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Cerca de la revolución

Charly García


Langue: espagnol


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[1983]
Parole e musica di Charly García
Nell’album intitolato “Piano bar”, pubblicato nel 1984.

Piano bar

Charly García scrisse questo brano quando, dopo il colpo mortale infertole dalla vergognosa avventura militare delle Falklands/Mavinas, la dittatura sanguinaria di Videla e soci cadde.
Il ritorno alla “democrazia” fu incarnato dal presidente Raúl Alfonsín, un (social)democratico sincero che negli anni del terrore era stato tra i fondatori dell’Asamblea Permanente por los Derechos Humanos (APDH) e che si era opposto con fermezza all’ultima deriva guerrafondaia del regime.



Alfonsín all’inizio cercò di portare a giudizio sia le organizzazioni guerrigliere di sinistra che i vertici militari delle Juntas ma il suo governo era molto debole e nel 1986 fu costretto a scendere al compromesso: la Ley 23.492 de Punto Final stabiliva che non sarebbero più stati imputabili coloro che non fossero stati formalmente incriminati trascorsi 60 giorni dalla sua promulgazione. Ai militari assassini neppure così andò bene. Nel 1987 (e poi per due volte nel 1988) la fragile democrazia fu presa in ostaggio da sommosse di ampi settori dell’esercito, i cosiddetti “carapintadas”, e se non si arrivò ad un nuovo golpe militare fu solo per via dell’orrore del recente passato, della reazione pronta della società civile (sciopero generale indetto dalla CGT) e dall’ennesimo compromesso, la Ley 23.521 de Obediencia Debida, concesso per disinnescare le continue minacce dei vecchi torturatori ed assassini.



A questa situazione si riferisce, anche molto profeticamente, il testo di “Cerca de la revolución”, dove “rivoluzione”, nel senso di cambiamento radicale, e “democrazia” sono sinonimi e a tali concetti l’autore si rivolge come se si trattassero della donna amata, desiderata, ma che sfugge, così vicina eppure così distante. Charly García all’inizio esprime il proprio scetticismo (“Perché non posso amarti?... Non so cosa dire, non so cosa fare… non riesco nemmeno a vederti”) ma poi si apre alla speranza (“Ma se insisto, so molto bene che riuscirò a raggiungerti”). La seconda strofa contiene i versi più famosi: “Se domani sarà come ieri ancora una volta, ciò che è stato bello sarà poi orribile”… Il futuro è incerto, appeso ad un filo, l’unica certezza è un passato di orrore che rimane sempre in agguato, sempre pronto a ripresentarsi. E’ la storia dell’Argentina nel corso dell’intero 900, dalla “Década Infame” degli anni 30-40 a salire.
Nella penultima strofa García dice con grande lucidità che “non è solo questione di scelte, di elezioni” ma una questione di amore, di speranza, di desiderare tutti quanti davvero la rivoluzione, il cambiamento, e che quel passato di menzogne e di morte non torni mai più: “se questa armonia, questa fiducia, ti aiuterà a crescere, io sarò felice, tanto felice da essere disposto a morire ai tuoi piedi”.
¿Porque no vienes hasta mí?
¿Por qué no puedo amarte?
¿Porque no vienes hasta mí?
¿Porque no cambias como el sol?
¿Porque eres tan distante?
¿Porque no cambias como el sol?

Me siento sólo y confundido a la vez
los analistas no podrán entender
no sé muy bien que decir
no sé muy bien que hacer
todo el mundo loco y yo sin poderte ver.

Pero si insisto, yo se muy bien te conseguiré
Pero si insisto, yo se muy bien te conseguiré.

Cerca de la revolución
el pueblo pide sangre
cerca de la revolución
yo estoy cantando esta canción
que alguna vez fue hambre
estoy cantando esta canción.

Y si mañana es como ayer otra vez
lo que fue hermoso será horrible después
No es sólo una cuestión de elecciones
No elegí este mundo, pero aprendí a querer.

Pero si insisto, yo se muy bien te conseguiré
Pero si insisto, yo se muy bien te conseguiré.

Si estas palabras te pudieran dar fe
si esta armonía te ayudara a crecer
yo sería tan feliz, tan feliz, en el mundo
que moriría arrodillado a tus pies.

Pero si insisto, yo se muy bien te conseguiré
Pero si insisto, yo se muy bien te conseguiré.

envoyé par Bernart Bartleby - 30/3/2016 - 11:52


La seconda foto, quella che ritrae il presidente Alfonsín scortato/circondato da soldati in assetto da guerra, può generare equivoci.

La democrazia in Argentina è stata effettivamente in ostaggio dei militari per quasi tutto il 900, di certo dalla Década Infame degli anni 30 fino all’altrettanto Infame Década di Carlos Menem presidente (1989-1999)…
Alfonsín dovette affrontare diverse rabbiose minacce da parte dei vertici dell’esercito, e fu costretto a calare le braghe…

Ma quella foto, in particolare, si riferisce all’episodio noto come “copamiento del cuartel de La Tablada” quando, nel gennaio del 1989, un gruppo di guerriglieri del Movimiento Todos por la Patria attaccò una grossa caserma dell’esercito nei dintorni di Buenos Aires. Fu il canto del cigno della guerriglia di marca guevarista e fornì anche il prestesto all’esercito per riaffermare il proprio ruolo di difensore della Patria… Inutile dire che parecchi degli attaccanti – in gran parte sprovveduti ed impreparati alla reazione – si arresero e furono comunque illegalmente giustiziati…
La foto si riferisce al sopralluogo effettuato dal presidente Alfonsín subito dopo la fine dell’attacco a La Tablada. Normale quindi che fosse protetto da soldati armati. Sull’episodio di veda Perdimos.

Bernart Bartleby - 30/3/2016 - 13:17



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