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The Yard Went On Forever

Richard Harris


Languages: English, Latin

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There Are Too Many Saviours On My Cross
(Richard Harris)
Hiroshima
(Subhumans)


[1969]
Written by Jimmy Webb
Scritta da Jimmy Webb
Percussion by Hal Blaine
Album: The Yard Went on Forever
The Yard Went on Forever was originally released on Dunhill Records (DS-50042) in 1969 and is currently available on "Richard Harris The Webb Sessions 1968-1969", on Austrialia's Raven (RVCD-52). (si veda qui/see here)

Richard Harris.
Richard Harris.
Jimmy Webb.
Jimmy Webb.



yard

Richard Harris, scomparso nel 2002, è stato uno dei più grandi attori cinematografici irlandesi: lo ricordiamo, tra i tanti film che ha interpretato nelle più svariate parti, nei Cannoni di Navarone, in Io sono un campione, nell'Ammutinamento del Bounty e in Sierra Charriba, il “capolavoro perduto” (a causa dei massicci tagli effettuati) di Sam Peckinpah. Sul finire della vita è apparso anche nei primi due film della “saga” di Harry Potter, che rimpianse perché temeva di essere ricordato solo per quei due bloody films (parole testuali sue). Meno note, ma non meno importanti, sono state due sue carriere collaterali; la prima, interrotta quando si ammalò di tubercolosi, è stata come giocatore di rugby alle soglie della notorietà internazionale; la seconda è stata come folksinger e interprete. Tra il 1968 e il 1969 Richard Harris interpretò due album di canzoni scritte per lui da Jimmy Webb, tra le quali questa, che dà il titolo all'album del 1969. Molti considerano quei due album degli autentici capolavori; e questa canzone, dedicata alle vittime innocenti (specialmente le donne) di tutte le catastrofi, naturali o provocate dall'uomo (il riferimento a Nagasaki è chiaro), lo è sicuramente. Qualsiasi cosa, un'esplosione, una guerra che interrompe per sempre la quotidianità, la vita. [CCG/AWS Staff]
Is everybody safe?
Has everybody got a place to hide?
Is everybody warm inside?

Hear them singing
All the women of Pompeii
Standing with the Kansas City housewives in doorways
In volcanoes and tornadoes on doomsday

De profundis clamavi ad te Domine
Dona nobis pacem


There were houses there were hoses
There were sprinklers on the lawn
There was an ironing board
And she would stand and made her understand him
And ask the children what they'd done at school that day
And the yard went on forever

There were blouses with print roses checkered shirts and white levi's
There was a frying pan and she would cook their dreams while they were dreaming
And later she would send them out to play
And the yard went on forever

Is everybody safe?
Has everybody got a place to hide?
Is everybody warm inside?

Hear them singing
All the women of Pompeii
Standing with the Nagasaki housewives in doorways
In eruptions and destructions on doomsday

De profundis clamavi ad te Domine
Dona nobis pacem

Contributed by Riccardo Venturi - 2008/10/20 - 09:52



Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi
20 ottobre 2008
LE SOLITE STORIE DEL CORTILE

Tutti sono al sicuro?
Tutti hanno trovato un riparo?
Tutti sono al caldo dentro?

Sentitele cantare
Tutte le donne di Pompei
Assieme sulla soglia alle casalinghe di Kansas City
Nei vulcani e nei tornado, il giorno del giudizio

De profundis clamavi ad te Domine
Dona nobis pacem


C'erano case, c'erano calzini
C'erano innaffiatoi sul prato
C'era un'asse da stiro
E lei stava in piedi a cercare di farglielo capire*
E a chiedere ai bambini che avevano fatto a scuola quel giorno
Le solite storie del cortile

C'erano bluse con rose stampate, camicie a quadri e levi's bianchi
C'era una padella, e lei cucinava cose da sogno mentre sognavano
E poi mandava i bambini fuori a giocare
Le solite storie del cortile

Tutti sono al sicuro?
Tutti hanno trovato un riparo?
Tutti sono al caldo dentro?

Sentitele cantare
Tutte le donne di Pompei
Assieme sulla soglia alle casalinghe di Nagasaki
Nelle eruzioni, nelle distruzioni il giorno del giudizio

De profundis clamavi ad te Domine
Dona nobis pacem

2008/10/20 - 10:27


*Qui la traduzione può non apparire chiara. Dal verso originale, significa alla lettera: "E faceva in modo che lei lo capisse". E' probabilmente l'immagine di due donne che parlano, delle quali una si lamenta del marito; l'altra cerca di calmarla e la "invita a capirlo".

Riccardo Venturi - 2008/10/20 - 10:29


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