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Lele Ravera
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Fuoco e fiamme accecate,
dalle ragioni sbagliate,
non si dimentica in fretta,
rovina di clima di festa.
Tonfo di gente trafitta,
da mani di schiavi uguali;
ho visto fantasmi neri,
con le ali ai piedi.

C’è una città violentata
da chi non l’ha mai accettata,
da chi non l’ha mai ascoltata
e da sempre l’ha disprezzata.
Rullo di tamburi in guerra,
si confonde con i giustizieri;
lacrime di rabbia scolpite
come intarsi sulla pietra.

Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.

Sole che fonde l’asfalto,
nero come la pece;
c’è chi improvvisa la danza,
e chi compie mattanza.
Fumo di morte assurda,
si alza minaccioso nel cielo,
trasporta vento di rabbia;
giovane vita spezzata.

Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.

Clima di rabbia soffocata,
da chi la mano l’ha armata,
e non si è neanche degnato
di scusarsi per ogni reato,
compiuto per proprio dovere
col gusto di chi sa tacere;
ciò che è successo non si scorda,
nell’animo di chi ha memoria.

Rumori sordi che fanno tremare,
ti fanno tornare ancor lì;
non si proclama vittoria in storia,
se bianca bandiera si alzò.

inviata da adriana - 14/7/2008 - 13:35

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