Non so chi fu ad intuire la necessità di far l’ultima mossa
Di uscire dalla porta e scagliarsi contro il primo carabiniere in tenuta antisommossa
Nel nostro lugubre ribellarsi
abbiamo dato possibilità a qualche coscienza
di nihilistica propensione
nell’immolarsi rendendo vana, vana ogni rivoluzione
Rivoluzione sia essa operata
con le budella o con il cannone
Ma poi capire che i giovani vogliono solo giustificare
la voglia matta di penitenza
contro ogni lugubre trascendenza
Che colonizza le periferie
di mille lugubri diavolerie
Che alimentano l’onda pato mediatica, subliminale
Che ogni governo sostituisce al bastone per comandare,
al bastone per comandare
al bastone per comandare
al bastone per comandare
al bastone per comandare!
fuori diluvia, qui si beve e si canta...
e in questa calca ci sto bene...
è come se fossimo insieme... davvero...
e per esserlo davvero, basta saperlo
Prima sono rotolato sugli scogli mentre pisciavo alla luna...
scogli appuntiti contro la mia carne liquida
e neanche un graffio
forse perché le mie ossa sono più appuntite delle rocce.
Ritorno nel piazzale alle sei del pomeriggio di venerdì
"hanno ammazzato un ragazzo" mi dicono...
gli hanno sparato
Ci guardiamo e lo sguardo non vede più nulla
continuo a piangere...
vado verso gli scogli
per vergogna, per necessità di un posto
perché il pianto si fermi
ma sento uno strappo nella carne,
avrei potuto esserci io al suo posto
e stavolta non è solo un modo di dire
stavolta non è solo un modo di dire
quel pianto mi sta ancora addosso...
da quel 20
di luglio
quando hanno ucciso MIO FRATELLO
quando hanno ucciso MIO FRATELLO!!
inviata da CCG/AWS Staff - 15/2/2008 - 17:00
FRAISES ET SANG
Je ne sais pas qui a pressenti la nécessité de jouer le dernier coup
De sortir de la porte, de se jeter contre le premier carabinier en tenue anti-émeute
Dans nostre lugubre rébellion
Nous avons donné la possibilité à certaines consciences
Portées au nihilisme
De se sacrifier en rendant vaine, vaine toute révolution
Révolution, quoiqu'on la fasse
avec ses entrailles ou avec le canon
Mais, puis, c'est comprendre que les jeunes ne veulent que justifier
une folle envie de pénitence
contre toute lugubre transcendance
qui colonise les banlieues
de mille lugubres trucs diaboliques
Qui nourrissent la vague patamédiatique, subliminale
Que tout gouvernement utilise à la place du bâton pour commander
du bâton pour commander
du bâton pour commander
du bâton pour commander
du bâton pour commander!
il pleut à seaux là dehors, ici on boit et on chante…
moi je me sens bien dans cette foule…
c'est comme si nous étions ensemble…vraiment…
et pour l'être vraiment, il suffit de le savoir
Avant, je suis tombé sur les rochers en pissant à la lune…
des rochers aigus contre ma chair liquide
et pas même une petite blessure
peut-être parce que mes os sont plus aigus que les rochers.
Je rentre sur la place vendredi à six heures du soir
"ils ont tué un gars", on me dit…
ils lui ont tiré dessus
On se regarde, et notre regard ne voit plus rien,
je ne cesse de pleurer…
je vais vers les rochers
par honte, j'ai besoin d'une place
où arrêter de pleurer
mais je sens ma chair déchirée
je pouvais être à sa place
et ce n'est pas une façon de dire cette fois-ci,
ce n'est pas seulement une façon de dire,
ces larmes, je les sens encore dans moi…
depuis ce 20
juillet
quand ils ont tué MON FRÈRE
quand ils ont tué MON FRÈRE!!!
18/7/2008 - 01:06
adriana - 18/7/2008 - 06:53
C’è una Genova che non deve essere messa da parte, nonostante il tempo sia abile a relegare ciò che conta nei cantucci della Storia, ed è la Genova del luglio 2001. Quella, per intenderci, della “costante violazione delle libertà fondamentali”, quella in cui lo “stato di eccezione” mortificò i più elementari diritti, quella in cui il senso umano della democrazia conobbe la sua mattanza più sottile. In un'estate da teatro aguzzino, in cui il sistema dell’horror-ordine avanzò a passi scanditi e ininterrotti, le vicende collettive si incrociarono con quelle singolari, e per molti: per chi c’era, e si trovò a subire l’arte del macello eccitata da una cultura fascista prima subodorata, e in quelle ore *vista*; per chi non c’era, e si ridusse a percepire a distanza, con i mezzi possibili, in compagnia di una tensione convulsa, l’oppressione piombata sui corpi di amici, parenti, compagni.CCG/AWS Staff - 20/6/2009 - 19:29
Scritta da Davide Giromini
Written by Davide Giromini
Écrite par Davide Giromini
Ma lo stato è pronto a mettere in moto le forze
per difendere il suo dominio culturale...e così la
repressione delle forze dell'ordine.
Album: 2076: Il ritorno di Kristo. Brano n° 11.
Registrato live al Teatro Animosi di Carrara il 7-12-2007
(da Rovagna/De Rito).
Il brano recitato è di Marco Rovelli ed è stato scritto
in occasione della morte di Carlo Giuliani.
In questo concept album si racconta la storia laica e fantastica di un Cristo qualunque che per comodità chiameremo K.
K. inizia la sua predicazione nel 2076, anno in cui l'uomo sarà ormai mediaticamente alienato: la sua vita sarà infatti completamente delegata ad uno schermo e la sua identità relegata in una comunità virtuale, gestita da un grande server chiamato Radio Vaticana. Dopo una breve riflessione K. Decide di partire per l'Europa con un gruppo musicale chiamato “K. And the new partizans” e fondare una nuova corrente con il nome di “Cyberfolk”. Il gruppo diventa famoso in tutto il mondo e crea milioni di proseliti e gruppi che si dedicano al cyberfolk. Il loro tour si concluderà a Roma con un grande happening dove K. Manifesterà al suo pubblico in una canzone l'intento di occupare la Radio Vaticana. Dopo qualche giorno si ritroveranno barricati dentro gli studi di questo grande server e inizieranno a trasmettere il messaggio di K. di presa di distanza dalla storia della chiesa. Assediati dall'esercito e traditi da un componente del gruppo, K. Verrà messo in croce di nuovo. La storia finisce con il delirio onirico agonizzante di K. Il manager Paolo venderà la figura di K. alle generazioni future, attraverso la comunità virtuale che K. stesso combatteva, creando un nuovo mito alienato.
Questa storia trae ispirazione dalle pagine de “Il grande inquisitore” dell'opera “I fratelli Karamazov” di F. Dostoevskij e dal libro di Corrado Augias e Mauro Pesce “Inchiesta su Gesù”. Il termine Cyberfolk è già stato usato da studiosi e musicisti in diverse accezioni. Per noi è un genere musicale che si basa sull'uso di strumenti acustici “filtrati e plastificati” attraverso software in fase di registrazione.
Il grande merito della produzione di questo CD va a Gabriele D'Ascoli che ha mixato e arrangiato nell'arco di un anno il materiale grezzo da me registrato. Ci scusiamo con tutti coloro che avrebbero dovuto partecipare e rimandiamo la collaborazione al prossimo album.
Nel cyberfolk etica ed estetica si fondono con sperimentazione e disgusto.
Davide Giromini.
A questa canzone lacerante, in tutti i sensi, unita ad una poesia di Marco Rovelli sui fatti di Genova gli Apuamater Cyberfolk non hanno certo dato un titolo casuale. "Fragole e sangue" è infatti il titolo italiano di un film culto degli anni '70, ora quasi del tutto sparito (o fatto sparire), diretto da Stuart Hagmann; nel titolo originale americano si chiama "The Strawberry Statement". Ne riprendiamo la scheda da Musica e memoria di Alberto Truffi, dalla quale si capisce alla perfezione il perché del riferimento degli autori della canzone a questo film:
La storia è ben nota a chi ha visto il film all’epoca al cinema (è stato riproposto come film “culto” per dieci anni almeno nei vari cinema d’essai) oppure in TV. Simon (lui) è uno studente disimpegnato, fa parte di una squadra di canottaggio e si allena duro, pur avendo il tipico look da intellettuale, occhialini tondi alla Roger Mc Guinn e capelli biondi medio-lunghi, mentre intorno la università si infiamma a poco a poco nei “primi vagiti del ’68”, il suo room-mate comincia a prendere coscienza (come si diceva) prima di lui, che rimane un osservatore esterno e dubbioso delle prime assemblee, poi lui conosce Linda (lei), fidanzata con un altro (che però è lontano o qualcosa del genere) e così trova la molla per un impegno sempre crescente, fino a partecipare alla occupazione, assumere un ruolo attivo, e, nella celebre lunga sequenza finale, opporsi prima con la resistenza passiva, poi anche attivamente, al violento sgombero della facoltà eseguito dalla polizia di San Francisco.
Come molti ricordano, gli studenti di fronte all’ineluttabile supremazia della ben organizzata polizia americana, su indicazione del leader (nero) si mettono a sedere in cerchio nella palestra cantando “Give peace a chance” di John Lennon, e continuando imperterriti anche mentre la polizia li prende di peso ad uno ad uno, strattonandoli e malmenandoli.