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Das Lied von der Moldau

Bertolt Brecht
Language: German

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Testo: Bertolt Brecht
Musica: Hann Eisler - Bedrich Smetana
La Moldava e il Ponte Carlo a Praga

Ispiarata al poema sinfonico "Die Moldau" (La Moldava, in ceco Vltava) composto da Smetana nel 1874, adattata melodicamente al canto da Eisler per le parole di Brecht, "La Canzone Della Moldava" (questo il suo titolo in italiano) compare nell'opera drammaturgica "Svejk Nella Seconda Guerra Mondiale" (titolo originale: Schweyk im zweiten Weltkrieg) scritto fra il 1941 e il 1944.

Il Lied ha forte valenza antibellica, antinazista e rivoluzionaria, sia per il contesto drammaturgico in cui è posto (a cui fa anche da chiusura in epilogo), sia per lo stesso testo pervaso dalla speranza propositiva che "il tempo verrà" e che "i piani grandiosi dei duci si arrestano un giorno".

Ripresa da una lunga serie di artisti e gruppi (Katja Ebstein, Gisela May, Milva, Dagmar Krause, Barbez ecc.) nelle più diverse forme stilistiche di genere ed arrangiamento e tradotta in varie lingue, la semplicissima e splendida "Canzone Della Moldava" resta l'inno esemplare di come l'Arte sappia opporsi ai disegni politici dei pre-potenti e dei tiranni ricordandoci sempre che "chi è grande diventa piccolo e il piccolo cresce" e soprattutto che "la notte è di dodici ore, non di più".

La melodia che Brecht riprese da Smetana è il pezzo più noto del compositore ceco:
spartito Smetana

È a sua volta ripresa da una melodia popolare italiana del XVI secolo, "La Mantovana", che è anche alla base dell'inno nazionale israeliano, Hatikva. Smetana la conosceva probabilmente nella versione svedese intitolata Ack, Värmeland.

Am Grunde der Moldau wandern die Steine
Es liegen drei Kaiser begraben in Prag.
Das Große bleibt groß nicht und klein nicht das Kleine.
Die Nacht hat zwölf Stunden, dann kommt schon der Tag.

Es wechseln die Zeiten. Die riesigen Pläne
Der Mächtigen kommen am Ende zum Halt.
Und gehn sie einher auch wie blutige Hähne
Es wechseln die Zeiten, da hilft kein Gewalt.

Am Grunde der Moldau wandern die Steine
Es liegen drei Kaiser begraben in Prag.
Das Große bleibt groß nicht und klein nicht das Kleine.
Die Nacht hat zwölf Stunden, dann kommt schon der Tag.

Contributed by Greta Giavedoni - 2007/1/4 - 17:33


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Language: Italian

La traduzione di seguito presentata è stata curata da Giorgio Strehler. Benchè non perfettamente fedele (rispetto alle traduzioni più letterarie) essa rimane, per la sua perfetta congruenza nota-sillaba, la versione più cantabile.

CANZONE DELLA MOLDAVA

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Si mutano i tempi, l'inutile lotta
di galli violenti futuro non ha.
I folli progetti di tutti i potenti
si oppongono in vano al tempo che va.

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Contributed by Greta Giavedoni - 2007/1/4 - 17:40


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Language: French

Version française – LE CHANT DE LA MOLDAU – Marco Valdo M.I. – 2012
Chanson allemande – Das Lied von der Moldau – Bertolt Brecht – 1941-43


Inspirée du poème symphonique, La Moldau (Vltava), composé par Smetana en 1874, adaptée mélodiquement au chant par Hanns Eisler sur des paroles de Brecht, « Le Chant de la Moldau » apparaît dans l'opéra « Schveik dans la seconde Guerre mondiale » écrit en exil dans la période 1941-43.
Le chant a une forte connotation antiguerre, antinazi et révolutionnaire.

Reprise par une longue série d'artistes et de groupes (Katja Ebstein, Gisela May, Milva, Dagmar Krause, Barbez et en français, notamment, Pia Colombo), le très simple et splendide « Chant de la Moldau » reste un hymne exemplaire de ce que l'Art sait opposer aux desseins politiques des puissants et des tyrans.

La mélodie que Brecht a reprise à Smetana, est elle-même reprise d'une mélodie populaire italienne du XVIIème siècle, "La Mantovana".

LE CHANT DE LA MOLDAU

Au fond de la Moldau se promènent des pierres
À Prague, trois empereurs gisent sous terre
Le grand ne reste pas grand et le petit, petit.
La nuit a douze heures, puis vient alors le jour.

Les temps changent. Les titanesques plans
Des puissants finissent toujours en s'arrêtant.
Et même s'ils se pavanent comme des coqs sanguins
Les temps changent, aucune violence n'y peut rien.

Au fond de la Moldau se promènent des pierres
À Prague, trois empereurs gisent sous terre
Le grand ne reste pas grand et le petit, petit.
La nuit a douze heures, puis vient alors le jour.

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2012/3/13 - 18:40


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Language: English

La versione inglese di John Willett

Abbiamo trovato solo la prima strofa

THE SONG OF THE MOLDAU

Deep down in the Moldau the pebbles are shifting
In Prague three dead emperors moulder away.
The top can't stay top while the bottom is lifting
The night has twelve hours and then comes the day!

2012/8/21 - 23:37


Nella mia non lunga (giudizio soggettivo), ma non breve (oggettivo, purtroppo) vita, mi sono caduti di sotto il naso, nell'ordine: tal Benito Mussolini (ma, al momento, non me ne accorsi) e tal Bettino Craxi (e me ne accorsi benissimo). Oggi ho come il vago presentimento di avere ancora un po' di fiato per vederne cadere un terzo, di "re" d'Italia. Per questo il pensiero mi è andato alla Canzone della Moldava di Brecht- Smetana- Eisler, e sono venuto a cercarla qui, dove, puntualissimamente, l'ho trovata. Un plauso ad AWS. E in premio mando il link, che mancava, alla interpretazione "classica" di Gisela May

Gian Piero Testa - 2011/7/20 - 21:38


Caro Gian Piero che ci dici di questa?

Lorenzo - 2011/7/20 - 21:55


Non la conoscevo! Che bella sorpresa. Grazie, Lorenzo. Maria Farandouri è ancora una delle più belle voci della Grecia. Ha un solo difetto, la grande Maria: di essere affezionata al Pa.So.K. Ma, come fu autorevolmente affermato, nessuno è perfetto.

Gian Piero Testa - 2011/7/20 - 22:19

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