Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
potesse scatenar tempesta.
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Forse è la sua preghiera.
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Forse è la sua preghiera.
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta
potesse scatenar tempesta.
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta
potesse scatenar tempesta.
(inviata da Riccardo Venturi)
inserita il 18/1/2008 - 18:34
JE SUIS NÉE LE VINGT-UN À PRINTEMPS
Je suis née le vingt-un à printemps
mais j'ignorais qu'être née folle,
que percer les mottes
pouvait déchaîner la tempête,
pouvait déchaîner la tempête.
Je suis née le vingt-un à printemps
mais j'ignorais qu'être née folle,
que percer les mottes
pouvait déchaîner la tempête,
pouvait déchaîner la tempête.
Et Prosérpine lègère
voit pleuvoir sur l'herbe,
sur le gros blé gentil
et pleure toujours le soir,
c'est peut-être sa prière.
c'est peut-être sa prière.
Je suis née le vingt-un à printemps
mais j'ignorais qu'être née folle,
que percer les mottes
pouvait déchaîner la tempête,
pouvait déchaîner la tempête.
Et Prosérpine lègère
voit pleuvoir sur l'herbe,
sur le gros blé gentil
et pleure toujours le soir,
c'est peut-être sa prière,
c'est peut-être sa prière.
Je suis née le vingt-un à printemps
mais j'ignorais qu'être née folle,
que percer les mottes
pouvait déchaîner la tempête,
pouvait déchaîner la tempête.
Je suis née le vingt-un à printemps
mais j'ignorais qu'être née folle,
que percer les mottes
que percer les mottes
pouvait déchaîner la tempête
pouvait déchaîner la tempête.
inserita il 24/2/2009 - 07:46
( Riccardo Venturi)
inserita il 24/2/2009 - 08:04
( CCG/AWS Staff)
inserita il 21/3/2009 - 12:46
( daniela -k.d.-)
inserita il 1/11/2009 - 19:20
Poesia di Alda Merini
A poem by Alda Merini
Musica e orchestrazione di Giovanni Nuti
Music and Orchestration by Giovanni Nuti
di Ahmed il Lavavetri
Noi siamo nati il ventuno a Primavera, oppure il venticinque in autunno, il sette in estate o il quindici in inverno. Siamo nati sempre, perché siamo completamente pazzi, matti, folli, straniti, esagitati, cupi, infuocati, mesmerici, lattiginosi, verdi, levitanti, e non ci accontentiamo di realtà precostituite. Zolle? Noi apriamo qualsiasi cosa. Tempesta? Scateniamo anche la calma, la bonaccia, la pacificità che dichiarano più vento, quando ci sta, quando ci va, di un ciclone tropicale. Noi folly, che sovvertiamo le vocali, che innalziamo persino beffardi canti agli dèi quando il buio della mente sembra inghiottire ogni cosa, quando l'oscuro si fa vincente. Non ci resta che fabbricarcela, una luce tutta nostra, una lampada di sopravvivenza nelle miniere del mondo. E allora sembriamo vacillare, sembriamo soccombere, ma ci rialziamo; dalle macerie nasce il vero moto. Folly e naty il trentasei a quadragesima, il trecentonove a tacabànda, il quarantamerda a talassìpora. E rivendichiamo il nostro dovere, il nostro piacere, il nostro orgasmo di sovvertire la realtà. Paghiamo per questo. Paghiamo un prezzo che voi non conoscete. Proserpina, sorella, ascoltaci; ce ne andiamo a ballare stasera, in culo a tutti; e ci inchiniamo al volere di altissimi tuoni che ci regolano il biostato con sguardi a pressioni immense, sconosciute, gentili.
Il testo è presentato con assecuzione al canto. La poesia originale di Alda Merini consta esclusivamente delle parti in caratteri normali; il resto del canto è in corsivo.