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Cueca de la C.U.T.

Héctor Pavez
Language: Spanish


Héctor Pavez

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Héctor Pavez: Cueca de la C.U.T.
Presentación en vivo: Rincón Alto, 1972


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[1959]
Texto / Testo / Lyrics / Paroles / Sanat: Héctor Pavez (1932-1975)
Música / Musica / Music / Musique / Sävel: Melodía popular / Melodia popolare /
Folk tune / Mélodie populaire / Kansan melodia (cueca)
Album / Albumi: a. Héctor Pavez, Canto y guitarra. El folklore de Chile, vol. XVI, 1967
b. Inti-Illimani; Viva Chile!
I – I Dischi dello Zodiaco VPA 8175 [1973]
UK- Parlophone, 1973

pavezelfo


Il foklorista e cantautore cileno Héctor Pavez scrisse questa canzone nel 1959, dopo avere percorso tutto il Cile (e percorrere il Cile non è un gioco da ragazzi) alla ricerca delle radici popolari e musicali cilene. Ne nacque un’immensa raccolta, ampliata quando conobbe Gabriela Pizarro, che divenne sua moglie e con la quale ebbe cinque figli. Assieme formarono il gruppo Millaray tra il 1958 e il 1959. In quegli anni la musica folkloristica cilena era tornata in auge, grazie soprattutto ad artisti capitali come Violeta Parra, Víctor Jara, Margot Loyola, Rolando Alarcón, Patricio Manns e altri. Héctor Pavez era membro attivo del movimento sindacale e politico comunista cileno dell’epoca, ed è proprio in questo periodo e in questo contesto che crea la sua canzone più famosa: la Cueca de la C.U.T, dedicata alla C.U.T., la Central Única de los Trabajadores de Chile fondata nel 1953 da Clotario Blest, il dirigente sindacale comunista poi perseguitato dal regime militare di Pinochet e che divenne, nei suoi ultimi anni di vita, terziario francescano. La C.U.T. si era formata dall'unione di diverse organizzazioni sindacali di sinistra; fu sciolta dopo il golpe di Pinochet del 1973, ma si è ricostituita nel 1988.

C.U.T.


La canzone, che Héctor Pavez interpretava sempre a raduni, assemblee ecc. della C.U.T, fu inserita in album soltanto nel 1967. Era il primo album in studio registrato da Héctor Pavez: Canto y guitarra, che formava il Volume XVI della collana discografica El folklore de Chile, pubblicata a partire dal 1957 da Odeon. Il I volume della collana è un Canto y guitarra di Violeta Parra. Héctor Pavez dovette partire in esilio assieme alla moglie e ai figli dopo il golpe militare di Pinochet, l’11 settembre 1973; temeva, e a ragione, di fare la stessa terribile fine di Víctor Jara. Già malato, si installò a Parigi dove morì poco dopo nel giorno della Presa della Bastiglia, il 14 luglio 1975. Aveva soltanto 43 anni.

Héctor Pavez (1932-1975)
Héctor Pavez (1932-1975)


La canzone comincia ad essere nota al di fuori dal Cile dopo l’11 settembre 1973 grazie agli Inti-Illimani. La avevano già a volte interpretata in Cile: nell’estate del 1973 gli “Inti” iniziano il loro primo tour europeo portandosi dietro anche questa canzone di Héctor Pavez. Il 5 settembre arrivano in Italia per esibirsi dalla Festa dell’Unità a Milano, ed è qui che registrano lo storico album Viva Chile! (che quindi, seppur di pochi giorni, è anteriore al golpe militare). L’11 settembre sono a Roma, quando arriva la notizia del colpo di stato del generale Pinochet e della morte di Salvador Allende; pare che, in quel momento, gli “Inti” si trovassero in visita ai Musei Vaticani. L’album registrato a Milano viene pubblicato dall’etichetta I Dischi dello Zodiaco (VPA 8175). I Dischi dello Zodiaco erano in realtà una sottoetichetta della casa discografica Vedette fondata dal musicista e direttore d’orchestra Armando Sciascia (1920-2017). Fu Anton Virgilio Savona a suggerirgli di creare una sezione popolare e politica sul modello dei “Dischi del Sole”. Nacquero così i “Dischi dello Zodiaco”, la cui direzione editoriale fu affidata allo stesso Savona. E’ quindi grazie all’indimenticato e indimenticabile membro del Quartetto Cetra nonché cantautore sociopolitico di valore, che è dovuta la notorietà degli Inti-Illimani in Italia e nel mondo.

Viva Chile! viene da molti considerato il “primo album” degli Inti-Illimani; in realtà si tratta del primo album pubblicato in Italia. Nel computo generale degli album degli Inti-Illimani è il tredicesimo (preceduto da Canto de Pueblos Andinos [1973], che sarà invece il terzo album pubblicato in Italia). Viene realizzato su licenza della DICAP (Discoteca del Cantar Popular), inizialmente Jota Jota, etichetta nata nel 1967 su iniziativa delle Joventudes Comunistas de Chile principalmente per dare spazio agli artisti e alle realizzazioni della Nueva Canción Chilena (il primo disco, pubblicato nel 1967, sarà Por Vietnam dei Quilapayún; con DICAP pubblicheranno il loro primo album in assoluto anche gli Inti-Illimani nel 1969, Si somos Americanos). DICAP cessa brutalmente la sua attività in Cile nel 1973 dopo il colpo di stato, quando la sua sede viene devastata dalle truppe di Pinochet, e tutte le matrici distrutte. DICAP continuò però la sua attività all’estero fino al 1982, tramite sedi a Parigi e a Madrid (dopo la fine della dittatura franchista); è per questo motivo che alcune edizioni italiane dello Zodiaco recano ancora la dicitura DICAP. DICAP ha ripreso la sua attività in Cile nel 2006.

L'edizione di Viva Chile! pubblicata nel 1974 in Francia sotto etichetta DICAP
L'edizione di Viva Chile! pubblicata nel 1974 in Francia sotto etichetta DICAP


La Cueca (o zamacueca, ove zama- è riduzione di zamba) è una danza tradizionale del Sud America, diffusa in paesi come Argentina, Bolivia, Colombia, Perù e, soprattutto, in Cile, dove nel 1979 è stata dichiarata danza nazionale. Simula il corteggiamento amoroso, il ballerino insegue con insistenza la sua partner, che si mostra sfuggente per poi cedere alla fine. L'elemento più iconico è il fazzoletto bianco tenuto nella mano destra da entrambi i ballerini, che viene agitato in aria con movimenti circolari per catturare l'attenzione del partner in modo giocoso e romantico. [Marcello Tagliabue / RV 22/23-9-2026]

Scena di una zamacueca (lit. 1855)
Scena di una zamacueca (lit. 1855)
¡Central Ú-
Central Única de Chile!
Maciza,
Maciza como el acero,
Maciza,
Maciza como el acero

Que vela,
Que vela por las conquistas
Del traba-
Del trabajador chileno
¡Central Ú-
Central Única de Chile!

El pampino, el chilote
¡Caramba! y el campesino
Con los mineros luchan,
¡Caramba! por su destino
El pampino, el chilote
¡Caramba! y el campesino

Por su destino, sí,
¡Caramba! preciosa joya
La unidad de la clase,
¡Caramba! trabajadora
¡Qué vivan los obreros,
Caramba, del mundo entero!

Contributed by Marcello Tagliabue - 2026/9/22 - 10:26



Traducción al italiano / Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Anonimo Toscano del XXI Secolo, 23-9-2026 10:06

Copertina dell'edizione inglese Parlophone di Viva Chile!
Copertina dell'edizione inglese Parlophone di Viva Chile!
Retrocopertina dell'edizione italiana di Viva Chile! (1973) con la formazione al completo degli Inti-Illimani.
Retrocopertina dell'edizione italiana di Viva Chile! (1973) con la formazione al completo degli Inti-Illimani.


Cueca della C.U.T.

Centrale U-
Centrale Unica del Cile,
Massiccia,
Massiccia come l’acciaio,
Massiccia,
Massiccia come l’acciaio

Che vigila,
Che vigila sulle conquiste
Del lavora-
Del lavoratore cileno,
Centrale U-
Centrale Unica del Cile

Il pampino [1], il chilote,
Cazzo! e il contadino
Lottano coi minatori,
Cazzo! per il loro futuro,
Il pampino, il chilote,
Cazzo! e il contadino

Per il futuro, sì,
Cazzo! è un prezioso gioiello
L’unità della classe,
Cazzo! operaia,
Evviva gli operai,
Cazzo, del mondo intero!
[1] pampino: in Cile è l’abitante o il lavoratore delle pampas salitreras, i giacimenti di salnitro situati nel deserto di Atacama, nelle regioni settentrionali del paese. Pampinos erano i minatori e gli operai che, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, vissero e lavorarono in condizioni durissime nelle cosiddette oficinas salitreras (i centri di estrazione e lavorazione del salnitro nel deserto, situato in una delle zone più aride della Terra). Le loro comunità hanno dato vita a una cultura unica nel nord del Cile. Luoghi simbolo di questa epopea, come le ex oficinas (raffinerie) di Humberstone y Santa Laura, sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità.

[2] chilote: abitante e cittadino della grande isola di Chiloé e del relativo arcipelago. Chiloé è famosa per le sue chiese di stile bavarese (dichiarate Patrimonio dell’Umanità) e per le palafitte.

Chiloé: quartiere palafitticolo della città di Castro, capoluogo dell'isola
Chiloé: quartiere palafitticolo della città di Castro, capoluogo dell'isola

2026/9/23 - 10:06




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