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Liberiamo Marini

Antonio Giordano
Lingua: Italiano


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[1974]
Scritta da Antonio Giordano

Il testo e il commento sono ripresi da "Voci fuori dal coro" di Pollice Verde, da Voce Libertaria, periodico degli anarchici del Canton Ticino, n. 5 del maggio 2008. L'articolo contiene alcuni errori ed imprecisioni storiche che sono state opportunamente e gentilmente corrette da Franco Senia. [CCG/AWS Staff]


Giovanni Marini durante il processo a Vallo di Lucania.
Giovanni Marini durante il processo a Vallo di Lucania.
Per questo numero di "Voci fuori dal coro", proponiamo la canzone "Liberiamo Marini" scritta da Antonio Giordano nel 1974.
La canzone nasce nell'ambito della mobilitazione di solidarietà per il caso Marini.
Vediamo dapprima di ricordare brevemente la storia di questo compagno per permettere di meglio comprendere la canzone.
Giovanni Marini era un anarchico salentino il cui caso fece scalpore a partire dal 1972 e durante tutti gli anni settanta. Tutto ha inizio nel '69 con i fatti di Piazza Fontana e la morte di cinque giovani anarchici di Reggio Calabria coinvolti in un incidente d'auto alquanto strano e di dubbia accidentalità.
La causa dell'incidente è stata la brusca frenata di un camion, con le luci posteriori spente, che frena di colpo e la macchina che seguiva con all'interno cinque compagni che muoiono nel tamponamento. Essi portavano a Roma dei documenti sulla rivolta di Reggio Calabria spariti dopo l'arrivo della polizia. L'autista del camion viene rilasciato dopo poche ore.
Marini, indaga proprio su quest'ultimo, scoprendo che era un uomo del golpista Valerio Borghese.
Nei mesi successivi all'incidente, Marini è vittima di pesanti minacce da parte dei fascisti ed obbligato ad alontanarsi dalla sua città per un periodo perché era un "rosso" e troppo interessato all'incidente.
Il 7 luglio i fascisti decidono di fare un'azione punitiva. Una decina di fascisti armati di coltelli aggrediscono Marini e altri due compagni, i tre rimangono feriti, ma nello sconto un fascista muore a causa di una coltellata all'aorta.
Marini si costituisce e viene immediatamente incarcerato. In un anno e mezzo, durante la detenzione preventiva, viene trasferito in 15 carceri in tutta Italia, lottando e denunciando le condizioni igieniche-sanitarie delle prigioni tramite un documento firmato "I carcerati rossi". Per questo subisce violenti pestaggi. In tutta Italia nascono movimenti di solidarietà e manifestazioni per la liberazione dell'anarchico.
Nel 1974 si apre il processo, Marini dimostra e afferma la sua innocenza, il processo viene sospeso e spostato a Vallo della Lucania nella speranza di evitare le manifestazioni di solidarietà.
In giugno-luglio, il processo viene riaperto, i compagni fondano un quotidiano chiamato "processo Marini" che informa sullo svolgersi del processo e varie iniziative di sostegno. Nonostante tutto viene condannato a dodici anni per omicidio volontario, dopo sette anni viene rimesso in "libertà", confinato per un anno e con tre ancora da scontare.
Nel 1983 le persecuzioni per Marini non sono ancora finite, viene arrestato con un gruppo rivoluzionario accusato di brigatismo rosso, ma subito rilasciato.
Piano piano Marini si allontana dalla vita politica e sociale, dedicandosi alla scrittura del suo libro di poesie intitolato "E noi folli e giusti" che vinse in premio Viareggio.
Muore il 23 dicembre 2001 di infarto.

Un paio di correzioni al pezzo su Marini, per ristabilire un po' di "verità".
Cominciamo dal fatto che marini non era salentino ma salernitano
(cilentino semmai :-)).
Il quotidiano "Processo Marini", serigrafato, esce solo per la prima tornata del processo (quello che si tiene a Salerno), e non esce per il processo di Vallo. Anche se viene svolta una capillare controinformazione mediante volantoni periodici.
La storia del brigatismo mi pare fosse del tutto inconsistente, anche perché dopo essere uscito di galera, Marini, si avvicinò al partito comunista.

Franco Senia.
Te ne andavi coi tuoi compagni
a parlare dell'anarchia
ed avevano paura
i fascisti e la questura.

Minacce ed aggressioni
ne hai subite tante
dalle squadre assassine
del boia Almirante.

Ti dissero: "Marini
devi stare molto attento;
se continui ad indagare
noi te la farem pagare.

Ma tu sei andato avanti
per scoprire i mandanti
della strage dello stato
contro il proletariato.

Ma Falvella ha insistito
col coltello nella mano
e insieme all'Alfinito
poi ti hanno aggredito.

Ma tu ti sei difeso
dalla vile aggressione
e il fascista ha pagato
la sua provocazione.

E quando in galera
la lotta hai continuato
gli sbirri dello stato
ti hanno torturato.

Difendersi dai fascisti
no, non è reato:
compagno Marini,
sarai liberato!

In nome di Mario Lupo
e di Franco Serantini,
compagni dobbiamo
liberare Marini.

inviata da CCG/AWS Staff - 11/5/2008 - 11:06



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