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Auschwitz (Canzone del bambino nel vento)

Francesco Guccini
Lingua: Italiano

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basic
it.fan.musica.guccini
 Auschwitz in inverno - Auschwitz in the winter

[Novembre 1964]
Testo e musica di Francesco Guccini

[November 1964]
Lyrics and Music by Francesco Guccini

[Novembre 1964]
Paroles et musique de Francesco Guccini



Questa pagina è linkata alla voce Auschwitz (canzone) dell'edizione italiana di Wikipedia.

INDICE RAPIDO DELLE VERSIONI DISPONIBILI (in ordine alfabetico; 37 lingue sinora)
QUICK INDEX OF VERSIONS AVAILABLE (in alphabetical order; 37 languages up to now)

Bretone - BulgaroCasatenoveseCatalanoCamuno - CecoCinese - CroatoDaneseEbraicoEsperanto 1 - Esperanto 2 - Finlandese - Francese 1Francese 2 - Friulano - Giapponese - Greco 1Greco 2 - Inglese 1 (Rod MacDonald) - Inglese 2Inglese 3 - IslandeseItaliano (versione dell'Equipe 84)Kelartico - Latino - LivorneseMilanese - NeerlandeseNorvegesePolaccoPortoghese 1Portoghese 2 - Puter (Romancio dell'Alta Engadina) - Retoromancio - RomanescoRomenoRussoSamoanoSardo (Campidanese) - Sardo (Nuorese) - SerboSpagnolo 1Spagnolo 2 - SvedeseTedesco 1Tedesco 2 - Tedesco 3 - Ungherese - Veneto - Yiddish.

Breton - BulgarianCasatenovo Brianza dialectCatalanCamun - Chinese -CroatianCzechDanishDutchEnglish 1 (Rod MacDonald) - English 2English 3 Esperanto 1 - Esperanto 2 - Finnish - French – – French 2 - Friulan -GermanGerman 2 - German 3 - Greek 1Greek 2HebrewHungarian IcelandicItalian (Equipe 84's version)Japanese - Kelartic - Latin - LeghorneseMilanese - NorwegianPolishPortuguese 1Portuguese 2 - Puter (High Engadine Romanche) - Roman dialectRomanianRussianSamoanSardinian (Campidanese) - Sardinian (Nuorese) - SerbianSpanish 1Spanish 2 - SwedishSwiss Romanche - Venetian - Yiddish.

Francesco - Folk Beat n. 1
Un'altra canzone per la quale non c'e' bisogno di nessuna presentazione.

Inclusa originariamente nell'album “Folk Beat n.1”, cantata originariamente dall'Equipe 84 (con un testo abbastanza diverso).

Purtroppo sempre attuale.

Another famous Italian song which deserves to be better known by English-speaking readers.
It was originally included in Francesco Guccini’s first LP, “Folk Beat n. 1” and also sung by Equipe 84 (with somewhat different lyrics) and by Nomadi.

A song never outdated, sadly.

Une autre célèbre chanson italienne que nous présentons à l’appréciation des lecteurs de langue française. Elle faisait déjà partie du premier album de Francesco Guccini, “Folk Beat n. 1” et a été interprétée (avec des paroles quelque peu différentes) aussi par l’Equipe 84 et par les Nomadi.

Malheureusement, c’est une chanson qui n’a jamais vieilli.


Un sito italiano, per non dimenticare l'orrore dell'olocausto: Auschwitz-Birkenau

An Italian webpage that helps not to forget the horror of Shoah: Auschwitz-Birkenau

Une page en italien pour ne pas oublier l’horreur de la Shoah: Auschwitz-Birkenau


"Guccini scrive e canta la storia terribile ed emblematica di un anonimo bambino morto e bruciato nel famigerato campo di sterminio nazista (il 27 gennaio, data della liberazione dei prigionieri di Auschwitz, è stato proclamato universalmente e perennemente giorno del ricordo e della memoria). Una storia-simbolo delle altre sei milioni di vittime dell'orrore hitleriano, ma è da rimarcare che Guccini non si limita alla condanna del nazismo ma allarga la sua condanna a ogni guerra e allude probabilmente al dramma della guerra in Vietnam, allora in corso."
[P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Roma 2002, p. 25].

“Guccini wrote and sung the terrible and emblematic story of a nameless child who was killed and burnt in the most notorious of all Nazi lagers (January 27, the day the prisoners of Auschwitz were set free by Russian troops, has been universally proclaimed the day of memory for all times to come). A story which stands as a symbol for the other six millions of victims of Hitlerian horror; but it should be pointed out that Guccini does not just condemn Nazism, but also express his condemnation for any war and, probably and explicitly, for the Vietnam war which was then being fought.”
[P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Rome 2002, p. 25].

“Guccini écrit et chante la terrible histoire d’un enfant sans nom qui fut tué et brûlé dans le plus malfamé des champs d’extermination nazistes (le 27 janvier, le jour où les prisonniers d’Auschwitz furent libérés par les troupes Soviétiques, a été proclamé universellement et à jamais le jour de la mémoire et des souvenirs). L’histoire de cet enfant-symbole est aussi l’histoire des autres six millions de victimes de l’horreur hitlérien, mais il faut souligner le fait que Guccini, loin de se contenter d’une condemnation du nazisme, a voulu exprimer son refus de toutes les guerres, et en particulier de la guerre de Viêt-Nam, qui était en train de se dérouler en ce temps-là.”
[P. Jachia, Francesco Guccini, Editori Riuniti, Rome 2002, p. 25].

Lo stesso Guccini ha dichiarato che "la prima idea" per questa tristissima quanto bellissima e celeberrima canzone gli venne dalla lettura di Tu passerai per il camino - Vita e morte a Mauthausen (Mursia, 1965), un libro di memorie di Vincenzo Pappalettera.
(dal sito di Giuseppe Cirigliano)

Discografia e interpreti / Discography
La lista dei dischi dove compare "Auschwitz" di Guccini è sicuramente incompleta, ma ecco le versioni più conosciute:

Francesco Guccini, Folk Beat n.1 (1967)
Equipe 84, 45 giri Bang Bang / Auschwitz (1967)
Francesco Guccini & i Nomadi, Album concerto (1979)
Francesco Guccini, Quasi come Dumas (1988, dal vivo)
Nomadi, Ma che film la vita (1992, dal vivo)
Rod MacDonald, Man on the Ledge (1994)
Gang, Tributo ad Augusto (1995)
Gian Pieretti, Caro Bob Dylan... (1997)
Alice, Viaggio in Italia (2003)
Modena City Ramblers, Appunti Partigiani (2005) (in duetto con Guccini)
Leoncarlo Settimelli, Canti dei Lager (2006) in medley con Auschwitz '45
I Luf, I luf cantano Guccini (2012)


Auschwitz è indubbiamente una delle più celebri canzoni di Guccini, simbolo della sua partecipazione ai drammi umani e del suo intendere la musica non solo come diletto, ma come strumento di denuncia anche se non necessariamente apportatore di rivoluzioni (vedi L’avvelenata). Egli prende in esame il tema dell’olocausto, ma la seconda parte della canzone trascende tale contesto per abbracciare una più estesa riflessione sulla ferinità umana.

La prima strofa presenta la situazione in termini molto schematici: il narratore è un personaggio morto da bambino in una condizione strana, "passato per il camino". L’insistenza sul termine morto in apertura dei primi due versi crea l’atmosfera cupa e nostalgica che accompagna tutto il brano. Da notare è la durezza di quel "con altri cento" che evidenzia l’impersonalità del massacro, sottolineandone allo stesso tempo la dimensione. La prima strofa si chiude poi con la presentazione della situazione attuale; il narratore si trova nel vento.

La seconda strofa, invece, tratteggia la scenografia del dramma ponendo subito in rilievo un nome terribile, evocatore di sofferenza e paura, Auschwitz: l’inverno, il freddo e la neve, che potrebbe essere la gioia di ogni bambino, ma non di colui che si trova lì a morire; c’è poi l’ambiguità del fumo e del camino, che ricordano scene di tranquillità domestica, ma sono qui ben altri segni. La terribile fine è solo accennata, con gusto per così dire classico, senza insistenza su macabri particolari, ma, semplicemente, con l’immagine di un fumo che sale e la presenza di persone che scompaiono, però, per ritrovarsi nel vento.

La terza strofa funge da collegamento tra le due parti del pezzo opponendo alla massa il suo silenzio. L’antitesi crea un efficace sensazione di vuoto, di freddo e morte: questi uomini, ma sono ancora uomini?, non osano più parlare, sono spogliati della propria dignità e individualità, sono tra quei cento o lo saranno presto. Il tempo non cancella quei ricordi nel bimbo morto, egli non riesce a sorridere e si chiede invece, ingenuamente e forse infantilmente, il perché di quelle stragi. E’ questo il momento il cui la prospettiva si amplia e si universalizza quell’esperienza di morte divenendo paradigmatica dell’umana crudeltà. Guccini sembra pessimista, non ha fiducia nell’uomo e nella sua perfettibilità, lo coglie solo nel suo atto crudele: fantastica intuizione quella di porre alla fine di due versi consecutivi i termini uomo e fratello legati dal crudo realismo del verbo uccidere. Al bimbo, e indubbiamente la scelta come narratore del simbolo dell’innocenza e della purezza non è casuale, sembra assurdo che tutto questo sia potuto accadere, ma è costretto a costatare l’evidenza del fatto: "siamo a milioni/in polvere qui nel vento". Ancora un numero enorme, come il cento iniziale, rende l’idea dell’ampiezza del fenomeno esasperandone la gratuità.

La penultima strofa sembra un grido, un grido di rabbia impotente e disperato, la cui forza è ottenuta con sapienti scelte lessicali: il cannone tuona, terribile segno di morte, e il sangue scorre ininterrotto, per culminare con lo stridente contrasto tra questo sangue, l’aggettivo contenta e la connotazione di bestia umana assegnata a tutta l’umanità. Del resto l’impersonalità del termine uomo, usato due volte, sottolinea già da sola come le accuse e le domande siano rivolte all’umanità intera, tutta ugualmente colpevole se non dell’olocausto, di altri innumerevoli assassinii. Terribile è l’epiteto bestia, e ricorda pagine del Principe di Machiavelli, perché presenta l’uomo come bruto, come animale regolato solo da impulsi irrazionali e incontrollabili. Il rilievo conferito in questa sede all’ancora acuisce la durezza delle accuse all’umanità che, nonostante si sia accorta delle proprie scelleratezze, continua a commetterne di nuove ogni giorno.

Tuttavia Guccini non se la sente di chiudere così, vuole lasciare un varco, una via di scampo all’uomo, sperare che si possa ancora redimere: ecco il significato dell’uso del futuro nell’ultima strofa che si apre ancora con un "Io chiedo" che questa volta non è tanto una domanda o un’accusa quanto piuttosto un’accorata preghiera, una speranza che vuole a tutti i costi uscire e realizzarsi e che è tutta contenuta in quel verso "a vivere senza ammazzare", così semplice eppure tanto intenso e diretto.

Non si può ignorare nell’analisi di questo pezzo la presenza del vento, vero elemento costante nella chiusura di ciascuna strofa. Il vento che sembra leggero e spensierato è in realtà greve del peso di tutti quei morti, è un vento irrequieto che sembra schiacciare l’uomo gettandogli addosso le sue colpe, accusandolo con l’innocente, ma per questo più dura, voce di un bambino. In tutte le strofe esso è accompagnato da qui, ancora, adesso, a sottolineare come si stia parlando di qualcosa di presente e attuale su cui è necessario riflettere. Pensare, però, non basta, bisogna, è questo il significato delle ultime strofe, agire e cambiare, solo così "il vento si poserà" .

La canzone non presenta rime, se non occasionali (prima strofa), il suo ritmo è creato piuttosto dalla brevità dei versi, costituiti spesso ciascuno da una frase in sé compiuta, che crea brevi, gelide scene.

Sono tuttavia presenti in due punti cruciali degli enjambements: "non ho imparato/a sorridere" nella strofa centrale sottolinea il dramma che permane negli occhi e nel cuore, che non può e non deve essere dimenticato, un dramma che spezza e smorza il sorriso; "non è contenta/di sangue" indica invece piuttosto la lacerazione del pensiero che non osa immaginare che possa ancora succedere qualcosa di simile, ma è costretto a costatarlo nei fatti e, inoltre, rafforza il contrasto tra contenta e di sangue.

(Analisi collettiva svolta dal Liceo Alessandro Volta di Como)



appunti partigianiModena City Ramblers Appunti partigiani

Appunti partigiani è l'ottavo album dei Modena City Ramblers (il settimo in studio). L'album riprende idealmente Materiale Resistente (con ovvi riferimenti a un periodo storico molto caro ai Modena) prodotto 10 anni prima (1995) da Giovanni Lindo Ferretti, richiama a raccolta molti ex Ramblers: Alberto Cottica, Massimo Giuntini, Luciano Gaetani e Giovanni Rubbiani, oltre ad altri compagni di viaggio Paolo Rossi, Gang, Bandabardò e Casa del vento

Bella ciao con Goran Bregović (Tradizionale)
Auschwitz con Francesco Guccini (Francesco Guccini)
Oltre il ponte con Moni Ovadia (Italo Calvino, tradizionale, Liberovici)
I ribelli della montagna con la Bandabardò (Tradizionale)
La guerra di Piero con Piero Pelù (Fabrizio De André)
Al Dievel con il Coro delle Mondine di Novi
All you fascists con Billy Bragg (Woody Guthrie)
Notte di San Severo con la Casa del Vento (Casa Del Vento)
Il sentiero (liberamente ispirato a Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino)
Il partigiano John con Bunna (Africa Unite)
L'unica superstite con Fiamma
Spara Jury - con Paolo Rossi (C.C.C.P.)
La pianura dei sette fratelli con i Gang (Marino e Sandro Severini)
Pietà l'è morta con Ginevra Di Marco (Nuto Revelli)
Viva l'Italia con Cisco, Ginevra, Piero, Morgan, Bunna, Paolo, Erriquez, Marino (Francesco De Gregori)




Son morto con altri cento
Son morto ch'ero bambino
Passato per il camino
E adesso sono nel vento,
E adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c'era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d'inverno
E adesso sono nel vento,
E adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano, non riesco ancora
A sorridere qui nel vento,
A sorridere qui nel vento

Io chiedo, come può un uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento,
In polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone,
Ancora non è contenta
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento,
E ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà,
E il vento si poserà.

Io chiedo quando sarà
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà,
E il vento si poserà.


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Lingua: Italiano

La versione cantata dell'Equipe 84 uscita nel 1966 (su 45 giri Ricordi, Bang bang / Auschwitz) con un testo abbastanza diverso dalla versione di Guccini e, mi pare, più pessimista.
The rather more "pessimistic" version sung by Equipe 84 in 1967. The lyrics, as already stated, are somewhat different.

AUSCHWITZ

Son morto ch'ero bambino
Son morto con altri cento
Passato per un camino
Ed ora sono nel vento.

Ad Auschwitz c'era la neve
e il fumo saliva lento
Nei campi tante persone
che ora sono nel vento

Nel vento tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano, non ho imparato
A sorridere qui nel vento,
A sorridere qui nel vento

No, io non credo
Che l'uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E che il vento mai si poserà,
che il vento mai si poserà.

Ancora tuona il cannone,
Ancora non è contenta
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento,
e ancora ci porta il vento.

Ancora tuona il cannone,
Ancora non è contento
saremo sempre a milioni
in polvere qui nel vento


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Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW

Versione ebraica di Riccardo Venturi e Tali Margalit.
Hebrew version by Riccardo Venturi and Tali Margalit
(2000)

Il linguaggio usato è sia biblico che moderno, anche se il testo non è vocalizzato come nell'uso contemporaneo. La canzone viene data sia nell'alfabeto ebraico (che si legge da destra verso sinistra) che nella trascrizione in caratteri latini, come sempre accentata per facilitare la lettura.

Non possiamo ovviamente dire che è con piacere che inseriamo questa versione per prima, dopo il testo originale. Ogni persona umana degna di questo nome desidererebbe anzi che una canzone del genere non fosse mai stata scritta.

La versione del 2000 è stata revisionata il 16 maggio 2005.

The language used is both Biblical and modern, though the lyrics have not been vocalized according to contemporary use. The translation is given both in the Hebrew alphabet (which runs from right to left) and in a Romanised version in which stressed vowels are marked to make reading (and singing) easier.

Rather obviously, it is not with pleasure that we gave this version the first place after the original Italian lyrics. Any human being worth of his name would never wish that a song like this could be written.

The original Hebrew version of 2000 has been revised on May 16, 2005. [RV]

פרנצ׳סקו גוצ׳יני
אושו׳ץ (ש׳ר ׳לד ברוח)
תרגום בעבר׳ת של ר׳קרדו ונטורי וטלי מרגל׳ת, - 2000
בדיקה מחדש: 2005

מתת׳ כשהית׳ ילד,
מתת׳ עים עוד מאות
דברת׳ דרך ארובה
ועכשו אנ׳ ברוח
ועכשו אנ׳ ברוח

באושו׳ץ ה׳ה שלג.
העשן עלה לאת אטי
ביום חרף קר
באנ׳ נ׳סה ברוח
באנ׳ נ׳סה ברוח

באושו׳ץ אנשים רבים
אבל שקט גדול אחד
זה מוזר אנ׳ לא מצליח
לחײך כאן ברוח
לחײך כאן ברוח

אני מידרש: כמו האדם יכול
לחרג את האח שלו
אבל מיליונות היו
באבק כאן ברוח
באבק כאן ברוח

עוד התותח יורה
עוד הבהמה האנושי
אנו שבע ע׳ם דם
ועוד נשהנו הרוח
ועוד נשהנו הרוח

אני מידרש: מתי יהיה
כשהאדם יוכל ללוד
להיות בלי שחורג
וכשהרוח ירגע
וכשהרוח ירגע

אני מידרש: מתי יהיה
כשהאדם יוכל ללוד
להיות בלי שחורג
וכשהרוח ירגע
וכשהרוח ירגע


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Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW

La trascrizione in caratteri latini della precedente versione ebraica. Anche la trascrizione è stata revisionata e uniformata al metodo utilizzato per altre canzoni in questo sito.
Romanized version. Also this version has been thoroughly revised and made consistent to the Romanized spelling used for other songs in this website.

àushvits
shir yèled barùakh

matèti keshehàyti yèled,
matèti 'im 'od meòt.
dabàrti dèrekh arùva
veàkhshav anì barùakh,
veàkhshav anì barùakh.

beàushvits hàya shelèg,
ha'àshan 'alà leàt 'ìti
beyòm khorèf kar
veanì nisà barùakh,
veanì nisà barùakh

beàushvits anàshim ràvim
àval shèket gadòl ehàd
ze mùzar, anì lo matslíakh
lehìyekh kan barùakh.
lehìyekh kan barùakh.

anì middàresh: kmo haàdam yàkhol
lihròg et haàkh shelò,
àval milyonòt hàyu
beàvak kan barùakh,
beàvak kan barùakh.

'od hatòtakh yòre,
'od habehèma heenòshi
enò shavè'a 'im dàm
ve'òd nosènu harùakh,
ve'òd nosènu harùakh.

anì middàresh: matày ihyè
keshehaàdam yùkhal lilmòd
lihyòt bli shehòreg
vekesheharùakh yurgà’a
vekesheharùakh yurgà’a.

Anì middàresh: matày ihyè
keshehaaàdam yùkhal lilmòd
lihyòt bli shehòreg,
vekesheharùakh yurgà’a
vekesheharùakh yurgà’a.

inviata da Riccardo Venturi


Non parlo molto volentieri delle mie traduzioni di canzoni, che a parte rarissime eccezioni non hanno nessunissima pretesa e vogliono essere soltanto corrette dal punto di vista linguistico; ma faccio un'eccezione per questa.

In vita mia, e non certamente solo per questo sito, ne ho eseguite a centinaia e centinaia da e in tutte le lingue che più o meno conosco; ma se ne dovessi salvare una sola, salverei senz'altro questa. Anche se datata 2000, l'ho in realtà preparata nel 1998 a Livorno assieme alla mia insegnante di ebraico, una ragazza di Bèer Shèva che teneva un corso di ebraico presso la sinagoga (beyt-kneset) di Livorno; Tali non conosceva "Auschwitz", e quando gliela cantai un po' ne rimase come folgorata. La sua traduzione in ebraico fu il mio compito di fine anno; un compito con diversi errori, ovviamente, dovuti all'ancora imperfetta conoscenza della lingua che avevo.

Due anni dopo, in occasione del 6O° compleanno di Guccini, decisi di preparare una pagina Internet con la traduzione di "Auschwitz" nel maggior numero di lingue possibili; fu l'inizio del sito "In alamanno e in goto", che è rimasto inattivo a lungo, ma che è stato recentemente ripristinato dalla Lycos.

Chiesi quindi a Tali di rivedere un po' la traduzione che avevo fatto, e ce la misi subito dopo il testo italiano, cioè come traduzione principale. Ed altrimenti non poteva essere. Così ho fatto anche qui.
Usualmente, quando mi capita di assistere a un concerto di Guccini, mentre il "Maestrone" canta, io canto dentro di me questa versione in ebraico.

Riccardo Venturi - 30/3/2005 - 02:42


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Lingua: Yiddish

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YIDDISH

La versione in Yiddish di Riccardo Venturi
Yiddish translation by Riccardo Venturi
29/4/2013

oyshvits


Mi ci vogliono anni e anni di sedimentazione e di goccia-a-goccia prima che una data lingua "venga allo scoperto". Così per lo Yiddish: strati di canzoni, di Erri de Luca, di kletzmer, di Moni Ovadia, di alfabeti sbagliati, del libro "College Yiddish" dentro lo zaino nei treni più improbabili, di respingimento della tentazione di ricoprire il tedesco di una patina yiddish, di prove e riprove, di incazzature perché i siti scrivono maledette trascrizioni fatte da cane; poi, alla fine, un dato giorno tutto se la sente di emergere. Insomma, questa è la prima traduzione in Yiddish che faccio in assoluto, e ovviamente non può avere nessuna pretesa di sorta sebbene pensi che sia almeno non incomprensibile. E non poteva essere che di "Auschwitz". Ci sono milioni di probabilità che il "bambino nel vento" parlasse Yiddish, anche se parlava tutte le lingue di coloro "resi liberi dal lavoro". Questa pagina è la più antica di tutte; è precedente non soltanto a questo sito, ma addirittura alla mia prima pagina di traduzioni di canzoni. La compilai per la prima volta nel 2000, tredici anni fa, per festeggiare il sessantesimo compleanno di Francesco Guccini. Ora che il "Maestrone" ha detto d'essersi ritirato da praticamente ogni cosa e di essere andato a fare una visitina all'Ultima Thule, gliela vorrei ridedicare. [RV]

אוישוויץ
(דאָס ליד פֿונעם קינד אינעם װינט)

צוזאַמען מיט הונדערטער
בין איך אַ קינדל געשטאָרבן
געגאַנגען דורך דעם קױמען
און איצט בין איך אינעם װינט,
און איצט בין איך אינעם װינט.

אין אױשװיץ איז שנײ געפֿאַלן,
דער רױך איז פּאַמעלעך אַרױפֿגעגאַנגען,
אינעם קאַלטן װינטער־טאָג,
און איצט בין איך אינעם װינט,
און איצט בין איך אינעם װינט.

אין אױשװיץ, װיפֿל מענטשן,
אָבער נאָר גרױסע שטילקײט.
ס'איז פֿרעמד, איך קען נאָך ניט
שמײכלען דאָ אינעם װינט,
שמײכלען דאָ אינעם װינט.

איך פֿרעג: װי קען אַ מאַן
טײטן זײַנע ברידער,
און דאָך זײַנען מיר מיליאָנען
אין פּאָרעך דאָ אינעם װינט,
אין פּאָרעך דאָ אינעם װינט.

און נאָך ברומט דער האַרמאַט,
נאָך איז די מענטשן־בעסטיע
ניט זאַט מיט אונדזער בלוט,
און נאָך פליׅען מיר אינעם װינט,
און נאָך פליׅען מיר אינעם װינט.

איך פֿרעג: װען װעלן סוף־כל־סוף
די מענטשן זיך לערנען
צו לעבן אָן צו טײטן,
און װען װעט דער װינט אױפֿהערן,
און װען װעט דער װינט אױפֿהערן.

איך פֿרעג: װען װעלן סוף־כל־סוף
די מענטשן זיך לערנען
צו לעבן אָן צו טײטן,
און װען װעט דער װינט אױפֿהערן,
און װען װעט דער װינט אױפֿהערן.

Oyshvits
(Dos lid funem kind inem vint)

Tsuzamen mit hunderter
bin ikh a kindl geshtorbn
gegangen durkh dem koymen
un itst bin ikh inem vint
un itst bin ikh inem vint

In Oyshvits iz shney gefaln
der roykh iz pamelekh aroyfgegangen
inem kaltn vinter-tog
un itst bin ikh inem vint
un itst bin ikh inem vint

In Oyshvits, vifl mentshn
ober nor groyse shtilkeyt
S'iz fremd, ikh ken nokh nit
shmeykhlen do inem vint
shmeykhlen do inem vint

Ikh freg: vi ken a man
teytn zayne brider
un dokh zaynen mir milyonen
in porekh do inem vint
in porekh do inem vint

Un nokh brumt der harmat,
nokh iz di mentshn-bestye
nit zat mit undzer blut
un nokh flien mir inem vint
un nokh flien mir inem vint

Ikh freg: ven veln sofkl-sof
di mentshn zikh lernen
tsu lebn on tsu teytn
un ven vet der vint oyfhern
un ven vet der vint oyfhern

Ikh freg: ven veln sofkl-sof
di mentshn zikh lernen
tsu lebn on tsu teytn
un ven vet der vint oyfhern
un ven vet der vint oyfhern

29/4/2013 - 12:49


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Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN [1]

Versione tedesca di Riccardo Venturi (2000). Come quella precedente e come tutte le seguenti fino a quando non specificato diversamente, sono tratte dalla vecchia pagina del sito "In alamanno e in goto", di cui seguono l'ordine originale.
L'aver fatto seguire la traduzione tedesca a quella ebraica è simbolico e voluto. Tutte le versioni di questa pagina non saranno quindi in stretto ordine alfabetico, e si prega di fare riferimento all’ “Indice rapido” dell’Introduzione.
La traduzione è stata revisionata il 16 maggio 2005 e resa cantabile.

German version by Riccardo Venturi (2000). Like the foregoing Hebrew version and all subsequent versions up to the point where it will be specified otherwise, it is drawn from Riccardo Venturi’s old webpage "In alamanno e in goto", and follows its order.
We deliberately put this German version after the Hebrew version for symbolic reasons.
Thus, all versions included in this webpage are not arranged in strictly alphabetical order. We suggest you to refer to the “Quick Index” in the Introduction.
Also this version has been thoroughly revised on May 16, 2005 and made fully singable.[RV]

AUSCHWITZ
GESANG DES KINDES IM WIND

Zusammen mit Tausenden
flieh' ich durch den Kamin weg
ich doch bin noch ein Kind
und jetzt bin ich im Wind,
und jetzt bin ich im Wind.

In Auschwitz schneite's so stark,
Der Rauch ging langsam auf
In dem kalten Wintertage
und jetzt bin ich im Wind,
und jetzt bin ich im Wind.

In Auschwitz, wieviele Leute
In Stille, wie in dem Grabe.
So seltsam, daß ein Kind
Nicht lächelt in dem Wind,
Nicht lächelt in dem Wind.

Ich frag' mich: Wie kann ein Mensch
Seinen Bruder so leicht ermorden?
Und dennoch sind zu Millionen
Zu Staub im Wind geworden,
Zu Staub im Wind geworden.

Und noch dröhnt die Kanone,
Mit Blute sind diese Unmenschen
Noch nicht satt, und noch tausendmal
wird der Wind uns wegblasen,
wird der Wind uns wegblasen.

Ich frag' euch: Wann wird es sein?
Wann werden die Menschen lernen
Zu leben ohne zu töten,
Und der Wind sich legen wird,
Und der Wind sich legen wird?

Ich frag' euch: Wann wird es sein?
Wann werden die Menschen lernen
Zu leben ohne zu töten,
Und der Wind sich legen wird,
Und der Wind sich legen wird.


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Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN [2]

Pur avendo letto la bellissima traduzione in Tedesco di Riccardo Venturi, mi permetto di inviarvi una mia versione tedesca di "Auschwitz" risalente a un paio di anni fa. (Daniele Pandocchi)

AUSCHWITZ
DAS LIED DES KINDES IM WIND

Ich bin mit hundert Andren
gestorben, als kleines Kind,
bin durch den Kamin gegangen,
und nun bin ich im Wind,
und nun bin ich im Wind.

In Auschwitz lag schon der Schnee,
der Rauch stieg nicht geschwind,
an jenem Tag im Winter,
und nun bin ich im Wind,
und nun bin ich im Wind.

In Auschwitz so viele Leute,
doch alles war mäuschenstill.
Wie seltsam, ich bin nicht fähig,
zu lächeln hier im Wind,
zu lächeln hier im Wind.

Ich frag mich: "Wie kann es sein,
dass Menschen einander töten"?
Und dennoch gibt es Millionen
von Seelen, hier im Wind,
von Seelen, hier im Wind.

Und heut'noch donnern Kanonen,
zufrieden sind sie noch nicht,
die grausamen, blutgeilen Bestien,
und heut'noch trägt uns der Wind,
und heut'noch trägt uns der Wind.

Ich frag mich: Wann wird es sein?
Wann werden sie endlich mal lernen,
zu leben, ohne zu töten?
Wann legt sich endlich der Wind?
Wann legt sich endlich der Wind?

inviata da Daniele Pandocchi - 12/9/2006 - 10:12


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Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN [3]

Versione tedesca di Christoph Gerhard
Deutsche Fassung von Christoph Gerhard

Ancora una versione cantabile (basta che gli ultimi due versi - che poi sono una ripetizione - si rimano), scritta nei primi anni ottanta.

Noch eine singbare Version (es reicht ja, dass die beiden letzten Verse - die auch noch eine Wiederholung sind - sich reimen), geschrieben Anfang der 80-er Jahre.

AUSCHWITZ
LIED DES KINDES IM WIND

Ich starb, wir waren hundert,
ich starb, ich war noch Kind,
gejagt durch steile Schlote
und fort trägt mich der Wind,
und fort trägt mich der Wind.

In Auschwitz fiel leiser Schnee
an diesem kalten Wintertag,
Rauch stieg aus den Kaminen
und fort trägt mich der Wind,
und fort trägt mich der Wind.

In Auschwitz, so viele Menschen,
es fällt kein einziges Wort,
ich kann noch immer nicht lachen,
selbst hier nicht, tanzend im Wind,
selbst hier nicht, tanzend im Wind.

Ich frag euch, wie ist es möglich,
dass ein Mensch den andern umbringt,
und doch sind wir Millionen,
als Asche trägt uns der Wind,
als Asche trägt uns der Wind.

Und noch immer brüllen Kanonen,
noch immer lechzt er nach Blut,
bestialisch, der Trieb der Menschen,
noch immer trägt fort uns der Wind,
noch immer trägt fort uns der Wind.

Und ich frag euch, wann ist es möglich,
dass die Menschen endlich verstehn,
zu leben, ohne zu töten,
wann endlich legt sich der Wind,
wann endlich legt sich der Wind?
....
wann endlich legt sich der Wind ?

inviata da Christoph Gerhard - 15/2/2010 - 22:04


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Lingua: Polacco

POLACCO / POLISH

Versione polacca di Riccardo Venturi e "Lupo Grigio" (2000). "Lupo Grigio" è lo pseudonimo con il quale è noto un frequentatore del newsgroup it.fan.musica.de-andre; "Oświęcim" è il nome polacco della città di Auschwitz.
Si noti che le queste prime tre versioni hanno un ordine del tutto intenzionale (ebraica, tedesca e polacca).

Polish version by Riccardo Venturi and “Lupo Grigio” (2000).
“Lupo Grigio” (Grey Wolf) is a member of the Italian Usenet newsgroup it.fan.musica.de-andre; "Oświęcim" is the Polish name of Auschwitz.
It should be noted that the first three versions of Guccini’s song have been arranged deliberately in this order (Hebrew, German and Polish). [RV]

OŚWIĘCIM
PIESŃ DZIECKA WE WIETRZE

Umarłem z tysiacami,
Umarłem dzieckiem
Wyleciałem przez komin
I teraz jestem we wietrze,
I teraz jestem we wietrze.

W Oświęcimiu padał śnieg
Dym wszedł powoli
W zimny zimowy dzień,
I teraz jestem we wietrze,
I teraz jestem we wietrze.

W Oświęcimiu, ile było ludzi
W glębokim milczeniu,
Ale jeszcze nie mogę
Usmiechać się we wietrze,
Usmiechać się we wietrze.

Pytam was jak może człowiek
Zabić swojego brata,
A jednak, miliony ludzi
Zostali dymem we wietrze,
Zostali dymem we wietrze.

Jeszcze grzmi działo,
Jeszcze bestia ludzka
Nie jest krwa syta
I teraz jesteśmy wiatrem,
I teraz jesteśmy wiatrem.

Pytam was, kiedy będzie?
Kiedy człowiek nauczy się
Zyć w pokoju i nie zabić,
I wiatr będzie ucichnać,
I wiatr będzie ucichnać.

Pytam was, kiedy będzie?
Kiedy człowiek nauczy się
Zyć w pokoju i nie zabić,
I wiatr będzie ucichnać,
I wiatr będzie ucichnać.


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Lingua: Inglese

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INGLESE / ENGLISH [1]

Versione inglese di Rod MacDonald
Dall'album The Man On The Ledge [1994]
video

Rod MacDonald: The Man On The Ledge, Shanachie 1994
All songs by Rod MacDonald except [...] and
Auschwitz - word and music by Francesco Guccini (Edizione 1966, Fama, Italy), translated from the Italian by Rod MacDonald

macdoRod MacDonald (born on August 17, 1948 in Southington, Connecticut) is an American folk singer/songwriter. His songs have been covered by Dave Van Ronk, Christine Lavin, Four Bitchin' Babes and Garnet Rogers. He attended the University of Virginia (graduating in 1970 with a degree in history) and Columbia Law School, but during his final year in law school, decided to pursue a career in music after graduating in 1973. He was a part of the 1980s Greenwich Village folk renaissance, performing at clubs such as Speakeasy, The Bottom Line, Folk City, and the songwriter workshops at the Cornelia Street Cafe. His signature song is "American Jerusalem", about the divide between rich and poor people in New York City. He lives in Delray Beach, Florida.

Rod MacDonald (nato il 17 agosto 1948 a Southington, Connecticut) è un cantautore e folksinger americano. Le sue canzoni sono state coverate da Dave Van Ronk, Christine Lavink, Four Bitchin' Babes e Garnet Rogers. Ha studiato alla University of Virginia, laureandosi in storia nel 1970 e la Columbia Law School; ma, durante il suo ultimo anno alla facoltà di legge, ha deciso di continuare la sua carriera musicale dopo essersi laureato nel 1973. Ha partecipato alla "rinascita folk del Greenwich Village" degli anni '80, esibendosi in club come lo Speakeasy, The Bottom Line e Folk City e a laboratori cantautorali come il Cornelia Street Cafe. Il suo cavallo di battaglia è "American Jerusalem", sulla divisione tra ricchi e poveri a New York. Vive a Delray Beach, in Florida.

From/Da en.wikipedia

AUSCHWITZ

I died, who was a child
I died, like so many others
who passed through a chimney
and now are in the wind

At Auschwitz, there was the snow
and the smoke rose slowly of so many people
but now there's only a great silence
of so many people in the wind

It's strange, but still I haven't learned
to smile here in this wind
and I wonder, can man learn to live without killing?
and will this wind ever end?

And still, the cannons are sounding
and still, he's not contented
this blood thirst of the human beast
with so many in the wind

Yes, and still, the cannons are sounding
yes, and still he's not contented
we will be here always, the smoke and the powder
of millions in the wind.

inviata da Riccardo Venturi - 24/8/2006 - 10:58


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH [2]

Versione inglese di Riccardo Venturi (2000). Anche questa versione è stata revisionata il 16 maggio 2005.
English version by Riccardo Venturi (2000). Also this version has been thoroughly revised on May 16, 2005.

AUSCHWITZ
SONG FOR A CHILD IN THE WIND

I died in my childhood
Together with other children
By hundreds through a chimney
And now, I'm in the wind
And now, I'm in the wind

In Auschwitz 'twas always snowing
The smoke rose so slowly
In the cold winter day
And now I'm in the wind
And now I'm in the wind

In Auschwitz, so many people
In silence, like in a grave
I tell you, I cannot smile
Here, in this cold wind
Here, in this cold wind.

I wonder, how can a man
Kill his brothers and sisters?
And yet, we are millions like dust
blown away in the wind
blown away in the wind

And yet the gun's still roaring
And yet the human beast has
Not quenched his bloodthirst
And the wind blows us away
And the wind blows us away

I wonder, when will it happen
That mankind finally learns
To live without bloodshedding
And the wind finally stops
And the wind finally stops

I wonder, when will it happen
That mankind finally learns
To live without bloodshedding
And the wind finally stops
And the wind finally stops.


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH [3]

Versione inglese di Paolo Di Mizio

Forse non si sentiva il bisogno di una nuova traduzione in inglese di "Auschwitz", dopo quelle di Rod MacDonaled e di Riccardo Venturi gia' presenti in questa pagina. Ma come ogni generazione ritraduce i classici per se', cosi' ogni individuo ritraduce per se', e dalle variazioni apprende significati che prima gli erano oscuri. Ecco dunque la mia traduzione in inglese, molto semplice e letterale, basata sul testo italiano cantato dall'Equipe 84, che e' leggermente diverso da quello di Guccini.

AUSCHWITZ

I died, I was a child
I died, together with hundreds
I slipped up through a chimney
and now here I am in the wind

Auschwitz was full of snow
and the smoke went up slowly
In the camps so many people
they are all in the wind now

So many people in the wind
but just one great silence
It’s strange, I haven’t learnt
how to smile here in the wind
how to smile here in the wind.

No, I don’t think
man can ever learn
to live without killing
and wind can ever cease,
wind can ever cease.

The gun is still thundering,
still blood thirsty
is the human beast
and still the wind bears us
still the wind bears us

The gun is still thundering
for it’s not fed enough
Oh, we’ll always be millions
made of dust here in the wind.

inviata da Paolo Di Mizio - 18/1/2010 - 03:07


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Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH [1]

Versione francese di Riccardo Venturi
(16 maggio 2005).
Esisteva una preesistente versione francese, ma è stata completamente rifatta. Non si tratta quindi di una revisione, ma di una nuova versione.

French version by Riccardo Venturi (May 16, 2005). An old version already existed, but it has been totally remade; so, the following is no "revised" version, but a totally new one.

AUSCHWITZ
CHANSON D'UN ENFANT DANS LE VENT

Je suis mort comme de milliers
en passant par la cheminée.
J’étais encore un enfant
je flottais dans le vent,
je flottais dans le vent.

La neige tombait à Auschwitz,
la fumée montait doucement
dans le froid jour d’hiver
où je flottais dans le vent,
où je flottais dans le vent.

Que de gens il y avait là,
mais le silence était si grand.
C’est bête, je ne pouvais pas
Sourire dans ce vent-là,
Sourire dans ce vent-là.

Je te dis: Comment peut-on
Tuer son frère, sa soeur?
Pourtant, c’est par millions
qu’on a flotté dans le vent,
qu’on a flotté dans le vent.

Les canons grondent encore,
Encore, la bête humaine
N’est pas repue de sang
Et le vent nous porte encore,
et le vent nous porte encore.

Je te dis: quand ce sera
que l’homme enfin saura
vivre en paix et sans tuer
et le vent s’apaisera,
et le vent s’apaisera?

Je dis, Quand sera-t-il?
Quand l’homme, enfin, saura
Vivre sans tuer
Et le vent s’apaisera,
Et le vent s’apaisera.

Je dis, Quand sera-t-il?
Quand l’homme, enfin, saura
Vivre sans tuer
Et le vent s’apaisera,
Et le vent s’apaisera.

16/5/2005 - 12:34


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Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH [2]

Versione francese di Marco Valdo M.I.
Nuova versione francese - senza commenti. Nouvelle version française. Sans commentaires.

AUSCHWITZ

Je suis mort avec cent autres
Je suis mort quand j'étais enfant
Passé par la cheminée
Et à présent, je flotte dans le vent
Et à présent, je flotte dans le vent

Il neigeait à Auschwitz
La fumée montait lentement
Dans ce froid jour d'hiver
Et à présent, je flotte dans le vent
Et à présent, je flotte dans le vent

Tant de monde à Auschwitz
Mais un seul grand silence
C'est étrange, mais je n'arrive pas encore
À sourire ici dans le vent
À sourire ici dans le vent

Je demande comment un homme peut
Assassiner son frère
Et pourtant nous sommes des millions
En poudre ici dans le vent
En poudre ici dans le vent.

Le canon tonne encore
La bête humaine n'a pas encore
son content de sang
Et le vent nous emporte encore
Et le vent nous emporte encore

Je demande quand le temps viendra
où l'homme apprendra
À vivre sans assassiner
Et où le vent nous posera
Et où le vent nous posera

Je demande quand le temps viendra
où l'homme apprendra
À vivre sans assassiner
Et où le vent nous posera
Et où le vent nous posera.

29/5/2008 - 10:11


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH [1]

Versione spagnola di Miguel Estre (2000). Un amico spagnolo cui chiesi la versione della canzone nella sua lingua.
Spanish version by Miguel Estre (2000). Miguel is a friend I asked to prepare a version of the song in his native language. [RV]

AUSCHWITZ
CANCIÓN DEL NIÑO EN EL VIENTO

Junto con miles y miles
Yo morí cuando era niño
Pasando por chimeneas
Y ahora estoy en el viento,
Y ahora estoy en el viento.

En Auschwitz caía la nieve,
El humo subía muy lento
En el día frío de invierno
Y ahora estoy en el viento,
Y ahora estoy en el viento.

En Auschwitz que había de gente
Y todos en gran silencio,
Pero, aún no puedo
Sonreír en este viento,
Sonreír en este viento.

Les pido, ¿Cómo pueden
Matar a sus hermanos?
Pero, somos millones
En polvo en este viento,
En polvo en este viento.

Aún zumba el cañón,
Aún no está harta
De sangre la bestia humana,
Y aún nos lleva el viento,
Y aún nos lleva el viento.

Les pido, ¿Cuándo será?
¿Y cúando aprenderán
A vivir sin matar,
Y el viento se aplacará?,
Y el viento se aplacará.

Les pido, ¿Cuándo será?
¿Y cúando aprenderán
A vivir sin matar,
Y el viento se aplacará?,
Y el viento se aplacará.


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH [2]
Versión castellana de Marcia Rosati [2009]

AUSCHWITZ
CANCIÓN DEL NIÑO EN EL VIENTO

Morí con otros cien
Morí cuando era niño
Quemado en la chimenea
Y ahora estoy en el viento,
Y ahora estoy en el viento.

En Auschwitz había nieve,
El humo subía lento
En el día frío de invierno
Y ahora estoy en el viento,
Y ahora estoy en el viento.

En Auschwitz había muchas personas
pero solo un gran silencio,
Es muy extraño aún no puedo
Sonreír en este viento,
Sonreír en este viento.

Me pregunto, ¿Cómo puede un hombre
matar a sus hermanos?
Sin embargo somos millones
En polvo en este viento,
En polvo en este viento.

Aún truena el cañón,
Aún no está satisfecha
de sangre la bestia humana,
Todavía nos lleva el viento,
Todavía nos lleva el viento.

Me pregunto, ¿Cuándo será?
¿Cúando el hombre aprenderá
a vivir sin matar?,
Entonces el viento se aplacará,
Entonces el viento se aplacará.

Me pregunto, ¿Cuándo será?
¿Cúando el hombre aprenderá
a vivir sin matar?,
Entonces el viento se aplacará,
Entonces el viento se aplacará.

inviata da Marcia - 8/4/2009 - 18:18


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Lingua: Neerlandese

NEERLANDESE (OLANDESE-FIAMMINGO) / DUTCH (FLEMISH)

Versione nederlandese di Riccardo Venturi.
Dutch version by Riccardo Venturi.

AUSCHWITZ
HET LIED VAN DE KIND IN DE WIND

Bij duizenden zijn kinderen
Door de schoorsteen weggevlogen
En zo ben ik ook, in de rook,
En nu ben ik in de wind,
Nu ben ik in de wind.

Het sneeuwde in Auschwitz,
De rook ging langzaam op
In de koude winterdag
En nu zijn we in de wind,
Nu zijn we in de wind.

In Auschwitz, hoeveel mensen!
Men allemaal in 't zwijgen...
Zo raar, dat een kind
Niet glimlacht in de wind,
Niet glimlacht in de wind.

Ik vraag mij, hoe kan een mens
Zijn broeder zo licht doden?
Niettemin zijn miljoenen
In wind opgegaan,
In wind opgegaan.

Nogmaals dondert het kanon,
Met bloed zijn deze onmensen
Niet nog verzadigd,
En nog zijn we in de wind,
En nog zijn we in de wind.

Ik vraag mij, wanneer zal't zijn?
Wanneer zullen we leren
Te leven zonder te doden,
En de wind ophouden zal,
En de wind ophouden zal.

Ik vraag mij, wanneer zal't zijn?
Wanneer zullen we leren
Te leven zonder te doden
En de wind ophouden zal,
En de wind ophouden zal.


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Lingua: Portoghese

PORTOGHESE / PORTUGUESE

Versione portoghese di Riccardo Venturi
Anche questa versione è stata revisionata (e quasi praticamente rifatta) il 16 maggio 2005.
Portuguese version by Riccardo Venturi.
Also this version has been thoroughly revised (practically remade) on May 16, 2005.

AUSCHWITZ
CANÇÃO DO MENINO NO VENTO

Eu ainda era criança,
morrei como milhares
queimados na chaminé
e agora no vento estamos,
e agora no vento estamos.

Em Auschwitz caia a neve,
o fumo subia lento
naquele dia frio de inverno
e agora no vento estamos,
e agora no vento estamos.

Em Auschwitz a gente estava
num só grande silêncio,
ainda, porém, não posso
sorrir neste vento,
sorrir neste vento.

Lhes digo: Como podem
matar os seus irmãos?
Porém, milhões tornaram
fumo e pó neste vento,
fumo e pó neste vento.

Ainda ronca o canhão,
ainda não está farta
de sangue a besta humana
e ainda nos leva o vento,
e ainda nos leva o vento.

Lhes digo: Quando será?
E quando aprenderão
a viver sem matar
e o vento se acalmará,
e o vento se acalmará.

Lhes digo: Quando será?
E quando aprenderão
a viver sem matar
e o vento se acalmará,
e o vento se acalmará.


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Lingua: Italiano

PORTOGHESE / PORTUGUESE [2]

Por António I. de Brito Santos
(nuova versione - provvisoria, 04.03.2007)

AUSCHWITZ
CANÇÃO DO MENINO NO VENTO

Eu morri, era menino
Morto fui com muitos mais
Vim depois p‘la chaminé
E agora vou no vento
E agora vou no vento

Em Auschwitz neve caía
E lento fumo subia
Era frio aquele inverno
E agora vou no vento
E agora vou no vento

Em Auschwitz quanta a gente
Mas reinava só o silêncio
É estranho mas não consigo
Ainda sorrir ao vento
Ainda sorrir ao vento

Eu pergunto como um homem
Pode um seu irmão matar
E milhões, porém, nós somos
Fumo e pó aqui no vento
Fumo e pó aqui no vento

Ainda atroam os canhões
Inda não está farta a fera
Sedenta de sangue humano
Eu ainda vou no vento
Eu ainda vou no vento

Eu pergunto quando o homem
A ser humano aprenderá
A viver sem querer matar
E por fim se acalma o vento
E por fim se acalma o vento

Eu pergunto quando o homem
A ser humano aprenderá
A viver sem querer matar
E por fim se acalma o vento
E por fim se acalma o vento

inviata da António I. de Brito Santos - 4/3/2007 - 11:09


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Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN

Versione russa di Oksana Bondar'ëva (2000). Un'amica russa cui chiesi la versione della canzone nella sua lingua. La versione è accompagnata da una trascrizione in caratteri latini.
Russian Version by Oksana Bondar'ëva (2000). Oksana is a friend from Russia I asked to prepare a version of this song in her native language. A Romanized version is also provided. [RV]

Франческо Гучини - ОСВЕНЦИМ(Песня ребёнка в ветре)
русский переводь Оксаны Бондарёвы (2000)

ОСВЕНЦИМ
ПЕСНЯ РЕБЁНКА В ВЕТРЕ

Я умрел ребёнком
вместе в тысяхами
я вылетел в трубу
и теперь я там – в ветре,
и теперь я там – в ветре.

B Освенциме шёл густой снег
и дым медленно вышёл
B xoлодной зимний день
и теперь мы там – в ветре,
и теперь мы там – в ветре.

B Освенциме, cколько людей
в гробовом молчании,
это странно, я не могу
уливаться там – в ветре
уливаться там – в ветре.

Я спросу, как ты можешь
убить своего братя?
Однако – миллионы людей
теперь – дым в ветре,
теперь – дым в ветре.

Еще гремит орудие
eще кровью не ситый
человеческий зверь
и eще – мы в ветре,
и eще – мы в ветре.

Я спросу, когдa будет?
Kогдa человек научится
жить в мире и не увить
и ветер будет стихать,
и ветер будет стихать.

Я спросу, когдa будет?
Kогдa человек научится
жить в мире и не увить
и ветер будет стихать,
и ветер будет стихать.


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Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN

Trascrizione in caratteri latini della precedente versione russa.
Romanized Russian version.

OSVENCIM
PESNJA REBËNKA V VETRE

Ja umrel rebënkom
vmeste v tysjaxami
ja vyletel v trubu
i teper’ ja tam – v vetre,
i teper’ ja tam – v vetre.

V Osvencime šël gustoj sneg
i dym medlenno vyšël
v xolodnoj zimnij den’
i teper’ my tam – v vetre,
i teper’ my tam – v vetre.

V Osvencime, skoľko ljudej
v grobovom molčanii,
əto stranno, ja ne mogu
ulivaťsja tam – v vetre
ulivaťsja tam – v vetre.

Ja sprosu, kak ty možeš
ubiť svoego bratja?
Odnako – milliony ljudej
teper’ – dym v vetre,
teper’ – dym v vetre.

Ešće gremit orudie
ešće krov’ju ne sityj
čelovečeskij zver’
i ešće – my v vetre,
i ešće – my v vetre.

Ja sprosu, kogda budet?
Kogda čelovek naučitsja
žiť v mire i ne ubiť
i veter budet stixať,
i veter budet stixať.

Ja sprosu, kogda budet?
Kogda čelovek naučitsja
žiť v mire i ne ubiť
i veter budet stixať,
i veter budet stixať.

22/6/2005 - 08:47


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Lingua: Rumeno

ROMENO / ROMANIAN

Versione romena di Riccardo Venturi
Romanian version by Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
CÂNTAREA COPILULUI ÎN VÂNT

Am murit cu alte sute,
Am murit în copilărie,
Pasând printr-un cămin
Şi acum eu sunt în vânt,
Şi acum eu sunt în vânt.

La Auschwitz cădea zapada,
Fumul suia încet
În ziua rece de iarnă
Şi acum eu sunt în vânt,
Şi acum eu sunt în vânt

La Auschwitz, cât de lume
Tăcea, ca într-un mormânt,
Nu stiu, încă nu pot
Să surâd aici'n vânt,
Să surâd aici'n vânt.

Vă cer, cum poate omul
Să omoară pe fratele său
Dar aici suntem milioane
În praf, aici'n vânt,
În praf, aici'n vânt.

Din nou vuieşte tunul,
Şi încă nu este sătulă
Cu sânge, bestia omenească
Si toţii suntem în vânt,
Si toţii suntem în vânt.

Vă cer, când o să fie
Că omul va învăţa
Să trăiască fără să omoară
Şi vântul va înceta,
Şi vântul va înceta.

Vă cer, când o să fie
Că omul va învăţa
Să trăiască fără să omoară
Şi vântul va înceta,
Şi vântul va înceta.


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Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN

Versione catalana di Riccardo Venturi
Catalan version by Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
CANÇÓ DEL NEN AL VENT

Morí amb altres mils,
Morí quan era nen
Passant per xemeneies
I ara estic al vent,
I ara estic al vent.

A Auschwitz queia la neu
El fum pujava lent
En el dia fred d'hivern
I ara ens porta el vent,
I ara ens porta el vent.

A Auschwitz, que havia de gent
I tots en gran silenci,
Però no puc encara
Somriure en aquest vent,
Somriure en aquest vent.

Us dic, com l'home pot
Matar el seu germà?
Però, som milions
En pols, en aquest vent,
En pols, en aquest vent.

El canó ressona encara,
Encara no està sadolla
De sang, la bèstia humana
I encara ens porta el vent,
I encara ens porta el vent.

Us dic, quan serà
Que l'home aprendrà
A viure sense matar
I el vent s'aplacarà,
I el vent s'aplacarà.

Us dic, quan serà
Que l'home aprendrà
A viure sense matar
I el vent s'aplacarà,
I el vent s'aplacarà.


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Lingua: Svedese

SVEDESE / SWEDISH

Versione svedese di Riccardo Venturi
Swedish version by Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
SÅNGEN OM BARNET I VINDEN


Jag dog liksom tusenden,
Jag dog i min barndom
I rök genom skorstenen,
Nu flyger jag i vinden,
Nu flyger jag vinden.

I Auschwitz föll snön i flingor
Och röken gick upp så långsamt
På den kalla vinterdagen,
Nu flyger jag i vinden,
Nu flyger jag i vinden.

I Auschwitz var vi så många
Sittande i gravlik tystnad,
Det är så, och inte ännu
Kan jag le här, i vinden,
Kan jag le här, i vinden.

Jag undrar, hur kan en människa
Slakta sina bröder?
Dock här är vi miljoner
Som i rök flyger i vinden,
Som i rök flyger i vinden.

Och ännu dundrar kanoner,
På blod är människodjuret
Inte ännu mätt, och ännu
Flyger vi alla i vinden,
Ännu flyger vi i vinden.

Jag undrar, När då skall
Människor lära sig leva
I fred, utan att döda
Och vinden skall lägga sig,
Och vinden skall lägga sig.

Jag undrar, När då skall
Människor lära sig leva
I fred, utan att döda
Och vinden skall lägga sig,
Och vinden skall lägga sig.


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Lingua: Danese

DANESE / DANISH

Versione danese di Riccardo Venturi
Danish version by Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
SANGEN OM BARNET I VINDEN

Jeg døde i min barndom
Med andre i tusindvis
I røg gennem skorstenen,
Nu flyver jeg i vinden,
Nu flyver jeg i vinden.

I Auschwitz faldt sneen i fnug,
Så langsomt gik røgen op
På den kalde vinterdag
Nu flyver jeg i vinden,
Nu flyver jeg i vinden.

I Auschwitz var vi så mange
Siddende i gravstilhed,
Det er så, men ikke endnu
Kan jeg smile i vinden,
Kan jeg smile i vinden..

Jeg siger: Hvor kan en menneske
Slagte sine brødre?
Dog her er vi millioner
I røg flyvende i vinden,
I røg flyvende i vinden.

Og endnu tordner kanoner,
På blod er menneskedyret
Ikke endnu mæt, og endnu
Flyver vi alle i vinden,
Endnu flyver vi i vinden.

Jeg siger, Hvornår vil
Mennesker lære at leve
I fred, uden at døde
Og vinden vil lægge sig,
Og vinden vil lægge sig.

Jeg siger, Hvornår vil
Mennesker lære at leve
I fred, uden at døde
Og vinden vil lægge sig,
Og vinden vil lægge sig.


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Lingua: Norvegese

NORVEGESE / NORWEGIAN

Versione norvegese di Riccardo Venturi
Norwegian version by Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
SANGEN OM BARNET I VINDEN

Jeg døde i barndommen
Med andre i tusenvis
I røyk gjennem skorsteinen,
Og nu flyr jeg i vinden,
Og nu flyr jag vinden.

I Auschwitz falt snøen i fnugg,
Så langsomt gikk røyken opp
På den kalde vinterdagen
Og nu flyr jeg i vinden,
Og nu flyr jeg i vinden.

I Auschwitz så mange mennesker
Som sitter i gravstillhet,
Det er så, men ikke ennå
Kan jeg smile i vinden,
Kan jeg smile i vinden.

Jeg sier, hvor kan en menneske
Slakte brødrene sine?
Dog her er vi millioner
Som i røyk flyr i vinden,
Som I røyk flyr i vinden.

Og ennå tordner kanoner,
På blod er menneskedyret
Ikke ennå mett, og ennå
Flyr vi alle i vinden,
Og ennå flyr vi i vinden.

Jeg sier, Når vil mennesker
Lære å leve i fred,
Å leve uten å døde
Og vinden vil legge seg,
Og vinden vil legge seg.

Jeg sier, Når vil mennesker
Lære å leve i fred,
Å leve uten å døde
Og vinden vil legge seg,
Og vinden vil legge seg.


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Lingua: Islandese

ISLANDESE / ICELANDIC

Versione islandese di Riccardo Venturi
Icelandic version by Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
SÖNGUR BARNSINS Í VINDINUM

Ég dó með öðrum þúsundum,
Ég dó í barnsaldri
Í reyk gegnum skorsteini
Og nú flýg ég með vindinn,
Og nú flýg ég með vindinn.

Í Auschwitz féll snór í flygsum,
Reykurinn gékk upp svo hægt
Í kalda vetrardeginum
Og nú flýg ég með vindinn,
Og nú flýg ég með vindinn.

Í Auschwitz voru svo mörg,
En öll í djúpri grafþögn,
Og ég get ekki brosað.
Ég flýg í reyk með vindinn,
Ég flýg í reyk með vindinn.

Mig undrar hve maður getur
Drepið bræður sína,
Ennþá eru miljónir
Í reyk í vindinum,
Í reyk í vindinum.

Ennþá drynja byssurnar,
Ennþá er mannskepnan
Ekki blóði södd, ennþá
Fljúgum við með vindinn,
Ennþá fljúgum við með vindinn.

Mig undrar, hvenær lærir
Maður að lífa í friði
Án þess að drepa menn
Og vindur hættir þá,
Og vindur hættir þá.

Mig undrar, hvenær lærir
Maður að lífa í friði
Án þess að drepa menn
Og vindur hættir þá,
Og vindur hættir þá.


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK [1]

Versione greca di Riccardo Venturi e Giuseppina Dilillo. La versione è accompagnata da una trascrizione semifonetica in caratteri latini.
Greek version by Riccardo Venturi and Giuseppina Dilillo. The version is provided with a Romanized semi-phonemic transcription.

AOYΣВΙΤΣ
ТΟ ΤΡΑΓΟΎΔΙ ΤΟΥ ΠΑΙΔΙΟΎ ΣΤΟΝ ΆΝΕΜΟ

Πέθανα μ’άλλες χιλιάδες,
όταν ήμουν παιδί
περνώντας απ’το φουγάρο
και τώρα είμαι στον άνεμο,
και τώρα είμαι στον άνεμο.

Σε ‘Αουσβιτς έπεφτε χιόνι,
ανέβαινε αργά ο καπνός
στην κρύα μέρα χειμώνα
και τώρα είμαι στον άνεμο,
και τώρα είμαι στον άνεμο.

Σε ‘Αουσβιτς, πόσος κόσμος
σε νεκρική σιγή,
και ακόμα δε μπορώ
να χαμογελάσω
σ’αυτόν τον άνεμο.

Σας ρωτώ, πως μπορείτε
να σκοτώσετε τους αδελφούς σας,
κι όμως, είμαστε χιλιάδες
σε σκόνη στον άνεμο,
σε σκόνη στον άνεμο.

Και βροντούν τα κανόνια,
ακόμα δε χόρτασε μ’αίμα
ο ανθρώπινος κτείνος
κι ακόμ’ είμαστε άνεμος,
κι ακόμ’ είμαστε άνεμος,

Σας ρωτώ, πότε θα γίνει
και πότε θα μάθουμε
να ζούμε στην ειρήνη
κι ο άνεμος θα ηρεμίσει,
κι ο άνεμος θα ηρεμίσει.

Σας ρωτώ, πότε θα γίνει
και πότε θα μάθουμε
να ζούμε στην ειρήνη
κι ο άνεμος θα ηρεμίσει,
κι ο άνεμος θα ηρεμίσει.


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK

Trascrizione semifonetica della precedente versione:
Semi-phonetic transcription of the foregoing Greek version:

/áusvits/
/totraγúδi tupeδjú stonánemo/

/péθana máles çiljáδes
ótan ímun peδjí
pernóndas aptofúγaro
kjetóra íme stonánemo
kjetóra íme stonánemo/

/seáusvits épefte çóni
anévene arγá o kapnós
stiŋgría méra çimóna
kjetóra íme stonánemo
kjetóra íme stonánemo

/seáusvits pósos kósmos
se nekrikjí sijí
kjeakóma δemboró
naχamojeláso
saftón donánemo/

/sasrotó . pozboríte
naskotósete tusaδelfúsas
çómos ímaste çiljáδes
seskóηi stonánemo
seskóηi stonánemo/

/kjevrondún takanóηa
akóma δeχórtase méma
o anθrópos ktínos
çakóm ímaste ánemos
çakóm ímaste ánemos/

/sasrotó póte θajíηi
kjepóte θamáθume
nazúme stiniríηi
çoánemos θairimísi
çoánemos θairimísi/

/sasrotó póte θajíηi
kjepóte θamáθume
nazúme stiniríηi
çoánemos θairimísi
çoánemos θairimísi/

22/6/2005 - 09:23


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK

Trascrizione grafematica della versione greca
Romanized (graphemic) Greek Version

AOUSVITS
TO TRAGOÚDI TOU PAIDIOÚ STON ÁNEMO

Péthana m’álles chiliádes,
ótan ēmoun paidí
pernōntas ap’to phougáro
kai tōra eímai ston ánemo
kai tōra eímai ston ánemo

Se Áousvits épephte chióni,
anévaine argá o kapnós
stēn krýa méra cheimōna
kai tōra eímai ston ánemo
kai tōra eímai ston ánemo

Se Áousvits, pósos kósmos
se nekrikē sigē,
kai akóma de mporō
na chamogelásō
s’autón ton ánemo.

Sas rōtō, pōs mporeíte
ma skotōsete tous adelphoús sas,
ki ómōs, eímaste chiliádes
se skonē ston ánemo,
se skonē ston ánemo.

Kai vrontoún ta kanónia,
akóma de chórtase m’aíma
o anthrōpinos kteínos
ki akóm’eímaste ánemos,
ki akóm’eímaste ánemos.

Sas rōtō, póte tha gínei
kai póte tha máthoume
na zoúme stēn eirēnē
ki o ánemos tha ēremísei,
ki o ánemos tha ēremísei.

Sas rōtō, póte tha gínei
kai póte tha máthoume
na zoúme stēn eirēnē
ki o ánemos tha ēremísei,
ki o ánemos tha ēremísei.

inviata da Riccardo Venturi - 17/9/2005 - 11:32


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK [2]

Versione greca di Gian Piero Testa

ΑΟΥΣΒΙΤΣ

Χαθήκαμε, ήμουν παιδάκι
Χαθήκαμε με άλλα χίλια
Περάσαμε δια το φουγάρο
Και τότε γίνηκα αγέρας
Και τότε γίνηκα αγέρας

Στο Άουσβιτς πυκνό το χιόνι
Στο Άουσβιτς αργή η καπνιά
Χειμώνας πάγωνε ημέρα
Και τότε γίνηκα αγέρας
Και τότε γίνηκα αγέρας

Στο Άουσβιτς πλήθος μεγάλο
Μα απόλυτη ήταν σιγή
Γέλοιο δεν ξέρω ακόμα
Κι αν τώρα γίνηκα αγέρας
Κι αν τώρα γίνικα αγέρας

'Ανθρωπε να πεις πως γίνεις
Φωνιάς του αδερφού σου
Που σκόνη τόση πως έγινε
Ανθρώπων πετάει σ'αγέρα
Ανθρώπων πετάει σ'αγέρα

Aκόμα βροντάει κανόνι
Κορεσμό δε νιώθει αίμα
Το ανθρώπινο τσακάλι
Και μας τραβάει στο αγέρα
Και μας τραβάει στο αγέρα

Να πεις πότε θα γίνει
Που θα 'χεις άνθρωπε μάθει
Να ζήσεις χωρίς να σφάξεις
Κι ο αγέρας στάση θα βρει
Κι ο αγέρας στάση θα βρει

Να πεις πότε θα γίνει
Που θα 'χεις άνθρωπε μάθει
Να ζήσεις χωρίς να σφάξεις
Κι ο αγέρας στάση θα βρει
Κι ο αγέρας στάση θα βρει

inviata da Gian Piero Testa - 28/1/2012 - 17:19


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Lingua: Italiano (Lombardo Camuno)

CAMUNO / VALCAMONICA DIALECT

Ho provato a tradurre „Auschwitz“ in dialetto Camuno (della Valcamonica). In molti paesi della Valcamonica, la „s“ è pronunciata come una „h“ aspirata. Per questo ho scritto tutto con l‘“h“. (Daniele Pandocchi)

Versione con la grafia in s

AUSCHWITZ
LA CANHÙ DEL PÌ 'N DEL VÉT

Hó mórt con d'ótre hénto,
hó mórt che hére amò 'n pì,
pahàt hó per al camì
e adès hó ché 'n del vét,
e adès hó ché 'n del vét.

A Auschwitz, al ghéra la néf,
al füm al pahaa hó
an chèl dé fret d'invéren
e adès hó ché 'n del vét,
e adés hó ché 'n del vét.

A Auschwitz, 'na mücia de zét,
ma tüt al parea isse quét,
che strano, ho gnemò bù
de grignà ché 'n del vét,
de grignà ché 'n del vét.

Ma di'm, cóm' pödel l'om
cupà 'n hò frèdèl,
epör an hé a migliù
an pólver ché 'n del vét,
an pólver ché 'n del vét.

E amò 'l tuna 'l canù
e la ghè n'a gnemò ahé
de hang la „bestia umana“,
e amò 'l me pórta 'l vét,
e amò 'l me pórta 'l vét.

Ma di'm quan'che'l harà
che l'om l'ampararà
a stà al mónd hénha cupà
e'l vét al hèharà,
e 'l vét al hèharà.

inviata da Daniele Pandocchi - 12/9/2006 - 10:03


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Lingua: Italiano (Lombardo Camuno)

CAMUNO / VALCAMONICA DIALECT [2]

In segno di rispetto per quei Camuni che pronunciano la „s“ come „s“ e per facilitare la lettura a coloro che parlano altri dialetti, ho riscritto il testo con la „s“ al posto della „h“. (Daniele Pandocchi)

AUSCHWITZ
LA CANSÙ DEL PÌ 'N DEL VÉT

Só mórt con d'ótre sénto,
só mórt che sére amò 'n pì,
pasàt só per al camì
e adès só ché 'n del vét,
e adès só ché 'n del vét.

A Auschwitz, al ghéra la néf,
al füm al pasaa só
an chèl dé fret d'invéren
e adès só ché 'n del vét,
e adés só ché 'n del vét.

A Auschwitz, 'na mücia de zét,
ma tüt al parea isse quét,
che strano, so gnemò bù
de grignà ché 'n del vét,
de grignà ché 'n del vét.

Ma di'm, cóm' pödel l'om
cupà ‘n sò frèdèl,
epör an sé a migliù
an pólver ché 'n del vét,
an pólver ché 'n del vét.

E amò 'l tuna 'l canù
e la ghè n'a gnemò asé
de sang la „bestia umana“,
e amò 'l me pórta 'l vét,
e amò 'l me pórta 'l vét.

Ma di'm quan'che'l sarà
che l'om l'ampararà
a stà al mónd sénsa cupà
e'l vét al sèsarà,
e 'l vét al sèsarà.

12/9/2006 - 10:43


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Lingua: Ceco

CECO / CZECH

Versione ceca di Halina Skass (2000). Halina è un'amica praghese cui chiesi la traduzione del testo nella sua lingua; è la proprietaria di un'ottima pizzeria livornese.
Czech version by Halina Skass (2000). Halina is a friend from Prague who I asked for a translation of the song into her native language. She's the owner of an excellent pizzeria in Livorno

OŠVECÍM
PÍSEŇ DÍTĔTE V VETRU

Zemřel jsem s jinými tisíci,
Zemřel jsem v detských letech,
Vylétal jsem pres komín
A ted' jsem v vetru,
A ted' jsem v vetru.

V Ošvecímĕ padal sníh,
Kour výšel pomalu
V chladný zimní den
A ted' jsme v vetru,
A ted' jsme v vetru.

V Ošvecímĕ to býlo lidí,
V hlubokém mlčení,
Ale jeste nemužů
Se usmívat v vetru,
Se usmívat v vetru.

Ptám vas, jak muže človek
Zabít svého bratra,
A preče miliony lidí
Jsou ted' kouřem v vetru,
Jsou ted' kouřem v vetru.

Jeste hrmí dĕlo,
Jeste zvíre lidské
Není krví syté,
I ted' jsme vetrem,
I ted' jsme vetrem.

Ptám vas, kdy bude?
Kdy človek naučí se žít
V míre a nezabít
A vítr bude polevit,
A vítr bude polevit.

Ptám vas, kdy bude?
Kdy človek naučí se žít
V míre a nezabít
A vítr bude polevit,
A vítr bude polevit.


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Lingua: Ungherese

UNGHERESE /HUNGARIAN

Versione ungherese di Riccardo Venturi
Hungarian version by Riccardo Venturi

AUSVĺC
A SZÉLBEN LEVŐ GYERMEK DALA

Más ezerrel együtt haltam meg,
Gyermekkoromban haltam meg
A kéményen keresztüljárva
És most a szélben vagyok,
És most a szélben vagyok.

Ausvícben nagyon havazott,
Lassan mennybe szállott
A füst a kemény télnapon
És most a szélben vagyunk,
És most a szélben vagyunk.

Ausvícben sok ember volt
Fájdalmas és síri csendben,
Ez furcsa, itt a szélben
Még nem mosolyoghatok,
Még nem mosolyoghatok.

Én kérem, hogy ölheti
Az ember a testvérét,
Mégis a szélben vannak
Milliók füstben és porban,
Milliók füstben és porban.

És még dörög az ágyú,
Még nem vérrel torkig
A vérszomjas emberállat
És még a szélben vagyunk,
És még a szélben vagyunk.

Én kérem, mikor ez lesz?
És mikor tanul az ember
Ölés nélkül békén élni
És el fog állni a szél,
És el fog állni a szél.

Én kérem, mikor ez lesz?
És mikor tanul az ember
Ölés nélkül békén élni
És el fog állni a szél,
És el fog állni a szél.


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Lingua: Bulgaro

BULGARO / BULGARIAN

Versione bulgara di Marina Panova (2000).
Marina Panova è un'amica cui chiesi la traduzione della canzone nella sua lingua. È, o almeno era, la commessa della lavanderia dove mi servivo a Livorno.
La versione è seguita da una trascrizione in caratteri latini
Bulgarian version by Marina Panova (2000).
Marina Panova is a friend who I asked for a translation of the song into her native language. She is, or was, the shopkeeper of the laundry where I used to wash my clothes in Leghorn.
A Romanized version is also provided. [RV]

ОСВЕНЦИМ
ПЕСEНТА НА ДЕТЕТО ВЪВ ВЯТЪРA

Aз умрях като дете,
Aз умрях като хиляди
в дим из-през комина
и сега съм във вятъра,
и сега съм във вятъра.

B Освенцим валесе сняг,
димът се дигасе бавно
в студения зимен ден,
и сега смe във вятъра,
и сега смe във вятъра.

B Освенцим колко много хора
в гробото мълчание
странно е, аз не мога
да се усмихвам във вятъра,
да се усмихвам във вятъра.

Aз питам, как може човек
да убива своя брат,
все пак, ние сме милиони
в дим тук във вятъра,
в дим тук във вятъра.

И гърми осте оръдието,
осте не е сит на кръв
човеският звяр
и осте ние смe във вятъра,
и осте ние смe във вятъра.

Aз питам – кога ще бъде,
и кога човекът ще научава
да живее и да не убива
и вятърът ще утихва,
и вятърът ще утихва.

Aз питам – кога ще бъде,
и кога човекът ще научава
да живее и да не убива
и вятърът ще утихва,
и вятърът ще утихва.


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Lingua: Bulgaro

BULGARO / BULGARIAN

Trascrizione in caratteri latini della precedente versione bulgara
Romanized Bulgarian version

OSVENCIM
PESENTA NA DETETO VĂV VJATĂRA

Az umrjax kato dete,
az umrjax kato xiljadi
v dim iz-prez komina
i sega săm văv vjatăra,
i sega săm văv vjatăra.

V Osvencim valese snjag,
dimăt se digase bavno
v studenija zimen den,
i sega sme văv vjatăra,
i sega sme văv vjatăra.

V Osvencim kolko mnogo xora
v groboto mălčanie
stranno e, az ne moga
da se usmixvam văv vjatăra,
da se usmixvam văv vjatăra.

Az pitam, kak može čovek
da ubiva svoja brat,
vse pak, nie sme milioni
v dim tuk văv vjatăra,
v dim tuk văv vjatăra.

I gărmi oste orădieto,
oste ne e sit na krăv
čovekijat zvjar
i oste nie sme văv vjatăra,
i oste nie sme văv vjatăra.

Az pitam – koga šte băde,
i koga čovekăt šte naučava
da živee i da ne ubiva
i vjatărăt šte utixva,
i vjatărăt šte utixva.

Az pitam – koga šte băde,
i koga čovekăt šte naučava
da živee i da ne ubiva
i vjatărăt šte utixva,
i vjatărăt šte utixva.

22/6/2005 - 09:41


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Lingua: Croato

CROATO / CROATIAN

Versione croata di Ana Jagić (2000).
Mi è stata fatta avere a suo tempo tramite un amico fiorentino che ringrazio, seppure con abissale ritardo.
Croatian version by Ana Jagić (2000). It was provided by a friend from Florence whom I tank with all my heart, though with culpable delay. [RV]

AUŠVIC
PJESMA DJETETA U VJETRU

Umro sam kao dijete,
Umrli smo na tisuće
Odletjeli smo preko dimnjaka
I ja sam sada u vjetru,
I ja sam sada u vjetru.

U Aušvicu je padao snijeg,
I dim je uzašao sporo
U studeni zimski dan
I mi smo sada u vjetru,
I mi smo sada u vjetru.

U Aušvicu kao je bilo ljudi
U mtrvoj tišini,
Ne znam, jos ne mogu
Se smijesiti u vjetru,
Se smijesiti u vjetru.

Pitam, kako može čovjek
Ubiti svojeg brata?
A ipak mi smo milijuni
U prahu ovdje u vjetru,
U prahu ovdje u vjetru.

Jos gruvaju topovi,
Jos nije čovjecji zvijer
Sit naše krvi,
I jos mi smo u vjetru,
I jos mi smo u vjetru.

Pitam vas, kad čovjek
Naučit će se čemu,
Da živje a da ne ubije
I vjetar se će stišati,
I vjetar se će stišati.


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Lingua: Serbo

SERBO / SERBIAN

Trascrizione serba basata sulla versione croata di Ana Jagić.
Serbian version based on Ana Jagić's Croatian version.

AУШВИЦ
ПECМA ДЕТЕТА Y ВЕТРУ

Умро сам као дете
yмрли смо на хиљаде
одлетели cмо преко димњака
и ja caм caдa y вeтpy
и ja caм caдa y вeтpy

У Ayшвицy je падао снег
и дим je узашao cпоро
y cтyдени зимcки дан
и ми cмо caдa y вeтpy
и ми cмо caдa y вeтpy

У Ayшвицy каo je било љyди
y мртвоj тишини
не знaм, joc не могу
да ce cмесим y ветpy
да ce cмесим y ветpy.

Питам, кaкo може човек
да yбиje cвojeг бpaта?
A ипак ми cмо милиjyни
y прахy овде y вeтpy
y прахy овде y вeтpy

Joc гpyвajy топoви
joc ниje чoвецjи звep
cит наше кpви
и joc ми cмо y вeтpy
и joc ми cмо y вeтpy

Питам ваc, кад човек ће
да ce наyчи чемy
да живе а да не yбиje
и вeтap ће да ce cтише,
и вeтap ће да ce cтише?

Питам ваc, кад човек ће
да ce наyчи чемy
да живе а да не yбиje
и вeтap ће да ce cтише,
и вeтap ће да ce cтише?

inviata da Riccardo Venturi - 16/5/2005 - 11:46


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Lingua: Samoano

SAMOANO / SAMOAN

Quella che segue è la versione in lingua samoana della canzone, eseguita dal canale IRC #samoa dalla versione inglese, su mio “coordinamento”. Si noti la trascrizione dei nomi: la lingua samoana ha solo tredici fonemi. Con questa versione iniziano quelle non più facenti parti della vecchia pagina "In alamanno e in goto".
The following is the Samoan version of the song, which has been prepared by the IRC channel #samoa on the base of the English version. The transcription of names should be noted: the Samoan language has only thirteen phonemes.

Pirateku Kutini - AUVITU (‘O le tu ‘o nitu ti pu’u)
mukuna samoa ma ‘o le kanalu IRC “#samoa”

AUVITU
'O LE TU 'O NITU TI PU'U

‘O na ri oa mu tutu na’o
‘o na ri oa nitu ma no
tutuluvu tao nope kao sivi
‘i teka na ti pu’u
‘i teka na ti pu’u

‘O na ri ‘o mauvu a Auvitu ne’e
‘o le tapaku ri haka popile
a’o le pa’a ‘o hatava vata
‘i teka na ti pu’u
‘i teka na ti pu’u

A na ri to toko a Auvitu ne’e
lo hetetiku ‘e tapatapa
‘o le ‘o mana na ruvu na pako
ta ‘o vivi ata ‘o ti pu’u
ta ‘o vivi ata ‘o ti pu’u.

‘O na pahale to apoa to vono
ta ‘o kiru ‘o le pahaipaina
lo ‘o ve tu ‘e tu milioni
a uhuta ‘ta ‘o ti pu’u
a uhuta ‘ta ‘o ti pu’u.

’O le kunu ‘o rara ititi
‘O le apoa Tainuma mo moa ta
kao tihuva a monu pati
ta ‘o le pu’u sa’a ma nuku
ta ‘o le pu’u sa’a ma nuku.

’O na pahale rireno tova
‘o le apoa ‘o ku pa navi
ta ‘o pini nini ma ‘o kiru
a’o le pu’u ‘o ku haloa
a’o le pu’u ‘o ku haloa.

’O na pahale rireno tova
‘o le apoa ‘o ku pa navi
ta ‘o pini nini ma ‘o kiru
a’o le pu’u ‘o ku haloa
a’o le pu’u ‘o ku haloa.


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Lingua: Italiano (Lombardo Brianzolo)

CASATENOVESE / CASATENOVO BRIANZA DIALECT (ITALIAN)

Versione nella parlata brianzola di Casatenovo di Lele.
"Vi mando la traduzione di questa canzòne nella lingua che si parla al mio paese, Casatenovo in Brianza.(Casanöv Brianza)"
A version in the Casatenovo Brianza dialect by Lele.
"I'm sending you the translation of this song into the language spoken in my town, Casatenovo in Brianza (Casanöv Brianza)"

AUSCHWITZ
CANZÓN DEL BAGAÉN IN DEL VÈNT

Sùnt mòrt insèma de cènt
Sùnt mòrt che sévi un bagàj
Pasaa per ul camén
E adèss e sùnt in del vènt,
E adèss e sùnt in del vènt.

Ad Auschwitz gh’eva la néf
Ul fömm el nàva sö adàsi
In del frècc dé de l’invèrnu
E adèss e sùnt in del vènt,
E adèss e sùnt in del vènt.

Ad Auschwitz tànti persònn
Ma dumè un gràn silènzi
L’è strànu, e rièsi gnemò
A surìd ché in del vènt,
A surìd ché in del vènt.

Se dumàndi, ‘me ‘l fa cumè ‘n òm
A cupà gió un sò fredèll
Epüür sèmm a milión
In pùlvera ché in del vènt,
In pùlvera ché in del vènt.

E amò el trùna ‘l canón
E amò l’è mia sagóll
De sàng la bèlva ümàna
E amò el me pórta ul vènt,
E amò el me pórta ul vènt.

Mé dìsi quànd el sarà
Che l’òm el pudarà imparà
A vîf sènza mazzà
E ul vènt el se quietarà,
E ul vènt el se quietarà.

Mé dìsi quànd el sarà
Che l’òm el pudarà imparà
A vîf sènza mazzà
E ul vènt el se quietarà,
E ul vènt el se quietarà.

inviata da lele


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Lingua: Italiano (Toscano Livornese)

LIVORNESE / LIVORNO DIALECT

Versione livornese di Riccardo Venturi
(16 maggio 2005)

Tante volte ho un po' "giocato" col livornese, ma stavolta no. Da Livorno sono finite a Auschwitz e in altri campi di sterminio centinaia di ebrei, tra i quali non so quanti bambini; e questa traduzione è dedicata a tutti quei miei concittadini che hanno sofferto e sono morti per la barbarie nazista.


A version in the Livorno dialect by Riccardo Venturi
May 16th, 2005.

I've "played" with Leghornese a lot of times, but not this time. Hundreds of Jews, and I don't know how exactly how many children among them, were deported from Leghorn to Auschwitz and other extermination camps; this translation is dedicated to all my fellow citizens who suffered and died for the Nazi horror.

AUSCHWITZ
CANZONE DER BIMBETTO NER VENTO

So’ morto ‘ò àrtri cento,
so’ morto ch’ero un bimbetto
passando su pè’r camino
e ora so’ qui ner vento,
e ora so’ qui ner vento.

A Auschwitz c’era la neve,
ir fumo ‘ndàva su lento
quer giorno freddo d’inverno
e ora so’ qui ner vento
e ora so’ qui ner vento.

A Auschwitz dé s’era ‘n pòi!
Ma zitti come ‘na tomba.
Mi dite, dé come fo
a sorrìde’ qui ner vento,
a sorrìde’ qui ner vento.

Mi dite ‘n po’ se un òmo
deve ammazzà un artr’òmo?
Eppure dé s’è ‘na cèa
in fumo qui ner vento,
in fumo qui ner vento.

E ancora tròna ir cannone,
ancora dé unn’è zipilla
di sangue la berva umana
e tutti s’è qui ner vento,
e tutti s’è qui ner vento.

Mi dite quando sarà
che l’omò impara a stà’
ar mondo senza ammazzà
e smette di tirà’ vento,
e smette di tirà vento?

Mi dite quando sarà
che l’omò impara a stà’
ar mondo senza ammazzà
e smette di tirà’ vento,
e smette di tirà vento?

16/5/2005 - 12:09


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Lingua: Reto-Romanzo (Rumantsch grischun) (Putér)

PUTER / PUTER (HIGH ENGADINE ROMANCHE)

Ecco un tentativo di traduzione della mitica „Auschwitz“ in Puter.
Cari saluti
Daniele Pandocchi

AUSCHWITZ
LA CHANZUN DA L'IFFAUNT AINT IL VENT

Eau sun mort cun oters tschient,
sun mort ch'eau d'eir 'n iffauntin,
passo sü pel chamin,
ed uossa suni aint il vent.
Ed uossa suni aint il vent.

Ad Auschwitz d'eira plain naiv,
il füm s'uzaiva plaun
in quel fraid di d'inviern
ed uossa suni aint il vent.
Ed uossa suni aint il vent.

Ad Auschwitz 'na pruna glieud,
ma ün unic silenzi immens.
Curius, eau nu sun pü bun
da surrir cò aint il vent,
da surrir cò aint il vent.

Ma di'm, cu po ün umaun
cupper a sieus fradgliuns?
Epür do que milliuns
dad ormas cò aint il vent,
in puolvra, cò aint il vent.

Aunch' uossa tuna 'l chanun.
La nu riva da's cuntanter
da saung la bes-ch' umauna.
Aunch'uossa ans port' il vent.
Aunch'uossa ans port' il vent.

Ma di'm cur cha saro,
cha tuots imprendaron
a viver sainza cupper
e'l vent as balcharo,
e'l vent as balcharo.

inviata da Daniele Pandocchi - 12/9/2006 - 10:08


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Lingua: Reto-Romanzo (Rumantsch grischun)

RETOROMANCIO / SWISS ROMANCHE

Versione retoromancia ("romantsch grischun") di Emil Schavut
ricevuta il 16 maggio 2005
Swiss Romanche ("romantsch grischun") version by Emil Schavut
received on May 16th, 2005.

AUSCHWITZ
CHANZUN DA L'UFFANT EN IL VENT

Sun mort cun auters tschient
sun mort cur ch’era uffant
passà per il chamin
e ussa sufflel al vent
e ussa sufflel al vent

A Auschwitz la naiv crudava
ed il fim gieva si plaun
in il fraid di d’enviern
e ussa sufflel al vent
e ussa sufflel al vent

A Auschwitz quanta glieud
ma in sulet grond silenzi
è curius ma jau poss betg
surrir sufflond al vent
surrir sufflond al vent

Ma dumond co l’um po
mazzar ses frar, sia sor
tuttina essan milliuns
in pulvra che suffla al vent
in pulvra che suffla al vent

Ancussa tuna il chanun
ancussa n’è betg cuntenta
da sang la bestga umana
e ancussa sufflain al vent
e ancussa sufflain al vent

Ma dumond cur ch’i è
che l’um vegn a emprender
a viver senza mazzar
e il vent s’vegn a calmar,
e il vent s’vegn a calmar.

Ma dumond cur ch’i è
che l’um vegn a emprender
a viver senza mazzar
e il vent s’vegn a calmar,
e il vent s’vegn a calmar.

inviata da Riccardo Venturi - 16/5/2005 - 13:09


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Lingua: Italiano (Laziale Romanesco)

ROMANESCO / ROMAN DIALECT (ITALIAN)

Versione in romanesco di Dario
«Questa è la traduzione di questa stupenda poesía/canzone nel "dialetto" che si parla a Roma»
A version in the Roman dialect by Dario.
"The following is the traslation of this splendid poetic song into the 'dialect' spoken in Rome".

AUSCHWITZ
CANZONE DER REGAZZINO NER VENTO

Sò mmorto co artri cento
Sò mmorto ch'ero regazzino
Passato pe'r camino
E mo stò ner vento,
E mo stò ner vento.

A Auschvitz cé stava 'a neve
Er fumo saliva lento
Ner freddo ggiorno de 'nverno
E mo stò ner vento,
E mo stò ner vento.

A Auschwitz 'na cifra de perzone
Ma 'n-zolo gran-zilenzio
È strano, nun rïesco ancora
A ssoríde qui ner vento,
A ssoríde qui ner vento,

Io chiedo, come pò 'n-òmo
Uccíde 'n-fratello suo?
Eppure semo a mïoni
'M pórvere qui ner vento,
'M pórvere qui ner vento.

Ancora tòna er cannone,
Ancora nun è ccontenta
De sangue 'a bberva umana
E ancora ce porta er vento,
E ancora ce porta er vento.

Io chiedo quanno sarà
Che ll'òmo potrà 'mparà
A vvíve senz'ammazzà
E er vento se poserà,
E er vento se poserà.

Io chiedo quanno sarà
Che ll'òmo potrà 'mparà
A vvíve senz'ammazzà
E er vento se poserà,
E er vento se poserà.

inviata da Dario - 5/2/2005 - 15:34


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Lingua: Sardo (Campidanese)

SARDO / SARDINIAN [1] (Campidanese)

Versione sarda di William Anedda
[Tradutzioni in limba Sarda Campidanesa]

Vi mando la mia versione in Sardo nella variante campidanese la più diffusa delle 3 principali (le altre 2 sono logudorese e gallurese). L'ho tradotta anche tenendo conto del fatto che si potesse cantare.

AUSCHWITS
CANTZONI DE SU PIPIU IN SU BENTU

Seu mortu cun attrus centu
Seu mortu chi femmu pipiu
Passau de sa zeminera
E immoi seu in su bentu,
E immoi seu in su bentu.

In Auschwitz ci fiada sa nì
Su fumu arziada a bellu
In sa frida dì de s’ierru
E immoi seu in su bentu,
E immoi seu in su bentu.

In Auschwitz meda sa genti
Ma pitticcu custu silèntziu
Ta stranu, no arrennesciu ancora
A arriri innoi in su bentu,
A arriri innoi in su bentu.

Deu mi domandu, cumenti si podidi
Boccìri fradisi e sorrisi
Eppuru giai seusu unu
In pruini innoi in su bentu,
In pruini innoi in su bentu.

E tòrra su cannoni tronada,
Ancora no esti pràndia
De sanguni sa fèra umana
E tòrra si portada su bentu,
E tòrra si portada su bentu.

Deu mi domandu candu hada essi
Chi s’òmini hada imparai
A bivi kenz'e boccìri
E su bentu s’hada frimmai,
E su bentu s’hada frimmai.

Deu mi domandu candu hada essi
Chi s’òmini hada imparai
A bivi kenz'e boccìri
E su bentu s’hada frimmai,
E su bentu s’hada frimmai.

inviata da William Anedda - 31/10/2006 - 14:54


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Lingua: Sardo (Nuorese)

SARDO / SARDINIAN [2] (Nuorese)

Traduzione in lingua sarda nuorese di Pàule Berria.

AUSCHWITZ

So mortu chin àtteros chentu
So mortu a minorèddu
Colàu in su fumiajòlu
E commo che so in su bentu
E commo che so in su bentu.

In Auschwitz bi fit su nibe
Su fumu anziàbat a bellu
Ind'una fritta die de ibèrru
E commo che so in su bentu
E commo che so in su bentu

In Auschwitz sa zente a pore
Ma pezzi unu mutricòre mannu
Non paret beru ma galu non resèsso
a surrìdere inòche in su bentu
a surrìdere inòche in su bentu

Dego no isco comènte fachet un' òmine
a ucchìdere a unu frade
Bell'e gai semus milliònes
torràos a prùghere inòche in su bentu,
torràos a prùghere inòche in su bentu.

Galu su cannone est a tronos,
galu non si nd'est gustàda
de sàmbene sa fera umana
E galu nos juchet a ziru su bentu,
E galu nos juchet a ziru su bentu.

Deo dimando cando det essere
Chi s'òmine hat a imparàre
A bìvere chene mòrrere a àttere
E su bentu s' hat pasàre,
E su bentu s' hat pasàre.

Deo dimando cando det essere
Chi s'òmine hat a imparàre
A bìvere chene mòrrere a àttere
E su bentu s'hat a pasàre,
E su bentu s'hat a pasàre.

inviata da Pàule Berria - 20/12/2007 - 17:24


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Lingua: Friulano

FRIULANO / FRIULAN

Ho tradotto in friulano, la mia madrelingua assieme all'italiano, la canzone in questione. Volevo solo precisare che il friulano è lingua minoritaria, non dialetto; ho letto che l'annoverate tra le lingue, ma non sapevo come trovare la dicitura esatta.
Silvia

AUSCHWITZ (cjançon dal frut tal aiar)

Soi muart cun atrîs cent
Soi muart co eri frut
Passât pa la nape
E cumò soi tal aiar
E cumò soi tal aiar.

A Auschwitz ere le nêf
Il fum al jevave lent
Tal frêt dì d'unviar
E cumò soi tal aiar,
E cumò soi tal aiar.

A Auschwitz cetantis personis
ma dome un gran tasè
l'è stramp, no rivi nancjemò
a ridi chi tal aiar,
a ridi chi tal aiar.

Jo domandi, come podie un omp
copà so fradi
epûr i sin milions chi tal aiar
pulvin chi tal aiar,
pulvin chi tal aiar.

Ancjemò al tone il canon,
nancjemò no ie passude
di sanc le besteate umane
E ancjemò nus parte l'aiar
E ancjemò nus parte l'aiar.

Mi domandi cuant cal sarà
che l'omp al podarà imparà
a vivi cence maçâ
e l'aiar a si poiarà
e l'aiar a si poiarà

Mi domandi cuant cal sarà
che l'omp al podarà imparà
a vivi cence maçâ
e l'aiar a si poiarà
e l'aiar a si poiarà

inviata da Silvia - 1/11/2010 - 20:03


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Lingua: Cinese

CINESE / CHINESE

Versione in cinese (semplificato) di Chung Biao Li
ricevuta il 31 agosto 2005

(Simplified) Chinese version by Chung Biao Li
received on August 31, 2005


被简化的汉语版本由钟 锂接受在 2005 年8月31 日

歌曲为一个孩子在风

我去世在我的
童年与 其它孩
子一起由上百
通过烟囱和现在,
我是在风和现在

我是在风 在它总
下着雪这股烟那么
慢慢上升在冷冬天天的
并且我 现在是在风
并且我现在是在风在

许多人民在沈默,
象 我告诉你的坟墓,
我不可能微笑这里,
在这冷风里这里,
在这冷风 里。

我怎么想知道,可以人
杀害他的兄弟和姐妹?
仍然, 我们是成
千上万象尘土吹在
风吹去在风仍然枪

仍然咆哮仍然人
野兽没熄灭 他的血
液干渴并且风吹我
们去并且风吹我
们去我想知道.

何时它发 生人类最后
学会最后居住没
有血液流出和风中
止和我想知道
的风最 后中止,

何时它发生人类最后
学会最后居住没
有血液流出和风中
止 和风最后中止。

inviata da Riccardo Venturi - 1/9/2005 - 02:23


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Lingua: Giapponese

GIAPPONESE / JAPANESE

Versione giapponese di Satsuo Tsemisaburo
(Dalla versione inglese)
Japanese Version by Satsuo Tsemisaburo
(From the English Version)


英国翻訳からの日本翻訳

AUSCHWITZ
風の子供のための歌

私が煙突を通ってた
くさんによって他
の子供とともに私
の幼年期で及び今死んだ,
私 は風に今あり

私はそれによってが
常に煙冷たい冬日にそうゆっ
くり上がった今風にあり,
雪が降っていた今Auschwitz
の風, 従 って私はこの冷た

い風でこの冷たい風で,
ここにここに微笑する
ことができないことを私が
あなたに言う墓のような
沈黙の多くの 人々に

あるAuschwitz の風にあり,
彼の兄弟及び姉妹を殺し
ても私, いかによろしい
人は疑問に思うか
起こる時, 起こる時

今までのところでは,
私達は吹く吹く風で離れ
た風で離れた塵 のよう
な何百万である今までの
ところでは銃はまだとどろいてい

る今までのところでは人
間の獣は彼の を癒やし,
風 は私達を離れた吹き,
人類は最終的に停止及
び風最終的に停止な

る今までのところでは人
間の獣は彼の を癒やし,
風 は私達を離れた吹き,
人類は最終的に停止及
び風最終的に停止な.

inviata da Riccardo Venturi - 31/8/2005 - 17:11


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Lingua: Latino

LATINO / LATIN

Franciscus Guccini composuit a.D. MCMLXIV
Richardus Venturi vertit in Latinum sermonem a.D. MMVI

AUSVICIANUM CARMEN
vel PUERI CARMEN LIBRANTIS IN VENTO

Perii centum cum aliis,
perii in mea pueritia
per caminum pervolans
et nunc fluctuo cum vento,
et nunc fluctuo cum vento.

Ausviciae strenue ningebat
fumusque lente ascendebat
in gelida die hiberna
et nunc fluctuo cum vento,
et nunc fluctuo cum vento.

Ausviciae permulti eramus
sed omnes muti et silentes.
Obstupeo, adhuc non potui
laetari fluctuans in vento,
laetari fluctuans in vento.

Quo modo homines possunt
caedere fratres, quaero.
Et tamen, milia reversa
sunt pulvis fluctuans in vento,
sunt pulvis fluctuans in vento.

Etiam tum arma resonant,
etiam tum sanguinis sitim
non satiavit humana fera,
etiam tum fluctuamus vento,
etiam tum fluctuamus vento.

Et quando, quaero vobis,
intelliget humanum genus
non esse vitam in cruore,
et quando placabit ventus,
et quando placabit ventus ?

Et quando, quaero vobis,
intelliget humanum genus
non esse vitam in cruore,
et quando placabit ventus,
et quando placabit ventus ?

24/1/2006 - 22:16


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Lingua: Esperanto

ESPERANTO 1 (letterale / word-for-word)

Versione letterale di Nicola Ruggiero (23 gennaio 2006)
Laŭvorte tradukis Nicola Ruggiero (la 23-an de januaro, 2006-a)

"L'indifferenza è il peso morto della storia. [...] Vivo, sono partigiano."
A Riccardo Venturi

"La indiferenteco estas la senviva pezo de la historio. [...] Mi vivas, mi estas partizano."
Al Riccardo Venturi

AUSCHWITZ
KANZONO DE LA INFANO EN LA VENTO

Mi mortis kun aliaj centoj
mi mortis infanaĝe,
trairis la kamenon
kaj nun mi estas en vento,
kaj nun mi estas en vento.

En Auschwitz falis la neĝo,
la fumo suprenis malrapide
en malvarma vintra tago
kaj nun mi estas en vento,
kaj nun mi estas en vento.

En Auschwitz multe da homoj
sed unu granda silento
Strange, mi daŭre ne sukcesas
rideti ĉi tie en vento,
rideti ĉi tie en vento.

Mi scivolas, kiel povas homo
mortigi iun sian fraton
kaj tamen ni estas milionoj
polvere ĉi tie en vento,
polvere ĉi tie en vento.

Ankoraŭ bruas kanono
ankoraŭ ne kontentiĝas
je sango la besta homo
kaj daŭre nin portas vento,
kaj daŭre nin portas vento.

Mi scivolas, kiam
la homo povos lerni
vivadi sen mortigi
kaj la vento haltos,
kaj la vento haltos.

Mi scivolas, kiam
la homo povos lerni
vivadi sen mortigi
kaj la vento haltos,
kaj la vento haltos.

inviata da Nicola Ruggiero - 23/1/2006 - 15:04


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Lingua: Esperanto

ESPERANTO 2 (Cantabile / Singable)

Kantebla traduko de Nicola Ruggiero
Traduzione cantabile di Nicola Ruggiero

AUSCHWITZ
KANZONO DE LA INFANO EN LA VENTO

Mi mortis kun homa cento
mi mortis je infanaĝo,
mi iris tra la kameno
kaj nun mi estas en vento,
kaj nun mi estas en vento.

En Auschwitz falis la neĝo,
la fumo suriris ade
en frosta tago en vintro
kaj nun mi estas en vento,
kaj nun mi estas en vento.

En Auschwitz multe da homoj
sed unu granda silento
Ja strangas, mi ne sukcesas
rideti tie en vento,
rideti tie en vento.

Mi miras, kial la homo
mortiga sian frateton
kaj tamen ni milionas
en polvo tie en vento,
en polvo tie en vento.

Ankoraŭ bruas kanono
ankoraŭ ne kontentiĝas
je sango la besta homo
kaj daŭre nin portas vento,
kaj daŭre nin portas vento.

Mi miras, kiam la hom'
sukcesos eklerni vere
vivadi sen iun murdi
kaj l' vento ripozos plu,
kaj l' vento ripozos plu.

Mi miras, kiam la hom'
sukcesos eklerni vere
vivadi sen iun murdi
kaj l' vento ripozos plu,
kaj l' vento ripozos plu.

inviata da Nicola Ruggiero - 23/2/2006 - 01:13


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Lingua: Bretone

BRETONE / BRETON

La versione bretone della nostra amica e collaboratrice Gwénaëlle Rempart

AUSCHWITZ
GWERZ AR BUGEL EN AVEL

Marvet on gant kant arall,
marvet on pa oan ur bugel
tremenet a-dreuz ar siminal
ha bremañ emaon en avel,
ha bremañ emaon en avel.

En Auschwitz e rae erc'h,
ar moged a save goustad
e deiz yen goañv
ha bremañ emaon en avel,
ha bremañ emaon en avel.

En Auschwitz pegen a dud,
met unan didrouz meur,
iskis eo, n'hellan ket c'hoazh
mousc'hoarzin en avel-amañ,
mousc'hoarzin en avel-amañ.

Goulenn a ran: penaos e c'hell
un den lazhañ e vreur,
neoazh emaomp millionoù
e poultr en avel-amañ,
e poultr en avel-amañ.

Adarre e kroz ar c'hanol,
n'eo ket gwalc'het c'hoazh
gant gwad, al loen denel
adarre emaomp en avel,
adarre emaomp en avel.

Goulenn a ran: pegoulz
e c'hello an den deskiñ
da vevañ hep ma lazho,
pegoulz e sioulaio an avel,
pegoulz e sioulaio an avel?

Goulenn a ran: pegoulz
e c'hello an den deskiñ
da vevañ hep ma lazho,
pegoulz e sioulaio an avel,
pegoulz e sioulaio an avel?

9/12/2007 - 22:01


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Lingua: Artificiale (Altre) (Kelartic)

KELARTICO / KELARTIC

La versione in Kelartico, la lingua personale di Riccardo Venturi
Kelartic version, Riccardo Venturi's personal language

Harbāi idāl: Francesco Guccini (1964)
Mŭsiga: Francesco Guccini (1964)
Harbāi kălart: Riccardo Venturi (2006)
Dugedēntē al to esperantodār Nicola Ruggiero

AUSYVĬC
CĀND NĂ TO NĀNYET IN TO VĂND

Săm kănt duleuk dŭlevās
Duleuk ‘kos syeverem nānyet
Părgīttūrus păr to komīn
Go nū săm in to vănd,
Go nū săm in to vănd.

Săm nyōg ver’ apŭ Ausyvĭts,
to dŭm aphadne venget
in to dyēn pecō nă vārăn
Go nū săm in to vănd,
Go nū săm in to vănd.

In Ausyvĭts gĕn veră pŏll
Al malăc eno go māg.
To sī arhe, năgadkŭm inăk
'm apsyegelem in to vănd
'm apsyegelem in to vănd

Vuntrăm kāko eno gūm
bănhant cān sămbrārn
Alvestre sāin milyōnder
in pyāle ik in to vănd
in pyāle ik in to vănd

Inăk to kanōn grŭmăd
inăk năsī tovāc
săm krī to dēr gūmig
go inăk bēr măs to vănd,
go inăk bēr măs to vănd.

Go vuntrăm merkos to gūm
syemandhantsye gestrēin
im syegvī aun syebăn
go vănd merkos syerāycsye,
go vănd merkos syerāycsye.

Go vuntrăm merkos syebe
to gūm syemogsye dĭzestāi
du gvīstāi aun du bănestāi
go to vănd merkos syerāycsye,
go to vănd merkos syerāycsye.

23/1/2006 - 10:54


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Lingua: Finlandese

FINLANDESE / FINNISH

Versione finlandese di Riccardo Venturi
Finnish Version by Riccardo Venturi
Riccardo Venturin suomennos

Per il 68° compleanno del "Maestrone", una versione di Auschwitz in una lingua che ancora mancava (in attesa magari di qualche correzione da parte di un gentile collaboratore di madrelingua finlandese...sed feci quod potui) [RV]

AUSCHWITZ
TUULESSA OLEVAN LAPSEN LAULU

Olen kuollut sadan muun kanssa,
olen kuollut kun olin lapsi
kulkien savuhormin kautta
ja nyt olen tuulessa,
ja nyt olen tuulessa.

Auschwitzissa satoi lunta,
savu nousi hitaasti
kylmässä talvipäivässä
ja nyt olen tuulessa,
ja nyt olen tuulessa.

Auschwitzissa monta henkilöä,
mutt' yksi ainoa suuri hiljaisuus.
On outo, vielä en osaa
hymyillä tässä tuulessa,
hymyillä tässä tuulessa.

Kysyn, miten mies voi
tappaa hänen veljensä?
Ja kuitenkin on miljoonia
pölyssä tässä tuulessa,
pölyssä tässä tuulessa.

Vielä tykki jyrisee,
vielä ei ole veren
kylläinen, miespeto
ja vielä olemme tuulessa
ja vielä olemme tuulessa

Kysyn, milloin mies,
milloin mies voi oppia
elää tappamatta
ja tuuli tyyntyy,
ja tuuli tyyntyy.

Kysin, milloin mies,
milloin mies voi oppia
elää tappamatta
ja tuuli tyyntyy,
ja tuuli tyyntyy.

16/6/2008 - 08:27


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Lingua: Italiano (Lombardo Milanese)

MILANESE / MILANESE

La versione in milanese di Matteo 88, "aiutato da nonna e dizionario".

A version in the Milanese language by Matteo 88, "helped by grandma, and a dictionary".

AUSCHWITZ
CANZON DEL FIOEU IN DEL VENT

Son mort, cont alter cent
Son mort, che s’eri fioeu
Passaa per el camin
E adess sont in del vent
E adess sont in del vent

Ad Auschwitz gh’era la nev
El fumm el saliva adasi
Nel fregg giorno de inverna
E adess sont in del vent
E adess sont in del vent

Ad Auschwitz tanti person
Ma vun soll grand silenzi
L’è strani, ancamò reussi no
A fà vun sorris chi in del vent
A fà vun sorris chi in del vent

Mi domandi, come el podet un omm
Mazà vun sò fradell
Eppur semm a milioni
In polver chi in del vent
In polver chi in del vent

Ancamò trona el canon
Ancamò l’è no contenta
De sangh la belva umana
E ancamò el ghe porta el vent
E ancamò el ghe porta el vent

Mi domandi quand el sarà
Che l’omm el poderà imparà
A viv senza mazà
E el vent el se poserà
E el vent el se poserà

Mi domandi quand el sarà
Che l’omm el poderà imparà
A viv senza mazà
E el vent el se poggerà
E el vent el se poggerà

inviata da matteo88 - 17/6/2008 - 18:43


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Lingua: Italiano (Veneto Vicentino)

VENETO VICENTINO / VENETIAN (VICENZA)

Versione veneta (vicentino centrale) di Andrea Seraglio

AUSCHWITZ

Son morto con altri sento
Son morto che j'ero puteło
Passà par el camìn
E 'desso mi son nel vento,
E 'desso mi son nel vento.

A Auschwitz ghe j'era la neve
Il fumo 'ndava su piàn
'N'tel fredo giorno de inverno
E 'desso mi son nel vento,
E 'desso mi son nel vento.

A Auschwitz tante persone
ma un soło grande siłensio
Xe strano, no rieso 'ncora
A soridare qua 'n'tel vento,
A soridare qua 'n'tel vento.

Mi domando, come poło 'n'omo
copare un so fradeło
Però semo a miłioni
In polvare qua 'n'tel vento,
In polvare qua 'n'tel vento.

'Ncora s-ciopa il canòn,
'Ncora no ła xe contenta
De sangue la bestia umana
E 'ncora ne porta 'l vento,
E 'ncora ne porta 'l vento.

Mi domando quando sarà,
Che l'omo podarà 'mparare
A vivere sensa copare
E 'l vento se posarà,
E 'l vento se posarà.

Mi domando quando sarà,
Che l'omo podarà 'mparare
A vivere sensa copare
E 'l vento se posarà,
E 'l vento se posarà.

inviata da Andrea Seraglio - 23/7/2014 - 11:48


SESSANTA ANNI DALLA LIBERAZIONE DI AUSCHWITZ - 27 GENNAIO 2005
(Silvia "eungiorno" dal newsgroup it.fan.musica.guccini)

Auschwitz è sempre stata una delle canzoni di Guccini che ho amato (anche quando, fino a non molto tempo fa, ero più "lontana" e lo conoscevo meno).
In più, me la ricordo da quando ero bambina (mia mamma ascoltava i Nomadi) e mi ha sempre impressionato. Allora, per quell'attacco "Son morto che ero bambino...": era, intuitivamente, un racconto tremendo. In seguito, per la forza dell'espressione artistica. Credo che poche canzoni abbiano parole così semplici da dire tutto l'orrore, e insieme la pietà; il ripudio della violenza e l'appello (e in questo, al di là di tutto la speranza) alla coscienza (intesa anche come conoscenza e consapevolezza) dell'uomo. A volte le parole devono essere pietre. E scalfire come le selci dei primitivi.
Incidere anche i sassi. Semplicemente questo.
E semplicemente, questa canzone, parla: di morte di bambini, sangue, vite in fumo. Immagini crude, reali eppure avvolte da uno sguardo di umanità. Dice, non tace, questa canzone.
E non può tacere se ancora tuona il cannone: "how many times must the cannon ball fly before they are forever banned?". The answer is blowin' in the wind.... E la si potrà afferrare solo quando il vento si poserà... ché solo quando il vento si poserà l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare.
Ma non si può, non si deve credere che sia una lotta contro i mulini a vento. La violenza è un istinto della bestia umana. Ma se si afferra la polvere, è come fermare il vento. Se si prende coscienza della polvere di milioni di vite nel vento, si sopisce l'istinto, l'inumanità. Soltanto così.
Lapidariamente.
Ho sempre avvicinato "Auschwitz" alle poesie di Ungaretti ("Come questa pietra /è il mio pianto/ che non si vede/ La morte /si sconta/ vivendo").
E l'ho sentita molto vicina anche ai toni, allo sguardo, dell'Antologia di Spoon River.

Oggi però, per sottolineare i sessant'anni dalla liberazione di Auschwitz, vorrei accostare questa canzone di Guccini ad altri due frammenti.

Il primo è tratto da un poema scritto in yiddish, che è la lingua "popolare", parlata, ebraica. Fu scritto da Ytzhak Katzenelson, un insegnante e letterato ebreo polacco, testimone dell'agonia del ghetto di Varsavia, deportato, dopo l'uccisione della moglie e di due figli, nel 1943 a Vittel, in Francia, ed eliminato ad Auschwitz il 29 aprile 1944. Scrisse il testo durante la prigionia e, come molti altri testi, lo affidò a un barattolo di latta sepolto di nascosto, in luogo confidato a una compagna sperando che riuscisse a salvarsi. Ella poté, e alla fine di tutto recuperò i versi.
Il testo si chiama "Il canto del popolo ebraico massacrato". E' un documento intenso, straziante...
Questo è il frammento, che vorrei avvicinare a "Ad Auschwitz tante persone ma un solo grande silenzio eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento"; in esso il poeta si chiede:

"Ma come posso cantare? Come posso alzare la testa?
Hanno preso mia moglie, e Benzion e il piccolo Yomele.
Non sono più con me eppure mai mi lasceranno.
O ombre oscure - mia sola luce - ombre fredde e cieche" [...]
Dove sono i miei morti? Li cerco, mio Dio, anche nel letame,
in ogni mucchio di cenere... oh, ditemi dove siete.
Gridate da ogni lembo di terra, da sotto ogni pietra,
gridate dalla polvere, dalle fiamme, dal fumo -
è il vostro sangue, la vostra linfa, il midollo delle vostre ossa,
è la vostra carne, la vostra vita! Gridate, gridate forte! [...]
Venite, voi disseccati, voi stritolati, voi frantumati,
disponetevi in cerchio intorno a me fino a formare un grande anello:
nonni, nonne, padri, madri con i bambini in collo.
Venite, ossa di ebrei ridotti in polvere e cenere.
[...] Voglio guardarvi, voglio
contemplare in silenzio il mio popolo massacrato.
E canterò... sì... datemi l'arpa... Ecco, io suono!".

La voce del silenzio perché non taccia.

L'altro frammento, l'ho preso da "Khorakhané (A forza di essere vento)" di Fabrizio De Andrè. Per non dimenticare l'altro genocidio, quello dei rom, che mi permetto di prendere a simbolo di tutte le altre "pulizie" (come se fossero scarti, letame, e non persone...) etniche, di tutte le altre minoranze:

"i figli cadevano dal calendario,
Yugoslavia, Polonia, Ungheria
i soldati prendevano tutti e tutti buttavano via...
[...]
vasu ti baro nebo avi ker
kon ovla so mutavia kon ovla
ovla kon ascovi
(perché l'aria azzurra diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane)".

Sarà chi ancora potrà imparare.... È chi ha il dovere di farlo.
Semplicemente, tutti.

27/1/2005 - 21:04


Non mi piacciono le traduzioni in genere, specie quelle che riguardano la poesia e i "versi" cantati, per così dire. Tutto si riduce a concetti che hanno un "sentire" ovviamente diverso: la poesia è fatta di suoni, dunque di parole. Ma è anche vero che se le lingue sono imparentate è possibile una traduzione accettabile ( ma meno bella, in generale ). Mi piacciono, infatti, le traduzioni in spagnolo ed in francese, in quest'ordine. La cosa che invece mi diverte, in questo contesto preciso, è il fatto che il Venturi conosca ( conosce davvero?) tutte queste lingue. Ma è possibile? Come minimo c'è il sospetto che che voglia sfoggiare le sue competenze linguistiche ... Bravo, comunque.

Leonardo Flaiano - 30/6/2005 - 19:28


Il Venturi, che ti ha appena approvato questo commento, ti saluta, Leonardo, e ti assicura che non vuole "sfoggiare" alcunché, sebbene le sue conoscenze linguistiche, un po' perché se ne sta a giro per il mondo da una vita, un po' per competenze di studio e di lavoro (fa l'interprete e traduttore professionale), e un po' tanto per autentica passione per tutto quel che riguarda le lingue e la linguistica, sono piuttosto vaste (ne parla e ne scrive correntemente nove e ne scrive e legge qualche altra). Il Venturi ti garantisce anche che le tue osservazioni sulle "traduzioni" sono essenzialmente corrette e condivisibili, ma ti invita anche a leggere il "Chi Siamo", sulla Homepage, dove sono spiegati i criteri che ispirano questa raccolta. La quale è una raccolta che vuole far conoscere e diffondere il più vasto numero possibile di canzoni contro la guerra e antimilitariste, non un sito di traduzioni "letterarie" (sebbene molte versioni di fior d'autori vi siano ospitate in grande abbondanza). Per farla breve: quel che si chiama, con un'espressione invero un po' abusata, "spirito di servizio". Non siamo qui per "sfoggiare", anche se ovviamente ci piace che ogni canzone abbia il maggior numero possibile di traduzioni e/o versioni. Ma ci piace perché altri, in tutto il mondo, possano almeno capire quel che vi si dice.

Saluti e torna a trovarci!

Riccardo Venturi - 30/6/2005 - 19:39


Avevo sentito parlare di "Auschwitz", la canzone di Guccini. Mi aveva colpito molto il titolo, così semplice e diretto. Inoltre mi incuriosiva il fatto che Guccini avesse scritto una canzone il cui testo tratta un argomento così delicato e complesso, che lui non conosce però in prima persona, ma attraverso il padre , fatto prigioniero e deportato, dopo 8 settembre 1943..

Un testo scarno e crudo (composto durante la sua licenza liceale) in cui ogni parola nella sua semplicità penetra nell’animo e ci rimane come un peso. Tanto che alla fine della canzone sopravvive un senso di angoscia, quasi di colpa.

La descrizione del giorno in cui lui, bambino, muore, è come una fotografia: la neve, il freddo , il camino che fuma, e le centinaia di persone che come lui vanno verso la morte gli impone una terribile domanda :" Come può l’uomo uccidere un suo fratello?" è la domanda che penso chiunque si faccia, così come credo che sia di tutti la speranza che un giorno quel "vento"di cui parla Guccini si possa ( ri) posare.

Giulia Guerrini, anni 11 - 28/8/2005 - 00:46


Ciao. Ho scoperto stasera questo sito, cercavo una traduzione francese di Auschwitz per i miei allievi (sono insegnante di lingua francese). Una traduzione in francese, e ho trovato la canzone in 32 lingue e dialetti. Semplicemente straordinario, sono rimasta a bocca aperta. Davvero complimenti enormi!

Maria Paola Costantini - 24/8/2006 - 01:28


ciao.grazie ho trovato tutto quello che cercavo sul testo Aushwitz......grazie veramente......da Aurora da Palermo

aurora - 3/6/2007 - 15:18


sto sito bello è!! ancilu da palemmo

angelo - 5/6/2007 - 13:46


Ottimo lavoro, ragazzi !!!!!

Paolo - 3/1/2008 - 23:00


quella canzone e molto bella

giuseppe - 25/1/2008 - 22:18


conoscevo già la canzone, ora cercavo le parole del testo e vederla tradotta in tutte queste lingue mi ha fatto molto piacere perchè fa onore alla volontà di trasmettere la memoria della Shoah... molto probabilmente userò il testo di questa canzone all'interno della mia tesi che parla proprio di musica e olocausto
grazie...

francesca dalla provincia di pescara - 2/2/2008 - 23:19


bellissima
mi dispiace a tutti qulli che sono morti nei campi di concentramento

emanuele - 27/2/2008 - 16:06


MOLTO BELLA LA STO ANALIZZANDO PER LA RICERCA DELL'ESAME DI TERZA MEDIA. QUALCUNO HA LO SPARTITO PER FLAUTO DOLCE? LO METTERESTE SUL SITO? GRAZIE

FRANCY - 16/6/2008 - 17:13


Vorrei scaricare questa canzone per inserirla in un lavoro che sto facendo sulla Shoah a scuola. Grazie.

(simone.bercigli@alice.it )

Puoi farlo in modo assolutamente libero. Saluti! [CCG/AWS Staff]

8/2/2009 - 19:19


grande canzone grande significato.complimenti

gino16 - 2/3/2009 - 17:26


grazie ragazzi sto facendo una relazione di musica e mi serviva proprio una mano.non conoscevo la canzone anche se l avevo sentita nominare credo che nella storia dell umanità non ci sia mai stata una strage piu grande di questa...credo comunque che l uomo non smetterà mai di uccidere i propri simili...abbasso alla guerra e alle crudeltà

usdadu 95 13 anni - 2/3/2009 - 18:23


La mia madrelingua finlandese di riferimento mi ha fatto notare un erroruccio che ho subito corretto (tapaamatta->tappamatta). È cantabile, o sbaglio?

Nicola Ruggiero - 6/3/2009 - 20:57


Non sbagli, o perlomeno ci ho tentato... :-PP

Scusami ora torno a letto in coma per l'influenza e anche dal ridere per il "maldikulo" esperanto :-PPP

Riccardo Venturi - 6/3/2009 - 23:42


2012
I luf cantano Guccini
luf

Risaliamo indietro nel tempo e arriviamo al 1966, Guccini scrive "La canzone del bambino nel vento", che per semplificare viene chiamata "Auschwitz" (ammettiamolo, questo titolo è molto più efficace anche se non è quello scelto da Guccini) e firmata da Lunero e Vandelli perché Guccini all'epoca non era iscritto alla Siae e non gliene importava poi molto. Successivamente ci vorranno molti anni perché Guccini possa tornare in possesso dei diritti della sua canzone. "Auschwitz" viene proposta dall'Equipe 84 come retro di "Bang Bang" (al cui testo, sempre peraltro senza figurare, ha sempre collaborato Guccini, ma la prima canzone firmata da Guccini sarà solo, nel 1967, "Dio è morto"). E' una scelta coraggiosa, di rottura quella dell'Equipe: da un lato un successo americano di Sonny & Cher, dall'altro una canzone politica scritta da uno sconosciuto come Francesco Guccini. E poi siamo nel 1966! Eppure il brano diventa un successo talmente grande che, nel corso degli anni, oscurerà completamente quello di "Bang Bang". Guccini si riprenderà la canzone con il titolo originale in "Folk Beat n.1", primo 33 giri della sua carriera, dal bruttissimo titolo e molto poco curato complessivamente. Un disco che passerà completamente inosservato allora, salvo essere riscoperto dopo il successo di "Radici". "Auschwitz" è una di quelle canzoni che hanno fatto la storia della musica in Italia. La versione dell'Equipe, ma questo è un parere personale, resterà sempre superiore a quella di Guccini che ne ha fatto una ballatona quasi country, un po' roboante e più retorica. L'Equipe ha scelto una strada molto più trattenuta e rarefatta e perciò tanto più raggelante. "Auschwitz" dell'Equipe mi dà i brividi, parla allo stomaco. Quella di Guccini parla alla testa. La canzone l'hanno fatta anche i Nomadi e i Modena City Ramblers tra gli altri. E ora, buoni ultimi, arrivano i Luf che, come loro tradizione, prendono il toro per le corna, ossia il Moloch di una canzone storica e ne fanno una versione lora, completamente diversa. Inizialmente faticherete anche a riconoscerla se non per le parole. Ma forse questo è l'unico modo possibile quando si affronta una canzone storica: volentarla e cambiarla per evitare il rischio del ricalco. Richio evitato. In locomotive il giudizio si fa impegnativo: ne darei 5 per l'Equipe, 4 per Guccini e 5 ai Luf. .

la versione dei Luf
www.bielle.org

DonQuijote82 - 15/12/2010 - 16:23


bellissima

17/1/2011 - 20:27


Per fortuna ci sono persone come voi... grazie di cuore.
Non si possono dimenticare queste orribili pagine della nostra storia. Speriamo tutti che, prima o poi, il vento si poserà... Giusy

19/1/2011 - 09:59


Intenso.....come lui. Grazie

27/1/2012 - 17:08


Per la traduzione in Livornese penso che "Bimbetto" sia un pò troppo poco fine. Penso che sia meglio se ci mettete "Bimbo", "bimbetto" è più dispregiativo.

Comunque davvero complimenti! :D

il Ribe - 28/1/2012 - 23:39


Non sono livornese quindi mi potrei sbagliare ma credo che bimbetto non sia affatto dispregiativo ma voglia solo dire "bambino molto piccolo".

Lorenzo - 29/1/2012 - 00:18


ho scritto anch'io un piccolo libro, una storia vera di un deportato ancora in vita, ultimo di 22 figli.
gli ho anche dedicato un testo di una canzone che stiamo
mettendo in musica dal titolo (i suoi vent'anni)

ricorda quel gelido treno
che correva lungo la ferrovia
e intanto i suoi primi vent'anni
lui glieli stava portando via
quegli anni poi li ha lasciati la
dentro allo stalag di gorlitz viii-a
ricorda quel filo spinato
che tutto intorno cingeva il campo
il viso scarno dei suoi compagni
e il suo pigiama sporco di fango
odia ancora le notti, le grida
e rabbia che nel cuore s'annida
ricorda le fredde baracche
la faccia del kapo' e il suo nome
ricorda i soldati e gli appelli
e i suoi sogni gettati in un fiume
i numeri stampati sulle braccia
spesso entra in chiesa a pregare
ma ancora non riesca a perdonare.

VASCO GIORGIO DAL ZOTTO ( THIENE) Vi 36016 VIA Pò 44 - 30/3/2014 - 21:45

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