato avvertito dell'operazione: "Non ne sapevamo niente", racconta Sergio Giovagnoli, presidente dell'Arci-Solidarietà, l'associazione che da cinque anni si occupa della scolarizzazione dei bambini del campo. "Il Comune ci aveva preannunciato che finalmente sarebbero arrivati i container per le persone del campo, un campo attrezzato, e quindi non abusivo. Abbiamo fatto riunioni, ci siamo consultati, il trasferimento delle famiglie doveva essere svolto con la nostra collaborazione". "Sono arrivato alle sette, come tutte le mattine, per portare i bambini a scuola - racconta Paolo, un operatore - Non c'era più nessuno: solo le ruspe che spianavano tutto e un elicottero che monitorava la situazione dall'alto. Una scena agghiacciante".

"Portavano le maschere", raccontano adesso i bambini che sono stati risparmiati dalle espulsioni a man bassa. Le loro parole non sono lontane dalla realtà: qualche agente indossava addirittura i passamontagna. Non solo l'arrivo imprevisto all'una di notte, quando tutti dormivano nelle vecchie roulotte; non solo le botte con i manganelli sulle porte al grido di "Svegliatevi"; pure i passamontagna, che hanno spaventato gli abitanti del campo, caricati su due pullman senza troppe spiegazioni. Centodiciannove sono stati portati in questura "per accertamenti" (molti avevano pendenze penali), gli altri 98 sono stati traferiti in un nuovo campo, alla fine della Laurentina. Qui resteranno fino alla fine dei lavori nell'area di Tor dé Cenci, dove saranno sistemati i container, la risposta più avanguardistica del comune di Roma alle esigenze abitative dei rom, votati a vivere nei "ghetti", nonostante comprare container sia di gran lunga più costoso che acquistare prefabbricati.

Ma cosa è successo in questura? Perché trentasette persone sono state immediatamente rimpatriate? Le notizie sono ancora frammentarie, poiché i decreti di espulsione sono stati notificati singolarmente agli espulsi, e la questura non ne ha dato, finora, comunicazione agli avvocati. Eppure ci sono alcune storie che fanno rabbrividire. Quella di Serbo, per esempio. Chi lo conosce non può credere che sia stato rimpatriato. Serbo ha quattordici anni, è nato a Parigi, e non è mai stato a Vlasenica. Da lì vengono i suoi genitori: il padre attualmente è detenuto a Regina Coeli, la madre si è sposata con un altro rom. Lui abitava in una roulotte con la nonna, a Tor de' Cenci: un ragazzino spiritoso, perfettamente integrato; un corridore provetto, tanto che è entrato nella squadra delle Fiamme Gialle, di cui aveva anche il tesserino, che gli è stato strappato al momento del rientro a "casa". È dovuto tornare perché la nonna non possedeva un permesso di soggiorno, ma che la donna abbia la tutela giuridica di Serbo, è tutto da dimostrare. Un altro caso che semina dubbi tra gli avvocati è quello di Sanela, una ragazza di sedici anni, sposata, madre di un bambino nato da poco, che è stata espulsa insieme al figlio; il marito, invece, è rimasto al campo, disperato perché sa che a Vlasenica ci sono i serbi e che Sanela non ha niente con sé. Tina, un'altra storia dai contorni indefiniti: compirà diciotto anni il 24 dicembre, il marito è in carcere e lei è stata rispedita in Bosnia con una bambina di quindici giorni e un altro di diciotto mesi. Il padre ha un regolare permesso di soggiorno, in cui è incluso anche il nome della figlia, maggiorenne solo "per millesimo"; ora si aggira per il campo sulla Laurentina imbestialito. Non gli si può parlare, ce l'ha con tutti, vuole sapere "di chi è la colpa". Quindici dei ventiquattro minorenni espulsi con i genitori sono nati in Italia; dieci di loro frequentavano regolarmente la scuola, gli altri non ancora, perché sono troppo piccoli. Ma questa sarebbe stata la loro strada, la loro occasione di riscatto in quello che, a tutti gli effetti, è il loro paese.

Ora la storia dei rom di Tor de' Cenci, espulsi insieme ad altri zingari del "Casilino 700" - per un totale di 56 persone - viaggia su Internet. Solidarietà per quella che molti chiamano "deportazione", figlia di una politica che guarda prima all'"emergenza" e soltanto dopo alla costruzione di un tessuto sociale rispettoso delle differenze di tutti. Mercoledì i rom vogliono incontrare l'assessore comunale alle politiche sociali Amedeo Piva. Chiedono spiegazioni sull'accaduto, come pure gli avvocati di Arci e Agesci e Rosanna Moroni della commissione affari costituzionali. La spiegazione in realtà è semplice. Lo sgombero sembra sia stato deciso dal "Comitato per l'ordine e la sicurezza" di cui fanno parte questore, prefetto e sindaco. Francesco Rutelli ha così commentato la vicenda: "Uno sgombero perfettamente riuscito"

..l'occhio del potente, fra il trucido e il cretino
..l'occhio del potente, fra il trucido e il cretino


Roma, Tor de’ Cenci. Veduta aerea. Si noti la via Vittorio Veltroni.
Roma, Tor de’ Cenci. Veduta aerea. Si noti la via Vittorio Veltroni.
Danilović il serbo ha casa in Krajina;
Andrić, croato armato, lo caccia dalla casa,
con mitra deutschebank gli ruba anche la terra
Danilović fugge, e questa è la guerra.

Rom Tiriac, Rom ha casa vicino a Sarajevo;
Rom Tiriac ha moglie e figli, e suona il suo violino.
Danilović il serbo arriva, ed è mattino;
gli ruba casa e terra, e questa è la guerra.

Rom Tiriac, Rom raccatta famiglia e pochi stracci,
- migra migrante migra- e giunge qui da noi,
a Roma fuori porta, in sito Tor de' Cenci,
città di Dio, di papa e di cristiane genti.

Rom Tiriac fa baracca, spartisce poco pane
condito con dovizia di sporco e di fame,
spartisce con i cani, spartisce con i ratti;
Rom Tiriac suona come i disperati e i matti.

Rom Tiriac suona tutto, sia walzer polka o samba,
il Borgomastro arriva con ruspe e con caramba,
ha l'occhio fermo, zombie, da Uomo del Destino,
è l'occhio del potente, fra il trucido e il cretino;
ha l'occhio fermo, zombie, da Uomo del Destino,
è l'occhio del potente, fra il trucido e il cretino.

È l'alba della legge e del passamontagna,
del nero che nasconde violenze e sua vergogna,
distruggono baracche, la ruspa fa la storia;
Rom Tiriac ora è nulla, è solo una memoria.

Memoria della casa sua e della sua terra,
ma c'è un ministro Bianco con la sua santa guerra;
ricaccia a Sarajevo Rom Tiriac col violino,
letteratura vuole sia questo il suo destino;
- migra, migrante, migra -. "Gloria in excelsis Deo",
il Borgomastro canta, e questo è il Giubileo.

- Migra, migrante, migra -. "Gloria in excelsis Deo",
il Borgomastro canta, e questo è il giubileo.

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Croato

Versione croata di Monia Verardi
Aprile 2005

Croatian version by Monia Verardi
April 2005

Blace (Macedonia). Campo profughi Rom.
Blace (Macedonia). Campo profughi Rom.
ROM TIRIAC ROM (TOR DE' CENCI)

Danilović, Srbin, ima kuću u Krajini
Andrić, hrvatski vojnik, izbaci ga iz kuće
Sa strojnicom “Deutsche bank”, ukrade mu zemlju
i Danilović pobjegne, ovaj je rat.

Rom Tiriac, Rom, ima kuću blizu Sarajeva
Rom Tiriac ima suprugu i sinova i svira svoju violinu
Danilović, Srbin, stiže ujutro
Ukrade mu kuću i zemlju, ovaj je rat.

Rom Tiriac, Rom, skuplja obitelj i malo dronjaka,
seli se, nomad, seli se i stiže k nama
izvan Rima, u četvrtu Tor de’ Cenciju,
grad Boga, pape i kršćanskih naroda.

Rom Tiriac vodi posao, podijeli malo kruha
Začinjenog s mnogo nečistoće i glada
Podijeli sa psima, podijeli sa štakorima
Rom Tiriac svira kao i očajnici ili luđaci.

Rom Tiriac svira sve, bilo valcer polku bilo sambu
Gradonačelnik stiže sa strojkopačima i s murjacima
Čvrsto mu je oho, zombie, kao muž sudbine
To je oho moćnika, koji je malo surov i glupak
Čvrsto mu je oho, kao muž sudbine
To je oho moćnika, koji je malo surov i glupak.

Zora je zakona i snježne kape
Crne boje koja sakriva nasilja i njezinu stramotu
Razore dašćare, strojkopač piše povijest
Rom Tiriac je sada ništa, sada je samo uspomena.

Uspomena svoje kuće i svoje zemlje
Ali ima jednoga bijelog ministra s svojom svetom ratom
Opet protjera Roma Tiriaca s violinom u Sarajevo
Književnost hoće da ova bude njegova sudbina
seli se, nomad, seli se, gloria in excelsis Deo
Gradonačelnik pjeva, ovo je jubilej.

seli se, nomad, seli se, gloria in excelsis Deo
Gradonačelnik pjeva, ovo je jubilej.

inviata da Monia - 6/4/2005 - 12:22




Lingua: Serbo

Trascrizione serba di Riccardo Venturi
8 aprile 2005
Basata sulla versione croata di Monia Verardi.

Serbian Transcription by Riccardo Venturi
April 8, 2005
Based on Monia Verardi's Croatian version.


Anche qui sono stati effettuati degli adattamenti; in particolare, per un serbo non significherebbe niente il latino "Gloria in excelsis Deo" (che è stato quindi sostituito con la corrispondente formula liturgica slavo-ecclesiastica Слава Бoгу въ невесамн).

Knin, Krajina, 1995. Serbi in fuga.
Knin, Krajina, 1995. Serbi in fuga.
POM TИРИАК POM (TOP-ДЕ-ЧEHЧИ)
Иван Делла Mea (2000)

Даниловић, Cpбин, имa дом y Краjини
Aндрић, xpватски воjник, изваци га из дома
Ca стројницом “Deutsche Bank” yкраде му земљу
Даниловић побегне, oваj je paт.

Poм Tириак, Poм, нма дом близy Capajeва
Poм Tириак има сyпpyгу и синова и свира cвojy виолинy
Даниловић, Cpбин, cтиже yjyтpo
Украде му дом и земљу, oваj je paт.

Poм Tириак, Poм, cкyпља oбитељ и мало дроњака,
Ceли ce, номад, ceли ce и cтиже к нама
Изван Pима y четвртy Top-де-Ченчиjy,
Град Бога, папе и кршћанcких народа.

Poм Tириак води поcao, подели мало xлеба
Зачињено c много нечистоће и глада
Подели ca псима, подели ca штакорима
Poм Tириак cвира каo и oчаjници или луђаци.

Poм Tириак cвира cве, валцер полкy било caмбy
A бургеpмаjстар cтиже c катерпиларом и мурjaцима
Чвpcто му je око, зомби као мyж cyдбине
To je oко моћника, мало cypoв и глупак,
Чвpcто му je око, зомби као мyж cyдбине
To je oко моћника, мало cypoв и глупак.

Зора je закона и снежне капе
Црне бoje кoja caкрива насиља и страмоту га
Paзope дашћape, катерпилар пише истоpиjy
Poм Tириак je caда ништо, caда je caмо ycпомена.

Успомена своjeг дома и cвoje земље
Aли има jeднога белог министра c cвоjoм cветом paтом
Oпет протepa Poмa Tириакa c виолином y Capajeво,
Књижeвнocт хоће да oва бyде његова cyдбина.
Ceли ce, номад, ceли ce, Слава Бoгу въ невесамн,
Бургеpмаjстар пева, oво je jyбилej.

Ceли ce, номад, ceли ce, Слава Бoгу въ невесамн,
Бургеpмаjстар пева, oво je jyбилej.

8/4/2005 - 16:57




Lingua: Italiano

Versione romena di Riccardo Venturi
Româneşte: Riccardo Venturi
9 giugno 2006 - 9 iunie 2006
ROM TIRIAC ROM

Danilovici, sârbul, are casă în Crăina;
Andrici, croat înarmat, îl scoate pe ele din casă
Cu mitraliere „Deutsche Bank" îi fură şi pe ţară,
Danilovici fuge, şi ăsta-i războiul.

Rom Tiriac, Rom are casă aproape de Saraievo,
Rom Tiriac are soţie şi copii şi cântă la vioară,
Danilovici, sârbul, ajunge spre dimineaţă,
Îi fură pe casă şi ţară, şi ăsta-i războiul.

Rom Tiriac, Rom îşi adună familia şi nişte haine,
Migrează ca migrator şi ajunge până la noi,
La Roma în mahala, suburbie Tor de’ Cenci,
Oraş al lui Dumnezeu, al papei, al creştinătăţii.

Rom Tiriac îşi face o colibă, împarte o bucată de pâine
Bine condimentată cu murdărie şi cu foame,
Împarte cu câini, împarte cu şobolani ;
Rom Tiriac cântă ca desperaţii sau nebunii.

Rom Tiriac cântă totul, vals, polcă sau sambă,
Dar iată-l voievodul cu buldozere şi carabinieri,
Are ochii de zombie, ca un om al destinului,
Sunt ochii de puternic, ameninţători şi proşti ;
Are ochii de zombie, ca un om al destinului,
Sunt ochii de puternic, ameninţători şi proşti ;

Sunt zori ai legii şi ai balaclavei,
Ai negrului care ascunde violenţă şi ruşine,
Distrug pe colibe, buldozerul face istoria ;
Rom Tiriac acuma-i nimic, e numai memorie.

Memorie a casei sale, memorie a ţerii sale,
Vine un ministru alb cu sfântul său război ;
Mână pe Rom Tiriac înapoi la Saraievo,
Literatura vrea că ăsta să fie destinul său ;
Migrează ca migrator, gloria in excelsis Deo,
Voievodul cântă, şi ăsta-i jubileul.

Migrează ca migrator, gloria in excelsis Deo,
Voievodul cântă, şi ăsta-i jubileul.

9/6/2006 - 20:44




Lingua: Francese

Versione francese di Riccardo Venturi
8 aprile 2005
ROM TIRIAC ROM (Tor de' Cenci)

Danilović, le serbe, il est chez soi en Krajina,
Andrić, guerrier croate, le chass’ de sa maison;
bien armé "Deutsche Bank", il lui vole mêm’ la terre
Danilović se barre, et voilà c’est la guerre.

Rom Tiriac, Rom, il est chez soi tout près de Sarajevo,
Il a une femme et des enfants, et joue son violon,
Danilović, le serbe, arrive au p’tit matin,
lui vol’ la maison et la terre, et voilà c’est la guerre.

Rom Tiriac, Rom prend ses trucs et toute sa famille
émigre en immigrant et arrive chez nous,
dans la banlieu’ de Rome, zone de Tor de’ Cenci,
ville de Dieu, du pape et de gens très chrétiennes.

Il se fait un taudis, partage un peu de pain
qu’il bouffe avec pas mal de crasse et de faim,
il le partage avec les chiens, avec les rats,
Rom Tiriac, il joue comme un fou désésperé.

Rom Tiriac va tout jouer, la valse la polka le samba,
mais voilà M. le Maire avec ses flics et ses caterpillars;
il a un regard ferme de zombie, d’homme du destin,
c’est le regard du puissant, très sombre et crétin,
il a un regard ferme de zombie, d’homme du destin,
c’est le regard du puissant, très sombre et crétin.

C’est l’auror’ de la loi, c’est l’aub’ de la cagoule,
du noir qui cache sa violence et sa honte;
on détruit les taudis, le caterpillar fait l’histoire;
Rom Tiriac, il n’est plus rien, c’est seul une mémoire.

La mémoire de sa maison et de sa terre,
mais y a un ministre blanc avec sa guerre sainte;
il expulse Rom Tiriac et son violon à Sarajevo,
la littérature veut que ce soit son destin.
Il émigre en immigrant, gloria in excelsis Deo,
Monsieur le Maire éxulte, voilà le jubilée.

Il émigre en immigrant, gloria in excelsis Deo,
Monsieur le Maire éxulte, voilà le jubilée.

8/4/2005 - 16:19




Lingua: Ungherese

Magyar nyelvre fordította Riccardo Venturi 2006 XII.28-án
ROM TIRIAC ROM

Danilovicsnak, a szerbnek, van háza Krájinában,
Ándrics, fegyveres horvát, házából kikergeti,
"Deutsche Bank"-géppuskákkal földjét is kilopja,
Danilovics megszökik, és ez a háború.

Rom Tiriacnak, Romnak van haza Szarajevó mellett,
Rom Tiriacnak van felesége és fiai és hegedűjén játszik.
Danilovics, a szerb, jön korán reggel,
földjét s házát kilopja, és ez a háború.

Rom Tiriac családját és kevés rongyait összegyűjti,
kivándorol kivándorlóvá és ide hozzánk megérkezik,
Róma szélébe a Tor de' Cenci külvárosában,
Isten, pápa és keresztény emberek városában.

Rom Tiriac épít barakkot, felosztja a bőségesen
piszokkal és éhséggel ízesített kenyérét,
felosztja a kutyákkal, felosztja a patkányokkal,
Rom Tiriac játskik mint bolond reménytelen.

Rom Tiriac hegedül mindent, keringőt polkát szambát,
de jön a polgármester bulldózerekkel és kopókkal,
van szilárd zombiszeme, van végzetember szeme
ez a hatalmas ember ádáz hülyeszeme.
Van szilárd zombiszeme, van végzetember szeme
ez a hatalmas ember ádáz hülyeszeme.

Ez a törvénykönyv és a báslik hajnalja,
erőszakát és szégyenét elrejtő fekete,
barakkokat feldúlnak, a bulldózer a történetet építi,
Rom Tiriac lesz semmivé, csak lett emlékké.

A háza, a földje, az országa emlékévé.
De van fehér miniszter a szentháborújával;
Szarajevóba visszakergeti Rom Tiriacot hegedűjével
az irodalom alapján, ez a végzete;

Vandórolj ki, kivándorló, gloria in excelsis Deo,
a polgármester énekel, és ez a jubileum,
vandórolj ki, kivándorló, gloria in excelsis Deo,
a polgármester énekel, és ez a jubileum,

28/12/2006 - 22:51


Sono rimasto veramente esterrefatto nel vedere le traduzioni in croato e serbo della mia canzone, e vi prego di trasmettere in qualche modo i miei complimenti e ringraziamenti alla traduttrice. Così come, naturalmente, faccio tutti i miei complimenti agli ideatori e ai gestori di questo sito che rispecchia in modo fedele davvero ogni aspetto dell'antimilitarismo e dell'opposizione alla guerra capitalista. Trovare uno spazio in cui non si ha nessun timore di inserire un "perché mai parlarvi di pace", proprio adesso, è una cosa rara che mi ha colpito e che, allo stesso tempo, mi riempie di speranza. E tutti sappiamo quanto ci sia bisogno attualmente, di speranza. Vedo che sono rappresentato "in forze", a volte con delle cose inaspettate (come "Ringhera", che francamente non mi attendevo di vedere inserita; ma, a ripensarci, non trovo la cosa sbagliata), e vi esprimo quindi tutta la mia gratitudine ed un saluto che voglio sperare non sgradito se in forma di pugno chiuso.

Ivan Della Mea - 28/4/2005 - 14:07


"Roma, marzo 2000. Il borgomastro Rutelli e il ministro Bianco decidono di azzerare un campo rom inviandoli sia in centri di prima accoglienza sia al paese di origine, magari già bombardato.". Così, brevemente, Ivan della Mea sullo sgombero del campo rom di Tor de' Cenci, avvenuto oltre otto anni fa. E oggi che l'ex borgomastro "democratico", ex "radicale" divenuto tra i principali servi del Vaticano, è stato più o meno clamorosamente trombato alle elezioni comunali a favore del fascista Alemanno, ci sarebbe da meditare. Sì, perché una delle prime dichiarazioni del neo-sindaco romano ha proprio riguardato gli 85 campi rom presenti sul territorio comunale capitolino. "Saranno smantellati tutti", ha dichiarato. Come si può vedere, il "democratico" e il fascista, quando c'è in ballo la "sicurezza" e l'espulsione coatta degli ultimi della terra, si trovano meravigliosamente d'accordo. Così come del resto si trovarono d'accordo lo stesso ministro degli interni di allora, Bianco, e quello del governo Berlusconi che gli succedette, Scajola, nell'usare la violenza poliziesca per reprimere nel sangue delle manifestazioni, a Napoli e a Genova. Vogliamo allora mettervele a tutti qui sotto, un ennesimo pajo di foto dei due borgomastri sceriffi, l'ex e l'attuale, seguiti da un verso della canzone di Della Mea:

rutellonealemanno



"Ha l'occhio fermo zombie da Uomo del Destino
è l'occhio del potente tra il trucido e il cretino."

Verso perfettamente adattabile a entrambi i "contendenti". Queste sono le facce che la "democrazia" ha da offrire ai suoi cittadini. E a chi è esperto, chiedo con curiosità quale sia il "meno peggio". [RV]

Riccardo Venturi - 2/5/2008 - 20:03


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