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Fuma el camin

Alfredo Lacosegliaz


Lingua: Italiano (Veneto Triestino)

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(1977)
Alfredo Lacosegliaz.
Alfredo Lacosegliaz.


Il testo è una poesia di Carolus L. Cergoly, poeta triestino (vedi anche Il suo nome: bandito)


risiera di san sabba



cglyCarolus L. Cergoly (pseudonimo di Carlo Luigi Cergoly Serini (Zriny), 1908-1987) fu uno scrittore e poeta triestino. Nelle sue poesie si ritrovano spesso i temi della Resistenza, la persecuzione degli ebrei, le barbarie nazifasciste. Scrive queste poesie perché, come si può leggere nella prefazione del suo libro "Canti clandestini": "Oggi i cieli sono quasi sereni, ma non bisogna dimenticare, come certi vorrebbero, le lacrime e il sangue versato per renderli puliti."
Fuma el camin
Mattina e sera
Del lagher de Mathausen
Grande fradel de quel
De la Risiera

Lagrime e sangue
Piovi su Trieste

Lotte Hen
Camicia bruna
e svastica sul brazzo
Al suo primo servizio
Al "Bloko 33"
Donne e bambini

Morsigar de coscienza
Disi el Kapò
Perchè
Sù femo i bravi
In fondo xe un brusar
Ebrei e slavi

Intanto a Ginevra
Stasera "Parsifal"
Di Richard Wagner
Toscanini dirige.


Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri

Per ciò che riguarda la correttezza della traduzione vale quello già scritto per "Col cuore in mano".
Non mi pare che questo brano sia stato inciso in un disco da A. L.
Io l'ho ascoltato alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Trieste in occasione della Giornata della Memoria 2012 dal Patchwork Ensemble (Alfredo Lacosegliaz, Ornella Serafini, Cristina Verità, Orietta Fossati, Daniele Furlan).

Flavio Poltronieri
FUMA IL CAMINO

Fuma il camino
mattina e sera
del lagher de Mathausen
grande fratello di quello
della Risiera

Lacrime e sangue
piove su Trieste
Lotte Hen
camicia bruna
e svastica sul braccio
al suo primo servizio
al "blocco 33"
donne e bambini

Morsicare la coscienza
dice il kapò
perchè
sù facciamo i bravi
in fondo bruciamo
ebrei e slavi

Intanto a Ginevra
stasera danno il Parsifal
di Richard Wagner
dirige Toscanini

inviata da Flavio Poltronieri - 22/4/2014 - 15:45


senti mi fa schifo questo sito!!!!!!!!!!!!!!!
Ci potevate mettere qualcosa di +............
Io volevo il commento della canzone o quacosaltro.........stupidi.......

karol - 10/5/2005 - 16:44


Ho approvato il commento precedente sia per far vedere che non censuriamo nulla, sia per mostrare che la madre degli imbecilli è sempre incinta. Due piccioni con una fava.

Riccardo Venturi - 10/5/2005 - 19:31


Arrivo in ritardo di due anni... ma ci tenevo a dire che invece questo sito è splendido, complimenti per la cura dei dettagli, delle ricerche e delle spiegazioni. Davvero un lavoro bellissimo!
Io ero in cerca di informazioni riguardanti la musica durante il periodo nazista.. sto facendo una tesina per la maturità di quest'anno e questo sito sicuramente mi aiuterà a delineare determinati collegamenti letterari e storici. Grazie per il vostro aiuto :)

(Manuel)

Ecco, le tue parole sono veramente l'essenza di quello che abbiamo inteso fare, Manuel. Grazie a te. E in bocca al lupo per la maturità! [RV]

4/2/2007 - 15:11


Leggo il vostro sito:molto interessante, complimenti. Vorrei sapere se potreste aiutarmi nella ricerca di una parodia della canzone "la mia canzone al vento" degli anni 40. Più o meno suonava così: . Strofa . La scatoletta di carne conservata, , la caramella, la cioccolata. . Ma tu ti sei buttata a precipizio, . e non conosci ancora l'armistizio, . tra nove mesi lo conoscerai
, . allora certo non dirai thank you. . Mamma, mamma, chi chiamerò papà? Sarà un cinese giallo canarino, sarà un americano, un inglesino? O forse un francesino, o meglio ancora un marocchino? Mamma, mamma, dimmi chi sarà il papà. Ringrazio e allego email

Giorgio - 26/8/2012 - 14:14


Alfredo Lacosegliaz


TRIESTE «Alfredo Lacosegliaz - ha detto una volta Moni Ovadia - è quello che mi ha introdotto, quasi quarant’anni fa, alla musica balcanica. E gliene sarò sempre grato. Spero che Trieste prima o poi lo onori come si deve...».

Dovrà farlo ora che il musicista triestino, classe 1953, se n’è andato. Se n’è andato ieri a Trieste, maledettamente troppo presto, lasciandoci un’eredità culturale, musicale e umana molto importante. Lacosegliaz è stato per oltre quarant’anni un protagonista di primissimo piano della scena musicale triestina. Un anticipatore dell’interesse per la musica balcanica, per le contaminazioni che guardavano a Oriente, per i ritmi dispari così poco praticati in Occidente.

da Il Piccolo

29/9/2016 - 22:41


Maledizione! Conservo tutti i dischi di Alfredo, dagli LP incisi per la cooperativa l'Orchestra fino agli ultimi cd che gli avevo richiesto e che mi aveva inviato, canzoni dai titoli affascinanti: Pan Duro, Musiche del delta del Rio Ospo, Sul sentiero dell'Asina Bianca, dischi multikulturali, dedicati alla moralità della musica, alla fratellanza, all'invettiva (...io non sento commozione ai funerali, quando la patria onora quei morti, sputo disprezzo sull'ipocrisia, sull'industria di guerra che vende pace). Non sapevo fosse malato, che tristezza! L'ultima volta lo avevo ascoltato alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Trieste alla Giornata della Memoria 2012 e il suo Patchwork Ensemble iniziò lo spettacolo con Lomir Sich Iberbetn-Facciamo Pace...

Flavio Poltronieri - 30/9/2016 - 09:05


Caro Flavio, se hai altri testi di Alfredo in tema con il nostro sito (e credo che ce ne siano parecchi!) non esitare a inviarceli. Sicuramente pubblicare la sua opera e' il miglior modo di ricordare un grande artista.

CCG Staff - 30/9/2016 - 09:29


Volentieri, purtroppo è il tempo che mi manca, sono impegnato in vari progetti e in vari luoghi, quindi scusatemi se non riuscirò a farlo a breve termine, purtroppo non molti lo conoscevano ma era un grande artista e viveva in una regione prossima alla mia. Ha cantato, scritto e musicato di Trieste e della sua storia vista con gli occhi popolari, è stata la musica Klezmer a metterci in contatto, quella melodia sinuosa e struggente che per sopravvivere "si è riempita dei sogni e delle lacrime degli uomini", una musica peraltro che da sempre non considera la parola "confine" e che non fatica affatto a unire la sabbia del deserto con le acque del Danubio. Un abbraccio

Flavio Poltronieri - 30/9/2016 - 10:10


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